Tag: Salmo

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

All’interno: la classifica dei singoli natalizi. Ovviamente è piuttosto riprovevole.

Marracash & Fedez: il duello – TheClassifica 48/2021

Marracash & Fedez: il duello – TheClassifica 48/2021

Atroce sospetto: e se il King e il Biondo Patriota, duellanti senza tregua, si somigliassero più del lecito?

Vasco ai margini – TheClassifica 46/2021

Vasco ai margini – TheClassifica 46/2021

Il numero uno. Beh, per poco. Domani il disco di MiticoVasco verrà detronizzato, dopo una sola settimana, dal n.1 dei presunti album ITALIANI più ascoltati. Come un Ed Sheeran qualunque. Guardandomi in giro mi pare che nessuno colga – o meglio, che nessuno senta il bisogno di cogliere qualche significato in tutto questo, se non il normale scorrere del tempo e la vecchiezza, che come una Roma senza burle e senza ciance, non prove esige dal musico, ma (…eccetera). E tuttavia non c’è solo questo: nell’imminente incoronazione del King Marracash, dopo una settimana di passerella per il Komandante, c’è anche la definitiva fine di un’epoca. Certo, anche in questo nostro mondo di numeri, MiticoVasco può sempre rivendicare i suoi: quelli delle vendite spettacolari di dischi pagati veramente, e di anni di stadi riempiti schiacciando ogni tentativo di metterne in discussione lo strapotere, per non parlare del record mondiale del megaconcerto di Modena Park. In realtà non è nelle cifre, che sta
La fine di un’epoca. In questi ultimi anni un intero catalogo di suoni è stato messo ai margini da basi preconfezionate e autotune. E insieme alle bordate di chitarra e gli ineffabili “EEEEH!” di MiticoVasco, questo vocabolario canzonesco è stato messo a margine soprattutto per ciò che quei suoni tentavano di esprimere, quelle Sensazioni forti di un’Anima fragile, destinate a una generazione senza più santi né eroi. Forse è quest’ultima, la differenza più importante: oggi sono in giro innumerevoli santi e stormi di eroi, e credo che l’impagabile incipit del disco, XI Comandamento (che ricorda i suoi fasti da dj a fine anni ’70) (a me viene in mente Rockin’ rollin’ disco king di Paul Sabu!) contenga dell’insofferenza vera:
“Avanti il popolo del cambiamento, avanti il prossimo! Avanti il prossimo Comandamento… Bisogna arrendersi, a oltranza”
È una smorfia di rabbia che forse Fabri Fibra ancor più che Marracash avrebbe potuto esprimere, ma non qualcuno dei rapper più giovani – d’altra parte bisogna aver vissuto un po’, per sapere con una certa precisione cosa si disprezza. Però a esser finito ai margini delle canzoni, e non solo le sue, non è solo questo. È sempre più ai margini anche il tentativo un po’ patetico di confrontarsi con chi ascolta: quale rapper potrebbe anche solo concepire Siamo solo noi? “Sono solo IO”, casomai. E quale signorino dell’indie pop potrebbe trasmettere quella carica primordiale al suo pubblico? Ma poi, del resto: quale pubblico desidera quella carica, se non nella forma glamour dei Maneskin, con tutta la loro contagiosa favola da sguaiata boyband (con FEMMINA)? Probabilmente l’unica energia che ha un qualche valore nella musica del 2021 si manifesta sotto forma di aggressività verbale – e tra l’altro anche un po’ meno rispetto a due-tre anni fa.
Proprio perché si trova a margine, quindi proprio qui nei paraggi, provo una specie di struggimento vero nell’ascoltare Siamo qui. Il titolo non è strampalato come sembra – se non altro perché istintivamente porta a rispondere a MiticoVasco: “O komandante, nostro komandante, Siamo qui, ok; e magari siamo solo noi, ma dove??? Dove siamo, o Vasco?”
Lui non ne ha la più vaga idea, veh. Oggi come quarant’anni or sono. Quel che può fare, come quarant’anni fa, è cercare stili che vestano bene le sue parole e i suoi slanci. Solo che non ha più negozi in cui prendere i vestiti – oh, mica può andare in quelli dove vanno Gué Pequeno o Coez. Allora, prende dall’armadio roba che ha già messo. E qualche volta gli va anche bene: per esempio, in La pioggia alla domenica o Prendiamo il volo, che sono davvero la quintessenza di Vasco
(“I sogni che non so perché non hai mai fatto… E io che non ne posso più / Perché ho capito che non mi diverto / Perché non ha più senso un aeroplano senza un aеroporto / Che dove si va? E come si fa? / Chе non si arriva e non si parte / Come la pioggia alla domenica / Come un Natale che non nevica / …E neanche la TV”)
Oppure nell’ineccepibile Tu ce l’hai con me, in cui ripesca le sue infatuazioni di rock “industrial” anni ’90. Ma ci sono momenti di questo album in cui l’espediente di prendere roba dal proprio armadio lo porta a sbagliare cringiosamente vestito: per esempio, la pasticciatissima Un respiro in più reclamava la forma di ballata acustica alla Vivere (Già fatto? Ma è davvero un’obiezione?). Poi, in generale, sia quando va bene che quando va male, MiticoVasco ha ancora la capacità di dire delle cose, e lo affermo con austera serietà. Perché se state ghignettando, dovete dimostrarmi che negli ultimi dischi di Sferoso Famoso o Gazzelle ci sono due frasi da salvare, e nel disco di questo 70enne non ce ne sono almeno venti.
