Classifica Generation. Stagione II, episodio 6. Conclusioni

Certe volte.
Certe volte vorrei scrivervi tipo Lucio Dalla al suo caro amico.
Mi prende soprattutto alla fine dell’anno – vorrei mettere assieme i tanti pezzi sparsi, e chiedervi cosa ci vedete, come nella forma delle nuvole, come nei test di Rorschach, come nel finale di 2001 Odissea nello Spazio.
E ovviamente ci cascherò anche quest’anno. Ma come d’abitudine, rigorosamente con le cifre alla mano. Perché sono già troppi gli scemi che pontificano, e visto che ho scelto di farne parte, voglio essere quanto meno lo scemo più attendibile. Sicché, pazientate ancora pochi giorni, quando metterò assieme la mole di dati che mi serve per il Rapporto aMargine 2018.

Nell’attesa, in questa sede mi limiterò a commentare le classifiche della 52ma settimana dell’anno. Una volta erano le più importanti in assoluto. Anche se il volume delle vendite è sceso sensibilmente, penso che siano ancora indicative. In fondo sono il momento in cui la musica arriva al pubblico in più forme. Come regalo a qualcuno, come regalo a se stessi, come playlist di riepilogo, come concessione sentimentale.

Che Marco Mengoni concluda in testa il 2018 mi sembra poco interessante, lo dico senza disistima. Ormai mi sembra sempre di più lì a riempire un vuoto di immaginario, a ricoprire una carica di presidente del consiglio del pop che gli tocca perché è sufficientemente incolore per ricoprirla. Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che è un mestierante di buon gusto, ma fatico a distinguerlo da alcuni parlamentari o volti televisivi che accettiamo senza entusiasmo. In questa fase della sua carriera, Mengoni non ha molto da dire se non esprimere mengonità.
E tuttavia Mengoni è un pezzo di un puzzle più ampio.

Il Natale scorso, con lo streaming già entrato (con tutta la sua carica di irriverente gioventù) nel sistema di rilevamento delle classifiche, nella settimana finale il podio dei più venduti era occupato da MiticoVasco, Jovanotti e Mina&Celentano. Il Natale 2016 i più venduti erano Mina&Celentano, TZN e Laura Pausini. Questo Natale, sono stati Mengoni, Salmo e Maneskin. Il salto generazionale è cospicuo e se ci fate caso, non graduale: i 35-45enni sono stati completamente aggirati. Vi dirò, personalmente trovo tutt’altro che casuale che si tratti della generazione che domina attualmente la politica. E pure i media. Insomma, nessuno li vuol sentir cantare. Fanno già le popstar in altri ambiti.

Col vostro permesso, vi farei notare poi altre due cose. La prima, è che la trap scompare del tutto dalla top 10 di fine anno, e il rap è rappresentato dai soli Salmo e Anastasio (n.9). Visto che il podio è così giovane, non parrebbe il caso di attribuire la cosa al fatto che il pubblico natalizio è anzyano. Eppure in un certo senso lo è – perché il grande nondetto della trap è che una percentuale enorme del suo pubblico i regali non li fa perché non prende ancora la paghetta dai genitori, e tra elementari e terza media fantastica felice sul mondo di codeina, Lamborghini e troie che i cartoni animati umani della trap come Sfera o Dark Polo Gang tratteggiano ispirati.

La seconda, è che Sony, come il Grinch, si è presa il Natale. Universal si è mangiata undici mesi dell’anno, specie con rappusi e trappusi. Ma Sony – che normalmente punta sui singoli con più cura rispetto alla major rivale, e non a caso domina l’estate coi tormentonisti (Amore e capoeira, Da zero a cento, Italiana: tutta Sonytudine) – nella settimana natalizia occupa i primi tre posti tra i presunti album (Mengoni, Salmo, Maneskin), nonché i primi cinque tra i sedicenti singoli (Salmo feat. Nstasia, Mariah Carey con All i want for Christmas is you, Maneskin, Anastasio e Mengoni), e persino i primi due tra le compilation (Radio Italia Winter e Zecchino d’oro). Notate il peso di X Factor, con Maneskin e Anastasio che in questi ultimi 12 mesi hanno tolto a Mengoni e LaGiusy il peso di essere le uniche vere star uscite da un decennio di tentativi e frescacce dei giudici.

Altri argomenti di conversazione. Dopo essere entrato al n.2, esce dalla top 10 rapidissimamente On Broadway di Bruce Springsteen, slavinando giù al n.14. Escono dalla top 100 Faccio un casino di Coez (dopo 85 settimane), Regardez moi di Frah Quintale (dopo 50), Enemy di Noyz Narcos (a suo tempo, n.1 – 36 settimane di permanenza), Colle der Fomento (cinque settimane). Il disco da più tempo in classifica è sempre Hellvisback di Salmo, uscito 150 settimane fa, seguito da The dark side of the moon (112) e da VascoNonStop (111).

Miglior vita. 12 album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di sangue & onore. Li guidano i Queen, che si ritrovano cinque album in classifica, a partire dalla colonna sonora di Bohemian rhapsody al n.7; l’unico originale tra questi è però A night at the opera, al n.84 (sì, quello che contiene Mamamia mamamia).

Pinfloi. 31, 34 e 47: sono le posizioni, ovviamente in ascesa regalizia, della trimurti (non dovreste nemmeno chiedere di che album stiamo parlando, e dei rispettivi piazzamenti). Per una volta, però, vi intratterrò col dettaglio sui vinili, nicchia in ascesa per chi ama veramente la musica e il fruscio e il calore dell’analogico e mi fermo prima di diventare un giornalista di Repubblica. Per la settimana di Natale 2018, il vinile più venduto è stato The dark side of the moon, seguito da The wall, Nevermind e Wish you were here.
Nella settimana di Natale del 2017, era stato The dark side of the moon, seguito da Vasco Modena Park, Wish you were here e The wall.
Nella settimana di Natale 2016 era stato The dark side of the moon, seguito da Blue & lonesome dei Rolling Stones, Le migliori di Mina & Celentano, The wall e Wish you were here.
Nel 2015 la FIMI non contava i vinili venduti e la nicchia in ascesa.
Nel 2019, il vinile più venduto a Natale sarà The dark side of the moon.

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