Tag: Piero Pelù

Oh, adesso sì che la hit è VIRALE – TheClassifica 10/2020

Oh, adesso sì che la hit è VIRALE – TheClassifica 10/2020

Ammettetelo, voi fate gli zanza e poi passa la sese e piangete.

TheClassifica 9/2020 – Ghali e il Sanremo fantasma

TheClassifica 9/2020 – Ghali e il Sanremo fantasma

La voragine che incombe. L’Overlook Festival. Una sfiga nucleare. Quando eravate bambini, avevate la febbre?

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

Cosa? Sanremo? Davvero? Cosa posso dirvi che già non sapete? È stato straordinario, ricolmo di canzoni magnifiche e progressive (con l’accento sulla i) e almeno una quarantina di vincitori morali, almeno secondo i settantamila principali opinionisti italiani. Non li ho letti tutti per pigrizia (e snobismo, ovvio) ma tirando le somme mi pare di capire che ha vinto Amadeus che ha fatto gli ascolti, ha vinto Fiorello che si è vestito da prete e da Maria De Filippi, ah che ridere, ha vinto Rula Jebreal ma anche l’albanese Alketa Vejsiu, ha vinto Diodato e la sua canzone tutta piena di delizie, ha vinto Gabbani perché ha perso (ma con stile), hanno vinto i Pinguini Tattici Nucleari perché hanno portato tanta vitalità, e Piero Pelù perché ha portato tanta energia, ed Elettra Lamborghini perché ha portato tanta fiesta che c’è sempre bisogno, e Raphael Gualazzi perché ha portato tanto pappappero, e Achille Lauro perché ha portato i vestiti, e Rancore perché ha portato la strada, e Fasma perché bella raga ha spaccato, e gli Eugenio in Via Di Gioia perché non sono stati capiti, e Ghali perché ha fatto lo show, e Levante perché ha fatto la storia (perlomeno quella con Diodato), e Myss Keta perché piace ai mediapeople, e Peppe Vessicchio perché è tornato, e Bugo perché se n’è andato, e Dua Lipa perché è scappata via subito ed Elodie perché uuhchefiga (nel senso della coolness, evidentemente. Ok, forse non solo). E ha vinto Irene Grandi perché la grinta, e Tosca perché il pathos, e Benigni perché la poesia, e i Ricchi e Poveri perché il trashone buffo, e Simona Molinari perché la classe, e Ornella Vanoni perché se la tira come se fosse Dardust (ok, un po’ meno), e Tiziano Ferro perché era ha cantato novanta canzoni ma tutte vibrannntiiii, e Sabrina Salerno perché anche il silicone era meglio una volta, e Mara Venier perché carucciona la ziona eccetera, e Morgan perché gli arriveranno dei soldi dei quali farà buon uso, e ha vinto la modernità pop che ci farà fare bella figura all’Eurovision Festival, quella trasmissione importante quanto il SuperBowl – no, quanto SEI SuperBowl, e ha vinto la Sala Stampa perché ancora una volta si è opposta al televoto, bravi raga, tutti e quarantamila, ci avete salvati da noi stessi – se solo riusciste a farlo anche nella realtà. Tanti vincitori, tutti felici, me per primo. Ma soprattutto ha vinto Sanremo, ha vinto veramente. Perché come il diavolo, ha convinto la gente di esistere. E ora, se permettete,

Il numero uno. Dubito che la Storia si ricorderà chi era in testa alla classifica degli album nella settimana di quel Festival di Sanremo fantastico. Beh, in testa alla classifica dei presunti album c’era J-Ax, la storia del rap italiano. E in testa alla classifica dei sedicenti singoli c’era Shiva, che del rap italiano è il presente (facciamo il presentino).

Anche l’album ReAle di J-Ax è una specie di festival. Ci sono Luca Di Stefano, Annalisa, Boomdabash, Chadia Rodriguez, Max Pezzali, Paola Turci, Sergio Sylvestre, Il Cile, Takagi & Ketra, Enrico Ruggeri, Jake La Furia, Il Pagante. Come nel festival ci sono le gag, tipo i racconti “da zio” sulla scuola o sullo spritz, e come nel festival, ci sono i #temiimportanti. Ci sono il femminicidio, la legittima difesa, la canzone sul figlio tanto sospirato, le riflessioni sui meccanismi del successo e del rap. E non sono trattati in modo banale, J-Ax non è una persona banale.

