Tag: The Kolors

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

La gran voglia di Claudio Villa che promana dal giovane vincitore di Amici nonché dagli spettatori di tutti i talent e tutti i Sanremi.

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

Superclassifica 2017: i più – diciamo così – venduti. L’analisona

L’anno in cui gli italiani decisero che aveva ragione il resto del mondo, e comprarono Ed Sheeran e Despacito come tutti gli altri.

Classifica Generation, Ep. 0. Ovvero: goodbye, Mr. Seymandi

Classifica Generation, Ep. 0. Ovvero: goodbye, Mr. Seymandi

Mi spiace per Gué Pequeno. Non avrà da me l’enciclica che di norma spetta a chi va al n.1 della classifica degli album. Perché quella che lo vede al n.1 NON è la classifica degli album: dal luglio 2017 è diventata un’altra cosa, e tocca dirlo. Beninteso il suo Gentleman (che subentra alla Dark Polo Gang, scesa al n.4) non è al n.1 per caso, anzi: grazie alla popolarità personale e al genere dell’artista è forse il disco più indicato per inaugurare, dall’alto, questa cosa nuova.

 

Mi spiace anche per voi. Credo abbiate già visto il malloppo che incombe qui sotto. Non sarò breve, non si può. Cercherò di essere meno tecnico e pesante possibile. Se ci sono nerd in sala possono farsi un giro, non intendo essere troppo dettagliato (ma occhio: potrei. Non provocatemi).

 

Mi spiace per la classifica, è finita. Addio Lelio Luttazzi, addio Discoring e Maurizio Seymandi. Forse l’avete letto da qualche parte: la FIMI (che è tipo la UEFA dei discografici) ha giubilato la classifica delle vendite dei cd in favore di una che alle vendite effettive misurate in un campione di 3.400 punti vendita (all’anima del campione: io mai avrei creduto che i negozi di dischi in Italia fossero più di 2000. Metà dei quali a Genova, in ogni caso) mescolerà d’ora in poi gli ascolti in streaming, non necessariamente di TUTTI i pezzi dell’album, ed effettuati sia a pagamento che gratis (!).
Parametrando, convertendo e ponderando, ci forniscono un dato che – non saprei definire la cosa in altro modo – cerca di quantificare la popolarità di un artista che ha fatto un nuovo disco. In pratica hanno creato un nuovo social, col quale attribuire dischi d’oro e platino virtuali grazie ai quali gli uffici stampa potranno suonare le vuvuzelas, mentre su Instagram i rapper col Rolex potranno ostentare dozzine di pezzi di plastica luccicante oltre agli abiti da scemocoisoldi di cui sono testimonial.

 

(qui potrei infierire, perché già la prima tornata di nuovi dischi d’oro e di platino è stata subito revocata per un errore tecnico della FIMI, quando già i suddetti tweet e comunicati stampa trionfali erano partiti) (…infierisco solo in un caso: quello dei Thegiornalisti, perché in un anno non sono riusciti ad avere uno stupido disco d’oro da 25mila stupide copie) (è una cosa abnorme, hanno avuto più articoli che dischi venduti, hanno venduto meno di gente che nessuno si fila, cionondimeno non ho avuto altra scelta che cambiare thenome a questa rubrica, e non perdonerò mai né loro né i media) (nel contempo prendo atto che ribattezzandola con l’insulso e fintoaccattivante nome Classifica Generation un po’ ci avevo preso) (perché questo oggi ci ritroviamo: una classifica supergiovane, una classifica bellazio)

 

I primi effetti del terremotino sono il balzo in avanti dell’hip-hop italiano: 5 su 10 rapper in top 10, anche con dischi non nuovi, come Fabri Fibra che risale dal n.19 al 10 – ma pure Sferaebbasta che passa dal 46 al 15, Coez dal n.63 al 17, Tedua che era sotto il n.100 (!) e balza al n.29. Ascendono leggiadri anche quegli americani che non riuscivano a imporsi da noi, con grossa soddisfazione dei boss stranieri delle major: Kendrick Lamar sale dal n.99 al 40, DJ Khaled dal n.76 al 35. Ci sono 40 (QUARANTA) nuove entrate in classifica.

