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Vasco ai margini – TheClassifica 46/2021

Vasco ai margini – TheClassifica 46/2021

Siamo qui. Okay. Ma DOVE, Vasco?

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Forse lui non parla di nessuno. Ma di certo, nessuno parla di lui.

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Vorrei potervi dire che le charts annuali che sto per sottoporvi hanno un significato reale. Ma non è così. Come possiamo comparare la performance di un album uscito a gennaio e quella di uno che è uscito a novembre? Anzi, a controllare le date di uscita dei più venduti tra gli album, viene da dire che a dominare il 2020 è stato il 2019. Del resto, per fare l’esempio più ovvio, l’album di Marracash (disponibile dal novembre 2019) ha avuto tutto il 2020 per colonizzarci, laddove evidentemente Sferoso Famoso, uscito nel novembre 2020, non ha vinto quest’anno ma ce lo ritroveremo tutto trionfoso nell’Analisona del 2021 (intanto, colgo l’occasione per rendere omaggio alla madrina di questo appuntamento: Annalisona) (…non che il suo 2020 sia stato da incorniciare, purtroppo).
Ma dicevamo: ha senso pontificare su classifiche come quelle della FIMI, le principali e più rappresentative in circolazione in Italia, anche se mescolano dati di natura opposta, dai cd – e nemmeno tutti (per esempio non quelli delle edicole) agli ascolti ossessivi e condizionati dalle playlist – e nemmeno tutte (per esempio, non conteggiano YouTube)?
RISPOSTA. No!
RISPOSTA ARTICOLATA. No, non ha senso, però magari se ne possono trarre due indicazioni. Forse persino tre. Se in qualcosa di quello che state per leggere riuscirete a trovare qualche spumeggiante aspetto musicalsociologicoestetico utile a chiarirvi il lato lagnososchiamazzante questo impareggiabile Paese, forse non tutto questo sarà andato sprecato.
Ma se vi ritroverete a concludere che è solo una sarabanda di nomi e penose manfrine necessarie a tener su una qualche illusione di panorama musicale, io non ho niente da obiettare. Alla fine è solo un’occasione per fare un po’ di conversazione, oppure di prendere atto che siamo passati dall’inizio del decennio alla sua fine.
Comunque, per gentilezza, per avere la migliore approssimazione possibile del SUCCESSO, cercherò di mettervi a disposizione classifiche di varia natura, e non solo quelle della FIMI (che saluto) (ciao, FIMI!) (viva la FIMI) e non solo quelle italiane, e non solo quelle delle “vendite”. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok, lo fanno separatamente, ma così non si capisce niente. Io invece, mmmh, vi manderò di nuovo a scuola, io vi darò ogni centimetro delle charts, oh!, vi darò whole lotta classifiche. A cominciare da quella dei concerti più visti nel 2020.
Ehi, complimenti ai Dream Theater – e pure a Gazzelle, davanti a Renatone… Come? Cosa? Sento qualcuno che da là in fondo mi dice che le classifiche vanno contestualizzate, che da sole non significano niente eccetera. Oh, ma devo dirvelo io? Dove siamo, in una telecronaca Rai, che avete bisogno di qualcuno che vi aiuti a capire cosa vedete? Va beh, facciamo un’altra premessa.
PREMESSA SUL FATTO CHE IL 2020, DI QUA E DI LÀ. Può darsi – lo dicono tutti – che sia stato un anno particolare. Sapete, stop ai concerti, niente Olimpiadi, niente Fuorisalone, niente Sangue di San Gennaro. In compenso ci sono stati i talent e ovviamente Sanremo (niente può fermare Sanremo). Tuttavia, l’unica cosa che distingue realmente questa Analisona da quella del 2019 è che manca la classifica dei concerti più visti. Per il resto, quello che avevamo visto succedere nel 2018 e 2019, si è confermato nell’anno testé concluso. Il Riassunto per chi non ha tempo non è troppo diverso da quello di dodici mesi fa.
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO
1) solo gli ITALIANI fanno musica che piace agli ITALIANI – gli stranieri producono cose che non ci sfiorano- a meno che non vengano trasmesse su Netflix. Quest’anno, soprattutto grazie ai singoli, sono andati un pochino (ma pochino) meglio dell’anno scorso – ma per questo dato, il sospetto è che Covid ci covi;
2) le donne, se proprio vogliono aprir bocca, devono ritornellare graziosamente attorno all’Uomo Forte, idea fissa della nazione dagli antichi Romani in poi (and counting). L’anno scorso la classifica era espressione della straripante virilità ITALIANA – ma quest’anno abbiamo fatto persino di meglio e le abbiamo quasi rimandate in cucina, ovviamente a fare le pizze fatte in casa;
3) non formate una band, MAI, a meno che non riusciate a ottenere lo slot della Simpatia Sanremese (da Lo Stato Sociale ai Pinguini Tattici Nucleari). In caso contrario, non si vende niente e oltretutto ci si ammala;
4) casomai, come fanno tutti, fate un FAD, Featuring A Distanza – la DAD, Didattica A Distanza, ne è una derivazione, basandosi sulla stessa idea di mandarsi dei temini a distanza;
5) partecipare a un talent non basta: dovete farne almeno DUE oppure andare a Sanremo (che poi è il talent più vecchio) e poi, come con Elodie e Gaia, dopo più tentativi il pubblico sfinito prenderà atto che non mollate: si arrenderà e vi tributerà il successo che meritate;
6) su Spotify va forte il rap italiano, su YouTube vanno fortissimo Sanremo e le sue lagne di qualità, ma soprattutto YouTube consacra le hit estive ITALIANE brutte e banali (non aggiungo “cretine e dozzinali” perché ho un grande rispetto per i nostri PRODUCERS, che col loro tocco da Re Mida riescono a produrre paccottiglia cafonazza e tirarsela. Qualche mio collega li gratifica scrivendo che sanno il fatto loro. A me verrebbe semplicemente da chiedergli l’iban e organizzare una colletta, ponendo fine alla loro miseria infinita. Ma è una mia debolezza buonista;
7) in Italia quelle che potremmo chiamare Star Globali riscuotono una quantità assai esigua di trippa per gatti. Del resto non appaiono al GF Vip né all’Isola dei Famosi, quanto possono realmente valere? E tuttavia, tra i campioni del 2020 che sto per nominare, nessuno riesce completamente a imporsi come asso pigliatutto in nessuna parte del mondo, in genere c’è qualche campione locale che impone la legge del quartiere. Stefani Joanne Angelina Germanotta (Lady Gaga), Abel Makkonen Tesfaye (The Weeknd), i 방탄소년단?, 防彈少年團 (Bangtan Sonyeondan, per gli amici, BTS) e Dua Lipa (…l’unica col vero nome. E nella mia umile opinione è più bello dei nomi d’arte degli altri tre) si sono fatti rispettare in classifica con album di alto livello nei rispettivi generi, e Bad Bunny è l’uomo più streamato dal genere umano secondo Spotifone. Ma credo siano coinvolti nella Grande Perdita di Importanza della Musica (in cui rientra quella dell’album, ovviamente). Forse tra qualche mese l’IFPI, federazione della discografia mondiale (tipo la federazione dei pianeti di Star Trek) dichiarerà Taylor Swift artista dell’anno anche per il 2020. Ma non sta lasciando granché il segno, vero? Se vi è simpatica, spero che questa Umile Opinione non vi offenda. Anzi, faccio ammenda pubblicando un comunicato stampa che, come tutti i comunicati stampa su chiunque, ne comunica il SUCCESSO. Ma che Swift sia da anni la superstar della musica sul pianeta, e ciononostante il 99% del pianeta non saprebbe cantare una sua strofa nemmeno sotto minaccia di una trasmissione di Mario Giordano, è un argomento a favore della Rétromania.
