Gli Ultimi e i Primi e i Soldi – ClassificaGeneration, Stagione III, episodio 6

Finalmente il Paese è diviso! Alè.
Da una parte, l’Italia di Mahmood.
26enne milanese di origini sarde, artista della grande e terribile Universal, n.1 nella classifica FIMI dei sedicenti singoli con Soldi, brano vincitore di Sanremo 2019.
Dall’altra, l’Italia di Ultimo.
23enne romano di San Basilio, artista della indie romana Honiro (quattro nomi in roster), n.1 nella classifica FIMI dei presunti album con Peter Pan. Album che, particolare non minore, è uscito più di un anno fa.
Ho la sensazione che ai due partiti faccia gioco, la contrapposizione. Si parla dell’uno, si finisce per parlare dell’altro. Vedete, anche qui (…mica mi invento le cose).
Le immancabili soluzioni terziste sono state quasi fagocitate dalla tenzone. The Zen Circus, Achille Lauro, Motta, Ex-Otago, Arisa, Paola Turci, insomma tutti i sanremisti con qualche chance di essere vendicati dai posteri come l’Olanda del 1974, sono finiti alla periferia del grande scontro di civiltà. Forse solo Ghemon e Silvestri sono cresciuti nei sondaggi elettorali; gli altri paiono stabili (mentre Renga, Nek e Pravo dovranno analizzare autocriticamente la bocciatura delle urne). Ma in cotanto dualismo, credo che molti tra quelli che sono saltati sul carro di Mahmood ritengano che il verdetto della kermessona sia stato fatidico come la tenuta di Stalingrado. Quando la verità è che nel retroterra ideologico di Ultimo e del suo Partito, la vittoria mutilata (cit.) è una conferma cruciale.

(noterete che sto furiosamente cercando di rendere interessante un articolo su Ultimo) (credo sia stato un dramma per molti che hanno scritto di lui) (almeno fino a quella famosa conferenza stampa) (grazie alla quale la minestra ha preso un po’ di sale) (…ma io so due cose, amici) (la prima è che 1) la cosa più noiosa che può esistere nell’opinionismo italiano è la sindrome di Rhett Butler)

Si definisce SINDROME DI RHETT BUTLER il gesto plateale dello sposare la causa indifendibile.

(non ci penso nemmeno)

(la seconda cosa che so è che 2) l’album di Ultimo è oggettivamente l’evoluzione di qualcosa) (…di cosa, ve lo dirò dopo un’altra salva di formalità, tipica di questa rubrica tra critica e scienza)

Peter Pan, dicevo, è uscito 54 settimane fa e venerdì l’altro era al n.4; il nuovo album, contenente I tuoi particolari (classificatasi seconda al Festival) uscirà ad aprile. Si intitolerà Colpa delle favole. Non vi sfuggirà la continuità favolistica, quasi bennatesca. Ovviamente andrà pure lui al n.1.
Essendomi preso la briga di ascoltare Fedez quando è andato in vetta, non ho potuto esimermi dal fare quello che (Nella Mia Umile Opinione) non hanno fatto molti di quelli che hanno brasato il 22enne Niccolò Moriconi in arte Ultimo.
Ho ascoltato Peter Pan per intero.
Voi direte: ADESSO? Dopo un anno? Un disco uscito sotto il governo Gentiloni?
Sì perché solo adesso, dopo un anno che entra ed esce dalla top 10, è andato al n.1. Ciò mi costringe a sentirlo. Fino ad ora avevo sentito i cosiddetti singoli, come immagino tutti voi (…fate finta di sì, che si fa prima).

Peter Pan non è così facile da stroncare. Perché anche se trova parcheggio in quella poesia da autogrill che da Renato Zero ai giorni nostri ha fatto le fortune di enfatici cantori del popolone come Marco Masini, Modà, Fabrizio Moro (padrino spirituale di Ultimo) il suo autore musicalmente sa dove mettere le mani, cosa che lo avvicina parecchio a Masini. La sua voce non è da ragazzetto da talent, non è levigata (ogni tanto fatica a prender le note che impone a se stesso). Ne ha ascoltata tanta di musica, il giovane Moriconi – e credo conosca tutti i trucchi più redditizi del periodo aureo (in tutti i sensi) di Venditti, Baglioni, Dalla e DeGregori. Ma con la stessa voracità ha mandato a memoria il Manuale del Cantautore Facile Da Capire.
(lo ha scritto Luca Barbarossa, ne ho una copia)
(no, non è vero) (non ne ho una copia) (e non lo ha scritto) (che poi qualche giornalista googla e ci crede)
Ultimo era molto più rapper e Honirico quando è apparso per la prima volta a Sanremo Giovani, nel tardo 2017. Già proclamava “Un solo obiettivo: dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo” (Sogni appesi) e affermava con insistenza di scrivere “per quelli che non hanno un domani sicuro”.
Wow, scrive per ME – forse anche per qualcuno di voi.