 

Chi paga dazio? Intanto, mi azzardo a dire, MiticoVasco.
Perché anche se Gué Pequeno è un contender fortissimo anche negli album, Nella Mia Umile Opinione dopo #ModenaPark il KOM avrà pur avuto una festosa impennata nelle vendite di cd. Ma col nuovo sistema, sale solo al n.3. Dietro a Gué? Ci può stare. Ma dietro a Riki capo degli Amiki? Non la bevo. Quel che è certo è che nel momento in cui viene reso meno significativo il divario tra musica che vale denaro contante e quella che non lo vale, il siluro colpisce gli evergreen, che continuavano onestamente a fare il loro dovere: Sgt Pepper dei Beatles passa dal n.27 al 74, e i Pink Floyd rimangono con un solo album in classifica, che ovviamente è The dark side of the moon – ma slittato dal n.41 all’84. Purple rain di Prince, che sette giorni fa era entrato al n.13 in classifica grazie all’edizione deluxe, nel giro di una settimana passa da uno dei dischi più acquistati a uno dei più ignorati, uscendo completamente dalla top 100. 
Ma sapete, Prince è deceduto! E c’è una vera ecatombe (ehm, pardon) tra gli artisti che hanno lasciato questa valle di Paoli Bonolis. Se siete lettori abituali, tenetevi forte: c’è un solo morto in classifica, ed è se non altro il morto di tutti i morti, Kurt Cobain: Nevermind galleggia al n.84 come la bara di Quiqueg, ma fate tanti saluti a De André, Bowie, Freddie Mercury e tutti gli altri che ci cantano dall’aldilà. Non essendo popolari nello streaming (Battisti nemmeno c’è), si accomodano fuori da questa classifica che, grazie ai cd venduti, li vedeva sempre presenti.

 

Ma non si dica che pagano pegno solo i vekki o i defunti. I giovani The Kolors, dopo sole sei settimane in classifica, ne vengono gittati fuori. Ok, si era visto da subito che il loro exploit (defilippiano) di soli 2 anni fa non era ripetibile. Però dal n.39 scendono sottozero (cioè sotto il 100) e sa di colpo durissimo per il sistema distributivo di Baraonda/RTL 102,5, che evidentemente puntava molto sulla distribuzione mirata del cd fisico, ma soccombe al nuovo sistema (grossi sorrisi e pacche sulle spalle nelle sedi delle tre major, che si ritrovano 90 album su 100 in classifica).
Ma perché questa rivoluzione? Solo per quel nuovismo che è un valore in sé, stile Leopolda? In fondo erano anni in cui sì, lo streaming era in crescita ma il cd non era in drastico calo – e comunque grazie ai cosiddetti firmacopie nei negozi continuava a rappresentare una fetta di mercato ben più consistente del vinile, che però con il suo 6% la FIMI continua a monitorare con una classifica specifica di recentissima istituzione.
Allora, io qui mi vedo costretto a pontificare come mai prima d’ora avevo pontificato. Perché in verità vi dico che da italiani, dovreste già sapere che il migliore alibi per una decisione strampalata è, da sempre: “Abbiamo deciso di imitare quelli più ricchi di noi, giacché essi sono certamente più intelligenti e moderni”.
Inutile dire che quelli più ricchi e importanti sono 1) americani e 2) inglesi (gli altri popoli sono sostanzialmente sfigati come noi) (tranne gli svedesi perché sono alti e biondi e hanno la stima degli inglesi e l’IKEA). Invero gli americani, nell’istituzione che è Billboard, hanno conservato la classifica delle vendite degli album, perché resta uno strumento necessario a chi lavora con la musica. Però hanno sostanzialmente deciso di convogliare l’attenzione del pubblico sul gradimento complessivo ottenuto da un artista e dai suoi brani, espresso aprendo il portafogli per sentirli ma anche ascoltandoli agratis su Spotify o Deezer (ma non su YouTube, turpe inimico delle case discografiche. Quasi quanto la pirateria). Quanto agli inglesi, la loro brillante rivoluzione ha causato paradossi che tra poco illustrerò anche per la nostra classifica dei singoli.

