Tag: Radiohead

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

2016-2020: viviamo nell’epoca di The dark side of the moon, piaccia o no – TheClassifica 44/2020, pt. II

2016-2020: viviamo nell’epoca di The dark side of the moon, piaccia o no – TheClassifica 44/2020, pt. II

Non è più un disco normale, è un’entità trascendente. Ha seppellito tutti i suoi simili: è l’highlander degli album rock. Ma che ci fa ancora qui?

Fiona Apple, Pitchfork e la critica Concorde

Fiona Apple, Pitchfork e la critica Concorde

Un giorno dopo che si è sparsa la notizia del massimo dei voti dato da Pitchfork al nuovo album di Fiona Apple, e a macchia d’olio i critici delle testate più autorevoli e i vostri amici più importanti si sono fiondati su Fetch The Bolt Cutters, il risultato su Spotify è interessante.

Quattromila ascolti per la prima traccia. E poco più di mille per l’ultima – come dire che di quelli che hanno colto l’epocale urgenza di ascoltare uno dei dischi più miracolosi del secolo, solo mille ce l’hanno fatta ad arrivare in fondo. Per ora sono numeri terrificanti. Certo, non stiamo parlando di Beyoncé. Ma già il fatto che abbia un contratto con la Epic ci dice che un certo potenziale commerciale, grazie a un pubblico raffinato, Fiona l’ha sempre avuto.

Naturalmente i numeri miglioreranno, ci mancherebbe.

E poi vale la pena fare un’altra ipotesi: la musica di Apple viene più ascoltata su Apple Music. Non è solo una battutina del cavolo – l’utenza della piattaforma a forma di mela è più adulta e affluente rispetto a quella verde nonché svedese. Su Apple trovereste meno rap, per esempio.

Ma con il mondo fermo e potenzialmente predisposto non solo a guardare serie tv ma anche (un pochino) ad ascoltare musica, e con Amazon temporaneamente in stand-by sui cd, io mi arrogo la facoltà di condurre questo test usando Spotify, della quale sono utente pagante. Ma perché un test? Perché, conoscendo gli album precedenti e avendo ascoltato questo, mi persuado che quello su Fetch etc è stato esattamente questo, fin dall’inizio.

Non è un caso che la recensione col “perfect 10” sia uscita pochi giorni dopo le rievocazioni del “perfect ten” ottenuto da Kid A dei Radiohead, con tanti siti musicali impegnati a riflettere

(vorrei mettere in evidenza il verbo riflettere, qui)

e a rievocare non tanto il disco, quanto lo spostamento (invariabilmente #epocale) dell’asse della critica operato da Pitchfork. Sul quale, se proprio volete, posso dare La Mia Umile Opinione a fondo pagina.

Comunque, una volta sensibilizzato il piccolo mondo deprimente di Quelli Che Ne Sanno di musica, è partita la Fase 2 del test sul potere attuale della Critica Musicale Straordinaria. E nessuno si prestava più della Salinger dei cantautori.

Volete sapere se chi sta scrivendo tutto questo apprezzi o detesti Fiona Apple? Non è cosa che riguardi questo articolo. Non è un particolare interessante. Lo è invece il fatto che il club si è mosso Rapido e Concorde, vroom – e dopo il 10 di Jenn Pelly su Pitchfork, Laura Barton su TheGuardian ha subito speso le sue cinque stelle. Su Stereogum, Tom Breihan parla di regalo selvaggio ed estatico per il quale dovremmo essere infinitamente grati. Les Inrocks non si è ancora pronunciato – e mi spiace, perché una voce autorevole e non imperiale sarebbe stata interessante – però è interessante anche il fatto che non si sia ancora pronunciato. Mentre da noi, sono scesi in campo due big come Claudio Todesco su Rolling Stone Italia e Michele Boroni su Rockol; il primo parla di capolavoro, il secondo mi sembra più prudente – infatti, si limita a quattro stelle e mezza. Ma già ieri Francesco Farabegoli, presagendo il dibattito montante ed essendo per qualche motivo che non so (e non gli chiedo) orfano di Bastonate, non è riuscito a resistere e ha emesso una serie di tweet nei quali il punto centrale è, appunto, la critica musicale – che gli piace anche più della musica. Io spesso deploro entrambe, quello che affascina ME sono i numeri, e il loro #storytelling brutale. E i numeri dicono che per ora ad ascoltare il disco sono solo i critici musicali. E forse anche qualcuno che ama la musica. Ed eventualmente, una decina di persone che fanno parte di entrambe le categorie (qualcuna esiste).

