Tag: Nitro

Una grande marmellata di invettive – TheClassifica 14/2020

Una grande marmellata di invettive – TheClassifica 14/2020

(su questo album dei Pearl Jam temo di aver poco da dire. Ma forse anche loro)

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Forse una piaga equivalente alle fake news è quella del clickbait. Ma nessuno ne parla, come vedrete in questo articolo.

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

News guy wept and told us
Earth was really dying
Cried so much, his face was wet
Then I knew, he was not lying
(David Bowie, Five years)
.

Preludico. Immagino che ognuno abbia le sue #narrazioni di riferimento per dare un senso a questo momento. Per esempio, sono abbastanza diffuse le citazioni da L’esercito delle 12 scimmie – il leone che gira come un boss per la città, e alla fine della fiera (nel senso del leone) l’idea è che la Natura ci punisce e il virus mette a nudo che l’umanità – eccetera. Oppure l’affascinante, laconico tecnicismo di Plague.inc, grazie al quale siamo tutti un po’ virus, ma siamo anche un po’ virologi, come cantava Luchino Carboni. Tanti hanno ritirato fuori i R.E.M. (o MiticoLiga) di It’s the end of the world as we know it (and I feel fine) e la parentesi è la cosa più ineccepibile, non c’è disperazione in giro. Perlomeno finché non vedremo qualche big televisivo piangere davanti alla telecamera, come diceva invece Bowie. In ogni caso no, non siamo disperati: l’elaborazione diffusa finora è che 1) capita soprattutto agli anziani 2) quindi, nel malaugurato caso, ce ne andremmo come loro, in silenzio e dignitosamente. In realtà, 1) pare di no 2) pare proprio di no. Dagli ospedali, medici e infermieri si fanno sfuggire racconti di scene impressionanti, che ci vengono risparmiate in modo da continuare con le nostre forbite variazioni sul tema del virus, che ognuno riconduce all’argomento che ciascuno di noi considera

Il numero uno. Non è che The stand di Stephen King (che per qualche motivo, in italiano è L’ombra dello scorpione) sia lo #storytelling al quale, come tanti altri, sto riconducendo gli eventi attuali. Però c’è un momento in particolare che trovo adatto all’argomento di oggi. Uno dei protagonisti del libro, il cantante Larry Underwood, incide il suo primo album e va al n.1 in classifica pochi giorni prima che la situazione precipiti. Non fa nemmeno in tempo a diventare famoso – ogni tanto, tra i sopravvissuti al disastro, qualcuno gli fa “La tua faccia non mi è nuova”, oppure “Ehi, ti ricordi quella canzone che andava forte prima dell’influenza?”. E lui ogni volta cambia discorso. Ebbene, Nitro va al n.1 nella classifica dei presunti album (quanto mai presunti, in questo periodo) con il suo GarbAge nella settimana in cui ce ne accorgiamo solo io e lui. Beh, la tua faccia non mi è nuova, Nitro. Lo so, in realtà eri già andato al n.1 due anni fa. Ma come diceva quella tua canzone che andava forte prima dell’influenza?

“Pensa che triste
Se il mondo finisse e non fossi al mio fianco
Non tanto perché mi ferisce
Mi infastidisce pensare che vengo dal mare e ritornerò fango
Senza vedere le rughe avanzare sul tuo viso stanco
Per me non esiste, tienimi accanto
E prendi la mia mano che nel posto in cui ti porto
Ormai il tempo è soltanto un ricordo”.
.

