Tag: Pinguini Tattici Nucleari

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

All’interno: la classifica dei singoli natalizi. Ovviamente è piuttosto riprovevole.

Vasco ai margini – TheClassifica 46/2021

Vasco ai margini – TheClassifica 46/2021

Il numero uno. Beh, per poco. Domani il disco di MiticoVasco verrà detronizzato, dopo una sola settimana, dal n.1 dei presunti album ITALIANI più ascoltati. Come un Ed Sheeran qualunque. Guardandomi in giro mi pare che nessuno colga – o meglio, che nessuno senta il bisogno di cogliere qualche significato in tutto questo, se non il normale scorrere del tempo e la vecchiezza, che come una Roma senza burle e senza ciance, non prove esige dal musico, ma (…eccetera). E tuttavia non c’è solo questo: nell’imminente incoronazione del King Marracash, dopo una settimana di passerella per il Komandante, c’è anche la definitiva fine di un’epoca. Certo, anche in questo nostro mondo di numeri, MiticoVasco può sempre rivendicare i suoi: quelli delle vendite spettacolari di dischi pagati veramente, e di anni di stadi riempiti schiacciando ogni tentativo di metterne in discussione lo strapotere, per non parlare del record mondiale del megaconcerto di Modena Park. In realtà non è nelle cifre, che sta
La fine di un’epoca. In questi ultimi anni un intero catalogo di suoni è stato messo ai margini da basi preconfezionate e autotune. E insieme alle bordate di chitarra e gli ineffabili “EEEEH!” di MiticoVasco, questo vocabolario canzonesco è stato messo a margine soprattutto per ciò che quei suoni tentavano di esprimere, quelle Sensazioni forti di un’Anima fragile, destinate a una generazione senza più santi né eroi. Forse è quest’ultima, la differenza più importante: oggi sono in giro innumerevoli santi e stormi di eroi, e credo che l’impagabile incipit del disco, XI Comandamento (che ricorda i suoi fasti da dj a fine anni ’70) (a me viene in mente Rockin’ rollin’ disco king di Paul Sabu!) contenga dell’insofferenza vera:
“Avanti il popolo del cambiamento, avanti il prossimo! Avanti il prossimo Comandamento… Bisogna arrendersi, a oltranza”
È una smorfia di rabbia che forse Fabri Fibra ancor più che Marracash avrebbe potuto esprimere, ma non qualcuno dei rapper più giovani – d’altra parte bisogna aver vissuto un po’, per sapere con una certa precisione cosa si disprezza. Però a esser finito ai margini delle canzoni, e non solo le sue, non è solo questo. È sempre più ai margini anche il tentativo un po’ patetico di confrontarsi con chi ascolta: quale rapper potrebbe anche solo concepire Siamo solo noi? “Sono solo IO”, casomai. E quale signorino dell’indie pop potrebbe trasmettere quella carica primordiale al suo pubblico? Ma poi, del resto: quale pubblico desidera quella carica, se non nella forma glamour dei Maneskin, con tutta la loro contagiosa favola da sguaiata boyband (con FEMMINA)? Probabilmente l’unica energia che ha un qualche valore nella musica del 2021 si manifesta sotto forma di aggressività verbale – e tra l’altro anche un po’ meno rispetto a due-tre anni fa.
Proprio perché si trova a margine, quindi proprio qui nei paraggi, provo una specie di struggimento vero nell’ascoltare Siamo qui. Il titolo non è strampalato come sembra – se non altro perché istintivamente porta a rispondere a MiticoVasco: “O komandante, nostro komandante, Siamo qui, ok; e magari siamo solo noi, ma dove??? Dove siamo, o Vasco?”
Lui non ne ha la più vaga idea, veh. Oggi come quarant’anni or sono. Quel che può fare, come quarant’anni fa, è cercare stili che vestano bene le sue parole e i suoi slanci. Solo che non ha più negozi in cui prendere i vestiti – oh, mica può andare in quelli dove vanno Gué Pequeno o Coez. Allora, prende dall’armadio roba che ha già messo. E qualche volta gli va anche bene: per esempio, in La pioggia alla domenica o Prendiamo il volo, che sono davvero la quintessenza di Vasco
(“I sogni che non so perché non hai mai fatto… E io che non ne posso più / Perché ho capito che non mi diverto / Perché non ha più senso un aeroplano senza un aеroporto / Che dove si va? E come si fa? / Chе non si arriva e non si parte / Come la pioggia alla domenica / Come un Natale che non nevica / …E neanche la TV”)
Oppure nell’ineccepibile Tu ce l’hai con me, in cui ripesca le sue infatuazioni di rock “industrial” anni ’90. Ma ci sono momenti di questo album in cui l’espediente di prendere roba dal proprio armadio lo porta a sbagliare cringiosamente vestito: per esempio, la pasticciatissima Un respiro in più reclamava la forma di ballata acustica alla Vivere (Già fatto? Ma è davvero un’obiezione?). Poi, in generale, sia quando va bene che quando va male, MiticoVasco ha ancora la capacità di dire delle cose, e lo affermo con austera serietà. Perché se state ghignettando, dovete dimostrarmi che negli ultimi dischi di Sferoso Famoso o Gazzelle ci sono due frasi da salvare, e nel disco di questo 70enne non ce ne sono almeno venti.
Il problema grosso e quasi insormontabile però è quello della musica. Non tanto nel rock più ferroso (gli stessi Maneskin, per l’appunto, sono una microtestimonianza che ci si può fare ancora qualcosa) ma in quel tipo di ballata dolceamara in crescendo che è stata in questi ultimi vent’anni la Stalingrado in cui il Komandante ha resistito all’assedio. Quando la risfodera (almeno tre volte nel disco) ho l’orrenda sensazione di ascoltare un album in cui Tommaso Paradiso rifà Vasco, e ne esco con il cupo desiderio di rigare delle macchine fighette a caso (…nella speranza demente di beccare quella di Tommaso Paradiso). Beninteso, Vasco Rossi non è la prima rockstar che deve fare i conti con l’età – non mi riferisco solo alla sua età ma proprio a questa età moderna di cui tutti ciangottano. Non è per caso che a un certo punto, e ben prima di lui, Bowie o Gabriel o Jagger hanno smesso di provarci – e Vasco non è Robert Plant, non può infilarsi nelle nicchie con un sorriso sornione. Per me va già bene che in Siamo noi ci siano quattro pezzi che possono stare con dignità in una mia playlist blascosa. E almeno in questo, c’è della modernità: orsù, lasciamo tutti perdere gli album, che sono finiti vent’anni fa come le ideologie: raccattiamo quel poco che troviamo per strada, e facciamo colazione anche con un toast, del resto. Spesso.
Resto della top 10. Il numero uno della settimana scorsa, Rocco Hunt, è smontato rapidamente dal trono scendendo al n.6, mentre il suo predecessore Ed Sheeran gavotta al n.9. Ottimo ingresso al n.2 dei presunti album per Madman, con MM Vol.4: slittano di una posizione altri ex primatisti: Blanco (n.3), Ultimo (n.4) e Salmo (n.5). Entrano al n.7 i Modà – ah, quanti ricordi, vero? – e al n.8 Taylor Swift, con il suo secondo album di cover di Taylor Swift. Rkomi al n.10 conclude la lucente diecina, nella quale abbiamo un’adeguata quota rosa (una FEMMINA) e un inquietante levata di scudi dei non ITALIANI (addirittura due).
Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top ten e irrimediabilmente ABBA (n.19), Il Volo (n.20) e Loredana Berté (n.42). Da segnalare tra le Nuove Uscite il n.18 dei Silk Sonic, il n.27 di Dave Gahan, il n.32 di Damon Albarn – mentre il Buon Anniversario della settimana è per Nevermind dei famosi Nirvana, che ri-entra al n.22. Escono invece dalla classifica generale Millennium Bug X degli Psicologi (dopo 32 settimane), Dolce vita di Shiva (dopo 22 settimane) e Blue banisters di Lana Del Rey, che è durato 3 settimane come Crisalide di Beba. Tra le majors, ritorna sopra il 40% dei dischi in classifica Universal, e sospiriamo tutti di sollievo.
Sedicenti singoli. Uh, momenti tellurici: c’è addirittura una novità sul podio, ed è costituita da Pastello Bianco dei Pinguini Tattici Nucleari (dei quali un giorno bisognerà anche parlare) che dopo 11 settimane avanza dal n.5 al n.2, alle spalle del preoccupatissimo Salmo, da più di un mese al n.1 con Kumite. Fra i duetti di Sferoso Famoso, quello che conserva la posizione più alta è quello con Madama, Tu mi hai capito, che scende dal n.2 al n.3. Ovviamente niente singoli tra i primi dieci per MiticoVasco.
Lungodegenti. Nessuno dei moderni evergreen da 100 settimane e passa è uscito dalla classifica dei presunti album; per una volta preferirei non snocciolarli tipo rosario, mi limito a bofonchiarne gli autori malmostosamente: Marra Pinguini Salmo Lazza Ultimo Gazzelle Capoplaza Geolier HarryStyles e ovviamente il segnetto di Ed Sheeran, non l’ultimo, quello prima, in classifica da 246 settimane. Però ha perso quasi venti posizioni in una settimana, è al n.78. Chissà, forse era meglio se non pubblicava un nuovo segnetto e continuava solamente a minacciare di farlo. A proposito: molte righe fa ho parlato dell’incoronazione di Marracash, il cui album è uscito in concomitanza con quello di Adele. Magari sbaglio, eh. Ora come ora, invero, su Spotify non c’è proprio partita, ci sono undici pezzi di Marracash tra i primi dieci.
(ovviamente sono undici tra i primi undici – però suonava bene)
In compenso Adele potrebbe contare sul peso che continuano ad avere i cd sulle classifiche. E persino sulla quantità di recensioni positive che sta tirando su. Ricordiamo comunque che non è ITALIANA ed è anche spudoratamente femmina, quindi in teoria deve volare basso. Ma l’algoritmo e le conversioni se la ridono delle nostre teorie, amici: qualunque verdetto verrà fuori e qualunque sentenza noi ne potremo incautamente trarre, la verità è che non c’è modo di prevedere nulla di questi giuochetti, anche se sarebbe così simpatico, it would be so nice come cantavano i
Pinfloi. Esce vivaddio dalla classifica A momentary lapse of reason, mentre The dark side of the moon scende dal n.70 al n.74. Ancora fuori dalla top 100 The wall che sta chiaramente aspettando di capire se riusciremo a salvare il Natale, potete scorgerlo lì ancora più ai margini, che aspetta solo di venirci a trovare tra le mura di casa mentre ci chiediamo Is there anybody out there?
Grazie per aver letto fin qui. A presto.
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Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