8) questo riassunto è lungo, lo so. E non so nemmeno se riassume. Ma a proposito:
9) confrontando le canzoni che arrivano in top 10 di Spotify e Apple Music, le azzeccatissime hit italiane hanno una durata sensibilmente minore di quelle straniere, siamo vicini al minuto; quasi tutte le irresistibili creazioni dei nostri producers durano meno di 180 secondi, a riprova che il pubblico ITALIANO non si stancherebbe mai di ascoltare cretinate concise – ed è ora di riconoscere che Giorgia Meloni lo ha capito prima di tutti.
INFINE, SEMPRE PER CHI NON HA TEMPO: UN MINUTO DI SADISMO (aka: i FLOP). Chiariamo una cosa: tutti gli artisti che vi piacciono sono straordinari e l’arte non si misura con le classifiche, perché non è che nel 1875 qualcuno valutava se Degas aveva venduto più di Renoir e se Cèzanne non aveva ottenuto il quadro di platino. Cioè, in realtà qualcuno che lo faceva, c’era (mercanti! Fuori i mercanti dal tempio! Eccetera!) ma il SUCCESSO non significa niente, è un valore così anni 80 e 90 e 00 e 10. Ciò non toglie che, sulla base degli ottusi dati di vendita, qualcuno nel 2020 NON è andato così bene. Ora: volete realmente sapere di chi si tratta?
Lo volete, voi???
Siete persone orribili. E purtroppo siete nel posto giusto.
Ovviamente bisogna mettere nell’equazione anche le aspettative, o il livello cui l’artista era abituato. Per cui limitiamoci a citare alcuni album di artisti importanti i cui album del 2020 non hanno ottenuto certificazioni nel 2020 – e quindi dovrebbero essere rimasti sotto le 25mila copie: Piero Pelù, Samuele Bersani, Annalisa, Ghemon, Max Pezzali, Francesco Bianconi, Negramaro, Francesca Michielin, FSK Satellite con Padre, figlio e spirito, Achille Lauro con il disco – pardon, il progetto del 2020, Fiorella Mannoia, Carl Brave con Coraggio. Ma per l’appunto, ci è voluto coraggio per pubblicare dei dischi nel 2020, e plaudiamo a chi ha rinunciato alla prudenza mercantile per dare qualcosa al suo pubblico. Che poi, sono in ottima compagnia: quest’anno, dischi che si sono fatti valere in tutto il mondo come quelli di BTS, Drake, Taylor Swift, Bob Dylan, Eminem, Ariana Grande e Juice WRLD hanno avuto gli stessi problemi col nostro pubblico dal palato fine. Per ora.
E ADESSO, PER CHI HA UN SACCO DI TEMPO: CLASSIFICHE!
ALBUM PIÙ ASCOLTATI IN ITALIA (FIMI).
In sintesi. Rap italiano. Rap italiano. Rap italiano. Rap italiano. Rap italiano. Rap italiano. E i primi 6 posti sono a posto.
Poi, pop italiano, indie-rock italiano (più o meno), canzoni per bambini italiani – e infine, per non esagerare con la varietà, rap italiano.
Rispetto alle elezioni del 2019, il rap italiano aumenta la sua percentuale. Agli ascoltatori italiani, in sintesi, piacciono molto gli italiani che parlano moltissimo. Più che in passato. Poi c’è da discutere su quante di queste parole resteranno.
Il numero uno. Premetto che è La Mia Umile Opinione, ma non credo di dire una cosa aberrante se dico che Persona di Marracash è il migliore tra i dischi che negli ultimi dieci anni hanno occupato la primissima posizione in queste classifiche annuali (per concedervi di argomentare, giacché questo non sia un monologo e vi sentiate liberi di commentare mentre scrivo, vado a elencarli) (Vivere o niente, L’amore è una cosa semplice, Mondovisione, Sono innocente, Lorenzo 2015cc, Le migliori, Segnetto di Ed Sheeran, Rockstar, Colpa delle favole). (se il titolare dei titoli non vi viene nemmeno in mente, forse ho implicitamente ragione) (e non dite che sono mezzucci. Anche se so benissimo che lo sono: adoro i mezzucci). Persona è un disco che alza il livello dello scontro, e mi pare di poter dire che l’album di ThaSupreme fa la stessa cosa in un’altra direzione. Non mi sento di dire la stessa cosa del n.2 di Sferoso Famoso, però come hanno detto critici e addetti ai lavori, era giusto che Sferone facesse un disco fastidioso e insulso, per sfondare all’estero. Dati alla mano non ci è riuscito, ma i comunicati stampa ripetono di sì (e noi giornalisti musicali obbediamo, in modo che forse un giorno Spotify o una major facciano di noi delle persone oneste). Mr.Fini di Gué Pequeno non ha accontentato tutti ma è un disco ambizioso da parte di uno che giocava a fare quello che le ambizioni se l’era fatte togliere da un dottore di Detroit (cit.); allo stesso modo forse gli album di Ghali ed Ernia non saranno ricordati come pietre miliari, ma mi sembra abbastanza chiaro che entrambi hanno alzato il mirino. Poi, parecchio rap italiano nuovo e non nuovo ha invece cercato di vivacchiare allo stesso modo, con gli stratagemmi facili. Ma non gli ha detto benissimo. Vi sto annoiando? Siete anagraficamente indifferenti al rap italiano?
Ecco, torniamo a un problema importante. Il rap italiano abbonda, e nel biennio 2019/20 sono usciti alcuni dei migliori dischi di rap italiano di sempre. Ma come il pesce persico del Nilo nel Lago Vittoria, il genere sta alterando l’ecosistema e non per colpa sua (beh, insomma. Lui ci sguazza. Questo fanno i pesci, no? Rari son quelli che volano). Il rap italiano, per DNA sta contribuendo all’implosione di quel che resta della musica tricolore, anche se va a suo merito aver reinserito nella società una generazione di discografici completamente privi di udito. Personalmente non ho nulla in contrario al totalitarismo rappuso, posso farmi una ragione delle infinite banalità da quartiere nei testi, e della piattezza sonora di cui la maggior parte degli ascoltatori 13enni si pasce deliziata: il rap mi garba comunque più dell’indie e caso vuole che professionalmente mi porti più soldi degli altri generi. Però non posso nascondere la sensazione che le classifiche ufficiali ne esagerino il peso e l’impatto rispetto a quello che viene realmente ascoltato in Italia. Ora come ora, lo scenario sembra sbilanciato a favore di un mezzo (il telefonetto, le piattaforme), di una fascia anagrafica e di un tipo di fruizione, mentre la verità è che in Italia si ascolta anche tanta altra roba. Spesso brutta (…molto spesso). Che attualmente risulta messa ai margini. Basterebbe, per argomentare, il confronto con la classifica dei…
SINGOLI PIÙ ASCOLTATI IN ITALIA (FIMI).
