Tafkat – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.2 Fedez & J-Ax: come la Juve

Sbaglierò, ma prevedo che Comunisti col Rolex sarà n.1 anche stasera. Come la settimana scorsa.

Da dove iniziare? Dal disco, dall’accoglienza mediatica, da quella del pubblico (gli incontri firmacopie nei centri commerciali e nelle megalibrerie sono affollati come concerti), dal product placing efferato, dagli ammiccamenti pseudopolitici, dallo spregio di tanti colleghi? jax fedez

I colleghi? Ma quali sono i colleghi di J-Ax e Fedez? Non certo Marracash e Gué Pequeno, come non lo sono Vasco Rossi e Zucchero, Laura Pausini e Tiziano Ferro, Manuel Agnelli e Arisa. Non credo che i loro colleghi siano banalmente quelli che vendono tanti dischi (…o pochi, ma tant’è). Nè quelli che si vedono spesso in tv perché tronisti in un talent. Né quelli che sono sia cantanti sia, in egual misura, tweetstar o influencer. No, fatico a trovare figure paragonabili. Per semplice presenza in tutti gli spazi consentiti, Aleotti & Lucia sono quanto di più simile abbiamo a certe eminenze molto glamour dello showbiz americano. Ovviamente, sono la versione italiana: più paneesalame che McDonald’s.

Ma più precisamente, negli anni in cui ci troviamo a vivere, Fedez e J-Ax sono – semplicemente – la Juve. Hanno quello strapotere lì, che ovviamente muove al fastidio, al giudizio obnubilato di chi non li sopporta a pelle. E magari come per la Juve ritiene di averne ben donde, per faide iniziate in tempi lontanissimi, per furberie visibili a occhio nudo, per la tracotanza esibita come valore (malgrado l’origine rap dei due la renda parte ammissibile del bagaglio un po’ come l’arroganza sabauda dei gobbi bianconeri). Personalmente sono portato a dare il mio like a Gué Pequeno e a bearmi del suo #devesserefrustrante così come del brutalismo di Marra sul vero motivo per cui potrebbe avere abbassato lo sguardo davanti a Fedez (usando me stesso come metro di confronto, credo che tra loro due ci siano 20 cm di differenza) (…in altezza) (meglio specificare). ronaldo-iuliano

E tuttavia, viene il momento in cui, nel modo in cui io intendo questo mestiere poveraccissimo, bisogna guardare la Juve e scoprire in che cosa, in questo momento, è oggettivamente forte. E in quali difetti puoi sperare, se brami di vederla capottarsi come le capita davanti a qualche squadra turca. Ma sempre raccontandoti meno balle possibili sulla sua capacità sanguinaria di orca assassina.
Per cui, ve lo dico fin d’ora, questa non è una stroncatura. Ehi, mi spiace. Pure per i due gaglioffi, che non aspettano altro – anzi io sospetto che con qualche critico si siano messi d’accordo, che tanto è tutto un fare diti medi ai giornalisti, lo fa persino la Pausini: gli insulti ai critici compattano i fan, che Il Signore li copra di manna. Se proprio volete condividere una recensione che contenga l’insulto che avete sempre desiderato rivolgere ai due cosidipinti, potete agilmente ripiegare su un articolo con titolo volgare nonché un contenuto di ottenebrante squallore, gentilmente offerto da Linkiesta. Viceversa, un pezzo che ho trovato interessante è apparso, e lo dico con alto basimento, sul mio ex giornale. Con decisione lodevole, i brani di Comunistietc sono stati suddivisi tra quattro recensori di Rollinsto’ – Chiara Galeazzi, Claudio Biazzetti, Filippo Ferrari, Matteo Zampollo – e mi sembra un modo sensato di raccontare velocemente un disco di ben sedici pezzi. Con altrettanto stupore, ho notato che tra le quattro firme c’è un 25% che scrive bene, non farò nomi perché sarebbe antipatico da parte mia (…sì, so cosa pensate. E avete ragione). alessandra-amoroso-fedez-j-ax-download-video-

La bocciatura più onestamente argomentata però l’ho trovata su un blog che non conoscevo (mi scuso col tenutario, sicuramente ha più lettori di me) si chiama Partedeldiscorso. Analizza in modo impeccabile il dosaggio sapiente delle guest-star (La Giusy, Berté, Calcutta, Sylvestre, Nek, Levante, Alessandra Amoroso, Stash, Alessia Cara, Arisa, Takagi & Ketra), e osserva che Tango & Cash nel disco

“Denunciano i social e l’uso spasmodico e sconsiderato che se ne fa, ma è ai social che devono il loro successo. Raccontano di amori da copertina, ma ne sono, in prima persona, testimoni e testimonial. Non si può certo dire, tuttavia, che non sia un disco coerente: sin dal titolo, che è un manifesto inequivocabile del suo contenuto, sfoderano tutte le contraddizioni che, brano dopo brano, prendono piede fino a far sembrare un pregio quello che, a detta di tutti, è un limite”.