E i Maneskin e HarryStyles e gli ABBA e Blanco e i Pinfloi e la tipa dei Brass Against. E bisognerà parlare dei Pinguini Tattici.

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

“Abbiamo di tutto, ci manca il domani – e per la paura si viene, si mente
Ma il sesso da solo è l’amore del niente
Ci aspetta una guerra di fame e macerie, la terra che sputa le nostre miserie
E in mezzo al rumore di feste violente, c’è sempre qualcuno che canta il niente”

(Marco Masini, Il Niente, 1991)

Qualche sera fa una persona che conosco, in mancanza di oggetti contundenti, mi ha paragonato a un giornalista musicale che depreco anche nel sonno. Il mio primo impulso è stato quello di ardere questo sito, come Paul Newman fa con la sua stessa città alla fine del film

(non posso dire il titolo: spoiler)

Anche per questo motivo, iniziamo questa puntata con una delle cose che distinguono gli inutili articoli del guappo in questione dai MIEI inutili articoli. Ovvero: gli impietosi fatti. Naturalmente, potete saltarli. Non sono mai divertenti,

Gli impietosi fatti. Oltre a essere al n.1 nella classifica dei presunti album con Solo, il suo nuovo album, Ultimo è anche al n.41, con Colpa delle favole, in classifica da 134 settimane. E al n.65 con Peter Pan, in classifica da 194 settimane. E al n.71 con Pianeti, che dopo 170 settimane di permanenza era uscito di classifica, ma tre mesi fa è rientrato. Oltre all’intera discografia nella classifica FIMI degli album, Ultimo ha anche un singolo al n.8, cioè il brano fatidicamente intitolato Niente – il GNÈNTE, come in una delle più memorabili canzoni di Marco Masini, tratta dall’epocale Malinconoia. Sappiate inoltre che Ultimo ha 650mila follower su Facebook (nella media, diciamo), 112mila su Twitter (molto basso) e 2,9 milioni su Instagram. Tanti. Per capirci, Salmo ne ha 2,2, Jovanotti 1,9, MiticoVasco 1,8, Marracash 1,6, Sangiovanni 1,5, Irama 1,4. Solo SferosoFamoso, tra i nomi che non hanno una vera eco internazionale (mi riferisco quindi a Maneskin, Laura Pausini, Fedez) (…sì, lo so) supera Ultimo, con i suoi 3,6 milioni di followers.

Eppure. Anche se non ho cercato forsennatamente, una googlata ha dato esiti negativi: né l’uscita né también il primato in classifica di Solo vengono testimoniati da Corriere della Sera e Repubblica, e nemmeno da Rollinstòn e Rockol. Arrivo a Sorrisi e Canzoni, dove trovo riprese alcune sue parole “dai social”. Se ho visto bene, c’è una sua intervista su Il Mattino. Mi pare sia passato da alcuni grossi network radiofonici. Ma non tutti. Quanto alle trasmissioni televisive, non saprei. Ditemi voi. Appare in Squid Game?

È molto possibile che i giornalisti non siano stati amichevolmente sensibilizzati nei suoi confronti come succede con altri perché Ultimo, pur non facendo una musica da buscadero selvaggio, è un artista realmente indie, uno dei pochissimi che non viene nemmeno distribuito dalle tre multinazionali che provvedono alle esigenze di noi giovani. Mi pare anche di capire che da quel famoso Sanremo, non abbia molti amici tra i giornalisti. Cosa che alla fine, lo accomuna ai giornalisti.

Altra ipotesi per questo parziale oscuramento: in questo mondo di clic, un articolo su di lui non ne porta abbastanza. Persino io so benissimo che qui, questo pezzo verrà letto molto meno di uno su Adele o Billie Eilish. Però a me venti pageview in meno su quaranta, non cambiano assolutamente Niente. Ai giornali veri invece, forse conviene di più lasciar perdere del tutto piuttosto che rischiare, con un articolo complicato, di fare i conti con una fanbase che viene descritta come più livorosa delle altre. In realtà non so se lo sia davvero, a me sembrano tutte livorose. E malgrado qualcuno ancora pensi che con articoli non del tutto entusiasti (per non dire critici) si ottenga #visibilità, si è capito che è meglio non infastidire gli artisti ITALIANI. Se c’è qualcosa che ci insegna il giornalismo nel 2021 è che è meglio risparmiarsi gli assalti della Fanmacht.

Nel complesso comunque la sensazione è che Niccolò Moriconi (due c, una erre) non sia proprio mediaticamente onnipresente, no? Quindi forse ha ragione lui, lo boicottano, è Solo contro tutti. Non come me e voi, che siamo avviluppati di conventicole. Ultimo è Solo come il suo pubblico.

Beh, io, Solo l’ho ascoltato. Sapete, sono diciassette canzoni. Sì sì, diciassette. Come Quadrophenia. E non saprei nemmeno dirvi se è migliore degli altri tre dischi, mi sembra così uguale. Non ci sono reali variazioni stilistiche, i testi mi sembra convergano tutti su concetti di fondo già esposti nei suoi precedenti dischi di platino. Concetti che ora – con brutale superficialità ma garantisco, senza snobismo, proprio con le liriche davanti – cercherò di riassumere nelle righe seguenti:

  • Ultimo è in grado di volare.
  • Anche dentro di sé, dice.
  • Ultimo prova tantissime emozioni.
  • Ultimo ha il coraggio di provare emozioni straordinarie.
  • Ultimo sogna veramente.
  • Ultimo vorrebbe che voi non foste come gli altri.
  • Come a poker, se vi state chiedendo chi sono “gli altri”, vuol dire che gli altri siete VOI.
  • Potrei parlare per ore di come si è arrivati all’esatto opposto di “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi. Potrei parlare per ore di Ultimo.
  • Io so che voi ignorate che “Un sorriso ha la carta che sconfigge il potere”.
  • E che “La vita è un giro di giostra che inverte la direzione e il mondo è un posto sbagliato con le giuste intenzioni”.