Qui il livello di vita mojita e Mariadefilippismo si fa vorticoso: le hit estive continuano a imporre la loro spietata legge, che è poi la legge della ripetizione, felicemente mutuata dalla propaganda nazista: il massimo risultato è ottenibile ripetendo la canzone dell’anno prima – se non un identico featuring (Sandrina Amoroso, Ana Mena). C’è anche, immancabile un presobenismo ebete che come olio di palma lubrifica la produzione seriale delle azzeccatissime hit da spiaggia. E forse è per disperata autodifesa immunitaria che in top 10 si fa strada un 30% di brani stranieri, tutti caratterizzati da un clima vintage che è quasi un rifugio dal cinismo con cui sono state assemblati gli zombie sonori che si trovano sul podio – e beninteso, Superclassico di Ernia (n.4) non è da meno: nessuno mi toglie dalla testa che il famoso “Dio, che fastidio” sia rivolto alla propria stessa canzonuccia, e al Coez che Coeziste con la parte nobile di ogni giovane artista disposto a immergersi volontariamente nella fanghiglia indieurban.
Trivia: tra gli album le tre major si spartiscono quasi tutto, col Leviatano Universal che incamera il 44% della distribuzione dei titoli in top 100 (Sony 24 titoli, Warner 22) (l’italiana Artist First segue a distanza con 5). Tra i singoli, però, Universal è meno universale e piazza tra le prime cento 37 delle sue azzeccatissime hit, contro 29 per Sony e 27 per Warner. Nella top 30 dei singoli, la performance Sony è addirittura migliore: 11 indimenticabili motivetti contro i 9 straordinari tormentoni della rivale (7 per Warner).
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PERÒ SPOTIFY, PERÒ YOUTUBE.
1) Spotifone. La app svedese col bollino verde dice che questi sono gli album e i singoli più ascoltati in Italia. Pur tifando smaccatamente per i rapper, emettendo per finissime ragioni strategiche i suoi verdetti a fine novembre non fa un gran favore al suo pupillo Sferoso Famoso, il cui album quindi è come se non fosse uscito nel 2020. Lo stesso vale per MiticoLiga e San Claudio Baglioni, che però non sono il tipo di mondo felicemente rappuso, rigorosamente maschio e amabilmente patriottico che Spotifone caldeggia. Per quanto riguarda i singoli, però, si sbilancia a favore di Irama con Mediterranea (69 milioni di ascolti a fine anno) davanti a Good times di Ghali (67 milioni) e M’manc (Shablo feat. Geolier e Sfera Ebbasta). Difficile capire il peso in classifica delle inseguitrici di Spotifone (Amazon, TimMusic, Tidal, Deezer). Però vale la pena considerare la situazione del n.2 mondiale:
2) AppleMusic. La mela ha detto che quest’anno i suoi ascoltatori hanno continuato ad ascoltare con piacere Dance monkey di Tones And I, che era al n.1 in Italia già nell’ottobre 2019.
Non fate quella faccia. Anche all’estero ha comunque retto per tutto il 2020.
Stando al comunicato ufficiale, il resto della top 5 è occupato da Blun7 a Swishland (ThaSupreme), Karaoke (Boomdabash e Sandrina Amoroso), Mediterranea (Irama), Ti volevo dedicare (Rocco Hunt, con J-Ax e Boomdabash). Tutto questo, ammettiamolo, ci dice che rispetto agli utenti di Spotify, quelli di AppleMusic sono un pochino più lenti e probabilmente un pochino più adulti. In Applelandia, il rap si appoggia visibilmente al pop, e al n.1 c’è addirittura una STRANIERA – e sorvoliamo sul fatto ancora più strano: è una femmina. Poi ci sarebbe
3) YouTube. Che però non conta per la classifica, almeno per ora, anche se è il principale strumento di ascolto di musica degli italiani. E qui risultano al primissimo posto Boomdabash e Alessandra Amoroso, con quasi 100 milioni di visualizzazioni; il secondo posto viene assegnato a Francesco Gabbani, ignoratissimo dal Paese Ideale ma non dal Paese Reale, e il terzo a Rocco Hunt e Ana Mena con A un passo dalla luna. A dire il vero, mentre scriviamo, quest’ultima totalizza ben 6 milioni di visualizzazioni in più del brano portato da Gabbani a Sanremo, ma questo è quel che accade quando si sparano i verdetti un mese prima della fine dell’anno. Poco male, di sicuro Rocco non se la Mena (ahaha. Scusate).
In generale, si sa che YouTube è la fonte di musica per un segmento di ascoltatori più adulto e nazionalpopolare (…avrete notato la comparsa della parola “Sanremo”), che non manda Tha Supreme ed Ernia in top 10, privilegiando Baby K, Chiara Ferragni (meglio del marito, quest’anno) ed Elettra Lamborghini, queen e idole eccetera. Qui di femmine, per qualche motivo, ce n’è a pacchi.
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TALENT
1) da XFactor 2019 non era uscito nessuno in grado di farsi notare in classifica. E la recente edizione del 2020 non promette meglio;
2) da Amici 2020 è venuta fuori Gaia, che ha ottenuto un disco d’oro con l’album Nuova genesi e un platino col singolo Chega, premiato anche da YouTube. Non siamo dalle parti di Irama, ma col singolo è andata meglio di Alberto Urso (e ci mancherebbe).
3) Diodato, vincitore di Sanremo 2020, ha ottenuto un disco d’oro con l’album Che vita meravigliosa e un doppio platino con Fai rumore. Chiude l’annata entrando nella top 50 degli album, al n.46. Ok, Gabbani e Mahmood erano andati molto meglio, ma facevano un altro genere, via. Quest’anno da Sanremo sono usciti bene Elodie, che forse è finalmente uscita dalla angusta categoria delle ancelle del cantante macho (leggi alla voce: Francesca Michielin), ma soprattutto i Pinguini Tattici Nucleari, con doppio platino per il singolo Ringo Starr e platino per l’album Fuori dall’hype: il paragone con Lo Stato Sociale del 2018 sarebbe banale, e infatti eccolo: a conti fatti i Pinguini hanno avuto meno visibilità, ma più ascolti.
Trivia: l’album di Levante, quando è uscito nel 2019, non era entrato in classifica; ora ce lo troviamo grazie alla partecipazione a Sanremo 2020.
METOO. Per fortuna le feminazi non hanno contagiato il nostro maschio popolo, e gli ITALIANI ne hanno accettate soltanto 9 tra i cento album più venduti. Elodie è l’unica nei primi 30. Tre sono straniere. Tanto vale citarle tutte: Elodie, Billie Eilish, Dua Lipa, Lady Gaga, Levante, Elettra Lamborghini, Elisa. Solo tre di loro hanno un cognome. Al confronto, il 2019 con addirittura 13 femmine in top 100 era stato un anno tutto rosa nel quale la fragorosa virilità ITALIANA era stata messa a repentaglio. Precisazione: non sto contando Sofì dei MeControTe, Mina con Fossati, Lady Gaga con Bradley Cooper (comunque l’ho già citata come solista).
STRANIERI IN TERRA STRANIERA.
(…che carini a distinguere tra “venduti” ed “equivalenti”, no?) (possono ancora permetterselo)
Si nota quella cosa che dicevo prima? Nessuno stravince universalmente. Per i Britanni, addirittura, il sig. Capaldi è il n.1 per due anni successivi. Comunque hanno addirittura due album rap in top ten, per loro è quasi inaudito. La Francia è sovranista quasi quanto noi, nella top 100 hanno la nostra stessa percentuale “local” dell’80% circa, dichiara la Snep. La Francia è anche il posto in cui il podio è completamente occupato dal rap “interno”, come l’Italia. I todeschi hanno un eclettismo encomiabile: hard-rock, rap, Schlager, cantautorismo. E un filo di nazionalismo in meno. Non molto, ma ammetterete che da parte loro, eccetera. Ovviamente inutile sperare che i Britanni ascoltino qualcuno che non canta nella loro lingua. Ma qui mi fermo, perché non è che mi pagate per insultare i Britanni (però che sogno sarebbe).

