Tag: One Direction

TheClassifica 84. Elisa: Sia quel che Sia

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On, di Elisa, è al n.1 in classifica. Come l’insopportabile disco precedente. Ma questo è un disco di pop cretino e magistrale

TheClassifica 78 (o 79?). Le ricette di Nonna Adele

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Contiene tutto un discorso sulla modernità, che però non dura molto.

TheClassifica (che numero sarebbe?) (del 2 novembre, dai)

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2 Novembre.
Mi sembra un buon giorno per resuscitare TheClassifica.

E forse dovrei partire dalla sezione apposita: cinque album in classifica appartengono ad artisti festeggiati oggi: li guida Amy Winehouse al n.36, chiude Fabrizio De André al n.99.

Bene, poi quali altri sezioni c’erano? Il padiglione Pink Floyd, lo so – ma poi cosa? Non mi ricordo. La prossima settimana mi preparo meglio, prometto. Anzi, la prossima settimana vado per un restyling.
Più corta, più social, più moderna, più adatta alle precise esigenze del lettore del nuovo millennio. E più amica di tutti.

Però questa sarà una TheClassifica vecchio stile. E come tale, non può non aprirsi con un proclama di quelli che la gente poi adotta e ripete nella vita di tutti i giorni. Ed è:
“In futuro, ognuno sarà numero 1 per quindici minuti”.

Non lo dico solo perché è il tipo di frase che segna un’epoca. Ma perché più o meno ci siamo. Dalla caduta dei The Kolors il 21 agosto 2015 (erano entrati al n.1 il 18 maggio, cedendo la vetta solo a Gue Pequeno il 22 giugno ma riprendendosela subito la settimana successiva e per due mesi) sono passate dieci settimane. E ognuna di queste dieci settimane c’è stato un n.1 diverso nella classifica FIMI degli album più venduti in Italia.
I dieci sono: Jovanotti, Verdena, Iron Maiden, Madman, Dave Gilmour, Negramaro, Il Volo, Fedez, Fede & Benji, e ora i 5 Seconds Of Summer.
Guardate anche quanto sono diversi tra loro.

Cosa vi devo dire, amici: da quando ci hanno portato via Berlusconi è un Paese senza punti di riferimento, in cui qualunque Salvini, provandoci semiseriamente, può scalare le charts. Ma è anche un Paese che punisce chi si presenta nel momento sbagliato! Nessuno dovrebbe venirci a dire le cose quando non sono quelle che vogliamo sentire. Andare al n.1 è sempre più una questione di scelta di tempi, di piazzare la combo giusta al momento giusto. Per quei dieci che ce l’hanno fatta, c’è un controelenco di gente rispettabile che ha pubblicato il disco in un momento inadatto, e ha dovuto fermarsi al n.2 o addirittura 3. Max Pezzali, Muse, Mika, Duran Duran, Gigi D’Alessio, Lana Del Rey, Coez. Cos’hanno in fondo in meno dei dieci nomi succitati, per non andare in testa?

Ora, qualcuno di voi potrebbe chiedersi.

(“Infatti, me lo stavo proprio chiedendo” “Cosa?” “Se è poi così importante andare al n.1” “Infatti, dovresti proprio chiedertelo” “Chiedertelo” “Sì, chiedertelo” “A te” “No, a TE” “Beh, è così importante?” “Lo è ancora. Intanto, fa curriculum. E poi, il 90% dei media in automatico piazzerà da qualche parte la notizia che sei al n.1, in un trafiletto o una gallery o un annoiato programma radio” “Sapendo che i dischi venduti non sono indicativi della vendibilità del prodotto cantante” “Sì, sapendolo” “Tu non hai voglia di parlare con me” “Vero” “Non vorrei che questa cosa del restyling prevedesse che io…” “Hm-mmh” “..Sarebbe uno sbaglio” “Non sei che un vecchio espediente. Il pubblico ne vuole di nuovi” “Ma quale pubblico? Quando non insulti nessuno ti leggono in venti” “E’ il pubblico che voglio. Quelli che non ci arrivano, mi hanno annoiato. Quasi quanto te” “Va bene, me ne vado. Ma stai facendo uno sbaglio. Rappresentavo la tua disponibilità a metterti in discussione” “E proprio per questo, io fossi in te farei due più due” “Ma ero il critico che fa autocritica. In un loop infinito” “Direi che infinito è una definizione fatalmente erronea” “Non puoi farlo! AAAAA”)

Oh, invece penso di sì.