Il problema grosso e quasi insormontabile però è quello della musica. Non tanto nel rock più ferroso (gli stessi Maneskin, per l’appunto, sono una microtestimonianza che ci si può fare ancora qualcosa) ma in quel tipo di ballata dolceamara in crescendo che è stata in questi ultimi vent’anni la Stalingrado in cui il Komandante ha resistito all’assedio. Quando la risfodera (almeno tre volte nel disco) ho l’orrenda sensazione di ascoltare un album in cui Tommaso Paradiso rifà Vasco, e ne esco con il cupo desiderio di rigare delle macchine fighette a caso (…nella speranza demente di beccare quella di Tommaso Paradiso). Beninteso, Vasco Rossi non è la prima rockstar che deve fare i conti con l’età – non mi riferisco solo alla sua età ma proprio a questa età moderna di cui tutti ciangottano. Non è per caso che a un certo punto, e ben prima di lui, Bowie o Gabriel o Jagger hanno smesso di provarci – e Vasco non è Robert Plant, non può infilarsi nelle nicchie con un sorriso sornione. Per me va già bene che in Siamo noi ci siano quattro pezzi che possono stare con dignità in una mia playlist blascosa. E almeno in questo, c’è della modernità: orsù, lasciamo tutti perdere gli album, che sono finiti vent’anni fa come le ideologie: raccattiamo quel poco che troviamo per strada, e facciamo colazione anche con un toast, del resto. Spesso.
Resto della top 10. Il numero uno della settimana scorsa, Rocco Hunt, è smontato rapidamente dal trono scendendo al n.6, mentre il suo predecessore Ed Sheeran gavotta al n.9. Ottimo ingresso al n.2 dei presunti album per Madman, con MM Vol.4: slittano di una posizione altri ex primatisti: Blanco (n.3), Ultimo (n.4) e Salmo (n.5). Entrano al n.7 i Modà – ah, quanti ricordi, vero? – e al n.8 Taylor Swift, con il suo secondo album di cover di Taylor Swift. Rkomi al n.10 conclude la lucente diecina, nella quale abbiamo un’adeguata quota rosa (una FEMMINA) e un inquietante levata di scudi dei non ITALIANI (addirittura due).
Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top ten e irrimediabilmente ABBA (n.19), Il Volo (n.20) e Loredana Berté (n.42). Da segnalare tra le Nuove Uscite il n.18 dei Silk Sonic, il n.27 di Dave Gahan, il n.32 di Damon Albarn – mentre il Buon Anniversario della settimana è per Nevermind dei famosi Nirvana, che ri-entra al n.22. Escono invece dalla classifica generale Millennium Bug X degli Psicologi (dopo 32 settimane), Dolce vita di Shiva (dopo 22 settimane) e Blue banisters di Lana Del Rey, che è durato 3 settimane come Crisalide di Beba. Tra le majors, ritorna sopra il 40% dei dischi in classifica Universal, e sospiriamo tutti di sollievo.
Sedicenti singoli. Uh, momenti tellurici: c’è addirittura una novità sul podio, ed è costituita da Pastello Bianco dei Pinguini Tattici Nucleari (dei quali un giorno bisognerà anche parlare) che dopo 11 settimane avanza dal n.5 al n.2, alle spalle del preoccupatissimo Salmo, da più di un mese al n.1 con Kumite. Fra i duetti di Sferoso Famoso, quello che conserva la posizione più alta è quello con Madama, Tu mi hai capito, che scende dal n.2 al n.3. Ovviamente niente singoli tra i primi dieci per MiticoVasco.
Lungodegenti. Nessuno dei moderni evergreen da 100 settimane e passa è uscito dalla classifica dei presunti album; per una volta preferirei non snocciolarli tipo rosario, mi limito a bofonchiarne gli autori malmostosamente: Marra Pinguini Salmo Lazza Ultimo Gazzelle Capoplaza Geolier HarryStyles e ovviamente il segnetto di Ed Sheeran, non l’ultimo, quello prima, in classifica da 246 settimane. Però ha perso quasi venti posizioni in una settimana, è al n.78. Chissà, forse era meglio se non pubblicava un nuovo segnetto e continuava solamente a minacciare di farlo. A proposito: molte righe fa ho parlato dell’incoronazione di Marracash, il cui album è uscito in concomitanza con quello di Adele. Magari sbaglio, eh. Ora come ora, invero, su Spotify non c’è proprio partita, ci sono undici pezzi di Marracash tra i primi dieci.
(ovviamente sono undici tra i primi undici – però suonava bene)
In compenso Adele potrebbe contare sul peso che continuano ad avere i cd sulle classifiche. E persino sulla quantità di recensioni positive che sta tirando su. Ricordiamo comunque che non è ITALIANA ed è anche spudoratamente femmina, quindi in teoria deve volare basso. Ma l’algoritmo e le conversioni se la ridono delle nostre teorie, amici: qualunque verdetto verrà fuori e qualunque sentenza noi ne potremo incautamente trarre, la verità è che non c’è modo di prevedere nulla di questi giuochetti, anche se sarebbe così simpatico, it would be so nice come cantavano i
Pinfloi. Esce vivaddio dalla classifica A momentary lapse of reason, mentre The dark side of the moon scende dal n.70 al n.74. Ancora fuori dalla top 100 The wall che sta chiaramente aspettando di capire se riusciremo a salvare il Natale, potete scorgerlo lì ancora più ai margini, che aspetta solo di venirci a trovare tra le mura di casa mentre ci chiediamo Is there anybody out there?
Grazie per aver letto fin qui. A presto.
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Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

E i Maneskin e HarryStyles e gli ABBA e Blanco e i Pinfloi e la tipa dei Brass Against. E bisognerà parlare dei Pinguini Tattici.

