Tag: Roger Waters

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

2016-2020: viviamo nell’epoca di The dark side of the moon, piaccia o no – TheClassifica 44/2020, pt. II

2016-2020: viviamo nell’epoca di The dark side of the moon, piaccia o no – TheClassifica 44/2020, pt. II

Non è più un disco normale, è un’entità trascendente. Ha seppellito tutti i suoi simili: è l’highlander degli album rock. Ma che ci fa ancora qui?

La fattoria del rap italiano – TheClassifica 41/2020

La fattoria del rap italiano – TheClassifica 41/2020

Non morivo dalla voglia. No, decisamente no. Che voglia potevo avere di raccontarvi il come e il perché dell’inevitabile numero uno tra i presunti album di BV3, ovvero Bloody Vinyl 3, che chiameremo album anche se è una compilation/mixtape. In italiano sensato: quindici pezzi prodotti da un dj (Slait), rimati e interpretati da un’orgia di rappusi (soprattutto dell’area Salmo/Sony) croccantissimi tra i teenager, terzo capitolo di un progetto (bla, bla, bla). Il tutto con la premessa: badate, è un mixtape. Il che vuol dire: è una roba fatta alla svelta, di slancio. Il che vuol dire: se lo trovate per lo più raffazzonato e poco ambizioso, dovete capire che è il suo bello. Il che vuol dire: se vi fa schifo, il problema siete voi.

Che è poi LA grande trovata della post-critica post-musicale, da cinque anni a questa parte. Il problema siete SEMPRE voi.

Ecco perché non morivo dalla voglia. Perché d’accordo, sono un uomo di buona volontà, sono anni che cerco di sedare i miei istinti aggressivi e di andare oltre le furberie della scena e di tutte le sue scenette, allo scopo di farmi un’idea di chi sia qualcosa di più che un action-figure di gomma, un supereroe-merendina per 13enni maschi ITALIANI nemmeno particolarmente brillanti. E non morivo dalla voglia perché so di non aver MAI, in dieci anni, parlato male di Salmo, e so di non aver MAI, in un anno, parlato male di ThaSupreme. E poi come fai a non trovare almeno cinque cose buone in un disco che brulica di gente: ThaSupreme (7 pezzi), Lazza e la celebrità televisiva Hell Raton (3 pezzi a testa), poi Salmo, MassimoPericolo, FabriFibra, Nitro, DaniFaiv, Madman, Shiva, Low Kidd, Capo Plaza, GuéPequeno, JakeLaFuria (non insieme) (hihi), addirittura delle FEMMINE (Mara Sattei, Madame), addirittura Coez per l’angolo delle ragazze. Dai, anche solo per sfinimento, qualcosa finisce per piacerti. Invece.

Non muoio dalla voglia di ammetterlo. Ma BV3 mi risulta di una pochezza, di una banalità e stupidità feroci, prevedibili, tronfie. E compiaciutissime di tutto ciò. Perché in fondo il gioco è così ovvio: se non mi piace, il problema sono io. È il comma 22 del rap italiano. E ci abbiamo tutti fatto l’abitudine. Oppure abbiamo deciso di dargliela vinta, e passare gli anni che ci restano a postare cover di vecchi pezzi dei Sonic Youth o nuovi meme con quella stupida copertina dei Joy Division.

(personalmente, non muoio dalla voglia)

Non morivo dalla voglia, altresì, di essere l’unico scemo. A stroncare un prodotto così visibilmente apprezzato dai piccoli consumatori ITALIANI come BV3. Anzi, per convincermi di essere effettivamente scemo a essere l’unico scemo, ho iniziato a cercare recensioni. Ovviamente, iniziando dalle reactions su YouTube. Secondo Around Dread, che credo abbia usato l’aggettivo “coatto” (e “coattissimo”) tra le venti e le trenta volte in 14 minuti, è un album “strano, diverso. Particolare. Da macchina. Je do un 8” (155mila visualizzazioni). Gli Arcade Boyz, tipicamente, danno colpi al cerchio e alla botte, ma alla fine elogiano ThaSupreme che è al suo meglio: “più cattivo, accattivante e cazzuto che nella sua produzione precedente”, e “il crossover interno, proprio quello che ci si aspetta” (330mila visualizzazioni). In entrambi i casi, adorazione pura e scomposta per il campionamento della sigla del beneamato telegiornale Studio Aperto (Bloody Bars, con Lazza e Young Miles) e per la canzone-accendino al n.1 dei sedicenti singoli, Altalene (ThaSupreme, sor’ta Mara Sattei, Coez). Dopo aver capito che aria tirava sul tutubo, sono passato a gente che fa numeri molto minori, ovvero le testate musicali. E lì ho iniziato a vedere cose veramente penose. Naturalmente, sono tutte opinioni legittime. Per le quali provo una pena infinita – che per fortuna supera il raccapriccio abissale.