Principale differenza: anche negli USA, YouTube raddoppia le presenze femminili. Attenzione però: Taylor Swift non compare. Se è per questo, nemmeno Harry Styles o BTS o Fleetwood Mac. L’hit single, per lo streaming, rimane una faccenda urbanissima. Nessuna star del country – mentre tra gli album, avrete notato che anche tra gli equivalenti c’era al n.10 Luke Combs, che al cappello da cowboy preferisce i cappellini tipo baseball, sua concessione semi-Swiftiana alla modernità.

Vedete bene, lì in fondo? Direi che come singolo, Blinding lights compete con i boss del quartiere portando a casa un podio ovunque, tranne ovviamente in Italia, volete mettere con la magia del sound becerone che ci vibra ignorante nel petto? (… non trovate bello che “Ignorante” sia stato l’aggettivo più esaltante del nostro decennio?) Eccoci allora a parlare di
STRANIERI IN TERRA ITALIANA
Tra i presunti album sono 22 in tutto su 100; nessuno in top 10, solo tre in top 30. Volendo fare i pignoli, sono anche meno di quel che sembrano. Nel senso che i Pink Floyd hanno in top 100 due album, i BTS pure, Ed Sheeran e Lady Gaga anche. Però non voglio piegare i sacrosanti dati alle mie convinzioni: in fondo siamo passati da 8 a 10 nomi stranieri in top 50 e pertanto abbiamo un +4% perentorio e senza se, e senza ma: anzi, di questo passo torneremo ai pericolosi livelli del 2005, quando gli stranieri in classifica erano 45 su 100: volete davvero che la brutta musica nostrana sia sostituita da brutta musica straniera? Lo volete voi??? “Nooooo!” Nei sedicenti singoli poi abbiamo tre stranieri in top 10 (nessuno tra i primi cinque), e 17 in top 40, insomma diciamo che nel mordi e fuggi senza impegno delle hit è più facile ottenere tre minuti di attenzione ITALIANA. I cosiddetti album richiedono oggettivamente troppa attenzione, e non siamo mica a scuola. Non prendiamo lezioni da nessuno.
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ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
RADIO GAGA. Rispetto alla parte iniziale del decennio la programmazione, Nella Mia Umile Opinione, sembrerebbe all’insegna della spericolata arte di compiacere contemporaneamente a) i discografici insistenti b) un pubblico non freschissimo ma forse più incline a ritmo e musicalità di quello dello streaming, e se proprio non se ne può fare a meno, c) divertirsi anche un po’.
Le classifiche di EarOne tratteggiano una programmazione che dà un colpo al cerchio, uno alla botte piena, e uno alla moglie ubriaca, mantenendo peraltro le percentuali geografiche in una parità secondo me accettabile. Tra l’altro da 3 anni la top 100 è sostanzialmente divisa a metà tra musica ITALIANA e internazionale, con impercettibile aumento delle eccellenze del territorio. Fornisco le cifre per chi dubita della mia parola, peste lo colga: 52 italiane in top 100 nel 2020, 51 nel 2019, 50 su 100 nel 2018.
Trivia: sempre affascinante la popolarità ermalmetiana di LP, distribuita dalla piccola X Energy, non altrettanto rilevante in altre classifiche.
VINILI. Non riesco a dare importanza a questa classifica, mi dispiace, credo valga quanto quella dei libri di musica o delle t-shirt (…quella, sarebbe interessante). Però sono un glaciale professionista e pertanto ve le allego. Per il quarto anno di fila, The Dark Side Of The Moon eccetera. Perde una posizione la raccolta dei Queen (dal n.3 del 2019 al n.4 del 2020), ne guadagna due Nevermind, tre posizioni in più per Legend di Bob Marley, rientra in top 10 Abbey Road, mentre Sgt.Pepper non è in top 20 perché non ha una bella copertina. The Wall arretra di tre posti, mentre lo Springsteen di quest’anno va meglio (n.5) di quello dell’anno scorso (n.7).
Rimarchevole il secondo posto dell’unico a intrufolarsi (sostanzialmente, in un mese) nell’acquario classic rock: SferosoFamoso, che probabilmente è andato bene come regalo di Natale (la copia autografata a 85 euro, esclusiva Amazon); ci sono due album italiani in top 10, e sono degli unici due artisti nati dopo il 1970. Sono una discontinuità rispetto agli anni scorsi e ci spostano verso il più grande tra i due imperi dalla cui luce abbagliante veniamo illuminati.
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Perché in America, al primo e secondo posto ci sono due dischi e cantanti nuovi (e il primo è un inglese), nel Regno Unito invece trionfa il vintage, e non dipende dal famoso video che impazza su TikTok, col tipo che canticchia Dreams. Vi rivelerò un segreto: molto prima che il tipo canticchiasse Dreams sul suo skateboard i Fleetwood Mac avevano due album tra i 30 più venduti di tutto l’anno nel Regno Unito, nel 2019: la raccolta 50 years (n.13) e Rumours (n.30). Di fatto i Fleetwood Mac, i cui membri meno vistosi sono britanni, sono stati il secondo classic act più popolare in una nazione che è più ancorata agli anni 70 rispetto a noi e agli yankee.
MIGLIOR VITA. Ormai nelle theclassifiche settimanali non menziono più gli artisti che hanno abbandonato queste nostre zone rosse e arancioni e gialle per andare nella Grande Zona Nera, e del resto in quella annuale entrano solo Pop Smoke (n.50) e i Nirvana di Kurt Cobain, quello che si è fucilato, mitico!. Sì, sono solo due: gli italiani non hanno versato uno stream per Juice Wrld, Ennio Morricone o Eddie Van Halen, e sono del tutto spariti i Queen (4 album in top 100 e uno in top 10 nel 2019). Come D’Annunzio, stiamo andando verso la vita.
PINFLOI. Non è stata una buona annata. The wall scende dal n.63 al 77, e The dark side of the moon pur rimanendo il vinile più venduto come nel 2017 e 2018 e 2019, lascia il n.49 e va a occupare proprio quel n.63 come un saprofita. Per prevenire un ulteriore calo Roger Waters dovrebbe prendere in considerazione l’idea di dare le sue canzoni più angosciose a qualcuna delle sedicimila serie tv sulla monarchia britannica, gli ITALIANI le guardano tutte avidamente. D’altra parte è consolante sapere che c’è un popolo che da secoli, per legge eroga miliardi alla stessa famiglia di incommensurabili citrulli e non è il nostro.
Si potrebbero dire ancora tante cose. Ma non ce n’è motivo. Grazie per aver letto fin qui, siete stati molto gentili. Andiamo a darci sotto col 2021, ora.
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PS: …un momento! Come dite, bambini? Ah, ma certo, boomer che non sono altro, dimenticavo TikTok. Qui circolano un po’ di classifiche diverse, non so di chi fidarmi, è un po’ tutto un balletto. Ma per l’appunto: eccone una semi-attendibile sui balletti più telefonosi del 2020:
E con questo, ho fatto il mio dovere: è stato un piacere.
2016-2020: viviamo nell’epoca di The dark side of the moon, piaccia o no – TheClassifica 44/2020, pt. II

2016-2020: viviamo nell’epoca di The dark side of the moon, piaccia o no – TheClassifica 44/2020, pt. II

Non è più un disco normale, è un’entità trascendente. Ha seppellito tutti i suoi simili: è l’highlander degli album rock. Ma che ci fa ancora qui?

Piccoli Maschi Italiani – TheClassifica 20/2020

Piccoli Maschi Italiani – TheClassifica 20/2020

The dark side of the dark polo.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Mettetevi comodi, prendete il vostro cestino per la merenda, spegnete i cellulari – a meno che non li stiate usando per leggere (ma forse rimane una buona idea). Sto per portarvi nel mondo fatato della musica di ProprioOra. Vi racconterò di classifiche e di ascolti, di scarpe e navi e ceralacca, di cavoli e di re. E non sarò breve. Perché quest’anno ci ho messo proprio tutto. Non presumo che leggiate tutto in una volta – ma se un giorno volete tornare a cercare i dati sui concerti o le radio o YouTube – ehi, sono qui, tutti qui. Ma iniziamo subito con lo spettacolo.
 
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO. 1) La musica internazionale, al POPOLO, fa schifo, anche perché non si capiscono le parole – tranne quella portoricana, che si capisce che dice la playa, la vida, la calma, la noche; 2) le donne devono tacere; 3) Le band? Non se ne parla: ognuno dev’essere solo davanti al POPOLO – se proprio avete due amici, fateci un featuring; 4) I talent? Niente di che ma nel caso andate a quello di Maria, così le famiglie vi vedono e vi accettano a Sanremo; 5) Volete pubblicare qualcosa? Fatelo adesso: da luglio sarà troppo tardi… Natale? Ma dai, nessuno regala musica, si sa che non vale niente. E poi la musica bella è quella estiva, la playa, la noche, la vida, la calma, el mojito 6) Cos’è cambiato rispetto al 2018? Pochissimo. Ma cosa pretendete, che il CAMBIAMENTO cambi?
Bene. Ora, saluto quelli che hanno cose importanti da leggere. Voi che siete rimasti (grazie!) potete iniziare a dare un’occhiata alla top 30 degli album (le top 100 FIMI tutte intere non ci stanno, non pretendete). Io comincio a buttare sul tavolo un po’ di roba. La prendo larga.
 
PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Ovviamente le charts annuali non sono tutto, nella vita. Anche per i criteri con cui sono fatte, che non saranno mai perfetti ma cercano di darci un quadro del successo. Un quadro parziale, ovviamente – ed è per questo che vi metto a disposizione anche i dati di tutte le altre robe. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok lo fanno separatamente, così non si capisce niente. Io invece vi sazierò di conoscenza.
 
TOP 100 ALBUM
 
CHI NON C’È . Non sono presenti nella classifica dei 100 album più ascoltati del 2019:
Coma Cose – Lana Del Rey – Gigi D’Alessio – Shawn Mendes – Levante – Niccolò Fabi – Franco Battiato – Lewis Capaldi – Daniele Silvestri – Nek – Clementino – tantissimi sanremesi (da Arisa a Loredana Berté che#dovevavincere etc.) – ovviamente Kanye West – ovviamente Taylor Swift – Junior Cally (che pure è stato al n.1 in classifica a ottobre) – Vinicio Capossela – Myss Keta (ma l’importante è essere sui giornali) – Gianna Nannini (eh). Avete notato Lewis Capaldi? Ok, era per essere sicuro. Aggiungo, ma proprio per sfizzo, Liam Gallagher e Lizzo.
 
