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Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Pre-mura. Tutti i cantanti famosi sono straordinari. Anche quelli non famosi. Chiunque incida un pezzo. Chiunque non lo incida. Sono tutti artisti favolosi che meritano successo e soldi e immortalità – e anche invidia da parte degli invidiosi, via. …Bene. Ora che l’ho detto, mi 

Cioè, ve la ricordate la trap? – TheClassifica: episodio 18/2021

Cioè, ve la ricordate la trap? – TheClassifica: episodio 18/2021

Pre-cognizione del dolore. Vi ricordate la trap? Vi ricordate le nenie alla Profondo Rosso coi carillon, le strofine stupidine e maledettine, le basine monotonine, i guaiti in autotune che sottintendevano tanta piccola tragica tenerezza urbana? Vi ricordate quella smania collettiva di stabilire che era tutto una libidine, una rivoluzione, una nuova GENERAZIONE, cioè la Generazione Z ma proprio ZZZZZ? L’avvento dei Post-Millennials, la rottura col passato, la rottura della rottura, un futuro così luminoso che tutti avremmo messo occhiali scuri e avremmo deriso i boomer che non capivano, ahaha LOL i boomer. Vi ricordate tutti gli articoli col finto tono sgomento, le divisioni in partiti, quelli che Sferoso Famoso era un cretinazzo colorato e quelli che se non vi piace è perché siete diventati anzyani, e quelli che dopo averlo ascoltato novemila volte in modalità Cura Ludovico commentavano (su facebook, in modo che chi doveva vedere, vedeva): “Lo dico: a me piace?” Vi ricordate i vestiti da fagiani, e le discussioni sul birichino sciroppo viola e su quanto fosse effettivamente sballoso ed effettivamente illegale? Vi ricordate i manuali per capire il fenomeno che inseguivano qualunque quarantenne che leggesse un giornale? Vi ricordate gli articoli di Noiseyehiehi e di Rollin Sto o di Rocky T con i titoletti imbecilli e irriverenti, magari col “tu”, per rivolgersi proprio a TE, coi proclamini croccanti e ipergiovani “La trap ti spakka il kulo”, oppure “Se ti fa schifo Sferoso è perché sei vecchio buahahaha”, oppure “Sono stata a comprare la droga furba con Trappetto Pirlazzi e nelle prima settanta righe del vibrante racconto vi descriverò la panchina su cui ci siamo seduti volteggiando nella mia stessa prosa sbarazzina e prima o poi un caporedattore molto drogato di molta cocaina sarà molto colpito e mi inviterà urgentemente a collaborare con un giornale che paga soldi veri oppure verrò chiamata a fare da autrice in una trasmissione tv in cui tutti sono giovani e smart e finalmente potrò fare un selfie con Barbara D’Urso però ironico, anche se non del tutto, anzi sotto la foto ci metterò la scritta CE L’HO FATTA in maiuscolo e senza punteggiatura in modo che risulti ironica per gli amici ribelli che sanno che sono punk, e nel contempo chiarisca che sono autenticamente a zerbino per Barbara cui basta solo una parola e io sarò salvata”?
(…questo è il titolo, non il pezzo) (comunque è inventato, non cercatelo)
Vi ricordate i Bimbi di Charlie Charles, ovvero Ghali, Sfera Ebbasta, Izi, Tedua e Rkomi? Non tutti? Allora cominciamo col dire che uno di loro è
Il numero uno. Taxi driver di Mirko Martorana in arte Rkomi, 27 anni, milanese del quartiere Calvairate, è il sedicesimo numero uno diverso in 16 settimane tra i presunti album. Una rotazione impeccabile, come se esistessero solo tre multinazionali della musica e facessero a turno da brave compari che gestiscono il loro teatro di marionette con la logica dell’ortomercato – ma noi sappiamo che non è così! Che c’è vera arte là fuori e che il pubblico non è stupido, gli ITALIANI non sono stupidi, come ripete da quarant’anni il vicepresidente del Senato di detti italiani, Ignazio La Russa. Mirko Rkomi è in vetta sia tra i presunti album che tra i
Sedicenti singoli. Il suo brano Nuovo range, col featuring di Sferoso Famoso, veramente penoso, detronizza la #Musicaleggerissima di Pesce&Tino, mentre la viscosa e maleodorante Lady di Sangiovanni, Amico di Maria, scala un altro gradino verso la vetta e si sistema al n.3. Rkomi dà uno scossone che non si vedeva da tempo ai singoli e alla loro top ten bloccatissima, piazzando due brani anche al n.6 e al n.7, anche se per il resto tutto è uguale a quindici giorni fa, anche perché il singolo di Ultimo Buongiorno vita ha salutato anche il podio ed è subito sceso dal n.2 al n.11. Il quadro, da febbraio in poi, è questo: in Italia si ascoltano sempre le stesse canzoni, che arrivano da Sanremo o da Maria. O (attualmente) da Rkomi, che potrebbe frequentare comodamente entrambi. La classifica degli album invece denota una smania di novità e altrettanto rapida delusione che si sostanzia in un ricambio forsennato – cosa che probabilmente è complementare alla staticità dei singoli, in perenne loop nella top 50 di Spotifone. Ma torniamo all’album di Rkomi che in fondo è
