Tag: Sanremo

Ok, l’ho guardato. Ma adesso ditemi voi

Ok, l’ho guardato. Ma adesso ditemi voi

Ora vi vengo a cercare a uno a uno, voi che sorridete benevoli e indulgenti per questa sagra della morte.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Tutte le classifiche che ci stavano: concerti, video, album, streaming, sorrisi, canzoni.

Mentre noi parliamo d’altro, Irama – Classifica Generation, stagione III, ep. 5

Mentre noi parliamo d’altro, Irama – Classifica Generation, stagione III, ep. 5

Mentre noi parlavamo degli altri, lui rimboccava le maniche e faceva il lavoro sporco: i firmacopie. E con una valigetta piena di ristampe post-Sanremo dell’ultimo album, lunedì 11 febbraio era a Roma al Centro Commerciale Aura, martedì 12 era a Milano alla Mondadori Duomo, mercoledì 13 era al Centro Commerciale Piazza Grande a Padova, giovedì 14 era all’Oriocenter a Bergamo, il 15 febbraio era al Centro Commerciale Parco Dora di Torino. Ed è così che al n.1 tra i presunti album c’è Filippo Maria Fanti, nato a Carrara ma cresciuto a Monza, annuale reuccio del regno di De Filippi Maria, nata a Milano ma cresciuta a Pavia. Dietro di lui Ariana Grande col nuovo Thank U, next
(la U sta per you, sapete) (però mi chiedo perché nessun rapper abbia ancora pensato di chiamarsi U)
e al n.3 c’è l’ex numero uno Fedez, con Paranoia Airlines. Al n.4 Ultimo con l’album dell’anno scorso (senza brano di Sanremo) e al n.5 la colonna sonora di Bohemian Rhapsody.
Irama è al n.3 anche tra i sedicenti singoli, ed è l’unico dei sanremesi a stare sul podio di entrambe le classifiche. Penso che nonostante questo continueremo a parlare degli altri.

Perché su Irama non abbiamo molto da dire, vero?

Così pare. Nessuno, fatta eccezione per i giornali di gossip, trova qualcosa da cucirgli addosso se non il marchio di Maria – che sta diventando un marchio di infamia, visto anche l’arricciar di nasi all’annuncio di Sandrina Amoroso come ospite al Festival. L’EP Plume di Irama è stato il secondo album più venduto in Italia nel 2018, più di Laura Pausini, Maneskin e Ultimo – ma il favorito per la vittoria finale nella kermesse è stato fin da subito quest’Ultimo (pardon). Che ovviamente si giovava dell’autoinvestitura populista o pop-hoolista di un anno fa (“Mi chiamo Ultimo. Ultimo dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo”). Ma nell’altro trionfatore del 2018 credeva solo la Snai, che a gennaio lo dava a 6: lontano da Ultimo (a 2) e da Il Volo (2,75) ma meglio di Federica Carta, Shade e Francesco Renga (a 8). Per Sisal viceversa non era tra i primi tre (e ha avuto ragione); quanto a Eurobet lo quotava (a 9) come Arisa, Pravo & Briga (gosh), Renga, Carta & Shade. A margine, Eurobet è quella che pagava meno delle altre per Mahmood (23 volte la vostra puntata).

Quindi il punto, in breve, è questo. Maria De Filippi produce giovani cantanti di grande successo che nessuno prende sul serio.

Tutti i cavalli del re e tutti gli uomini del re e tutti i direttori artistici più simpaticissimi e gli autori e parolieri più bravissimi e i giudici più popolarissimi e gli insegnanti di canto più in gambissima e i Rudy più Zerbissimi non sembrano cambiare tutto ciò.
Per contro, è incontestabile che ogni anno con la sola sfortunata eccezione di Sergio Sylvestre (ma d’altro canto, #primagliitaliani) un vincitore o finalista di Amici viva almeno un’annata in cui vende un botto di dischi.
Poi magari sparisce in una botola con un urlo agghiacciante, come The Kolors.
Però il successo lo hanno avuto. E in fin dei conti, quello che chiamiamo successo è solo la storia che scegliamo di sentire, tra le tante che girano là fuori.

Ora devo diluire tutta questa tensione. Sapete perché gli scheletri non faranno mai la rivoluzione? Perché gli manca il fegato.

Resto della top 10. (Ri)entra al n.6 l’EP Gioventù bruciata di Mahmood. Notate il titolo apparentemente antitetico a quello di Irama – a me sembrano entrambi escogitati dal reparto marketing di una fabbrica di felpe miserevoli. Al n.7 Salmo, seguito da Marco Mengoni, Giorgia e la Platinum Collection dei Queen. Pianeti di Ultimo esce dalla prima diecina (per poco: è n.11), Madman ne esce già di più (dal n.2 al n.14), Rockstar di Sfera Ebbasta scivola dal n.9 al 24. Clash di Ensi precipita dal n.6 al n.71.