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

“Abbiamo di tutto, ci manca il domani – e per la paura si viene, si mente
Ma il sesso da solo è l’amore del niente
Ci aspetta una guerra di fame e macerie, la terra che sputa le nostre miserie
E in mezzo al rumore di feste violente, c’è sempre qualcuno che canta il niente”

(Marco Masini, Il Niente, 1991)

Qualche sera fa una persona che conosco, in mancanza di oggetti contundenti, mi ha paragonato a un giornalista musicale che depreco anche nel sonno. Il mio primo impulso è stato quello di ardere questo sito, come Paul Newman fa con la sua stessa città alla fine del film

(non posso dire il titolo: spoiler)

Anche per questo motivo, iniziamo questa puntata con una delle cose che distinguono gli inutili articoli del guappo in questione dai MIEI inutili articoli. Ovvero: gli impietosi fatti. Naturalmente, potete saltarli. Non sono mai divertenti,

Gli impietosi fatti. Oltre a essere al n.1 nella classifica dei presunti album con Solo, il suo nuovo album, Ultimo è anche al n.41, con Colpa delle favole, in classifica da 134 settimane. E al n.65 con Peter Pan, in classifica da 194 settimane. E al n.71 con Pianeti, che dopo 170 settimane di permanenza era uscito di classifica, ma tre mesi fa è rientrato. Oltre all’intera discografia nella classifica FIMI degli album, Ultimo ha anche un singolo al n.8, cioè il brano fatidicamente intitolato Niente – il GNÈNTE, come in una delle più memorabili canzoni di Marco Masini, tratta dall’epocale Malinconoia. Sappiate inoltre che Ultimo ha 650mila follower su Facebook (nella media, diciamo), 112mila su Twitter (molto basso) e 2,9 milioni su Instagram. Tanti. Per capirci, Salmo ne ha 2,2, Jovanotti 1,9, MiticoVasco 1,8, Marracash 1,6, Sangiovanni 1,5, Irama 1,4. Solo SferosoFamoso, tra i nomi che non hanno una vera eco internazionale (mi riferisco quindi a Maneskin, Laura Pausini, Fedez) (…sì, lo so) supera Ultimo, con i suoi 3,6 milioni di followers.

Eppure. Anche se non ho cercato forsennatamente, una googlata ha dato esiti negativi: né l’uscita né también il primato in classifica di Solo vengono testimoniati da Corriere della Sera e Repubblica, e nemmeno da Rollinstòn e Rockol. Arrivo a Sorrisi e Canzoni, dove trovo riprese alcune sue parole “dai social”. Se ho visto bene, c’è una sua intervista su Il Mattino. Mi pare sia passato da alcuni grossi network radiofonici. Ma non tutti. Quanto alle trasmissioni televisive, non saprei. Ditemi voi. Appare in Squid Game?

È molto possibile che i giornalisti non siano stati amichevolmente sensibilizzati nei suoi confronti come succede con altri perché Ultimo, pur non facendo una musica da buscadero selvaggio, è un artista realmente indie, uno dei pochissimi che non viene nemmeno distribuito dalle tre multinazionali che provvedono alle esigenze di noi giovani. Mi pare anche di capire che da quel famoso Sanremo, non abbia molti amici tra i giornalisti. Cosa che alla fine, lo accomuna ai giornalisti.

Altra ipotesi per questo parziale oscuramento: in questo mondo di clic, un articolo su di lui non ne porta abbastanza. Persino io so benissimo che qui, questo pezzo verrà letto molto meno di uno su Adele o Billie Eilish. Però a me venti pageview in meno su quaranta, non cambiano assolutamente Niente. Ai giornali veri invece, forse conviene di più lasciar perdere del tutto piuttosto che rischiare, con un articolo complicato, di fare i conti con una fanbase che viene descritta come più livorosa delle altre. In realtà non so se lo sia davvero, a me sembrano tutte livorose. E malgrado qualcuno ancora pensi che con articoli non del tutto entusiasti (per non dire critici) si ottenga #visibilità, si è capito che è meglio non infastidire gli artisti ITALIANI. Se c’è qualcosa che ci insegna il giornalismo nel 2021 è che è meglio risparmiarsi gli assalti della Fanmacht.

Nel complesso comunque la sensazione è che Niccolò Moriconi (due c, una erre) non sia proprio mediaticamente onnipresente, no? Quindi forse ha ragione lui, lo boicottano, è Solo contro tutti. Non come me e voi, che siamo avviluppati di conventicole. Ultimo è Solo come il suo pubblico.

Beh, io, Solo l’ho ascoltato. Sapete, sono diciassette canzoni. Sì sì, diciassette. Come Quadrophenia. E non saprei nemmeno dirvi se è migliore degli altri tre dischi, mi sembra così uguale. Non ci sono reali variazioni stilistiche, i testi mi sembra convergano tutti su concetti di fondo già esposti nei suoi precedenti dischi di platino. Concetti che ora – con brutale superficialità ma garantisco, senza snobismo, proprio con le liriche davanti – cercherò di riassumere nelle righe seguenti:

  • Ultimo è in grado di volare.
  • Anche dentro di sé, dice.
  • Ultimo prova tantissime emozioni.
  • Ultimo ha il coraggio di provare emozioni straordinarie.
  • Ultimo sogna veramente.
  • Ultimo vorrebbe che voi non foste come gli altri.
  • Come a poker, se vi state chiedendo chi sono “gli altri”, vuol dire che gli altri siete VOI.
  • Potrei parlare per ore di come si è arrivati all’esatto opposto di “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi. Potrei parlare per ore di Ultimo.
  • Io so che voi ignorate che “Un sorriso ha la carta che sconfigge il potere”.
  • E che “La vita è un giro di giostra che inverte la direzione e il mondo è un posto sbagliato con le giuste intenzioni”.