 

Non è che morissi dalla voglia di andare avanti. E invece, miracolo! Prima una, poi un’altra, poi una terza recensione quanto meno perplessa. Sto dicendo che di colpo, ho scoperto di NON essere l’unico scemo. Non è un’esperienza che vivo con frequenza. Tanto che, abbacinato dalla gratitudine, segnalo anche i nomi dei bro e gli zì che hanno avuto l’ardire di storcere il naso: Claudio Cabona, Luca Roncoroni, Vittorio Comand.

Ma allora, ma allora… (mi son detto). NON SONO SOLO! Mi sono sentito come Sting davanti a cento miliardi di bottiglie sulla spiaggia – nelle quali c’erano altrettanti messaggi in bottiglia (almeno credo. Il testo non era esaustivo: le bottiglie c’erano ma forse banalmente provenivano da cento miliardi di alcolizzati che le avevano vuotate e buttate a mare). E questa è una piccola buona notizia. La grande cattiva notizia è che BV3, fatto salvo qualcuno che ne esce a testa alta (e vorrei pure vedere: 20 artisti, 15 pezzi, eccetera) è una piatta manifestazione di arroganza da parte di chi ha preso il potere e, come i porconi della Fattoria degli Animali (aka l’altro libro di George Orwell) maschera sempre più a fatica il proprio disprezzo per le poche bestiole che sognavano la rivoluzione. E non vi nascondo un’ipotesi complottista con cui mi sto baloccando: il fatto che in questi anni siano usciti alcuni album rap di qualità superiore ha allarmato parte dell’ambiente. Perché metti che dopo, gli ascoltatori, e magari persino alcuni critici, iniziano ad aspettarsi la succitata qualità superiore invece che i piccoli insulsi supereroi che fanno sognare i pischelli ITALIANI con le loro storielle di droga, pistole, cash e bitches vogliose. Capirete che ben pochi, nella scena, muoiono dalla voglia di andare oltre. Troppo sbatti, zii. Meglio quelle due camicie brutte e quegli occhialetti tirati su col minimo sforzo, che quelle panzane radical-chic sull’arte.

Il resto della top ten. Al n.2 si conferma RenatoZero con l’album per i suoi settecento anni di carriera, e al terzo posto entra Cinema Samuele, di Samuele Bersani. Da segnalare al n.5 l’ingresso di Roger Waters dei Pinfloi, con la colonna sonora del suo documentario coi pezzi dei Pinfloi. Poi c’è Achille Lauro che credo stia continuando a pubblicare lo stesso album ogni due mesi (n.6). Per il resto, rappusi vecchi e nuovi, tutti a loro tempo al n.1, con la prevista turnazione. Si tratta di Emis Killa & Jake La Furia (n.4), Ernia (n.7), Gué Pequeno (n.8), Marracash (n.9), ThaSupreme (n.10).

Altri argomenti di conversazione. Non riescono a debuttare in top ten Bon Jovi, 21Savage (n.1 in USA), Blackpink che entrano tra il n.11 e il 20 proprio come What’s the story morning glory degli Oasis, al n.19 e non per un’edizione particolare, mi pare, ma solo a forza di articoli celebrativi per il decennale del quinquennale del decennale. Le Blackpink, ove lo ignoraste, sono una girl-band sudcoreana, che come la boy-band sudcoreana BTS sta andando piuttosto bene nel mondo anglosassone. Numero 2 in USA e UK, n.7 in Germania. Ma come i BTS, da noi non attecchisce. Con questo non voglio convincervi che il giovane pubblico italiano sia razzista (peraltro dovreste saperlo già. Mica sono tutti quanti figli adottivi di cotanti genitori: lo stesso dna provinciale e strapaesano scorre forte anche nei ragazzi). Ma continuo a trovare affascinante che più siamo globalizzati e più siamo autarchici. Oh beh, d’altronde sono iniziati gli anni Venti e una Mussolini dà spettacolo in prima serata.

Sedicenti singoli. Il mixtape della Machete manda all’aria (finalmente) anche la classifica post-estiva dei sedicenti singoli, piazzando Altalene (Slait, ThaSupreme, ThaSorella ovvero Mara Sattei, e Coez nella parte del Bacio Perugina) al n.1; al secondo posto c’è Machete Satellite, ovvero la pace tra Salmo e gli FSK dopo che lui aveva dissato i loro riferimenti continui alla droga – invece alla fine è tutto un giocone e i teenager sanno benissimo che se si drogano è colpa dei loro genitori, mica delle multinazionali che producono arte contemporanea. Chiude il podio il Baglioni del rap, Ernia con la languorosa Superclassico.

