Tag: x factor

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

La gran voglia di Claudio Villa che promana dal giovane vincitore di Amici nonché dagli spettatori di tutti i talent e tutti i Sanremi.

In Italia, al potere c’è un 40enne conservatore e maschilista. È il rap.

In Italia, al potere c’è un 40enne conservatore e maschilista. È il rap.

In questo Paese, o ti prendi la rivincita imponendoti come rapper. O ti prendi la rivincita imponendoti come politico.

Classifica Generation, Stagione II episodio 4. Il Mengoni Factor

Classifica Generation, Stagione II episodio 4. Il Mengoni Factor

La settimana in cui Atlantico è, come da calendario, al n.1 è quella anche del tributo di XFactor al suo santino Marco Mengoni, nell’anno nono della sua miracolosa apparizione: per ben undici edizioni la prima delle popstar italiane con barba è stata la giustificazione dell’esistenza stessa di X Factor (se si eccettua l’aver permesso finalmente a Morgan e Manuel Agnelli di essere riconosciuti per strada dopo vent’anni di tentativi). Mengoni, trait d’union tra X Factor e Sanremo, Mengoni che piace alle mamme e alle figlie, Mengoni che permette, avendo l’accortezza di sfoderare un paio delle sue rime davanti a una cena semidecente (alla peggio la sottilissima “…Ma io ti voglio bene veramente”) di far guadagnare decine di punti anche a un maschio relativamente eterosessuale.
Mengoni è la X con cui l’Italia misura tutte le altre X, e d’altra parte il suo nuovo disco e soprattutto il singolo in auge suona come dodicimila (ma forse ho contato male, in ogni caso sto basso) canzoni pop degli ultimi tre anni, come i brani dei Coldmaroon Chaindragons, il gruppo guidato da Calvin Guetta e Katy Gaga. E non lo critico per questo, i veri fan del pop sono felici se il pop si rifà al pop, è la prova che il pop ha ragione, se così non fosse significherebbe che il pop ha sbagliato qualcosa, e questo non può succedere, il pop perfetto è quello che ottiene un miliardo di like quando la prima nota non è ancora finita, e ai suoi fan non piace la musica – quanto il pop.

(se per voi il ragionamento zoppica un po’, non siete pop come credete)

Poi, peraltro, io ho la sensazione che Mengoni appartenga al decennio scorso, non è strettamente il pop contemporaneo né quello che sta arrivando, che molto probabilmente conterrà ancora più plastica e meno eleganza, sarà più piatto e meno divertente – un po’ come la moda (non a caso, raga), e dovrà piacere ai ragazzi e ragazze di 10-12 anni, forza montante del mercato per come va tecnicamente strutturandosi. La cosa che mi ha incuriosito di più però, devo dire la verità, è stato lo sforzo anche meritorio di Mengoni di caratterizzare la propria personalità con una possente campagna promozionale culminata in iniziative artistiche e culturali concordate con il Comune di Milano e il sindaco meno froufrou che la città abbia mai avuto (non a caso è di Varedo, Brianza).
Perché se vuole metterci dentro dell’arte, deve farlo fuori dalla musica.
Nella musica non può farlo. E lo sa. Tant’è che, come The Kolors a Sanremo, si ritrova a cantare un pezzo su Frida Kahlo – come hanno fatto Coldplay, Emis Killa, Baby K, Chiara Galiazzo, Coez, e com’era quella cosa che dicevate sull’essere uguali al pop?

Resto della top ten. Al n.2 Mina, con un reboot dei suoi lavori con Lucio Battisti. Al n.3 Salmo, e al n.4 l’ex numero uno, Eros Ramazzotti – pensavo sarebbe sceso fin sotto il n.5, spinto dalle nuove uscite, ma Renato Zero (n.6) non ha più l’appeal di una volta così come Raffaella Carrà con le sue canzoni di Natale (Carramba, niente top ten: solo n.11). Ma a dire la verità pensavo che in top 5 sarebbero entrati Gazzelle (n.9) e Carl Brave con la versione deluxe di Notti brave (n.10). Invece al quinto posto sono risaliti i Maneskin, con un album uscito da un mese e mezzo, e sarei per prenderne atto.

