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Abbiamo la musica e i musicisti che ci meritiamo? – TheClassifica 17/2020

«Se nel mondo rock bisogna farsi tanto e prendere tanta roba per arrivare a canzoni come quelle di Jimi Hendrix e di Janis Joplin, allora Wagner e Brahms che cosa avrebbero dovuto fare? Mettersi un DC 10 nel dietro?».
(Alberto Arbasino, Un paese senza, 1980)

 

Preterito. Qualche giorno fa su Il Fatto Quotidiano c’era un articolo di Andrea Conti sulla musica italiana e come sopravviverà alla pandemia – se sopravviverà. Venivano intervistati Fabrizio Giannini, Gabriele Parisi, Giacomo Sabatino, Michele Torpedine e Paola Zukar. Che sono manager che curano gli interessi, tra gli altri, di Tiziano Ferro, Alessandra Amoroso, Clementino, Nek, Fiorella Mannoia, Il Volo, Fabri Fibra, Marracash, Nina Zilli. C’è un po’ di tutto, vedete.

L’articolo andava via liscio, era leggibile, non troppo tecnico, non aveva nessun sottotesto politico o polemico. Forse nel titolo era stata inserita una frase che, scritta in grande, poteva sembrare, alla lontana, arrogante (“Il governo ci deve risposte”). Però, con tutta la diffidenza che posso avere per quel giornale, non c’era davvero niente di eccepibile. E i manager interpellati si premuravano di far capire che le risposte erano dovute soprattutto ai lavoratori del settore, quelli che grazie a TZN e Sandrina Amoroso e Fibra e Il Volo, ma anche alla fine grazie a MiticoVasco e a Lorenzo Cherubini e persino a Calcutta, ci mangiano, pagano il mutuo e mandano i figli a studiare – oppure no, magari menano i figli e coi soldi bevono tantissimi spritz, fatti con prosecco e bitter ITALIANI e tassati da accise ITALIANE, insomma qualsiasi cosa ci facciano va bene.

Ebbene. I commenti erano quasi tutti ferocemente negativi, e auspicavano che i saltimbanchi milionari fossero lasciati nel loro brodo, e quanto ai lavoratori, “Se sono bravi, il lavoro lo troveranno sempre”. Per esempio, Nero Wolf (senza e, à la Tarantino) faceva presente che “Loro sono artisti da strapazzo ma artisti”, Minerale Frizzante invitava ad andare a zappare, “Sia mai che trovano dell’insalata da mangiare, sti artisti”, Dammi Le Chiavi ricordava che “abbiamo un Governo che LAVORA SERIAMENTE; pur senza poter fare né MAGIE né MIRACOLI – quanto a VOI, con quel che guadagnate, STATE MUTI”; Elias 963 ironizzava “Le centinaia di migliaia di operai in cassa integrazione, che mangino brioches”, e a Giuseppe Liberati che obietta “Voi credete che esistano solo i cantanti milionari?”, Carlo Jr replicava “Siamo nell’epoca della mobilita in cui ogni uno si puo adattare a fare dei lavori piu essenziali. Cosa e l’orgoglio o lo snobbismo di coloro che li trovino umilianti?”; Marraggio scagliava il fendente: “Troppo comodo per le aziende del settore scaricare le precarietà che hanno imposto ai propri lavoratori sulle spalle dello stato”. Eh.

Ok, immagino che si possano dire tante cose sulla gente che commenta gli articoli dei giornali online, e tante in particolare su quelli che commentano Il Fatto Quotidiano. Ma se ci pensate, è un pensiero diffuso. Anche quando produce tanti soldi e indotto, magari più di altri comparti, la musica non è un lavoro vero come fare le Ferrari o condurre Masterchef. Certo siamo in un Paese dove la musica è sempre stata riconducibile a un accessorio da spiaggia, una canzoncella doce doce o un puntello per il proprio strazio; a scuola ce la facevano studiare col piffero e il nostro inno è una marcetta scemotta che persino il più mascelluto fascista interpreta con un margine di LOL.