Lo so, in realtà NON andava forte. L’unico brano di GarbAge entrato in top 10 è il pezzo clickbait, intitolato spudoratamente Rapshit, nel quale Nitro è affiancato da ThaSupreme e Gemitaiz, per la felicità dei #giovani. Il resto del disco mi sembra in perenne, difficilissimo equilibrio tra i cliché rappusi e una malmostosità più profonda quasi da cantautore – e mi succede spesso con Nitro, per il quale ho un debole (sarà la voce da growler che me lo riconduce al metallaro che sarebbe stato fosse nato trent’anni prima, e che lo fa sembrare lo zio di Sfera Ebbasta anche se è nato tre mesi dopo). E spesso penso che come tanti altri rapper, è costretto a confrontarsi con un pubblico e un ambiente che gli somiglia fino a un certo punto. «Abbiamo la cultura a portata di mano e non vedo una persona che legge. Non conosco una persona che mi abbia detto: ho letto un libro che mi ha stimolato. Ai vecchi instore, i fan mi hanno portato dei libri, che ho letto e tenuto. È un gesto che ho sempre apprezzato. Mi piacerebbe vedere più ragazzi che hanno voglia di approfondire. So che ce ne sono molti, solo che stanno più in silenzio degli altri. Stanno leggendo mentre gli altri commentano». E già che sto pescando senza pudore dalla ragguardevole intervista di Alice Castagneri per La Stampa, concludo con altre parole di Nicola Albera da Dolo (Venezia): «Ormai la macchina è parte di noi. Bisogna imparare a conviverci e non eliminarla. È come la parte cattiva che ognuno di noi ha dentro: si deve gestire ma non si può negare. Grazie alla tecnologia la musica è diventata accessibile a tutti, e questo è bellissimo. Ma il lato negativo della medaglia è che la gente è diventata bulimica, passa alla canzone successiva ogni volta che sbatte le palpebre». …Ecco, sapete, questa cosa mi sta suscitando un pensierino che mi tormenta: ho sempre denigrato i vinilisti, avrei voluto per loro il contrappasso paventato da Sting, la fidanzata che gli graffia tutti gli LP. Eppure forse con quella loro puntina del Technics che incede lenta, e che non puoi realisticamente far skippare a un brano successivo, i feticisti del tondo di plastica stanno tenendo vivo quel poco che rimarrà della musica quando il virus delle canzonette nei telefonetti, programmate da qualche nazista svedese con le sequenze di note per aggredire i nostri sistemi immunitari, avrà veramente fatto il suo corso.

Resto della top ten. Visto che siamo tutti in da house (tranne quelli col cane e i runner e gli anziani eccetera) il rap rialza la testa. Con Nitro, sono sul podio Ghali e Marracash (di nuovo!). E tra i primi dieci abbiamo sei titoli rappusi –ThaSupreme al n.5, addirittura Lil Uzi Vert, un rapper non ITALIANO che entra al n.9, e rientra a ciel sereno al n.10 la Machete Mixtape 4, foriera di tutti quei ricordi estivi (incluso il brano di Nitro). I titoli pop nella Parte Alta Della Classifica sono Il Fantadisco dei MeControTe (n.4), i Pinguini (n.6, unici sanremesi), i coreani BTS (n.7), il coreano Ultimo (n.8). Il ritorno all’egemonia dei verbosi si nota anche tra i

Sedicenti singoli. Dove i primi tre sono gli stessi della settimana scorsa, con Bando di Anna al n.1, e Ghali e Ghali lì sul podio al suo fianco – rispettivamente con Good Times e Boogieman. Viceversa Sanremo2020 comincia a togliersi di torno, sant’Iddio: rimangono al n.4 Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari e al n.7 Fai rumore di DIodato. E gli album ci regalano soddisfazioni ancora maggiori, come scopriremo negli

Altri argomenti di conversazione. Si allontanano dalla parte alta della classifica Diodato, ElettraLambo, Gabbani, MarcoMasini e la compilation Sanremo 2020. E c’è chi sta peggio: parliamo della Sfiga di Bugo. Io stravedo per il MiticoVasco di Vercelli da ben prima che diventasse un meme. Ma ecco che, nel momento in cui poteva finalmente giocarsela col pubblicone, bang: la discografia e la promozione e i tour si sono dovuti fermare. Perciò, eccolo fuori dai primi cento dopo un mese. Intanto, il meme vivente che è Morganetto gira spensierato, fino al prossimo sbocco di indignazione contro i colleghi che non lo aiutano a trovare una villa con piscina. Ma esce di classifica dopo 4 settimane anche Anastasio (qualche hater tra voi festeggerà, io do la notizia serafico come un immunologo) …(ok: come alcuni immunologi), e Nigiotti dopo tre settimane – proprio come Tame Impala, genio impareggiabile per i critici musicali che ne scrivevano un mese fa (Gesùsaltellante, dovrei proprio venirvi a prendere a casa a uno a uno) (ma ho paura del vostro contagio). Fuori dopo una settimana James Taylor che era entrato al n.50, così come Lil Baby, e Dente che ha fatto giusto una passeggiata al n.80, i Five Finger Death Punch al n.84, Pat Metheny dopo due settimane. Escono dalla classifica anche Mina & Fossati dopo 15 settimane (troppe), e D.O.C di Zucchero dopo 17 settimane (poche). Ma la star dei dischi che lasciano la compagnia è A star is born di Lagy Gaga & Bradley Cooper, che è stato con noi 74 settimane. Gli mancavano solo sei mesi per entrare tra i

