Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

“Ho come l’impressione che tutto vada a pezzi
E che tutti tra un momento non saremo più gli stessi”
(Eros Ramazzotti, Per il resto tutto bene)

La verità non la sapremo mai, ma per me stavolta Érose ha rischiato.

O forse no, perché alla fine, l’album di Salmo (n.2) è uscito da un mese, quindi magari invece ha ottenuto in scioltezza il suo bravo n.1, uno dei pochi per gli over 50 quest’anno (gli altri tre sono MiticoVasco, Jovanotti e Mina) (…per capirci, nel 2016 erano stati 11 e non conto chi all’epoca aveva 48 anni – Fabi, Renga, Silvestri. E le joint-venture tipo Morandi-Baglioni valgono 1). Cristina D’Avena, che malinconicamente è over 50 anche lei, a differenza del 2017 (unica donna a ottenere un n.1 da sola in tutto l’anno) è entrata solo al n.3 – e con qualche buon motivo, peraltro. Ma torniamo al nuovo n.1, Vita ce n’è.

Vivo Eros Ramazzotti come uno di quegli allenatori che giocano un calcio che non mi piace, ma conoscono il gioco e il campo meglio di tutti e sono soliti uscire dal campo tra i mugugni dei tifosi avversari e i 3 punti in tasca. Ho già scritto un pezzo su di lui piuttosto spanato quattro anni fa (TheClassifica 77) (magari lo linko pure) (se ho tempo), e rileggendolo sono insolitamente d’accordo col suo autore. L’occasione era l’album Perfetto, per scrivere il quale aveva chiamato Francesco Bianconi (Baustelle), Federico Zampaglione (Tiromancino), Pippo Rinaldi (Kaballà), Luigi De Crescenzo (Pacifico) e Giulio Rapetti (Mogol). E questi se n’erano usciti con dei pezzi tremendi. Fantasticai vieppiù che lo stesso Érose lo sapesse, e se ne sollazzasse, di questa débâcle di cotanti auteurs.

Mi cito: lui vende milioni di dischi in tutto il mondo da più di trent’anni, e noi pensiamo di sapere come funziona la musica meglio di lui.

Cionondimeno, proprio perché è attento come i cacciatori di taglie di Sergio Leone, Érose lo vede benissimo, come si vanno mettendo le cose. Quello verso cui sta cavalcando con l’aria imperturbabile insieme a tanti colleghi (meno imperturbabili) della sua generazione e anche un paio di successive è il tramonto dell’epopea del pop italiano. Ma pensate che un uomo la cui ex moglie fa la gallina in tutta Europa si possa infastidire per l’érosione delle vendite? Si prende la sua top 10 in Germania, Belgio, Spagna, e n.1 in Austria, Svizzera, Italia. Si fa il suo tour in cinque continenti – partendo dalla Olympiahalle di Monaco di Baviera (14.000 posti. Due date. I prezzi, guardateli da voi). E se Vita ce n’è sarà sotto il n.5 già la prossima settimana (e viste le uscite, potrebbe) se ne farà una ragione. Anzi, Nella Mia Umile Opinione se l’altra volta aveva voluto mostrarci di che pasta erano i poetanti, per questa occasione ha pensato di trascinare con sé alcuni filistei del pop di tutte le epoche: Mario Lavezzi, Bungaro, Cheope, Nigiotti, Federica Abbate, Jovanotti, per non parlare dei duetti con Alessia Cara, Helene Fischer e Luis Fonsi – insieme al quale ha realizzato Per le strade una canzone, un regghetòne che gronda volgarità senza imbarazzo come nemmeno la vicepresidente del Senato.
Lo ha fatto per restare sulla cresta dell’onda, per essere incluso tra le altre proposte di gran qualità delle radio d’estate? Può darsi, eppure io resto della mia idea: lo ha fatto perché va fatto. L’Italia vuole il regghetòne, e lui glielo dà. Restare attuale, competere coi giovani? Nel senso che Ramazzotti è vecchio e Coez e Calcutta sono NUOVI? Per quelle due frasine scemette da universitario in caffetteria con cui saturare twitter? State scherzando: Coez e Calcutta sono dei Ramazzotti ingobbiti e più decrepiti di lui – laddove la ramazzotteria di Tommaso Paradiso è più prestante, ma si vede fin dalla Svizzera che è falso come Giuda, mentre per qualche strano motivo nel Ramazzotti aureo il calcolo non è mai furbizia, è onesto ragionamento, è fare quello che va fatto, sotto la luce buona delle stelle oppure dietro gli steccati degli orgogli suoi.