Altri argomenti di conversazione. Va beh, non tergiversiamo: ecco come sono andati gli album dei concorrenti di Sanremo (quelli che hanno pubblicato dei nuovi album, beninteso. Il Volo per esempio non lo ha ancora fatto, e nemmeno Ultimo). Sono entrati tutti in classifica. Due, già citati, sono entrati tra i primi 10. Ecco gli altri:

n.12 Negrita – I ragazzi stanno bene (raccolta)
n.15 The Zen Circus – Vivi si muore (raccolta)
n.16 Ex-Otago – Corochinato
n.17 Patty Pravo – Red
n.18 Simone Cristicchi – Abbi cura di me
n.19 Loredana Berté – Liberté (ristampa Sanremo Edition)
n.20 Briga – Il rumore dei sogni (raccolta)
n.25 Arisa – Una nuova Rosalba in città
n.27 Shade – Truman (ristampa Sanremo Edition)
n.30 Anna Tatangelo – La fortuna sia con me
n.75 Boomdabash – Barracuda (ristampa Predator Edition)
n.82 Claudio Baglioni – 50 (raccolta)

Rispetto alle elezioni precedenti, un risultato meno soddisfacente. Anche un anno fa un album pubblicato da un concorrente era andato al n.1 (Ermal Meta), ma in top ten erano entrati più di due partecipanti (Fabrizio Moro n.3, Ultimo n.4, Lo Stato Sociale n.6, Max Gazzé n.9). In ogni caso, parlando di confronti, mi corre l’obbligo di parlare dei

Sedicenti singoli. La settimana scorsa avevo fatto notare che i brani del Festival non avevano precisamente causato un terremoto. Questa settimana devo dare notizia del contrario: le sette canzoni più ascoltate arrivano direttamente dal Teatro Ariston. Faccio prima a mettere la fotina.
In questo caso abbiamo un risultato migliore rispetto al 2018, anche se non in modo fragoroso – giacché nella settimana post-kermesse il podio era comunque kermessizzato, con Una vita in vacanza al n.1, Non mi avete fatto niente n.2, Il mondo prima di te (Annalisa) n.3, ai quali si aggiungevano un n.5 (Il ballo delle incertezze, Ultimo) e un n.10 (Frida, The Kolors). Cosa ci dice tutto questo? Non ho tempo di dirvelo, devo dar conto degli altri piazzamenti:

n.11 Enrico Nigiotti – Nonno Hollywood
n.13 Simone Cristicchi – Abbi cura di me
n.15 Daniele Silvestri feat. Rancore – Argentovivo
n.16 Il Volo – Musica che resta
n.17 Arisa – Mi sento bene
n.19 Ghemon – Rose viola
(…occhio qui)
n.25 Ex-Otago – Solo una canzone
n.31 Paola Turci – L’ultimo ostacolo
n.34 Francesco Renga – Aspetto che torni
(ehi, occhio anche qui)
n.41 Nek – Mi farò trovare pronto
n.45 Motta – Dov’è l’Italia
n.47 The Zen Circus – L’amore è una dittatura
n.55 Einar – Parole nuove
n.60 Negrita – I ragazzi stanno bene
n.61 Patty Pravo & Briga – Un po’ come la vita
n.63 Nino D’Angelo e Livio Cori – Un’altra luce
n.75 Anna Tatangelo – Le nostre anime di notte

Cosa ci dice tutto questo?
Avete fatto caso a quando ho scritto “Occhio qui”? Okay. La cosa da occhiare è che chi si trova in alto è entrato in classifica una settimana prima degli altri, che hanno tardato a concedere il brano alle piattaforme di streaming. Ghemon è il più alto tra quelli che sono entrati in classifica QUESTA settimana. Renga è il più basso tra quelli che erano già entrati DURANTE il Festival, e comunque sono tutti saliti in modo imperioso, incluso Renga e malgrado il passo falsone sul sessismo vocale: sale comunque dal n.94 al 34. Ma pure gli altri: Cristicchi era n.43, Berté 48, Nigiotti 56, Arisa 77, Mahmood 81. Posso accettare che due-tre giorni non fossero bastati a spingerli adeguatamente. Ma mi viene anche da pensare che le sempre pimpanti playlist di Spotify abbiano fatto la loro parte. Poi se non avessi la sensazione di risultare pesante direi quelle cose tipo “In fondo non è un festival per gli album, è il festival della canzone, quindi eccetera”. Però se permettete basta con Sanremo, perché se ne parlo un altro po’ mi viene il cimurro.

Altri argomenti di conversazione. Che poi c’è un mondo davanti al quale Sanremo scompare, ed è il mondo in cui Salmo è in classifica da 158 settimane con Hellvisback, seguito da The dark side of the moon con 119 settimane ed Ed ed Sheeran il cui ÷ (Divide per gli amici) è in top 100 da 102 settimane. Manca un centenario: Vascononstop dopo 117 settimane non è più tra noi 🙁
Come lui ma non come lui escono di classifica Frenetik & Orang3 (dopo una settimana), i duetti di Cristina D’Avena (dopo undici) (questi no, non sono andati bene), Tiromancino (dopo 19 settimane), Springsteen on Broadway (8 settimane), Ernia (6 settimane), i Backstreet Boys (2 settimane) e, credeteci o no, Nevermind è passato a

Miglior vita. Oltre a MiticoVasco e Cristina D’Avena, l’altra vittima illustre del vento d’amore che soffia furente dalla Riviera è l’evergreen dei Nirvana. Ovviamente ritornerà, ma intanto piangono la sua dipartita i soli cinque album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di esorcismi. Fanno muro contro quel vento i

Pinfloi. The dark side of the moon perde tre posizioni (n.48) mentre The wall ne guadagna quattro (n.68), oscillazioni che ci dicono in modo inequivocabile che il tradimento del televoto ha intristito il telepopolo, gettatosi sul disco più tristo. Per contro, le uscite pubbliche di Matteo Renzi e Silvio Berlusconi non sono accolte da un’impennata di Wish you were here, che scende al n.93.

