Tag: Thegiornalisti

Gazzelle e l’indie-pop italiano ovvero la furibonda vendetta di Pupo – TheClassifica ep.7/2021

Gazzelle e l’indie-pop italiano ovvero la furibonda vendetta di Pupo – TheClassifica ep.7/2021

“We learned more from a three minute record than we ever learned in school” (Bruce Springsteen, No surrender)   Ogni tanto ho la sensazione che abbiamo tutti – e dico davvero tutti – la percezione di cosa stia succedendo tutto intorno. Cioè siamo l’opposto del 

Classifica Paradiso – Le 10 canzoni di Battisti che non piacciono a nessuno

Classifica Paradiso – Le 10 canzoni di Battisti che non piacciono a nessuno

Seduto sotto un platano dell’aeroporto di Bruxelles, un bicchiere di cognac, 35 morti ai confini di Israele e Giordania.

The great tormenton swindle

The great tormenton swindle

Visto che le hit estive l’anno scorso hanno dominato le charts annuali dei singoli

(nel senso che le canzoncine balneari hanno messo in riga le canzoncine di TUTTE le altre stagioni) (5 tra i 10 brani più ascoltati in tutto l’anno) (per farvi capire molto rapidamente come siamo messi)

e visto che la solerte discografia ha risposto con un assalto di azzeccatissimi tormentoni, mi pare appropriato, per la mia missione di vaniloquente interprete delle classifiche, dedicare un’analisina di fine luglio alle canzoni piene di freschezza che ci stanno accompagnando nell’estate 2019. Sia chiaro, non intendo sostituirmi a Power Hits Estate, meritoria iniziativa di RTL 102,5.

Questo che esibisco è proprio un titolo buffo, mi spiace di averci fatto dell’IroniaDelWeb e mi scuso con il collega, sempre che sia lui il responsabile (certo, la foto di Jovanotti come pretendente al trono degli irresistibili tormentoni è un po’ forzata, forse la redazione gli doveva un favore) (leggi: al suo ufficio stampa). Però mi offre l’occasione di ragguagliarvi sulla situazione del comparto.

Il momento è delicato: malgrado sul mercato sia stata immensa una quantità di prodotti senza precedenti, superiore persino a quella degli anni 60,

(o forse proprio per questo)

al momento le eccellenze italiane soccombono di fronte al prodotto internazionale. Al n.1 c’è Señorita di Shawn Mendes & Camila Cabello, due EXTRACOMUNITARI. La loro canzone primeggia pur essendo fabbricata in fin dei conti con lo stesso procedimento delle nostre hit estive (il titolo latino, l’accoppiata piaciona, l’indispensabile namedropping di un cocktail – il Tequila sunrise). E anche a causa della perfida MacheteMixtape4 che ha scompaginato la classifica. Così, malgrado l’uso di ritmi latini rigorosamente ITALIANI, il bilancio non è così trionfale: questa è la situazione attuale dei brani ITALIANI deliberatamente composti per rendere caliente la nostra estate #tuttadavivere.

SONO IN TOP 10. EUREKA:

Dove e quando, di Benji & Fede (n.2)

Jambo, de LaGiusy, Takagi & Ketra. Al quarto posto. Non sul podio. Doh!

Una volta ancora, di Fred De Palma & Ana Mena (n.5)

Ostia Lido, di J-Ax (n.6)

Mambo Salentino, di Boomdabash feat. Alessandra Amoroso (n.7)

Calipso, di Charlie Charles e le sue celebrities (n.8)

Playa, di BabyK (n.10)

(…whew. Quest’anno l’hai presa per i capelli, eh, Baby?)

PORTANO A CASA IL RISULTATO

Dall’11mo posto al 20mo, sguazzano nella tonnara dei tormentini Boro Boro con Lento (per capirci: Rapapampam – insomma quello al quale i cannabinoidi non bastano mai), Arrogante di Irama, Margarita di Elodie & Marracash, La hit dell’estate di Shade.

NON BENISSIMO

Non sono in top 20 Maradona y Pelé dei Thegiornalisti, Senza pensieri di Rovazzi, Corazòn morado di Elettra Lamborghini & Sfera Ebbasta. Forse si aspettavano di più, però beccheggiano in un rispettabile centroclassifica, dai.

FUORI DALLA TOP 40

Nuova era di Jovanotti, Polynesia di Gazzelle. Penso che uno dei due potesse fare meglio.

FUORI DALLA TOP 80

La libertad di Alvaro Soler, Turbococco di Ghali. Ouch.

FUORI EZIANDIO DALLA CLASSIFICA INTIERA

Loredana Berté (Tequila e San Miguel), Max Pezzali (Welcome to Miami), Annalisa (Avocado toast), Gabbani (È un’Altra Cosa) Emis Killa (Tijuana), iPantellas (Italiani in vacanza), Gigi D’Alessio feat. Gué Pequeno (Quanto amore si dà), Lo Stato Sociale feat. Arisa feat. Myss Keta (DJ di M#@#@).

Comunque dai, l’importante è partecipare.

RADIO GOOGOO
Cionondimeno, bastano le piattaforme di streaming a incoronare un tormentone? Dove mettiamo le radio, compagne insostituibili della nostra allegria balneare? La top 20 di EarOne ristabilisce le gerarchie, diffondendo sul POPOLO una irresistibile pioggia di azzeccatissimi tormentoni.

Tuttavia in detta top 20 di Ear One non compaiono, malgrado la popolarità in streaming indice del gradimento dei GIOVANI, alcuni nomi importanti. E sono:

Elettra Lamborghini, BoroBoro, Shade, Fred De Palma.

Viceversa le radio apprezzano molto più di quanto facciano i GIOVANI brani come Vento del sud di Tiromancino (n.11) e Turbococco di Ghali (n.13) – e poi va beh, vuoi non avere in rotazione pesante Polvere di stelle (n.14) di MiticoLiga? A margine, dalla top 20 delle radio apprendo che pure Dolcenera si è giocata la carta della hit estiva, con la dolceamara Amaremare.