Lungodegenti. Non si era mai avuta una tale quantità di album da più di 100 settimane in classifica. Quest’epoca fortunata di musica eccellente può vantare ben otto evergreen intramontabili, guidati dal segnetto ÷ di Ed Sheeran (188 settimane), seguito da Rockstar di Sfera Ebbasta (142 settimane), Peter Pan e Pianeti di Ultimo (139 e 136 settimane), 20 di Capo Plaza (129 settimane), Potere (Il giorno dopo) di Luché (119 settimane) Diari aperti di Elisa (102), Playlist live di Salmo (100). E ogni settimana il ragazzo dei giornali ne porta altri, ne vedo già uno in arrivo a fine mese ed è ITALIANO. Stranamente, non lo è il disco che sta tentando di raggiungere i quattro anni filati in classifica: vi sorprenderà sapere che è un disco dei semisconosciuti

Pinfloi. The dark side of the moon è rientrato nella classifica ITALIANA 205 settimane fa ed è attualmente al n. 70, in salita di sei posizioni. The wall è al n.88, in discesa; attualmente è quattro posizioni sotto Nevermind dei Nirvana (quelli di Kurt Cobain, quello che si è sparato, avete presente? Però non era ITALIANO quindi ha fatto bene). Dimenticavo, devo chiudere con il dualismo – okay, è chiaro che The dark side of the moon è Star Trek mentre The wall è Star Wars, e non mi convincerete mai del contrario. Non perché non esistano argomenti, ma perché sarò fuggito prima che abbiate iniziato. Però grazie di aver letto fin qui, siete veramente gentili. A presto.

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

Ma devo ammettere che non ho ben chiaro chi siano Cecilia e Ignazio.

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

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Tutte quelle diatribe che hanno fatto di noi le persone migliori che oggi siamo.

The Artist Formely Known As TheClassifica, Ep. VI: Depeche Démodé

The Artist Formely Known As TheClassifica, Ep. VI: Depeche Démodé

Potremmo farla breve, e sciogliere subito l’assemblea per risparmiare tempo. Potremmo, forse dovremmo sintetizzare tutto in una frase: non c’è nessuno spunto musicale in Spirit dei Depeche Mode – inevitabile n.1 in classifica in questa settimana – che un blando estimatore del gruppo non abbia già sentito, in una forma migliore, in album precedenti. Fine. Torniamo tutti a fare quello che stavamo facendo. Chissà cos’era.

Però non è così semplice, perché una cosa che non può essere sottaciuta è che Spirit dei Depeche Mode è un disco terribilmente immusonito, bilioso, sfiduciato nel genere umano e nei tempi che corrono, e così incapace (volutamente?) di guizzi sonori che sembra co-firmato dal Roger Waters di Animals (cioè il disco dei Pinfloi che tendenzialmente non vedete mai in classifica. E non a caso).

Potrebbe persino profilarsi una specie di antipatico ricatto. Ovvero: liquidando Spirit come greve e noioso si sposa una robusta tradizione di critica musicale internazionale che esorta l’artista a non rompere le palle con “the serious stuff”, che in fondo suvvia, chi fa i soldi coi dischi come si permette di giudicare le masse, dir loro “Siete una delusione”? Si dedichino a fare i giullari, che sempre allegri bisogna stare.

(…beninteso, i Depeche Mode allegri lo sono stati forse una volta sola in Just can’t get enough, che è un pezzo di Vince Clarke e non certo di Martin Gore)

Oppure, peggio: sminuire un disco che si porta dietro tutta ‘sta gravitas, equivale a stabilire un rapporto univoco tra riflessione sul mondo e pesantezza musicale? Rapporto che pure, parrebbe smentito dal già citato e sempre da citare Roger Waters di The dark side of the moon (cioè il disco dei Pinfloi che vedete SEMPRE in classifica. E non a caso).

Spiegazione sbrigativa ma di un certo effetto

Nella Mia Umile Opinione, quando Alan Wilder se n’è andato (non proprio ieri) dal gruppo, si è portato via un po’ dei colori con cui Martin Gore dipingeva, e per quanto i segnali di impoverimento fossero visibili già vent’anni fa, ora siamo ai tentativi di fare affreschi con il carboncino.