Detto questo, ho però un problema non da poco con ParteDelDiscorso (mi chiedo se posso usare l’amichevole diminutivo Party), ed è quando tira le somme. Quando dice che Comunistietc. dà al pubblico “quello che il pubblico vuol sentirsi dire, non quello che il pubblico si sorprende di scoprire: per me l’arte è un’altra cosa”.

…Arte??? 😮

Mi pare di vedere J-Ax che guarda in direzione dell’arte e dice “A me l’arte lo può succhiare” – mentre l’altro ghigna per darsi un contegno.

Perché qui ritorniamo alla Juventus (per gli amici: La Giuvénda). Il bel gioco? Ma su. “Vincere è la sola cosa che conta”. Se lo sono persino scritto nella maglia, sul coppino.
(chi segue il calcio non ha bisogno che io aggiunga considerazioni, giusto? Qui la diatriba si fa filosofica. E lasciamola lì. Per ora) articolo 31

Anche se J-Ax ha nel suo dna filamenti di Rino Gaetano e persino del primo Vasco, da sempre è più intrattenitore che cantautore. Occhio: è anche piuttosto opinionista, e quando è lucido sa essere tranchant sull’attualità più di certe firme dei quotidiani. Ma la farsa scorre forte in lui. La cosa lo rende sia irresistibile sul palco (io l’ho visto in concerto, e non in tempi trionfali come questi: la sua capacità di identificarsi col pubblico è rara in Italia) che non completamente credibile come – se ho capito bene cosa mai s’intende con questo termine – artista. È stato uno dei primi nel rap italiano a farsi prendere la mano sia dalla smania della battuta che dal compiacimento per la propria velocità labiale. Ma una volta stabilito che da J-Ax io non mi aspetto arte se non nel senso di commedia dell’arte, allora con lui mi diverto molto più che con quelli che mi promettono arte e poi mi devastano di languori letterari da occupazione universitaria.

Finora, lo avrete notato, sto parlando più dello Zio che non del suo compare pop-hoolista. Orbene. La mia sensazione è che Fedez sia il principale tra gli ospiti del disco. Forse non volontariamente – ma di fatto sia le sue invenzioni verbali da RT su twitter che il suo flow in tonalità bassotubesca vengono messi in un angolo dalla naturale estroversione dell’altro, che a lui manca. fedez_ferragni_02E tuttavia, Fedez potrà anche essere menzognero più di Pinocchio, ma a volte si riscatta quando coltiva il suo lato oscuro: quel broncino che offre così bene su Instagram forse ha radici che i tatuaggi non sono riusciti a raggiungere, come se il fattore X e i follower e le sitcom con Ferragni e Rovazzi e il ben noto attico boschivo non potessero farne un carismatico vero. A costo di scandalizzare me stesso, dichiaro che giù nelle catacombe di Fedez c’è qualcosa di interessante, una malmostosa sincerità che probabilmente lui cerca di soprimere, ma che trasforma per esempio quello che poteva essere un ordinario PezzoConLaGiusy in un pezzo furbo – siamo d’accordo – ma anche a suo modo ambizioso come L’amore eternit, nel quale lancia il guanto a più accreditati sentimentalisti di massa come TZN e LorenzoJova (tra l’altro, irrisi più volte nelle rime di Comunistieviadicendo).

INTERVALLO. DEFINIZIONE DI “PEZZOCONLAGIUSY” Marracash, Giusy Ferreri
A chi si fosse messo in ascolto avendo googlato la celebrata coppia Tequila & Bonetti, faccio presente che non sono così scemo da non sapere che L’amore eternit è un duetto con Noemi, non La Giusy. E tuttavia, in questo decennio La Giusy si è rivelata talmente impeccabile nel conferire street credibility emozionale nella metà cantata dei brani rap, che un duetto rapper/cantanteitaliana può dirsi riuscito quando somiglia a un PezzoConLaGiusy (cosa che esclude, e con gli spintoni, i duetti con Gianna Nannini). In questo senso, Comunisticolpatekephilippe ha l’affascinante sfida interna tra un PezzoConLaGiusy in cui La Giusy c’è veramente, e un PezzoConLaGiusy in cui viene sostituita (piuttosto bene, devo convenire) da Sandrina Amoroso.
(…voi capite che in una rubrica che dovrebbe limitarsi a parlare dei 100 album in classifica, ci mancava solo questa digressione per allungare ulteriormente la broda su un solo album dei cento, ancorché il n.1) (però gente, non posso non dilungarmi sui due che hanno dominato YouTube nel 2016 – cifre alla mano, eh – nonché gli unici l’anno scorso a piazzare una canzone italiana nella top ten annuale)
(fine dell’intervallo)