Sanremo: interessi di conflitto

Sanremo: interessi di conflitto

Puoi fare quel Festival senza riempirlo di artisti Sony e Friends&Partners? Volendo sì. Ma devi davvero volerlo.

Classifica Generation, stagione III episodio 2. Sanremo che divori ogni cosa

Classifica Generation, stagione III episodio 2. Sanremo che divori ogni cosa

La prossima settimana, l’1 febbraio, Salmo cederà il n.1 a Fedez nella classifica dei presunti album. Potete scommetterci
Malgrado le piccole difficoltà avute dai recenti singoli di Fedez
(Che cazzo ridi, con Tedua, entrata al n.2, e dopo sette giorni crollata al n.36)
(Holding out for you, con Zara Larsson, entrata al n.4, e dopo sette giorni slittata al n.22)
l’evento – carico di fatale simbolismo – è ineluttabile e sarà la prima scossa della classifica in questo 2019.

A prima vista, gennaio sembrerebbe un mese di ferie pagate per i discografici italiani.
Ma noi sappiamo che NON è così, che stavano lavorando indefessi per la pacchia pacchiosa di RaiUno, la delizia di questo allegro Paese negriero: IL FESTIVAL DELLA CANZONE ITALIANA. Quest’anno, avendo la Rai anticipato il suo fragrante regalo al Paese, a Sanremo è stato sacrificato (…oltre alla dignità) (Nella Mia Umile Opinione, sia chiaro) un intero mese, gennaio.

Voi direte: ma tanto a gennaio non è mai uscito nessuno di importante.
Ah sì? Questo direte?

2015
18 gennaio: nuova entrata al n. 1 Parole in circolo di Marco Mengoni.
2016
21 gennaio: nuova entrata al n.1 Vivere a colori di Alessandra Amoroso.
28 gennaio: nuova entrata al n.1, Nonostante tutto di Gemitaiz.
2017
19 gennaio: nuova entrata al n.1, Apriti cielo di Mannarino. Vengono pubblicati, ed entrano in top 10 anche Baustelle (L’amore e la violenza, n.2), Lowlow (Redenzione, n.4), Tedua (Orange County California, n.6), Mecna (Lungomare paranoia).
26 gennaio: nuova entrata al n.1, Comunisti col Rolex, del Movimento 5 Stelle. Entra al n.3 Brunori SAS (A casa tutto bene).
2018
18 gennaio: nuova entrata al n.1, No comment di Nitro. Entra al n.2 2640 di Francesca Michielin.
25 gennaio: nuova entrata al n.1, Rockstar di Sfera Ebbasta.
(le date sono quelle dell’ingresso in classifica, quindi sette giorni dopo l’uscita)
E come si concludono questi ultimi cinque anni?
2019
Nel mese di gennaio escono gli album di Dani Faiv, Gianmaria Testa, Gianni Bismark, Nada.
Che con tutto il rispetto, nell’elenco che avete letto ci sono album platinati e dorati.
(Dani Faiv è giusto entrato in top 10) (Testa n.13, Gianni Bismark n.17, Nada n.37)

D’altra parte, l’evento che giustamente tiene in ansia il mondo, quest’anno non solo arrivare prima, ma vede in gara un milione di cantanti con canzoni come sempre straordinarie – per una settimana, beninteso. Poi, ne resteranno tre, forse quattro, e le altre le getteremo come si fa con gli hashtag.

…Tutta questa fanfara per dire che nella top ten non è capitato veramente niente.
Sì, va beh, dietro a Playlist di Salmo, n.1 per tutto il mese, salgono di una posizione Ultimo, che ha sempre due album lassù in cima (Peter Pan n.2, Pianeti n.10), i Queen (colonna sonora di Bohemian rhapsody n.3, Platinum collection n.4). Completano la top 10 Mengoni che scende dal n.2 al n.5, Sfera Ebbasta n.6, Maneskin n.8, Capo Plaza n.9.
L’unica nuova entrata è del già citato Dani Faiv da La Spezia, artista Sony, il cui album Fruit joint + gusto si piazza al n.7. La settimana scorsa Vacca era entrato al n.10 con Don Vacca Corleone (pubblicato da Self). Subito uscito dalla classifica, sette giorni fa era in top 10, ora dorme coi pesci.

Quindi, come posso intrattenervi? Vi ho fatti venire qui, adesso non posso farvi uscire pensando “Va beh, certo che ‘sta Classifica Generation non ha più lo smalto di una volta”.
Ah sì?

