Tag: Sanremo 2020

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Marracash e TheWeeknd ai primi posti. Meno importanza agli album. Stranieri al bando, donne in cucina… Ma ci sono anche dati meno incoraggianti.

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Forse una piaga equivalente alle fake news è quella del clickbait. Ma nessuno ne parla, come vedrete in questo articolo.

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

News guy wept and told us
Earth was really dying
Cried so much, his face was wet
Then I knew, he was not lying
(David Bowie, Five years)
.

Preludico. Immagino che ognuno abbia le sue #narrazioni di riferimento per dare un senso a questo momento. Per esempio, sono abbastanza diffuse le citazioni da L’esercito delle 12 scimmie – il leone che gira come un boss per la città, e alla fine della fiera (nel senso del leone) l’idea è che la Natura ci punisce e il virus mette a nudo che l’umanità – eccetera. Oppure l’affascinante, laconico tecnicismo di Plague.inc, grazie al quale siamo tutti un po’ virus, ma siamo anche un po’ virologi, come cantava Luchino Carboni. Tanti hanno ritirato fuori i R.E.M. (o MiticoLiga) di It’s the end of the world as we know it (and I feel fine) e la parentesi è la cosa più ineccepibile, non c’è disperazione in giro. Perlomeno finché non vedremo qualche big televisivo piangere davanti alla telecamera, come diceva invece Bowie. In ogni caso no, non siamo disperati: l’elaborazione diffusa finora è che 1) capita soprattutto agli anziani 2) quindi, nel malaugurato caso, ce ne andremmo come loro, in silenzio e dignitosamente. In realtà, 1) pare di no 2) pare proprio di no. Dagli ospedali, medici e infermieri si fanno sfuggire racconti di scene impressionanti, che ci vengono risparmiate in modo da continuare con le nostre forbite variazioni sul tema del virus, che ognuno riconduce all’argomento che ciascuno di noi considera

Il numero uno. Non è che The stand di Stephen King (che per qualche motivo, in italiano è L’ombra dello scorpione) sia lo #storytelling al quale, come tanti altri, sto riconducendo gli eventi attuali. Però c’è un momento in particolare che trovo adatto all’argomento di oggi. Uno dei protagonisti del libro, il cantante Larry Underwood, incide il suo primo album e va al n.1 in classifica pochi giorni prima che la situazione precipiti. Non fa nemmeno in tempo a diventare famoso – ogni tanto, tra i sopravvissuti al disastro, qualcuno gli fa “La tua faccia non mi è nuova”, oppure “Ehi, ti ricordi quella canzone che andava forte prima dell’influenza?”. E lui ogni volta cambia discorso. Ebbene, Nitro va al n.1 nella classifica dei presunti album (quanto mai presunti, in questo periodo) con il suo GarbAge nella settimana in cui ce ne accorgiamo solo io e lui. Beh, la tua faccia non mi è nuova, Nitro. Lo so, in realtà eri già andato al n.1 due anni fa. Ma come diceva quella tua canzone che andava forte prima dell’influenza?

“Pensa che triste
Se il mondo finisse e non fossi al mio fianco
Non tanto perché mi ferisce
Mi infastidisce pensare che vengo dal mare e ritornerò fango
Senza vedere le rughe avanzare sul tuo viso stanco
Per me non esiste, tienimi accanto
E prendi la mia mano che nel posto in cui ti porto
Ormai il tempo è soltanto un ricordo”.
.