Ok, dimenticavo i fan di Fiona Apple. Immagino che anche loro esistano.

In ogni caso, qualcosa non ha funzionato. Cosa?

Non lo so ancora. Non ho fretta di emettere giudizi, e nessuna testata me lo chiede, per fortuna. E ribadisco, magari nel weekend ci sarà un boom di ascolti per Fiona. E sicuramente i cultori del vinile le renderanno giustizia più di noi rozzi Spotifiers. Quindi, in quel caso il club avrà dimostrato che la sua presa è ancora salda. Comunque vada, prometto che terrò d’occhio la Fase 3.

Appendice: La Mia Umile Opinione su Pitchfork

All’inizio di questo secolo il sito del forcone ha definitivamente sottratto le recensioni al mondo delle riviste musicali, spostandole verso i blog – ma non solo: tendenzialmente, la critica musicale pensosa e impegnativa è migrata dove poteva agganciare lettori più intellettuali di noi bruti della musica – faccio un po’ di nomi puramente indicativi: The Guardian, il NewYorker, ilPost, Wired. Trovo significativo il fatto che sia la recensione di Pitchfork che quella di The Guardian citino un profilo di Fiona Apple pubblicato dal NewYorker, come a rimarcare che i club più esclusivi dell’Impero fanno cartello e si legittimano l’un l’altro, chiunque ne faccia parte (e non sempre i tesserati sono gente stupenda – ma il mondo si fida del brand, giusto?).

Naturalmente lo scossone di Pitchfork è stato innegabile, anche perché andava a ricreare un’antica illusione, quella del critico alternativo che parla di musica alternativa a lettori alternativi – Creem nell’era dei blog e di Napster. La legittimazione di una deliziata pesantezza stilistica e dell’immancabile tour guidato nel proprio ombelico hanno fatto scuola, e anche se da qualche anno pare in difficoltà (anche per la mancanza di carburante: la produzione musicale che alimentava il tutto è passata a una dieta frugivora, se capite cosa intendo) abbiamo tutti dovuto farci i conti. Io personalmente depreco lo stile-Pitchfork e i suoi imitatori: sia nell’era indie che in questa in cui fa parte (non a caso) del mondo Condé Nast, ogni volta che mi sono rassegnato a leggerne una recensione, dopo tre righe ho sentito il bisogno del forcone solo perché mi sentivo immerso da un getto montante di letame fetido e deliziato delle vette della propria scrittura. Se mi sono macchiato dello stesso crimine non è su qualche testata che mi remunera con danaro – è solo qui, in un blog, che è agratis e si rivolge a poche decine di persone che considero miei amici.

Naturalmente, se non lo siete, non ditemelo.

 

Classifica Generation, Ep.V. Dark Polo Gang e la verità sulla mia donna

Classifica Generation, Ep.V. Dark Polo Gang e la verità sulla mia donna

Le Winx dell’hip-hop e la loro importanza.