In più della metà delle sue canzoni ricorre il verbo “volare”, che stacca nettamente i sogni e le emozioni e la pioggia e le stelle. Io penso di non dire Niente di gravemente offensivo se dico che all’Università della Vita, Ultimo ha imparato a dire parole terribilmente comuni e ricorrenti nella canzone italiana convenzionale degli ultimi sessant’anni. Ma è ovvio che il pubblico che lo segue vuole sentirsele dire e ci sente qualcosa, in modo diverso eppure analogo al 14enne che trae conforto dal sapere che il suo rapper preferito consuma sostanze illegali nella sua Lamborghini prima di spassarsela con la vostra lurida bitch. E questa è solo parte della questione: il dettaglio cruciale è che questo dispiego di emozioni lineari ma gridate, un pubblico abbastanza consistente vuole sentirle dire, o appuntogridare dal giovane Ultimo. Quello che è piaciuto a quel pubblico è lui, la sua faccia, la sua connotazione popolare: l’ostilità delle élite non fa che convalidarne l’attitudine, e anche la sua mancanza di piacioneria è un bonus, una dimostrazione di autenticità dopo anni in cui i simpatici hanno tradito gli ITALIANI. Se c’è uno che è stato scelto dal pubblico – e mi chiedo se non sia questo, che turba noi turbanti – è lui: portato dalla piccola etichetta Honiro nel dicembre 2017a Sanremo Giovani (non era stato accettato tra gli Amici di Maria: come avrebbe potuto farsi degli Amici?), rapido come Napoleone nella Campagna d’Italia ha accumulato dischi di platino e sold out, infiammando le masse orfane di Modà, Negramaro, Dolorimestruali Antonacci, Marco Masini, e di qualche monumento anni 70 come Riccardo Cocciante, Baglioni e Zero. Nella sua ascesa, ha subito il primo rovescio in carriera a Sanremo, dove come nella baia di Abukir una flotta di giornalisti è riuscita a sbaragliarlo. Riorganizzatosi e forte della Grande Armée dei suoi fans, per il 2020 era pronto a festeggiare i suoi 24 anni con un bagno di folla negli stadi, ma il Coronavirus come l’inverno russo ha devastato i suoi piani. Cionondimeno, il giovane Moriconi può contare su una cosa: il suo pubblico, essendo più adulto di quello del rap e del pop, non è di quelli volubili e pronti a dimenticarsi i propri beniamini dopo il ciclo del prodotto di 3-4 anni, caratteristico del mercato musicale moderno. Anche perché da lui non si aspettano singoli di successo né featuring (e infatti anche in Solo, orgogliosamente, non duetta con nessuno). Con tutta probabilità, se non fosse per Ed Sheeran col suo stupido segnetto, il suo album Peter Pan batterebbe il record di permanenza nella classifica degli album. A buon diritto può affermare, in una frase in cui infila una similitudine eccellente, “Perdo un confronto, ma voglio vivere a lungo / Sono la sabbia che dura nella valigia di luglio / Voglio restare per sempre, non fare moda da niente”. Chissà se qui pensava a Mahmood.

Ma se me lo chiedete, i testi non sono la cosa che caratterizza realmente Ultimo. La cosa più affascinante è come Moriconi elimini dal suo pop cantautorale tricolore qualsiasi elemento di sorpresa, come se considerasse blasfemo mettere nel solco melodico ITALIANO qualcosa di inconsueto, qualcosa di nuovo, o qualche influenza straniera. Forse sa che così facendo, inquinerebbe il Primato Nazionale.

Resto della top ten. Alle spalle di Ultimo, un altro grande ritorno per il pop italiano mainstream: Sandrina Amoroso con Tutto Accade, che si insinua davanti al n.3 Bluceleste di Blanco. Il protagonista di ottobre, Salmo, scende dal n.1 al n.4, mentre la Bromance di Mecna e Coco non frutta più di un n.5. Entrano nella prima diecina anche due band, e per di più non ITALIANE, pensate: sono i Dream Theater (n.9) e i Duran Duran (n.10), che danno il cambio a Coldplay (n.13) e Beatles (n.86): come tutte le band straniere, erano da noi solo per fare del turismo ed escono subito. Escono anche Chiello (anche lui dopo una sola settimana, ora è n.12) e dopo un bel po’ di tempo, Pinguini Tattici Nucleari (n.11) e Sangiovanni (n.16). Rimangono in alto con testardaggine Rkomi, SferosoFamoso e Madama, che troviamo in fila dal n.6 al n.8.

Sedicenti singoli. Sorpresa: ThaSupreme entra al n.2 invece che in testa, con M%N. Al n.1 è infatti tornata Kumite di Salmo, e al n.3 c’è il duetto assolutamente spontaneo e dettato da sincera amicizia tra Sferoso e Madama, intitolato Tu mi hai capito, e sicuramente è così.

Altri argomenti di conversazione. Gli album distribuiti dalla Universal sono 45 su 100 in classifica, quelli targati Sony 27. Mancano un po’ clamorosamente la top ten Elton John (n.15, malgrado tutti quei duetti giovani), Lana Del Rey (n.18) e Premiata Forneria Marconi (n.20). Entra al n.22 la rapper FEMMINA Beba. Hanno invece lasciato la classifica Pop Smoke dopo 68 settimane, Crepe di Irama dopo 60, Nevermind dei Nirvana dopo una striscia di 50, la Keta Music Vol. 3 di Emis Killa dopo tre mesi, Tiromancino dopo quindici giorni. Normalmente questo lo qualificherebbe nella rubrica che un tempo si chiamava

NonBenissimo. Ma motivi strettamente diplomatici mi consigliano di evitarlo, rimandando la riapertura di questa rubrica alla prossima settimana. Parliamo invece di gente che in classifica ci ha praticamente messo radici, cioè i

Lungodegenti: compie due anni di fila in classifica Persona di Marracash, e li festeggia al n.21 (!). Ma mettendo in ordine il club dei cento, troviamo anche, oltre ai due già citati album di Ultimo,

– il segnetto ÷ di Ed Sheeran da 243 settimane (al n.53);

20 di Capo Plaza, da 184 settimane;

Playlist Live di Salmo, da 155 settimane;

Punk di Gazzelle (152 settimane);

Re Mida di Lazza (139);

Fuori dall’Hype dei Pinguini Tattici Nucleari (134);

Emanuele (Marchio Registrato) di Geolier (107);

23 6451 di ThaSupreme (102).