COME SI DICE? GENERI. Solo Ultimo impedisce un podio tutto rappuso: senza di lui, sarebbe occupato da Salmo, la Machete Crew e Marracash. Niccolò Moriconi in arte Ultimo perché canta per tutti noi che la vita ha sconfitto (…per infierire) sembra il nuovo alfiere di un pop al maschile che per quanto in momentaneo stand-by ha ancora più di un campione, come dimostrano Tiziano Ferro e Mengoni. Però è anche l’unico nome nuovo nella top 10 degli album. Tra l’altro il suo Peter Pan compare nella prima diecina per due anni consecutivi. Non è il solo, ma gli altri hanno usato il piccolo trucco della versione reloaded, utili a Salmo e Marco Mengoni per rimanere nelle zone alte con dischi pubblicati nel novembre 2018. Playlist di Salmo era n.4 nel 2018, sale al n.2 con la versione allyoucaneat, con il live, proprio come l’Atlantico di Mengoni era n.12 nel 2018, ma vuoi mettere l’offertona convenienza di Atlantico On Tour. Invece Peter Pan di Ultimo era n.7 l’anno scorso, è n.4 quest’anno, e senza lifting. Che gli vuoi dire.
 
CALENDAR GIRLS. Dite, c’è ancora qualche Ferilli o Marcuzzi che fa i calendari? Chissà perché vent’anni fa avevamo tutti questa necessità di sapere che giorno era. Sta di fatto che oggi, sei mesi dell’anno possiamo darli al gatto: solo due big shot come Marracash e Tiziano Ferro rompono il monopolio degli album pubblicati nel primo semestre o anche nel 2018 (anche se per amor di precisione, Machete Mixtape era fuori il 5 luglio). La tendenza delle classifiche a favorire chi esce nella prima parte dell’anno contribuisce in parte a presenze un po’ impreviste: mai mi sarei aspettato di vedere Fedez in top 10 invece che ThaSupreme, visto che Paranoia Airlines era stato giudicato da più parti un mezzo flop commerciale. E guardate anche Start di Ligabue che bella vita da mediano ha fatto.
 
CASE DISCOGRAFICHE. Il 52% degli album più ascoltati in Italia ci è offerto da Universal (18 nei primi 30). Società americana di proprietà francese (Vivendi) in cui comandano gli inglesi, dei quali già che ci siamo qui vedete le Official Charts degli album. Il boss è inglese, Lucian Grainge; il suo vice, da lui nominato, è stranamente inglese, Boyd Muir; l’amministratore delegato è inglese, Maximilian Hole. Il presidente in Italia è Alessandro Massara, dice di essere napoletano – ma credo sia inglese. All’interno di Universal i rapporti di forza sono a favore di Island Records (23 album) davanti a Virgin (13) e alle altre etichette controllate.
Per quanto riguarda le minoranze, Sony raggiunge il 23% e Warner il 10%. Voi penserete che Warner abbia sbagliato campagna elettorale – eppure ha Ed Sheeran, Coldplay, Ligabue, Irama, Pinfloi, il re dei singoli Fred De Palma, e i fenomeni coreani BTS. Però non ha i rappusi, eccetto Capo Plaza. La maggior parte delle briciole (leggi: indie) le prende Believe, che ha 5 titoli (Modà, Il Pagante e il campionissimo Ultimo, dell’etichetta Honiro).
 
SOVRANISMO. Un solo album straniero in top 10, ed è dei QUEEN.
Non mi pare il caso di commentare in modo esteso, vero? Ci siamo capiti con uno sguardo.
Peraltro è sempre la colonna sonora del film del 2018. Che poi, il fatto che al POPOLO piaccia così tanto un pezzo di sei minuti con cambi di ritmo e inserti vocali barocchi non induce i discografici ad abbandonare i loro due format preferiti: 1) tre minuti lagnosi di “Nessuno mi capisce” 2) tre minuti indolenti di “Guarda il mio Rolex mentre mi faccio la tua troia fumando”. Eppure il mercato è in crescita, quest’anno segno positivo, eccetera, potrebbe essere il momento per osare… Ahaha, ma quando mai.
In totale, otto nomi di stranieri in top 50 (quello dei Queen si ripete). Altrettanti nella metà inferiore. Quattro non incidono più, per cui scendiamo a dodici. Madonna, il Boss e i Coldplay sono fenomeni almeno ventennali. Sto tentando di dirvi che il Paese è disposto ad ascoltare NOVE artisti internazionali contemporanei su cento. E sono quattro meno dell’anno scorso.
Beh, noi non prendiamo lezioni da nessuno. Se questi stranieri fossero bravi, li ascolteremmo. E se avete qualcosa da dire, vuol dire che non accettate il CAMBIAMENTO, boomer che non siete fieri di essere ITALIANI e non riconoscereste un Rinascimento nemmeno se ve lo infilassimo nella bolletta della luce. Comunque, ecco, siamo diventati nazionalisti come i francesi e come i tedeschi. Che però non sono maschilisti.
 
DONNE. Nessuna nella nostra top ten, ci mancherebbe. E poche anche tra i 100 album più venduti in Italia: faccio prima a nominarle tutte, sono solo tredici. Billie Eilish (n.15), Elisa (n.18), Lady Gaga (non da sola), Mina (non da sola), Giordana Angi (n.32). Pausa per dire che in top 50 ci sono solo TRE dischi di una solista femmina. Ricominciamo: Ariana Grande (n.59), Emma (n.60), Elettra Lamborghini (n.61) Madonna (n.67), infine le divas: Alessandra Amoroso, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini.
Questo è il momento per uno sguardo alla top 10 americana (la vedete qui, fonte Billboard). Sì, beh, prime quattro posizioni in quota rosa – però certo, hanno mandato al governo un imbecille (cosa che noi non faremmo mai). Comunque dai, l’anno scorso erano dodici, quindi è un incremento dell’1%, la ripresa c’è! Altra buona notizia è che l’età media si abbassa grazie alle newcomers Billie Eilish, Giordana Angi ed Elettra Miura Lamborghini, mai state in classifica.
Ma alla fine, anche alle donne come agli stranieri rigiro quanto mi sono sorbito dai ciccini del rap quando ho fatto le mie considerazioni sulla classifica italiana. Ovvero: se non vi piace vedere il predominio del maschio italiano è perché siete boomer e non vi piace il CAMBIAMENTO. A noi giovani, le femmine non hanno niente da dire – in fondo, sono tutte troie che si mettono con chi ha più successo – tranne, beninteso, le fidanzate dei rapper che sono dolcissime e fanno l’amore tutta la notte con i loro irresistibili ribelli. In silenzio, ovviamente.
 
BAND. Sapete quel bel modo di dire: “Ma di che parliamo?”. L’unica tra i primi 30 sono i Queen. Ci siamo capiti (…un’altra volta). Poi, abbiamo gli Imagine Dragons n.41, Thegiornalisti (ahaha), Pinfloi al n.49, Coldplay n.51, e toh, ve li nomino tutti includendo anche i dui (plurale di duo): Dark Polo Gang, Carl Brave & Franco 126, Benji & Fede, Il Volo, Pinguini Tattici Nucleari (n.76), Il Pagante, Nirvana, BTS. Quindi insomma sì, il quartiere, i bro, i frà, ma alla fine ci piace il maschio da solo, coi pieni poteri.
Con l’eccezione di Babbo Natale.
 
BABBO BASTARDO. Il Natale non tira più. Un tempo era la ragion d’essere della discografia. Oggi nemmeno i dischi di canzoni natalizie si fanno più, perché la gente a dicembre non spende certo i suoi soldi in musica. Chi esce prima ha più probabilità di essere in classifica. Sembra banale, ma l’accumulo dei numeri nell’era dello streaming ha ribaltato le vecchie certezze, ovvero che convenisse uscire sotto Natale (infatti, si arrischiano a farlo quasi solo i big ai quali del prestigio della classifica frega relativamente).
 