I 5 Seconds of Summer si sono quindi presi i loro 5 Seconds of N.1 in Italia con il secondo album Sounds good feels good. Non so se è un titolo tremendo, oppure contiene una sfida alla musica contemporanea. Però i 5SoS, australiani, poco tempo fa supporter dei One Direction, sono un gruppo rock. Lo dice anche Kerrang! (rivista di rock fracassone, come da nome). Un gruppo teen-rock, forse, ma sempre un gruppo rock. Ci si sentono dentro i Green Day o i Blink-182, ma non solo: se provate a sentire il singolo She’s kinda hot, somiglia terribilmente a certe cose che sentivate negli anni Novanta.
(sì, le sentivate)
Veniamo al sodo. I 5SoS suonano con le chitarre, ricordano i 90 eccetera, ma se togliete l’audio, avete davanti una boy-band con le chitarre – come gli One Direction. O, se proprio si vuole dare retta a Malcolm McLaren, come i Sex Pistols. Ma dare retta a Malcolm McLaren ha rovinato parecchia gente, quindi no. Rimaniamo alle boy-band certificate, quelle nate senza chitarre nell’epoca in cui i gruppi indie-rock al contrario ci si aggrappavano emettendo tre accordi strimpellini e riconducendo il tutto alla sacra garagità dei Ramones. Concettualmente, è tutto a testa in giù, come quei video su YouTube in cui The shining diventa un film per famiglie, o Ecco Pippo rimontato con le musiche strane sembra un film di David Lynch. E questo è da un lato una vittoria dei 5 Seconds (che volevano diventare famosi e far gridare le ragazzine, ma non l’hanno fatto con la musica più ovvia, non in questo momento) e dall’altro è la conferma del primato degli occhi sulle orecchie. Cosa che vale anche per molti avanguardisti seduti qui tra noi in cerchio intorno al fuoco.

Beninteso, non sono qui a fare l’articolo in stile “E io invece vi dico che sono meglio i 5 Seconds”. Trovo aberrante che nel 2015 ci vogliano sette autori per firmare un pezzo come Castaway, sciacquata pop coi corettoni e la tastiera che li segue pedissequa (aka “QUESTO RITORNELLO VI ENTRA IN TESTA O DOBBIAMO IMPIANTARVELO CON UN CHIP??”) nonostante il sottofondo sempre presente di batteria e chitarra rock. Per Hey Everybody gli autori che firmano il pezzo salgono a 12 (dodici!) visto che si basa su Hungry like the wolf dei Duran Duran.

I 5SoS sono solo n.3 in Germania, ma hanno l’approvazione dei nostri padroni a Londra (n.1 in UK); in compenso negli Usa non sono ancora arrivati, e al n.1 ci sono i Pentatonix, vincitori di un talent americano. Gruppo vocale con tutti i suonicini del pop; a me dopo due minuti viene voglia di picchiarli con un acquario per tartarughe ma è un limite mio, sono sicuro che tutti quei suonicini sono fatti da produttori fighissimi – che vorrei morti perché sono un buzzurro. Quindi, tra i nostri n.1 e i n.1 del Paese delle Opportunità, non ho dubbi, e non li avrebbe avuti nemmeno Pasolini.

RestoDellaTopTen. Sei new entry nella diecina nobile. Al n.2 il nuovo album di Rocco Hunt, al n.3 Il Volo; al n.4 nuova entrata Andrea Bocelli con l’album Cinema (ammirevole quanto si esponga all’Ironia Del Web), al n.5 Francesca Michielin che come già Adele e Lorenzo Fragola, insiste sull’età come valore aggiunto mettendola nel titolo dell’album (DI20) (e non ce l’ho con lei, ma col 40enne del marketing che l’ha pensato, facendo l’ennesimo titolo a forma di hashtag).
Al n.6 i Negramaro, che secondo me pensavano di vendere un po’ di più; al n.7 entra Dave Gahan (un po’ basso, credo), al n.8 c’è Gigetto D’Alessio e al n.9 il nuovo disco di Edoardo Bennato; chiudono gli ex numero uno già scivolati al n.10, Benji & Fede.