Lungodegenti. Sempre numeroso Ultimo che presenzia da 108 settimane con Peter Pan, e da 106 settimane con Pianeti. Arriva a 112 settimane Rockstar di Sfera Ebbasta e a 157 il segnetto di Ed Sheeran, ovvero ÷. Ovviamente, sono sull’altra faccia della luna rispetto ai

Pinfloi. The dark side of the moon è (ri)entrato in classifica 175 settimane fa (c’era Obama presidente, e le Olimpiadi di Rio. E si parlava di un referendum che Matteo Renzi aveva vinto da par suo). E non ne è più uscito. Questa settimana è salito al n.53, mentre The wall è sceso al n.93, una quarantena di posizioni più giù. Grazie per aver letto fin qui, a presto.

Quando Vasco, poi, non è morto – TheClassifica ep. 50

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Dieci anni di solitudine, in mezzo ai suoi sudditi.

ThaSupreme non ha niente da dire, e non è un dramma – TheClassifica n.47

ThaSupreme non ha niente da dire, e non è un dramma – TheClassifica n.47

Il messaggio è il mezzo. No, è il contrario. Non mi ricordo più.

Ed Sheeran rompe il giocattolo – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 22

Ed Sheeran rompe il giocattolo – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 22

In realtà, oggettivamente, questo non è il peggiore dei periodi in cui vivere. Per il momento.

Certo, il concetto di “Rinascimento” è un po’ lontano – e da tempo non leggo nemmeno più la parola fermenti, che ha tenuto vive un paio di generazioni di fiduciosi. È un’epoca in cui stiamo smontando i giocattoli con cui siamo cresciuti. Tutti i giocattoli, dalla musica al calcio, dalla scrittura al dibattito politico (e sono certo che poche cose siano state smontate come la #comunicazione). Quello con cui ti ritrovi quando hai finito non è piacevole, come anche il più tonto dei bambini finisce per capire – dopo che ha pazientemente distrutto tutto quanto per demistificare l’inganno in cui si era cullato. Forse è una fase della crescita, chi lo sa. In ogni caso, ora come ora quasi tutti quelli che conosciamo trovano la loro nicchia in cui rimirarsi compiaciuti. Il problema di quelli come me, e temo anche di quelli come voi, è che non siamo fatti per le nicchie. Sarà una forma di claustrofobia. Sarà la forma, così simile a una bara. Ma stare all’aperto, sfortunatamente, è la nostra unica opzione. Così ci ritroviamo a pontificare per farci una ragione di quel che succede. Persino nel momento in cui Ed Sheeran, smontato il suo giocattolo, NON va al n.1.

Sì amici, oggi, eccezionalmente, parliamo del n.3. E vi dirò: nulla mi toglie dalla testa che ci sia un legame tra i capelli di Ed Sheeran, quelli di Donald Trump e quelli di Boris Johnson. Penso che i capelli rossi pieni di estro e gli occhialoni giganteschi siano una componente essenziale del suo apprezzamento globale.

L’altra componente è la impareggiabile fuffosità delle sue canzoni, innocue e prevedibili, vagamente riconducibili alle minestrine della nonna o le merendine di quando eravamo bambini: un deliberato senso di ritorno a qualcosa che era bello e che manca tanto. Lui non riesce a dare ai suoi pezzi quel sapore, non può e non vuole nemmeno. Non ha l’audacia né le capacità dei grandi britanni dei quali è un lontanissimo parente, e al suo confronto i Coldplay sono audaci e sperimentali.