Però è così antipatico fare distinzioni tra GIOVANI e adulti. Quindi andiamo a vedere nella piattaforma che mette d’accordo le generazioni, la massima fonte di musica del pianeta – anche se non vale per le classifiche perché ha questa abitudine birichina di pagare i cantanti meno di una miseria.

CAPIRE YOUTUBE
Se chiediamo a YouTube i video musicali più popolari in Italia, ci indica cose strane. Ma visto il rispetto che devo a professionisti integerrimi, sarò più preciso: ci indica quello che vuole che il POPOLO sappia. Intendo dire che se cliccate “i più popolari”, in questo mese sono per esempio Elettra Lamborghini, Madman e Gemitaiz, Machete, Modà, Gemitaiz e Jake La Furia.

Per sapere invece quali sono i più visti (ancorché, evidentemente, non POPOLARI), dovete cercarli uno a uno, o aspettare lo scemo che lo fa per voi – eccomi, mi cercavate?

Ovviamente chi è uscito prima può contare, potenzialmente, su più clic. Ora, io non ho tempo (perdonatemi) di controllare cosa sia davvero uscito “1 mese fa”, “2 mesi fa” come dice genericamente Youtube, che non contempla il “mese e mezzo fa”. Comunque, anche se non stiamo parlando di video usciti parecchio tempo prima di quelli indicati come più POPOLARI, cercherò di fare due raggruppamenti. Video caricati 2 mesi fa, contro i video caricati da 1 mese. A voi valutare dove inserire, in un’ipotetica classifica, i tre video che hanno avuto più tempo per convincerci della loro irresistibile verve.

(se nei titoli mi salta qualche featuring e qualche PRODUCER mi scuso: non si offendano i RE MIDA dell’estate)

PRIMI A PARTIRE (2 mesi fa)

Mahmood Fabri Sfera CharlieCharles Dardust: Calipso35 milioni di visualizzazioni

J-Ax: Ostia Lido – 34 milioni

Thegiornalisti: Maradona y Pelé – 8,4 milioni

BOLLINO ROSSO (1 mese fa)

LaGiusy Takagi Ketra: Jambo – 35 milioni di visualizzazioni
Boomdabash Sandrina Amoroso: Mambo Salentino – 31 milioni di visualizzazioni
Irama: Arrogante – 26 milioni
Benji & Fede: Dove e quando – 25 milioni
Fred De Palma & Ana Mena: Una volta ancora – 24 milioni
Baby K: Playa – 16 milioni
Elodie & Marracash: Margarita – 16 milioni
Shade: La hit dell’estate 10 milioni
Boroboro & Mambolosco: Lento – 6,6 milioni
iPantellas: Italiani in vacanza – 6,3 milioni
Ghali: Turbococco – 2,9 milioni
Jovanotti: Nuova era – 2,7 milioni
Annalisa: Avocado toast – 2,2 milioni
Emis Killa: Tijuana – 1,6 milioni
Loredana Berté: Tequila e San Miguel – 1,3 milioni
Max Pezzali: Welcome to Miami – 0,6 milioni
LoStatoSociale, Arisa, Myss Keta: DJ di m**** – 0,5 milioni

(se non state vedendo dati sui vostri rappusi o i vostri Ultimi preferiti, lo ribadisco: sto facendo un confronto interno alle SUMMER HITS. Quelle che si prefiggono questo intento, e con le cattive)

A prima vista, Boro Boro piace molto su streaming, e un po’ meno su YouTube, mentre a iPantellas su streaming, senza video brulicante di buonumore per 14enni, finisce per mancare quel quid. Il video poi manda Irama in Champions League, e salva Ghali e Annalisa dalla zona retrocessione.

Ma naturalmente siamo solo a metà campionato. L’estate è ancora lunga.

E, va da sé, tutta da vivere.

Sono stato a Fregene con Coez – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 11

Sono stato a Fregene con Coez – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 11

No, non è vero, lui è troppo impegnato a pianificare la propria elezione a sindaco.

Dibattito animale

Dibattito animale

Posizioni scomode sullo stato di salute della musica nel 2018. Sono scomode per un motivo preciso: sono seduto male.

