(the RollingStone Files) Billy Idol – Punk prima di voi

(preambolo) (a me onestamente non è mai piaciuto – tranne Eyes without a face. E mi bastava sapere che era su Mtv negli anni 80, e su Virgin Radio negli anni 00, e questo tirava fuori il purista che è in me) (che a dire il vero è un purista che esce ogni 25 anni tipo l’anno santo) (invece dopo cinque minuti che gli parlavo mi è diventato simpatico, specie per la risata da film dei pirati. E più parlava, e più mi rendevo conto che sì, uno può essere purista finché vuole – però quest’uomo ha visto cose) (e ne ha fatte il doppio)

(PS: quando l’intervista venne pubblicata, un tipo sulla pagina facebook del giornale per qualche motivo a me imperscrutabile mi accusò, con tantissimi… puntini… di sospensione… e tantissime faccine di risate 😀 😀 di averla copiata) (gli chiesi – digrignando appena appena le scapole – se voleva essere così gentile da dirmi anche dove l’avevo copiata, per curiosità) (non replicò) (Ehi, tipo! Dico a te. Se sei ancora in giro, la vita ti ha dato una seconda  occasione)

(maggio 2012)

È stato il ragazzo di buona famiglia che mollò gli studi per seguire i Sex Pistols ovunque, il cosiddetto Bromley Contingent di ragazzini che includeva anche Siouxsie. È stato il frontman dei Generation X, finché non capì che a Londra era tutto finito e partì per l’America, dove per lui tutto sarebbe cominciato. È stato l’archetipo della rockstar dedita a ogni eccesso (“Per uscire dall’eroina decisi di darmi al crack”). È stato a un passo dalla morte per aver corso troppo in moto, e poi per un’overdose. Oggi fa una vita sana, non incide dischi (perché dovrebbe?) ma è richiestissimo dal vivo. Ridacchia spesso, con una risata da vecchio masnadiero: la versione attuale della famosa smorfia alla Elvis, quella con cui indirizzava il suo scherno verso chi non gli riconosceva credibilità.

In Italia non sei mai stato così popolare. Le radio ti passano più che negli anni ’80, e la tua musica è usata in pubblicità. Come ti spieghi di essere ancora attuale?
Credo che sia dal vivo che dai vecchi dischi arrivi un’energia vera, che il pubblico riconosce. Non mi stupisce che i vecchi pezzi siano suonati accanto a canzoni di oggi: li incidevamo cercando un sound che resistesse al tempo. Mi criticavano per le mie aperture ai suoni elettronici. Ma il tempo e gente come i Prodigy hanno dimostrato che puoi avere lo stesso tipo di carica senza usare solo chitarre.

Parlando di critiche. I puristi ti chiamavano “Il punk di Mtv”. Quanto ti dava noia?
Non molto, haha. Qualcuno può dire di non aver scoperto almeno un artista che gli piace grazie a Mtv? Di fatto, credo di aver inventato uno dei pochi modi di fare rock possibili in quella fase in cui la gente non era interessata a quella merce. Persino i Clash negli anni 80 cercarono altre strade, erano più lontani di me dal rock. La verità è che nel 1982 non potevo fare le cose che facevo nel 1977. Sarebbe stato penoso. John (Rotten, n.d.r.) lo sapeva, coi PIL è andato molto avanti, alcuni di quei suoi album sono tuttora fantastici. Io ero meno sperimentale: a me, come ai Ramones, piaceva il rock primordiale degli inizi.

Il tuo look è stato molto utile per il tuo successo. Merito della scuola di Malcolm McLaren?
La parola d’ordine, per tutti, era attirare l’attenzione. Che è una legge del rock in generale ma del punk soprattutto, anche se non piace sentirlo dire. In realtà, a partire dai Sex Pistols, sarebbe difficile dire chi NON cercava di attirare l’attenzione. Siouxsie girava con le tette fuori e con una svastica, haha… Quando negli anni 70 hai visto una cosa del genere, nel 2012 Lady Gaga non ti fa più nessun effetto. Ma non volevamo il successo. Ci piaceva essere parte di quel movimento. I Pistols avevano cambiato le nostre vite. Volevamo provocare, volevamo cambiare, volevamo sovvertire ogni cosa. Più davamo scandalo, e più gli inglesi si sentivano vecchi e imbarazzati. A un certo punto sembrava che tutti i limiti fossero saltati.

Una rabbia sociale che però in America non hai trovato.
L’Inghilterra degli anni 70 era un posto deprimente. Ma noi nel punk non trovammo solo rabbia, ma anche senso di libertà, creatività. Ricordo risse ma anche party selvaggi. Sto lavorando alla mia autobiografia, ma è un casino. Ogni tanto mi dico: non è possibile, questo è successo davvero? C’era del genio, c’era della follia… e c’era TANTO sesso. Eravamo tutti ragazzini, io ero uno dei più grandi e andavo all’università, i miei erano preoccupati. Ma ogni 20enne vorrebbe essere parte di qualcosa del genere.

Ti manca qualcosa di quell’epoca?
Non sono nostalgico. Tutto si deve evolvere. Mi mancano delle persone, questo sì. Per esempio, mi manca Joe Strummer. 

Sembri molto riflessivo oggi. Ripensi mai alla tua fase autodistruttiva? 
Pensavo di essere immortale, immune a tutto… Poi ho scoperto che io potevo farmi male più di ogni cosa. Per fortuna William Broad (il suo vero nome, n.d.r.) ha ripreso le redini di Billy Idol.

Sei un buon padre di famiglia?
Ah, si potrebbe discutere. Uno dei miei due figli ha una band. E mi dice: “Cristo, papà, eravate tremendi”, haha! E’ giusto, noi punk odiavamo i vecchi. Forse i giovani di oggi non ci odiano abbastanza…

Anni fa ho conosciuto un’italiana con cui sei andato a letto. Mi ha detto: “Quell’uomo è un miracolo”.  
Hahaha, ecco una buona recensione! Ora faccio il bravo, sto da tre anni con una ragazza – più giovane di me, inutile nasconderlo.

Lei è al corrente di come una nazione abbia usato l’esercito per buttarti fuori dai suoi confini?
Non credo lo sappia… Ma è successo anche questo. A Bangkok. Ho preso la suite di un albergo e ho fatto un festino di 20 giorni. Nessun limite. Finché un giorno hanno fatto irruzione dei soldati armati e mi hanno portato all’aeroporto.

Oggi non succederebbe. Sei salutista.
Hahahaha, rispetto a prima, ci vuol poco. Più che altro non mangio carne da anni. Non mi costa molto, ho sempre pensato che nel mangiare animali ci fosse una specie di crudele indifferenza, molto perbene. Non fa per me…