Altre cose in classifica. Al n.16 ci sono gli Urban Strangers, attualmente in gara a X Factor (ma non ho visto l’ultima puntata, quindi non so se li abbiano già eliminati) con un disco del 2014 che la loro etichetta Casa Lavica ha prontamente fatto arrivare ai negozi – ed è più che legittimo. A proposito di X Factor, I hate music di Michele Bravi, vincitore di due anni fa, si inabissa dal n.10 al n.33. Il contratto con Sony non è andato avanti a lungo, il suo mentore Morgan (…okay, non aggiungo altro), lui ha vinto un Mtv Award l’anno scorso
(firulì, firulà) (no, niente) (ho detto qualcosa?) 
e adesso è lì da rimettere in piedi come un Del Piero del pop. A me incidentalmente sembrano tutti eredi di Del Piero, i vincitori maschi di X Factor, da Mengoni a Fragola, che di Del Piero ha pure la voce. Tra i congedi un po’ bruschi dalla top ten anche Demi Lovato, dal n.7 al n.29.

Pinfloi. The dark side of the moon è al n.34. Era al 29 la settimana scorsa. Secondo me a questo punto tanto vale quotarlo in Borsa. Gilmour e Mason sicuramente sarebbero d’accordo. Per quanto riguarda gli altri, The wall è al n.37 e Wish you were here al n.38: c’è stato un sorpasso: la settimana scorsa WYWH era al 31, The Wall al 32. In tanti anni non mi sono ancora deciso su quale dei due sia il più cupone e pessimista. La butto lì: WYWH si rifà a una depressione apatica, The wall a una depressione reattiva con sfumature paranoiche. Se non altro, The Wall contiene un bel po’ più che 4 idee. O forse lo dico per personale simpatia per le paranoie reattive, io mi sono sempre trovato bene. Comunque ci sono anche The endless river al n.56 e The best of Pink Floyd al n.63, il che va a dimostrare che l’Italia si è rimessa in moto.

(non so, ci stava bene. Grazie di tutto, a presto)

Marginalità. Stagione 1, episodio 2. La verità su 105, su Spotify, su Google.

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Dan: “I’m older and much less friendly to change.” Swearengen: “Change ain’t looking for friends. Change calls the tune we dance to”. (da Deadwood)   PREVIOUSLY, ON MARGINALITÀ  Malik lascia gli One Direction. Oppure viene COSTRETTO a lasciarli? Cosa ha SCOPERTO Zayn? Oppure cosa stava per FARE? Inquadratura sul padre paki 

TheClassifica 58. Una direzione.

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Gli One Direction sono al n.1. Gli One Direction sono una sfida concettuale. Che conviene non raccogliere. Ma d’altro canto, stamattina ho del tempo libero. Indice: 1. la mutevole idea di boy-band e l’immutabile machismo del rock 2. la sempiterna questione dei Beatles 3. i 

TheClassifica 46 – 5 Seconds of Pink

TheClassifica 46 – 5 Seconds of Pink

Wallace Hartley, si dice, si era formato suonando musica sacra, poi aveva sviluppato un interesse tecnico per il jazz. Però fondamentalmente suonava musica da ballo. Aveva 33 anni e aveva suonato un po’ in tutto il mondo quando la sua agenzia gli trovò un nuovo lavoro. Prese il violino, salutò la fidanzata. Si imbarcò sul Titanic. Lui era il bandleader, nonché più anziano dei musicisti. Nonostante l’impressione che può dare la foto, erano una giovane band. Il francese Roger Bricoux aveva 21 anni, lo scozzese John Hume 22 – sua figlia nacque pochi mesi dopo la sua morte.

Cabina di seconda classe. Nessuna assicurazione. Nessuno di loro fu registrato come membro dell’equipaggio. E non è chiaro chi suggerì di fare musica per tenere calmi i viaggiatori che si accalcavano attorno alle scialuppe, in quella metafora, cara ai metaforisti, dell’orchestrina che suona mentre la nave affonda. Se non fu una decisione spontanea, certamente non fu – tecnicamente – un ordine. Come passeggeri, avrebbero potuto accalcarsi anche loro. Quindi, non so decidere se si siano fatti prendere così tanto dalla musica da mettere tutto il resto in secondo piano (tipo: “Sì, adesso, un attimo, giusto il tempo di finire questa – poi solo un’altra ancora”, un po’ come dei 17enni che stanno facendo un videogioco). O se siano rimasti ammaliati, avvinti dal loro stesso canto delle sirene. O se, semplicemente, non riuscirono a fare a meno di accompagnare la tragedia suonando. Dopo tutto, quale location, quale contesto più incredibile? Pink Floyd, provate a fare QUESTO.