TALENT E ALTRI SHOW. Forse la peggior performance di sempre. Ci si attacca al solito Marco Mengoni, perché latitano le giovani star di Amici e XFactor (in questo caso, quello del 2018, visto che si chiude a dicembre). Premesso che Anastasio non ci ha voluti nel suo mondo (cit.) nel 2019, i Maneskin chiudono al n.27 (con lo stesso album che aveva chiuso al n.5 nel 2018) e Alberto Urso il tenorino di Maria è al n.29 – Irama nel 2018 era al n.2. In compenso, Sanremo tra gli album vede Ultimo primo in classifica, Mahmood al n.23 e Irama al n.36. Poi, sostanzialmente, basta. Se vi sembra poco, sappiate che l’anno scorso dietro a Ultimo ed Ermal Meta in top 50 non c’era nessuno. Se questo vi sembra un flop…
 
CHI HA DETTO FLOP? Ora, quanto segue è la parte più arrogante di tutto questo tsunami, okay? Diciamo che sono album da cui forse ci si poteva aspettare un piazzamento più alto. Comunque, perlomeno loro ci sono – cosa che non posso dire per Lewis Capaldi, il cui album ha sganasciato ovunque. Dunque: secondo me sono un po’ bassi rispetto al blasone gli album di Madonna (n.67), MiticoVasco (n.64), Biagiantonacci (n.83), BTS (n.97). Sono dei mezzi flop, benché ognuno con qualche giustificazione, gli album di Achille Lauro (n.56), Benji & Fede (benone col singolo, ma n.65 con l’album dopo il boom dell’anno scorso), e tra gli stranieri che non passano, Coldplay (n.51), Ed Sheeran (n.46), Ariana Grande (n.59).
 
MEGLIO DEL PREVISTO. Tra quelli che non vedete nella fotina, direi Rocco Hunt (n.38), Massimo Pericolo (n.37), Giordana Angi (n.32). E, per quanto mi ributti, Elettra Lamborghini (n.61) (meglio di Madonna) (Gesù) (se la sarà anche cercata, ma che punizione).
 
TOP 100 SINGOLI
 
COME SI DICE? GENERI. Il dominio delle hit balneari è impressionante, ma non nuovo: anche negli anni scorsi, l’ascolto furioso di canzoni da bagnasciuga aveva portato ai n.1 di Amore e capoeira (2018) e Despacito (2017). Niente anglosassoni in top 10, dove Portorico batte UK e USA: Pedro Capò e Daddy Yankee, con tutta la Calma del mondo, sono in top 10 tra i singoli. Ma sentite qui: Fred De Palma è n.1 tra i singoli ma solo n.95 tra gli album. La regola di Baby K non sbaglia mai.
 
DI COSA PARLANO LE HIT? In top 10 abbiamo un amore despacito, poi un amore indiecicciociccio, una vita despacita, un padre assente (featuring $oldi), una vita urban, un amore whatsapp, ancora una vita despacita, poi amore tamarro (featuring $oldi), poi vita despacita, poi un amore che manca.
 
QUANDO ESCONO LE HIT? Praticamente tutte nel primo semestre. L’effetto accumulo delle piattaforme di streaming fa sì che chi parte prima (tipo Coez l’11 gennaio) ha un certo vantaggio, visto anche che il Natale, che fino al 2015 era IL momento in cui la discografia tirava su i soldi, non conta più niente. Così, in top ten, il pezzo uscito più tardi è il n.1 Una volta ancora – ed è uscita il 5 giugno. Buon per Sanremo, che si ritrova nel punto giusto del calendario. Beninteso, se un pezzo esce a settembre, può tirare su i dischi di platino lo stesso – ma vi stupirà sapere che agli artisti e ai loro entourage la visibilità data dalle charts interessa parecchio. E poi non trascurate la gara.
 
DONNE. Ancora??? Ehi, ma allora siete fissati. Va beh, qui in top ten ci sono due flirt estivi, ovvero Ana Mena ospite di Fred De Palma, La Giusy ospite di Takagi & Ketra. Due canzoni di una donna sola in top 30 e sono Dance monkey (Tones And I) e Sweet but psycho (Ava Max), perché Bad guy è attribuita a Billie Eilish & Justin Bieber (…mah!). Ma la verità è che a noi italiani, nella musica e nella vita, le donne vanno bene come featuring (dehehihohu).
 
STRANIERI. Tra i singoli va un po’ meglio, addirittura 11 tra i primi 30. Però se ne stanno quasi tutti tra il n.13 e il 23 come se avessero puntato i numeri di mezzo alla roulette.
 
SPOTIFY. Se notate qualcosa di strano, fate bene. La top five l’ha fornita Spotify in persona a metà dicembre, i numeri li ho presi io il 7 gennaio (…la sera). Che dire, può darsi che Mahmood vada alleggerito degli ascolti internazionali. Sull’appeal internazionale di Salmo ho già dei dubbi, pur col bene che posso volere a uno di Olbia. Comunque in questo momento Blun7 a Swishland di ThaSupreme è a 43 milioni, in due mesi. Insomma, è un mondo veloce, quindi fidiamoci.
(no, non è vero: di quelli di Spotify non mi fiderei nemmeno se mi facesse i regali di Natale, e invece non solo non me ne fa ma sono l’unico in Italia a dargli 25 euro al mese, zio caro)
 
YOUTUBEWAY ARMY. Nei video musicali nove brani italiani su dieci; in testa Soldi di Mahmood, che probabilmente si avvantaggia un po’ dell’Eurofestival. Notate il feroce dominio di video e canzoni con sottofondo spiaggioso, la vita Papeeta che tutti noi ci meritiamo. D’altra parte l’Isola dei famosi e la Temptation island sono tra i programmi preferiti per una nazione per la quale la lobotomizzazione sarebbe un progresso intellettuale pauroso. Peraltro tra i video non musicali, vanno forte quelli musicali. Carote, cantata dal concorrente Nuela durante le audizioni, non è considerato tale (il che è sufficientemente ironico) e ha totalizzato 17 milioni di visualizzazioni, il che rende l’idea di quanti telefonini siano in mano ai minori di 14 anni. Al n. 2 ci sono i Pantellas con la parodia di Soldi di Mahmood. Tredici milioni. Mondo cano.
 
RADIO. Il brano più trasmesso dalle radio nel 2019, Girls go wild di LP, non è tra i cento più ascoltati. E nemmeno il terzo brano più trasmesso, Juice di Lizzo. Non che il n.2, Giant di Calvin Harris & Rag’n’Bone Man se la cavi meglio (n.59 tra i singoli FIMI). Sicuramente dipende dal fatto che sono artisti vecchi che fanno una musica che piace agli anziani, e non hanno nulla da dire a noi giovani del POPOLO che coltiviamo il CAMBIAMENTO
(…scusate se la meno con questa cosa, ma ultimamente mi sono beccato troppi “Ok boomer” a casaccio da pischelli con i pollici veloci e i genitori babbioni)
No, io qui onestamente vedo un tentativo delle radio di aggiornarsi dopo che tutti abbiamo cantilenato che erano un media anzianissimo. E a questo punto, volendo costituiscono una fonte di musica complementare e più varia rispetto alle piattaforme, il cui sogno è blindarci tutti in nicchione e nicchiette, al grido “…Ai fan piace anche”. Concludo completando il confronto: le n.1 di FredDePalma/AnaMena è solo al n.58 nella diffusione radiofonica, e la n.2, quella di Coez, Un sacco bello o come diavolo si chiama, è al n.31. Maledetti network snob e radical-chic, che osteggiano Universal, Spotify e YouTube che sono gente come noi eletta democraticamente.
 
ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
 
CONCERTI. A Jovanotti non ha detto benissimo con gli ultimi album, e anche il suo tour è stato ben chiacchierato – però a Linate ha preso il volo. Peraltro se non fosse per le spiagge di Jovanotti, i primi venti concerti sarebbero di fatto spartiti tra le sole Milano e Roma. Comunque i dati sono questi: MiticoVasco rende un po’ complicato commentare. Nel 2018 c’era stata più varietà: i più visti erano stati Eminem, poi J-Ax & Fedez (pure loro a Milano, avevano fatto 6mila e 4mila spettatori più di Jovanotti), seguiti da Guns&Roses, Foo Fighters,Vasco Rossi. Imagine Dragons e Pearl Jam.
MIGLIOR VITA. Tre nomi di artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di biglietti della lotteria: i Queen che hanno 4 album in classifica, due dei quali al n.9 e 13, XXXTentacion e i Nirvana (sapete, quelli di KURTCOBAIN, quello che si è SPARATO, mitico) con Nevermind al n.94 – era n.78 nel 2018, a dimostrazione che gli anni 90 non sono più quelli di una volta.
 