Già da un po’ non fanno più parte del club il primo album di Billie Eilish, il cui nuovo disco beccheggia al n.36, nonché Luché e i Diari Aperti Segreti Svelati di Elisa, che però sono rientrati in graduatoria da un po’ di tempo. In totale, gli album con oltre cento settimane di permanenza sono ora undici, dieci dei quali ITALIANI. Tra due settimane potrebbero essere dodici su cento, percentuale mai raggiunta. Tra questi latitano, amaramente, i

Pinfloi. The Wall continua a mancare dalla classifica, ma è un momento un po’ oscuro e lunatico anche per The Dark Side Of The Moon, che scende in picchiata dal n.65 al 97. Se è un po’ che non lo ricomprate, fatelo ora o sarà troppo tardi.

Grazie per aver letto fin qui. A presto. Sapete, sta arrivando un altro segnetto di Coso, qui. Ah, non sto nella pelle.

Il canto degli italiani – TheClassifica, episodio XY, 2021

Il canto degli italiani – TheClassifica, episodio XY, 2021

E voi, che avete fatto questa estate?

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Pre-mura. Tutti i cantanti famosi sono straordinari. Anche quelli non famosi. Chiunque incida un pezzo. Chiunque non lo incida. Sono tutti artisti favolosi che meritano successo e soldi e immortalità – e anche invidia da parte degli invidiosi, via. …Bene. Ora che l’ho detto, mi 