Lo so, in realtà NON andava forte. L’unico brano di GarbAge entrato in top 10 è il pezzo clickbait, intitolato spudoratamente Rapshit, nel quale Nitro è affiancato da ThaSupreme e Gemitaiz, per la felicità dei #giovani. Il resto del disco mi sembra in perenne, difficilissimo equilibrio tra i cliché rappusi e una malmostosità più profonda quasi da cantautore – e mi succede spesso con Nitro, per il quale ho un debole (sarà la voce da growler che me lo riconduce al metallaro che sarebbe stato fosse nato trent’anni prima, e che lo fa sembrare lo zio di Sfera Ebbasta anche se è nato tre mesi dopo). E spesso penso che come tanti altri rapper, è costretto a confrontarsi con un pubblico e un ambiente che gli somiglia fino a un certo punto. «Abbiamo la cultura a portata di mano e non vedo una persona che legge. Non conosco una persona che mi abbia detto: ho letto un libro che mi ha stimolato. Ai vecchi instore, i fan mi hanno portato dei libri, che ho letto e tenuto. È un gesto che ho sempre apprezzato. Mi piacerebbe vedere più ragazzi che hanno voglia di approfondire. So che ce ne sono molti, solo che stanno più in silenzio degli altri. Stanno leggendo mentre gli altri commentano». E già che sto pescando senza pudore dalla ragguardevole intervista di Alice Castagneri per La Stampa, concludo con altre parole di Nicola Albera da Dolo (Venezia): «Ormai la macchina è parte di noi. Bisogna imparare a conviverci e non eliminarla. È come la parte cattiva che ognuno di noi ha dentro: si deve gestire ma non si può negare. Grazie alla tecnologia la musica è diventata accessibile a tutti, e questo è bellissimo. Ma il lato negativo della medaglia è che la gente è diventata bulimica, passa alla canzone successiva ogni volta che sbatte le palpebre». …Ecco, sapete, questa cosa mi sta suscitando un pensierino che mi tormenta: ho sempre denigrato i vinilisti, avrei voluto per loro il contrappasso paventato da Sting, la fidanzata che gli graffia tutti gli LP. Eppure forse con quella loro puntina del Technics che incede lenta, e che non puoi realisticamente far skippare a un brano successivo, i feticisti del tondo di plastica stanno tenendo vivo quel poco che rimarrà della musica quando il virus delle canzonette nei telefonetti, programmate da qualche nazista svedese con le sequenze di note per aggredire i nostri sistemi immunitari, avrà veramente fatto il suo corso.

Resto della top ten. Visto che siamo tutti in da house (tranne quelli col cane e i runner e gli anziani eccetera) il rap rialza la testa. Con Nitro, sono sul podio Ghali e Marracash (di nuovo!). E tra i primi dieci abbiamo sei titoli rappusi –ThaSupreme al n.5, addirittura Lil Uzi Vert, un rapper non ITALIANO che entra al n.9, e rientra a ciel sereno al n.10 la Machete Mixtape 4, foriera di tutti quei ricordi estivi (incluso il brano di Nitro). I titoli pop nella Parte Alta Della Classifica sono Il Fantadisco dei MeControTe (n.4), i Pinguini (n.6, unici sanremesi), i coreani BTS (n.7), il coreano Ultimo (n.8). Il ritorno all’egemonia dei verbosi si nota anche tra i

Sedicenti singoli. Dove i primi tre sono gli stessi della settimana scorsa, con Bando di Anna al n.1, e Ghali e Ghali lì sul podio al suo fianco – rispettivamente con Good Times e Boogieman. Viceversa Sanremo2020 comincia a togliersi di torno, sant’Iddio: rimangono al n.4 Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari e al n.7 Fai rumore di DIodato. E gli album ci regalano soddisfazioni ancora maggiori, come scopriremo negli

Altri argomenti di conversazione. Si allontanano dalla parte alta della classifica Diodato, ElettraLambo, Gabbani, MarcoMasini e la compilation Sanremo 2020. E c’è chi sta peggio: parliamo della Sfiga di Bugo. Io stravedo per il MiticoVasco di Vercelli da ben prima che diventasse un meme. Ma ecco che, nel momento in cui poteva finalmente giocarsela col pubblicone, bang: la discografia e la promozione e i tour si sono dovuti fermare. Perciò, eccolo fuori dai primi cento dopo un mese. Intanto, il meme vivente che è Morganetto gira spensierato, fino al prossimo sbocco di indignazione contro i colleghi che non lo aiutano a trovare una villa con piscina. Ma esce di classifica dopo 4 settimane anche Anastasio (qualche hater tra voi festeggerà, io do la notizia serafico come un immunologo) …(ok: come alcuni immunologi), e Nigiotti dopo tre settimane – proprio come Tame Impala, genio impareggiabile per i critici musicali che ne scrivevano un mese fa (Gesùsaltellante, dovrei proprio venirvi a prendere a casa a uno a uno) (ma ho paura del vostro contagio). Fuori dopo una settimana James Taylor che era entrato al n.50, così come Lil Baby, e Dente che ha fatto giusto una passeggiata al n.80, i Five Finger Death Punch al n.84, Pat Metheny dopo due settimane. Escono dalla classifica anche Mina & Fossati dopo 15 settimane (troppe), e D.O.C di Zucchero dopo 17 settimane (poche). Ma la star dei dischi che lasciano la compagnia è A star is born di Lagy Gaga & Bradley Cooper, che è stato con noi 74 settimane. Gli mancavano solo sei mesi per entrare tra i