In più della metà delle sue canzoni ricorre il verbo “volare”, che stacca nettamente i sogni e le emozioni e la pioggia e le stelle. Io penso di non dire Niente di gravemente offensivo se dico che all’Università della Vita, Ultimo ha imparato a dire parole terribilmente comuni e ricorrenti nella canzone italiana convenzionale degli ultimi sessant’anni. Ma è ovvio che il pubblico che lo segue vuole sentirsele dire e ci sente qualcosa, in modo diverso eppure analogo al 14enne che trae conforto dal sapere che il suo rapper preferito consuma sostanze illegali nella sua Lamborghini prima di spassarsela con la vostra lurida bitch. E questa è solo parte della questione: il dettaglio cruciale è che questo dispiego di emozioni lineari ma gridate, un pubblico abbastanza consistente vuole sentirle dire, o appuntogridare dal giovane Ultimo. Quello che è piaciuto a quel pubblico è lui, la sua faccia, la sua connotazione popolare: l’ostilità delle élite non fa che convalidarne l’attitudine, e anche la sua mancanza di piacioneria è un bonus, una dimostrazione di autenticità dopo anni in cui i simpatici hanno tradito gli ITALIANI. Se c’è uno che è stato scelto dal pubblico – e mi chiedo se non sia questo, che turba noi turbanti – è lui: portato dalla piccola etichetta Honiro nel dicembre 2017a Sanremo Giovani (non era stato accettato tra gli Amici di Maria: come avrebbe potuto farsi degli Amici?), rapido come Napoleone nella Campagna d’Italia ha accumulato dischi di platino e sold out, infiammando le masse orfane di Modà, Negramaro, Dolorimestruali Antonacci, Marco Masini, e di qualche monumento anni 70 come Riccardo Cocciante, Baglioni e Zero. Nella sua ascesa, ha subito il primo rovescio in carriera a Sanremo, dove come nella baia di Abukir una flotta di giornalisti è riuscita a sbaragliarlo. Riorganizzatosi e forte della Grande Armée dei suoi fans, per il 2020 era pronto a festeggiare i suoi 24 anni con un bagno di folla negli stadi, ma il Coronavirus come l’inverno russo ha devastato i suoi piani. Cionondimeno, il giovane Moriconi può contare su una cosa: il suo pubblico, essendo più adulto di quello del rap e del pop, non è di quelli volubili e pronti a dimenticarsi i propri beniamini dopo il ciclo del prodotto di 3-4 anni, caratteristico del mercato musicale moderno. Anche perché da lui non si aspettano singoli di successo né featuring (e infatti anche in Solo, orgogliosamente, non duetta con nessuno). Con tutta probabilità, se non fosse per Ed Sheeran col suo stupido segnetto, il suo album Peter Pan batterebbe il record di permanenza nella classifica degli album. A buon diritto può affermare, in una frase in cui infila una similitudine eccellente, “Perdo un confronto, ma voglio vivere a lungo / Sono la sabbia che dura nella valigia di luglio / Voglio restare per sempre, non fare moda da niente”. Chissà se qui pensava a Mahmood.

Ma se me lo chiedete, i testi non sono la cosa che caratterizza realmente Ultimo. La cosa più affascinante è come Moriconi elimini dal suo pop cantautorale tricolore qualsiasi elemento di sorpresa, come se considerasse blasfemo mettere nel solco melodico ITALIANO qualcosa di inconsueto, qualcosa di nuovo, o qualche influenza straniera. Forse sa che così facendo, inquinerebbe il Primato Nazionale.

Resto della top ten. Alle spalle di Ultimo, un altro grande ritorno per il pop italiano mainstream: Sandrina Amoroso con Tutto Accade, che si insinua davanti al n.3 Bluceleste di Blanco. Il protagonista di ottobre, Salmo, scende dal n.1 al n.4, mentre la Bromance di Mecna e Coco non frutta più di un n.5. Entrano nella prima diecina anche due band, e per di più non ITALIANE, pensate: sono i Dream Theater (n.9) e i Duran Duran (n.10), che danno il cambio a Coldplay (n.13) e Beatles (n.86): come tutte le band straniere, erano da noi solo per fare del turismo ed escono subito. Escono anche Chiello (anche lui dopo una sola settimana, ora è n.12) e dopo un bel po’ di tempo, Pinguini Tattici Nucleari (n.11) e Sangiovanni (n.16). Rimangono in alto con testardaggine Rkomi, SferosoFamoso e Madama, che troviamo in fila dal n.6 al n.8.

Sedicenti singoli. Sorpresa: ThaSupreme entra al n.2 invece che in testa, con M%N. Al n.1 è infatti tornata Kumite di Salmo, e al n.3 c’è il duetto assolutamente spontaneo e dettato da sincera amicizia tra Sferoso e Madama, intitolato Tu mi hai capito, e sicuramente è così.

Altri argomenti di conversazione. Gli album distribuiti dalla Universal sono 45 su 100 in classifica, quelli targati Sony 27. Mancano un po’ clamorosamente la top ten Elton John (n.15, malgrado tutti quei duetti giovani), Lana Del Rey (n.18) e Premiata Forneria Marconi (n.20). Entra al n.22 la rapper FEMMINA Beba. Hanno invece lasciato la classifica Pop Smoke dopo 68 settimane, Crepe di Irama dopo 60, Nevermind dei Nirvana dopo una striscia di 50, la Keta Music Vol. 3 di Emis Killa dopo tre mesi, Tiromancino dopo quindici giorni. Normalmente questo lo qualificherebbe nella rubrica che un tempo si chiamava

NonBenissimo. Ma motivi strettamente diplomatici mi consigliano di evitarlo, rimandando la riapertura di questa rubrica alla prossima settimana. Parliamo invece di gente che in classifica ci ha praticamente messo radici, cioè i

Lungodegenti: compie due anni di fila in classifica Persona di Marracash, e li festeggia al n.21 (!). Ma mettendo in ordine il club dei cento, troviamo anche, oltre ai due già citati album di Ultimo,

– il segnetto ÷ di Ed Sheeran da 243 settimane (al n.53);

20 di Capo Plaza, da 184 settimane;

Playlist Live di Salmo, da 155 settimane;

Punk di Gazzelle (152 settimane);

Re Mida di Lazza (139);

Fuori dall’Hype dei Pinguini Tattici Nucleari (134);

Emanuele (Marchio Registrato) di Geolier (107);

23 6451 di ThaSupreme (102).