Polemistan 5 – Le migliori polemiche del settembre 2017

Polemistan 5 – Le migliori polemiche del settembre 2017

Che invidia. Con tutto l’impegno che ci mettiamo noi musichieri, ma anche i vicini di stamberga dell’editoria, della cultura, e persino i rettiliani Netflixiani, ecco che la polemica più bella di settembre l’hanno avuta gli estinguendi per eccellenza: i cinefili. E questo grazie al Mullah dei critici, Goffredo Fofi, che mulinando il suo mazzafrusto si è scagliato contro il nuovo album di Hans Zimmer, Dunkirk (quello accompagnato da un videoclip di Chris Nolan di un’ora e tre quarti) e i suoi apprezzatori:
“Gli pseudocritici del web, vittime consenzienti della stupidità programmata dai poteri (web = ragnatela, in cui il capitale contemporaneo cattura e divora o, al meglio, castra i moscerini che siamo) ma la perdita di senso dell’esperienza, e in questo caso dell’esperienza estetica e prima ancora morale, va combattuta con tutte le (poche) armi che si hanno a disposizione”.
Michele Silenzi, sul Foglio, ama tutto quello che odia Fofi, da Dunkirk a La la land, e sdegna: “La recensione di Fofi svela l’ideologia in cui sguazza certa cultura”.
(quando leggo “certa cultura” penso che sia mancato il coraggio di scrivere “certa sinistra” – però lo scopo è farli sembrare sinonimi, non è vero?)
È una bellissima polemica da Armageddon critica, un po’ come se Castaldo (…perché Bertoncelli è gran faina e non lo farebbe mai anche se lo pensa) indirizzasse i suoi strali verso le recensioni delle mie consimili vittime consenzienti – io a dire il vero mi sento parte di un sottoinsieme: non sono vittima consenziente, sono vittima tonta. Se ho dato il consenso a qualcosa qui è perché ho firmato da qualche parte dove c’erano le crocette tipo i contratti da sedici pagine delle banche – “Ne metta una qui, e una qui, e una qui, e un’altra qui, un’altra e poi ancora due e poi un’altra e abbiamo finito”. Però mi scuote un brivido a quelle parole: “La perdita di senso dell’esperienza estetica e prima ancora morale va combattuta con tutte le armi a disposizione”. Perciò ECCOMI, Goffredo, a prendere indefessa posizione sulle polemiche musicali del mese. E al primo posto, ci sono senz’altro
1. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.1 (High tide and green grass): sono vecchi.
Ah, davvero.
Wow. C’è gente attenta, in giro.
Okay.
2. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.2 (Through the past, darkly): suonano male.
Questo è già più interessante. Ma anche qui: vi accorgete NEL 2017 che Keith Richards va per conto suo perché lui è lui? Lo fa dal tour del 1982, e quel sant’uomo di Ron Wood diventa scemo a mettere toppe. E comunque: la sua compiaciuta debosceria non è uno degli aspetti per cui smaniate per lui e avete comprato la sua autobiografia? E dai, su.
3. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.3 (Jump back): pagare 115 euro per vedere DEGLI ALBERI.
(non nel senso delle vecchie quercie sul palco) (proprio alberi, alberi infiniti e lucchesi, tra palco e realtà)
In un’intervista un po’ incauta al Tirreno, Mimmo D’Alessandro ha spiegato che per vedere meglio bastava pagare di più. «Era un concerto rock, non una prima alla Scala. Forse chi si lamenta non è mai stato a un evento di questo tipo. Chi è appassionato di questi eventi arriva prima per prendere i posti migliori e non si sposta neppure se l’ammazzi. Ad andare in bagno non ci pensa proprio. Se uno non è abituato può starsene a casa e guardare l’evento su Youtube». Francesco Prisco, sul Sole 24 Ore, pare solidale e stigmatizza il tipico esposto del Codacons: “Ci sarebbe da dire che in tanti anni che seguiamo concerti, tantissime volte ci è capitato di non vedere il palco”, si vanta.
(e qui potrei rievocare Fofi e la faccenda della perdita di senso dell’esperienza).
Però a me questa idea di concerto come momento feroce di selezione darwiniana piace molto, penso sia un aggiornamento importante delle teorie Debordiane sulla Società dello Spettacolo: lo show non vi deve PIACERE (pah!): oscuro è il Suo disegno e misteriose sono le Sue vie.
Ma a proposito di show ed epifanie,
4. Il tour di Jovanotti si ferma ad Acireale e non a Eboli, rovinando un titolo che da solo avrebbe dato fama e ricchezza a milioni di titolisti. Il punto è che fa tipo novanta concerti al nord, dieci al centro, e poi una scorribanda lontano dall’Italia: Zurigo, Vienna, Acireale. Al sud mancano gli spazi, sarebbe la giustificazione. Dato che fa 10 concerti per 12mila persone a sera a Milano e otto a Firenze per 7800 persone a sera, potrebbe trovare un posto da 4000 persone a Bari (che c’è) e stare lì un mese. Oppure un posto da 100 persone a Manfredonia e starci 120 giorni. Oppure fare delle performance romantiche a Gallipoli, 6mila concerti per coppie innamorate col solo repertorio amoroso, i numerosi singoli in cui esaurisce petrarchescamente il concetto di “aaohaaohaahh”.
5. Non ho rinvenuto alcuna polemica sui Macchianera Awards (MIA17). Qualcosa non va.
6. Il 18 settembre l’Istituto Comprensivo Pirandello di Taranto ha ospitato la cerimonia di apertura dell’anno scolastico alla presenza di Sergio Mattarella (è il Presidente della Repubblica). C’erano Ermal Meta e Michele Bravi (dite anche voi con me: “Quando andavo a scuola io queste cose non succedevano”) e c’era un balletto di bimbi sulle note di Despacito, e soprattutto sulle parole di Despacito: “Fammi oltrepassare le tue aree di pericolo fino a farti urlare”. Ma considerando che non c’è tormentone estivo gradito ai bambini che sia privo di momenti birichini, dalle “ragazze col grilletto facile” dei due Comunisticolrolex al “Diplomiamoci in hangover!” di Baby K, e che davanti al Presidente cantare Pamplona (“In Italia non funziona un cazzo!”) sarebbe stato poco meglio del labirinto logico inespugnabile de L’esercito del selfie (“Mi manchi nella lista delle cose che non ho”): tutto sommato hanno scelto il male minore.
7. Liam dice che Noel negli Oasis è stato poco più che un suo utile assistente. Sì, è stato bello commentare perché non c’era niente di più sanguoso – ma già sapendo che non è una polemica: è Liam.
8. Tiziano Ferro pubblica la foto di una scritta su un muro con un verso di una sua canzone. “Il fatto che qualcuno scelga una mia frase per urlare il proprio amore su un muro mi commuove sempre. Per un attimo mi sembra quasi che i social network non abbiano rovinato tutto”. La pagina Facebook RomaFaSchifo lo smentisce più rapidamente che può, pubblicando lo scatto e gridando a Ferro: “Maledetto!” per il deturpamento. La gente si accoda sacristando perché giustifica l’imbrattamento dei muri. TZN rimuove la foto, si scusa, poi gli torna la melanconia per la tirannia dei social. “Io non ho il carattere per fare questa cosa, e vi dirò di più: quando ho scelto di fare questo lavoro non mi hanno detto che sarebbe andata così. Non ho firmato per questo. Non ho la tempra per potermi confrontare con le opinioni di tutti, tutti i giorni”.
Titti, tieni duro ancora un po’, sono gli ultimi anni in cui serviranno delle popstar: i prossimi anni saranno degli YouTubers, però non quelli lobotomizzati di oggi – no, verranno scelti direttamente dai partiti, e i partiti verranno scelti dall’ALGORITMO.
9. Lady Gaga a Madonna. “Io l’ho sempre ammirata qualunque cosa dica di me, ma se non le vado a genio me lo dica in faccia, e non dalla tv”.
(…un momento. Non è la stessa cosa?)
Comunque, “Io sono italiana e sono di New York, quindi, cioè, se ho un problema con qualcuno, io te lo dico in faccia”, conclude con il più classico dei “So’ sincera” tronistici. Beninteso Madonna sarebbe italiana anche lei, però di Detroit, è tipo Roma vs Torino, e a schiettezza si sa chi vince, ché a Detroit sono falsi e cortesi.
10. E per finire: Baglioni! Non solo direttore artistico! Ma anche CONDUTTORE di Sanremo 2018!
Ebbene, io ho solo una cosa da dire in proposito, una sola e definitiva,
e vigliacco se me la ricordo.
RTL 102,5 e le hit piene di potere