Altri argomenti di conversazione. Entra al n.24 la raccolta Raf-Tozzi, che mescola in modo un po’ forzato le canzoni di due che magari hanno tratti in comune, ma magari non sono proprio la stessa cosa – però cosa vuoi fare, è l’ennesima testimonianza della dittatour dei tour. Dai sotterranei, entrano al n.32 il live a Glastonbury di David Bowie, e al n.79 lo strano (ma interessante, Dio mi perdoni) Songs for Judy di Neil Young. Escono dalla top 10 Michael Bublé, Elisa, Roberto Vecchioni, Ultimo (preparati, ché è arrivato Anastasio), Cristina D’Avena e i Pooh, dal n.6 al 36. Escono di classifica Biondo di Amici, dopo sole quattro settimane (cosa che parrebbe indicare che gli Amici vendono a maggio-giugno in una sorta di smania da puntata finale, poi spariscono in una botola con un urlo agghiacciante), Junior Cally (dopo un mese), Smashing Pumpkins (due settimane), il disco di Natale di Paola Iezzi (…eh), Sweetener di Ariana Grande, che 15 settimane or sono – ad agosto – entrò al n.1.

Sedicenti singoli. Al n.1 Sfera Ebbasta con il nuovo singolo in cui si faceva gli auguri, Happy Birtdhay – giacché è nato il 7 dicembre. Sì, li ha compiuti quella sera. Sì, lo so. Scende al n.2 Anastasio, risalgono al n.3 i Maneskin. Mengoni non è nella top ten dei singoli, nella quale Salmo conserva quattro titoli. Dopo l’eliminazione, la Cherofobia di Martina Attili è scesa dal n.2 al n.5, ma sempre davanti a Luna che è scesa dal n.6 al n.10, e a Naomi che malgrado il secondo posto continua a restare fuori dalla top 100.

Miglior vita. In classifica otto album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di 2,04 per cento; la posizione più alta è dei Queen che sono al n.14 con la colonna sonora di Bohemian Rhapsody (ma anche al n.18 con la Platinum collection).

Pinfloi. Scende al n.44 The dark side of the moon, ma sale al n.45 The wall, chiaro indice di una settimana di pessimismo indotto dalla cronaca, dall’Unione Europea, e dai primi stress da regali. Ma esce (subito) di classifica Wish you were here, del quale avevo celebrato l’inatteso ritorno, maledizione perché apro bocca?

Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

Ramazzotti spodesta Salmo dal n.1, ma lo sa anche lui, che la pacchia è finita. E cavalca tranquillo nella prateria.

Dibattito animale

Dibattito animale

Posizioni scomode sullo stato di salute della musica nel 2018. Sono scomode per un motivo preciso: sono seduto male.

Polemistan, cap. X – Le migliori polemiche del marzo 2018

Polemistan, cap. X – Le migliori polemiche del marzo 2018

Lo so, ho saltato le polemiche di febbraio. Per cui, recuperiamo subito.

Polemiche di Febbraio:
1. Sanremo.

Ok, finito.

Polemiche di Marzo:
oh, finalmente un mese serio.

1. Selvaggia Lucarelli, dimissioni da Rollinston dopo tre mesi. Pensavo che almeno lei durasse un po’. Dai, nemmeno il toro meccanico di Buona Domenica buttava giù la gente così facilmente. Anzi, visto come vengono scagliati via mi vengono in mente almeno tre persone che vedrei proprio volentieri come direttori – io con l’editore sono rimasto in discreti rapporti, se mi chiama glieli suggerisco volentieri. Però di tutte le cose che si sono dette a proposito di questa bella polemica, mi hanno incuriosito due cose dette da Lucarelli a Giornalettismo. 1) sono scomoda perché ho lavorato con Travaglio (…e qui non so se ridere o sparare pistolettate in aria a caso in stile Yosemite Sam) 2) do fastidio perché sono una donna (se non altro non è la versione di Scanzi: do fastidio perché sono stupendo) 3) quando andavo al giornale, sentivo l’ostilità degli anziani della redazione.
…Ora.
“I vecchi della redazione”?? Ma chi??? Lucarelli, quello con la maggiore anzianità lì dentro sarà arrivato al massimo da sei mesi, e non ha ancora del tutto preso confidenza col proprio sedile eiettabile.
Comunque non mi occuperò di questa polemica perché non sarebbe elegante da parte mia.
(ahaha)

2. Spotify sistema la falla che permetteva di craccare l’abbonamento a pagamento. Rimane quello gratuito, ma questo indigna molti indignados. Al che, molti si indignano con gli indignados. Al che, alcuni si indignano con chi s’indigna. Un ottimo esempio di polemica contemporanea. Molti vanno – come esimersi! – a insultare l’applicazione a casa sua. Si legge veramente, veramente di tutto.

 

 

Vi dirò. Io ho abbastanza fiducia nell’umanità. Penso che prima o poi verremo a capo di noi stessi. Ma credo che sia io che voi che i vostri figli e nipoti possiamo scordarci l’ipotesi di presenziare a quella fase.