La musica di ReAle però lo è. Tanto.

E personalmente trovo che appesantisca tantissimo l’ascolto – sicché mi ritrovo con dei testi che evidentemente valgono più di quelli di Sfera Ebbasta, ma soffro tantissimo nell’ascoltarli. Però ho anche un sospetto. La musica senza nerbo non è solo una scelta per ammiccare a orecchie boomer, come pure dimostrerebbe buona parte degli ospiti, e qualche pezzo #ironico tipo Per sempre nell’83, ricalcata grassamente (nel testo e nello spirito) da 1985 dei Bowling For Soup. No, è un altro tipo di dubbio che mi viene fin dal primo brano, Mainstream (la scala sociale del rap). Il testo è brillante, la musica pensata con Takagi & Ketra non lo è affatto, ma se ascoltate, è cadenzata in modo grottesco, come se il ritmo volesse evocare l’atto di salire una scala. Questo lo sto scrivendo il 13 febbraio, il video di questo pezzo non è ancora uscito, ma chissà se non sarà proprio questo il canovaccio. Perché J-Ax è talmente un boss di YouTube (Ostia Lido, prodotto estivo banalone, ha ottenuto più di 60 milioni di visualizzazioni) che compone già pensando in quei termini, così come una volta si diceva che un pezzo era composto “per le radio”. Alla fine sarebbe semplicemente una dimostrazione del fatto che J-Ax è uno che sa esattamente dove tira il vento, tant’è che a Comunisti col Rolex, definizione prontamente adottata nella dialettica di certe correnti politiche, non ha fatto seguito, che so, Fascisti col Vangelo. E non è affatto un caso. Il Paese ReAle, lui lo conosce bene.

Resto della top 10. J-Ax è stato al n.1 per due settimane, e nella seconda ha retto all’impatto di Shiva, ovvero Andrea Arrigoni (Legnano, 1999), il cui EP Routine è pubblicato da Sony proprio come ReAle e proprio come il n.3, ovvero 23 6451 di ThaSupreme. Abbiamo quindi un podio con tre modalità di rappismo, nonché un podio tutto Sony, dove non erano così felici da quando hanno buttato fuori Rudy Zerbi. Al n.4, si cambia: c’è Marracash. Altra modalità di rappismo, ma perlomeno è della Universal, come tutti gli altri dischi in top 10 – eccezion fatta per Ultimo, l’unico indie (n.8). Altra cosa che vi posso dire sulla prima diecina è che c’è uno straniero (orrore!) ed è Eminem (però d’accordo, è un rapper), e c’è una donna (orrore!) ed è Elodie (però d’accordo, nel suo album ci sono Gué Pequeno, Lazza, Low Kidd, Marracash, Fabri Fibra, Gemitaiz, Ernia) (e tutto questo vorrà dire qualcosa). In ogni caso, non c’è solo rap nelle parti alte della classifica. Ci sono anche Brunori Sas al n.5, e Tiziano Ferro al n.10. Cioè gli unici album che ho oggettivamente stroncato negli ultimi tre mesi. E anche tutto questo vorrà dire qualcosa.

Sedicenti singoli. Shiva feat. Capo Plaza (con Chance) supera Shiva feat. ThaSupreme (con Calmo), e ThaSupreme feat. ThaSupreme, con Blun7 a Swishland. Shiva – il 21enne di Legnano, ricordate? – piazza 4 singoli tra i primi dieci. Peraltro anche qui il podio è tutto Sony! E dire che il pezzo più ascoltato in USA, The box di Roddy Ricch, sarebbe della Warner, ma qui è solo n.40. Tra i sanremesi Me ne frego di Achille Lauro entra al n.11, ma è lecito presumere che non gli importi. Poi c’è Andromeda di Elodie al n.36, Fai rumore di Diodato n.41 e Anastasio n.65, ma teniamo conto del fatto che sono stati ascoltabili solo da martedì¸ e che nessuno tra i concorrenti di mercoledì sera (o giovedì notte) è entrato in classifica. Quindi, non traete conclusioni tranne una: Sanremo è la nostra memoria condivisa – eccetera.

