Tag: Pharrell Williams

Marginalità. Stagione 1. Pilota.

Marginalità. Stagione 1. Pilota.

Cose che non saprei dove altro scrivere. Forse dovrei aprire un blog.

Dite addio alle voci (Do they know it’s Christmas)

Dite addio alle voci (Do they know it’s Christmas)

(SNEAK PREVIEW: in arrivo su aMargine, come su ogni sito e blog ammodino, il consuntivo del 2014) (intitolato ROBE BRUTTE) (ecco alcune immagini in anteprima) (“Controveeento…” “Credo di non entrarci più nulla con le derive che ha preso questa trasmissione” “I’m the albatraoz!”) (ma torniamo 

TheClassifica 38 – Soliti sospetti. Però alcuni anche un po’ insoliti

TheClassifica 38 – Soliti sospetti. Però alcuni anche un po’ insoliti

Rocco Hunt numero uno, 99 Posse numero due. Questo porta a tutta una serie di considerazioni sul nuovo e vecchio rap campano.
(no, la verità è che non me ne porta alcuna. Posso parlarvi di altro? Tipo di questo articolo di Slate) (ripreso dal Post) (in cui si smonta) (dopo un anno!) (Get lucky) (articolo che sta scatenando una piccola guerra tra geek e ‘gnoranti (per scelta o per forza) (quorum ego)
Ok, d’accordo. Stiamo in campano (ahaha). Dunque, Ruocc’ Hunt, poeta urbano (definizione sua). È forse il Gigetto D’Alessio del rap? Oppure, altro paragone che ho sentito, un pochino più pertinente per quel tanto di guaglionitudine ruffiana, il Nino D’Angelo della nostra epoca? Gosh, direi di no, anche al netto dell’epoca più scafata in cui viviamo, nella quale con ’Nu jeans e ’na maglietta non arrivi più da nessuna parte. Detto che non capisco bene perché il suo accento si DEVE sentire

(…ma poi, possibile che mentre io ero distratto gli accenti e i vernacoli stanno soccombendo alla lingua italiana? Ma che davero? Anvedi. Beh, daje regà)

e al netto dell’odore do’ café, ’o pisciaiuòl’ e ’o fruttaiuòl’, e al netto delle ospitate (Eros Ramazzotti e Noyz Narcos, Clementino e Tiromancino) (!), io con Rocky Pagliarulo da Salerno ci ho fatto due chiacchiere e ho, al netto, la netta sensazione che sia uno di quei 19enni che intanto vedono di conquistarsi il posto in prima squadra in questi tempi spietati e senza passare da Amici; poi, una volta messa su massa muscolare ed esperienza, potrebbe iniziare a fare il suo vero gioco. Oppure diventare un rappuso KissKiss, vai a sapere. Certo la cosa intrigante è questo reciproco endorsement tra lui e Roberto Saviano. Che tra un post che recita “Mai sazio, come la fiamma mi ardo e mi consumo” (Frederic Nietzsche) e un altro più selfioso (“Guardate! Insegno a Princeton!”), su Facebook ha fatte sue un paio di rime di Ruocc’. Il quale per contro ha scritto il pezzo che ha vinto Sanremo Giovani ispirato da un’inchiesta di Saviano sulla terra dei fuochi. Io però, non so perché, i giovani camorristi che nel famoso passaggio di Gomorra cantavano Gigetto D’Alessio, ecco, io me li vedo, a cantare ‘Nu juorno buono. Dammit, e dai e dai viene da cantarla anche a ME, pensando a mio zio ca se scet’ ’a matina e a Gennaro c’ha avuto ’o criaturo, e pensando che l’unione dei banalismi della terroneria e quelli dell’hip hop è potenzialmente tossica quanto l’unione di idrogeno e azoto. Ma magari no, dai. Speriamo in buon’.