 

(…SINGOLI??) Di solito, con la sola possibile esclusione dell’estate, momento in cui l’artista italiano punta al tormentone senza ritegno a partire dal 2015 (anno in cui dopo anni Roma-Bangkok ha rimesso a sorpresa il tricolore al n.1 della classifica annuale assoluta dei singoli) la classifica dei singoli era una classifica invasa dagli stranieri, in particolare da quando Spotify e AppleMusic propongono le playlist globalone che creano un grazioso effetto di moltiplicazione: tutti vogliono ascoltare i pezzi megafamosi della top 50, che in questo modo rafforzano la loro posizione megafamosa nella top 50. Questo meccanismo semplice ma ineccepibile fino a qualche mese fa comportava la permanenza nelle prime posizioni degli stessi pezzi anche per un anno; penso che le piattaforme abbiano preso provvedimenti (che naturalmente non comunicano), perché ora a superare gli otto mesi in classifica ci sono solo i Clean Bandit (ma chi distingue un pezzo vecchio dei Clean Bandit da un pezzo nuovo dei Clean Bandit?) (Dio, non sopporto la violoncellista biondiccia dei Clean Bandit, sempre lì a fingere di violoncellare con quella espressione violoncellosa)
Ma ecco anche qui il terremoto: oggi abbiamo sette italiani in top 10! È anche il minimo, visto lo sforzo profferto in brani che sottolineano che d’estate – ci credereste? – ritorna l’estate, e bei video in cui il popolo popolare balla per strada e automobili sfrecciano liete verso il mare. Guardacaso i sette brani in questione sono TUTTI di rapper, se vogliamo ancora considerare Baby K come tale (quando in realtà rappresenta diversi problemi dell’hip-hop italiano, a cominciare dall’impossibilità di accettare una rapper femmina). Con raro tempismo risale al primo posto Senza pagare di Fedez & Quellaltro, giusto in tempo per negare a Guè Pequeno l’ingresso al n.1 (prevedibile euforia social sia di Fedez che dei suoi fan). Ma parlando di Gué Pequeno, tre di quei sette singoli sono suoi. Anzi, nella top 30 ci sono sette suoi singoli.

 

…singoli? SETTE “singoli”?
Qualcosa è cambiato, Mr. Jones, non è vero?

 