Versione lunga, e oltremodo pindarica (…che speravate di evitare)

Forse è un problema anagrafico. Che pesa molto più sui suoni – e sui ritmi – che non sui temi del disco. Affé mia, quando fai canzoni, il modo in cui dici le cose è fondamentale. Se non riesci a dirle in un modo che meravigli chi ascolta, allora non hai tenuto fede all’ottimo motivo per cui in questi anni ti abbiamo messo lì, su quel vezzoso pulpito.

E per contro, Everything counts era una riflessione sul mondo, come anche People are people. Perbacco, anche Blasphemous rumours era una riflessione sul mondo, e una delle più gramissime che io abbia mai sentito – in confronto, Nick Cave è un allegrone. Ma Spirit manca completamente di passione, di voglia, di comunicativa. Di quello slancio che una rockband affida a un riff di apertura (e i Depeche Mode hanno nella loro cache più riff di tante rockband, e forse proprio questo ha permesso la loro sopravvivenza negli 80 e nei 90 e negli 00. Forse erano una rockband travestita). Di quella spinta che porta il poeta, financo quello che ha preso il Nobel, a dare alle sue parole un pezzo cantabile, ritmato – almeno uno per album. Qui l’unico potenziale singolo in linea con la storia dei Depeche Mode (e si tratta comunque di un pezzo che tempo addietro sarebbe stato un riempitivo) è So much love. Sta in fondo alla tracklist, dove di solito su Spotify gli ascolti si sono diradati. Capite, sembra che se ne vergognino.

Spirit non ha alcuna rispondenza con quello che vibra intorno (buono o pessimo, mainstream o nicchia). A tratti sembra persino rifiutare, per rigetto, la mission elettronica della band, e questo proprio quando l’elettronica è al governo ovunque e chi non vi inneggia pubblicamente viene blindato per strada e costretto a bere cristalli liquidi. La circostanza in fondo confermerebbe l’idea che erano una rockband travestita. Sarebbe bello però dire che Spirit è fatto a suo modo perché è un disco spericolatamente originale. La verità tanto banale quanto difficile da accettare per molti di noi è che sia Gore che Gahan sono fuori pista. Momentaneamente senza benzina, senza direzione, senza vere motivazioni. Pensavamo di no, ma doveva succedere.

Nella musica più che nelle altre arti, mantenere una consistenza duratura è l’eccezione più che la regola. E malgrado i DM siano nello strettissimo novero di coloro che erano riusciti a rimanere rilevanti per più decenni, pare proprio che la fase di pieno regime dello streaming stia sferrando un attacco molto deciso alla retromania. Per i veterani l’acqua è poca, e la papera non galleggia. Tra i pesi massimi degli anni 80, i più scaltri si sono chiamati fuori per tempo (Peter Gabriel, David Byrne, Mark Knopfler, Robert Smith); altri hanno cercato di dissimulare la discesa battendo strade spiazzanti (Sting che incide madrigali suonati al liuto per Deutsche Grammophon – sono passati dieci anni e non so ancora darmi pace, è come vedere Totò diretto da Pasolini: nessuno ci va a guadagnare) o giocandosi la reunion (sempre Sting. Caso di studio se ce n’è uno). Altri, baps! – sono morti. I pochi che erano riusciti a rimanere tanto a lungo in corsa, come Madonna, U2 o Depeche Mode, sono oggettivamente senza benza. Ma questo non vuol dire che non possano riprendere a girare. Forse il segreto è il rifornimento.

Resto della top ten. Non succede molto: Ed Sheeran scende al n.2, Mina&Celentano risalgono al n.3. Esce immediatamente Lo Stato Sociale (dal n.6 al n.13), mentre riappare al n.4 MiticoVasco con la megaraccolta a prezzo d’occasione. Poi ci sono i ComunistiColRolex, Ermal Meta, TZN Ferro, Fabrizio Moro (dal n.2 al n.8, ma pur sempre in top ten, via), Gigetto D’Alessio e Michele Bravi.

Altri argomenti di conversazione. Entra solo al n.14 l’artista che negli Usa è il dominatore assoluto dell’ultimo biennio, Drake. La mia teoria complottistica è che giacché in Europa le case discografiche le comandano i britanni, sfido io che i pochi album stranieri che si vendono in Italia sono sempre e solo inglesi (…vado a memoria, mi pare sia da cinque anni che un americano non compare nella top 20 annuale dei più venduti) (Drake peraltro è canadese, d’oh!) (come tanti altri che si stanno giovando del crescere in ambiti protetti, eventualmente svedesi, invece che esposti alle temperie del grande abisso che c’è tra Los Angeles con la sua catena di montaggio delle hit e New York con la sua fabbrica di hype). Comunque il n.14 di Drake è bassino se teniamo conto che in settimana sono usciti pochissimi dischi. Uno di questi è Purple haze (uh!) di Entics da Milano Baggio, che dopo gli anni in cui entrava direttamente in top 10 oggi si presenta con un n.48. Scrivessi per un certo giornale ci farei di corsa il titolo: “Il rap è finito”. Però mi pare strano che debutti così male, magari non ha ancora iniziato gli instore. Chiudo questa sezione ricordandovi che il disco da più tempo in classifica è la raccolta di TZN Ferro uscita alla fine del 2014. Vi ricordate la fine del 2014? Tutte quelle polemiche sinuose. In verità sto dicendo così per amor di caratterizzazione, non ne ricordo una, ma sicuramente c’erano pignatte di polemiche, mica come oggi – ah, la prima metà del decennio, che evo di maliardo candore che non tornerà più. E a proposito:

Miglior Vita. Dodici album in classifica sono di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di donne dell’Est. Li guida, come è giusto che sia, Nevermind dei Nirvana (quelli di Kurt Cobain – pensate, si è sparato), che questa settimana passa dal n.43 al n.49, si vede che è un po’ giù. E a proposito di essere giù,

Pinfloi. The dark side of the moon – lo ricorderete certamente – girava al n.33 la settimana scorsa. E lì lo ritroviamo! A riprova che il mondo cambia, nella vita gli amici entrano ed escono come camerieri nella sala di un ristorante, ma vi sono cose che troveremo sempre lì a sostenerci come un ponte su acque perigliose. E in tutto questo, Wish you were here perde dieci posizioni, The wall ne guadagna nove, sicché eccoli lì al n.59 e al n.60, quasi appaiati, e forse lo sono!, non esiste la posizione 59emezzo, ma mi piace pensare che proprio lì essi si incontrino come Venere e Marte.

aMargine presenta: Riccardo Bertoncelli – discorso di fine anno

aMargine presenta: Riccardo Bertoncelli – discorso di fine anno

La critica, i Pink Floyd, il rock, Battiato, i blog, i Nine Inch Nails, i giovani Werther, i Velvet Underground, Cenerentola.

TheClassifica 57. Ed il tempo crea eroi

TheClassifica 57. Ed il tempo crea eroi

Nel film The wall di Alan Parker, c’è la scena che rappresenta la morte di Vasco Rossi. Il momento in cui Vasco muore nel suo camerino e ai fan viene dato in pasto un suo alter ego feroce quanto funzionale: il KOM. 

Quindi forse in un disco di Vasco Rossi c’è una strofa che rappresenta la morte dei Pink Floyd. Metto i miei 6 euro su una strana (ma strana) canzone inclusa nel disco inciso prima di morire: Walzer di gomma, brano che come Jugband blues, evoca la deriva mentale di Syd Barrett:

“Morbida soffice e bianca è la gomma, e la mia mente ci affonda… Non mi ricordo…Che cosa devo ricordare?!? Non mi ricordo il mio NOME…”

Dove si allude al fatto che da Wish you were here in poi, Pink Floyd è stato un nome, semplicemente un nome indossato per tre dischi da Roger Waters, per altri tre da David Gilmour.
Il nome Vasco Rossi è al n.1 nella classifica degli album più venduti in Italia. Il nome Pink Floyd è al n.2.
Allarghiamo il campo.

“I knew the bride when she used to rock’n’roll”, diceva una canzone di Dave Edmunds che conosco giacché citata da Stephen King in IT. “L’ho visto prima io! E’ mio!” diceva La Pina in Le mie amiche. Ho già esposto in un altro articolino la mia (presumo un po’ patetica) rivendicazione sul primo Vasco Rossi. Non posso fare la stessa cosa coi Pink Floyd: li ho fondamentalmente scoperti da ragazzetto quando andai a vedere il succitato The wall al cinema. Prima, erano un altro dei gruppi della generazione precedente, uno dei più dinosaurosi. Le radio non mandavano i Pink Floyd, negli anni 80. E quando uscì The final cut, a maggior ragione continuarono a non mandarli. Però sono convinto che sia per Vasco Rossi che i Pink Floyd ci sia stato un passaggio di consegne tra due tipologie diverse di fan. Quasi come quella tra i tifosi della Juventus, che un tempo facevano propria la signorilità un po’ sprezzante di Agnelli, e oggi fanno di una brutale aggressività il proprio vanto. Ieri coccolavano le roi Platini e il Pinturicchio Del Piero, oggi mitizzano l’energumeno Chiellini e tormentano i tifosi ROSIKONI di tutte le altre squadre.