3. Forse in quanto fan di De André, Salvini non ama i 99 Posse. E un po’ come il tifoso che un secondo dopo la vittoria della sua squadra corre sui social a infamare i nemici che soffre di più, brinda alla faccia loro. Ma chi mai si sarebbe aspettati Zulu e soci tra i primi bersagli della sua fanfara? A differenza dello straordinario statista, era da un po’ che – spiace ammetterlo –  alcuni di noi li avevano un po’ persi di vista, perciò risulta molto utile la spiegazione della misteriosa acrimonia data dal gruppo stesso.

In verità, la battuta che porta a casa l’intera annata è insospettabilmente di Roberto Saviano.

Ma parlando di battute.

4. A X Factor, Alessandro Cattelan non farebbe male a una mosca: tratta bene tutti i giudici, tutti i debuttanti, tutti gli ospiti internazionali, persino il raccomandato da Londra James Arthur, con tutta probabilità il cantautore più insulso e inutile di quest’epoca e pure di quelle a venire (perché in fondo, come ho detto, ho abbastanza fiducia nell’umanità). A E Poi C’è Cattelan invece non fa che attaccare briga (…briga, non Briga). Prima con Ermal Meta, provocato durante un’intervista a Noemi con una battuta un po’ fiacca («Avevo proposto a Noemi una canzone piena di luoghi comuni, lei ha detto ‘No, i luoghi comuni non vanno più’ e invece guarda un po’ chi ha vinto Sanremo»)
e, che cosa stranissima!, Ermal se l’è presa. E le sue fan pure (ciao, fan di Ermal).
Poi si sono offesi i fan di Mango – e la Basilicata intera, per una battuta così demente sulla morte di Mango (“Ultimo Mango a Parigi”) che, per quel poco che ho avuto a che fare con Mango (…ma era impossibile aver a che fare POCO con Mango) (“Pino basta, io questa intervista la devo sbobinare, stiamo parlando da un’ora e un quarto” “E io che c’entro, sei tu che fai le domande, io rispondo perché sono gentile. E adesso, lascia che ti parli di tutti i musicisti con cui ho suonato. Lo sai che ho lavorato con David Rhodes?” “Aaagh!”) avrebbe fatto ridere pure lui. In ogni caso, lungi da me dare consigli su come fare umorismo in un tv show all’americana. Tranne uno: mai fare battute sui cantanti. Voglio dire, ci sono la religione, le minoranze, gli anziani, insomma ci sono tanti argomenti su cui si possono fare battute seguite da un quantitativo accettabile di polemiche – ma MAI fare battute sui cantanti. So quel che dico. Più facile fare battute sul pallone, i tifosi delle squadre di calcio non ci fanno caso (va beh, magari non tutte). O comunque, se vuoi fare battute sui cantanti, dev’essere per mandarli al tappeto. Perché se non vanno ko, si rialzano come Terminator. Per esempio:

4. Venditti rules. Era il dicembre del 2000 (pazzesco che sia anche solo esistito, il dicembre del 2000) e una troupe de La vita in diretta, ineffabile programma di RaiUno, all’epoca condotto da Michele Cucuzza – fondatore di Radio Popolare, piace ricordarlo – blindò Venditti fuori da un ristorante. Antoné non ne volle sapere e rispose in malo modo: le immagini andarono in onda lo stesso con commenti sarcastici degli ottimi inviati del servizio pubblico, ma tanta grande bellezza fu riproposta pure nel 2005 in una “Classifica dei personaggi più antipatici e scorbutici del mondo dello spettacolo” (e qui devo riconoscere alla Rai che nel 2005, in era pre-social, era all’avanguardia sulle boiate). Antoné otteneva il n.2.
(vorrei TANTO sapere chi era il n.1, ma non ho trovato nulla) (escluderei Mango)
La voce fuori campo spiegava: «Chissà, forse Antonello Venditti non è più abituato alle luci della ribalta. Del resto, ormai è molto tempo che non lo illuminano più».
(ah, briganti) (che poi, per quanto mi riguarda, è naturale che succeda. Quando un riflettore incontra Venditti, è Venditti che lo illumina)

Antoné avrebbe potuto farsi una risata (no, non è vero: per una risata ci vuole una battuta). Scelse di fare causa NON per danno di immagine o cose del genere, ma per violazione del diritto all’oblio. Buffo, no? Nel 2014 la Corte d’Appello stabilì che il servizio rispettava “l’essenzialità della notizia e la sussistenza del diritto di satira”.
(si può discutere) (come di tutte le cose senza né capo né coda)
Invece la Cassazione, in questo mondo di ladri, gli ha dato ragione! Mi chiedo se questi 13 anni abbiano giocato a favore. Mi chiedo se sia il caso di iniziare a cancellare cose che ho scritto 13 anni fa. Mi chiedo se è il caso di fare una classifica dei più simpatici, con Ermal Meta, Elisa, Ligabue, Zampaglione – oh, accidenti, per me sono tutti numeri uno.

