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AMARGINE

Gigi D’Alessio e la Gomorra generation – TheClassifica 37/2020

‘O prologo. Io, Napoli non la capirò mai. Non è un grosso problema, si può stare bene anche in posti che non si capiscono. Però non la capisco – e non è solo perché vengo da una città facile da capire. Come l’Italia, alla fine. L’Italia è un posto semplicissimo. L’Italia è fascismo e chiacchiere. Per sempre. Fascismo e chiacchiere.
(anche nel senso del ghiotto dolce ipercalorico carnevalesco) (e questi aggettivi, per l’Italia funzionano tutti)
Ma Napoli con l’Italia c’entra e non c’entra – in un modo che, naturalmente, non capisco. La parte più italiana di Napoli è l’area attorno alla stazione, indaffarata e un po’ losca come attorno a tutte le stazioni d’Italia, persino Bolzano e Matera (…Venezia no, per forza di cose. Però c’è Mestre che compensa). Le ultime due volte che ci sono arrivato in treno, pioveva – cosa che ho apprezzato molto, perché non era nelle cartoline. Che sono quelle cose che i napoletani mandano per confonderci. Qualcuno forse anche per confondersi – ma è una timida ipotesi, la premessa rimane che io Napoli non la capirò mai e Nella Mia Umile e Personale Opinione neanche voi. Sì? Chi ha parlato? “Io, qui in terza fila – volevo dire che io sono di Napoli”. Beh, se è così mandaci una cartolina. Non si fa più? Mica vero. Per esempio, lo ha fatto in modo ineccepibile
 
Il numero uno. Erano dodici anni che Giggetto D’Alessio non andava al numero 1 nella classifica dei presunti album. Ora, con la mossa Max Pezzali, riverniciando i suoi successi con la generazione rappusa (tra gli altri: Clementino, CoCo, Enzo Dong, Franco Ricciardi, Geolier, LDA, Lele Blade, MV Killa, Samurai Jay, Vale Lambo e ovviamente Rocco Hunt) si toglie questa soddisfazione con l’album Buongiorno. Nel quale non ci sono solo rapper napoletani e non ci sono solo rapper (per la generazione boomer e le radio, ci sono alleati come J-Ax e Boomdabash) ma l’enfasi è sul suo “riprendersi la strada”, farsi consacrare eroe neomelodico del popolo e della città, tra i muri con le facce di Maradona e Totò. Musicalmente non è niente di inconcepibile, da Liberato a Niko Pandetta, con Rocco Hunt a fare da punta dell’iceberg (o d’o Vesuvio), sono anni che i due generi convergono. Il punto però è lui, Giggetto. Ricordo una conversazione di un bel po’ di anni fa con una persona facente parte dei 99 Posse, che lo associava apertamente a
(quale organizzazione? Che peccato, non mi ricordo) (ah, che disdetta) (forse il Codacons)
e che vi piacessero o no i 99 Posse, credo che né loro né altri di quella generazione avrebbero condiviso il palco per la gloria di Gigino. Questa generazione, invece, considererebbe un plus se si scoprisse che veramente D’Alessio ha come mandante il Codacons (ehm). Del resto, notoriamente, Roberto Saviano lo cita in Gomorra come cantante preferito dai camorristi e lui stesso ha ammesso di aver “cantato alle feste dei boss”. Per un sacco di rapper, è il sogno di una vita. Ma in generale credo che l’idea di ciò che è “strada”, di ciò che è “popolare” sia stata uno dei carrarmati che hanno sfondato più costruzioni culturali negli ultimi decenni. E saltare sul carrarmato dei vincitori è sempre la cosa giusta da fare. Dice Gigi: “Credo che sia la prima volta che si realizza un progetto come questo, che vede riuniti tutti insieme gli esponenti del mondo urban di una città (…) Io li chiamo ‘i ragazzi dell’iPhone’, perché le loro composizioni nascono con velocità incredibile attraverso le note sul telefono. Ho avuto la grande opportunità di scoprire il loro mondo e di aprirgli il mio, anche se nonostante la giovane età di tutti, ognuno conosceva questi brani del mio passato. E li hanno affrontati con emozione e grande rispetto. Il risultato di queste commistioni è stato sorprendente. Una bella sfida, oggi che la lingua napoletana è finalmente sdoganata e possiamo esprimerci in totale libertà, senza pregiudizi”. Gli Arcade Boyz, youtubocritici nordici, annuiscono vigorosamente: “Gigi D’Alessio è sempre bistrattato e bullizzato dai mass media solo perché è napoletano. La tv ti insegna a prendere per il culo un musicista completo come lui solo perché canta in napoletano (…) Che i suoi dischi siano pregni di realtà è evidente, i testi che troviamo in quest’album non li troviamo nel rap: c’è una denuncia sociale e uno spaccato di realtà che spesso viene ignorata”.
Bene.
Vedi un po’ come ti ritrovi, rap italiano, se deve venire Gigetto D’Alessio a mostrarti la realtà. Comunque il dado è tratto, e mi aspetto ceffi ben peggiori in fila per farsi traghettare verso le generazioni dello streaming dai propri giovani paesani. E mi aspetto di sentir dire che le canzoni di Antonacci e Zampaglione sono pregne di realtà e denuncia sociale e che il rap dovrebbe imparare da loro. Aspetto i carrarmati con serena rassegnazione.
 