Affondarono tutti con la nave, nel Salone; secondo un sopravvissuto, Hartley, dopo aver riposto il violino nella custodia e averlo assicurato a sé, un attimo prima di essere sepolto dall’acqua gridò: “Gentlemen, I bid you farewell!” Il suo corpo fu recuperato due settimane dopo. Il suo violino fu inviato alla fidanzata. C’era su il suo nome, era stata lei a regalarglielo.

Li vorremmo tutti così, i musicisti, no? Ah! Invece ci sono solo cinque album di artisti passati a miglior vita, nella classifica di questa settimana. Whoah! Così pochi? E perché poi mi gioco questo dato, che di solito tengo come dessert, così all’inizio? Per introdurne un altro: in top ten c’è solo un anziano, ed è il 50enne Biagiantonacci. Okay, in effetti c’è anche un defunto, ed è l’altrettanto 50enne Michael Jackson (n.10). Però è successo, abbiamo svecchiato la classifica, non era questo che volevamo? Al n.1 i 5 Seconds of Summer, australiani, supporter dei fatidici One Direction. Io direi che sono un gruppo rock. Lo dice anche Kerrang! (rivista di rock fracassone, come potreste dedurre dal nome). Un gruppo teen-rock, forse, ma sempre un gruppo rock. Ci si sentono dentro i Green Day o i Blink-182. Ma non solo! Al n.2, e numero uno in Usa, c’è Ed Sheeran. Inglese, di buona famiglia, cattolico, cantautore, prodotto da Rick Rubin (e, dannazione, anche da Pharrell Williams. Sì, lo so: pure qui). Un teen-cantautore, forse, ma sempre un cantautore.

Mentre i 5SoS possono passare per infatuazione “carina”, Sheeran – beh, ecco, io l’ho incontrato. E credetemi: è tutt’altro che figo. Quello che sto cercando di dire è che forse le ragazzine stanno tirando giù a spallate quello che crediamo di sapere su di loro. Gli stessi One Direction (n.19) non sono musicalmente riconducibili ai Tokyo Hotel o ai Blue (o ai Take That, se proprio vogliamo essere didascalici). Se gli isterismi delle fan vi danno per qualche motivo fastidio, questo non significa che siano una band inascoltabile.

(una band inascoltabile sono i defilippiani Dear Jack, n.4, ex numeri uno. O i Modà, n. 23. Un cantautore inascoltabile è Biagiantonacci, n.9) (l’Italia sembra voler rafforzare questa leadership nel pop inascoltabile) (stiamo cercando di affermare la nostra leadership nel settore) (le nostre eccellenze)

Ma sempre premettendo che le cifre dei dischi in top ten sono quasi sicuramente inferiori ai biglietti venduti dai Rolling Stones a Roma, qualcosa forse si sta muovendo. Detto dell’abbassamento anagrafico degli artisti in top ten, gente che vende dischi a una generazione nata quando già noi iniziavamo a baloccarci con “la morte del cd”, forse (e sottolineo: forse) si muove qualcosa anche tra i venti-trentenni, quelli che il cd in teoria l’hanno ucciso. I Coldplay (n.3) sono roba loro, ma anche Lana Del Rey (n.6) e Linkin Park (n.8). Ai quali si potrebbero aggiungere i nomi di Stromae, la sorpresa di quest’anno, e il buon risultato di Paolo Nutini, n.26 con un album uscito da tre mesi.

Voi capite che se va così, mi tocca cambiare tutti i leit-motiv sardonici di questa rubrica, smettere di ironizzare sulla vecchiardìa del gusto musicale italiano, e via saputoneggiando.

Anzi, mi chiedo se il tonfo di Michele Bravi (n.30), vincitore di X Factor, non sia dovuto al fatto di aver fatto firmare pezzi a Giorgia, Tiziano Ferro, Luca Carboni, Federico Zampaglione. A chi ti rivolgi, con queste firme, al mercato under 20? O davvero pensavi di arrivare agli adulti? Con quel ciuffone? Poi è ovvio che il suo disco ha qualche momento decente, cosa che non posso dire di quello di Deborah Iurato, Amica di Maria (n.5); ma quest’ultimo se non altro ha una sua coerenza, va verso il suo pubblico, come è quasi sempre stato per le patatosità Defilippiane, da Emma a Sandrina. Quando uno di loro (Moreno, n.34) prova a uscire dal labirinto, in un attimo dopo lo ritroviamo seduto col sorriso brinoso di Jack Nicholson in Shining.