Nel disco, le basi mi sembrano la cosa più debole. Credo che su questo terreno, malgrado la presenza della coppia d’oro Takagi & Ketra cui si devono i due singoli italiani più venduti degli ultimi due anni solari (l’altro è Roma-Bangkok) (…PezzoConLaGiusy, peraltro) emerga la differenza di età tra i due, ma soprattutto il debito di J-Ax con cantautorato e rock: il brano Comunisti col Rolex si rifà a The Joker della Steve Miller Band proprio come Funkytarro, mentre l’inno alla Musica del cazzo (…ehm, LOL) va verso un punk californiano di grana grossa, come diversi episodi della carriera solista di Ax (anche se Fedez ha una storica passione per i Blink 182, che però non trapela poi molto dai suoi album). j-ax-fedez-fb

Nei testi, le battute non mancano. Non tutte suonano riuscite, alcune (a me personalmente) risultano insopportabili, altre se la giocano con pagine tipo Chiamarsi Bomber, ma questo oggettivamente accade in tantissimi album hip-hop: quel che è certo è che Ax, per predisposizione agli aforismi da ghignata al bar, ne fornisce il maggior quantitativo. Il nipote, nel suo stile sempre un po’ bilioso, cerca di fare la sua parte ma risulta più in vena quando scaglia le frecciate pop-hooliste, molte delle quali – ma non tutte – compiaceranno l’immensa platea grillina che per il più giovane del duo ha una simpatia ricambiata.
E quindi, dalla stucchevole L’Italia per me alla preterintenzionale Il mondo è periferia, a volte si sente dolore fisico per il cattivo gusto, altre volte bisogna ammettere che l’invenzione ha funzionato – e non solo per strappare la risata, ma in certi casi anche per strappare la mutanda – e questi bacini Perugina sono tutti dovuti a Fedez, ché l’altro con il poetismo non ci si raccapezza. Per farvi capire, vi elenco un po’ di rime sparse:

– “Manu Chao sul Range Rover / Bella ciao ciao, bella ciaone”
– “I governi delle larghe banche intese”
– “Il mio ideale è il socialismo reale sempre più social e sempre meno sociale”.
– “La nostra è una gara di tiro alla fine”
– “Avere il tuo odio è meglio che avere l’amore di un’altra”
– “Scappavo dalla Lega e ho trovato il Ku Klux Klan, scappavo da Salvini e ho trovato Donald Trump” bob-dylan-nobel-prize-restricted-large-169
– “Non è il politico che dice: prima gli italiani / Non conta se ci nasci, conta se la ami / Non è farsi i selfie con la Ferrari / È un bambino che si sente Valentino mentre schiaccia sui pedali / Non è il pusher di quartiere con il poster del Padrino / È mia mamma col santino di Falcone e Borsellino”
– “L’amore andava prima testato sui topi”
– “Più che un antifurto servirebbe un anti-furbo”
– “Io sono il macho del futuro: donne e motori di ricerca / La ballata di un astemio che ti dedica il suo blues / Con l’audiolibro di Cartesio: cogito ergo iTunes”.
– “La gente terra terra quando piove si fa fango / Meglio precipitare spesso che volare basso”
– “Scroccare è ancora meglio che esser ricco / Come il crimine, senza regole / Come le ragazze con il grilletto facile”.
– “Prima sembra un film è tutto perfetto poi piove / Tu sei Katrina e io divento la tua New Orleans”
– “Lui va a Casa Pound e io ho la casa hi-tech / Lui canta che c’ha il cuore nero, io col cuore nerd / Lo batto ai videogames, gli faccio l’username / Mando un link nell’e-mail, gli rubo la PostePay / Tu sei il mio Polo Nord e io il tuo polo nerd”
– “Se siamo due fenici e il fuoco è la nostra genesi / Un giorno ci esporranno al museo delle ceneri”
– “Il mondo è un privé pieno di stronzi”
– “È solo musica del cazzo / Però a me m’ha dato coraggio / Di non subire come un babbo dal governo o da una ex”.