Già da un po’ non fanno più parte del club il primo album di Billie Eilish, il cui nuovo disco beccheggia al n.36, nonché Luché e i Diari Aperti Segreti Svelati di Elisa, che però sono rientrati in graduatoria da un po’ di tempo. In totale, gli album con oltre cento settimane di permanenza sono ora undici, dieci dei quali ITALIANI. Tra due settimane potrebbero essere dodici su cento, percentuale mai raggiunta. Tra questi latitano, amaramente, i

Pinfloi. The Wall continua a mancare dalla classifica, ma è un momento un po’ oscuro e lunatico anche per The Dark Side Of The Moon, che scende in picchiata dal n.65 al 97. Se è un po’ che non lo ricomprate, fatelo ora o sarà troppo tardi.

Grazie per aver letto fin qui. A presto. Sapete, sta arrivando un altro segnetto di Coso, qui. Ah, non sto nella pelle.

Portatemi Salmo. Gli devo parlare – TheClassifica 42/2021

Portatemi Salmo. Gli devo parlare – TheClassifica 42/2021

Flop di Salmo non è un flop. Ma cos’è? Cosa succede in città? C’è qualche cosa, qualcosa che non va.

Il canto degli italiani – TheClassifica, episodio XY, 2021

Il canto degli italiani – TheClassifica, episodio XY, 2021

E voi, che avete fatto questa estate?