5. Vasco annuncia su Facebook la band per la tournée. E mancano all’appello “la Ferrari” Clara Moroni e Andrea “Cucchia” Innesto, sassofonista (fermo un giro perché “ha preso un terzo cartellino giallo”). La Clarona in realtà aprirà alcune date – nella band entra invece addirittura Beatrice Antolini – però qualcuno si adonta. Vasco si adonta il doppio: “Nessuno è obbligato a venire ai miei concerti E non devono piacere a tutti (…) Ai social-mentecatti, che mi immaginano nelle mani di altri o pensano di sapere come devo comportarmi, rispondo che Vasco Rossi sono io”. Che come risposta, dovrebbe sistemare tutto. Purtroppo, salta fuori che comunque, Cucchia non ci sarà anche perché “il sound e la set list che stanno nascendo in studio non prevedono il sax”. 

Oh, non so voi, ma mi crolla un mondo. Liberi liberi, Splendida giornata, Una canzone per te, Bollicine, Toffee – io non riesco a immaginare Vasco senza sax, è come un film di Tarantino in cui tutti sopravvivono. 

6. Morandi fotografato in un autogrill mentre fa scendere la pioggia. Si gira (cioè, non tutto. Solo la testa) per mandare a remengo la tipa, ma questa non rinuncia allo scoop e condivide l’immagine. Deve aver pensato che il rischio che Morandi le faccia causa è minimo. Infatti io fossi in lui farei causa all’autogrill. Aumento del 2,9% nel fatturato nel 2017, possono permetterselo.

7. Valerio Scanu contro Maria De Filippi. Nel suo SECONDO libro autobiografico, intitolato Giuro di dire la verità: dalla A alla Zia Mary
(sa già di opera fondamentale)
spiega che a Maria deve molto, sarebbe un ingrato a non riconoscerlo, ma ci sono stati momenti in cui è rimasto deluso e dimenticato da lei. “Disse che mi avrebbe aiutato dopo l’Isola dei Famosi ma non l’ha fatto”. Io mi meraviglio che abbia bisogno di aiuto, specie guardando la copertina del libro e ascoltando il nuovo brano Ed io, che ventila “la possibilità di un legame spirituale e reciproco tra l’Onnipotente e la fragile creatura umana… Il dubbio che si staglia nell’animo di ogni essere vivente, quello ancestrale dello spogliarsi della propria armatura per raggiungere e toccare le corde del divino, si risolve con l’immagine accecante di una cometa nel cielo: una stella più luminosa di tutte le altre perché fiera di portare in grembo l’Amore tra un Figlio e un Padre che si donano senza remore e limiti”.
Ok, forse ha bisogno di aiuto. E per finire:

8. Ministri contro Maneskin. “Certo che se il rock è quello che fanno loro… Complimenti a Manuel Agnelli che li ha lavorati ma cantare cover aggrappati a un palo non ci interessa”.
Neanche a me, ho già dato. Grazie per la visita, al mese prossimo.

 

Polemistan, cap. VIII. Le migliori polemiche del dicembre 2017

Polemistan, cap. VIII. Le migliori polemiche del dicembre 2017

MiticoVasco, Maneskin, Sanremo, Bono, QOTSA, Calcutta, Tiziano Ferro, X Factor. E naturalmente, Morganetto.

Vasco Fideles – Classifica Generation, cap. X

Vasco Fideles – Classifica Generation, cap. X

Tornando a quei 220mila possiamo a questo punto avanzare l’ipotesi che lailalalailalalai, li abbia fatti godere.