Vi intrattengo. Sapete cosa fa un cammello in un budino? Attraversa il dessert.
(…ok, può bastare)

Altri argomenti di conversazione. Nessun album di Adriano Celentano è entrato in classifica (ah, ne sono costernato). Anzi, Le migliori ne è stato nuovamente sbattuto fuori, una settimana prima dell’inizio del programma – potere della pubblicità. Colgo l’occasione per raccontarvi chi altri è uscito dalla top 100 – oltre a Vacca. Per esempio, Vasco Modena Park dopo 57 settimane. L’ultimo dei Subsonica dopo 13 settimane (…poche). La raccolta RafTozzi dopo 5 settimane. E a proposito di settimane di permanenza, Salmo con Hellvisback e 155 settimane è a un venerdì dal compiere i tre anni in classifica. Lo seguono a rispettosa distanza The dark side of the moon (116) e VascoNonStop (115). A febbraio si unirà a loro tra i centenari Divide (per gli intimi, ÷) di Ed Sheeran. Questo gennaio comunque, la classifica dei presunti album è stata interessante come a luglio e agosto – e ciò, come in quei mesi populisti, sposta i riflettori sui

Sedicenti singoli. Detto che nessun singolo di Fedez è andato al n.1 (l’avevo già detto, vero?) (ma fa sempre ridere, dai) in tre settimane abbiamo avuto al primo posto Il cielo nella stanza di Salmo feat. Nstasia (ora n.4), poi È sempre bello di Coez (ora n.2), e adesso Stamm fort di Luché feat. Sfera Ebbasta. Prendiamo le ultime due e canticchiamole insieme, non trascurando il passaggio epocale dal tempo del pop (quello meteorologico) al tempo della trap (quello degli orològgi):

«Oggi voglio andare al mare anche se non è bello
Oggi sai che voglio fare, fare come quando piove e io mi scordo l’ombrello»

«Ad avvocati stamm fort, stamm fort; ad orologi stamm fort, stamm fort, aah
Quest’estate sono single, pure tu, quindi vieni e te lo spingo (ah)
A fine mese sempre bingo; bello quell’Hublot, mi spiace che sia finto».

Lo so, non posso capire le intense istanze e le intense stanze di questa generazione perché mi mancano i codici. Me lo dico da solo, vedete? E poi la mia generazione mandava al n.1 Sabrina Salerno, quindi.
(oh, però Boys di Sabrinona si poteva ballare) (il codice era quello) (era quindi migliore, la vita?) (no, c’è solo una miglior vita)

Miglior vita. Voi capite che in questo periodo di euforia per Queen (quattro raccolte in classifica) e Fabrizio De André, è facile avere, quasi come ai vecchi tempi pre-streaming, 11 artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Freccero. Ma le commemorazioni per De André non porta nessuno dei suoi album tra i primi 40 posti. Nessuno ha tutta ‘sta voglia di ascoltarlo, anche se tutti vorremmo che fosse qui.

Pinfloi. Calo secco e generalizzato: The dark side of the moon scende al n.46, The wall al n.54, Wish you were here al 92. Non so cosa ci stiate leggendo voi, secondo me è una flessione in stretta relazione con il varo della fattura elettronica. Ovviamente non posso dimostrarlo. Non perché non ho alcun argomento – no! NON POSSO dimostrarlo perché i poteri forti me lo impediscono.

Ma l’Italia non vuol più saperne di Bella Ciao

Ma l’Italia non vuol più saperne di Bella Ciao

La canzone del partigiano è stata un successo in tutta Europa grazie a La casa de papel e a versioni in chiave contemporanea, comunque rispettose del testo italiano. In compenso da noi non ha lontanamente fatto capolino in classifica.

Noi che non lo guardiamo. Voi che lo guardate.

Noi che non lo guardiamo. Voi che lo guardate.

“God only knows it’s not what we would choose to do”

Superclassifica 2016. Tutto quello che non leggerete

Superclassifica 2016. Tutto quello che non leggerete

Cominciamo dagli album. Perché nonostante tutto sono ancora loro a tenere su la baracca.
Sentite qui.

Sony! Universal! Warner!

Poi,

Universal! Sony! Warner!

Infine,

Rtl 102.5 (aka Ultrasuoni)! Warner! Universal! Warner!

E questa era la top ten del 2016. Seguono, dal n.10 al n.20.

Sony! Sony! Sony! Sony! Sony! Sony! Self/XL (Adele)!

Indipendente Mente (Renato Zero)! Universal! Warner!

Si direbbe quindi una buona annata per Sony. Chissà quanto paga Sky, per farle fare X Factor… O – aspettate – è forse il contrario? Poi ne parliamo. Rimaniamo alla vetta.

Mina&Celentano è l’album dell’anno. Nonostante una partenza fiacca e un’accoglienza semiglaciale della gaia critica. lenonmiglioriDue considerazioni: FIMI sostiene che il 30% delle vendite sono riconducibili al Natale (…pensavo anche di più). Natale vuol dire: la gente che normalmente non raccatta dischi, in quei giorni a tutti gli effetti lo fa. E okay, qui non vi sto sorprendendo. Ma per farglielo fare devi anche saper puntare quel target lì. E avere chi ce lo porta per mano, a quel disco. E chi, meglio della vituperata RaiUno? Grazie alla sua disponibilità in termini di “Speciali” (privi dei due protagonisti!), il prodotto Mina&Celentano è arrivato a quel target. Per cui ora la dico grossa: se Sanremo fosse a novembre/dicembre, farebbe vendere dischi. Invece non è questa la sua funzione – lo sapevate già, scusate se vi ho importunato. Ma era anche per arrivare al campo dall'orto

Capitolo Sanremo. I vincitori, Stadio, n.61. Francesca Michielin, seconda classificata,n.55 (con album uscito nell’ottobre 2015). Caccamo&Iurato, terzi, non sono in top 100. E non c’è Arisa. Né Annalisa. Né Noemi, né Valerio Scanu, né Enrico Ruggeri. Però ci sono Alessio Bernabei (n.47), Lorenzo Fragola (n.48), Elio & le Storie Tese (n.84), Patty Pravo (n.99). Per quanto riguarda i singoli, la Michielin arriva al n.63 e Bernabei al n.95. Credo quindi che da questo punto di vista per IlBravoCarloConti si possa spendere l’hashtag: #nonbenissimo.