Ritenevo però che Ed Sheeran sarebbe andato al n.1 dappertutto, col suo No.6 Collaborations Project, con le ospitate accuratamente calcolate di Cardi B, Camila Cabello, Justin Bieber, Travis Scott, Bruno Mars, Eminem (il più anziano), Young Thug, 50 Cent, Khalid, Skrillex. Stormzy, Chance The Rapper. Tutti nomi per i quali la banca di Spotify paga, a vista al portatore, centinaia di milioni di clic. Normalmente.

Intendiamoci, il Progetto in questione è andato tutt’altro che male. Subito al n.1 in USA, nella sua Brexit, in Spagna, Canada, Svezia, Olanda, Ungheria. In effetti non è andato al n.1 solo in quattro Paesi.
Che però sono un tantino rappresentativi.
Germania, Francia, Giappone e Italia.

In Germania lo hanno stoppato prima il rapper Shindy, poi i Sabaton, veterani metalloni svedesi. En passant, vi segnalo Giovanni Zarrella, di genitori italiani, che va in Germania da immigrato a portare via il lavoro non solo alle popstar tedesche, ma soprattutto alle popstar ITALIANE. Ah, quanta fine ironia si potrebbe fare (non qui).
In Francia, non c’è stato verso di tirare giù il rapper Nekfeu, col suo Les Étoiles vagabondes.
In Giappone, se ho capito bene, non aveva grandi speranze – ma se vi interessa, al n.1 c’è la rockband Bump Of Chicken col suo ultimo Aurora Arc. Da noi, il Machete Mixtape di Salmo, Nitro, Dani Faiv etc. non si è fatto impressionare.

Tendenzialmente, tutti prodotti locali. Il buon vecchio #legamecolterritorio.

Ora. Se c’è una star globalona e del tutto determinata a esserlo, questa è il Gattyno rosso di Halifax. Il quale non ha motivo di preoccuparsi per il suo fondo pensione e può spensieratamente contare i soldi tirati su nel suo tour – a San Siro, solo per vederlo grande come un fiammifero dall’alto del terzo anello, si pagavano più di 50 euro.

Però. Apparentemente il pubblico di Ed Sheeran, che mantiene in classifica da due anni il suo Divide, non è interessato a sentirlo cantare con altre celebrities tendenzialmente imprevedibili. Preferisce le sue amabili rimasticature di melodie rassicuranti, che nelle prime due note già contengono le altre quattro usate nella canzone. E per quanto risulti surreale portare, come prova dell’affermazione che sto per fare, il fatto che tre sue canzoni superino il miliardo di ascolti su Spotify, e tutte le altre siano a rispettosa, centomilionaria distanza, Sheeran NON è una macchina da hit. Non credo che un sondaggio nella via dove abitate metterebbe in evidenza qualcosa più delle tre canzoni in questione (e sono ottimista) ovvero i due singoli pubblicati al picco delle aspettative, cioè Shape of you e Castle on the hill, e l’altra miliardaria, Photograph.
Ma non sono nemmeno del tutto certo che queste tre siano entrate nell’immaginario del POPOLO più delle hit di Drake o Imagine Dragons o Calvin Harris o Maroon 5, figuriamoci di Coldplay o Lady Gaga.

La popolarità di Sheeran si deve più di quanto siamo disposti ad ammettere al suo sorriso, agli occhiali abnormi, ai capelli sconclusionati, e forse solo in seconda battuta alle canzoni facili da cantare in coro, cosa notata da tutti gli scettici presenti ai suoi concerti: le ascolti, le sai già dopo un minuto come all’oratorio, ti lasciano un senso di blando, temporaneo conforto, e null’altro. E questo spinge ad ascoltarle ancora: il dosaggio di bellezza è ridotto al minimo e come con le bevande gassate, la sensazione di sete da placare bevendo di nuovo non finisce mai.

Solo che alla fine, se non resisti e smonti il giocattolo, se per acquisire personalità ti appoggi ai featuring dimostrando – a maggior ragione – di non averne mai avuta una, quelli che hanno davvero due cose da dire risulteranno – a maggior ragione – più interessanti di te e ti porteranno via il n.1. Nessun problema, i soldi e i clic non mancheranno mai. E magari ti sarà utile per crescere. L’unico piccolo eventuale dispiacere possibile può venire se davvero con questa roba volevi fare quella roba che alcuni chiamano arte. Ma è un concetto così superato.

