Battisti vs ThaSupreme, Marra vs Zucchero: la solitudine dei numeri – TheClassifica n.46

Il numero uno. L’altra settimana Persona di Marracash era al n.1 tra i presunti album e i sedicenti singoli, questa settimana è al n.1 tra i presunti album. Come nella scalata dei Giganti al trono di Giove sull’Olimpo, vengono rintuzzati gli attacchi di Zucchero (n.2), de Il Volo (n.3) e di Vegas Jones (n.4), rapper di Cinisello Balsamo che a differenza del concittadino Sfera Ebbasta ha l’approvazione del sindaco giacché “portatore di valori positivi” (…fatico a immaginare la disperazione che un simile endorsement può provocare nell’entourage di un rapper). Tutte le nuove entrate si accodano dietro il re della Barona, compreso Nick Cave con Ghosteen – il cui quinto posto mi sorprende, faccio ammenda perché avevo sottovalutato i tanti che ancora gli vogliono bene, e ne approfitto per salutare il ritorno di uno straniero in top ten dopo un mese – ciao. E ciao anche agli altri stranieri che con parsimonia vengono tra noi ITALIANI accettando le nostre tradizioni: la pasta coi ceci, il pan dei morti, il fascismo isterico. Ma torniamo a

Il numero uno. La settimana scorsa tra i sedicenti singoli il numero uno era Marracash featuring Sfera Ebbasta e ThaSupreme, con il brano Supreme. Questa settimana entra direttamente in vetta il brano Blun7 a Swishland di ThaSupreme, il quale pertanto nel giro di otto giorni è in testa alla classifica con due pezzi diversi, e resta al n.2 col succitato Supreme di Marra che è persino più supremoso di Blun7 che è tutto suo. Ma permettetemi di buttare una moneta pesante sul piatto, ovvero

La Numero Uno. Non una, ma due delle rare persone di rispetto dell’ilare compagnia di giro dei giornalisti musicali hanno soppesato i numeri di Lucio Battisti su Spotify dopo il commentatissimo approdo del suo catalogo, concludendo che è stato “un boom che non c’è” (Gigio Rancilio, Avvenire) se non “un mezzo flop” (Claudio Todesco, Rollinstòn). Capisco le loro buone intenzioni e mi guardo bene dallo sfidarne l’autorevolezza ma non condivido del tutto il metodo, ovvero il paragone tra i numeri di una quantità spalmatissima di brani con quelli di nuovi singoli di cantanti in salute (Tiziano Ferro) o i confronti con gli ascolti mensili di altre leggende, che magari hanno brani in playlist strategiche: per fare un esempio, i Chumbawamba ora come ora hanno più ascoltatori mensili dei Manic Street Preachers, altro gruppo giunto a un certo (tipo di) successo negli anni 90 che scelgo come termine di paragone perché hanno avuto una produzione e un seguito che potremmo definire consistenti, mentre i Chumbawamba sono il gruppo di Tubthumping, spot perfetto per la ciucca da pub che, malgrado le buone intenzioni, fa di loro una one-hit wonder. L’apparenza (cit.) mi porterebbe a concludere che un arguto motivetto conviene di più che una produzione e un seguito consistenti. Ma non lo faccio, e NON SOLO perché conosco le trappole di Spotify (seguire la sua logica è come ragionare con un alligatore mentre ti sta portando nella mota), e NON SOLO perché Rancilio e Todesco sanno della musica e della vita più di me. Non lo faccio soprattutto per un altro motivo: come l’alligatore, vi ho portati su Battisti per parlare di ThaSupreme.