Il numero 1 (parte 2). Due anni or sono in questa rubrica avevo speso paroline positive per il precedente Dove gli occhi non arrivano. Non le ripeterò. Il Taxi driver di Rkomi Martorana mi sembra scientemente insulso, ed evidentemente ho questa sensazione perché sono invecchiato – mentre Rkomi è ringiovanito, ha fatto un teneroso disco pop per 16enni con tante strofine pucciose, delle quali accludo qui un solo sample. Non posso perdere troppo tempo con questo disco, essendo un boomer di tempo ne ho poco, e certamente non lo spenderò per ascoltare una terza volta il suo disco a dispetto dei suoi featuring buoni per tutte le clientele (Irama, Gazzelle, Tommaso Paradiso Dei TheGiornalisti, Sferoso Famoso, Gaia, Tommy Dali, Ariete, Roshelle, Chiello FSK, Junior K, il PRODUCER Dardust, il PRODUCER Mace, il PRODUCER Night Skinny, e last but not last il PRODUCER Shablo). Intendiamoci, non è che debba arrivare Taxi driver a metà 2021 a sancire la fine della trap e di tutte le chiacchiere su di lei, nonché la vittoria vittoriosa del pop cioèurban all’italiana. Però da adesso in poi, carte scoperte: vuoi il pubblico di Maria? Okay, ora te lo puoi prendere e puoi dire di averlo fatto senza passare dal suo campo di concentramento. Ben giocata, Martorana. Una volta mi era parso che volessi qualcosa di più, ma hai ragione pure tu: che senso ha fare meno soldi di Irama quando puoi farne quanto lui? Nulla da dire. Né io, né te. Nulla, nulla, nulla da dire. Passiamo quindi al
Resto della top 10. Anche perché qui incontriamo un altro ex trappuso. Ma andiamo con ordine. . Esce subito dalla top ten il re della settimana scorsa, Franco126 – ho fatto appena in tempo a ostiargli dietro, che è già sceso dal n.1 al n.13, ahaha. Al suo posto c’è, come detto, Rkomi davanti a Madama e Gué Pequeno. Alle loro spalle, ci sono altre due bizzarre novità: entrano al n.4 David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright, che il tribunale, nella persona del Worm Your Honour, autorizzò a chiamarsi Pinfloi. L’album in questione è Live at Knebworth 1990. Sette brani, durata complessiva cinquantacinque minuti. Segnatevi questi numeri, come si suol dire. Perché al n.9 entra invece Tedua, che continua a raccomandarci di aspettare la sua Divina Commedia – nel frattempo però ha pubblicato sette freestyle in un presunto album intitolato Don’t panic: la traccia più lunga, con Chris Nolan e Sick Luke, tocca il minuto e 49 secondi. La durata complessiva dell’intero presunto album è di 10 minuti e 56 secondi, cioè meno di Shine on you crazy diamond dei Pinfloi che supera gli 11. E io direi che potete usarlo come argomento di conversazione.
Altri argomenti di conversazione. Tra le altre nuove entrate, Motta al n.26, e sono sorpreso, mi aspettavo un ingresso consono alla strana considerazione di cui gode. Entra al n.49 Rachele Bastreghi, la voce inconsolabile dei Baustelle. Se vi urge il raffronto, Francesco Bianconi era entrato al n.11. Diminuisce la presa di Universal sui nostri gusti: dopo aver superato più volte il 50% degli album in classifica negli ultimi anni, attualmente le tre sorellazze si spartiscono l’ortomercato con maggiore equilibrio: Universal 37 titoli in top 100, Sony 27, Warner 23; primato per la distribuzione indipendente ad Artist First, con cinque titoli. Infine, escono di classifica dopo 10 settimane Magica Musica di Venerus e dopo una settimana Niall Horan, il clone di Ed Sheeran – il cui penultimo disco rimane l’album da più tempo in classifica; ci sono dieci dischi in graduatoria da più di due anni, ma il suo segnetto Divide ha superato i quattro anni di permanenza consecutiva ed è a due settimane dal record dei
Pinfloi. Il cui The dark side of the moon, titolare del record in questione, stabilito tra il 2016 e il 2020, non è attualmente in classifica, forse perché la casa discografica lo sta strategicamente negando ai negozi. In tutto questo, The wall beccheggia dal n.55 al 62, e ne è cupamente tronfio. Giacché (…voi vi ricordate se per il momento della similitudine-dualismo, avevo già usato i virologi?) (non mi ricordo, scusate) (colpa del Covid) (sto usando questo alibi da – non so, non ricordo) The wall è Roberto Burioni, The dark side of the moon è Matteo Bassetti. Mentre Wish you were here è – lo sapevo che ci sareste arrivati subito – Massimo Galli.
Grazie per aver letto fin qui, a presto. Statemi bene.
Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