Resto della top ten. Del podio già sapete; i Maneskin sono sempre al n.4 e Giorgia scende al n.5. Buone nuove per Elisa che rientra in top 10 (al n.9), meno buone per Emma la cui Edizione Boom scende subito dal n.3 al n.18 – e per Baby K che passa dal n.6 al n.22 ma che importa, ha dimostrato di poter fare un album (…ora probabilmente non ne farà più). Forse Vegas Jones con il suo reboot di Gran Turismo sperava qualcosa di meglio di un n.21, ma la sensazione è che la sua casa discografica sotto Natale non abbia tempo per i ragazzini, che tanto i dischi non se li regalano tra loro. Entrano al n.6, per l’appoohnto, i Pooh (con, tenetevi forte, L’ultimo abbraccio) (…i prossimi dovrebbero intitolarsi Il terrore continua e Jason vive – ops, pardon: Roby vive di nuovo). Ultimo, ovvero l’Anastasio di Sanremo, è al n.7; Michael Bublé al n.8, e dietro Elisa al n.10 troviamo addirittura Roberto Vecchioni, che nega la top 10 a Giovani di Irama. Spero che la cosa vi strappi un sorriso stupidone come a me.

Altri argomenti di conversazione. Truman di Shade, dopo una sola settimana in top 10, scende al n.29 – forse anche la sua casa discografica non ha tempo per i ragazzini. L’adeguatamente controverso 6IX9ine entra al n.54 (e se aggiungete 6 e 9, ottenete appunto 69) (dà i brividi, vero?) (ok, no) facendo meglio di Rita Ora che entra al n.63 (wow). Il disco natalizio di Paola Iezzi debutta al n.72. L’album più longevo è Hellvisback di Salmo (n.66), in classifica da 147 settimane. Ci tengono compagnia da più di due anni anche MiticoVasco con Vascononstop, e The dark side of the moon. Solo tre, sì: malgrado Spotify tenti di infilarvi Sfera Ebbasta anche nei sandwich, il suo primo album è uscito dalla top 100. Viceversa la raccolta di TZN, pubblicata proprio 4 anni fa, vi ha fatto ritorno la settimana scorsa. Buffo pensare che alle 208 settimane di fila sia stato fatale proprio Novembre – “la città si spense in un istante”. Escono di classifica anche Achille Lauro, dopo 22 settimane (non moltissime, forse), Ghali dopo 78, The Good The Bad & The Queen e Jean-Michel Jarre (subito).

Singoli. XFactor a go go. Anastasio, che ha stupito le famiglie italiane con questa nuova moda che chiamano rap (viene dall’America, sapete) entra al n.1 con La fine del mondo; Martina Attili e le sue faccette e la sua Cherofobia entrano al n.2, i Maneskin presidiano il n.3. Luna è al n.6. Bowland al n.13. I problemi iniziano con Leo Gassman, n.18, ma impennano con Sherol Dos Santos, n.48, e con Naomi Rivieccio, non pervenuta. Col suo pezzo, incidentalmente firmato con Fortunato Zampaglione, già co-firmatario del brano di Lorenzo Licitra, ha fatto peggio di Renza Castelli, che entra al n.55 malgrado sia stata eliminata da una settimana (sospetto che le playlist delle piattaforme di streaming c’entrino qualcosa).

Miglior vita. In classifica otto artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di candidati alla segreteria del PD: primeggiano i Queen, con la Platinum collection, al n.31.

Pinfloi. Azioni in salita per il bene-rifugio del rock: The dark side of the moon sale al n.30, The wall al n.37, e persino Wish you were here (da me evocato in seduta spiritica due settimane fa) ritorna tra noi al n.70. Ma mi corre l’obbligo di segnalare che una settimana dopo Another brick in the wall, Anastasio a X Factor ha gridato tutto il suo disagio su Stairway to heaven. E indovinate quale album dei Led Zeppelin è putacaso entrato in classifica, al n.98. Sì, quello. Dà i brividi, vero? Ok, questo sì.
Grazie per aver letto fin qui. Buona giornata.

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