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

A Novembre l’estate è finalmente finita, e la gente come è naturale e sano che sia invece di andare in giro se ne è stata in casa a polemizzare comodamente. E quale, il piatto più saporito in questo menu sciabordante?
Allora, tanto per cominciare: Morrissey ha dichiarato
(…no, no, sto scherzando) (le polemiche messe in piedi da Morrissey mi annoiano così tanto che dovendo scegliere, forse preferirei ascoltare il disco di Morrissey)
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No, partiamo invece con una cosa nicchiosa ma piuttosto ghignosa – i biglietti per i King Crimson a Venezia, Teatro La Fenice, nel luglio prossimo. Come vedete dalla dicitura “Solo ascolto”, per 46 euro potrete entrare nello storico teatro, sentire le storiche canzoni della storica progband (non so in quale relativamente storica formazione) da dietro una storica colonna o forse in uno storico guardaroba. Che poi, non so se nel 21st century Fripp suoni ancora seduto, però secondo me è anche una cosa coerente, ascoltarlo nel modo meno spettacolare possibile – secondo me dovrebbero vendere un paio di biglietti a 3000 euro per cinque o sei poltrone girate a dargli le spalle per tutto il concerto.
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So che parlare di prog ha portato un po’ di gente a cambiare canale subito, quindi bilanciamo con la grana grossa: X Factor. Che garantisce una cornucopia di diatribe. Guardate, abbiamo polemiche su
1) Sam Smith. Era in playback, twittava la gente. No, ha cantato dal vivo – dice il comitato centrale di XF – però non in trasmissione, ma due giorni prima, martedì 31 ottobre!, c’è stato solo un problema tecnico. Ma sì, dai;
2) Gabriele Esposito. Eliminato, rivela che “Rita Bellanza è sopravvalutata”. Passiamo quindi a
3) Rita Bellanza. Eliminata, rivela che odia Sally, odia la musica italiana, viva il punk, accidenti ai Ros che a differenza di lei potevano sbagliare, accidenti alla gente che le scriveva “Fai schifo”, “Fai vomitare”, “Vergognati”. Mmh. Questo ha l’aria di essere effettivamente successo. E non ha l’aria di far parte del famoso, celebrato storytelling della trasmissione. Però magari, già che hanno tanto storytelling a cui pensare, due minuti per dire agli spettatori di darsi una calmata potrebbero prenderseli. Sempre che a scriverle non fosse Gabriele Esposito. Ma il clima nel programma è sempre volutamente sopra le righe, in modo da essere lietamente ripreso dalle homepage del giorno dopo. Su tutti i teatrini, svettano
4) Fedez-Agnelli. Se ho capito bene, il rocker ha fatto il franco tiratore come il centrosinistra con Prodi, il rapper lo ha accusato di aver tradito i patti, quello di Abbiategrasso lo ha invitato a essere adulto, quello di Buccinasco gli ha dato del “parac…” e dello “str…”. Ah, se siete turbati dai puntini di sospensione, sappiate che li prendo pari pari dalla AdnKronos, e li trovo molto carini, anche perché credo che il livello di turpiloquio chic del programma sia diventato patetico, per non parlare del fatto che nemmeno nella Mtv di Campo Dall’Orto si diceva così tanto “figata” e “spaccare” nel tentativo di aumentare il tasso di sfrontatezza giovanile.
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Comunque noi ci balocchiamo con X Factor, ma la vera trasmissione che spacca in questo fortunato Paese è il Grande Fratello Vip – col quale ha azzardato una polemica lo sbarazzino Ermal Meta: il programma, pensando di fare una figata, ha usato il suo brano Piccola anima come sottofondo per le manfrine dei sedicenti Cecilia e Ignazio. Su Twitter, Meta non ha apprezzato il metamessaggio, e ha scritto “Piccola anima sta al GFfvip come l’amore sta ad un armadio. Fate voi!”.
Sulle prime non avevo capito bene l’attacco frontale agli armadi. Poi una lettrice inestimabile mi ha svelato che il figlio di un ciclista e la sorella di una soubrette (i vip di cui sopra) sono stati ripresi durante un momento di sesso orale dentro a un armadio lasciato, astutamente, semiaperto. Curiosamente, Erma è stato accusato dai social di essere ermaloso – nessuno tocchi la tv cretina, faro della nostra civiltà.
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Mi chiedo se il mio non sia snobismo verso Canale 5, che in fondo ha la musica come fiore all’occhiello come dimostra anche l’attesissimo (…no, non è vero) ritorno di Music di Paolo Bonolis, reduce dai trionfi della telecronaca del Vasco Day. Dice l’ex componente dei Bimbumbam: “Sarà ospite Marilyn Manson e mi aspetto già le polemiche, perché viviamo in un Paese cattolico. Non so cosa potrà succedere con Luca Laurenti. Certo sono una bella coppia” ha svelato a Sorrisi e Canzoni. Forse la cosa più satanica che Manson può fare di questi tempi in effetti è duettare con Laurenti, ancora più che omaggiare Charlie Manson.
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…Volete fare una pausa?
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Ok, no. Roma: confermata al Macro la mostra sui Pink Floyd. Vanno molto queste mostre sul classic rock, del resto anche ai bambini piacciono i musei coi dinosauri. Il punto è che l’autorevole Artribune fa notare che le sale del Macro verranno chiuse per settimane a causa del laboroso allestimento. E per quanto si possa prevedere il fracassante successo dell’evento, scrive il giornale, “Perché allestire una mostra così commerciale e pop nello spazio che questa amministrazione ha voluto da subito immaginare destinato alla ricerca, alla sperimentazione e addirittura alla produzione artistica in loco? Come può uno spazio dedicato alla produzione trasformarsi in una location di mostre comprate chiavi in mano (questa la formula) a suon di milioni?”
Non lo so, ma la mostra viene dal Victoria & Albert Museum di Londra, ed è questo che trovo gustoso, che il rock paghi fior di soldi per entrare nei musei, che il culto miliardario dei Pinfloi costringa l’arte underground a sloggiare. E a proposito di Pinfloi, c’è di nuovo maretta attorno a Roger Waters, spalleggiato da Brian Eno, contro Nick Cave che suona in Israele. In compenso, ci sono diverse radio tedesche che hanno deciso di boicottare Waters per solidarietà con Israele e contro il pregiudizio antisemita. Lo sapevo che prima o poi l’appassionato impegno politico di Rogerone avrebbe unito tedeschi ed ebrei.
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Ma non posso chiudere senza il gran visir del Polemistan, Morganetto da Monza (un altro genio che l’hinterland milanese ha generosamente regalato alla nazione). “La denuncia di Asia Argento? Tardiva. Le violenze sono un’altra cosa non si ottengono vantaggi come posti di lavoro. Una madre così non è un buon modello per nostra figlia. #Weinstein mi fa quasi pietà, ora tutti contro di lui”.
Lei, con aplomb ammirevole, lo invita a scriverle in privato. Però a me spiace dirlo, perché è una frase odiosa di questi tempi e in qualsiasi tempo – però è innegabile, Asia se l’è cercata. Sì, si è davvero messa con Morganetto, e nessuno l’ha costretta. Almeno credo.
Riki, Thomas e il sadismo di Maria – ClassificaGeneration, cap. VIII