Vero è che a Sanremo si deve il n.29 di Ezio Bosso, a ridosso addirittura di Giorgia (n.28) (anche Giorgia, a margine, #nonbenissimo). E che la compilation più venduta è Sanremo2016 davanti ad Amiche in Arena e a una roba che si chiama Hot Party Summer 2016. Volete mettere con Mixage e Oro Puro e Freeway Estate? Sigh.

#Nonbenissimo anche Fiorella Mannoia (n.32) e Litfiba (n.40). Lungi da me suggerire a costoro di limitare le prese di posizione politiche – non sia mai, c’è sacrosanta libertà di pensiero. Che poi in diversi casi ha portato tanto buonumore che ce n’è bisogno, eh.

Il singolo più venduto è Cheap thrills di Sia. siaIl cui album NON è nella top 100 (e anche Lady Gaga, se la cava per un pelo: n.85). Questa è solo una delle anticipazioni sulle curiosità dei singoli, discorso che potenzialmente è molto più lungo di tre minuti più ritornello. Tanto per dire: Cheap thrills è stata al n.1 solo UNA settimana, a luglio. Spodestata da Andiamo a comandare di Rovazzi, che ha tenuto la vetta per le cinque settimane successive. Ma Rovazzi NON risulta in top ten (è 11mo). Prima di dire “Sì beh, però”, considerate che DJ Snake feat. Justin Bieber con Let me love you sono stati al n.1 per sei settimane, per di più non consecutive, da settembre a novembre. Risultano al n.20.

(al VENTI????)

FIMI. Federazione dei Musici. GFK, che fai i conticini. Siete sicure?

Lo so, vi tocca fare le medie ponderate perché così comandano gli angloamericani che impapocchiano tutto e poi saltano su a dire ufficialmente che nella storia i Queen hanno venduto più dischi di Beatles, Rolling Stones, Led Zeppelin, David Bowie e Michael Jackson. D’altra parte sono inglesi e sono stupendi e necessariamente nel giusto, no? Mica come noi teròni.

A proposito di inglesi: vinile. Il più venduto è Blackstar di David Bowie. N.16 in classifica generale. Al n.2 ci sono Mina&Celentano – direi che non siamo in quota hipster. Al n.3, l’emblema stesso del vinile: The dark side of the moon, ristampato come del resto tutto il sacro catalogo: nei primi 20 sono ben cinque gli album incisi da Roger Waters e dai suoi nemici. Quanto pesa un vinile in classifica? Al quinto posto c’è Back to black di Amy Winehouse, che è n.96 nel computo generale. Ma ci sarà scappato anche qualche cd? Mentre il settimo LP più venduto è Led Zeppelin IV, e non gli basta a entrare in top 100.

Album, sempre album. Ma sì, torniamo alla top ten degli album. Anche quest’anno, 9 dei 10 più venduti sono italiani. Il decimo è dei Coldplay, e non è nemmeno uscito quest’anno: è A head full of dreams, pubblicato il 4 dicembre 2015. codlplayCuriosamente, ha mancato il n.1 in Italia (memento: mai sopravvalutare la prima posizione). L’anno scorso, il disco straniero (vale a dire: inglese) in top ten era quello di Adele. A proposito: Adele è ancora in top 20. Insieme a David Bowie, costituisce il trio di stranieri (sempre inglesi!) subissati dai 17 album italiani nelle prime venti posizioni. I primi americani, i Red Hot Chili Peppers (n.36) sono preceduti persino dallo spagnolo Alvaro Soler (n.31).

A proposito di americani. Divas e divos, impegnatissimi a fare metadischi pop avantissimi, non riescono a venderceli come facevano una volta quegli ignoranti di Madonna e Michael Jackson. Beyoncia troneggia (si fa per dire) al n.64, Rihanna 81, Gaga come già detto è al n.85, mentre Kanye West, Frank Ocean, Drake, Solange e poi boh, chiunque altro vi venga in mente, non ci sono proprio. E tutti comunque sono messi in riga da un canadese, Justin Bieber, n.46. liga

Torniamo al podio d’Italia (…è un po’ a zig-zag questo discorso, vero?) Dietro alla coppia più anziana del mondo ci sono TZN Ferro e MiticoLiga. Che erano nella top ten degli album più venduti anche l’anno scorso, e sono gli unici a ripetersi. Jovanotti, re del 2015, è al n.35.

Al n.4 c’è MiticoVasco, col minimo sforzo – la megaraccolta del suo meglio in 4 cd a prezzo molto ridotto. Al n.5, quella che forse è la sorpresa dell’anno, Sandrina Amoroso (tocca dare un po’ di merito a Elisa: firma due dei 4 singoli di Vivere a colori). La prima diecina è completata da Babba Pausini, Modà, Coldplay, Zucchero, Benji & Fede.