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Tutte quelle diatribe che hanno fatto di noi le persone migliori che oggi siamo.

aVvento2016. Ovvero, 25 Strofe molto 2016 nelle canzoni di quest’anno.

aVvento2016. Ovvero, 25 Strofe molto 2016 nelle canzoni di quest’anno.

aVvento2016 david bowie
1 dicembre. (David Bowie, I can’t give everything away)
aVvento2016 a tribe called quest
2 dicembre. (A Tribe Called Quest, We the people)
aVvento2016 savages
3 dicembre. (The Savages, Adore)
aVvento2016 kanye west
4 dicembre. (Kanye West, I love Kanye)

 

 

 

 

 

 

 

 

aVvento2016 anohni
5 dicembre. (Anohni, Drone bomb me)

 

 

avVento frasi amargine silvestri
6 dicembre. (Daniele Silvestri, Quali alibi)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

avVento frasi amargine lowlow
7 dicembre (lowlow, Ulisse)
aVvento 2016 spartiti
8 dicembre (Spartiti, Bagliore)
aVvento 2016 cosmo
9 dicembre. (Cosmo, Le voci)
aVvento 2016 capossela
10 dicembre. (Vinicio Capossela, Pumminale)
aVvento 2016 calcutta
11 dicembre. (Calcutta, Oroscopo)
aVvento 2016 Rihanna
12 dicembre. (Rihanna, Sex with me)
aVvento 2016 rae sremmurd
13 dicembre. (Rae Sremmurd, Black Beatles)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

aVvento2016 the kills
14 dicembre. The Kills, Doing it to death

 

avvento2016bieber
15 dicembre. (DJ Snake feat. Justin Bieber, Let me love you)

 

 

 

 

 

 

 

aVento 2016 chainsmokers halsey
16 dicembre. (The Chainsmokers feat. Halsey, Closer)

 

 

 

 

 

 

 

avvento2016 okkervil river
17 dicembre. (Okkervil River, Comes Indiana through the smoke)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

18 dicembre. (Boosta feat. Nek, Sulla strada)
18 dicembre. (Boosta feat. Nek, Sulla strada)

 

 

19 dicembre (Car Seat Headrest, Fill in the blank)
19 dicembre (Car Seat Headrest, Fill in the blank)

 

 

 

 

 

 

 

 

20 dicembre. (Radiohead, Burn the witch)
20 dicembre. (Radiohead, Burn the witch)

 

 

 

 

21 dicembre. (Zayn, It’s you)
21 dicembre. (Zayn, It’s you)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

22 dicembre (Drake, Fake love)
22 dicembre (Drake, Fake love)

 

 

 

 

 

 

23 dicembre (Frank Ocean, Pink + white)
23 dicembre (Frank Ocean, Pink + white)

 

 

 

 

24 dicembre (Robbie Williams, The heavy entertainment show)
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25 dicembre (Rovazzi, Andiamo a comandare)
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Jonny Greenwood. Come funzionano i Radiohead (intervista 2001)

Jonny Greenwood. Come funzionano i Radiohead (intervista 2001)

Discussione con Jonny Greenwood sui Radiohead, su Kid A e Amnesiac. Essendo quel tipo di dischi su cui si discute.

TheClassifica 92. RedHotChiliPeppers, ciucciatevi il calzino

TheClassifica 92. RedHotChiliPeppers, ciucciatevi il calzino

Io i Red Hot Chili Peppers li ho sempre considerati la risposta americana ai Litfiba. “Oh mama dear, the diablo, in California – boink, slap, tump”

TheClassifica 91 – Afterhours. Tutto fa un po’ miele

TheClassifica 91 – Afterhours. Tutto fa un po’ miele

Preludio. Nelle prime 30 posizioni in classifica, due stranieri (Coldplay, Paul McCartney). Due e mezzo contando il n.2, l’Amico Sergio Big Boy Sylvestre. Che canta in inglese ma pure a lui, come a tutti gli Amici, gli scrive le canzoni Ermal Meta.

Premesse. Prima di cominciare, dovrei farne una trentina circa – e se possibile suddivise in gironi da quattro. Ma immagino sia difficile non fare caso al bazooka nella stanza, vero? Quindi le premesse le farò dopo.
Tranne una. Che è: non metterò nomi di colleghi. Perché non voglio puntare il ditino. E poi sono stanco di litigare, ma veramente. Peraltro, nell’elenco che segue c’è anche qualcuno di cui ho una certa considerazione. E quindi, è solo perché sono un irresponsabile che si è ritrovato un’arma in mano, che commenterò il primato in classifica degli Afterhours sparando scriteriatamente dei significativi passaggi da recensioni altrui di Filfiri o Folfox, nuovo n.1 in classifica con tutti i suoi bei tormentoni per l’estate. Lo ripeto: quelli che state per leggere sono i recensori, non l’artista.manuel agnelli