Caparezza e la Sinistra – TheClassifica, episodio 19/2021

Caparezza e la Sinistra – TheClassifica, episodio 19/2021

Prima delle sabbie. Ho tre aneddoti personali su Franco Battiato. Personali non nel senso di me e altri ragazzini che declamiamo con grande serietà faccende su gesuiti euclidei senza aver la più vaga idea di cosa stiamo dicendo ma sentendoci stranamente intelligenti nel dirlo. No, personali nel senso di quando per una serie di mosse imperscrutabili inizio a ritrovarmi a tu per tu con gli artisti (e anche qualche presentatore tv e attrice). Però sono dilaniato dal dilemma di cosa fare Quando Muore Uno Famoso (cit. Zerocalcare) e i suoi ricordi dilagano ovunque. Che fare? Esibire i propri pensierini in mezzo agli altri, tra quelli che hanno scritto fesserie da bar (ti ho visto, A., su Facebook) e quelli che ne hanno scritto magnificamente (ti ho visto, Simone Lenzi sul Post); tra tutti quelli che hanno legittimamente usato i social per esprimere spontaneamente i loro sentimenti e i segretari del partito chiamato Lega che lo hanno fatto per il solito pugno di like? Un giorno voglio riunire tutti i miei spin doctors e margin managers e chieder loro cosa fare in ogni occasione, e soprattutto capire se farlo è sintomo di vero amore o narcisismo (che magari è vero amore pure quello, anche se un po’ tristo). A ‘sto giro, siccome nessuno per fortuna mi ha chiesto di scrivere per lavoro della morte di CapireBattiato, la mia scelta è che quegli aneddoti non me li spenderò subito: per un anno, fino al primo anniversario e secondo momento di raccoglimento collettivo me li guarderò da solo come si faceva con le lettere d’amore. Cioè, in realtà visto che in fondo si tratta di momenti un po’ sciocchini, e visto che alla fine sono uno che lo ha incontrato quattro volte in vent’anni, non dovrei parlare di lettere d’amore ma di DM o sms che contengono un sorriso, qualcosa che ti fa vagheggiare di essere un essere speciale. Perché alla fine è semplicemente un sorriso ma per te è tanto. In compenso, qui posso fornire un
Aneddoto theclassificante. Tutti stanno giustamente scrivendo che La voce del padrone uscì alla fine dell’estate del 1981 – a settembre. Eppure fece realmente il botto MOLTO tempo dopo, nell’estate 1982, quella dei Mondiali di Pertini eccetera. Andò clamorosamente al n.1 il 9 maggio 1982, cedette il primo posto solo l’8 agosto (a Bella ‘mbriana di Pino Daniele), poi tornò al n.1 il 19 settembre e lasciò la prima posizione il 24 ottobre. In tutto fanno 18 settimane degli anni 80 (gli anni 80, gli anni 80) in cui la gente entrava nei negozi di dischi o negli autogrill, e quasi sempre usciva con un disco in cui il cantante ripeteva “Minima immoralia, minima immoralia”. Chissà cos’era successo in quei nove mesi tra l’uscita e l’ascesa. Se qualcuno sa, parli! Nel frattempo, segnatevi quelle 18 settimane. Perché ora passiamo all’attuale…
Numero uno. Nel maggio 2021, trentanove anni dopo il dominio di quell’album di quarant’anni fa, la classifica FIMI dei presunti album propone il suo diciassettesimo leader diverso in 17 settimane. La classifica dei presunti album è sempre più uguale alla Sinistra. E chi può guidarla, perlomeno per sette giorni, meglio di Caparezza, rapper per adulti al ritorno dopo 4 anni con Exuvia. Che però ci riporta al 2017, al precedente Prisoner 709: ne è sostanzialmente il seguito. Anche questo è un concept album, e a quanto spiega il Salvemini medesimo “L’Exuvia è ciò che rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale: un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata (…) La mia Exuvia è dunque un personale rito di passaggio in 14 brani, il percorso di un fuggiasco che evade dalla prigionia dei tempi andati per lasciarsi inghiottire da una selva in cui far perdere le proprie tracce. Ho speso davvero tutte le mie energie per poter uscire dalla mia Exuvia, ma di questo parlerò a tempo debito”.
Il disco non è solo un concept album, è quasi la colonna sonora di un musical pieno di incubi e depressione, e molto personale ed egoriferito. Che non sarebbe un problema, è la cifra espressiva più diffusa specialmente nel rap, anche se ovviamente le nuove generazioni faticano a riconoscere Caparezza come rapper. Ma nel SUO caso mi sembra quasi simbolico vedere questa trasformazione (ops) del rapper che per lunghi tratti era stato un eroe del popolo per i suoi testi vividamente “sociali”. E vedere che dal 2017 al 2021 la sua storia personale continua ad essere la sua ragione artistica principale. Tanto da insistere col raccontarci di quel brevissimo periodo, cent’anni fa, in cui era Mikimix e nessuno si era realmente accorto di lui. A me personalmente Exuvia dà proprio poco, ma è anche vero che io 1) sono un arido e 2) non conto un lupino. Però non posso fare a meno di chiedermi cosa pensino quelli che lo vivevano come una sorta di commentatore politico. Sono andato a rileggermi quanto avevo scritto quattro anni fa, e posso ribadirne una parte (anche per pigrizia, mica sono così vulcanico come voglio far credere). Citommi:
«…Prisoner 709 lascia per strada quasi tutto il rap Troppo politico sul quale ironizzava. È molto personale, ma soprattutto è labirintico – tra l’altro, il labirinto rientra anche dal punto di vista acustico, visto che uno dei fantasmi che si aggira tra i 16 brani è l’acufene che lo tormenta. È pieno di idee, di citazioni, giochi verbali, esplosioni di senso, associazioni oggettivamente geniali. È quasi impossibile coglierle tutte, anche i tanti devoti chiosatori che ci hanno provato, per esempio su Genius, si perdono un po’ di cose, ne azzardano altre piuttosto ardite». E prima di concludere con «Gli riconosco di aver fatto un album magistrale. Ma faccio fatica ad ascoltarlo per un’ora, è più forte di me» mi soffermavo sul fatto che, fatta eccezione per il singolo Ti fa stare bene, aveva sacrificato la musica al ciclone verbale. Che l’album era «notevole, spesso sbalorditivo», ma si passava troppo tempo a districare i giochi di prestigio lessicali. Ebbene, devo dire che Exuvia mi sembra un po’ meno sbalorditivo, che la cupezza con cui è impastato a volte mi annichilisce (ok, ci vuol poco). Ma gli riconosco stavolta una ricerca di musicalità ammirevole, c’è una evidente voglia di cimentarsi con vari stili e strumenti – cosa che manca a tantissimi rapper del Dopo Caparezza; c’è anche molta voglia di variare i flow, come per dimostrare ai giovani colleghi che non ne esiste uno solo. Ma forse in questo caso il problema non è cosa vogliono fare, ma cosa sono capaci di fare. E ora…