Resto della top ten. Per la terza settimana consecutiva Salmo, Nitro, Slait, Hell Raton, Dani Faiv e tutto il loro parterre de roi troneggiano al n.1 con la MacheteMixtape4; EdSheeran con tutto il suo parterre de roi indietreggia al n.3, cedendo il n.2 a Colpa delle favole. Beato Ultimo, perché tutti i suoi dischi sono tra i primi: Peter Pan è al n.5 e Pianeti al n.8. Sale dal n.20 al n.4 Atlantico di Marco Mengoni, e completano la prima diecina Salmo (n.6), Bruce Springsteen (n.7), Jovanotti (n.9) e Billie Eilish (n.10).

Altri argomenti di conversazione. L’unico a uscire dalla top ten, spinto da Mengoni, è Luché. Ri-entra al n.15 Anima di Thom Yorke, un gradino sotto Elettra Lamborghini (questo sì, sarebbe un featuring interessante). Entra al n.29 la quarantenne Era del cinghiale bianco di CapireBattiato, tre posizioni al di sotto di Order in decline dei Sum 41. Entra invece al n.39 la colonna sonora di The lion king: the gift di Beyoncé – pensate, in due canzoni c’è addirittura Beyoncé. Va beh, inutile che ce la meniamo, giusto? Se l’avessero catalogata come colonna sonora o compilation non ci saremmo mai accorti del suo ingresso in classifica.

Escono di classifica 10 di Alessandra Amoroso (dopo 41 settimane), Most hated deluxe edition di Jamil, che esce dalla top 100 dopo tre settimane – una delle quali passata in top ten (ma è meglio bruciare in una fiammata eccetera eccetera, no?) e l’album di Daniele Silvestri dopo dieci (poche) (già mi pare di averlo sentenziato tempo addietro: per i 40-50enni il futuro nella musica è un tantino precario) (e nel medio periodo non vedo benissimo i 35enni) (la verità è che i 12enni hanno in mano il mercato, e la discografia si adegua). Il club degli album con oltre 100 settimane di permanenza ha sempre cinque membri: Hellvisback di don Salmo (181), The dark side of the moon (142), ÷ di Ed Sheeran (125), Evolve degli Imagine Dragons (109), Polaroid 2.0 di Carl Brave e Franco 126 (108). Ma espletate le formalità, è giunto il momento di parlare di singoli, anzi degli

Irresistibili tormentoni. Uno smacco per tutta la filiera: le eccellenze ITALIANE cedono la leadership a SEÑORITA di Shawn Mendes e Camila Cabello; al n.2 c’è la bachata dei due outsider Benji & Fede e sul podio c’è sempre un colpo di Machete grazie a Tha Supreme, Dani Faiv e Fabri Fibra con il brano Yoshi. Ma tra le megaproduzioni estive, ora come ora se la cava con un quarto posto solo Jambo de LaGiusy, Takagi & Ketra, davanti a Una volta ancora dei perennemente flirtosi Fred De Palma e Ana Mena. Ma è un momento critico per il comparto. Il settore delle hit balneari avrebbe bisogno di sgravi fiscali. Temo però che ai nostri statisti importerebbe meno di zero se quest’industria che dà lavoro a tanti ITALIANI dovesse passare a

Miglior vita. Sette album di artisti o gruppi guidati da artisti il cui leader ha lasciato questa valle di ReteQuattro. Di nuovo, tra questi non c’è Nevermind. Forse è il momento di una ristampa per l’anniversario del ventennale dell’onomastico, nella quale vengano tolte quelle fastidiose chitarre – un po’ come ha fatto Armin Van Bureen per Jump dei Van Halen. Forse un giorno bisognerà pensarci anche per i

Pinfloi. Wish you were here ha fatto un breve soggiorno di una settimana in classifica, giusto il tempo di mandare una cartolina – i due big restano saldi ma perdono posizioni: The dark side of the moon scende al n.58, e scende anche The wall al n.76, a dimostrazione che anche la malinconia è malinconicamente in crisi, maledetti governi precedenti.

