Andrà tutto (Carmelo) Bene – TheClassifica 15/2020

Qualcosa è cambiato, vero? Siamo in un’altra fase, che non è più paurosa né surreale. E non è più nemmeno emozionante – perché a suo modo, all’inizio lo era stata. Ma da un po’ nessuno canta sui balconi, o telefona agli ex, o ai parenti più lontani, o si affretta a leggere La Peste di Camus. E ci stiamo tutti rendendo conto che in cambio dei parecchi noiosi casini in arrivo, non saremo nemmeno ricompensati con qualche micragnosa soddisfazione. Che so, veder sparire almeno due, tre delle nullità immense e implacabili che abbiamo messo sui piedistalli, le Barbara D’Urso e i Salvini, gli Scanzi e i Gallera che continueranno a occupare la scena e dettare l’agenda – anzi, ragionevolmente ne arriveranno di nuove e a maggior ragione: ci sarà tanta gente con niente da perdere e poche fisime sul concetto di dignità, e parecchi fare il loro legittimo tentativo di fare il colpaccio e dare la scalata a questa nazione intontita.

Preambolo (no, non è vero). Se nella musica valesse la pena di tentare il colpaccio, sarebbe successo in questo mese e mezzo. Invece, l’unico personaggio che ha approfittato della situazione per dare un improvviso senso alla propria bizzarra visibilità è Jo Squillo (…capite a che punto siamo). Negli altri campi dell’arte e della cultura ho visto gente che disegnava, fotografava, scriveva, combinava elementi, si sono viste cose buone capaci di toccarci. Come è possibile che nessuno dei musicisti straordinari che benedicono quest’epoca sia stato folgorato dalle Muse davanti a questo passaggio epocale? Mica chiediamo What’s going on di Marvin Gaye – ma che diamine, almeno una lagna semi-ispirata con una zaffata mistica a unire milioni di scimuniti sgomenti. Un po’di andràtuttobenismo mescolato a qualche malinconia indie sulle piazze spiazzate e il lievito che non ci evita? Cos’è, interferiva con l’immagine, mancava un brand? All’improvviso si sono scaricate le batterie elettroniche, si sono inacidite le basi, non andava Pro-Tools, non si poteva registrare un pezzo da casa propria? Oppure il fatto che non piova da mesi impedisce di inserire la necessaria strofa sul meteo ostile? Sia come sia, hanno mandato avanti il non detto.

Fermi. Non venitemi a parlare del pezzo di Bob Dylan (su cui si è necessariamente espresso l’authority Leonardo Tondelli su ll Post). E non perdiamo tempo col brano di Elisa & Tommaso Paradiso, così mesto che Tommino solo sette giorni dopo ha pubblicato un nuovo singolo per insabbiarlo. La verità è che molti hanno preso iniziative, ma pochissimi hanno fatto la cosa più semplice, scrivere una canzone. Oppure lo hanno fatto ma il manager li ha sconsigliati – o magari sono stati i loro PRODUCERS, quei Remida che col loro sapiente tocco trasformano una porcheria in monnezza.

Però ho un sospetto. Che la gente, un qualche blues o rap della quarantena lo stesse chiedendo. Dylan che ha sa riconoscere un Vietnam quando lo vede, lo ha capito. Ma la cosa migliore che ho sentito finora è l’estemporaneo freestyle di Fabri Fibra su TRX (“Sono il Bertolaso del rap italiano”) (…lo so, lo so. Anch’io gli darei le chiavi della Normale di Pisa, subito). Ma mancando roba decente, sta salendo negli ascolti il brano che iMarkkeyz ha ricavato dallo sclero di Cardi B sul virus – che è una porcheria scema come la tv del pomeriggio ma perlomeno c’è un’idea, e la coerenza di una cultura del meme che ci porta all’estasi per ciò che è cretinissimo. Da noi invece la gente ha dovuto cercare conforto in Fiori di Chernobyl di Mr.Rain – 8 milioni di ascolti in un mese su Spotify e non ci sono scuse per questo. In compenso, nella classifica dei presunti album c’è un ritorno significativo.

