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AMARGINE

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Preambulando. È un periodo di grandi riflessioni. Quasi tutte insipide. Ed è terribile. Anche gente che normalmente mi piace, mi pare che cerchi una profondità dolente che sembra quella del pop italiano dell’autunno-inverno, quello dei silenzi innaturali e gli ombrelli e i temporali – fino a che bang, arriva maggio e andale col singolo cretinone da bagnasciuga, quello col ritmo calientito e il video con il product placement felicemente in primo piano per novanta secondi e la tipa che con fare lascivo massaggia una pinna. Intendiamoci, io non sono qui per promettervi roba spumeggiante – però me ne starò nel mio brodino di classifiche e numeri: l’aeroporto per i voli pindarici è chiuso, perché più stiamo vicini a casa, meglio è. E cosa sta ascoltando la gente, in casa?
 
Il numero uno. Il canadese Abel Tesfaye in arte The Weeknd è l’unico big ad aver pubblicato un album in questo periodo, un po’ come il soldatino che gli altri mandano in avanscoperta in Full Metal Jacket. E gli dice benone: non si vedeva uno STRANIERO al n.1 in Italia dal giugno 2019 (era addirittura Bruce Springsteen, detto il Boss). Anche nelle particolarissime circostanze di questo inizio primavera, è peculiare che The Weeknd vada per la prima volta al n.1 in Italia proprio con questo album per di più intitolato After Hours. A me pare che nella maggioranza dei brani cerchi una profondità dolente che sembra quella dei film che prendono l’Oscar per il Miglior Film. Però forse oggi come oggi intercetta proprio quella voglia di guardarsi dentro che – beh, sapete di cosa sto parlando. Credo.
(…io no, non so di cosa sto parlando) (se mi guardo dentro, non vedo quella roba lì) (continuo a vedere scazzottate da film western tipo Rio Bravo con John Wayne) (ma nascondo tutto questo, mi tengo dentro queste cose che la nostra società depreca e mi fingo dolente per essere accettato)
Non fatevi ingannare dal titolo After Hours, che inneggia a un gnagneroso gruppo dell’hinterland milanese. Né da copertina ed estetica sanguinolent: perché, come dice Wikipedia con un gustoso passato remoto, “furono descritti come psichedelici e ispirati a diversi film, come Paura e delirio a Las Vegas, Joker, Casinò e Diamanti grezzi”. In realtà il grosso dell’album è improntato a quello che Michele Boroni su Rockol definisce “un r&b in minore dallo spleen un po’ malato” – e che io, che son di rozzo conio, definisco “moscismo anni ‘10” (con la segreta speranza che col decennio se ne vada, altrimenti finirò per rivalutare la generazione di imbecilli col botto di cui faccio parte).
Ma è anche vero che non è solo il momento favorevole a favorirlo: Il Finesettimna canadese gode della spinta dei suoi singoli, quelli sì vivacini, a cominciare da quello che è in testa tra i
 
Sedicenti singoli. Blinding lights di The Weeknd porta l’amico Abel al n.1 anche qui, davanti a Bando di Anna, con la nuova entrata Auto blu di Shiva & Eiffel 65 (proprio loro) al terzo posto. E la cosa mi offre il destro per far notare che in Italia abbiamo una certa velocità sbarazzina nello stancarci delle cosiddette hit: Rapide di Mahmood, attualmente al n.8, è il brano più vecchio tra quelli in top ten, nella quale è entrato 10 settimane fa. Negli USA, solo UNA canzone in top 10 è uscita negli ultimi due mesi, tutte le altre sono più vecchie, a cominciare da The box di Roddy Ricch che è rimasta blindata al n.1 per quasi due mesi. È come se il cuore dell’impero si fosse adagiato su una rassicurante ripetitività moscista. Cosa ci dice tutto questo?
Non saprei.
Resto della top ten. Raffica di rappusi dal n.2 al n.4, con Ghali, Marracash e ThaSupreme – ma al n.5 ecco un’altra nuova entrata: Gaia con Genesi. Al n.6 gli ultimi sopravvissuti del più straordinario Sanremo degli ultimi undicimila anni, i Pinguini Tattici Nucleari, seguiti da Nitro e dal Fantadisco dei MeControTe. Chiudono la prima diecina Ultimo, con Colpa delle favole, e quel tamarro di J Balvin con Colores, terza più alta nuova entrata. Bene. Ci sono domande? Sì? Là in fondo? Un po’ più forte, per favore? “EHI!! CHI È GAIA??!!?” Beh, ma come sarebbe a dire? Gaia Gozzi, seconda a XFactor 2016, ve la ricordate, vero? Ok, forse no: è stata fatta sparire in una botola come il 99% dei concorrenti di XFactor.
Ma oggi rieccola ad Amici, con un EP pubblicato direttamente dalla Fascino di MARIA – e pertanto aspettiamola con fiducia, come tutti gli Amici di Maria, nel prossimo Sanremo – che sarà certamente il più eccitante degli ultimi quarantamila anni. En passant, se siete amici di Booda, Comete e Sierra, dite anche a loro di mandare il curriculum a Maria, mi sa che è il caso, visto che il fatidico album di Anastasio è stato in classifica giusto un mese, come ebbi a dirvi negli
 
Altri argomenti di conversazione. Fuori dalla classifica, dopo un mese, Ozzy Osbourne, e fuori anche Halsey – caspita, nove settimane di tenuta, chi lo avrebbe detto. Lascia la top 100 dopo sei settimane la compilation di Sanremo2020, il più memorabile degli ultimi tre milioni di anni – però a parte i PNT, in top 20 c’è solo Elettra Lamborghini (più giù ci sono Elodie al n.32 e Diodato al n.44). Ma c’è un’altra uscita illustre dalla classifica, ed è Everyday life dei Coldplay, dopo 17 settimane. La cosa curiosa è che non ho sentito nessuno parlarne male, e tuttavia è la peggiore performance di un disco dei Coldplay da quindici anni a questa parte. Ma c’è una notizia ben più ferale, che ha a che fare anche con i
 
Lungodegenti. Sempre numeroso Ultimo che presenzia da 110 settimane con Peter Pan, e da 108 settimane con Pianeti. Arriva a 114 settimane Rockstar di Sfera Ebbasta e a 159 il segnetto di Ed Sheeran, ovvero ÷. Ovviamente, sono tutti sull’altra faccia della luna rispetto alle 177 settimane ininterrotte di un famoso album dei
 
Pinfloi. The dark side of the moon scende dal n.63 al n.71, credo per mancanza di promozione da parte del gruppo, che ultimamente non fa firmacopie né apparizioni in tv. Ma la notizia ferale è che dopo 91 settimane, è uscito di classifica The wall. Ne sono intristito come tutti voi, ma immagino che ci sia un valido motivo. L’autoisolamento delirante non è più una fantasia, per tutti noi. Don’t dream it, be it.