…E proprio qui in fondo c’è tutta la verità musicale di un disco a presa rapida che quando prova a fare sul serio (come nell’overture Assenzio) si impiastriccia tutto, mentre si risolleva quando – oh, ironia – abbassa un pochino lo sguardo. Ma che fondamentalmente rimane concepito come ottanta minuti di intrattenimento discontinuo e non sofisticatissimo però francamente non più deleterio di tanta altra roba ad alta diffusione. Perché poi c’è poco da sdegnarsi: là fuori, Sanremo è in arrivo e su YouTube la gente guarda l’abisso.
E ciò sentenziato, che ci crediate o no, passo al resto della top 100. brunorisas

Top 10. Mannarino scende dal n.1 al n.5, i Baustelle dal n.2 al n.8, mentre Mina&Celentano approfittano della confusione per risalire al secondo posto; entra al n.3 Brunori Sas con A casa tutto bene, che sta in antitesi a J-Ax e Fedez tanto quanto erano antitetici il citazionismo dei Baustelle e lo stornellismo di Mannarino. Al n.4 c’è TZN e al n.6 MiticoLiga, mentre tiene botta al n.7 lowlow con Redenzione. Chiudono una diecina tutta italiana la raccoltona di MiticoVasco e Orange County California di Tedua.

Altra ratatùia. Non ci sono altre nuove entrate degne di nota. È solo usandomi violenza, che vi segnalo al n.26 Mike Oldfield, e per di più con un album che si intitola Return to Ommadawn. Chi doveva capire ha capito, come si suol dire. Passiamo rapidamente a

Miglior Vita. Ci sono in classifica 13 album incisi da artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di La La Land. Li guida George Michael al n.27 con la raccolta Ladies & gentlemen.

Pinfloi. Quando lo comprai imberbe tanti anni fa non avrei mai creduto a una profezia che mi avesse annunciato che nel 2017 il pinkfloydianesimo avrebbe mandato The Final Cut al n.23 in classifica, nemmeno se me l’avessero profetizzata in coro i profeti Isaia, Geremia, Ezechiele e Daniele (…magari se Geremia avesse insistito, forse sì). pink-floyd-tfc2Mi sorprende che il caragnare gramo di Waters sopravanzi lo scamuffo ma dolcetto A momentary lapse of reason, n.25; ovviamente entrambi catapiombano in top 30 grazie all’ennesima ristampa definitiva in vinile. Per quanto riguarda i veri Pilastri della Fede, The dark side of the moon fluttua siccome piuma dal n.30 al 34, mentre The wall sale dal n..50 al 38, chiaro segnale di inquietudine della base. Wish you were here si tiene a distanza come gli compete, al n.58, mentre The early years 1967-72 si difende al n.63. Animals emette il suo amichevole rantolo giù al n.94 mentre The endless river strappa un n.97, che è circa settantamila posizioni più su di dove dovrebbe stare. Ed è una stima generosa dettata dal buonumore di vedere che siete arrivati a leggere fin qui. Non so come ringraziarvi. Davvero. Se avete idee in merito, scrivetemele. Nel frattempo statemi bene.

7 Comments

on “Tafkat – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.2 Fedez & J-Ax: come la Juve
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      • Non trovo dove l’avevo scritto, per cui mi scuso e chiedo pazienza.
        Comunque ha a che fare con un vuoto poetico, se così si può dire. I Pink Floyd hanno risposte che nessuno prova più a dare.
        Poi cercherò di essere meno criptico di così 🙂

  1. A me il disco di Brunori è piaciuto molto e quando ho visto la foto speravo in una mini recensione, posso chiederti per favore due righe di UmileOpinione ?

    • Voglio ascoltarlo ancora una volta prima di avere un’opinione sensata (ma sempre umile. sia chiaro). Però mi sembra, in ordine sparso, un disco importante e ambizioso più dei precedenti, con dei notevoli picchi lirici che prima non riscontravo, troppe citazioni sonore dal vintage italiano, qualche voragine in cui cade voluttuosamente per ammiccare ai brizzolati, specie nell’autofustigazione generazionale (La verità ancora ancora, ma Il costume da torero per me è imperdonabile, mi spiace), e più Silvestri e Battisti rispetto a DeGregori e Gaetano. Penso che sia melodicamente piuttosto pigro – quello che i rapper chiamerebbero “flow” è insolitamente ripetitivo. Ma in questo è come tanti cantautori italiani prima di lui, alas. Penso che sia il disco con cui entra definitivamente in scena.

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