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Pre-mura. Tutti i cantanti famosi sono straordinari. Anche quelli non famosi. Chiunque incida un pezzo. Chiunque non lo incida. Sono tutti artisti favolosi che meritano successo e soldi e immortalità – e anche invidia da parte degli invidiosi, via.
…Bene. Ora che l’ho detto, mi sento a posto. Ho fatto il mio dovere di critico musicale. Perché da anni stiamo convergendo su questo, e non è che sia un dramma. Va così, ed è interessante di per sé, tipo l’effetto serra.
Cosa sto dicendo. La vittoria dei Maneskin all’Eurovision Song Contest ha spalmato un dibattito su chi fosse legittimamente legittimato a fare osservazioni – di qualsiasi tipo – sull’evento. Ma soprattutto sul gruppo. E in particolare, è emerso un dissing di natura anagrafica sulla provenienza delle osservazioni negative – credo che accada da quando è entrato in circolo l’anti-boomerismo, che è un bandierone che, curiosamente viene sventolato da tutte le generazioni. Compresi i presunti boomer, che sono spesso ansiosi di fustigare i propri coetanei (…è sempre un piacere). Questa volta so di poterne uscire indenne perché ho un piccolo stolido debole per i Maneskin e non mi sono mai pubblicamente sbilanciato in giudizi contrari. Ho dei miei pensierini semiarticolati su di loro, ma non crediate: me li tengo per la prossima settimana, perché non si sa mai che possano tornare al…
Numero uno. Che questa settimana, però, sia tra i presunti album (col disco di debutto) che tra i sedicenti singoli (con la new entry Malibu) pertiene a Giovanni Pietro Damian, in arte Sangiovanni, nato nel 2003 a Vicenza, che NON ha vinto Amici di Maria ma è il principale idolo di questa nidiata di maschi ITALIANI (lontani, i tempi in cui Maria lanciava cantantesse: le Emme, le Sandrine, le Elodie) (fateci caso, erano ancora i tempi dei cd). Ecco, a differenza dei Maneskin, a me il giovane Damian non piace proprio, lo trovo melenso e appiccicoso come le patatine al formaggio, ma certamente contemporaneo. Rispetto a lui, Irama sembra Jeff Buckley: i suoi testi sono spudoratamente irritanti e leccosi, e somigliano molto ai dialoghi delle baby-sitcom su Rai Gulp, essendo espressamente composti per brani diretti a dodicenni (spero che apprezziate il fatto che non ho scritto “a delle dodicenni”, e nemmeno “a dei dodicenni”). Ma ho 12 anni, io? Tecnicamente, no. Quindi non posso giudicare. Solo chi ha 12 anni può recensirlo – non è così? Poi, a guadagnare con Sangiovanni saranno, oltre a lui, tanti maggiorenni – però l’astensione da un giudizio critico, visto il pensiero dilagante sull’incompatibilità tra anagrafe e legittimità di critica, mi sembra ineccepibile. No? Ma un attimo: mi corre l’obbligo di segnalare che alla finale di Amici di Maria erano presenti, e ostentati con feroce sottigliezza da parte della belva di Mornico Losana (PV), ben ventotto rinomati giornalisti musicali ITALIANI (pensate quanti ne esistono). Essi hanno assegnato il premio della critica al succitato Giovanni Pietro Damian, e alle sue canzoncine pucciosette. Che io sappia, tutti e ventotto sono maggiorenni – alcuni di loro, da un bel po’. Quindi, anche se in teoria non avrebbero titolo per esprimersi su cantanti per dodicenni, si sono mostrati in sintonia.
(in realtà, io e voi sappiamo benissimo che tutti loro, lucidi malgrado l’estasi erotica di un’inquadratura su Canale 5, hanno annusato i social e lo streaming e hanno fatto in modo da votare quello che già godeva dei consensi del pubblico) (giacché il ruolo del giornalista moderno è legittimare il successo o, in mancanza, la ricchezza) (altrimenti, da domani si ritrova a fare le gallery intitolate Scopri che fine hanno fatto i Ragazzi della Terza C) (però facciamo finta di non saperlo, va bene?) (cerchiamo di uscire vivi da questa palude)
Se i pennivendoli in questione sono saltati compatti sul carro del predestinato, si deduce, hanno titolo per parlarne. Se invece io, parlando col 12enne che ancora alberga in me, lo sento dire che Sangiovanni gli fa uno schifo spaventoso, devo temperare il suo frustrato parere con la prudenza dell’età matura. E tuttavia, sia chiaro che resta un’ingiustizia. Perché gente, questo significa che stanno bullizzando il 12enne che è in me, e il suo civile ancorché brufoloso dissenso. E in un periodo in cui tutti si lamentano dei torti subiti da piccoli, specie le celebrities, ecco che io mi ritrovo vessato e irriso anche molti dodic’anni dopo. Non è orribile, tutto ciò? Lo so, non può essere orribile quanto le pucciosità di Malibu e Lady e Gucci bag e in definitiva tutti i 16 minuti di durata del primo prodotto di Sangiovanni (sì, sedici minuti. D’altronde sono solo sei pezzi. E pensate che mi ritrovo dei colleghi che dicono che sono spocchioso quando uso l’espressione “presunti album”). Tra l’altro Sangiovanni, stando a quanto hanno rivelato i suoi genitori ai media ingolositi, non era un ragazzo facile: sfogava il suo disagio tra le mura domestiche attraverso violentissimi momenti di rabbia. Ma la musica lo ha guarito. Ne sono lieto e giulivo – ma io resto convinto che là fuori ci sia una certa quantità di dodicenni che il disagio lo proverà ascoltando Sangiovanni. Solo che non lo esprimono perché hanno paura di essere bullizzati dai loro coetanei. Beh, non so quanti siano, magari sono solo due. Ma SO che esistete, amici – e date retta, non cercate amici tra gli Amici. Cercateli a margine.