Mentre invece. I 99 Posse. Con Curre curre guagliò 2.0.
Eh.
Bene, cominciamo col dire che c’è Clementino anche qui. Con lui, Ripetutamente diventa RipetuClemente.
(non guardatemi così. Non sto inventando)
E che Samuel dei Subsonica, dopo aver cantato in Voglio una pelle splendida 2.0 con gli Afterhours, canta anche Curre curre guagliò 2.0. Se festeggiate qualche ventennale, chiamate Samuel, lui c’è. E c’è anche il giro Primomaggio: Caparezza e Paolo Rossi (!), Enzo Avitabile e i mitici Bottari. I Punkreas e J-Ax.
E’ un po’ desolante, ma forse sbaglio io. Quello che arriva a me, dell’intera operazione, è il certificato di morte per un gruppo che è stato davvero importante. Morte non necessariamente per suicidio. Sì, lo so, voi direte che Zulu di qua, Meg di là, eccetera eccetera. Ma per me li ha fatti fuori il loro pubblico. Mi spiego: il disco precedente, quello della reunion, due anni fa è andato solo al n.13 in classifica. Se questo disco ora va al n.2, però, vuol dire che un pubblico per i 99 Posse c’è ancora. Solo che li vuole incatenati al 1993. Ed era così già nel 1996 quando è entrata Meg, per quanto nella mia umile opinione Non c’è tempo fosse uno dei pezzi più belli degli anni Novanta; è stato così quando nel 2000 hanno fatto il più impeccabile e coerente degli inni antagonisti, L’anguilla. Ma erano già schifati, venduti, vecchi bleah. In realtà mi sa che c’è qualcosa, da quelle parti
(leggi: all’ala sinistra estrema militante)
che è veramente imploso tanti anni fa. E ho l’impressione che sia successo con Genova, la Diaz e Carlo Giuliani. Troppa roba. Meglio tornare a tempi più lineari, giusto? Scommetto che metà degli acquirenti sono ragazzi che sognano il 1993.
Voglio dire, Paolo Rossi. Plz.

Corrocorro anch’io, perché la classifica di questa settimana ha un sacco di cose peculiari. Quattro new entries ai primi quattro posti, non ricordo nulla di simile in tanti anni, cari nipotini. Al n.3 c’è Shakira, che io amo tanto di vero amore – un po’ meno, dopo aver visto la Rihannata del singolo (tutta la mia riprovazione è in un articolino apposito sempre su questo sito qui). Al n.4, c’è lei, The Giusy, che io amo tanto di vero amore anche lei, ma che si conferma tartassata dalla sfiga: esce proprio nella settimana in cui escono Shakira e Ruocc’. Non poteva andare al n.1 mai.
I primi cinque della settimana scorsa scalano a occupare le posizioni successive: Stromae al quinto posto, MiticoLiga al n6, Francesco Renga al n.7, Roby Facchinetti dalla vetta al n.8, George Michael dal n.2 al n.9, infine Pharrell Williams, con un disco che in tempi più fortunati avrebbe messo le ali e sarebbe volato fuori dai negozi tipo frisbee, è decimo, e gli va già bene.
Al n.11 un’altra new entry, Johnny Cash, ovviamente popolarissimo in Italia da quando è morto.
Escono dalla top ten Tiromancino (dal n.8 al n.19), Gionny Scandal (dal n.6 al n.23), Deleterio (dal n.9 al n.50).
Mi fermerei a dire due cose su Federico Zampaglione. Lo farei, davvero – e non sarebbero cose crudeli o rancorose o vendicative, approfittando di questo mezzo flop, per ghignare della sua persona pensando alla volta che i suoi quattro avvocati mi chiesero 200mila euro per averlo indispettito, diversi anni fa. Credetemi, per me il fatto che il suo disco venda così poco è quasi un problema. Perché a sentirlo, è un disco di onesto pop italiano, più dignitoso (anche se ampiamente defilippiano) di altre robe miserande da lui pubblicate, che pure hanno venduto di più. C’è un solo motivo per cui un disco come questo oggi non si vende, ed è che chi lo pubblica non è più vendibile come personaggio. Voi direte: nessuna meraviglia. Però a suo modo, Zampaglione ha lo stesso problema dei 99 Posse. Imprigionati nella descrizione di un attimo – sempre quello – il tiempo è finito, non c’è nessuna vida que vendrà.