La musica più ascoltata in Italia nei primi sei mesi del 2019. Il Governo del Cambiamento vende un po’ meno, ma la concorrenza non c’è più.

RAPPORTO aMARGINE 2018. La superclassifica di un po’ tutto (aka: l’ANALISONA)

RAPPORTO aMARGINE 2018. La superclassifica di un po’ tutto (aka: l’ANALISONA)

Buongiorno e benvenuti – scusate se il posto è piccolo, grazie per aver portato le sedie da casa. Cercherò di essere conciso ma se posso darvi un suggerimento, non siete tenuti ad ascoltare tutto. Magari potete fare un giro e tornare dopo. Io in compenso mi sento tenuto a mettere giù tutto: in fondo un rapporto è un rapporto, no? E quando il rapporto sarà finito, potremo convenire che non siete voi: sono io. 

Indice. Sto per parlarvi dei presunti album e sedicenti singoli più (per così dire) venduti, dei concerti più visti, delle canzoni più ascoltate per radio, dei vinili, delle case discografiche più presenti in classifica, di Sanremo, dei talent, e forse dei flop.

Prontivia. TOP TEN ALBUM.
– Tutti maschi tranne Laura Pausini (l’anno scorso, nessuna donna).
– Tutti italiani tranne Ed Sheeran (come l’anno scorso. E lo straniero era sempre lui).
– Tutti sotto contratto con una major tranne Ultimo (come l’anno scorso. L’infiltrato era Ghali).
– Tutti sotto i 35 anni tranne Laura Pausini (l’anno scorso, sei over 35). Le tre multinazionali che sostengono FIMI volevano dimostrare la loro dinamica supergioventù, e hanno applicato il CAMBIAMENTO al sistema di rilevamento premiando lo streaming. Poi non sarò io a dirvi se la Universal darà a Gemitaiz (n.9) e ad Eros Ramazzotti (n.22) la stessa mancia di fine anno. Io sono qui semplicemente a commentare la classifica, fingendo che questi siano dischi veri, e si vendano. Se lo fa la FIMI, e se a Gemitaiz va bene, chi sono io per cavillare.