Altri argomenti di conversazione: Louis Tomlinson, ex OneDirection, entra al n.12. Altre nuove entrate, sostanzialmente, non ci sono. Posso invece aggiornarvi sui dischi inamovibili: Peter Pan di Ultimo (n.18 in classifica) compie due anni esatti di fila in classifica, mentre Pianeti di Ultimo (n.26 in classifica) li compirà la settimana prossima; Rockstar di Sfera Ebbasta vanta 107 settimane in top 100, laddove Ed Sheeran, con ÷ è in classifica da 153 settimane. In ogni caso l’album da più tempo in classifica (tre anni e tre mesi) è un disco di quasi cinquant’anni fa, ma non voglio spoilerare, e poi in fondo voi siete giovani e la vita è lunga e oggi c’è del tempo da ammazzare. A proposito:

Miglior Vita. Solo quattro album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di rigori per la Juve. Pochi, e metà sono dei Queen. Momentaneamente Nevermind ci ha lasciati, ma noi sappiamo che risorgerà, anche se gli manca la costanza dei

Pinfloi. The dark side of the moon, in classifica da 170 settimane consecutive, si riprende dopo un mese la consueta leadership su The wall: si porta infatti al n.53, scavalcando il fratello minore al n.54. Perché? Beh, ho letto un articolo interessante, sapete quegli articoli che spiegano in sole seimila righe tutti i motivi per cui il giornalista è in fissa con un cantante e quindi dovreste esserlo anche voi – beh, diceva che questo sorpasso è dovuto al fatto che al Trial di un ex ministro gradasso l’opinione pubblica preferirà sempre un Great Gig in the Sky, anche con cantanti mediocri, ci pensiamo noi a illuderci che siano celestiali, diceva l’articolo.

Che poi, in effetti, era questo articolo – che finisce qui. Grazie a chi è giunto quivi, a presto.

Marginalità – Cantanti italiani e (…senza offesa) impegno nel 2018

Marginalità – Cantanti italiani e (…senza offesa) impegno nel 2018

Le popstar italiane una volta avevano delle opinioni. E magari le hanno pure oggi – ma pagano dei manager perché le stronchino sul nascere.

Dischi, canzoni, polemiche: il peggio del 2016 secondo aMargine

Dischi, canzoni, polemiche: il peggio del 2016 secondo aMargine

Peggiori video, uscite social, album, canzoni, polemiche, morti del 2016.

LeClassifique 102 – MiticoLiga, MiticoVasco, e la vecchiaia del rock italiano

LeClassifique 102 – MiticoLiga, MiticoVasco, e la vecchiaia del rock italiano

Nella top ten di questa settimana abbiamo in un colpo solo MiticoLiga (n.1), MiticoVasco (n.2), Adriano Celentano (con Mina) (n.3), i Litfiba (n.7). luciano_ligabue

 

Ricordatevela bene questa settimana, perché i quattro nomi fondamentali del rock italiano, insieme contemporaneamente nella top ten degli album più venduti, non ce li avete mai visti e non ce li vedrete mai più.

 

Anche perché quella del rock italiano è una storia che è finita. Come quella del rock in generale, probabilmente.
(ma qui mi fermo, non posso prenderla così larga – posto che anche solo con questa intro, siamo già decollati senza tanti complimenti) Celentano e I_Ribelli_nel_1961
Il rock italiano ha vissuto stagioni diverse, da fenomeno di costume e imitazione (Celentano appunto, e i primi sparuti eroi) (fermo restando che Joan Lui era sempre abbastanza attento a regalare tanghi, mazurke e marcette, che il mondo beat poteva pur sempre crollare da un momento all’altro) a elucubrazione stilistica carenata da doverosa perplessità intellettuale nei confronti del suono amerikano (e quindi mediato nel prog dalla Pfm ogli Area, o da qualcuno dei cantautori, come Edoardo Bennato o Eugenio Finardi).