– “È solo facendosi ulteriormente a pezzetti che ci si può riscoprire di nuovo interi”.
– “Sarebbe bello credere, credere e basta, senza doversi scontrare con la realtà: all’amore e a Dio, alle relazioni profondissime che non temono caducità, alla vita eterna ché fino a quando ci siamo la morte, in fondo, non sappiamo cos’è”.
– “Cosa accade quando il rock smette di mettersi al servizio di forme di rivoluzione sognate per anni riprendendo conoscenza, in modo autentico, alla luce dei propri limiti ineludibili?”
– “Pezzo dopo pezzo la band si trasforma in una macchina che prende la forma di un tir gigantesco lanciato sulle autostrade delle ipocrisie italiane o quella di un aeroplano di carta lanciato indietro nel tempo”.
– “Affidarsi a queste diciotto canzoni è come entrare in una stanza buia e vuota, lasciarsi inghiottire dal nulla ma sapere perfettamente dove si trova l’interruttore della luce”.
– “A 50 anni non si può più sparare a zero su quelli del sabato in barca a vela lunedì al Leoncavallo e basta. E lo scorpione da mutilare dentro il cuore fa molto più male”.
– “Ci sono frammenti sperimentali che sovente tagliano la carne del disco, come se fossero lanciati lì apposta per aprire delle ferite da rimarginare”.
– “Pochi evanescenti momenti di normalità destinati ad annegare e sofferenze che imparano a nuotare nel mare dei sogni che pian piano svaniscono”.
– “Soffrire fino in fondo per rinascere e volersi bene”. 

AND IN THE END
“Quello che apprezzo dei testi aperti è che chiunque può trovarci ciò che vuole”. (Manuel Agnelli)

(e io sono sicuro che i Modà sono d’accordo. Forse Agnelli è il Kekko Silvestre della depre)

Premesse conclusive. Io sono un conclamato frescone – e non vi prendo in giro: posso sommergervi di prove inconfutabili in proposito. In quanto tale non ho lo spessore umano per farmi dilaniare dalla lacerante redenzione che il Gesù di Corbetta dona generosamente ai discepoli. Gli riconosco di aver scritto una manata di pezzi che hanno fatto – e tuttora fanno – da mantra all’ala istruita della sua generazione e di quella successiva, gli slogan cupisti sugli anni 80 e sui giovani di oggi, e la gente che sta male, e il male di miele, e quello che non c’è. E anche alcune buone canzoni. Ma nulla mi toglie la convinzione che Manuel Agnelli abbia sempre avuto sulla critica, specie di area milanese, una presa come quella che il signor Spock di Star Trek usava sugli esagitati per metterli alla sua mercé a pelle di leone. Anni fa una cosa del genere capitava, sempre in odor di risotto allo zafferano, con i Bluvertigo, quando Morganetto (e non è un nome X che faccio a caso) era capace di impistolare con un pot-pourri di citazioni di Braianìno tutti i mediapeople dal Ticino all’Adda. 
Ma al contrario di Morganetto, che era il primo a rimanere confuso dal suo stesso concionare, secondo me Agnelli la sera torna a casa, si toglie i capelli, si sfila il pallore, ripone sul comodino il cipiglio severo – e mentre nessuno lo può vedere si lascia andare a un sorriso da scardinato alla Pino Insegno, in maligno solluchero per la salamoia criticoesistenziale che è in grado di sobillare.
E ora, il resto della top 10.