(hehe)
Resto della top ten. Visto che Sangiovanni è entrato al n.1, ne consegue che anche Caparezza come i suoi predecessori è durato una sola settimana in vetta, e la sua discesa al n.5 implica che siamo al diciottesimo diverso leader dei presunti album in diciotto settimane. E giacché maggio è mese Mariano, gli Amici di Maria saltano alla gola della classifica FIMI con tutta la loro brama di morte: al n.2 entra Deddy, e al n.4 Tancredi: solo Rkomi, rimanendo aggrappato al podio, rovina l’en plein del talent di Mediaset. Debutta al n.6 lo stimatissimo Iosonouncane, davanti alle rielaborazioni acustiche di Zucchero; completano la top 10 Gué Pequeno & Dj Harsh, Madama e i nostri rappresentanti all’Eurovision festival, i Maneschi. Come anticipato, gli Amici scorribandano anche tra i…
Sedicenti singoli. Anche qui Sangiovanni è re, grazie a Malibu, che debutta al n.1, e Tutta la notte che risale al n.3; in mezzo si insinua l’altro rapper per famiglie Aka 7even, quarto Amico (maschio) di Maria, con la sua accattivante proposta per l’estate: Loca. Per fortuna tra poco sarà giugno e a queste canzoncine orrende si sovrapporranno le aberranti hit estive impreziosite dal tocco di Mida dei PRODUCERS.
Altri argomenti di conversazione. C’erano altre nuove uscite importanti tra i presunti album: abbiamo un n.11 (Giordana Angi, Amica dell’anno scorso), un n.14 (Alfa), un n.15 (il rappuso Baby Gang), un n.20 (The Black Keys), un n.21 (Margherita Vicario), un n.23 (J. Cole) e un n.66 (St. Vincent). Poi ovviamente sono entrati in top 100 un tot di dischi di CapireBattiato, il più alto dei quali è The Anthology (n.19). Piccola nota curiosa: fino al giorno prima della dipartita di Battiato, su Spotify pochissimi avevano ascoltato La voce del padrone, come dimostrano i circa novemila ascolti di Sentimiento nuevo. Il giorno dopo, quel particolare brano è entrato tra I PIU’ POPOLARI, con oltre 90mila ascolti (mentre vi scrivo, oltre 300mila). Questo perché è stato inserito da Spotifone tra i primi brani della playlist This is Battiato. Perché vedete, poi arriva quello che dice “Ma è sempre stato così” – aggiungendo “Ma cosa vuoi che contino le playlist”. Accludo screenshot degli ascolti del popolare album, pochi minuti dopo la ferale notizia. E quelli di oggi. Non sono taroccati (non sono capace. E poi, incredibilmente, c’è un limite al tempo che ho da perdere). Possiamo concludere che gli ascoltatori dell’album – e non dei brani cercati spontaneamente o inseriti nella nostra vita dalle playlist, sono quelli testimoniati da Segnali di vita.
Non benissimo. Semplice di Motta esce di classifica due settimane dopo l’uscita – però, una schioccante soddisfazione per lui: è durato come DJ Khaled (che in compenso in USA è entrato al n.1). L’altro Gionata del rap italiano, Gionata Ruggeri in arte Gionnyscandal invece è durato una sola settimana. Beh, come Van Morrison – al quale, l’accostamento farà certamente piacere. Meridionale di Aiello è durato 9 settimane, mentre I mortali² di Carne & Pesce abbandonano la classifica dopo 10 settimane, malgrado il traino della Musicaleggerissima.
Lungodegenti. Come forse sapete, questa sezione è un po’ ripetitiva, ha lo scopo di meravigliarsi della presenza di alcuni di questi undici album tra i super long-seller, e chiedersi se sono così belli da essere in classifica da più di due anni. Andiamo quindi ad aggiornare: si tratta di Pinguini Tattici Nucleari, Fuori dall’hype (111 settimane), Ultimo, Colpa delle favole (111 settimane); Salmo, Playlist live (132 settimane), Lazza, Re Mida (116 settimane); Billie Eilish, When we all eccetera (112 settimane), ancora Ultimo, Peter Pan (171 settimane), Gazzelle, Post punk (129 settimane); Capo Plaza, 20 (161 settimane); per l’ultima volta Ultimo, Pianeti (168 settimane); Elisa, Diari aperti segreti svelati (134 settimane). Infine, ho sperato fino all’ultimo, ma questa settimana arriva il trionfo di Ed Sheeran, che col suo penultimo album Segnetto eguaglia il record di 220 settimane consecutive nella classifica italiana appartenente ai
Pinfloi. Il cui The dark side of the moon, proprio questa settimana, ritorna in classifica a farsi umiliare, mentre ovviamente The wall non accetta la cosa e interrompe la sua più recente striscia di settimane consecutive uscendo a quota 52, un anno esatto – e con lui, esce anche Live at Knebworth 1990, entrato al n.4 solo tre settimane fa. Non posso omettere un particolare eclatante: il vecchio prismone (ri)entra al n.86. Segnetto/Divide si trova al n.68, satanico contrario e antagonista. Grazie per avere letto fin qui, a presto.
La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