E a proposito di Gemitaiz: è sicuramente il re del featuring. Il suo album Davide contiene 15 brani (e che siano tanti, fa bene alla classifica, perché gonfia le cifre dell’album) e tanti ospiti che portano i loro fan come a una bella festa – occhio che non vi rubino i giacconi, gli adolescenti ricchi lo fanno spesso alle feste perché sono gangsta, ahaha, ben vi sta, bufus. Ospiti di Davide: Gue Pequeno, Achille Lauro, Fabri Fibra, Coez, Madman. Con 51 e 21 milioni di ascolti, i featuring di Coez e Achille Lauro sono i suoi brani più sentiti su Spotify. Anche se il featuring dell’anno è Tesla, che grazie a Sfera Ebbasta e Drefgold porta 64 milioni di ascolti a Capo Plaza.
E a proposito di rappusi: in top 10 ce ne sono 5. L’anno scorso erano 3 (Ghali, Gué Pequeno, Fabri Fibra) più rappusi parzialmente scremati (Jovanotti, J-Ax&Fedez) che volendo riportano la percentuale in parità. Verò è che anche l’età dei rapper scende rispetto al 2017. L’età delle donne no, anche perché alla fine sono sempre quelle: in top 30 ci sono Pausini, Emma, Sandrina Amoroso, Giorgia. Scendiamo pure, tanto ve le posso anche elencare tutte, ci si mette un attimo: c’è Mina al n.38, Annalisa al n.39, Francesca Michielin al n.62, Cristina D’Avena n.69 (inserire umorismo qui). E con Carmen al n.99 abbiamo chiuso. Aggiungendo le straniere, fanno 12 donne in classifica su 100 posizioni. Sì, amici, la classifica del CAMBIAMENTO che piace ai giovani è maschia e italica. Ma magari la spiegazione è semplice: le donne in Italia non hanno nulla da dire. Skrrrt, skrrrt.
Quota Talent Pop: 2 (includo Benji&Fede anche se non vengono da un talent, viceversa escludo Maneskin anche se vengono da un talent, perché qualunque cosa facciano, non so se sia pop). Buona annata per entrambi anche se pare di poter dire che in questi due-tre anni il successo vero si concentra su un nome solo per ciascuno. L’anno scorso non c’era nessuno per X Factor, mentre per la DeFilippi & Associati c’era Riki invece di Irama.
E a proposito di Irama. Il secondo presunto album più venduto dell’anno, Plume, in realtà è un EP, sette canzoni, trainate dalla megahit Nera (49 milioni di ascolti). Irama in autunno ha pubblicato un altro album (Giovani, n.28) quando avrebbe forse potuto fare la gherminella di ripubblicare Plume in una Fero Edition, e forse superare Sfera Ebbasta. Perché tra gli album più venduti, alcuni sono usciti due volte se non tre, e uno di questi è proprio quello dell’impellicciato di Ciny. Sfera Ebbasta nel 2018 ha pubblicato Rockstar anche nella Popstar version (in autunno) e nella International version; Lady Pausa per contro ha ripubblicato Fatti sentire col titolo Fatti sentire ancora e ha aggiunto una versione Deluxe. Tutti i brani aggiunti o reinseriti nelle nuove versioni, naturalmente, vanno a gonfiare i numeri del presunto “album” che la FIMI conteggia come unico. Se non vi sembra sportivo parlatene con un discografico, cercateli su Linkedin – cercate la posizione Masnadieri.

E a proposito di Sfera Ebbasta. La prima versione di Rockstar è uscita a gennaio, che vuol dire dodici mesi di tempo per accumulare ascolti. Irama è uscito a maggio, Salmo è uscito a novembre, i Maneskin a settembre, Ultimo a febbraio. Questo per dirvi che volendo, potreste tenerne conto. Ma anche per dirvi che la faccenda di risultare il più venduto dell’anno a qualcuno importa parecchio. E se col vecchio sistema essere l’artista più venduto a Natale poteva significare essere il più venduto dell’anno, ora che ci è stato regalato il CAMBIAMENTO non lo è più – cosa che credo risulti particolarmente chiara a Marco Mengoni (n.12). Comunque, putacaso, a metà gennaio uscirà l’album di Fedez. Ma ora,