Ma un po’ di colpa di tutto questo, temo, ce l’hanno anche i tantissimi, tra gli addetti (dai giornalisti ai discografici ai manager a quegli infallibili ReMida che sono i nostri PRODUCERS) che se ne occupano come puntello al proprio straziante narcisismo, che forse in fondo ne hanno un’idea anche peggiore del sig. Minerale Frizzante. Per non parlare dei tanti musicisti e interpreti che tra la bellezza e il pubblicone, hanno sempre scelto quest’ultimo, e raramente, quando avrebbero potuto farlo, gli hanno chiesto uno sforzo in più, o lo hanno chiesto a se stessi. Anche quando erano

Il numero uno. Persona di Marracash ha passato un’altra settimana in testa alla classifica dei presunti album, condividendo con Ghali (n.2) e ThaSupreme (n.3) un podio multirappuso. Certo, la situazione è stagnantissima, 93 album su 100 della classifica importante sono gli stessi che ne facevano parte la settimana precedente. Però mi piace raccontarmi (…e raccontarVI a voi, impossibilitati a impedirmelo, ahaha! Subite, reprobi) che quest’album e non altri ha ripreso quota perché persino gli inquieti ascoltatori di rap, dopo l’assalto iniziale, lo hanno lasciato decantare e derappare fino a trovarci dentro quello che non poteva saltare fuori nelle prime settimane di ascolto intensivo. Peccato che dal 2014 i DC10 non volino più, e Marra non abbia la possibilità di mettersene uno nel didietro. Niente DC10, veniamo ai

Primi 10. Dalla top ten esce Gianni Bismark, che scende al n.19; in compenso vi risalgono Salmo e Lazza. Sentite, faccio prima a mettervi qui la grafica della FIMI, che a me piace molto, spero non la cambino mai, soprattutto il colore arancione. Avete notato? Ci sono addirittura due FEMMINE – e persino due non ITALIANI in top ten. Lo so, con la scusa dell’emergenza, vengono calpestati gli ideali dei nostri antenati. Scuotiamo tutti la testa e cerchiamo

Altri argomenti di conversazione. Non voglio dire che è merito della mancanza di medicinali equivalenti, ma noto che in questa fase stanno risalendo la classifica in modo interessante, piazzandosi tra il n.11 e il 20 Gazzelle, Rocco Hunt, Ketama126, addirittura Fred De Palma, insomma album tutt’altro che nuovi che abbiamo a malapena notato quando sono usciti, ma che ora si ritrovano a tanto così dal Valhalla più o meno come è capitato a Gallera e Fontana. No, perché dico così, forse anche i loro album avevano bisogno di esser lasciati sedimentare, hanno tutta una loro complessità… Ok, mi sa che darò una possibilità a Minerale Frizzante. Fuori dalla top 20 c’è la più alta nuova entrata, The Strokes, al n.26, posizione che probabilmente non vedevano da quando la gente pensava fossero interessanti. Confesso spudoratamente che tra loro e l’altra nuova entrata, preferirò sempre quest’ultima, ovvero i vecchi Nightwish (n.45) anche con la nuova vichinga: certo, il disco è puro delirio metal-naturalista, ma mette di buonumore. Esce invece di classifica dopo sole due settimane l’album dei 5 Seconds Of Summer. Chissà cosa ascoltano oggi quelle ragazzine che cinque anni fa assediavano gli studi di RTL per vederli. Wagner e Brahms, probabilmente. Oppure la n.1 tra i

Sedicenti singoli. Entra col botto al primo posto Le feste di Pablo, la canzone pucciosa di Cara feat. Fedez, un grande ritorno alla popolarità per il munifico benefattore milanese – ma lei secondo me non si ferma qui. Guardate che bell’accappatoio giallo che ha, tra l’altro. Scalano al secondo posto Shiva & Eiffel65 con Auto blu (per gli amici: Autotune) e al terzo posto Mr. Rain con la lagnetta Fiori di Chernobyl. Ma voi volete sapere dov’è Andrà tutto bene di Tommy ed Ely, vero? E io ve lo mostro qui, senza commenti – nonono, non ci casco, grazie.

Lungodegenti. 20 di Capo Plaza compie due anni in classifica, auguri! I primi due album di Ultimo salgono di un altro passo (Pianeti 111 settimane, Peter Pan 114) verso Rockstar di Sfera Ebbasta, che staziona da 117 settimane in classifica. Ma un anno prima della sua uscita, era rientrato tra i primi cento un certo disco dei

Pinfloi. The dark side of the moon timbra per la 180esima volta consecutiva, anche se scende dal n.67 al 53. Purtroppo è di nuovo solo, senza il suo amico The wall, perché Dark side è approvato dalle élite come Mattia Feltri mentre The wall è osteggiato dal pensiero unico come suo padre Vittorio Feltri: saranno almeno 24 ore che non viene invitato a vomitare in trasmissione da Giletti o Giordano o Cruciani nei loro programmini coraggiosi. Resisti Vittorio, non lasciare che ti mettano una museruola – anzi se hai altre scemenze da dire approfittando di inviti di giornalisti che hanno poca dimestichezza con la dignità, sono disponibile anch’io.