Ok, i SINGOLI non esistono più. E se quella degli album è la “Classifica supersimpa”, questa è la “Classifica delle canzoni”. Non so bene a chi serva nemmeno lei: se volevo sapere chi andava bene sulle piattaforme streaming, guardavo le piattaforme streaming. Però hanno fatto un pasticcio pure qui. Cercate di seguirmi ora (però datemi una mano, perché nello sforzo di seguire la FIMI è facile che mi perda anch’io).
Se Gué Pequeno, pubblicando il suo album, grazie al nuovo sistema viene spinto dagli ascolti delle canzoni in streaming al n.1 della classifica che chiamavamo “degli album” (la nuova “Classifica Supergiovane FIMI”) è ovvio che quegli stessi brani ascoltati soprattutto agratis affollino la nuova versione della “Classifica delle canzoni”, ricreando il problema in cui i raramente preveggenti britanni si sono imbattuti con i pezzi dell’album di Ed Sheeran che qualche mese fa hanno invaso la top hit delle Official Charts.
A suo modo, non è neanche illegittimo: se questa settimana un nonsingolo di Gué Pequeno è stato più ascoltato del singolo di Gabbani, in fondo questa classifica, malgrado il nome menzognero, sta facendo il suo dovere, anche se ora, conteggiando ogni pezzo degli album si toglie per sempre senso al “singolo” come erede del vecchio 45 giri. Eppure, ho il sospetto che questa estate consacrerà più Tra le granite e le granate che non Guersace (…titolo grandioso, comunque) o Scarafaggio o Relaxxx. Ulteriore paradosso: il “singolo” T’apposto, lanciato una settimana prima dell’album, malgrado il milione di view su YouTube (non conteggiati) arranca in classifica molto lontano da Relaxxx che il video su YouTube non ce l’ha quindi è più ascoltata sulle altre piattaforme,
Quindi di fatto pure la classifica delle canzoni non mi sta dicendo cosa ascolta la gente ma, più o meno, chi ha più fan. Forse la FIMI, a ruota dei britanni, ha fatto tutto questa tarantella per dirci a suo modo quello che dicono i social: chi ha il pistolino più cospicuo? Di sicuro, come bimbiminkia, FIMI e discografici inseguono i RT dei rapper che si fanno la guerra coi tweet e le stories. Ma è un sintomo del desiderio di sentirsi in un’industria rampante come il design e il food: sapendo che siccome la gente e i giornalisti non leggono i rapporti che testimoniano che la discografia è in ripresa, il miglior modo per dimostrarlo era una cornucopia di dischi d’oro e di platino come in una festa di paese. In fondo è anche molto utile se sei uno stilista e devi scegliere un rapper che indossi un vestito imperdonabile o occhiali da supercattivo, ma è di discutibile utilità se sei un cosiddetto addetto ai lavori o appassionato di musica.

 

Ultime considerazioni: non vedo benissimo gli artisti indie. Vedo benone gli artisti graditi a Spotify o Apple, da essi promossi a spron battuto. Detto tra noi io stravedo per Spotify, e malgrado deplori la Svezia (tranne qualcuna delle città meno globalone tipo Uppsala) la considero manna dal cielo. Però Spotify, oggettivamente, ha la trasparenza di Mastella. E un piccolo esempio sono la scoperta di tanti artisti “fake” dai numeri gonfiati per non pagare quelli veri o l’articolo di Avvenire in cui Gigio Rancilio racconta come il misterioso OEL (cantore de Le focaccine dell’Esselunga) sia stato nominato n.1 della classifica “Viral 50 Italia”. Quali sono i criteri? Ah, io ho smesso di fare domande a quelli di Spotify sui loro criteri, mi immergono tutti sornioni e svedesi nelle loro fumosissime “tendenze” e vapori pieni di algoritmi che non possono svelare.

 

Comunque non temete per me! In qualche modo mi farò una ragione di questa nuova burattinata. Non vi parlerò più di Pinfloi e di Miglior Vita.
Eventualmente finirò pure io per raccontarvi squarci toccanti della mia esistenza.

 

TheClassifica (che numero sarebbe?) (del 2 novembre, dai)

TheClassifica (che numero sarebbe?) (del 2 novembre, dai)

2 Novembre. Mi sembra un buon giorno per resuscitare TheClassifica. E forse dovrei partire dalla sezione apposita: cinque album in classifica appartengono ad artisti festeggiati oggi: li guida Amy Winehouse al n.36, chiude Fabrizio De André al n.99. Bene, poi quali altri sezioni c’erano? Il 

The Kolors, visti dal vivo. Per così dire

The Kolors, visti dal vivo. Per così dire

DIECI COSE CHE MI SONO ANNOTATO DURANTE QUELLO CHE CON UNA CERTA DISPOSIZIONE D’ANIMO POTREMMO DEFINIRE UN CONCERTO DEI KOLORS, VISTO DURANTE EXPO2015