Resto della top 10. Scende dal n.1 ma senza allontanarsi troppo Taxi driver di Rkomi, che precede sul podio la seconda più alta new entry, Paesaggio dopo la battaglia di Vasco Brondi, che debutta al terzo posto. Slittano al n.4 e 5 Gué Pequeno e Madame, e dietro di loro si insedia Djungle del PRODUCER indipendente TY1, il cui album pieno di ospiti di lusso (Marracash, Rkomi, Massimo Pericolo, Noyz Narcos, Ernia, Gué Pequeno, e tanti altri) è la terza nuova entrata di una top ten di nuovo tutta ITALIANA, visto che il vecchio live dei Pinfloi in sette giorni è sceso dal n.4 al 95: apparentemente il suo supporto fisico è stato comprato di corsa dai fan, ma da nessun altro. Dal n.7 al n.10 procedo quindi a segnalarvi Maneskin, Tedua, Mace e Capo Plaza. In sostanza, Caparezza è il più anziano, ma i più giovani, i Maneskin, sono insieme a Brondi gli unici che non fanno rap o, se preferite, urban sound. Non so cosa possa significare.
Credo niente.
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Sedicenti singoli. Tra le prime dieci nessuna nuova entrata: come vi dico a intervalli regolari, con ossessiva insistenza, tra i singoli c’è pochissima voglia di canzoni nuove mentre tra i presunti album è tutto un’usa e getta. Qui Rkomi mantiene la vetta con Nuovo range, un pezzo brutto ma – gli va riconosciuto – anche parecchio insulso, nel quale è affiancato da Junior K e da Sferoso Famoso. La Musicaleggerissima scende al n.3 scambiandosi di posto sul podio con l’esasperante Lady di Sangiovanni, scarso ma amico di Maria e quindi di tutti gli ITALIANI; il rapper Mediaset già che c’è piazza anche un altro brano al n.9, e quindi si propone come rivelazione di questa annata che ci sta rivelando soprattutto che i giovani ITALIANI apprezzano moltissimo l’invenzione nuovissima e supercool chiamata televisione – ahaha, e voi boomer che perdete tempo con le nuove tecnologie e app. Bene: passiamo a…
Altri argomenti di conversazione. Esce dalla top ten Achille Lauro, ci è rimasto tre settimane e devo dire che mi ha stupito, pensavo molto meno. Dalla classifica grande invece escono e dopo una sola settimana Royal Blood, Gojira e Rachele Bastreghi. Fuori dalla top 100 dopo 8 settimane Fulminacci e dopo 17 settimane Ava Max. Intanto Motta sale dal n.26 del debutto al n.13 grazie all’uscita del vinile (n.4). Non capisco bene la strategia di far uscire il vinile una settimana dopo il presunto album. Comunque continua a non vedere la top ten malgrado l’inspiegabile successo presso le femmine adulte. Aggiungo che Gionnyscandal debutta al n.26 e Van Morrison al n.43, e poi vi precedo nel reparto…
Lungodegenti. Potete saltare questa sezione, è per pignoli e la includo solo per allentare la tensione prima del finale. Ci sono undici album che sono in classifica da più di due anni perché non ci stancano mai, nove di loro sono ITALIANI. In ordine di posizione in classifica, Pinguini Tattici Nucleari, Fuori dall’hype (n.24, 110 settimane), Ultimo, Colpa delle favole (n.31, 110 settimane); Salmo, Playlist live (n.42, 131 settimane), Lazza, Re Mida (n.45, 115 settimane); Billie Eilish, When we all blablabla (n.47, 111 settimane), Ultimo, Peter Pan (n.49, 170 settimane), Gazzelle, Post punk (n.62, 128 settimane); Capo Plaza, 20 (n.68, 160 settimane); Ultimo, Pianeti (n.73, 167 settimane); Elisa, Diari aperti segreti svelati (n.80, 133 settimane).
Avete prestato attenzione? Non ho citato Ed Sheeran. L’ho fatto per illudervi. Purtroppo c’è, col suo penultimo album Segnetto, che è al n.50, sempre lì, lì nel mezzo, e la prossima settimana potrebbe eguagliare il record di 220 settimane consecutive di permanenza appartenente ai
Pinfloi. Il detentore The dark side of the moon continua a latitare, mentre The wall è al n.78 e compie un anno di permanenza in questa sua nuova striscia. Di Live at Knebworth 1990 e della sua fulminea esperienza in top ten vi ho già parlato, quindi concludo con il consueto dualismo da apericena tra The dark side of the moon e The wall: il primo è come i Non Fungible Tokens il secondo è come i Bitcoin. Caspita, quanta strada ha fatto questa contrapposizione scema dai tempi di “pandoro o panettone” e “boxer o slip”, sembra ieri che ho cominciato. Grazie a tutti per aver letto fin qui, a presto.
La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Prefisso. Mentre più in alto la cremosa crema dei miei colleghi dibatte su Floating Points e Pharoah Sanders, quaggiù nel mezzo del mainstream viviamo un periodo strano. Dopo anni di wrestler maschioni e rappusi, nella classifica FIMI dei presunti album stiamo osservando un avvicendamento (rapidissimo) di prodotti rappresentativi di tutte le fasce di acquirenti. La presa ferrea del maschio 14enne sul mercato è sempre consistente, ma possiamo dire che non è tutto quello che succede. In due mesi abbiamo avuto in prima posizione, con turni rigorosamente stabiliti dalle tre megaditte della musica, Michele Bravi, Mace, Gazzelle, Jake La Furia ed Emis Killa, Il Tre, gli Amici di Maria, Ermal Meta, e in questa ennesima settimana dell’interminabile post-Sanremo sono stati Madame e Maneskin a fare i numeri grossi per contendersi