E non mi fermo qui! Alzo il tiro: David Bowie, Paul McCartney, Neil Young, gli stessi Depeche Mode. I loro ultimi dischi, li hanno sentiti solo i fan irriducibili. Forse a furia di celebrare i morti, siamo offesi con quelli che si sono permessi di rimanere vivi. Come si permettono? Perché fanno altri dischi? Dai, su. Rimettiamo su Heroes, compriamo quella palla di autobiografia che è Waging heavy peace (in italiano, Il sogno di un hippie). Ascoltare Le Noise? Prendere in considerazione The Next Day? Impossibile: sono sottratti al meme.
(ora farò finta di sapere cos’è un meme)
(fatelo anche voi)
Non è l’arte, la questione. Non è la musica. Sono i frammenti di un discorso pop, che reggono la nostra baracca – mi sbilancio: in Italia più che altrove, perché siamo i sommi magistri della fuffa
(…lo dico ben consapevole che non dico in Austria ma persino in Francia, mi toccherebbe cercarmi un lavoro onesto)
E il discorso pop richiede il cliché, come elemento del linguaggio, come termine per costruire
(…cosa?)
Dio grazioso, non lo so. Non volevo nemmeno fare questo discorso su Zampaglione. Perché c’è una cosa che mi sta più a cuore. Ovvero: avete fatto caso che ho parlato di QUATTRO nuove entrate ai vertici della top ten? Avete fatto caso che ho citato TRE fuoriuscite dalla top ten?
Ecco, quello che succede è che Dallamericaruso di Lucio Dalla, che era al n.10, dopo un imprevedibile mese in top ten, è sparito. Puff, volatilizzato. Come se la beffa più grande che la classifica FIMI avesse mai fatto fosse convincerci che un grosso numero di italiani per un mese ha comprato un disco (dal vivo!) di ventisette anni fa.

Siccome a quel poco che si capisce, la FIMI fa la sua classifica dei dischi più venduti chiedendo i dati ad alcuni megastore tipo La Feltrinelli, corro (corro) (guagliò) a vedere la classifica dei cd più venduti nelle librerie Feltrinelli.
Prendiamo un bel cliché, rendiamo la pariglia all’establishment. Diciamo che l’acquirente-tipo della Feltrinelli è un elettore del PD o del M5S (ma nel qual caso, è entrato solo per comprare quaranta libri ChiareLettere, quarantuno dei quali scritti da Travaglio) (e il peggio è che ce li ha già tutti) (vuole regalarli: SVEGLIAAAA!!!1!1!!!), e percorriamo la top 100.

C’è Pharrell Williams al n.92
(…che vi dicevo?) (elettori del PD)
The Giusy al n19 DIETRO LANA DEL REY!!! N.15! AAAAAGH!!! CON UN DISCO DI DUE ANNI FA!! AAAAGH! SONO I COMUNISTI A COMPRARLO!!! ECCO CHI!!! ECCO DOVE!!
(in Italia Lanona è al numero 37)
Poi, sempre nei templi di Inge, interessante notare Luci Della Centrale Elettrica al n.10 (n.28 in Italia), Alberto Bertoli (figlio) al n.9, la colonna sonora de La Grande Bellezza al n.8
(per il pezzo di Venditti, spero)
Ruocc’ Hunt n.7, Levante n.6 (n.60 in Italia) e al n.2 i 99 Posse (eh, beh) ma al n.1 “il nuovo singolo di Anastacia Stupid little things, solo per la catena Feltrinelli in vendita in esclusiva”. 

(sto cercando di immaginare il fervido braccio di ferro con la concorrenza per accaparrarsi l’esclusiva)

Ad ogni buon conto il nuovo singolo di Anastona costa tre euro e mezzo, quasi quanto Fleurs di CapireBattiato (n.54). Mi sembra sciocchino che la Inge lo classifichi con gli album pur di metterlo al n.1 ma chissenefrega – quello che importa è che Lucio Dalla non sta da nessuna parte. Sto dicendo che apparentemente la voglia di comprare Dallamericaruso è svanita nel nulla, desiderio caduco come pochi.
(scatta inevitabile il: “E io che sono qui a prendere ancora sul serio questa classifica” eccetera) (per gli amici: “E io che”)

Siccome l’ho tirata in lungo, sorvolo sulle altre cose ghignose: Sal Da Vinci che entra in classifica al n.22, Raphael Gualazzi che, forte dell’azzeccatissimo sodalizio con Bloody Beetroots, porta a casa un perentorio numero 40 (se la conosco, in questo momento la Caterina sta mangiando le pareti). Per solidarietà con Lucio Dalla, niente quota defunti. E per creare un pericoloso precedente, niente bollettino Pinfloi.