Il resto della top 10. Detto dell’abbandono della vetta da parte dell’Amico Sergio Sylvestre, da non confondere con Kekko Silvestre, entra al n.3 la versione Reloaded di Tradimento di FabriFibra, con l’aggiunta di nuove versioni duettate (Jake La Furia, Gemitaiz, Emis Killa, Madman) di alcuni dei pezzi del 2006. Al n.4 c’è l’Amica Elodie, al n.5 Zucchero. Resta al n.6 la raccolta dei Pooh (gosh), ma rispondono al n.7 i Nomadi con il XXIV Tributo ad Augusto Daolio (ci sono Auschwitz e Aironi neri e Io vagabondo e Ho difeso il mio amore). Poi al n.8 Sandrina Amoroso, al n.9 il live di Samuele Bersani, infine al n.10 Ariana Grande.
Escono dalla top 10. L’Amico Lele scende al n.11, Laura Pausini al n.12, gli Amici La Rua al n.26.

Altre carabattole. La raccolta Pure McCartney entra al n.17, mentre il nuovo dei Garbage entra al n.33. Considerato che è giugno, potrebbe equivalere a trecento copie. A me, curiosamente, pare uno dei loro dischi migliori. Però i malcapitati ricadono in quella fascia che si rivolge a un pubblico che ha smesso di spendere soldi in musica, se non – ovviamente – nei concerti, che presuppongono tutto un altro ascoltare, e un altro spendere. Per non parlare del fatto che è più chic far sapere che concerto stai vedendo, che non quale album o playlist stai ascoltando. In ogni caso, dalle settimane scorse vi dovevo gli ingressi di Paul Simon (n.26) e Lacuna Coil (n.42). Ora sapete.
Al n.95 c’è il disco più anziano in classifica, Pop-hoolista di Fedez, uscito il 30 settembre 2014: lo celebriamo con un tweet che rivela tutta la sensibilità del giovane maestroapensare, sorprendentemente vicino al Verbo di Agnelli.Fedez tweet 2

Usciti anche loro nel 2014, ma a novembre, e piazzati un po’ meglio in classifica ci sono anche Tiziano Ferro (n.32), Modà (n.53), MiticoVasco (n.54).

Miglior vita. In classifica solo sei artisti/band i cui esponenti più rappresentativi hanno lasciato questa valle di faccine che ridono con le lacrime. A guidarli, Clean your clock dei Motorhead, entrato al n.55.

Pinfloi. Come prevedibile, la ristampa a inizio mese dei vinili dei dischi che nessuno comprava mai ha causato nei fan un’ondata di eccitazione spasmodica, che ha mandato al n.21 The piper at the gates of dawn (oggi ancora ben piazzato al n.58) e al n.24 A saucerful of secrets e al n.35 Ummagumma (…e al n.43 la colonna sonora di More, che però sette giorni dopo è già fuori classifica). Poi Il 1 luglio arriveranno nei negozi anche Atom heart mother, Meddle e soprattutto Obscured by clouds, dal quale mi aspetto grandi cose. Spero lo vendano a 70 euro, perché è qui che si distingue il vero pinkfloydiano dal barlafùsso occasionale cui si deve The dark side of the moon al n.96. 

Exit music. Dopo cinque settimane, l’album dei Radiohead è uscito dalla classifica.
Però se ne è parlato.

TheClassifica 89. Capossela e i Radiohead e pretestuosamente Prince

TheClassifica 89. Capossela e i Radiohead e pretestuosamente Prince

Vinicio Capossela n.1 e questo strano fatto che più un disco e unanimemente giudicato epocale, meno viene venduto.

TheClassifica 86, 87 e 88. Zucchero e catrame

TheClassifica 86, 87 e 88. Zucchero e catrame

La verità sulla mia lotta contro i poteri forti – ai quali comunque non mi piego giammai.

Magical Wikipedia Tour!

Magical Wikipedia Tour!

Ma che GENERE fanno i Beatles?
Che domanda. Perché chiederselo? Dai, rispondi, dai.

Ok. La prima risposta che A ME viene in mente è: i Beatles sono i Beatles. La seconda, forse più congrua ma non mia, potrebbe essere: “I Beatlz so’ ingles’!!” (cfr. Massimo Troisi). Comunque non so che risposta abbiate voi. Ma poniamo che momentaneamente non ne abbiate. Che siate di fretta. Che abbiate 11 anni e la mamma ascoltasse solo Renato Zero. Tagliamo corto: cosa FA, chiunque cerchi una RISPOSTA?
Va su Wikipedia, ovvio.
E la risposta di Wikipedia è che i Beatles fanno “Rock, pop”.