Il numero uno. E l’hanno portata a casa i Maneschi, apparentemente grazie a qualche cd venduto in più rispetto alla Madama, più forte nello streaming – ma i parametri tendono ancora a premiare il caro vecchio tondino, del resto con quel che costa. Poi, credo che già domani Massimo Pericolo riporterà i maschi pubescenti al governo del Paese, proprio come succede in politica. Ma il fenomeno Maneskin è talmente peculiare che finisce per significare tante cose insieme. Intanto, penso che la maggior parte delle persone con più di 30 anni abbiano una specie di istintiva, divertita e un po’ imbarazzata simpatia per i Maneskin, altrimenti non si sarebbero imposti tanto a XFactor quanto alla Kermesse (ma penso che avrebbero vinto anche tra gli Amici di Maria). Malgrado la voce abrasiva di Damiano David e la scelta di un rock grezzone e molto Virginradio (che nel mio ambiente viene generalmente irrisa ma è una delle prime dieci radio della nazione), finiscono per essere più commestibili per le orecchie di chi ascolta musica da almeno un decennio, rispetto alla orgogliosa distruzione della musicalità messa in atto dai PRODUCER con il loro straordinario tocco di Mida. Non va sottovalutato però un fatto:

(mi scuso per il linguaggio explicit in arrivo)

i Maneschi rimettono un sex-appeal intricato ma multiforme al centro di tutto, che è una cosa che storicamente il pop e il rock hanno sempre cercato di fare, mentre il rap e l’urban (pardon) hanno sempre risolto la faccenda millantando la propria attitudine a mostrare il proprio bigolino a tutto il quartiere mentre mamma li contempla orgogliosa. E non parliamo dell’indie, che da anni decanta la triste sensibilità del proprio triste bigolo.

C’è una smaccata componente di boy-band (con femmina: bonus) nel successo dei Maneschi, però non solo. Teatro d’ira vol.1, il minialbum (sette pezzi nuovi più Vent’anni che era uscita alla fine del 2020) (poi ovviamente arriverà la seconda dose) è una collezione di slogan che Gucci e Achille Lauro dovrebbero prendere in considerazione se vogliono finalmente vendere un disco.

(ok, lo so, non è detto che lo vogliano, finché trovano il lacché Amadeus che al fotomodello concede lo status di Superospite della Kermesse, alla fine il loro lavoro lo hanno fatto)

Viva la siga. E cionondimeno, anche se è evidente che devono lottare con tutte le loro forze per spremere strofe decenti dai loro diari adolescenziali (“Loro non sanno di che parlo, voi siete sporchi, fra’, di fango. Giallo di siga fra le dita, io con la siga camminando”) (…la pigrizia di insistere due volte nella stessa strofa sulla SIGA) (con la esse) (l’emblema del ribellismo quattordicenne) (non a caso tutti i manager raccomandano il tabagismo ai loro cantanti, e i produttori mondiali di tumori a partire da Philip Morris esultano commossi) non si può negare che tra gli scarabocchi venga sempre fuori la frase a effetto, che in gioventù avrebbe fatto effetto persino a dei cinici tagliagole come voi, che vi sapevate diversi da LORO.