RTL 102,5 e le hit piene di potere

RTL 102,5 Powerhits Estate: lo zombie del Festivalbar.

Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI

Le costanti del tormentone – Classifica Generation Ep.VI

Il 2016 ha ucciso le rockstar. Il 2017 ha resuscitato il tormentone estivo.

Classifica Generation, Ep. 0. Ovvero: goodbye, Mr. Seymandi

Classifica Generation, Ep. 0. Ovvero: goodbye, Mr. Seymandi

Mi spiace per Gué Pequeno. Non avrà da me l’enciclica che di norma spetta a chi va al n.1 della classifica degli album. Perché quella che lo vede al n.1 NON è la classifica degli album: dal luglio 2017 è diventata un’altra cosa, e tocca dirlo. Beninteso il suo Gentleman (che subentra alla Dark Polo Gang, scesa al n.4) non è al n.1 per caso, anzi: grazie alla popolarità personale e al genere dell’artista è forse il disco più indicato per inaugurare, dall’alto, questa cosa nuova.

 

Mi spiace anche per voi. Credo abbiate già visto il malloppo che incombe qui sotto. Non sarò breve, non si può. Cercherò di essere meno tecnico e pesante possibile. Se ci sono nerd in sala possono farsi un giro, non intendo essere troppo dettagliato (ma occhio: potrei. Non provocatemi).

 

Mi spiace per la classifica, è finita. Addio Lelio Luttazzi, addio Discoring e Maurizio Seymandi. Forse l’avete letto da qualche parte: la FIMI (che è tipo la UEFA dei discografici) ha giubilato la classifica delle vendite dei cd in favore di una che alle vendite effettive misurate in un campione di 3.400 punti vendita (all’anima del campione: io mai avrei creduto che i negozi di dischi in Italia fossero più di 2000. Metà dei quali a Genova, in ogni caso) mescolerà d’ora in poi gli ascolti in streaming, non necessariamente di TUTTI i pezzi dell’album, ed effettuati sia a pagamento che gratis (!).
Parametrando, convertendo e ponderando, ci forniscono un dato che – non saprei definire la cosa in altro modo – cerca di quantificare la popolarità di un artista che ha fatto un nuovo disco. In pratica hanno creato un nuovo social, col quale attribuire dischi d’oro e platino virtuali grazie ai quali gli uffici stampa potranno suonare le vuvuzelas, mentre su Instagram i rapper col Rolex potranno ostentare dozzine di pezzi di plastica luccicante oltre agli abiti da scemocoisoldi di cui sono testimonial.

 

(qui potrei infierire, perché già la prima tornata di nuovi dischi d’oro e di platino è stata subito revocata per un errore tecnico della FIMI, quando già i suddetti tweet e comunicati stampa trionfali erano partiti) (…infierisco solo in un caso: quello dei Thegiornalisti, perché in un anno non sono riusciti ad avere uno stupido disco d’oro da 25mila stupide copie) (è una cosa abnorme, hanno avuto più articoli che dischi venduti, hanno venduto meno di gente che nessuno si fila, cionondimeno non ho avuto altra scelta che cambiare thenome a questa rubrica, e non perdonerò mai né loro né i media) (nel contempo prendo atto che ribattezzandola con l’insulso e fintoaccattivante nome Classifica Generation un po’ ci avevo preso) (perché questo oggi ci ritroviamo: una classifica supergiovane, una classifica bellazio)

 

I primi effetti del terremotino sono il balzo in avanti dell’hip-hop italiano: 5 su 10 rapper in top 10, anche con dischi non nuovi, come Fabri Fibra che risale dal n.19 al 10 – ma pure Sferaebbasta che passa dal 46 al 15, Coez dal n.63 al 17, Tedua che era sotto il n.100 (!) e balza al n.29. Ascendono leggiadri anche quegli americani che non riuscivano a imporsi da noi, con grossa soddisfazione dei boss stranieri delle major: Kendrick Lamar sale dal n.99 al 40, DJ Khaled dal n.76 al 35. Ci sono 40 (QUARANTA) nuove entrate in classifica.