Mi sembra buona, dai. Se mai qualcuno al mondo ha fatto rock e pop, essi sono i Beatles.
Però.
Però la risposta che vi ho dato proviene dalla Wikipedia in inglese (sostanzialmente, “uichipìdia”). Mentre quella italiana non si accontenta. Sa già che scoppierebbe il dibattito, si avrebbero le fazioni e la critica radicale dei duriepuri e voistavateconMonti e civolevaRenzi e ilproblemaèbenaltro.
Così, wikipedia italiana stabilisce che i Beatles facevano…

1) Pop rock
2) Pop
3) Rock and roll
4) Rock psichedelico
5) Beat
6) British invasion
7) Baroque pop
8) Hard rock

E tutto questo naturalmente viene rimandato, a differenza di quanto facciano quegli angloamericani ipowikipedici, a un ipse dixit che in qualche anfratto giustifica il tutto: il sito allmusic.com. The-Beatles-Band-620x415_thumb
Viene persino da incazzarsi perché hanno trascurato il music-hall di McCartney (When I’m sixty four), i blues alla She’s so heavy, l’hippie-folk di Blackbird o Two of us, mioddìo che generica superficialità tutta italiota.

Poi! Cosa guardi, subito dopo aver guardato i Beatles?
…Ma certo.
Secondo uichipìdia, in 50 anni i Rolling Stones hanno fatto Rock, blues, blues rock (che è tipo il viola, che lo ottieni col rosso e il blu), rock and roll (da non confondere con “rock”, evidentemente), rhythm’n’blues, hard rock.
E qui le cose sono cambiate anche per i supponenti liberisti d’oltreoceano e oltremanica, quelli che ogni due per tre ci declassano. Qui anche loro spendono sei definizioni, quando secondo un fesso come me la parola “rock” poteva bastare – cioè, se non la usi per i Rolling Stones, non vedo chi. Ma evidentemente l’ottica è quella del ragazzino 11enne, o del tipo che ha fretta ecc. D’accordo.
Vediamo Wikipedia tricolore. Abbiamo: 
1) Blues rock
2) Hard rock
3) Pop rock (la parola “pop” compare solo qui. Colpa di Angie, tutta la vita)
4) British blues (ma en passant, non “british invasion” come i Beatles, unici inglesi a invadere il mondo)
5) Rock psichedelico (…incidi Satanic Majesties, e ne paghi il fio per l’eternità)
6) Rock and roll
7) Dance rock (“…lord I miss you!” Tump, tump, tump)
8) AOR (sta per Album Oriented Rock) (questa poi)
9) Beat
La voce “Beat” è l’unica che non fonda la sua autorevolezza su Allmusic.com, se la gioca Wiki per completismo – prendendosene la responsabilità davanti al mondo.

Continuiamo il gioco?
(“Sììììì, vai avanti, ci diverti un casino e non abbiamo realmente di meglio da fare!”)
Grazie, siete meravigliosi.
Il terzo nome del mio personale monte Olimpo sarebbe normalmente quello associato a un dirigibile e un martello degli déi – ma la tentazione di fare un piccolissimo saltino e spingere davanti alla fila un signore poco più giù nella sacra gerarchia è fortissima quanto subdola. Sì, parlo di quel signore con gli occhi sgangherati.
David Bowie per gli yankee e gli inglesi fa quattro cose. Rock, glam rock, art rock, pop. Sono quattro generi, ma caspita, alla fine stiamo parlando del Camaleonto in persona, no? Mi sento d’accordo.
Ma è ovvio che mi senta d’accordo, perché la verità lampeggiante è che sono un dannato superficiale. Hanno ragione quelli che dicono che sono un giullare scevro da quegli strumenti supremi che fanno del connoisseaur di musichine italiano un impareggiabile spaccatore di capelli in quarantaquattro, persino nell’analissimo mondo dei rocksnob. David Bowie dalle nostre parti non può esimersi dal fare
1) Glam rock
2) Hard rock
3) Dance rock
4) Rock sperimentale
5) Art rock
6) Soul bianco
7) Proto-punk