«I woke up with the power out
Not really somethin’ to shout about.
Ice has covered up my parents hands
Don’t have any dreams, don’t have any plans.
I went out into the night, I went out to find some light.
Kids are swingin’ from the power lines
Nobody’s home so nobody minds»
(Arcade Fire, Neighborhood #3)
 
In sostanza. Sanremo. Il Festival della Canzone Italiana. La kermesse. Dall’olandese kerkmisse, Messa di Chiesa. Secondo la Treccani, una “Solenne festa annuale delle parrocchie cristiane, che nei Paesi Bassi e in alcuni luoghi della Francia settentrionale si celebra con processioni, mascherate, balli, spari e mercato.
(spari) (…magari)
Pur essendo finito secoli fa, Sanremo 2021 continua a dominare le classifiche. A cominciare dai
Sedicenti singoli. Tra i quali continua il dominio leggerissimo di Musica leggerissima di Dimartino & Colapesce, davanti a Voce di Madama e La genesi del tuo colore di Irama che sale al n.3, scalzando dal podio Michielin & Fedez (n.4). E contando anche i Maneskin (n.6) e Annalisa (n.9) abbiamo sei brani sanremesi in top 10 a sei settimane dalla pubblicazione, è non è finita, oh, no. Ci sono i Coma_Cose (n.11), Fasma (12), Noemi (18), Willie Peyote (22), La Rappresentante Di Lista (27), Aiello (38), Ermal Meta (41). E Arisa e Gaia che non nomino perché non sono più in top 50. Almeno loro.
Chi resiste a questo sanremismo senza limitismo? Gli amici di Maria. E non due amici qualunque, amici: i due Bro rappusi, cioè Sangiovanni, con l’atroce Lady (n.5), e Aka 7even, con la deprecabile Mi manchi (n.10).
La più alta nuova entrata è al n.16, il singolo Polka 2 :-/ (la faccina fa parte del titolo) (…a questo siamo) di Rosa Chemical, Gué Pequeno ed Ernia. Al n.31 c’è la seconda nuova entrata, 0 passi, eseguita dall’artista col promettente nome d’arte Deddy, anche lui Amico di Maria. Tutto è fermo, tutto è Sanremo oppure hit estive, o faccini in tv.
Questo è diventato la discografia italiana.
Va beh, non voglio fare il trombone indignoso, alla fine il cinema e il calcio sono messi allo stesso modo, e nonostante questo noi siamo sempre lì a dire “Uuuh!”, “Ooooh!”.
E per quanto possa essere edificante avere il podio della classifica dei (presunti) album più giovane di sempre, perché non c’è nessuno sopra i 20 anni lassù tra quelli che si dondolano dai fili della corrente, resta innegabile che per due terzi ci sia dietro la longa manus di Sanremo. Anche se non sembra, è anche dietro al successo dell’artista al
.
Numero uno. Madama Madame, a tre settimane dall’uscita, è riuscita a inerpicarsi al n.1, credo anche a causa di una vistosa penuria di uscite
(evidentemente, le tre major sono tutte concentrate sul prossimo Festival di Sanremo)
ottenendo quello che mai si era verificato prima: una rapper FEMMINA in testa alla classifica FIMI dei presunti album. Col suo disco di debutto, Madama completa l’impresa di Bando di Anna Pepe, che aveva ottenuto questo risultato inaudito l’anno scorso tra i singoli.
Madamistan. Sono ideologicamente favorevole a Francesca Calearo da Creazzo (Vicenza), in arte Madame. Ma credo di esserlo come si può essere favorevoli al comunismo, intendo dire che quando te lo portano in casa sei un po’ infelice. Devo ammettere che il suo album di esordio non fa per me. Non che questo sia molto importante, ovviamente. Però credo che lei possa ancora crescere come artista, se riesce a tenere dietro al suo personaggio, che ha trovato la giusta vetrinona, cioè la kermesse
(processioni, mascherate, balli, spari e mercato)
grazie alla quale oggi i media stanno andando a nozze con la madamosa girandola di effetti speciali che la giovane Calearo può garantire; le sue interviste spesso regalano le frasi fragorose che noi solerti mediapeople cerchiamo, per svelare i lati indicibili, i segreti intimi, le sentenze spiazzanti, i risvolti eccitanti.
Di cosa stiamo parlando.
– “L’amore corrisposto non esiste”.
– “Una volta sono svenuta e i miei compagni mi hanno calpestata. Mi calpestavano per capire se fingessi”.
– “Ho scoperto il sesso su di me a 3-4 anni, un po’ precoce effettivamente”.
– “Ogni mattina devo trovarmi un motivo per vivere fino alla sera. Lo so che è triste perché sono giovane però in certi momenti è così”.
– “Il mio corpo è un mezzo. Sono una locomotiva che fa girare le ruote sopra binari che costruisco man mano”.
– “Da fluidi si scopa di più”.
Non credo che riuscirei a intervistare Madama. Forse è TROPPO interessante per me. Forse è questo che mi rende faticoso ascoltare il lungo flusso di coscienza che è il suo primo album. Certo, mi capacito che molta gente sia incuriosita e affascinata da questo mettersi a nudo, sicuramente qualcuno ascoltando avrà un’identificazione totale con certe strofe, e dirà sono io, sono proprio io! Non so voi ma io non lo posso dire. E non voglio: non mi identifico con nessuno: solo con voi, amici.
(dai, suonava bene)
Non sono qui per identificarmi ma perché mi hanno detto che c’era bella musica – e tuttavia nei sedici pezzi, curati dai dodici PRODUCERS, arricchiti dai nove prestigiosi featuring, la musica spesso annaspa sommersa da tutta quella sincerità dolente e vocalità tormentata e tormentosa. Di Madame mi arriva (a ME) (soggetto non identificante) una egolalia sofferente, certamente autoanalitica, che la distingue dall’egolalia compiaciuta e scimmiona dei rappusi maschi, e forse in qualche modo la avvicina ai cantautori indie (compiaciuti di essere sofferenti). E anche questo è un suo modo di superare le barriere di genere – gosh. Ma una cosa va detta: pensavo che la prima rapper ad andare al n.1 nella nazione sarebbe stata la nostra versione tardiva delle maialone alla Cardi B o Nicki Minaj. Invece, è la versione rap di Mia Martini.
Resto della top ten. Dietro Madama rinvengono gli altrettanto sanremesi Maneskin (n.2) mentre Massimo Pericolo scende al n.4 e a sostituirlo sul podio sono gli Psicologi – non la categoria che si è accaparrata i vaccini ma il duo rap della rampante BombaDischi. Tra gli album, invero, a parte i primi due posti (che comunque non sono poco, veh) Sanremo va un po’ calando e risalgono in top ten tutti i fenomeni amati da Spotify e da noi giovani: alle spalle di Mace (n.5) rientrano nella prima diecina Capo Plaza, Sferoso Famoso, Emis Killa & Jake La Furia, Marracash. Si vede che nelle vacanze di Pasqua chi non è partito per le Baleari si sentiva particolarmente URBAN.
Altri argomenti di conversazione. Dimartino e Colapesce, che fanno la voce grossa tra i sedicenti singoli, pigolano al n.25 tra gli album. La Rappresentante di Lista va benino tra i singoli, ma l’album è fuori dalla classifica dopo 4 settimane (comunque, mai andati così bene nella vita), Mareducato di Gio Evan ne è fuori dopo 3 settimane. This is Elodie abbandona dopo 14 settimane, Contatto dei Negramaro dopo 20 settimane.
Non benissimo. A Sanremo 2021 (la kermesse) c’erano quattromila concorrenti, ci sta anche che qualcuno si debba accomodare fuori molto rapidamente. Specialmente quelli che più che sul singolo, puntavano sull’album. Quello di Ghemon è già fuori dalla classifica (era entrato due settimane fa al n.8). Ermal Meta scende al n.83 (era n.1 un mese fa). Malika Ayane era entrata al n.9 e dopo sette giorni è al n.85. Noemi esce di classifica anche lei. Insomma male gli artisti da cd. Male anche le star globali, tipo Demi Lovato che entra al n.36. Debutta al n.45 Random, anche se non è una star globale – per ora, almeno. Gli Evanescence, entrati al n.20, subito fuori pure loro. Lana Del Rey invece è sopravvissuta due settimane, dopo essere entrata al n.7.Poi, tutto quanto ha prodotto Lo Stato Sociale dopo Sanremo 2021 è già svanito dalla top 100: non ho capito bene cosa abbiano voluto fare con tutti quei dischi, ma sono sicuro che era molto arguto. Ma passiamo invece ai
Lungodegenti. Sono in classifica da più di due anni Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, (105 settimane), l’unico album di Billie Eilish (106), Re Mida di Lazza (110), Post Punk di Gazzelle (123), Playlist live di Salmo (126), Diari aperti segreti svelati di Elisa (128), 20 di Capo Plaza (155), tutta la discografia di Ultimo, da Colpa delle favole (105) a Peter Pan (165) passando per Pianeti (162); meglio di lui solo l’estenuante Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 214 settimane fa e quindi sempre più vicinissimo a togliere quel famoso record ai
Pinfloi. The dark side of the moon rientra in classifica! Anche se al n.100, una posizione precaria e umiliante. Nel contempo, con malcelata e arrogante soddisfazione, The wall sale dal n.82 al 54. E dato sì che l’argomento che ha tenuto banco nella settimana theclassificata è stato il programma amazzonico LOL, per quanto mi riguarda sentenzio che The dark side of the moon è Ciro Deijackal, morbido, piacione e malinconico, The wall è Luca Ravenna, ripiegato su se stesso ma apprezzato dai passivoaggressivi. Wish you were here, nella mia personale considerazione, è Pintus. Non riesce a farmi ridere. Però ci va vicino – riesce a farmi digrignare i denti.
Ringraziamenti. Ringrazio chi ha letto fin qui, e ringrazio Biggie Paul per il decisivo accostamento con Mia Martini. Non ci sarei mai arrivato da solo perché resto un insensibile.