Resto della top 10. Detto di Madame al n.2, al n.3 ci sono Dimartino e Colapesce con I mortali². Il che significa, podio tutto per la Kermesse. Che non ricordo nemmeno più quando è stata, e d’altra parte non sono nemmeno del tutto certo che sia finita, forse se accendessi la tv stamattina scoprirei che Fiorello è ancora impegnato in qualche gustosa gag inserita tra il novantesimo e il novantunesimo cantante in gara nella terza serata. Debutta al n.4 Justin Bieber (vedete, anche qui – girls, girls, girls) ed entra al n.5 il discoanniversario della settimana, La voce del padrone di CapireBattiato, non se ne fanno più eccetera. Traccheggia al n.6 Mace, e devo ammettere che non avrei pensato di trovarlo ancora così in alto dopo sette settimane; debuttano al n.8 Lana Del Rey, che ogni tanto ricompare tipo Jasmine Trinca o Valeria Bruni Tedeschi, sapete quelle entità periodiche alle quali bisogna dare i David di Donatello. Si affaccia al n.8 Ghemon, del quale inizio a sospettare che abbia più estimatori che ascoltatori, e non so se cogliete la sfumatura, credo che lui la colga. Al n.9 Capo Plaza, e al n.10 Harry Styles con il suo bel testone (…girls, girls, girls). Caspita, che top ten variegata. Giovani e Maestri, ITALIANI e stranieri, rappusi e hipster, maschi e femmine, kermessi e playlisti. E guardate cosa succede tra i

Sedicenti singoli. Abbiamo lo stesso podio dei presunti album, ma al contrario, in modalità satanicamente corretta, con i tre kermessi, messi in ordine inverso: al n.1 Dimartino e Colapesce con la Musica leggerissima, al n.2 la Voce di Madama, al n.3 Zitti e buoni dei Maneschi. Il regno di terrore sanremese si estende al n.4 (Francesca Michielin e Fedez) (che tra l’altro, pochi lo sanno, è diventato di nuovo papà) e al n.5 Irama (che tra l’altro, pochi lo sanno, ha partecipato a Sanremo anche lui). Ma in effetti anche al n.7 (Coma_Cose) e 8 (Annalisa) e 9 (Fasma & GG). Non ricordo un altro Sanremo così persistente negli ultimi vent’anni. Me ne dovrò fare una ragione, evidentemente anche alla fine di questo secolo questa nazione sarà eternamente fascista e kermessa.

Nonbenissimo. Sì, va bene, Kermessekermesse, però se hai ottocento concorrenti e una top 100, qualcuno dovrà pure essere scagliato via col sedile eiettabile. E infatti escono dalla classifica dei sedicenti singoli Ghemon, Gio Evan, Bugo, Gaudiano, Max Gazzé, Francesco Renga, Loredana Berté. Per contro, abbandonano la comitiva dei presunti album Selena Gomez (dopo una sola settimana), ma soprattutto Gli Amici Bro di Maria, n.1 solo tre settimane fa, e ora già accantonata come gli acquisti fatti nelle televendite. Sono tentato di ripetere quest’ultima frase per evidenziarla, ma penso che basterà fare una breve pausa e guardarmi intorno con aria significativa. Sempre tra i presunti album, rimangono in classifica ma accusano severi tracolli a Piazza Affari l’ex n.1 Ermal Meta, che passa dalla vetta al n.23, in malo modo; Aiello e Fulminacci che dalla prima diecina discendono al n.25 e 30. E il nuovo de Lo Stato Sociale è al n.86, ma immagino che ne siano in qualche modo soddisfatti, sicuramente dimostra qualcosa che io non so. Volevo anche dirvi che oltre a non essere più in top ten tra gli album, Sferoso Famoso non è più nemmeno, in nessuna forma, nella top 30 dei sedicenti singoli. Il suo ruolo, strano a dirsi, è stato preso dai Pinguini Tattici Nucleari, in proprio ma anche nei richiestissimi featuring, da Ernia (Ferma a guardare, n.14) a Madame (Babaganoush, n.21). Già che c’erano, Ernia e Madama hanno completato il triangolo facendo un featuring tra loro (è Nuda, al n.31). Che charts promiscue, vero?

Altri argomenti di conversazione. In effetti sono usciti un sacco di dischi! E qualcuno è andato male, forse non erano segnalati nelle Nuove Uscite, forse non erano in target con noi giovani, sta di fatto che i Duets di Sting mancano la top ten e si accontentano del n. 15, e Loretta Goggi con la ristampa di Il mio prossimo amore (anniversario!) (era l’album di Maledetta primavera) (lo dico anche se sono certo che lo sapeste già) entra al n.31. Ora mettetevi comodi, sta per partire la litania degli album in classifica da più di 100 settimane. Per fare qualcosa di diverso, vi ragguaglierò prima sui singoli più longevi: Blinding Lights di The Weeknd (69 settimane) davanti ai Pinguini Tattici Nucleari con Ridere (49 settimane). Tra i presunti album invece ci sono diversi over 100 e sono Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari (103 settimane), Billie Eilish con il suo debutto (due anni! 104 settimane. Bella, Billie), Re Mida di Lazza (108), Post Punk di Gazzelle (121), Salmo con Playlist Live (124), Diari aperti segreti svelati di Elisa (126), 20 di Capo Plaza (153), Ultimo con tutta la sua discografia ovvero Colpa delle favole (103) Pianeti (160. Però è a rischio, è sceso al n.94) Peter Pan (163), e su tutti l’inutile Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 212 settimane fa. A maggio, per decisione presa dalla casa discografica che pubblica entrambi, toglierà il record di 220 settimane consecutive ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende (con la sua amara ma composta eleganza) dal n.31 al 37, mentre The wall slitta (latrando rancorosamente) dal n.51 al 66. Sono abbastanza sicuro che c’entri l’accostamento a Putin della settimana scorsa, guardacaso appena l’ho fatto ecco che i russi sono corsi a comprare dei nostri segreti militari (si vede che il telefono di Salvini era occupato) e la sezione commenti di questo blog è stata invasa (non scherzo) da bot cirillici che mi spammavano cirillosamente. Quindi, cambiamo prudentemente trend topic, passiamo ai diritti del calcio. The dark side of the moon è evidentemente Dazn, col suo passo lento e pensoso e lento e ragionato e lento – ma senza isterie e narcisismi patologici; The wall è sicuramente Sky, con i suoi ego gonfiati in modo maniacale. Mentre certamente Wish you were here è TIMvision, e la sua missione è portare infelicità alle masse. E una volta stabilito questo vi saluto e ringrazio di aver letto fin qui, alla prossima settimana.