Machete alle crochate – Classifica Generation: Stagione III, Episodio 21

Machete alle crochate – Classifica Generation: Stagione III, Episodio 21

Salmo direttore artistico di un festival virtuale del rap italiano nel 2019. C’è persino UNA FEMMINA.

Basta discriminare Sfera Ebbasta – Classifica Generation, cap. XIII

Basta discriminare Sfera Ebbasta – Classifica Generation, cap. XIII

Anche lui ha diritto di farvi schifo come Lorenzo Fragola e Baby K.

Nitro Ebbasta – Classifica Generation, cap. XII

Nitro Ebbasta – Classifica Generation, cap. XII

Nitro con l’album No comment ha passato la settimana al n.1. E tutti hanno passato la settimana (in effetti, il mese) a parlare di Sfera Ebbasta. Che ok, sarà numero uno nel giro di poche ore e l’evento verrà accolto con enfasi tonante dai media tutti – ma bella sfiga per Nitro, no? Si potrebbe dire: è inevitabile, Nitro viene dal clan di Salmo, che potrebbe essere l’artista di successo più ostentatamente ignorato d’Italia, quindi a lui tocca la stessa sorte; viceversa Sfera è la voce piagnucolina della gioventù e il Paese, ci dicono, ha bisogno di strafogarsi di giovinezza, primavera di bellezza.

Il piccolo dettaglio è che Gionata Boschetti in arte Sfera Ebbasta ha compiuto 25 anni, e Nicola Albera in arte Nitro li deve ancora compiere.

Ma possiamo convenire che il lucente mondo dei media, dagli asserviti agli alternativi, ha stabilito che il primo dà voce ai teenager, anzi, c’è chi incoraggia apertamente i genitori ad ascoltare Sfera se desiderano capire il figlio 16enne che veleggia sereno verso la terza bocciatura. Che cosa attribuisce una superiore autoritas al giovane uomo di Cinisello? I testi? Quelli di Nitro sono due spanne sopra – una spanna se la prende lui, l’altra se la toglie Sfera (“In faccia un AK, tra le gambe un mitra, boom, pah, sparo alla tua tipa… Sembro scemo, quanti ne ho fottuti, ahaha, genio, genio i soldi son cresciuti, ahah!”) (…sono dieci anni che ci facciamo le risatine indulgenti su queste declinazioni della lobotomia, se vogliamo continuare fino al 2060 per me va anche bene, in fondo più le nuove leve sono citrulle, più ho speranze di guadagnarmi da vivere nei prossimi decenni). 
Scartati i testi, la differenza la fa per il 20% il glamour (ché Sfera si agghinda in stile Priscilla regina del deserto, e l’altro pare Kid Rock) ma per l’80%, il genere.

O anche: “Quella famosa trap che piace ai giovani”.

Perché dopo anni a insistere che “il rap piace ai ragazzi”, la trap epatisce il borghese mostrandogli che esiste qualcosa che gli piace ancora di più, un flavour supergiovane che si pone come barriera per separare i vezzeggiatissimi, temutissimi, misteriosissimi teenager e noi e voi barbogi destinati all’esclusione, a non capire le meraviglie del nuovo.

(anche il nazismo e RLT 102,5 sono stati nuovi, e ovviamente nelle rispettive epoche, vedendoli rampare migliaia di opinionisti li hanno difesi da chi “non capiva”) (questo giusto perché il dogma di questa fase storica, nella musica come in politica, è che il nuovo pretende di essere accettato in toto e a pelle di leone giusto perché nuovo, come nella moda) (non a caso)

Il dibattito infuria sul grado di parentela tra i due generi, per qualcuno la trap è uno spin-off del rap, ma le orecchie non sono così convinte. Specie ascoltando i due 25enni in oggetto: confettoso e pieno di autotune birichino il quasimilanese, più ruvido e reminiscente di dna metallaro il quasivicentino. Così spudoratamente contemporaneo il primo, da far suonare vintage il secondo. Insomma c’è persino più differenza rispetto a quando i gruppi punk (costruiti su chitarra basso e batteria) disprezzavano i Led Zeppelin (costruiti su chitarra basso e batteria).

