Classifica Generation, Stagione II episodio 4. Il Mengoni Factor

La settimana in cui Atlantico è, come da calendario, al n.1 è quella anche del tributo di XFactor al suo santino Marco Mengoni, nell’anno nono della sua miracolosa apparizione: per ben undici edizioni la prima delle popstar italiane con barba è stata la giustificazione dell’esistenza stessa di X Factor (se si eccettua l’aver permesso finalmente a Morgan e Manuel Agnelli di essere riconosciuti per strada dopo vent’anni di tentativi). Mengoni, trait d’union tra X Factor e Sanremo, Mengoni che piace alle mamme e alle figlie, Mengoni che permette, avendo l’accortezza di sfoderare un paio delle sue rime davanti a una cena semidecente (alla peggio la sottilissima “…Ma io ti voglio bene veramente”) di far guadagnare decine di punti anche a un maschio relativamente eterosessuale.
Mengoni è la X con cui l’Italia misura tutte le altre X, e d’altra parte il suo nuovo disco e soprattutto il singolo in auge suona come dodicimila (ma forse ho contato male, in ogni caso sto basso) canzoni pop degli ultimi tre anni, come i brani dei Coldmaroon Chaindragons, il gruppo guidato da Calvin Guetta e Katy Gaga. E non lo critico per questo, i veri fan del pop sono felici se il pop si rifà al pop, è la prova che il pop ha ragione, se così non fosse significherebbe che il pop ha sbagliato qualcosa, e questo non può succedere, il pop perfetto è quello che ottiene un miliardo di like quando la prima nota non è ancora finita, e ai suoi fan non piace la musica, quanto il pop.

(se per voi il ragionamento zoppica un po’, non siete pop come credete)

Poi, peraltro, io ho la sensazione che Mengoni appartenga al decennio scorso, non è strettamente il pop contemporaneo né quello che sta arrivando, che molto probabilmente conterrà ancora più plastica e meno eleganza, sarà più piatto e meno divertente – un po’ come la moda (non a caso, raga), e dovrà piacere ai ragazzi e ragazze di 10-12 anni, forza montante del mercato per come va tecnicamente strutturandosi. La cosa che mi ha incuriosito di più però, devo dire la verità, è stato lo sforzo anche meritorio di Mengoni di caratterizzare la propria personalità con una possente campagna promozionale culminata in iniziative artistiche e culturali concordate con il Comune di Milano e il sindaco meno froufrou che la città abbia mai avuto (non a caso è di Varedo, Brianza).
Perché se vuole metterci dentro dell’arte, deve farlo fuori dalla musica.
Nella musica non può farlo. E lo sa. Tant’è che, come The Kolors a Sanremo, si ritrova a cantare un pezzo su Frida Kahlo – come hanno fatto Coldplay, Emis Killa, Baby K, Chiara Galiazzo, Coez, e com’era quella cosa che dicevate sull’essere uguali al pop?

Resto della top ten. Al n.2 Mina, con un reboot dei suoi lavori con Lucio Battisti. Al n.3 Salmo, e al n.4 l’ex numero uno, Eros Ramazzotti – pensavo sarebbe sceso fin sotto il n.5, spinto dalle nuove uscite, ma Renato Zero (n.6) non ha più l’appeal di una volta così come Raffaella Carrà con le sue canzoni di Natale (Carramba, niente top ten: solo n.11). Ma a dire la verità pensavo che in top 5 sarebbero entrati Gazzelle (n.9) e Carl Brave con la versione deluxe di Notti brave (n.10). Invece al quinto posto sono risaliti i Maneskin, con un album uscito da un mese e mezzo, e sarei per prenderne atto.

Altri argomenti di conversazione. Entra al n.24 la raccolta Raf-Tozzi, che mescola in modo un po’ forzato le canzoni di due che magari hanno tratti in comune, ma magari non sono proprio la stessa cosa – però cosa vuoi fare, è l’ennesima testimonianza della dittatour dei tour. Dai sotterranei, entrano al n.32 il live a Glastonbury di David Bowie, e al n.79 lo strano (ma interessante, Dio mi perdoni) Songs for Judy di Neil Young. Escono dalla top 10 Michael Bublé, Elisa, Roberto Vecchioni, Ultimo (preparati, ché è arrivato Anastasio), Cristina D’Avena e i Pooh, dal n.6 al 36. Escono di classifica Biondo di Amici, dopo sole quattro settimane (cosa che parrebbe indicare che gli Amici vendono a maggio-giugno in una sorta di smania da puntata finale, poi spariscono in una botola con un urlo agghiacciante), Junior Cally (dopo un mese), Smashing Pumpkins (due settimane), il disco di Natale di Paola Iezzi (…eh), Sweetener di Ariana Grande, che 15 settimane or sono – ad agosto – entrò al n.1.

Sedicenti singoli. Al n.1 Sfera Ebbasta con il nuovo singolo in cui si faceva gli auguri, Happy Birtdhay – giacché è nato il 7 dicembre. Sì, li ha compiuti quella sera. Sì, lo so. Scende al n.2 Anastasio, risalgono al n.3 i Maneskin. Mengoni non è nella top ten dei singoli, nella quale Salmo conserva quattro titoli. Dopo l’eliminazione, la Cherofobia di Martina Attili è scesa dal n.2 al n.5, ma sempre davanti a Luna che è scesa dal n.6 al n.10, e a Naomi che malgrado il secondo posto continua a restare fuori dalla top 100.

Miglior vita. In classifica otto album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di 2,04 per cento; la posizione più alta è dei Queen che sono al n.14 con la colonna sonora di Bohemian Rhapsody (ma anche al n.18 con la Platinum collection).

Pinfloi. Scende al n.44 The dark side of the moon, ma sale al n.45 The wall, chiaro indice di una settimana di pessimismo indotto dalla cronaca, dall’Unione Europea, e dai primi stress da regali. Ma esce (subito) di classifica Wish you were here, del quale avevo celebrato l’inatteso ritorno, maledizione perché apro bocca?