Ora, è evidente che ognuno di noi proietta ciò che vuole nei propri idoli, ce li scegliamo per quello. Ma è anche vero che quando questi ultimi esauriscono la loro crescita, si attaccano a chi ne garantisce la sopravvivenza facendosene condizionare. Credo sia un processo inevitabile. Quindi, io penso
(o voglio pensare) (buggerando me stesso)
che gli innamorati della prima fase riconoscano la fine della spinta propulsiva, e si ritirino in punta di piedi conservando l’amore nel cuore, resistendo alla tentazione di tributarlo al walking dead. Per gli irriducibili, il vero valore è nel simulacro. Tenersi inespresso tanto amore è impossibile, deve avere un corrispettivo. Perciò, Misery non deve morire. E loro seguiranno anche lo zombi ovunque vada, a dispetto dei referti (e dell’andatura traballante).

Così, la versione David Gilmour dei Pink Floyd è pensata per i fan che oggi come oggi si guardano bene dal mandare in classifica il watersianissimo Animals, come faccio notare a intervalli regolari, ma pure album storici come Atom heart mother o The piper at the gates of dawn. Dal 1987 a oggi “Pink Floyd” è un marchio apposto a una mousse di note prolungate allo spasimo, suoni pulitissimi, contrasti tra la voce maschia e stanca di Gilmour e novanta coriste che viene da immaginare abbigliate come vestali – naturalmente con un prisma e un arcobaleno sul petto (…e non dimentichiamo, appunto, le megacopertine). Questa è la versione che prende le mosse soprattutto da Confortably numb, da Shine on you crazy diamond, cui viene ricondotto il megasuono dei megaPinkFloyd. Nel caso di The endless river, l’obiettivo viene perseguito nel modo più perfido possibile: ci sono le meganote di Richard Wright, ci sono i megasuoni megapuliti – ma c’è solo UNA megacanzone. Non importa, la gente lo ha comprato lo stesso. Cosa importa se su internet, e forse anche su qualche giornale, tutti avvertivano: “Guardate che è un disco strumentale”. Fa nulla: lo zombie va seguito, mai discusso. E poi c’erano la megacopertina, il meganome. Alla fine basta che ci sia qualche elemento che permetta l’identificazione. Tipo la dentatura.

Due anni fa tutti i giornali erano in allerta per celebrare commossi la dipartita di Vasco. Invece non è successo. Forse perché è già accaduto.

Per me, è accaduto nel 1993: dopo aver scritto che Vivere è come un comandamento, bang, si è accasciato. A quel punto, Tania Sachs e Steve Rogers sono entrati nella stanza d’albergo mentre lui era confortably numb, hanno preso quel che ne restava, lo hanno portato in una torre piena di macchinari, e al primo fulmine il KOM ha aperto gli occhi. E subito ha scritto le architravi della vaschitudine attuale: Mi si escludeva, Delusa e la canzone più tatuata d’Italia, Sally. Per me Sally potrebbe averla scritta Renato Zero, ha la stessa vacua poesia poeteggiante che ottieni mescolando termini ad alto potenziale come “vita”, “volare”, “follia”; un po’ quello che succede con “Ho guardato dentro a un’emozione ed ho visto dentro tanto amore che ho capito perché non si comanda al cuore”.
Poi, una volta alzatosi dal tavolaccio, il KOM ha iniziato ad aizzare il suo esercito di fan verso chiunque ne insidiasse il trono di rockstar italiana: Ligabue, Piero Pelù, Grignani, “Morgan degli U2”. Anticipando Mourinho e Andoniogonde, faceva propria la strategia del “molti nemici, molto onore”. Che è una cosa che ti riesce facile quando i tuoi tifosi sono una genia qualitativamente diversa, assolutista, meno affettuosamente disincantata rispetto a quanti per esempio erano a San Siro nel 1990.
(preciso che non sto parlando per me: io non c’ero) (a San Siro nel 1990, ci ho visto il Camerun di Roger Milla battere l’Argentina di Maradona)

Sono innocente è un disco di ordinaria bolsaggine del KOM, ma come per The endless river, alla fine basta che ci sia qualche elemento che permette l’identificazione. La tanto chiacchierata spruzzata di pseudometal iniziale non deve ingannare: il cuore di tenebra del disco sono l’orrore (l’orrore!) di Aspettami, la sconfortante Accidenti come sei bella, gli shabadabada geriatrici de L’uomo più semplice e Cambiamenti, la cui vocazione è andare incontro al pubblico di Maria De Filippi ma con l’ammiccare del vecchio lupo rock, in modo che su Canale 5 ci si possa far vanto di aver trasgredito (trasgredito!). I pezzi più insulsi sono quelli firmati con Roberto Casini; il pezzo tutto sommato migliore, Come vorrei, è l’unico cofirmato con Tullio Ferro (l’uomo di Vita spericolata, Stupendo, Liberi liberi); sotto la media i contributi di Gaetano Curreri

Sapete, io ho già avuto qualche anno fa la mia razione personale di fan del Kom (su sua implicita indicazione) per una recensione non del tutto prudente. Però sono sempre affascinato. E quindi.