Il Numero Uno. Il brano con cui ThaSupreme è al n.1, Blun7 eccetera, ha un testo molto audace e insolito per un brano rap: ci svela una gioventù che desidera stordirsi di narcotici. Ok, il 9999999% dei rapper di questo decennio ha rifilato ai propri ascoltatori questi testi aspirazionali, non è niente che scopriamo ora e mi annoio da solo a ribadire che se un rapper non vuole chiedere di più ai suoi ascoltatori 15enni ma preferisce mantenerli in quell’eterno stordimento della mente lobotomizzata (nel quale incontreranno finalmente i loro genitori) per me va bene, sono contento che non sia in arrivo nessuno scontro generazionale e che lo stile di vita ITALIANO non verrà sovvertito. Però intanto che ascoltavo ThaSupreme e la sua canzone (perché di questo si tratta, amici) mi è tornato in mente quello che mi diceva il numero uno Marracash, ovvero che Tha “è bravissimo ma dice parole a caso. Melodicamente è innovativo, puoi ascoltarlo senza capire niente come un flusso”. E c’è qualcosa che non scordo: Battisti che cinquant’anni fa ai noiosi amichetti di Renzo Arbore (alcuni dei quali finiti a fare, ovviamente, i critici musicali) spiegava che lui era lì semplicemente per comunicare emozioni. Molto probabilmente Battisti senza Mogol avrebbe detto parole a caso, e infatti senza Mogol si legò a Pasquale Panella, un genio delle parole a caso. Mi fermo qui e NON SOLO perché non intendo scendere nella mota del paragone tra ThaSupreme e Lucio Battisti, ma anche perché ritengo che toccherà parlarne ancora quando andrà al n.1 degli album davanti a Gianna Nannini così come Marracash ha mantenuto il

Numero Uno malgrado l’uscita di un buon disco di Zucchero, anzi più che buono, a tratti è zuccherescamente ottimo – non fosse per i troppi pezzi slow soul, D.O.C. sarebbe tra i suoi tre dischi migliori. Comunque non credo che il numero due sia troppo uno smacco per lui, ha in programma 12 (…DODICI) concerti all’Arena di Verona, che gli frega del n.1 a lui o a Il Volo o a Nick Cave o a Marco Mengoni (n.6), Ultimo (n.7) (no, A LUI gli frega) (lo dice il nome medesimo), o a Emma Marrone (n.8), unica donna tra i primi trenta, cosa che ci permette di salutare le donne. Ciao. E ciao anche a tutte le altre che con parsimonia si azzardano a dire delle cose in mezzo a noi ITALIANI, hanno il permesso di farlo purché accettino le nostre tradizioni: la pasta coi ceci, il pan dei morti, il maschilismo medievalelettronico. Chiudiamo la top ten con Renato Zero e Rocco Hunt, e apriamo ad

Altre considerazioni. Entrano al n.24 i Simply Red, e al n.76 Fka Twigs. Universal ha 47 album su 100 in classifica, Sony 24, Warner 13; la distribuzione indipendente se la dividono in tre: Believe (7), Artist First (5), Self (4). Escono dalla classifica la Dark Polo Gang (dopo 58 settimane) Gemitaiz (dopo 29), Lana Del Rey (10). Gli album da più tempo in classifica sono ÷ di Ed Sheeran, da 141 settimane, Evolve degli Imagine Dragons (125), Polaroid di Carl Brave x Franco 126 (124) ma soprattutto due album di un gruppo inglese che vi svelerò solo alla fine, nella speranza che nell’attesa non passiate a

Miglior vita. In classifica, sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di bonarie presentatrici televisive; tra essi, Nevermind dei Nirvana barcolla al n.94, a ribadire che il morto di riferimento delle nuove generazioni non è più KurtCobain (Quello Che Si È Sparato) ma Freddie Mercury (Quello Del Film). Ma a proposito di cambiamenti, eccoci ai

Pinfloi. The dark side of the moon, in classifica da più di tre anni (158 settimane) si trova al n. 58, mentre The wall, in classifica da 102 settimane, è al n.48. E come scrive uno che ha confidenza coi numeri, ovvero l’autorevole Madeddu su aMargine – forte del suo perentorio “Dal 3 al 4” nel compito di matematica alla maturità scientifica – 48 viene clamorosamente PRIMA di 58, un sorpasso che ribadisce che in questo momento storico, tra la luna e i muri, sentiamo più vicini i secondi. Purché rispettino le nostre tradizioni.

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