Il numero uno. Dopo due primi posti NON ITALIANI consecutivi, Persona di Marracash torna in vetta a più di cinque mesi dall’uscita. Non lo considero un caso. Un giorno dopo la pubblicazione, il 1 novembre 2019, era stato accolto da troppi peana. Un disco così non lo puoi assorbire nemmeno in un mese – e sono stato stretto. Ci ho messo quasi un anno a decifrare certe cose di Status, il densissimo disco precedente, dopo il quale non a caso non era uscito nessun altro album (se non la guasconata con Gué Pequeno). Status nel 2015 non era andato al n.1, era incappato in due settimane di intensi firmacopie da parte di Marco Mengoni. Persona ha raddrizzato quel piccolo torto. Poi va beh, lo so anch’io che la circostanza è influenzata dal fatto che tutti sono lì paralizzati, nessuno sta pubblicando nulla anche perché quello che esce in questo periodo va facilmente a picco. Però alla fine la classifica ci dice che un bel po’ di gente in questo momento sta ascoltando uno che dice delle cose. Poi pensatela come volete, ci mancherebbe. Mica voglio fare quello che ha il polso della strada, sono uno che non esce mai di casa – ahaha, etc.

Resto della top ten. Ghali risale al n.2 e ThaSupreme al n.4, ma Dua Lipa col suo terzo posto sventa l’ipotesi di un podio con tre generazioni (e stili) di rappusi. Non c’è nessun nuovo album in classifica perché del resto stavolta non è uscito proprio nulla (tranne Childish Gambino, che non entra nemmeno tra i primi 100). Però Gaia rientra in top 10, al n.6: peggior risultato di sempre per un vincitore di Amicidimaria. Davanti a lei c’è The Weeknd, e dietro di lei i Pinguini Tattici Nucleari. Chiudiamo la diecina nobile con Ultimo, Gianni Bismark e Rocco Hunt. No, non ci sono già più i Pearl Jam, che scendono dal n.1 della settimana scorsa al n.16. Detto questo passiamo ad

Altri argomenti di conversazione. Non ne ho. Passiamo ai

Sedicenti singoli. Auto blu di Shiva & Eiffel65 rimane al n.1, mentre il brano benefico di Roby Facchinetti sparisce in una botola con un urlo agghiacciante – sale al n.2 l’altrettanto patetica Fiori di Chernobyl di Mr.Rain, e balza al n.3 il remix di Dilemme nel quale Lous and the Yakuza è accompagnata da ThaSupreme e sua sorella Mara Sattei, come a dire che la Sony vuole che quel pezzo ce la faccia, e con le cattive. Da segnalare l’ingresso al n.8 di Toosie slide di Drake, che ovunque si sta impennando – ma non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani. Nella classifica dei singoli, a differenza di quella degli album, c’è una certa mobilità. C’è anche Centro di gravità permanente di CapireBattiato, grazie a La casa de papel. Al n.94, davanti a Circles di Post Malone, che era uscita – è ancora in top 5 in USA, credo. Ci sono solo cinque pezzi in classifica da più di 40 settimane. La mediana – sapete cos’è, avrete anche voi studiato statistica portando a casa un sudatissimo 19 dopo due tentativi come me – è nove settimane. In questo siamo diversissimi dagli USA – verrebbe da dire che loro sono meno USA e getta di noi, e se ci pensate è vero, le nostre opinioni DEFINITIVE durano pochissimo, ogni giorno dobbiamo correre a farcene delle altre. Il pezzo più antico è Someone you loved di Lewis Capaldi, entrato nelle nostre charts 54 settimane fa, è al n.47 e ha raggiunto un n.5 al suo apogeo ma è sempre lì che gira, come spesso capita ai pezzi di quei gnègnosi britanni. Quel che è certo è che tra i singoli non ci sono veri

Lungodegenti. Capo Plaza con 20 ha superato i due anni di permanenza in classifica. E così si unisce al club di cui fanno parte Ultimo con due album, Pianeti (110 settimane) e Peter Pan (113), Rockstar di Sfera Ebbasta (116) e ÷ di Ed Sheeran (162 settimane). Ma non pensate male, l’album da più tempo in top 100 è dei

Pinfloi. The dark side of the moon sale a 179 settimane che festeggia con un deciso colpo di reni dal n.89 al 53 – mi stavo preoccupando. Anche perché The wall non è rientrato in classifica. Il prismone è anche n.1 tra i vinili davanti a Dua Lipa. Il cui album  uno dei quattro usciti in questo secolo nei primi venti vinili più venduti: è in compagnia di Marracash, Coez e Pearl Jam (…e se questa non è una strana compagnia, proprio non so). Tra l’altro The wall non è nemmeno nella classifica dei vinili. Ci sono invece Wish you were here e addirittura Animals. E di ciò, non ve lo nascondo, soffro molto.

Concludo. Disilludendovi su una cosa: non dirò niente su Andrà tutto bene di Elisa & Tommaso. Ve lo scordate. No, davvero. Mi prendete per scemo.