 

Chi paga dazio? Intanto, mi azzardo a dire, MiticoVasco.
Perché anche se Gué Pequeno è un contender fortissimo anche negli album, Nella Mia Umile Opinione dopo #ModenaPark il KOM avrà pur avuto una festosa impennata nelle vendite di cd. Ma col nuovo sistema, sale solo al n.3. Dietro a Gué? Ci può stare. Ma dietro a Riki capo degli Amiki? Non la bevo. Quel che è certo è che nel momento in cui viene reso meno significativo il divario tra musica che vale denaro contante e quella che non lo vale, il siluro colpisce gli evergreen, che continuavano onestamente a fare il loro dovere: Sgt Pepper dei Beatles passa dal n.27 al 74, e i Pink Floyd rimangono con un solo album in classifica, che ovviamente è The dark side of the moon – ma slittato dal n.41 all’84. Purple rain di Prince, che sette giorni fa era entrato al n.13 in classifica grazie all’edizione deluxe, nel giro di una settimana passa da uno dei dischi più acquistati a uno dei più ignorati, uscendo completamente dalla top 100. 
Ma sapete, Prince è deceduto! E c’è una vera ecatombe (ehm, pardon) tra gli artisti che hanno lasciato questa valle di Paoli Bonolis. Se siete lettori abituali, tenetevi forte: c’è un solo morto in classifica, ed è se non altro il morto di tutti i morti, Kurt Cobain: Nevermind galleggia al n.84 come la bara di Quiqueg, ma fate tanti saluti a De André, Bowie, Freddie Mercury e tutti gli altri che ci cantano dall’aldilà. Non essendo popolari nello streaming (Battisti nemmeno c’è), si accomodano fuori da questa classifica che, grazie ai cd venduti, li vedeva sempre presenti.

 

Ma non si dica che pagano pegno solo i vekki o i defunti. I giovani The Kolors, dopo sole sei settimane in classifica, ne vengono gittati fuori. Ok, si era visto da subito che il loro exploit (defilippiano) di soli 2 anni fa non era ripetibile. Però dal n.39 scendono sottozero (cioè sotto il 100) e sa di colpo durissimo per il sistema distributivo di Baraonda/RTL 102,5, che evidentemente puntava molto sulla distribuzione mirata del cd fisico, ma soccombe al nuovo sistema (grossi sorrisi e pacche sulle spalle nelle sedi delle tre major, che si ritrovano 90 album su 100 in classifica).
Ma perché questa rivoluzione? Solo per quel nuovismo che è un valore in sé, stile Leopolda? In fondo erano anni in cui sì, lo streaming era in crescita ma il cd non era in drastico calo – e comunque grazie ai cosiddetti firmacopie nei negozi continuava a rappresentare una fetta di mercato ben più consistente del vinile, che però con il suo 6% la FIMI continua a monitorare con una classifica specifica di recentissima istituzione.
Allora, io qui mi vedo costretto a pontificare come mai prima d’ora avevo pontificato. Perché in verità vi dico che da italiani, dovreste già sapere che il migliore alibi per una decisione strampalata è, da sempre: “Abbiamo deciso di imitare quelli più ricchi di noi, giacché essi sono certamente più intelligenti e moderni”.
Inutile dire che quelli più ricchi e importanti sono 1) americani e 2) inglesi (gli altri popoli sono sostanzialmente sfigati come noi) (tranne gli svedesi perché sono alti e biondi e hanno la stima degli inglesi e l’IKEA). Invero gli americani, nell’istituzione che è Billboard, hanno conservato la classifica delle vendite degli album, perché resta uno strumento necessario a chi lavora con la musica. Però hanno sostanzialmente deciso di convogliare l’attenzione del pubblico sul gradimento complessivo ottenuto da un artista e dai suoi brani, espresso aprendo il portafogli per sentirli ma anche ascoltandoli agratis su Spotify o Deezer (ma non su YouTube, turpe inimico delle case discografiche. Quasi quanto la pirateria). Quanto agli inglesi, la loro brillante rivoluzione ha causato paradossi che tra poco illustrerò anche per la nostra classifica dei singoli.

 

(…SINGOLI??) Di solito, con la sola possibile esclusione dell’estate, momento in cui l’artista italiano punta al tormentone senza ritegno a partire dal 2015 (anno in cui dopo anni Roma-Bangkok ha rimesso a sorpresa il tricolore al n.1 della classifica annuale assoluta dei singoli) la classifica dei singoli era una classifica invasa dagli stranieri, in particolare da quando Spotify e AppleMusic propongono le playlist globalone che creano un grazioso effetto di moltiplicazione: tutti vogliono ascoltare i pezzi megafamosi della top 50, che in questo modo rafforzano la loro posizione megafamosa nella top 50. Questo meccanismo semplice ma ineccepibile fino a qualche mese fa comportava la permanenza nelle prime posizioni degli stessi pezzi anche per un anno; penso che le piattaforme abbiano preso provvedimenti (che naturalmente non comunicano), perché ora a superare gli otto mesi in classifica ci sono solo i Clean Bandit (ma chi distingue un pezzo vecchio dei Clean Bandit da un pezzo nuovo dei Clean Bandit?) (Dio, non sopporto la violoncellista biondiccia dei Clean Bandit, sempre lì a fingere di violoncellare con quella espressione violoncellosa)
Ma ecco anche qui il terremoto: oggi abbiamo sette italiani in top 10! È anche il minimo, visto lo sforzo profferto in brani che sottolineano che d’estate – ci credereste? – ritorna l’estate, e bei video in cui il popolo popolare balla per strada e automobili sfrecciano liete verso il mare. Guardacaso i sette brani in questione sono TUTTI di rapper, se vogliamo ancora considerare Baby K come tale (quando in realtà rappresenta diversi problemi dell’hip-hop italiano, a cominciare dall’impossibilità di accettare una rapper femmina). Con raro tempismo risale al primo posto Senza pagare di Fedez & Quellaltro, giusto in tempo per negare a Guè Pequeno l’ingresso al n.1 (prevedibile euforia social sia di Fedez che dei suoi fan). Ma parlando di Gué Pequeno, tre di quei sette singoli sono suoi. Anzi, nella top 30 ci sono sette suoi singoli.

 

…singoli? SETTE “singoli”?
Qualcosa è cambiato, Mr. Jones, non è vero?