 

Fino a MiticoVasco.

 

Piaccia o no, negli anni 80, quella cosa là, in ritardo quanto volete e fotocopiata quanto volete da Lou Reed e dai Rolling Stones, l’ha messa sul piatto lui. Quel suono, quella voce per una generazione di sconvolti senza più santi né eroi. vasco Colpa-dAlfredo
Poi lui ha cercato di ritrattare, di autodefinirsi cantautore. Forse perché c’era sempre questo senso di inferiorità. O forse perché parlando con quelli di Repubblica, aveva paura di farli scappare. Ma la stagione matura del rock italiano l’ha aperta lui. Poi, vivaddio, sono venuti gli altri. Tanto che a un certo punto, negli anni 90, il rock dello Stivale, con i Litfiba più sguaiati (ma a volte uno strappp-po è una necessi-ta-ah!) e con MiticoLiga presentatosi per tirare giù dalle pareti gli “odiosi facciotti immortalati in troppi poster” pareva finalmente una roba da prendere sul serio, sia nel mainstream che nell’underground (perché il secondo, mi spiace essere io a dirvelo, non se la passa bene quando non c’è sostanza nel primo). E ci metto dentro pure il boom di Elio & le Storie Tese, forse maggiore rockband italiana di sempre per longevità e successo trasversale (…okay, le vedo le vostre facce. Se non loro, chi?). Nei 90, tanto per dire, a un certo punto sciorinava un’attitudine rock persino Marco Masini in Vaffanculo. Ricordo, curiosamente, un’intervista d’epoca sentita al volo a Deejay, nella quale Pelù e Ghigo commentavano detto brano: “Sì, beh. Ci vuole anche la credibilità, per sostenere certe posizioni”
(…Ah, Pierone. Ti ho perdonato tante cose. Però ecco, questa faccenda della credibilità, chi lo sa, forse è meglio non tirarla in ballo mai, che prima o poi si ritorce contro tutti) pelù voice

 

Sta di fatto che negli anni 2000, dappertutto, senza tante storie come le stelle di Arthur Clarke, il rock si è spento.Troppe pretese, troppi studentelli, troppa Brooklyn, troppe chitarrine e – nemesi! – odiosi facciotti immortalati in troppi blog.
Siamo nel 2016. Quasi 2017. Il rock italiano è vecchio. E non c’è ricambio.
Che vi devo dire. Pazienza.

 

 

L’ultimo sogno però sarebbe il combattimento finale.

 

MiticoVasco contro MiticoLiga. Come Batman contro Superman. Sapete, la versione di Frank Miller. batman superman
Tra i due, MiticoLiga è quello che soffre la sua missione di rockstar. Secondo me non è contentissimo dei dischi che fa. Ma ha capito che i supereroi adulti sono quelli che hanno deciso che da un grande potere deriva una grande responsabilità. Così continua a ripetere le stesse cose da anni – e a volte le mette giù bene, eh, non è tutto un disastro come dicono: ogni tanto gli entrano delle belle strofe. Però sempre di meno. Personalmente sono convinto che non ritenga più il suo pubblico capace di seguirlo se gli chiede di più.
Sono altresì convinto che la sua parte più creativa trovi sfogo nei libri, nei racconti. Non è il Carver italiano, come stralunava il critico del Corriere qualche anno fa, ma qualche sorpresa la sciorina, specie pensando alla prudenza dei dischi.
MiticoVasco, per contro, non ha la prudenza di Superman, non sente il peso della missione: è sconsiderato proprio come il Cavaliere oscuro invecchiato e malconcio di Miller. La sua trasformazione in Kom, l’ho detto fino allo scorbuto, è stata deleteria e greve. E tuttavia, una cosa mi ha colpito nell’ultimo singolo Un mondo migliore. Non è certo quel micidiale corettone da stadio incorporato – è il video. vasco-un-mondo-migliore-nuovo-video-810x342In parte, è il solito video tremendo di Vasco, con la gente fiera e indomita e la ribellione possibile, in una Puglia immensa e wendersiana. Ma ecco, alla fine c’è quel momento in cui lui, fragorosamente vecchio, sorride cantando con gli occhi verso l’obiettivo – Ligabue, quella scintilla di gioia scombinata del vero rocker, di quello che non guarirà mai, l’ha persa da anni. Posto che già a inizio carriera la si vedeva poco, anche quando c’era ancora bumba per noi.