Il profilo ufficiale del KOM su Facebook (4 milioni di iscritti) scrive:

Vasco al n 1 per ben 4 volte:
Sono Innocente, album
al n 1 Classifica Gfk
e al n 1 su iTunes
Come Vorrei, singolo,
al n 1 Airplay
e al n 1 il video!!!!!

LaLaLaLaLaLa…LaRedazione

Tiro su rapidamente, tra i 1557 commenti:

Tania S*x altra bella notizia, 4 milioni “mi piace”…adesso..

Debora Doppio Senso A*****i …Non poteva essere altrimenti!!!! Gioia MIAAAAAA Il Tuo ultimo Capolavoro è VITA e FELICITA’ in questo Momento…..Quello che esprimi nelle Tue Canzoni è REALTA’….Mi tocchi e mi arrivi Ogni Volta…. Siamo in Simbiosi….non c’è nulla da fare!!! TI ADOROOOOO

Donata Pal***o … Con quella faccia e quegli okki li.. Mica mi sembri poi tanto innocente… Ma un’adorabile ironico Rocker… che scherza con le parole e le dedica a i migliori intenditori.. Quelli che, in tanti anni, hanno imparato a leggerti tra le righe e trovare le sfumature delle parole…

Cinzia M***a La mia bimba di 5 anni adora l’ape regina e conosce già tutto il testo,( sgualdrina compreso) 

Monica S*****a sembra ke dici ” Mika centro qualkosa …nn l ho deciso io di esser il number one…Sono innocente…voi mi avete decretato tale”…e io rispondo ” e bene SI ,sei tu,solo tu l uniko kapace di tanto ..come te ,nessuno mai potrà”

Davide D’A**** cazzo c’è gente che ancora non ha capito chi KOManda in italia………………

Cinzia B*****e La La La La La….facci godere!!!! Abbiamo goduto moltissimo…alla faccia di chi rosica!!! Che dire di più? Sei il numero uno delle classifiche..degli stadi..e dei nostri cuori! E sei “L’uomo più semplice che c’è”…perchè ami condividere le tue soddisfazioni..le tue vittorie con noi…come se ci scambiassimo due chiacchiere al bar tra amici veri..di una vita intera. Il resto non conta. Il resto è solo chiacchiericcio di gente pronta a giudicare: SPARATECI ANCORA..COSI’ VEDREMO CHI CADE..CHI PERDE..CHI RUBA..E CHI SORRIDE C’HA LA PELLE DURA!!! Notte KOM,TVB

*** Sally Vasconvolta .. Tu Per Me .. Da SeMpRe Sei iL N° 1 … a PrEsCiNdErE Dai RiSuLTaTi DeLLe CLaSsiFiChE … C’è GeNtE ChE Si SceGLie L’ArTiStA PrEfEriTo a SeCoNdo Dei RiSuLtAti ChE PoRtA … iO No … iO Lo ScELgO x QuELLo ChE Mi TrAsMeTtE .. e Tu Da SeMpRe Mi TrAsMeTti TaNtiSsiMo e AnKe Di PiU’ … QuAnDo eRo RagAzZiNa AsCoLtAvO .. Ogni TaNto QuAlkoS’ALtRo …( Ma SoLo OgNi TaNto ) .. xKè TuTtO iL ReStO mi StAnCaVa SuBiTo … SoLo Tu “NoN Mi StAnChi Mai” … NeGL’aNNi .. NoN ho PiU’ AsCoLtAtO ALtRo OlTre a Te … xKè Mi BaSti Tu .. TuTTo iL ReStO è NoiA …. SoLo Chi Ti Ha DeNtRo CoMe Me .. PuO’ CaPire “L’EfFeTtO” ChE Fai … SaReBBe CoMe StAmAtTiNa .. Se NoN AvESsi Te x iN-KoM-iNciARe La GiOrNaTa … SaReBBe MoLtO DuRa .. … iL MiO CaNtO LiBeRO .. Sei Tu … CiAo SpLeNdiDo UoMo RaRo … Un FoRtiSsiMo AbBrAcCiO ..

Non è che pubblico queste cose per il LOL.