Resto della top ten. Sfiga per Riki di Amiki e il suo Popclub che entra al n.2 nella settimana di Giggetto – tutto quello che gli posso dedicare è questa riga. Scende al n.3 Gué Pequeno, mentre rimbalza dal n.82 al n.4 la Dark Polo Gang con i tipici quattro pezzetti in più aggiunti all’EP uscito in primavera e andati al n.1. I featuring di Massimo Pericolo e Geolier non sono bastati a rimetterli sul podio, segno che i cd senza firmacopie non stanno andando da nessuna parte. Cosa che in parte riguarda pure l’ex numero uno, Irama, sceso rapidamente al n.5. Chiudono la prima decina Ernia, la compilation Rtl Power Hits Estate 2020, Geolier, gli incredibili Pinguini Tattici Nucleari (ancora in top ten a oltre sei mesi da Sanremo) e Tedua. Il quale mi dà l’occasione di far notare che con gli EP quest’anno si va spesso al numero uno (Dark Polo Gang, Achille Lauro, Lazza, Irama, e appunto Tedua). In breve: Spotify killed the album stars.
 
Altri argomenti di conversazione. Persona di Marracash ha lasciato la top ten. Ci ha messo un po’: 45 settimane. Potrebbe essere il record di sempre, ma non possiamo esserne tecnicamente certi: sicuramente lo è nell’era moderna delle classifiche di vendita: quasi dieci mesi consecutivi tra i primi dieci posti della classifica dei presunti album: onore delle armi per questo disco. Che peraltro, non è che precipiti: è al n.11. Magari venerdì sera si intrufola di nuovo nei quartieri alti. Per il momento, da questi escono anche ThaSupreme (n.12) e Katy Perry (n.60) (bonk!). A differenza del Regno Unito, dove è riuscito a insediarsi al primo posto in classifica, Goats Head Soup (1973) dei Rolling Stones da noi entra al n.22, cosa che depone a favore dei loro fan e conferma tutto il male che penso degli inglesi.
 
Sedicenti singoli. Stessa top ten della settimana scorsa con piccole varianti interne, e il principale è un piccolo segnale autunnale: è vero che molte canzoni chiringuite occupano la prima diecina, ma al n.1 c’è Rocco Hunt, al n.2 Hypnotized (Purple Disco Machine) e al n.3 Ernia. Sono due rapper su tre – anche se con pezzi estremamente pop come A un passo dalla luna e Superclassico.
 
Lungodegenti. Oltre due anni di permanenza continuata in classifica per Potere (Il giorno dopo) di Luché
(en passant: lui nell’album di Giggetto non c ‘è)
che è uscito 115 settimane fa, dieci settimane prima di 20 di Capo Plaza
(che non c’è nemmeno lui. Ma magari non lo volevano perché è di Salerno, vai a sapere)
poi Pianeti e Peter Pan di Ultimo (132 e 135 settimane), Rockstar di Sfera Ebbasta (138), il segnetto ÷ di Ed Sheeran (184 settimane). Ma non preoccupatevi, l’album da più tempo in classifica è dei
 
Pinfloi. Sono 201 settimane che The dark side of the moon è rientrato nella classifica FIMI, le festeggia salendo al n.64, e aumentando la distanza con The wall, che è al n.76. Aggiorniamo l’elenco dei dualismi: TDSOTM è il mare, i cani, ed Apple. TW è la montagna, i gatti e Windows. Ma mi voglio rovinare, aggiungo un’altra distinzione fondamentale: Dark side è i boxer, The wall è gli slip.
(…voi avrete capito che l’obiettivo è arrivare a panettone vs pandoro) (non si può evitare) (aspettate serenamente) (grazie per aver letto fin qui, a presto)