PINFLOI. Ce l’abbiamo fatta, siamo al nirvana (pardon). The wall guadagna posizioni per il terzo anno di fila, salendo al n.63; The dark side of the moon conserva la top 50 come nel 2018 e come vedete nella figurina è il vinile più venduto proprio come nel 2017 e 2018, però nella classifica generale perde due posizioni e chiude al n. 49. Vi dirò, io credo che The dark side of the moon dovrebbe rinnovarsi, parlare della vita nei quartieri, usare una batteria elettronica progettata dalla Roland nel 1980 o un software vocale uscito nel 1997, cose supernuove che voi fermi al secolo scorso non potete capire perché siete dei boomer ostili ai giovani e al CAMBIAMENTO.
 
Grazie per aver retto fin qui. All’anno prossimo.
Battisti vs ThaSupreme, Marra vs Zucchero: la solitudine dei numeri – TheClassifica n.46

Battisti vs ThaSupreme, Marra vs Zucchero: la solitudine dei numeri – TheClassifica n.46

Contiene un dissing a due amici. Gli altri quattro che mi sono rimasti, si tengano pronti.

Tolkien e le canzoni di Amici – Classifica Generation ep.27

Tolkien e le canzoni di Amici – Classifica Generation ep.27

Angi. Angi. When will those dark clouds disappear.

Sono stato con Izi nella caserma del rap – ClassificaGeneration, stagione III ep. 16

Sono stato con Izi nella caserma del rap – ClassificaGeneration, stagione III ep. 16

A volte ho la sensazione che il rap italiano sia una grande caserma.
Ritengo di rivolgermi a una platea che in gran parte ha evitato il servizio militare, ma se qualcuno di voi ha mai fatto questa singolare esperienza, un tempo pressoché obbligatoria, oppure ha in qualche modo frequentato quel tipo di ambiente, saprà che è caratterizzato da 1) cameratismo maschile 2) lunghe fasi di noia surreale 3) regole non del tutto comprensibili fissate in un’epoca precedente 4) un’ossessione per le gerarchie e 5) una certa tendenza a uniformarsi (lo dice la parola stessa), se non al livellamento verso il basso: chi si dimostra un po’ troppo intelligente o differente rischia qualcosa.

La parte delle gerarchie volendo è anche divertente: nelle caserme veramente grandi ci sono tanti ufficiali superiori che finiscono per interpretare il personaggio che vogliono: se lo sono, diciamo così, guadagnato sul campo… qualunque cosa possa significare questa espressione quando una vera guerra non è dichiarata, e il vero conflitto in realtà è del tutto interno a quel settore, tra il generale carogna con delirio di grandezza e quello eccentrico e anarcoide, il colonnello che ha appoggi ovunque e quello ritenuto gay che sente bisbigliare la parola “appoggio” e ghignare quando passa, il tenente colonnello che si sente parte di una missione e quello sofferente che da quindici anni pensa “Ma chi me lo ha fatto fare”.

Più ci penso, più mi pare di vederlo. Un immenso distretto militare con Fabri Fibra nella parte del generale matto che fa gli scherzi alle reclute, Gué Pequeno che calcola quanti soldi farebbe vendendo segreti al nemico, Marracash che cerca di indicare agli altri il senso del loro mestiere, Salmo che sogna un golpe sandinista, e poi tutti gli altri ufficiali di lunga o media militanza, da Frankie Hi-Nrg a Nitro, da Noyz Narcos a Gemitaiz fino ai giovani capitani che si sentono padroni del mondo e si mettono sull’attenti malvolentieri (…e femmine, zero o poco più).

Vi devo dire, un po’ per onestà un po’ perché è probabile che io sia ancora un graduato e metti che sono sotto sorveglianza, che è anche una vita divertente e per molte cose istruttiva, specie se sei un maschio un po’ pirla – e temo di esserlo (stato). Ma tornando alle premesse, tra esse preme l’uniformarsi. Un inspiegabile controllarsi l’un l’altro perché nessuno esca dai confini senza permesso.
E vedo nel giovane Izi, uno dei Bimbi di Charlie Charles, questa strana tensione, tra il rap che deve rimanere nei ranghi e quello che vagheggia di usare la sua forza in modo diverso. Aletheia, l’album che spodesta Colpa delle favole di Ultimo dal n.1 dopo sei settimane di dittatura, deve avergli richiesto un sacco di ragionamenti strategici, di battaglie interiori. Specie perché dal presidio Sony è passato alla fortezza Universal.

Per farvi capire, il titolo dell’album (leggo da un’intervista a 105 Mi Casa) «È una parola che mi ha detto mio padre. In realtà sta banalmente, diciamo per racchiuderlo e riassumerlo, in “verità”. Dischiudimento, svelamento in se stessi. È il momento stesso in cui ti arriva l’illuminazione, in cui sei scioccato e non riesci più a vivere come prima».

Ora. Ci sono parti dell’album in cui il capitano Izi sembra illuminato.

“Il più grande errore è credere che l’uomo abbia un’unità permanente; un uomo non è mai uno, continuamente egli cambia. Raramente rimane identico, anche per una sola mezz’ora: ordinariamente l’uomo vive semplicemente seguendo il flusso. Non è semplicemente addormentato, è completamente morto”. (da Zorba)

O anche:

“Alti e bassi mi ispirano morte, vorrei farcela, ma so che ho tanta mania del controllo e poi ti svengo affianco – Io non vendo affatto, sono un giullare, quindi vengo a corte, non a corteggiare”. (da Volare II)

E altre, in cui sembra ottenebrato.

“Sì, sì, lo sai che mi stai sul cazzo. Sì, sì, davvero mi stai sul cazzo. Fumo una canna che sembra un razzo, faccio due tiri e mi faccio spazio. Urlo e smarrono in pubblico – tu fumi? Nah, ne dubito, con quella faccia da sbirro ti passerei solo un sacchetto dell’umido in testa”. (da Pace)

“C’ho sei budini alla vaniglia, faccio un tiro di Vanilla, e dopo un altro di Gorilla Glue giusto perché c’ho poca scimmia, quindi non tirarmi in mezzo se stai in gabbia come in Italia: faccio un castello con la sabbia, ma era di Hawaiian”. (da A’dam)

Un n.1 in classifica è sempre una bella medaglia, e per Izi non è la prima. La mia sensazione è che la sua marcia sarà lunga. Il che può voler dire che arriverà lontano, oppure che girerà in tondo. Come ogni anziano sergente, gli ringhio il mio incoraggiamento.

Resto della top 10. Detto (tanto) di Izi e di Ultimo che scende al n.2, entrano in top ten anche Nek al n.3, Alberto Urso di Amici al n.4, Liberato al n.5 (…vedi a non fare i firmacopie?) e Fast Animals And Slow Kids al n.7. Completano la prima diecina il n.6 di Billie Eilish, il n.8 di Salmo, il 9 di Daniele Silvestri e il 10 di Ultimo con Pianeti.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 10 Clementino (dal n.3 al n.16), MiticoLiga, Rkomi, Marco Mengoni e Coez. Tra le altre nuove entrate, vanno segnalati al n.17 Mezzosangue, al n.19 il Banco del Mutuo Soccorso, al n.22 Nayt e al n.56 Sergio Cammariere. Gli album da più tempo in classifica li dovreste sapere, ma facciamo il ripassino: Hellvisback di Salmo da 171 settimane, seguito da The dark side of the moon (132) ed Ed Sheeran (115). Stanno arrivando altri due album a quota cento settimane (non vi spoilero i nomi). Escono di classifica Panic! At the Disco ed Alvis dopo due settimane, The Dream Syndicate dopo una, Vampire Weekend dopo una pure loro, Coma Cose dopo otto settimane, e FEDEZ

(ooooh!)

dopo 15 settimane. Ebbene sì, Paranoia Airlines è già nel cestone dell’Autogrill.
Cosa è andato storto?
Immagino che tutti abbiano una teoria. Eventualmente, sul personaggio. Io ho il sospetto che, banalmente, le canzoni nel disco non siano piaciute. E per primo, a Fedez stesso, che le ha scritte con la mano sinistra (…o destra se è mancino), usando l’album come sfogo alle amarezze (cit.). Poi, spero un domani di non dover ammettere che è stato il suo grido di aiuto: davvero nessuno vuole che il nostro uomo faccia un insano gesto e dopo aver inciso il suo Heart shaped box si infili in bocca un capo firmato (carico).