 

Ok, i SINGOLI non esistono più. E se quella degli album è la “Classifica supersimpa”, questa è la “Classifica delle canzoni”. Non so bene a chi serva nemmeno lei: se volevo sapere chi andava bene sulle piattaforme streaming, guardavo le piattaforme streaming. Però hanno fatto un pasticcio pure qui. Cercate di seguirmi ora (però datemi una mano, perché nello sforzo di seguire la FIMI è facile che mi perda anch’io).
Se Gué Pequeno, pubblicando il suo album, grazie al nuovo sistema viene spinto dagli ascolti delle canzoni in streaming al n.1 della classifica che chiamavamo “degli album” (la nuova “Classifica Supergiovane FIMI”) è ovvio che quegli stessi brani ascoltati soprattutto agratis affollino la nuova versione della “Classifica delle canzoni”, ricreando il problema in cui i raramente preveggenti britanni si sono imbattuti con i pezzi dell’album di Ed Sheeran che qualche mese fa hanno invaso la top hit delle Official Charts.
A suo modo, non è neanche illegittimo: se questa settimana un nonsingolo di Gué Pequeno è stato più ascoltato del singolo di Gabbani, in fondo questa classifica, malgrado il nome menzognero, sta facendo il suo dovere, anche se ora, conteggiando ogni pezzo degli album si toglie per sempre senso al “singolo” come erede del vecchio 45 giri. Eppure, ho il sospetto che questa estate consacrerà più Tra le granite e le granate che non Guersace (…titolo grandioso, comunque) o Scarafaggio o Relaxxx. Ulteriore paradosso: il “singolo” T’apposto, lanciato una settimana prima dell’album, malgrado il milione di view su YouTube (non conteggiati) arranca in classifica molto lontano da Relaxxx che il video su YouTube non ce l’ha quindi è più ascoltata sulle altre piattaforme,
Quindi di fatto pure la classifica delle canzoni non mi sta dicendo cosa ascolta la gente ma, più o meno, chi ha più fan. Forse la FIMI, a ruota dei britanni, ha fatto tutto questa tarantella per dirci a suo modo quello che dicono i social: chi ha il pistolino più cospicuo? Di sicuro, come bimbiminkia, FIMI e discografici inseguono i RT dei rapper che si fanno la guerra coi tweet e le stories. Ma è un sintomo del desiderio di sentirsi in un’industria rampante come il design e il food: sapendo che siccome la gente e i giornalisti non leggono i rapporti che testimoniano che la discografia è in ripresa, il miglior modo per dimostrarlo era una cornucopia di dischi d’oro e di platino come in una festa di paese. In fondo è anche molto utile se sei uno stilista e devi scegliere un rapper che indossi un vestito imperdonabile o occhiali da supercattivo, ma è di discutibile utilità se sei un cosiddetto addetto ai lavori o appassionato di musica.

 

Ultime considerazioni: non vedo benissimo gli artisti indie. Vedo benone gli artisti graditi a Spotify o Apple, da essi promossi a spron battuto. Detto tra noi io stravedo per Spotify, e malgrado deplori la Svezia (tranne qualcuna delle città meno globalone tipo Uppsala) la considero manna dal cielo. Però Spotify, oggettivamente, ha la trasparenza di Mastella. E un piccolo esempio sono la scoperta di tanti artisti “fake” dai numeri gonfiati per non pagare quelli veri o l’articolo di Avvenire in cui Gigio Rancilio racconta come il misterioso OEL (cantore de Le focaccine dell’Esselunga) sia stato nominato n.1 della classifica “Viral 50 Italia”. Quali sono i criteri? Ah, io ho smesso di fare domande a quelli di Spotify sui loro criteri, mi immergono tutti sornioni e svedesi nelle loro fumosissime “tendenze” e vapori pieni di algoritmi che non possono svelare.

 

Comunque non temete per me! In qualche modo mi farò una ragione di questa nuova burattinata. Non vi parlerò più di Pinfloi e di Miglior Vita.
Eventualmente finirò pure io per raccontarvi squarci toccanti della mia esistenza.

 

Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

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Le polemiche del mese, quale è stata la migliore? Chi dice Gabbani vs Agnelli, chi Linus vs X Factor, chi J-Ax vs tutti – ed è polemica!

TAFKAT – The Artist Formerly Known As Theclassifica. Ep.1. La spiacevole guerra tra Mannarino e Baustelle

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Superclassifica 2016. Tutto quello che non leggerete

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Cominciamo dagli album. Perché nonostante tutto sono ancora loro a tenere su la baracca.
Sentite qui.

Sony! Universal! Warner!

Poi,

Universal! Sony! Warner!

Infine,

Rtl 102.5 (aka Ultrasuoni)! Warner! Universal! Warner!

E questa era la top ten del 2016. Seguono, dal n.10 al n.20.

Sony! Sony! Sony! Sony! Sony! Sony! Self/XL (Adele)!

Indipendente Mente (Renato Zero)! Universal! Warner!

Si direbbe quindi una buona annata per Sony. Chissà quanto paga Sky, per farle fare X Factor… O – aspettate – è forse il contrario? Poi ne parliamo. Rimaniamo alla vetta.