(“Ah, no?” “Forse un po’” “Bravo, contala giusta” “Odio quando intervieni a fare da controcanto autocritico, lo sai?” “E cos’altro posso fare qui dentro?” “Che ne so, metti un po’ in ordine. Oppure cerca i link ai pezzi che dimostrano che non sono un hater di Vasco e dei Pink Floyd, altrimenti va a finire che mi arrivano i fan infoiati come quelli che continuano a commentare quel pezzo sugli U2” “Sai come si fa in questi casi? Si enunciano i propri pezzi preferiti, a comprova” “ANCORA? Ma li ho già enunciati” “No, hai scritto una vendicazione di Bollicine. Dì apertamente qual è il tuo pezzo di Vasco preferito” “Siamo solo noi” “Ahaha! Davvero?” “Ma certamente. Che tra il demonio e santità è lo stesso. Basta che ci sia posto. E facciamo colazione anche con un toast, del resto. Spesso! C’è mai stato un simile inno generazionale in Italia?” “Sì. Gli 883” “Intendi dire?…” “Sì” “…Questa casa non è un albergo?” “Eh” “Mmh…” “Lo SAI” “Lo so. Quando l’ho sentita, ho pensato: questo sono IO” “Lo vedi?” “Comunque ripeto, non pubblico i commenti dei fan di Vasco per il LOL” “E allora, perché?”)

Pubblico i commenti dei fan di Vasco perché ho una sensazione precisa. Secondo me, nella mia umile opinione, o nella mia opinione presuntuosa,

(ma davvero lo dico senza giudicare, in modo del tutto asettico)

sono i commenti di persone in fin dei conti indifferenti alla musica. Al fatto sonoro, se così si può dire.
Ecco, questo è il punto, per quanto mi riguarda. 

(“Ah, quindi QUESTO è il punto, per quanto ti riguarda” “Sì, è questo” “Non vuoi dire qualcosa di più?” “Non serve. Chi legge sa il fatto suo” “Neanche una terza citazione da Stephen King?” “Ne ho fatte due??” “Va beh, dai. Ora vai col resto della classifica. Ma brevemente”)

Resto della classifica. Ma brevemente. Tutti slittano: la ex numero 1 Fiorella Mannoia (n.3), gli U2 (n.4), Fedez (n.6), la raccolta di Eros Ramazzotti (n.7), Paolo Conte (n.8), Francesco Renga (n.9) (nota bene, è uscito 35 settimane fa). Altre due nuove entrate in top ten, ma il KOM e David Gilmour si sono presi già tutto lo spazio: sono Rocco Hunt al n.5 con l’edizione deluxe di A verità, e Damien Rice al n.10. Mancano la top ten Calvin Harris (n.16), e subito dietro i Simple Minds (n.17).

Escono dalla top ten. Fabi Silvestri Gazzé (n.11), Cesare Cremonini (n.13), Taylor Swift (dopo una sola settimana, scende al n.15), Annie Lennox (idem, dal n.7 al n.18).

Altre nuove entrate piuttosto notevoli. Neil Young al n.35. Paola Iezzi al n.92. Il suo disco si chiama I love, la sua etichetta si chiama SUPERSTYLISHBITCH ENTERTAINMENT. 

Heyheymama. Non una gran settimana, nonostante il potenziale pluviale di The rain song e When the levee breaks: IV al n.25, Houses of the holy al n.36, II al n.95. I dischi dispari, fuori.

Migliorvita. Anche questa settimana, tre soli cantanti che insegnano agli angeli come si sta in classifica. Voi direte, hai parlato di zombi finora. Okay, un punto per voi. Comunque in top 100 tantissimi dischi incisi nel millennio scorso. Oltre a PF e LZ, anche Bob Dylan, The basement tapes, edizione commentata da Natalino Sapegno (n. 30) o Paul McCartney, Wings at the speed of sound, ripubblicato col commento del De Sanctis (n.76). O Mozart suonato da Lang Lang (n.54).

Avrei finito.

(“Piantala” “…Volevo vedere se erano attenti”)

Pinfloi. Eh beh, per forza. In occasione dell’uscita di The endless river, i dischi precedenti sono in offerta a 9 euro e novanta. Quindi The dark side of the moon sale al n.29, The wall al n.43, Wish you were here al n.45, la commiserevole raccolta A foot in the door al n.80, The division bell entra al n.87, A momentary lapse of reason al n.96. Come vedete, Animals o Meddle o The piper eccetera, se ne stanno a cuccia.
Eeeeeh. Ma erano in offerta anche i dischi precedenti di MiticoVasco E infatti entrano in classifica tre raccolte: Rewind, n.44; LiveKOM, n.49, Platinum collection, n.58.

(“…e C’è chi dice no?”)
(“No”)

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