 

Il resto della top ten. Al n.4 entrano i Metallica, al n.5 c’è Babba Pausini, al n.6 Benji&Fede. Dietro a Coldplay e Fiorella Mannoia, entra al n.10 la raccolta di Mario Biondi. Escono dalla prima diecina Giorgia (dopo un mese, n.11), Sting (dopo una sola settimana, n.12), Robbie Williams (uscito tre settimane fa, n.16).

 

Altre dittature. Entrano al n.13 le Little Mix e al n.14 il nobile Bruno Mars. I Justice entrano al n.54, il cofanetto Odorosi di Elio & le Storie Tese al n.99. Segnalo altresì che al n.1 delle compilation c’è da tre settimane – chiedo scusa per essermene avveduto solo ora – il live delle Amiche, avete presente il concertone contro la violenza sulle donne organizzato a settembre da Loredana Berté e Fiorella Mannoia all’Arena di Verona? La domanda è: perché questo live è inserito in classifica tra le compilation? amiche arenaMagari sta pure vendendo più dei Metallica. L’ufficio stampa mi dice che la decisione l’ha presa la Gfk che fa i rilievi, non l’etichetta. The Giornalisti risalgono forte dal n.49 al n.37, addirittura – qualcuno di quelli che nei negozi lo prendono in mano dicendo “Ooh!” “Completaménte!” “Ooh!” deve essersi sbagliato e lo ha comprato al posto di altri dischi che vendono davvero. In ogni caso, per ostilità indispettita, continua l’assenza del The da TheClassifica (in segno di protesta. Io, che non vivo più di un’ora senza The). Tra i dischi più pertinaci, continua il dualismo tra la raccolta dei Modà che raggiunge le 106 settimane ancorché in discesa al n.57, mentre il live di TZN si accoda con 104 settimane, però sale al n. 41. Circostanze che autorizzano a guardare al futuro come a una cassapanca di soddisfazioni.

 

La cerimonia degli addii. Dopo 53 settimane addio a Justin Bieber con Purpose, credo suo miglior risultato in Italia. Dopo 51 settimane, addio al disco di Biagio Antonacci, quello con lui in copertina con quaranta cm di lingua fuori come Miley Cyrus per eccitare le casalinghe italiane, e presumo anche qualche formichiera di passaggio. Fuori subito dalla top 100 Emeli Sandé, dopo una sola settimana in classifica e al n.84 – e non me lo spiego, nel senso che quello che ho sentito era davvero orrendo, e di solito i dischi che io trovo davvero orrendi vengono salutati come capolavori definitivi che cambiano le regole del pop.

 

Miglior vita. In classifica, nove album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di mannequin challenge. Li guida Leonard Cohen con You want it darker, anche se scende dal n.11 al n.20. Intanto scende piazza Affari e sale Nevermind, dal n.100 al n.85 – semplice coincidenza?

 

Pinfloi. Una new entry al n.22 ed è il vinile del caro vecchio Animals, l’album da mettere su quando gli ospiti non se ne vanno. waters sunThe dark side of the moon sale dal n.38 al 31, The wall dal n.90 al 62 e Wish you were here dal 93 al n.55. Una settimana trionfale, che solo i maligni metteranno in relazione con la pioggia e il tempo lugubre. Ottima tenuta altresì, al n.18, di The early years, il condensato in due cd del megacofanetto da 430 euro – che invece è già stato oscurato dalle nuvole. Ma io confido che a Natale chi ne ha acquistato una copia corra a prenderne un’altra, così, oltre a quella da mettere in mostra sotto i trofei di caccia, avrà quella che ascolterà davvero – per giorni, mesi, anni, mentre fa rotta per il cuore del Sole, il cuore del Sole, il cuore del Sole.