Mina&Celentano è l’album dell’anno. Nonostante una partenza fiacca e un’accoglienza semiglaciale della gaia critica. lenonmiglioriDue considerazioni: FIMI sostiene che il 30% delle vendite sono riconducibili al Natale (…pensavo anche di più). Natale vuol dire: la gente che normalmente non raccatta dischi, in quei giorni a tutti gli effetti lo fa. E okay, qui non vi sto sorprendendo. Ma per farglielo fare devi anche saper puntare quel target lì. E avere chi ce lo porta per mano, a quel disco. E chi, meglio della vituperata RaiUno? Grazie alla sua disponibilità in termini di “Speciali” (privi dei due protagonisti!), il prodotto Mina&Celentano è arrivato a quel target. Per cui ora la dico grossa: se Sanremo fosse a novembre/dicembre, farebbe vendere dischi. Invece non è questa la sua funzione – lo sapevate già, scusate se vi ho importunato. Ma era anche per arrivare al campo dall'orto

Capitolo Sanremo. I vincitori, Stadio, n.61. Francesca Michielin, seconda classificata,n.55 (con album uscito nell’ottobre 2015). Caccamo&Iurato, terzi, non sono in top 100. E non c’è Arisa. Né Annalisa. Né Noemi, né Valerio Scanu, né Enrico Ruggeri. Però ci sono Alessio Bernabei (n.47), Lorenzo Fragola (n.48), Elio & le Storie Tese (n.84), Patty Pravo (n.99). Per quanto riguarda i singoli, la Michielin arriva al n.63 e Bernabei al n.95. Credo quindi che da questo punto di vista per IlBravoCarloConti si possa spendere l’hashtag: #nonbenissimo.

Vero è che a Sanremo si deve il n.29 di Ezio Bosso, a ridosso addirittura di Giorgia (n.28) (anche Giorgia, a margine, #nonbenissimo). E che la compilation più venduta è Sanremo2016 davanti ad Amiche in Arena e a una roba che si chiama Hot Party Summer 2016. Volete mettere con Mixage e Oro Puro e Freeway Estate? Sigh.

#Nonbenissimo anche Fiorella Mannoia (n.32) e Litfiba (n.40). Lungi da me suggerire a costoro di limitare le prese di posizione politiche – non sia mai, c’è sacrosanta libertà di pensiero. Che poi in diversi casi ha portato tanto buonumore che ce n’è bisogno, eh.

Il singolo più venduto è Cheap thrills di Sia. siaIl cui album NON è nella top 100 (e anche Lady Gaga, se la cava per un pelo: n.85). Questa è solo una delle anticipazioni sulle curiosità dei singoli, discorso che potenzialmente è molto più lungo di tre minuti più ritornello. Tanto per dire: Cheap thrills è stata al n.1 solo UNA settimana, a luglio. Spodestata da Andiamo a comandare di Rovazzi, che ha tenuto la vetta per le cinque settimane successive. Ma Rovazzi NON risulta in top ten (è 11mo). Prima di dire “Sì beh, però”, considerate che DJ Snake feat. Justin Bieber con Let me love you sono stati al n.1 per sei settimane, per di più non consecutive, da settembre a novembre. Risultano al n.20.

(al VENTI????)

FIMI. Federazione dei Musici. GFK, che fai i conticini. Siete sicure?

Lo so, vi tocca fare le medie ponderate perché così comandano gli angloamericani che impapocchiano tutto e poi saltano su a dire ufficialmente che nella storia i Queen hanno venduto più dischi di Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, David Bowie e Michael Jackson. D’altra parte sono inglesi e sono stupendi e necessariamente nel giusto, no? Mica come noi teròni.

A proposito di inglesi: vinile. Il più venduto è Blackstar di David Bowie. N.16 in classifica generale. Al n.2 ci sono Mina&Celentano – direi che non siamo in quota hipster. Al n.3, l’emblema stesso del vinile: The dark side of the moon, ristampato come del resto tutto il sacro catalogo: nei primi 20 sono ben cinque gli album incisi da Roger Waters e dai suoi nemici. Quanto pesa un vinile in classifica? Al quinto posto c’è Back to black di Amy Winehouse, che è n.96 nel computo generale. Ma ci sarà scappato anche qualche cd? Mentre il settimo LP più venduto è Led Zeppelin IV, e non gli basta a entrare in top 100.

Album, sempre album. Ma sì, torniamo alla top ten degli album. Anche quest’anno, 9 dei 10 più venduti sono italiani. Il decimo è dei Coldplay, e non è nemmeno uscito quest’anno: è A head full of dreams, pubblicato il 4 dicembre 2015. codlplayCuriosamente, ha mancato il n.1 in Italia (memento: mai sopravvalutare la prima posizione). L’anno scorso, il disco straniero (vale a dire: inglese) in top ten era quello di Adele. A proposito: Adele è ancora in top 20. Insieme a David Bowie, costituisce il trio di stranieri (sempre inglesi!) subissati dai 17 album italiani nelle prime venti posizioni. I primi americani, i Red Hot Chili Peppers (n.36) sono preceduti persino dallo spagnolo Alvaro Soler (n.31).

A proposito di americani. Divas e divos, impegnatissimi a fare metadischi pop avantissimi, non riescono a venderceli come facevano una volta quegli ignoranti di Madonna e Michael Jackson. Beyoncia troneggia (si fa per dire) al n.64, Rihanna 81, Gaga come già detto è al n.85, mentre Kanye West, Frank Ocean, Drake, Solange e poi boh, chiunque altro vi venga in mente, non ci sono proprio. E tutti comunque sono messi in riga da un canadese, Justin Bieber, n.46. liga

Torniamo al podio d’Italia (…è un po’ a zig-zag questo discorso, vero?) Dietro alla coppia più anziana del mondo ci sono TZN Ferro e MiticoLiga. Che erano nella top ten degli album più venduti anche l’anno scorso, e sono gli unici a ripetersi. Jovanotti, re del 2015, è al n.35.

Al n.4 c’è MiticoVasco, col minimo sforzo – la megaraccolta del suo meglio in 4 cd a prezzo molto ridotto. Al n.5, quella che forse è la sorpresa dell’anno, Sandrina Amoroso (tocca dare un po’ di merito a Elisa: firma due dei 4 singoli di Vivere a colori). La prima diecina è completata da Babba Pausini, Modà, Coldplay, Zucchero, Benji & Fede.

Il fattore vs Maria. In top 30 c’è un solo artista uscito dalle prime dieci edizioni del Programma Fighissimo di Sky, ed è ovviamente lui, san Mengoni. Poi si scorge Lorenzo Fragola laggiù al n.48. E la raccolta di Giusy Ferreri al n.73. In quota Amici invece abbiamo al n.5 Sandrina Amoroso, al n. 23 Emma, al n. 25 Sylvestre, poi Elodie al n.33.