Riki, Thomas e il sadismo di Maria – ClassificaGeneration, cap. VIII

Nella fase di massima esposizione di X Factor, chi si prende il n.1 per un mese? Ma gli Amici, naturalmente.

Polemistan 6 – Le migliori polemiche dell’ottobre 2017

Polemistan 6 – Le migliori polemiche dell’ottobre 2017

Fabri Fibra, Fedez, Mara Maionchi, Morgan: d’arte e sessismo.

Classifica Generation, ep. IV. DeFilippi Domine

Classifica Generation, ep. IV. DeFilippi Domine

Primo, secondo, terzo posto: Maria, Maria, Maria.

Le tre major in brodo di nespole, perché Riki, Thomas e Federica incidono per loro, uno per ciascuna. Una prova di forza nei confronti dei rivali: non solo X Factor, cui una roba del genere non è mai riuscita e che fa sempre più fatica a piazzare i suoi finalisti in classifica. Ma anche nei confronti di Rtl 102,5, sia come casa discografica che come futura radio della suddetta X Factor, perché la indie più potente d’Italia incassa solamente un quarto posto dai suoi ex fenomeni The Kolors, principini del 2015 e a loro volta usciti da Amici. Come dire: non era Rtl. Era lei. Maria! Say it loud and there’s music playing, say it soft and it’s almost like praying… Maria, Maria.

Vero è ben che Maria da un po’ non dava una tale dimostrazione di strapotere in classifica. Cionondimeno, questa è venuta in un momento topico. Non seguo Amici – e per par condicio ho smesso di seguire X Factor, c’è una soglia di noia e livellamento verso il basso sotto la quale non sono disposto a scendere, non è snobismo (…la frase “Non è snobismo” finirà per ucciderci tutti); è che ho davvero già dato tanto alla totale inconsistenza, nella vita. Però grazie alla febbrile e costante attenzione dei nostri maggiori quotidiani, ho la percezione laterale che quest’anno ad Amici ci sia stato uno scandalismo continuo, liti tra Morgan e Maria, i ragazzi e i giudici, dev’essere stato morbosamente appassionante.

Siccome questa rubrica me lo impone, li ho ascoltati. Tramite Spotify, dove tutti e tre fanno numeri clamorosamente bassi, e credetemi, raramente ne ho visti così bassi per dei fenomenini della gioventù (accludo prove) mentre su YouTube viceversa marciano a milionate.