1. Anche se loro hanno un certo tiro, pochissima gente balla. Il pubblico è troppo impegnato a reggere telefonini e tablet, e voglio vedervi, a ballare e fare le foto e le riprese.
1 bis. (in effetti questo succede nel 9400% dei concerti. Perché sapete, per l’artista il palco è il momento della verità, ma per lo spettatore no, ha pagato e prima della verità vuole un momento filtrato attraverso l’istrumento per arricchire la sua vita social, ed è suo diritto, altro che ballare, che poi l’immagine viene mossa)

2. Dietro di me, a un certo punto, un papà ha detto le seguenti parole: “Sono proprio bravi musicisti”. IMG_2179Sottolineato in questo modo, sembra che io stia per irridere il papà, oppure che stia per negare che sono bravi musicisti. Non vorrei fare nessuna delle due cose. Però i Kolors, se non lo sapete, sono tre – eppure a un certo punto mi arrivavano il suono di almeno cinque strumenti – eppure in quel momento solo un Kolor (cioè Stash) stava effettivamente muovendo le mani su uno strumento. C’è ampio uso di basi, nello show dei Kolors.
2 bis. (questo lo rende meno vero?) (meno emozionante?) (direi che il loro pubblico non se la mena) (che sappiano suonare, lo hanno dimostrato) (in tv naturalmente) (…dove se no) (ma il loro uso di una base ricorda, in questo contesto, una specie di punto di incontro tra il Festivalbar e una performance hip-hop) (non ci sono nemmeno le premesse per creare scandalo, se capite cosa intendo)

3. Le ragazze non cantano le loro canzoni in coro. Nemmeno i ritornelli, in effetti.
3 bis. (questo, mi spiazza. Dopo decenni in cui migliaia di dannate galline obliteravano tutto quello che veniva dal palco, da Claudio Baglioni a Jovanotti, cosa sta succedendo qui?)

4. A un certo punto Stash ha preso un tamburone tutto bianco. Un ragazzo davanti a me ha avvertito gli amici: “Mo’ canta Il mondo“.
4 bis. (e in effetti ha cantato Il mondo di Jimmy Fontana, mixandolo con We are young dei Fun.) (i Fun.! Me li ero dimenticati) (evidentemente l’abbinamento tamburo-Il mondo è già proverbiale come quando Jimmy Page tirava fuori l’archetto del violino, e il pubblico faceva: “Uh-oh”)

5. Prima del concerto, una breve intro in video dice: “Hello,we are The Kolors, Let us explain what you are going to hear: you’re gonna hear some funk music. Some pop music.
(e qui, tre secondi di Moves like Jagger dei Maroon 5) IMG_2145
“Some electro”.
(e qui, mi è parso di cogliere un frammento di Skrillex)
“And someting you may consider shit, like this”.
(e qui, non so perché definita shit – specie dopo aver sentito i Maronn’ Five – The Rhythm of the Night di Corona)
“We love Michael Jackson”
(I’m bad, I’m bad)
5 bis. (la parte finale del parlato me la sono persa) (ho avuto l’impressione che citassero Maradona, e il fatto che passano la maggior parte del tempo su YouPorn o a bere vodka o a mangiare junk food, ma ogni tanto suonano dal vivo)

6. A un certo punto, in una pausa, diverse ragazze hanno intonato: “Sei bellissimoooo” (a Stash) (e chi se no), loredanaberteggiando.
6 bis. (ma non ha propriamente attecchito) (questo lo aggiungo soprattutto perché ormai ho messo dei bis a ogni singolo numero, e ormai sono condannato a procedere così)