(volendo, in quota Amici potremmo inserire anche La Brava Elisa, direttore artistico delle ultime due edizioni) (una presenza televisiva costante aiuta a vendere dischi?) (se siete Fedez sì) (se siete Elisa, non tantissimo: n.21) (ma no, cosa dico: è TANTISSIMO e lei quel quasiingresso in top 20 se lo MERITA TUTTO) (se siete Manuel Agnelli, mmh, un n.68 per gli Afterhours non è da buttare) (se siete Arisa, non beneficiate né da Sanremo né da X Factor – né con l’album né con la raccolta) arisa

Le vendite natalizie, dicevamo, sono il 30% del mercato. Però, quattro degli album più venduti sono usciti molto prima di Natale (Sandrina, Zucchero, Modà, Coldplay). Marco Mengoni ha ricavato solo un n.15 da un’uscita quasi natalizia (ultima settimana di novembre, con le prime lucine accese e Babba Pausini che già tuonava FELIZ NAVIDAD!!! nei centri commerciali). Potreste contestarmi che è un live. Va beh, contestatemi tutto allora. Anche quello dei Pooh è un live ed è n.11, e anche quello di Baglioni&Morandi ed è al n.12. Anche quello delle Amiche della Berté è un live, però lo hanno classificato come compilation, quindi boh.

Royal Rumble Rap: vince Salmo con un n.13, Marracash & Gué Pequeno n.24, Gemitaiz n.26. salmoNon sfangano la top 50 degli album che pure sono stati al n.1 (memento etc.): Sferaebbasta (n.51), Emis Killa (n.62).

Rock’n’roll! Detto del n.36 Red Hot Chili Peppers, a ruota abbiamo il n.37 dei Rolling Stones, n.41 Metallica, n.45 Radiohead. N.56 Springsteen, n.69 Sting, n.71 Green Day (che pure, sono stati n.1) (vi ho già detto che…?) (beh, aggiungo che è un buon motivo per risparmiarmi il computo analitico dei 52 numeri uno settimanali, specialità del mio pard PopTopoi). Poi The dark side of the moon al n.77 e Nevermind dei Nirvana (sapete, il gruppo di KURTCOBAIN!) al n.89. Un bel po’ più in basso di una raccolta dei Guns’n’Roses (n.79): il Wrestler Mickey Rourke è vendicato (vedi wikiquote. Forse).

Chi vuole un singolo italiano? Nessuno, nemmeno in streaming, sembra (e sottolineo SEmbra). L’anno scorso Roma-Bangkok di BabyK+CiùsiFerreri avevano fatto il miracolo, quest’anno solo Vorrei ma non posto è in top ten, al n.5. Come detto, Rovazzi è solo n.11. Sofia di Alvaro Soler è solo al n.3, preceduto da quella boiata di Faded di Alan Walker, che anche le radio più cafone passavano con parsimonia. Di nuovo mi sento di porre a FIMI e Gfk la domanda: siete sicure? (“Ehi, ma non siamo noi, sono i bonus e i moltiplicatori tipo Fantacalcio voluti dagli yankee e dai monarchici per equiparare album e Spotify e YouTube”) (…eh, già. Comoda, così) In ogni caso, pare che gli italiani sappiano fare gli album, ma non le canzoni. No, okay, è più complicata di così . ma non meno surreale. Ha a che fare con la differenziazione del prodotto, della fruizione, del… No, avete ragione: è più divertente – e non lontanissimo dal vero – se stabiliamo che la gente ama i cantanti italiani ma non le canzoni italiane.

Parlando di radio: il 65% della musica trasmessa dai network è straniera. Quindi, le radio, se ne potrebbe dedurre, influenzano i singoli più degli album. Ma chi lo sa: in fondo i Modà sono in top ten degli album e non dei singoli. Che vi devo dire: se non ci capite nulla, figuratevi i discografici. name is earl

Mettono d’accordo tutti i TheGiornalisti, che non compaiono né tra i primi 100 album né tra i primi 100 singoli. Non guardate me, guardate i mediapeople in visibilio cuoricioso per quel coso che non solo tiene aa’ Lazzie, ma somiglia pure a My name is Earl.

Planando su boschi di smartphone tesi. Tra il n.11 e il n.20 compaiono ben quattro live (Pooh, Morandibaglioni, Mengoni, MiticoVasco). Strano vedere che alla fine il live non è dead (pardon). Essendo il prodotto che più di ogni altro rimane circoscritto ai fan (persino più del disco natalizio della Pausini, mi sento di dire), è interessante vedere la forza delle fanbase. Ci metterei pure il disco delle Amiche in Arena, ma non vorrei ripetermi. Perlomeno, non più di quattro, cinque volte in un pezzo, dai.

Infine. Copincollo dal comunicato, perché non ho modo di verificare. “Sfiorati i 100 mln di stream in Italia (+54%) e il segmento premium che, per la prima volta, supera il free. Cala il download, continua a crescere il vinile (+74%)”. Antipatico vedere che per lo streaming c’è la cifra, in bei milioni, per il vinile no (come del resto per gli album) (ma immagino che per sua natura lo streaming sia contabilizzato più velocemente). Comunque fonti affidabili dicono che la fettina vinilica è intorno al 5% del mercato. Certo, l’anno prossimo mica ri-ri-ristamperanno l’intera pinfloideria. Almeno credo.

Con questo, avrei finito.

No, non è vero. Non c’è classifica senza Sezione Miglior Vita. princeE qui, sorpresa: in top 100 solo cinque album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di post-verità, e tra questi solo Bowie e Leonard Cohen (n.88) appartengono al Club 2016. I morti del 2016 sono stati più popolari su Facebook che nei negozi. Oh che strano.