Lungodegenti. Sempre numeroso Ultimo che presenzia da 108 settimane con Peter Pan, e da 106 settimane con Pianeti. Arriva a 112 settimane Rockstar di Sfera Ebbasta e a 157 il segnetto di Ed Sheeran, ovvero ÷. Ovviamente, sono sull’altra faccia della luna rispetto ai

Pinfloi. The dark side of the moon è (ri)entrato in classifica 175 settimane fa (c’era Obama presidente, e le Olimpiadi di Rio. E si parlava di un referendum che Matteo Renzi aveva vinto da par suo). E non ne è più uscito. Questa settimana è salito al n.53, mentre The wall è sceso al n.93, una quarantena di posizioni più giù. Grazie per aver letto fin qui, a presto.

TheClassifica 9/2020 – Ghali e il Sanremo fantasma

TheClassifica 9/2020 – Ghali e il Sanremo fantasma

La voragine che incombe. L’Overlook Festival. Una sfiga nucleare. Quando eravate bambini, avevate la febbre?

TheClassifica ep.8/2020 – Bambini perduti

TheClassifica ep.8/2020 – Bambini perduti

“L’ignoto fa paura ma dentro al buio non c’è niente di nascosto: noi salveremo i nostri amici ad ogni costo! Yeee Signor S tu non vincerai mai! Yeee Signor S presto lo capirai”

TheClassifica, ep. 7/2020. Il trionfo della morte.

TheClassifica, ep. 7/2020. Il trionfo della morte.