7. Dopo aver taciuto nella prima metà del concerto, a un certo punto, Stash ha detto: “Questo per noi è un onore assurdo, noi veniamo dai localini e trovarci davanti a una scena del genere è proprio… …. … GRAZIEEEEE!!!!!11!1!!”
7 bis. (secondo un addetto alla sicurezza, c’erano 15mila persone, però senza contare le altre che si sono aggiunte a ondate durante la serata in quel di Expo2015, e sono state tenute lontane, dietro transenne, per evitare una Roskilde milanese) (sicuramente i Kolors, anzi, The Kolors, come mi ha spiegato una signorina di 11 anni, così tante persone non le avevano mai viste) (anche se sono stati visti da milioni di persone in tv, da milioni di persone su YouTube, il loro album è stato acquistato più di tutti gli altri sostanzialmente per tutta l’estate) (n.1 in classifica per otto settimane, davanti a gente più grossa di loro) (certo, lo spettacolo era gratis) (o meglio: costava almeno 5 euro, ovvero il biglietto serale per entrare a Expo, oppure 34 euro, in caso di biglietto per la giornata intera) (durante la quale uno scozzese in kilt è andato e venuto per il decumano con una cornamusa, battendo il mio personale record di testimonianza di casino fatto da un solo uomo) IMG_2172

8. Sono molto funk, i The Kolors. Onestamente, ho visto pochi gruppi italiani avvicinarsi così tanto allo spirito dei Duran Duran della seconda fase, quelli Nilerodgersizzati.
8 bis (il che mi farebbe dire che i Kolors su una copertina di giornale nel 2015 ci stanno come i Duran Duran nel 1985) (con lo stesso contorno di schiamazzi da parte degli indignosi di cui questo fortunato Paese abbonda) (ma questo potevo risparmiarmelo) (adesso penserete che ho scritto questa cosa per aziendalismo, visto che scrivo per quel giornale lì che li ha messi in copertina) (ma vi dirò una cosa) (un giorno capiterà anche a me di essere aziendalista) (ma non questo giorno)

9. Il concerto – o che dir si voglia – doveva cominciare alle 20.30. Ma ho il forte sospetto che sia iniziato quando lo ha deciso Rtl 102,5.
9 bis. (Rtl 102,5 è la radio che è anche casa discografica dei Kolors, che ha trasmesso il concerto e lo presentava sul palco di Expo nella persona di Angelo Baiguini) (che normalmente conduce un programma dall’azzeccatissimo, immaginifico titolo W l’Italia) (Rtl si definisce la radio delle very normal people) (e per mantenere very normal tali people infligge loro Pierluigi Diaco – e quando leggete questo nome, potete sputare per terra, sparare a dei gatti, ardere vostra madre) (il concerto è iniziato solo poco dopo le 21, quando è finito il programma di Diaco)

10. La serata ha avuto un momento extramusicale interessante quando Federica Gentile, sidekick di Diaco, ha annunciato la vittoria di Roberta Vinci (o, per Angelo Baiguini, Flavia Pennetta) su Serena Williams, e il pubblico ha applaudito l’annuncio spontaneamente ma in modo effettivamente molto normal, senza quel tifo brutalista che il mondo intero ci invidia. IMG_2140Con una certa indulgenza, ho deciso che era un pubblico di brave persone. Tante famiglie, sedute come se stessero guardando la tv, e una forte componente di ragazze adolescenti, però molto educate anche loro, più delle loro mamme o sorelle maggiori in occasione dei concerti ormonali dei loro tempi. Quando sono apparsi i The Kolors, non si sono abbandonate all’isteria.
10 bis. (e con questo, ho finito) (non ho rilievi critici) (ci mancherebbe, dopo un pezzo lungo come i fratelli Karamazov) (io vi ho solamente raccontato, senza niente inventare) (…testimone del mio tempo, come Enzo Biagi) (poi, quello che ho veramente visto, ditemelo voi) (ciao, grazie per avermi letto) (a presto)

Marginalità. Puntata n.4. Juke-box estivo

Marginalità. Puntata n.4. Juke-box estivo

Ditemelo voi, di cosa volete che vi parli. Scegliete un pezzo – se volete potete anche fare delle dediche.