Il fattore vs Maria. In top 30 c’è un solo artista uscito dalle prime dieci edizioni del Programma Fighissimo di Sky, ed è ovviamente lui, san Mengoni. Poi si scorge Lorenzo Fragola laggiù al n.48. E la raccolta di Giusy Ferreri al n.73. In quota Amici invece abbiamo al n.5 Sandrina Amoroso, al n. 23 Emma, al n. 25 Sylvestre, poi Elodie al n.33.

(volendo, in quota Amici potremmo inserire anche La Brava Elisa, direttore artistico delle ultime due edizioni) (una presenza televisiva costante aiuta a vendere dischi?) (se siete Fedez sì) (se siete Elisa, non tantissimo: n.21) (ma no, cosa dico: è TANTISSIMO e lei quel quasiingresso in top 20 se lo MERITA TUTTO) (se siete Manuel Agnelli, mmh, un n.68 per gli Afterhours non è da buttare) (se siete Arisa, non beneficiate né da Sanremo né da X Factor – né con l’album né con la raccolta) arisa

Le vendite natalizie, dicevamo, sono il 30% del mercato. Però, quattro degli album più venduti sono usciti molto prima di Natale (Sandrina, Zucchero, Modà, Coldplay). Marco Mengoni ha ricavato solo un n.15 da un’uscita quasi natalizia (ultima settimana di novembre, con le prime lucine accese e Babba Pausini che già tuonava FELIZ NAVIDAD!!! nei centri commerciali). Potreste contestarmi che è un live. Va beh, contestatemi tutto allora. Anche quello dei Pooh è un live ed è n.11, e anche quello di Baglioni&Morandi ed è al n.12. Anche quello delle Amiche della Berté è un live, però lo hanno classificato come compilation, quindi boh.

Royal Rumble Rap: vince Salmo con un n.13, Marracash & Gué Pequeno n.24, Gemitaiz n.26. salmoNon sfangano la top 50 degli album che pure sono stati al n.1 (memento etc.): Sferaebbasta (n.51), Emis Killa (n.62).

Rock’n’roll! Detto del n.36 Red Hot Chili Peppers, a ruota abbiamo il n.37 dei Rolling Stones, n.41 Metallica, n.45 Radiohead. N.56 Springsteen, n.69 Sting, n.71 Green Day (che pure, sono stati n.1) (vi ho già detto che…?) (beh, aggiungo che è un buon motivo per risparmiarmi il computo analitico dei 52 numeri uno settimanali, specialità del mio pard PopTopoi). Poi The dark side of the moon al n.77 e Nevermind dei Nirvana (sapete, il gruppo di KURTCOBAIN!) al n.89. Un bel po’ più in basso di una raccolta dei Guns’n’Roses (n.79): il Wrestler Mickey Rourke è vendicato (vedi wikiquote. Forse).

Chi vuole un singolo italiano? Nessuno, nemmeno in streaming, sembra (e sottolineo SEmbra). L’anno scorso Roma-Bangkok di BabyK+CiùsiFerreri avevano fatto il miracolo, quest’anno solo Vorrei ma non posto è in top ten, al n.5. Come detto, Rovazzi è solo n.11. Sofia di Alvaro Soler è solo al n.3, preceduto da quella boiata di Faded di Alan Walker, che anche le radio più cafone passavano con parsimonia. Di nuovo mi sento di porre a FIMI e Gfk la domanda: siete sicure? (“Ehi, ma non siamo noi, sono i bonus e i moltiplicatori tipo Fantacalcio voluti dagli yankee e dai monarchici per equiparare album e Spotify e YouTube”) (…eh, già. Comoda, così) In ogni caso, pare che gli italiani sappiano fare gli album, ma non le canzoni. No, okay, è più complicata di così . ma non meno surreale. Ha a che fare con la differenziazione del prodotto, della fruizione, del… No, avete ragione: è più divertente – e non lontanissimo dal vero – se stabiliamo che la gente ama i cantanti italiani ma non le canzoni italiane.

Parlando di radio: il 65% della musica trasmessa dai network è straniera. Quindi, le radio, se ne potrebbe dedurre, influenzano i singoli più degli album. Ma chi lo sa: in fondo i Modà sono in top ten degli album e non dei singoli. Che vi devo dire: se non ci capite nulla, figuratevi i discografici. name is earl

Mettono d’accordo tutti i TheGiornalisti, che non compaiono né tra i primi 100 album né tra i primi 100 singoli. Non guardate me, guardate i mediapeople in visibilio cuoricioso per quel coso che non solo tiene aa’ Lazzie, ma somiglia pure a My name is Earl.

Planando su boschi di smartphone tesi. Tra il n.11 e il n.20 compaiono ben quattro live (Pooh, Morandibaglioni, Mengoni, MiticoVasco). Strano vedere che alla fine il live non è dead (pardon). Essendo il prodotto che più di ogni altro rimane circoscritto ai fan (persino più del disco natalizio della Pausini, mi sento di dire), è interessante vedere la forza delle fanbase. Ci metterei pure il disco delle Amiche in Arena, ma non vorrei ripetermi. Perlomeno, non più di quattro, cinque volte in un pezzo, dai.