(e qui voi e io ci scambiamo un’occhiata significativa, e non aggiungiamo altro)

Li ho sentiti senza averli visti, cosa che potrebbe quindi essere determinante: magari vedendoli, scoprirei che hanno personalità. Sentendoli, invece, Riki (Riccardo Marcuzzo, n.1) e Federica (cognome Carta, n.3) mi suonano saporiti come la pasta in bianco del giorno dopo riscaldata, poi lasciata lì, riscaldata di nuovo, prova un tocchino di burro o una goccia d’olio, spruzza anche del parmigiano, magari due foglie di… – NO, non insistere guarda, dovrei proprio morir di fame per trovarla buona. Mi pare al contrario che il n.2, Thomas (cognome Bocchimpani) sia vivo in misura accettabile, nonché vertebrato. Ma siamo in democrazia, quindi è il n.1 a dettar legge.

Riki ha 25 anni, l’età in cui Amy Winehouse era già irrecuperabile; è di Pessano con Borgnago (non so nel resto d’Italia, quassù usano molto i paesi in joint-venture, tipo Vertemate con Minoprio), ha studiato Design della comunicazione e del prodotto, è cantautore, e il suo stile è molto fragolistico, nel senso di Lorenzo Fragola. “La corsa con te in braccio fatta per le scale, confondere lo zucchero al posto del sale, e ridere di niente che poi ci porta a foto di noi, ad un selfie venuto male. La pioggia allunga il cocktail fatto per restare ed il tuo mondo vola e intanto il ghiaccio cade, tu piano ti addormenti che poi ti porto dentro se vuoi mentre ti resto a guardare” recita Perdo le parole, il suo inno. Facciamola breve: i testi flirtano spudoratamente con l’imbarazzo vero, in compenso musicalmente non ha alcuna originalità. Occhio: questo non è più vissuto da nessuno come un difetto, anzi.

Qui il discorso da nostalgici è in agguato, e bisogna evitarlo con cura, perché non porta a niente. Ma penso che si possa dire, col distacco del darwinista e a temperatura ambiente, che i prodottoni commerciali dei decenni passati, i vincitori dei Festivalbar, al confronto c’era da invitarli al Greenwich Village in modo che declamassero tra Dylan e Ginsberg i testi di Non me la menare o Tranqui Funky, Ti pretendo o Bella stronza (e dal punto di vista di ritmo e melodia si prendevano più rischi, anche Raf e Masini). Il mainstream in arrivo sembra deliberatamente più vuoto e informe di quello che ci siamo lasciati alle spalle. Mi spiace cogliere in questo l’influenza dei media – perché nei media ci lavoro (…okay, non proprio con plastica disinvoltura, lo ammetto) ma come fai a non coglierla quando dal n.1 al n.4 hai nomi imposti da una trasmissione tv? E la verità dei nostri media è che a un certo punto hanno scommesso forte, MOLTO più forte di prima sul quasiniente; e in questo decennio molto più che negli anni rombanti di Berlusconi hanno abbassato l’asticella il più possibile – e io lo dico oggi come lo dicevo ieri (mi sentivate? …No, eh? Uff) che non è un ordine partito da Berlusconi, sarebbe piacevole pensarlo, invece sono decisioni prese da cento, mille, diecimila omini e donnine tutto sommato come me, forse come voi, qualcuno più influente e più in alto, poi giù, sempre meno – fino ad arrivare a me e voi, che siamo l’anello mancante tra il mediapeople e gli esseri umani (hehe).

Rispetto a un mainstream così piatto, Fedez o Mannarino finiscono per risultare alternativi, non so se mi spiego; Jovanotti poi ne esce come Michelangelo Buonarroti, in fondo ogni tre singoli svenevoli ne piazza regolarmente uno che guarda in faccia l’ascoltatore come se fosse senziente.

Chi ci salverà? Ghali? Lo Stato Sociale? Brunori Sas? Levante?

Ovviamente no. Sta ai cento, mille, diecimila omini chiedersi quanto veramente se la sentono di tenere ancora l’asticella così bassa, così bassa, facendo della propria vita un limbo. Ma non il quartiere alla periferia del Purgatorio – sapete, architettura razionalista, nebbiolina, campetti di pallacanestro dai quali dopo due giorni spariscono le retine. No, intendo proprio il limbo lalallallà la la, la la, Chubby Checker che canta, e avanti piegati senza rialzarsi mai.