…No, non resisto. 55, 69, 77. Do solo i numeri, i dischi abbinateli voi. Però vi lascio con un ultimo dubbio, che se la gioca con Dallamericaruso sparito e Lana Del Rey. E sarebbe: ma Atom Heart Mother, nessuno lo compra mai??? O Meddle! Il pifferaio al cancello eccetera! L’altro, quel disco tutto corettoso senza Roger Waters, comesichiamava, nemmeno quello? Sempre e solo, sempre e solo QUEI tre dischi?
E io che.

TheClassifica 36. La suora e la morte. E Francesco Renga

TheClassifica 36. La suora e la morte. E Francesco Renga

Uh! Da cosa comincio? Da Suor Cristina? Da Francesco Renga e Pharrell, da Le Luci Della Centrale Elettrica e gli Afterhours? Che tavola imbandita!, grazie Signore. Toh, già che Ti sto parlando, sbrighiamo subito Suor Cristina. È facile oggi dire: “Prima o poi ci saremmo 

TheClassifica 35 – Battiambattiam le mani

TheClassifica 35 – Battiambattiam le mani

Trovo molto bello che Pharrell (con G I R L) e Vasco Brondi (Costellazioni) occupino i primi due posti, è una di quelle cose da inserire nel lungo catalogo di antinomie che impreziosiscono l’essere italiani: essere panettone o pandoro, mutande o boxer, destra o sinistra, 

TheClassifica 28 – Bruce, lì.

TheClassifica 28 – Bruce, lì.

Springsteen. Di nuovo.
Ma forse dovrei dire: “Gli springsteeniani. Di nuovo”.
Io ho un rapporto drammatico con tutti i fan. Specie quelli della gente che apprezzo personalmente. Me compreso. Anni fa per farmi dispetto alcuni miei lettori hanno fondato il mio fan club, un forum all’interno del quale mi zimbellavano senza posa. Chissà, forse dipende dal fatto che sono un uomo arido. Okay, sono la Valle della Morte. Però i fan sono estenuanti. E so perché. I fan amano. E amare, vi sarà pur noto, rende ebeti. E fieri di esserlo. Ma una lunga coesistenza provoca lunghe faide: io coi fan di Springsteen ci duello come Keith Carradine con Harvey Keitel, fin dal 1987, quand’ero garzoncello in un negozio di dischi e uscì Tunnel of Love, dischio un po’ cacchioso, che per primo sviluppò nei fan del Boss l’agiografia acrobatica. Da allora so che per lo springsteeniano, gli album dell’Eroe si dividono in due categorie: 1) quelli che illuminano un mondo frigido e oscuro, e 2) quelli che, a ben guardare, illuminano un mondo frigido e oscuro. 

Però se già lo so, che voglia ho veramente di rompere le scatole alla gaudiosa moltitudine di genuflessi al 64enne paparone del rock? Contenti loro, contenti tutti. E nel loro e nel mio bicchiero si sommerga ogni pensiero. No?

Naturalmente, NO. Io devo pur comunicare con voialtri che, come me, brancolate nel buio. Arriveranno altri insulti? Li fronteggerò con indicibile tempra. Andiamo adunque per puntolini!