Sedicenti singoli. Il Calipso dei New Bimbi di Charlie Charles (Dardust, FabriFibra, Mahmood e SferaEbbasta) nulla può di fronte all’ingresso dei due pesi massimi, Ed Sheeran & Justin Bieber che entrano al primo posto con I don’t care, la loro nuova canzoncina pupazzosa. La ex n.1 è scavalcata anche da hhhhhhhhhhhhh… – in pratica, 48h di Izi feat. SferaEbbasta
(vi piace questa battuta?) (a me tantissimo)
Escluso il supersingolo globalone di Sheeran e Bieber, le nuove entrate nella top 100 dei singoli o sono di Izi, o sono di Liberato – per quanto la più alta di quest’ultimo, Oi Marì, entri solo al n.26. Tutto ciò indica una rigidità estrema della classifica dei singoli, che evidentemente rispondono più alle playlist e alle uscite degli album che non alla curiosità del pubblico.
(scusate, dopo la facezia di prima mi tocca fare il tecnico irreprensibile per chiarire che comunque fate bene a stare su questa pagina invece che leggere la Conclamata Concorrenza)
Se vi interessa come argomento di conversazione, il singolo di Madonna con Maluma è al n.50 dopo un mese. Gli va peggio in USA, Germania, e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dove non è nella top 100. Gli va meglio in Francia, dove è al n.17: lì vive una

Miglior vita. In classifica solo sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di rosari. Temo moltissimo per Nevermind, che è sull’orlo dell’abisso al n.96 – ah, Dio non voglia. E non è stata una settimana facile nemmeno per i

Pinfloi. The dark side of the moon scende di undici posizioni, dal n.48 al n.59. E pensate un po’, The wall scende di undici posizioni, dal n.56 al n.67.
Semplici coincidenze?
MA CHI CREDONO DI PRENDERE IN GIRO.

Che si vota, tra qualche giorno. E il POPOLO li farà pentire, di queste arroganti camarille.

RAPPORTO aMARGINE 2018. La superclassifica di un po’ tutto (aka: l’ANALISONA)

RAPPORTO aMARGINE 2018. La superclassifica di un po’ tutto (aka: l’ANALISONA)

Presunti album, sedicenti singoli, ascolti radio, concerti, persino i vinili perché sapete, sono tornati di mo- ah, ma andiamo.

Classifica Generation. Stagione II, episodio 6. Conclusioni

Classifica Generation. Stagione II, episodio 6. Conclusioni

Certe volte.
Certe volte vorrei scrivervi tipo Lucio Dalla al suo caro amico.
Mi prende soprattutto alla fine dell’anno – vorrei mettere assieme i tanti pezzi sparsi, e chiedervi cosa ci vedete, come nella forma delle nuvole, come nei test di Rorschach, come nel finale di 2001 Odissea nello Spazio.
E ovviamente ci cascherò anche quest’anno. Ma come d’abitudine, rigorosamente con le cifre alla mano. Perché sono già troppi gli scemi che pontificano, e visto che ho scelto di farne parte, voglio essere quanto meno lo scemo più attendibile. Sicché, pazientate ancora pochi giorni, quando metterò assieme la mole di dati che mi serve per il Rapporto aMargine 2018.

Nell’attesa, in questa sede mi limiterò a commentare le classifiche della 52ma settimana dell’anno. Una volta erano le più importanti in assoluto. Anche se il volume delle vendite è sceso sensibilmente, penso che siano ancora indicative. In fondo sono il momento in cui la musica arriva al pubblico in più forme. Come regalo a qualcuno, come regalo a se stessi, come playlist di riepilogo, come concessione sentimentale.

Che Marco Mengoni concluda in testa il 2018 mi sembra poco interessante, lo dico senza disistima. Ormai mi sembra sempre di più lì a riempire un vuoto di immaginario, a ricoprire una carica di presidente del consiglio del pop che gli tocca perché è sufficientemente incolore per ricoprirla. Penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che è un mestierante di buon gusto, ma fatico a distinguerlo da alcuni parlamentari o volti televisivi che accettiamo senza entusiasmo. In questa fase della sua carriera, Mengoni non ha molto da dire se non esprimere mengonità.
E tuttavia Mengoni è un pezzo di un puzzle più ampio.

Il Natale scorso, con lo streaming già entrato (con tutta la sua carica di irriverente gioventù) nel sistema di rilevamento delle classifiche, nella settimana finale il podio dei più venduti era occupato da MiticoVasco, Jovanotti e Mina&Celentano. Il Natale 2016 i più venduti erano Mina&Celentano, TZN e Laura Pausini. Questo Natale, sono stati Mengoni, Salmo e Maneskin. Il salto generazionale è cospicuo e se ci fate caso, non graduale: i 35-45enni sono stati completamente aggirati. Vi dirò, personalmente trovo tutt’altro che casuale che si tratti della generazione che domina attualmente la politica. E pure i media. Insomma, nessuno li vuol sentir cantare. Fanno già le popstar in altri ambiti.

Col vostro permesso, vi farei notare poi altre due cose. La prima, è che la trap scompare del tutto dalla top 10 di fine anno, e il rap è rappresentato dai soli Salmo e Anastasio (n.9). Visto che il podio è così giovane, non parrebbe il caso di attribuire la cosa al fatto che il pubblico natalizio è anzyano. Eppure in un certo senso lo è – perché il grande nondetto della trap è che una percentuale enorme del suo pubblico i regali non li fa perché non prende ancora la paghetta dai genitori, e tra elementari e terza media fantastica felice sul mondo di codeina, Lamborghini e troie che i cartoni animati umani della trap come Sfera o Dark Polo Gang tratteggiano ispirati.

La seconda, è che Sony, come il Grinch, si è presa il Natale. Universal si è mangiata undici mesi dell’anno, specie con rappusi e trappusi. Ma Sony – che normalmente punta sui singoli con più cura rispetto alla major rivale, e non a caso domina l’estate coi tormentonisti (Amore e capoeira, Da zero a cento, Italiana: tutta Sonytudine) – nella settimana natalizia occupa i primi tre posti tra i presunti album (Mengoni, Salmo, Maneskin), nonché i primi cinque tra i sedicenti singoli (Salmo feat. Nstasia, Mariah Carey con All i want for Christmas is you, Maneskin, Anastasio e Mengoni), e persino i primi due tra le compilation (Radio Italia Winter e Zecchino d’oro). Notate il peso di X Factor, con Maneskin e Anastasio che in questi ultimi 12 mesi hanno tolto a Mengoni e LaGiusy il peso di essere le uniche vere star uscite da un decennio di tentativi e frescacce dei giudici.

Altri argomenti di conversazione. Dopo essere entrato al n.2, esce dalla top 10 rapidissimamente On Broadway di Bruce Springsteen, slavinando giù al n.14. Escono dalla top 100 Faccio un casino di Coez (dopo 85 settimane), Regardez moi di Frah Quintale (dopo 50), Enemy di Noyz Narcos (a suo tempo, n.1 – 36 settimane di permanenza), Colle der Fomento (cinque settimane). Il disco da più tempo in classifica è sempre Hellvisback di Salmo, uscito 150 settimane fa, seguito da The dark side of the moon (112) e da VascoNonStop (111).

Miglior vita. 12 album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di sangue & onore. Li guidano i Queen, che si ritrovano cinque album in classifica, a partire dalla colonna sonora di Bohemian rhapsody al n.7; l’unico originale tra questi è però A night at the opera, al n.84 (sì, quello che contiene Mamamia mamamia).

Pinfloi. 31, 34 e 47: sono le posizioni, ovviamente in ascesa regalizia, della trimurti (non dovreste nemmeno chiedere di che album stiamo parlando, e dei rispettivi piazzamenti). Per una volta, però, vi intratterrò col dettaglio sui vinili, nicchia in ascesa per chi ama veramente la musica e il fruscio e il calore dell’analogico e mi fermo prima di diventare un giornalista di Repubblica. Per la settimana di Natale 2018, il vinile più venduto è stato The dark side of the moon, seguito da The wall, Nevermind e Wish you were here.
Nella settimana di Natale del 2017, era stato The dark side of the moon, seguito da Vasco Modena Park, Wish you were here e The wall.
Nella settimana di Natale 2016 era stato The dark side of the moon, seguito da Blue & lonesome dei Rolling Stones, Le migliori di Mina & Celentano, The wall e Wish you were here.
Nel 2015 la FIMI non contava i vinili venduti e la nicchia in ascesa.
Nel 2019, il vinile più venduto a Natale sarà The dark side of the moon.