Per Ultimo, un ultimo è “Chiunque ha rischiato tutto ed ha perso”. Ma anche chi come lui “in classe non era presente” e ha preferito imparare all’università della vita, che resta la migliore (“Avessi avuto solo un briciolo di dignità ti avrei mandata a fare in culo un anno fa, quand’ho capito che hai il cervello di una zanzara e vuoi fare la colta universitaria”). Così, le sue rime sono per chi non ha avuto occasione o voglia di infarinarsi con tutta quella letteratura e poesia e cantautorato che cercavano il colpo di reni, la meraviglia espressiva, l’immagine insolita, originale, sorprendente, a volte solenne. Roba per le élite, giusto?
Non proprio.
Perché è quello che hanno sempre fatto Mogol, e Bigazzi per Tozzi, e anche Marco Luberti per Cocciante. Era complicato, Cocciante? Eppure “Perché Margherita è un sogno, perché Margherita è il sale” è una frase ermetica se confrontata col popolpop di Ultimo. Che all’università della vita, proprio come il Capo dell’Italia, ha imparato che metà del pubblico è serenamente defilippizzata e si aspetta, anzi pretende che ogni forma di comunicazione – l’arte, la politica, la televisione, whatever – scenda tutti i gradini possibili fino al piano terraterra, e guai a chi prova a salirne un paio. Sicché, una volta stabilito che gli ultimi sono i primi (quindi, a che pro stimolarli a diventare, che so: quintultimi) li mette a loro agio con frasi che ricordano il RaiUnismo di Fabio Insinna:
“È facile avere ambizioni, un po’ meno concretizzarle”.
(ma dove siamo, in un ascensore?)
“Poi l’amore se in fondo ci pensi, è l’unico appiglio in un mondo di mostri”.
(c’è posta nella cassetta? Ah, sarà qualcosa da pagare. Mai che mandino dei soldi, eh, sciùra? Ah, ah!)
“Io vorrei soltanto amarti tra le nuvole e i diamanti”.
Proprio così: in tanti brani che più che sugli ultimi vertono su relazioni un po’ noiose benché ravvivate dal padre di lei che è puntualmente “uno stronzo” (mi piace immaginarlo mentre ascolta i Negrita) e l’annoso problema del traffico, c’è il grande ritorno delle nuvole, dopo 3-4 anni in cui pareva che la canzone italiana fosse guarito dall’overdose di cumulinembi. Ma di fatto, mentre prendo atto della facilità con cui sciorina melodie, personalmente ad ascoltarlo mi sento sottostimolato – ma perché sono io che c’ho pretese d’altri tempi: Ultimo è esattamente l’evoluzione della poesia da whatsapp, di quel vuoto di suggestioni tra il rap e il pop non colmabile dalla Canzonedautore, in quanto allontanatasi dalla gente come diversi partiti in disgrazia. Quel vuoto che Giuliano Sangiorgi dei Negramaro aveva intuito e sul quale i Modà hanno fondato il loro regno di terrore. Ultimo durante il governo Gentiloni era uno sconosciuto, ora è atteso da un sold out all’Olimpico di Roma e da molti altri nei palazzetti, e ai suoi elettori parlerà di stelle e pioggia e vento, di sogni e di sognatori che sognano di volare, volare come Peter Pan – perché questo è il sogno del POPOLO.
Quando non sogna i SOLDI, SOLDI.

Resto della top 10. Scende al n.2 Irama, mentre Federica Carta debutta sul podio con un incoraggiante n.3. Sul fatto che detto podio sia costituito da
1) Peter Pan
2) Giovani per sempre
3) Popcorn
e che l’album di Mahmood si chiami Gioventù bruciata, vi invito a soffermarvi appena avrete tempo: titoli che sbraitano gioventù, la gioventù come qualità principale, assoluta e perentoria (mica come quando eravate giovani voi, lol) (…qui è dove accetto osservazioni sul fatto che popcorn ed età adulta non confliggono).
Entra al n.5 Avril Lavigne (!) mentre scende al n.8 Ariana Grande, il cui album precedente esce di classifica dopo 26 settimane. Il che permette di apprezzare il fatto che abbia fatto un disco soltanto sei mesi dopo l’altro, e che il suo pubblico rispetti questo ciclo del prodotto relativamente ravvicinato.

Altri argomenti di conversazione. Colonna sonora e raccolta dei Queen hanno lasciato la top 10 degli album, ma sono arrivate un po’ di buffe statuette, quindi non diamoli per morti. Non tutti, perlomeno.
Entra al n.15 Cenerentola e altre storie di Enrico Nigiotti (ho controllato, tra quelle storie non c’è Peter Pan. Non esplicitamente). Un altro sanremista pubblica un album ed è Einar (n.24). L’album da più tempo in classifica è sempre Hellvisback di Salmo (159 settimane), seguito da The dark side of the moon (120) e : di Ed Sheeran (in realtà il segnino di Divide è diverso ma non ho più voglia di copincollarlo).
Escono dalla classifica la colonna sonora di Adrian (gosh), la già citata Ariana Grande, e i Muse (usciti il 9 novembre. Mi sa che è la loro peggiore performance nelle nostre charts).

Sedicenti singoli. Podio uguale a sette giorni fa. Mahmood, Ultimo, Irama. Che dire: Sanremo ha perfettamente appagato i nostri sogni musicali. Urrà. Sono i migliori anni della nostra

Miglior vita. Sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di esperimenti sociali. Vi farà piacere sapere che Nevermind, dopo qualche giorno di smarrimento, è tornato a soddisfare il nostro fabbisogno di Nevermind al n.96. Naturalmente c’è molto più bisogno di

Pinfloi. The dark side of the moon è al n.48 come la settimana scorsa, mentre The wall perde 8 posizioni e va al n.76, un divario di 28 punti che, lo sapete meglio di me, non è del tutto scollegato con la perdita di consensi grillina in Sardegna. Quanto a Wish you were here, sparisce di nuovo dalla classifica confermandosi un movimento incapace di dare risposte al POPOLO.

2 Comments

on “Gli Ultimi e i Primi e i Soldi – ClassificaGeneration, Stagione III, episodio 6
2 Comments on “Gli Ultimi e i Primi e i Soldi – ClassificaGeneration, Stagione III, episodio 6
  1. Caro Paolo, ti sei superato, meravigliosa questa tua sortita con il popolo di sognatori che prima pensa ai soldi. Lo sai, in fondo anch’io, perchè i soldi sono la miseria del vivere!

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