Il resto della top ten. Cinque nuove entrate tra i primi dieci, più un ritorno dal n.20 al n.9 di Ermal Meta (giurato di Amici! Sempre viva l’Amicismo!). Due stranieri su dieci in alta classifica (Harry Styles e Linkin Park) e addirittura cinque ventenni in top ten!!! Per fortuna dajeRenà (che scende dal n.1 al n.5) e MiticoVasco (n.10) risollevano l’età media. In top 10 rimane, alla quarta settimana, anche Gabbani. Sapete, non credevo. Non penso che l’album sarà uno dei grandi successi di quest’anno, ma un po’ ha attecchito. Da segnalare l’ingresso dei Linkin Park al n.6 ma volendo anche California dei Blink 182 al n.14. Quanta pertinacia degli anni 90, in opposizione a tutto questo presente. A proposito, toglietemi la curiosità, anche voi vedete Ambra dappertutto? Ambra attrice (…tanto brava), Ambra giudice di talent, Ambra ospite d’onore, Ambra star al funerale di Boncompagni, Ambra compie 40 anni, Ambra contro gli haters, Ambra di nuovo con Quaglia (non so chi sia, spero sia degno di lei). E il bello è che è ancora meno interessante di quando era giovane.

Escono dalla top 10 Fabri Fibra (n.12), Ed Sheeran (n.15), Izi (n.17) il live di Francesco Renga (dal n.5 al n.23) e Omar Pedrini, il cui Come se non ci fosse un domani scende dal n.10 al n.39 come se non… (mi interrompo sulla soglia di un umorismo conversazionale innecessario).

Escono proprio dalla classifica i Paramore (whoops, dopo una settimana), Lo Stato Sociale (dopo 10 settimane), LaGiusy Ferreri e Le Luci della Centrale Elettrica (11 settimane di permanenza) e i blues al sangue dei Rolling Stones (24 settimane, nemmeno poco per l’album che era).

Altri argomenti di conversazione. Lou X entra al n.18 con La realtà, la lealtà e lo scontro, mentre l’edizione deluxe di Spirito dei Litfiba entra al n.16 (wow) e Silvio Dante dei Sopranos entra al n.59. Solo quattro album sono in classifica da più di un anno, e solo uno da più di due – ovviamente è TZN, n.54 dopo 130 settimane. Lo seguono i Coldplay (n.32, in classifica da 77 settimane), Alessandra Amoroso da 71 (piuttosto in alto anche lei, al n.41), Hellvisback di Salmo (n.53) qui con noi da 68 settimane, e Black Cat di Zucchero, al n.36 dopo 56 settimane. Forse noterete che ci ha lasciato qualcuno: è Passione Maledetta 2.0 dei Modà, che si è fermato a 77 settimane – sia lode a te, o Cristo. Segnalo poi in classifica un grosso viavai di vecchie glorie, pare di stare a Novegro tra I vinilisti: ci sono Led Zeppelin IV (n.99), parecchi Iron Maiden, Back in black degli AC/DC (n.77), Kind of blue di Miles Davis (n.62), Songs from the wood dei Jethro Tull (n.35). Ma dalle vecchie glorie passiamo sardcallidamente onicamente alle glorie che hanno smesso di invecchiare:

Miglior vita. Eccolo Chris Cornell, e tutte le gnagnere sulla generazione generaziosa che portano Superunknown dei Soundgarden dal n.96 al n.28: è un ottimo risultato, altri funerali l’anno scorso non avevano avuto lo stesso felice esito. Entrano persino gli Audioslave al n.79 e – tenetevi forte – i Temple of the Dog al n.87!!!! Non so se c’erano mai stati, in classifica in Italia. Un giorno o l’altro la morte la dovrò brevettare, allora sì che diventerò ricco. Peraltro nel singhiozzo grunge, anche l’Unplugged dei Nirvana entra in classifica (n.85) perché è un po’ morta una generazione, ma non il suo portafogli. A proposito, Nevermind dal n.72 al 66. In totale otto artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di capitani della Roma.

Pinfloi. The dark side of the moon sale dal n.38 al n.33, cosa che imputerei al fatto che è finito il campionato e viene naturale un momento di riflessione complessiva sull’esistenza. La laconica accettazione del vertice dei potenti a Taormina viene testimoniata dalla discesa di Wish you were here dal n.49 al n.60 e The wall dal n.51 al 61 (una posizione più sotto, sì. Lo fate per esasperarmi). Ma non finisce qui – siete seduti? Al n.93 fa il suo ingresso nientemeno che ANIMALS!!! La sarabanda di rantolante amarezza che normalmente viene evitata dai parvenu del Watersianesimo appare, per una volta, dietro ai tre album confratelli, più dolcemente depressivi. La mia ipotesi in merito è che sia uno dei 50 step della Blue Whale.