Infine. Copincollo dal comunicato, perché non ho modo di verificare. “Sfiorati i 100 mln di stream in Italia (+54%) e il segmento premium che, per la prima volta, supera il free. Cala il download, continua a crescere il vinile (+74%)”. Antipatico vedere che per lo streaming c’è la cifra, in bei milioni, per il vinile no (come del resto per gli album) (ma immagino che per sua natura lo streaming sia contabilizzato più velocemente). Comunque fonti affidabili dicono che la fettina vinilica è intorno al 5% del mercato. Certo, l’anno prossimo mica ri-ri-ristamperanno l’intera pinfloideria. Almeno credo.

Con questo, avrei finito.

No, non è vero. Non c’è classifica senza Sezione Miglior Vita. princeE qui, sorpresa: in top 100 solo cinque album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di post-verità, e tra questi solo Bowie e Leonard Cohen (n.88) appartengono al Club 2016. I morti del 2016 sono stati più popolari su Facebook che nei negozi. Oh che strano.

TheClassifica 66 – Maria Elena Boschi

TheClassifica 66 – Maria Elena Boschi

They had the best selection, They were poisoned with protection “Però ora basta parlare di Sanremo” “Ma ancora Sanremo? Basta” “Chi è morto oggi?” Lo so. Già lunedì scorso ho cominciato a vedere tweet perentori come quelli sopra. Però scrivere di Sanremo è ineluttabile, se 

#Sanremo2014 #riassuntointweet #unpo’miei #unpo’vostri #forse #terzaserata

#Sanremo2014 #riassuntointweet #unpo’miei #unpo’vostri #forse #terzaserata

(ladies and gentlemen, let’s begin with 3 spassous tweetstars!) Genio78 ‏@Zziagenio78 Renzo Rubino canta “ORA”. La canzone parla di quando dovrebbe smettere di cantare. Puffo Brontolone ‏@PuffoBrontolone Renzo Rubino canta “Ora”. Che è la risposta alla domanda: “quando dobbiamo cambiare canale”? Luca Dondoni ‏@lucadondoni Giusy 

Che valletta sei? (ovvero: due-tre cose su Quella Roba Lì)

Che valletta sei? (ovvero: due-tre cose su Quella Roba Lì)

Quanti articoli su Sanremo deve scrivere un giornalista musicale, prima di essere chiamato opinionista? E quante battute e arguzie e analisi sociolinguistiche deve fare, prima che qualcuno gli dica: Ciccio, può bastare? E quante rievocazioni commosse di un vissuto italiano con immagini in biancoenero e ricordi di quella volta che Cavallo Pazzo e Patsy Kensit e Benigni e Springsteen e la Gialappa dovrà fare prima di essere riconosciuto come italiano vero? E quante letture contemporanee e duepuntozero sull’Evento condiviso dovrà offrire, prima che qualcuno gli dica: non mi interessa? La risposta, amici, è che Sanremo e Sanremo. La risposta, nel VANTO, è che Sanremo è Sanremo.

 

Che canzone di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

In 15 anni non ci sono mai andato. Quest’anno ho sudato freddo, sembrava che un giornale femminile volesse mandarmi. Ma per fortuna sono a casa, tra i gatti e i pesci e gente che mi vuole bene, maldestramente ricambiata.

All’inizio mi spiaceva anche un tantino, che non mi ci mandassero.

Poi sono uscito (o sono stato buttato fuori. Non è importante) dal tunnel del giornalismo, e avendone assaggiato un po’, in festival di altro tipo (quelli in cui si suona) e altre circostanze, mi tengo lontano, atterrito, dal rischio di overdose. Perché credetemi, è come gli eccessi del rock: c’è gente che può strafarsi e, come Keith Richards, sopravvivere (a se stessa). Ci sono colleghi che sono là, tutti contenti, e che scuoteranno la testa benevoli (una minoranza) davanti a ciò che scrivo. Ma di fatto quelli come me rimarrebbero fulminati, dall’overdose di kermesse. Oppure, soprattutto, già al secondo giorno dovrebbero essere portati via con la forza perché non mi si può mettere insieme a mille giornalisti e pretendere che io non cerchi di tagliare la gola a qualcuno. Vedete, io non sono come i miei colleghi più zen o più giocosi che pensano che sia tutto divertente, e c’è posto per tutti. No, io penso che funzioni come nell’eccellente e allarmantissimo documentario L’incubo di Darwin: se nel tuo ecosistema c’è un pesce che rende l’ambiente invivibile – non perché è una carogna, ma perché è fatto così – non serve parlarci. Quello che per lui è sopravvivenza, e possibilità di pavoneggiarsi in televisione, per te e per gli altri pesci ammodo che fanno il tuo mestiere o per i lettori che cercano una qualche plausibilità nei media, è la morte. Poi, vedi tu. Ma pensa velocemente, perché come ti volti, di quelli come lui ce n’è il doppio, il triplo di prima.

Che presentatore di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

Cionondimeno, io vorrei precisare che NON sono un Sanremosnob. Mai stato. Io lo guardo, quasi sempre (certo l’edizione Tony Renis – Simona Ventura è stata ai limiti del tollerabile). Un po’ perché Vasco nel 1983, i Duran nel 1985, Beppe Grillo nel 1989, Elio nel 1996, i Placebo nel 2001 e aggiungete voi a piacere.

Un po’ per motivi professionali.