A proposito di rappusi: escono dalla top ten Emis Killa (PAPPAPPARA) e Gemitaiz & Madman, questi ultimi di colpo al n.29 – sarà finito il tour nei negozi; viceversa con sarda testardaggine Salmo rimane aggrappato al n.7. Al numero 27 c’è Led Zeppelin II, nella nuova versione ri-cosata. Come estimatore di Led Zeppelin III (n.40), mi sento sottilmente compiaciuto: fuori dal gregge, seeeh!

Poi però arriva il bollettino Pinfloi, e non riesco ad applicare lo stesso principio. Per la prima volta la carovanina è guidata da The Division Bell, disco scemo e ovvio, pieno delle canzoni lunghe e mediocri e grasse di Gilmour e privo delle alienatissime paranoie di Roger Waters, n.78. Ma questo inaccettabile scossone alla gerarchia interna è imputabile all’ennesimo stupido anniversario-reissue; quello che è fastidioso è che The Wall sia al n.84, Wish You Were Here al n. 89, e The Dark Side of the Moon al n.97. Preceduto addirittura da The Truth About Love di Pink (senza Floyd). In un mondo decente, Wish You Were Here, disco che contiene due idee (Shine on you, WYWH) e mezza (Welcome to the machine) non dovrebbe MAI precedere The Dark Side of the Moon – ma nemmeno Meddle e Atom Heart Mother e The Piper at the Gates of Dawn. Venghino pure i Floydiani a contestarmi, non li temo: dov’erano loro quando i Pink Floyd suonarono a Brescia, il 19 giugno 1971? Erano lì in platea, forse?

…Io? No che non c’ero – ma state scherzando, nel 1971, quanto mi fate vecchio?

In realtà me li sono persi pure nel 1989 a Venezia.

Lunedì prossimo però vado a vedere Nick Mason che ciondola a Palazzo Marino per presentare la lucrosissima mostra dei Pink Floyd in arrivo a settembre, preparata come un tour, probabilmente farà incassi da megashow. Vado, per veder affondare almeno Nick Mason nel salone di qualcosa. 

Ovviamente sono un po’ atterrito all’idea delle domande dei Giornalisti di Maria sull’Evento Sensazionale Che Cambierà La Storia e Regalerà (…Sì, Proprio in REGALO) Emozioni A Malapena Sostenibili: l’ipotesi che i Pinfloi pubblichino gli scarti di un disco marginale! Uuuh, il sogno Pinfloi, la magia magica, il senso di infinito di The Endless River, cucinato con la roba rimasta fuori dallo scemo e ovvio The Division Bell. Davvero mi viene da dire: meglio i 5 Seconds Vattelapesca. Meglio che AhhlamagiadeiPinfloi, #cifosseroancoraiPinfloi. Meglio di #cifossestatoBerlinguer, di #cifossestatoPasolini, #cifossestatoRinoGaetano, #cifossestatoNedved. Con che coraggio irridiamo le 16enni che ascoltano gruppi nuovi e i 16enni che ascoltano i rappusi fumettosi, se poi continuiamo a infoiarci per Rolling Stones e Pink Floyd?

(“Sì, bravo, adesso dì che i 5 Seconds Of Summer sono meglio dei Pink Floyd, l’ennesima infantile provocazione per farti notare”) (“Non sto dicendo questo”) (“Sì”) (“Okay, in un certo senso sì. Sai, meglio un asino vivo che un dottore morto”) (“Ma il dottore morto è un diamante pazzo che continua a risplendere”) (“Oh, per piacere”) (“Ehi, a proposito. Il disco vecchio di Lana Del Rey?”) (“126ma settimana in classifica, n.50”) (“Oh, per piacere”)

TheClassifica 25 – X Men

TheClassifica 25 – X Men

Al n.1 MiticoLiga. Come la settimana scorsa. Vi ho già detto che le canta tutte allo stesso modo, vero? Okay. E’ la medesima cosa che posso dire di Michele Bravi, vincitore iersera di X Factor. A me è sembrato cantarle piatte e quasi afone come 

TheClassifica 24 – Ligavisione

TheClassifica 24 – Ligavisione

Sono in una salona semibuia, a Milano, quasi Stazione Centrale, in mezzo a 200 persone. Tra una speaker di Radio Italia, piuttosto conosciuta, e una ragazza che temo abbia un blog del Liga. Sono su una sedia in quarta, quinta fila. Mi accorgo che l’ufficio