Ma anche riconducendo la trap al rap, Nitro e Sfera restano lontani in stile e carattere quanto potrebbero esserlo Picasso e Dalì, oppure Hemingway e Aldo Busi, oppure (giusto perché non pensiate che li sto paragonando dal punto di vista della rilevanza artistica, ché poi lo so che appena fuori di qui vi parte un “Ahaha, quello scemo paragona un cicisbeo di Cinisello a Salvador Dalì”) lontani quanto possono esserlo Barzagli e Icardi, o Skriniar e Dybala: il maverick vecchio stampo e la soubrette deliziata di se stessa ma innegabilmente bravina nel suo mestiere.

E in fondo la cosa più subdola da parte degli adulti che si gingillano con tutto questo per motivi di sociologia o di co-branding, è stabilire che Sfera sia il capo dei giovani tutti, ignorando quanti tra loro hanno pur sempre mandato al n.1 Nitro, uno che dice “Non voglio pensare, tanto io non mi sopporto, per non farlo mi rapporto e parlo con persone stupide – ma portami via da questa apatia, ti prego portami via da questa apatia”.

Poi oh, se vi fanno schifo tutti e due a me non cambia la vita.

Resto della top 10. L’uscita più attesa, Francesca Michielin, si accomoda subito dietro Nitro. E per completare il podio più Sony ma soprattutto più supergiovane di questo decennio (…forse i nuovi sistemi di conteggio iniziano a fare quel che gli è stato chiesto?) salgono al n.3 i Maneskin, per la soddisfazione della scuola X Factor che ne piazza due su tre. Il podio della settimana scorsa slitta esattamente di tre posizioni: n.4 Ed Sheeran, n.5 MiticoVasco, n.6 Jovanotti. Entra al n.8, immediatamente alle spalle di Mina&Celentano, la divetta di Havana, Camila Cabello, fuoriuscita dalle Fifth Harmony (X Factor Usa) proprio come Harry Styles è fuoriuscito dagli One Direction (X Factor UK). Non so voi ma io trovo il suo nome e cognome ipnotici, mi colpirebbero di meno Ambra Elia o Lorella Parisi. Al n.9 resistono gli U2 e al n.10 si conferma Coez.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top ten Negramaro (n.11), Cesare Cremonini (n.14) e, molto rapidamente, la Dark Polo Gang (n.19) (a proposito di fenomeni supergiovani). Entra al n.13 il nuovo album di Cosmo, comincia la discesa di Riki capo degli Amiki (dal n.11 al n.23). Rientra in classifica, al n.79, Made in Italy di MiticoLiga, in occasione dell’uscita del film. Tre album hanno superato le cento settimane in top 100, e sono The best of TZN (164 settimane, ora al n.54), A head full of dreams dei Coldplay (111 settimane, n.57) e Hellvisback di Salmo (102 settimane, n. 47).

Miglior vita. Ecco i Cranberries irrompere al n.12 con la raccolta, superando i Linkin Park (n.16), per un totale di 11 album di cantanti o gruppi guidati da cantanti che hanno lasciato questa valle di candidati alle politiche. E ora passiamo senza indugio ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende di quattro posizioni fino a un interlocutorio n.28, mentre The wall sale al n.36: la combinazione delle due circostanze è interpretata positivamente dalle agenzie di rating, in fondo descrive una nazione che cerca in se stessa gli intimi motivi per cui è pervicacemente ingarbugliata; inoltre Wish you were here perde dieci posizioni e scende al n.61, ed è da questo che possiamo trarre motivi per avere una limitata fiducia nel futuro.

I sedicenti singoli. Sempre Perfect di Ed Sheeran al n.1, con Havana di Cabello Camila che sale al n.2; anche qui, al n.3 i Maneskin con Chosen. Mancano la top 10 il succitato Nitro (n.11 con Chairaggione), ma anche il singolo di Takagi&Ketra&Elisa&TommasoParadiso&Berlusconi e la mancano pure Il Pagante e la stessa Michielin. Ma si sa che i giovani preferiscono gli album allo streaming, e anche il profumo della carta agli smartphone e la radio agli youtubers.