AMARGINE

Classifica Generation, Stagione II, episodio 2. Salmo responsoriale

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, non indugia nella via dei peccatori e non siede in compagnia degli stolti. Maurizio Pisciottu da Olbia in arte Salmo per quanto mi riguarda è beatissimo. Quando l’ho incrociato la prima volta aveva le insicurezze dei rappusi in salita e le trasformava in proiettili; la seconda volta stava diventando una star a modo suo, con una sua teoria di maschere e di musicisti metallanti a fargli da band – ma si vedeva che ancora qualcosa non gli tornava. Oggi, senza aver mai fatto il burattino dei media (per evidente insofferenza reciproca) ha un album in classifica da 145 settimane (Hellvisback), un altro al numero 1 (Playlist), e nove brani su 10 a occupare militarmente la top 10 dei sedicenti singoli, gli manca solo il n.4 (Torna da me dei Maneskin). Persino tra i vinili è al n.1, davanti ai più adusi Muse e Beatles (l’album bianco, in nuova edizione per malati). E in tutto questo è riuscito persino a far fare bella figura a Sfera Ebbasta nell’ovvia n.1 tra i singoli, Cabriolet.

Nella Mia Umile Opinione, Salmo Lebon ha l’aria di uno che è sveglio mentre gli altri dormono o si girano dall’altra parte bofonchiando “ancora 5 minuti”, ha l’urgenza di Roddy Piper dopo aver messo gli occhiali rivelatori in Essi vivono (forse per questo la maschera, che ricordava “essi”, è sparita). E vivaddio mi comunica la sensazione di essere a disagissimo con le pastoie del “genere”, il vecchio rap 40enne che per quanto mi riguarda è diventato uno dei più compiaciuti complici dell’Italia più imbecille dal 1922 in poi (“I razzisti che ascoltano hip hop – qualcosa non torna”, dice in 90min. A me invece torna, devo dire – e anche tante altre cose).

Ma allora, mi devo aspettare che l’Italia si desti, visto che Salmo sta ottenendo i suoi novanta minuti di applausi?
Tutta, no di certo.
Ma qualcuno, magari sì. E comunque, valeva la pena provarci. Vale sempre la pena. E gli altri che ci si schiantino, in quelle stupide Lamborghini.

Entrano al n.2 i Muse – non l’ho sentito, mi chiedo solo quanto manchi alla perfetta sovrapposizione con l’ultimo dei Pooh. Slittano al n.3 i Maneskin mentre entra al n.4 Roberto Vecchioni, presumo abbia accompagnato la presentazione con tante interessanti parole sulla sinistra, e sono terribilmente dispiaciuto di non averle degnate di alcuna considerazione. Al n.5 entrano gli Imagine Dragons – a proposito dei quali la vera notizia è che hanno bucato il n.1 in USA, dove sono stati buggerati da Kane Brown, cantante country col padre un po’ afroamericano un po’ cherokee, uscito da X Factor – nel senso che ne è uscito proprio, quando gli hanno proposto la mossa One Direction, ovvero unirsi ad altri per fare una boy-band che spaccasse i culi e seguisse tutto un percorso di figate.

Con una top 5 nuova all’80%, i precedenti numeri uno e due eccetera cedono il passo: Benji & Fede con il disco di febbraio reloaded sono scesi al n.7, un gradino dietro Sandrina Amoroso; Elisa scende al n.8 e Irama al 9, con Ultimo che rimane aggrappato coi denti alla top 10 – è una cosa impressionante, è pure al n.19 con Pianeti. Tra i defenestrati dalla top 10, Junior Cally è quello che scende di più (dal n.4 al 13). L’album bianco dei Beatles entra al n.14 e il Live in Caracalla di Paolo Conte al n.18.

Altri argomenti di conversazione. Niente da fare per Tiziano Ferro: la sua raccolta TZN manca il record di 4 anni di fila in classifica e come Dorando Petri collassa alla 207ma settimana – era al n. 84, speravo ce la facesse. Onore al merito comunque, non so chi riuscirà a battere il suo primato. Ora sono in top 100 da più di due anni Hellvisback di Salmo (già detto, lo so) il primo Sfera Ebbasta (114 settimane), The dark side of the moon (106), VascoNonStop (105). Escono dalla top 100 Fasma (dopo una settimana), Prodigy (dopo sette giorni), Thom Yorke (due settimane), Lenny Kravitz (9 settimane) e Rkomi (17 settimane).

Sedicenti singoli. Come detto, Salmo sfiora l’impresa, gliela impediscono i Maneskin. Si trova al n.1 con Cabriolet (feat. Sfera Ebbasta), al n.2 con Stai zitto (feat. Fabri Fibra) al n.3 con Il cielo nella stanza (feat. Nstasia). Notate la gerarchia dei featuring (il pezzo con Coez è al n.7, dietro altri due brani di Salmo da solo; quello con Nitro al n.10). Senza featuring, è al n.4, 5, 6, 8, 9, 12, 13, 14 e 16 (il pezzo che piace di meno è Tié, traccia 10, un minuto e mezzo in cui non dice niente, picchia la batteria mentre la band lo accompagna da qualche parte. Due milioni e trecentomila ascolti su Spotify).
Per il resto, la ex n.1, ovvero lo spot con la pubblicità del Galaxy che Fedez ha composto appositamente per il figlio scende al n.11. Prima canzone straniera, al n .15, Taki taki, il reggaeton con cui William Sami Étienne Grigahcine da Parigi in arte DJ Snake sputa sulla propria dignità. Una delle canzoni più brutte e cretine che un produttore milionario abbia mai dato al mondo – non mi interessano le 487.325.653 visualizzazioni, anche il crack piace alla gente. Confido che Dio prenda lui, Selena Gomez, Ozuna e Cardi B che gli danno manforte e tutti e otto gli autori di tanta zozzeria suavecita e faccia crescere asparagi nelle loro orecchie per l’eternità.

Miglior vita. Duvudubà di Lucio Dalla al n.28 guida il drappello di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di ospitate di Travaglio; sono in tutto sette, non molti rispetto alla media dell’anno scorso. In compenso, dimenticavo di dirvelo, dopo una settimana sono già stati estromessi i Dead Can Dance. Ma non li conto.

Pinfloi. The dark side of the moon, come già anticipato, permane in classifica da 106 settimane, ma quel che conta è DOVE, rispetto a The wall. Ebbene, Dark side (l’alienazione pacificata) è stazionario al n.50, mentre The wall (l’incomunicabilità paranoide) è al n.68, in salita dopo le ultime manovre dell’Europa e di Soros contro di noi. Faccio notare che Wish you were here invece continua a latitare, e avanzo il non piccolo sospetto che dipenda dal fatto che è composto da soli cinque pezzi: banalmente, se fossero dieci conteggerebbe più visualizzazioni. Perciò vedete, se avete in faretra un pezzone da 13 minuti e mezzo che esorta un vostro amico a continuare a brillare, dividetelo casomai in nove pezzi da un minuto e mezzo e state a vedere se non trascinano il vostro album nelle charts.

Grazie per l’attenzione, continuate a brillare.

2 Risposte a “Classifica Generation, Stagione II, episodio 2. Salmo responsoriale”

  1. Aspettavo curioso un commento a Salmo e sono soddisfattissimo. Ha fatto un gran disco, da qualsiasi prospettiva lo si guardi, e il fatto che stia viaggiando bene per me un po’ di speranza la riaccende.
    Non che io creda nell’ascolto consapevole, piuttosto spero infili a forza dei concetti nelle teste a furia di ascolti compulsivi. Una sorta di cura ludovico su base volontaria.

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