1. High Hopes, mostarda bossiana della quale il mondo forse sentiva il bisogno
2. (ma forse no)
3. è fondamentalmente l’unico disco uscito nella settimana dal 13 al 19. Insieme al Concerto di Capodanno 2014 diretto da Daniel Barenboim (n.51).
4. Bruce Springsteen piace a Beppe Severgnini, che ne scrive a profusione. Ogni tanto penso che questo sia l’argomento finale non solo su Springsteen, ma sul rock tutto. Ma forse è un problema mio.
5. Durante la settimana in cui High Hopes è uscito e andato al numero uno (scalzando MiticoLiga, ora n.2) senza che nessuno avesse di che snobbare, RaiUno ha trasmesso la reunion di Al Bano e Romina, scatenando i sarcasmi sulla irrimediabile vetustà dei protagonisti e dei Totocutugni loro ospiti.
(…capite cosa intendo, vero?) (ok) (ma ora arriva il colpo al cerchio che scuote la botte insiem)
6. Springsteen si porta sempre dietro, oltre che il soprannome “il Boss” (che lui, e quindi anche i devoti, maltollera) anche quella frase: “Ho visto il futuro del rock e il suo nome è Brùs eccetera”. Ebbene. Rimane vero. Il futuro (il presente) del rock è questo: un disco prescindibile più che mai mantecato di passato, con rivisitazioni di brani di artisti rimasti ai margini del grande giro (Saints, Suicide, Havalinas) essendo ormai stati rivisitati tutti gli altri, nonché rivisitazioni di se stesso (lo spettro dello spettro di Tom Joad), con ricchi e riccamente improbabili featuring. E il futuro (il presente) del rock è anche la sostanza del prodotto precedentemente noto come album: un gioviale pretesto per tornare negli stadi a concedersi in un bagno d’amore con diritti di prevendita. Più importante ancora, però, esserci. Perché prendersi pause di due anni come usava in epoca pre-social, è fatale: basta un anno senza manifestarsi in qualche modo, in questo clima twittoso, che non solo la subdola accusa di obsolescenza e vecchiezza inizia a impazzare sul web, ma anche la fan base medesima perde contatto e slancio. Penso che sia successo a David Bowie. Molti dei suoi esegeti non si sono curati di ascoltare The Next Day. Con tutto che i fan di Bowie in teoria dovrebbero essere diversi da quelli dei Rolling Stones – sapete, il kamaleonte ke si rinnova kontinuamente eccetera. Non dovrebbero aver fame di classici, bensì di nuove encicliche. Incidentalmente, Bowie è al n.100 della classifica italiana ora. Ma non con l’ultimo album. Con la raccolta Best of Bowie. A margine: ci sono 33 raccolte in classifica. Due di queste sono in top ten (Mika, n.3, Laura Pausini, n.4).
7. Springsteen naturalmente è al n.1 ovunque. Usa, Uk, Germania, Francia. E tuttavia, uscire a gennaio consente per esempio di andare al n.1 negli Stati Uniti con sole 95mila copie. Sotto Natale, non ci sarebbe stata gara: Beyoncé ne ha vendute più di seicentomila solo su iTunes. Il principale concorrente del Boss in patria in questo momento è la colonna sonora di Frozen, già in giro da un po’,ma capace di vendere 85mila copie questa settimana. E la 25ma raccolta Kidz Bop, canzoni per bambini, come forse potevo risparmiarmi di specificare. Però quello che rimane è il poter comunicare ufficialmente che con questo numero uno, ha superato Elvis. E’ una bella cosa da far dire ai giornali e agli speaker radiofonici.
8. Mentre l’album più venduto rimane sotto le centomila copie nella settimana dell’uscita, il singolo più venduto in America, Happy di Pharrell Williams (uscita più di due mesi fa) ha totalizzato 118mila copie, sempre in quella settimana lì (complessivamente, siamo a 650mila copie, se ricordo bene). Ebbene sì: abbiamo fatto il giro completo, siamo nel 1964.
(…da noi però Happy è al n.2. Al n.1 c’è il grasso sassofono che traina Jubel, il pezzo dance-hippy dei francesi Klingande)
9. Ma intanto, i fan di Springsteen possono levare i palmi delle mani alle sfere celesti e ottundersi di beatitudine per le nuove notizie: Springsteen metterà in vendita altre prove del suo amore per loro, sotto forma di braccialetti USB (a 40 euro, gira voce) contenenti gli ultimi concerti, e forse il fatidico annuncio dell’ennesimo ritorno negli stadi italiani.
10. Qui mi verrebbe da anticipare i commenti – scrivendo quante volte ho visto Springsteen dal vivo, e quanti dischi suoi ho acquistato, e quanti suoi pezzi sono sul mio lettore mp3 quindi lasciatemi stare – robe così. Ma perché dovrei farlo, in fondo.

Con questo, affrettiamoci verso l’uscita dal tunnel dell’amore scambiandoci flautati commenti sul fatto che a parte il Boss, la classifica è ancora uguale a quelle prenatalizie. Delle prime quattro ho già detto, la top ten è completata da One Direction, Elisa, Giorgia, Emma, Marco Mengoni, Modà. Nomi familiari, vero?Essendoci una sola new entry tra le prime 50, e al n.1, qualcuno deve pur retrocedere dalla prima diecina, ed è Sandrina Amoroso.

E tuttavia prima di mettere giù, non posso non informarvi su The Dark Side of the Moon: sale dal n.50 al n.44.

PS
Mario Christmas, il disco di Natale di Mario Biondi, scende. E’ al n.60.
PPS
Nella settimana dal 13 al 19 gennaio.
PPPS
Mettete giù voi? Ciao.