Pura associazione di idee mi porta a uno dei tanti duetti di David Bowie, finito tra l’altro con le due reginette che si guardavano in cagnesco. Intendo dire Under pressure, e intendo curiosare alla voce Queen.
Per la Uichipìdia del Kansassìti facevano una cosa sola: “Rock”.
Un po’ lapidari. Io almeno un “Pop” e persino un “Dance” me lo sarei giocato (“Another one bites the dust – hey heeey!” Tump, tump, tump, come prima i Rolling Stones)
Ma ecco lo spaccacapellismo italiano che rimedia subito. I Queen per noi, e solo per noi, si produrranno in:
1) Hard rock
2) Glam rock
3) Heavy metal (ullallà)
4) Rock progressivo
5) Art rock
6) Pop rock
7) Dance rock (ah, ecco)
8) Arena rock
9) NWOBHM (per i non addentro: New Wave Of British Heavy Metal)

Cerchiamo qualche nome un po’ più recente – ma non troppo, ho letteralmente paura di cosa l’avvento di Pitchfork possa aver indotto a scrivere riguardo le band degli ultimi vent’anni. Mi fermo ai Radiohead. Per gli americani, che in tempi non sospetti mandarono al n.1 un disco come Kid A (!), costoro fanno Alternative rock, Experimental rock, Electronic. Tre bei jolly, vero? Ma sia chiaro che noi si raddoppia sempre, noi si abbonda Diobono! I Radiohead fanno
1) Britpop
2) Rock sperimentale
3) Indietronica
4) Alternative rock
5) Art rock (e questo non lo dice più Allmusic.com, ma l’Enciclopedia Britannica) (…dico davvero)
6) Neoprogressive (e questo lo certifica Michele Chiusi su Onda Rock, amici)

Ho iniziato con quattro baronetti, mi sembra giusto verificare che fanno i quattro signorotti, i Beatles del nostro tempo, gli U2. Per gli inglesi e le ex colonie fanno Rock, Alternative rock, post-punk. Che nello Stivale si scindono però in
1) Alternative Rock (celo!)
2) College rock (manca)
3) Pop rock (manca)
4) Post-punk (celo!)
5) Dance rock (manca) (…e questo comunque li renderebbe affini a David Bowie?) (così come l’essere Alternative rock li rende contigui ai Radiohead???) (e il Pop rock li rende sovrapponibili ai Queen?) (e in nome di Dio e in the name of love, in quale brano esattamente gli U2 fanno “College rock”???)

E tuttavia c’è qualche caso in cui la nostra Wiki è più avara della cugina Uìchi. Ed è esattamente quando l’artista sta immensamente sulle palle ai compilatori, che so per certo essere gente con la barba che dorme con Mojo sotto il cuscino. E non c’è bisogno nemmeno che lo dica, l’artista che sta sulle palle per antonomasia a chi ci ha il rock nel zàngue, è Sting. Per gli ostrogoti nordici, fa Rock, Pop, New Wave, Jazz, New Age, Blue-eyed soul, Reggae. SETTE generi!!! E hanno lasciato fuori i dischi Deutsche Grammophon infestati di madrigali e mandolini seicenteschi. Per il wikista italiano, per contro Sting fa solo TRE cose, e tutte per darsi un tono: 1) Pop rock 2) New wave 3) Jazz. Oh, ma proprio jazz, eh, mica ben mantecato di rock tipo The dream of the blue turtles. Nonono, Sting è un cavolo di negrone che sudava nelle piantagioni e la sera si alternava con Louis Armstrong e Cannonball Adderley. Oh beh, del resto cos’ho da rompere. Lo scrive anche Uìchi. Dev’essere vero.