Proemio. Ogni tanto mi chiedo se un giorno riuscirò a essere perfettamente indifferente a Sanremo. Mi piacerebbe davvero, perché francamente mi diverte quanto mi divertono Salvini e Renzi. O Mario Giordano e Scanzi, toh. Forse, se riuscirò a intraprendere un percorso di purezza, una sera, sotto un albero di ficus religiosa saprò elevarmi al di sopra di questo trionfo della morte, questa grottesca immersione collettiva nell’abisso di vallette e omaggi a Mia Martini, di ironiedelweb e superospiti trash, di accuse di nazionalpopolarismo e controaccuse di snobismo. E come è noto, mentre il Paese guarda l’abisso, l’abisso guarda dentro di lui.
Il numero uno. Non è facile, ignorare l’abisso. E occupandomi (blandamente) di musica per lavoro, Sanremo mi viene a molestare ogni anno come le zanzare – ed esattamente come le zanzare, ogni anno diventa sempre più forte, onnipresente e molesto. Perché poi, non puoi realmente pretendere che i tuoi vicini di casa stiano attenti, che so, all’acqua stagnante nei sottovasi. Il problema è più ampio, non c’è più modo di disinfestare, nessun rimedio naturale, chimico o tecnologico funziona realmente. Sanremo diventa sempre più forte, incarognito e fastidioso, e per quanto tutto questo sia positivo per gli insettivori che se ne pasciono, ho la sensazione che l’ecosistema ne soffra.
Perché in definitiva, come è possibile che un album come la doppia compilation Sanremo 2020, che contiene così tante canzoni mediocri sia al n.1 in classifica?
Tecnicamente, ci sono due spiegazioni. La prima è che il nuovo sistema di compilazione delle classifiche, che dopo vent’anni (o trenta?) (devo indagare) accorpa le compilation agli album, ha prodotto il suo primo effetto: Sanremo 2020, pubblicata dalla Universal, entra al n.1 negando l’exploit ai Pinguini Tattici Nucleari, che comunque la prenderanno da ragazzi supersimpatici – la supersimpatia è in fin dei conti il loro genere musicale (è una sottocategoria dell’indie). La seconda è che a tutti gli effetti, gli utenti di Spotify e Applemusic e TimMusic eccetera sono andati ad ascoltare i pezzi di Sanremo, oppure sono state le piattaforme a imporglieli a colpi di playlist e autoplay. Sta di fatto che il rap ha dovuto farsi improvvisamente da parte, compreso quello mainstream di J-Ax (che scende dal n.1 al n.3, dietro i PTN), coerentemente con questa classifica dei
Sedicenti singoli, dalla cui top 10 esce di colpo tutto quello che ci piaceva prima della #kermesse, da ThaSupreme a Shiva a Marracash a Dance monkey, ed entrano Fai rumore di Diodato in testa, Viceversa di Francesco Gabbani al n.2 e Ringo Starr dei Pinguini al n.3. Lo riconoscete? È il podio di Sanremo, preciso. O meglio, il podio deciso dalla Sala Stampa, dalla saggezza degli ottocentomila mediapeople che hanno salvato la nazione da se stessa e dal televoto, dando al POPOLO quel governo pop che non sapeva di volere. Forse alla fine è tutto un progetto di democrazia ponderata, e noi mediapeople siamo il prototipo di quel governo dei migliori che realizzerà il disegno di Dio. Dato. SIete contenti? Sì, lo siete. Torniamo agli album, e al
Resto della top 10. Il n.3 di J-Ax toglie il podio a Marco Masini – sì, credeteci. Anzi, sapete chi è al n.1 della classifica dei vinili? Lui, l’uomo della Malinconoia. Perché piace anche alla nicchia, veh. Al n.5 entra Magmamemoria di Levante, che era andato malissimo l’anno scorso, se la nebbiamemoria non mi inganna, ma ora con il pezzo sanremese acquista tutto un altro spessore. Non sfonda Elodie, che sale dal n.7 al 6; entra al n.10 il piromane Anastasio ma fanno meglio di lui gli unici stranieri della top 10, i Green Day (n.8). NON entrano (per ora) in top ten i reboot di Elettra Lamborghini (n.13), Giordana Angi (n.18), Alberto Urso (n.21). Entra al n.28 Bugo, poi – volete l’elenco completo? Ok: Raphael Gualazzi n. 34, Leo Gassman n.36, Fasma n.60. Altro non c’è, o non è uscito, quindi passiamo ad
Altri argomenti di conversazione. Walls di Louis Tomlinson, ex One Direction, era entrato al n.12 la settimana scorsa. Questa settimana non è già più in classifica. Presumo che tra le fan (…che sessismo, vero? Chissà invece quanti maschi ha tra i suoi sostenitori) non sia corsa voce che era un capolavoro. Ha passato invece ben due settimane in classifica l’album di Thomas Bocchimpani, quello tra gli Amici di Maria che era stato costretto a passare dalle Nuove Proposte invece di essere infilato d’autorità tra i BIG della bella kermesse. Per quanto riguarda i lungodegenti, Pianeti di Ultimo timbra per la 102esima volta il cartellino, tre volte meno di Peter Pan di Ultimo (105); Rockstar di Sfera Ebbasta sale a 108 settimane di fila in top 100, e il penultimo Ed Sheeran (÷) si inerpica a 154. Ma tranquilli, l’album da più tempo in classifica è un disco uscito la settimana in cui La Nostra Memoria Condivisa premiava Un grande amore e niente più di Peppino di Capri, seguita da Come un ragazzino di Peppino Gagliardi e Da troppo tempo di Milva. E mi spiace dover accostare a questo grande momento della nostra Storia la sezione
Miglior Vita. Solo DUE album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di ospitate da Barbara D’Urso. Mai così pochi! E sono tutti e due dei Queen. Da un lato, fa piacere sapere che si tratta comunque di un gruppo che è stato ospite della kermesse. Dall’altro, viene da dire che con così tanti BIG di Sanremo, chi ha bisogno di morti? Sono stati momentaneamente eclissati, come direbbero i
Pinfloi. The dark side of the moon, in classifica da 171 settimane, scende bruscamente dal n.53 al 69, mentre The wall va ancora più giù, dal n.54 al 78. Come segnale politico, si direbbe inequivocabile: il POPOLO chiede di tornare a Peppino Di Capri, Peppino Gagliardi, Peppino De Filippo, Peppino Prisco, gli italiani hanno diritto a una vita Peppina, e al caffè. Possibilmente, sospeso.

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

Ecco, dopo un’analisi ragionata delle sentenze degli opinionisti, i VERI vincitori del Festival di Sanremo. Sono quarantuno.

Ok, l’ho guardato. Ma adesso ditemi voi

Ok, l’ho guardato. Ma adesso ditemi voi

Ora vi vengo a cercare a uno a uno, voi che sorridete benevoli e indulgenti per questa sagra della morte.