Un po’ per gli stessi motivi che rientrano in tutti quegli articoli pieni di bonomia che condividono la micidiale, monolitica tautologia Baudiana: perché Sanremo è Sanremo. Lo guardo, e come tanti di voi, sghignazzo. Lo guardo da casa, perché è concepito per esser visto da casa, non dal microteatrino Ariston, e non certamente dalla sala stampa, dove i giornalisti vanno per mangiare e bere e twittare e farsi le selfie e accoppiarsi a spese del giornale nell’ambito della più costosa gita delle medie che questo Paese offra ai suoi ragazzotti tardivi: una perdita secca di oltre venti milioni di euro riscontrata dalla Corte dei Conti, e la balla che “la pubblicità ripaga tutto”.

Che valletta di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

Una volta mi sono preso la briga di chiamare dei colleghi di giornali stranieri, per stabilire una volta per tutte cosa pensavano dell’ultrafamosissimo Festival di Sanremo, visto da cento miliardi di spettatori in tutto il planisfero. Francesi, inglesi e americani hanno risposto cortesemente che no, non lo conoscevano. I tedeschi hanno risposto (cliché in arrivo) che a loro arrivava una selezione di un’ora di tutte e cinque le serate, e ci rimanevano male se non c’era Eros Ramazzotti. Bulgari e rumeni hanno risposto “Sì, c’è un canale che lo trasmette. Ma perché quest’anno non ci sono i Ricchi e Poveri??? Qual è il problema?”. I greci hanno risposto “Per noi è importante, cerchiamo di mandare sempre qualcuno lì. Perché voi avete i soldi per ospitare le star, noi no: quindi se vogliamo intervistarli possiamo accreditarci lì”. Quelle star che peraltro si guardano bene dall’enfatizzare la loro presenza in uno scombiccherato show televisivo italiano. I pochi racconti che ne fanno sembrano presi di peso da Lost in translation, sono come quelle pubblicità italiane che George Clooney o Antonio Banderas fanno con la clausola: “Non mostrate MAI queste immagini in America”.

Che decennio di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

Io, dicevo, Sanremo lo guardo. E di Sanremo in questi anni ho scritto di tutto: che non ha senso (e ci credo fermamente), che è parte inscindibile della cultura nazionale (e ci credo fermamente), che ci ha dato belle canzoni (e ci credo eccetera), che ci ha dato canzoni atroci (e non c’è bisogno che mi crediate). Ma soprattutto, credo fermamente una cosa. Che Sanremo sia sovradimensionato ad arte. E’ come un torneo tra squadre di serie C per il quale si ferma tutto il Paese. Non è il Superbowl. Nemmeno a livello musicale. Anche se lo è stato: negli anni Ottanta. Quando Pippo Baudo (non le reti di Berlusconi, il Drive In, gli eccessi della Milanodabere, blablabla) iniziò a gonfiare l’Evento a dismisura, rilanciandolo a colpi di ospiti (se c’eravate, lo sapete: venivano TUTTI).

Che comico dissacratore di Sanremo sei? Fai anche tu il test!

In un articolo per Rolling Stone ho elencato tutte le performance di classifica dei protagonisti di questo Festivàl. Quasi nessuno dei magnifici 14 è stato, nella sua carriera, al n.1 della classifica degli album o dei singoli (anche a quei 4-5 cui è capitato, è successo una volta o due) (e mai in questo decennio) (in cui pure basta vendere anche pochissimo, per andare al numero uno) (nel dettaglio, gli ultimi urrà provengono da Giusy Ferreri, 2008, e Francesco Renga, 2007) (persino Ron) (Ron!) (è uno che non ha mai visto il n.1 in hit-parade in oltre 40 anni di carriera, e con un Sanremo vinto).

“Madeddu, ma cosa ci vuoi dire con questo? In fondo Fazio ha scelto di dare una possibilità alla musica di qualità che gli italiani non sentono mai, dovremmo essergli grati”.

Not so fast, cowboy.

Che dopofestival sei? Fai anche tu il test!

Fazio, ragazzo allevato in Rai fin da quando ha avuto il diritto di voto, sa benissimo che il nazionalpopolare è quello che fa di Sanremo ciò che è. Tant’è che l’anno scorso è stato costretto a recuperarlo con l’espediente (fantasmagorico, invero) di Toto Cutugno con l’Armata Rossa. E comunque, se vi ricordate, i direttori artistici prima di lui erano stati lapidati proprio perché concedevano esposizione a gente che era discograficamente alla canna del gas. Deh, ma non è forse questo il caso dei quattordici BIG in gara? Per quanto io possa stimare o stravedere per alcuni di loro (da Frankie a The Giusy), questa è tutta gente che in classifica annaspa.
Sicché, tornando al Superbowl, l’Italia si ferma – e i suoi media sbavano – per un costosissimo torneo calcistico tra squadre di serie C.
Orbene. Se la Rai trasmettesse un torneo calcistico tra squadre di serie C in prima serata, io lo guarderei.

(sì, sono quel tipo umano lì)

Il problema è che poi, per quanto calciodipendente, se in quei giorni vedessi che i media non parlano d’altro e che le menti migliori della mia generazione inneggiano alla grandebellezza di tutto ciò, io la sensazione che qualcosa è andato completamente alla deriva ce l’avrei.

Anche voi? Ma non importa?

Okay.