Beninomanonbenissimo. Quanto appena detto spiega perché alcuni grossi nomi sono rimasti fuori dalla top 10 e si adattano a stare tra il n.11 e il n.20. C’è un bel parterre de roi: Jovanotti, Mengoni, Sandrina Amoroso, Emma (malgrado gli affanni iniziali. Anche per lei, comunque, un reboot dello stesso album ha aiutato), Cesare Cremonini, Ermal Meta, e persino Thegiornalisti al n.20. Sotto di loro, mi sentirei di aprire la categoria

Nonbenissimo. Eros Ramazzotti n.22, Negramaro n.23, Giorgia n.25, Gué Pequeno n.27 (Gentleman era stato n.10 nel 2017). Però anche sotto il n.30 c’è gente importante.

Non. Al n.34, malgrado la buona accoglienza per Se piovesse il tuo nome, c’è l’album di Elisa, casualmente solo due posizioni sopra Evergreen di Calcutta. Per lui è un buon risultato, diciamo che è la sua dimensione, anche se per diversi colleghi è il Paul McCartney italiano. Eppure questo forse non basta per vendere anche i dischi (lo dico senza cattiveria, so che non lo crederete ma per me il disco di Elisa è buono) (il discorso è più ampio, e riguarda i gusti del POPOLO e l’influenza dei device sulla roba che si ascolta, è una questione tecnica e non ho tempo per dilungarmi ancora sull’argomento). Non credo che per Elisa sia un problema, anche se mi figuro che la nuova casa discografica si impegnerà per farle fare cose più lucrative. Fabrizio Moro, co-vincitore di Sanremo, è n.44, anche se con una raccolta (Sanremo, incidentalmente, è stato un bagno di sangue per tutti, eccetto Ultimo). Emis Killa si piazza al n.46 pur avendo debuttato al n.1, come del resto la Dark Polo Gang che chiude al n.51 – e con tutto lo sbattimento di firmacopie che hanno fatto, non parrebbe un gran risultato, però ciànno gli orològgi, ciànno gli occhialetti, ciànno le bitches, ciànno la robba nella tasca, sfilano per i brands, non sarò io a discutere. Lo Stato Sociale al n.88 (la raccolta contenente il motivetto di Sanremo), Subsonica n.89, Max Gazzé n.91, Achille Lauro n. 98 (…deve aver fatto fatica, Baglioni, a convincere la Sony a farlo partecipare a Sanremo). E l’album 68 di Ernia che era entrato al n.1 la settimana dell’uscita, non è riuscito a entrare nella top 100. Dove è entrato di gran peggio. Ma non Baby K. Né Lorenzo Licitra, vincitore di X Factor 2017. E nemmeno Cosmo, Le Vibrazioni, Nigiotti, Decibel, Tiromancino, Noemi, Riccardo Sinigaglia e Luca Carboni (uuh). E nemmeno Motta, malgrado Vivere e morire abbia ricevuto la Targa Tenco 2018 nella categoria “Miglior disco in assoluto”. E lo è certamente. Mm-hmm.

Sanremo 2018. Un bagno di sangue. Ah, ve lo avevo già detto, vero? Si sono salvati solo Ultimo ed Ermal Meta (n.19). Comunque quello nella foto non è Ermal Meta, è Motta.

Sovranismo. Visto che ÷ (Divide) di Ed Sheeran è uscito nel 2017, nessun album straniero del 2018 è entrato tra i primi 30. Lo ripeto in maiuscolo? NESSUN. ALBUM. STRANIERO – ok, può bastare. Posto che l’italiano schifa gli stranieri bianchi neri e gialli, perché quando loro erano ancora nelle palafitte lui già eleggeva dei crapuloni, da noi i fenomeni mondiali tirano su a malapena il minimo sindacale. Il miglior piazzamento è di Evolve degli Imagine Dragons, al n.32. Lo incalza, da defunto, XXXTentacion, al n.37. Drake, anche quest’anno pascià imperiale delle vendite mondiali, da noi piazza Scorpion soltanto al n.55 (ah, ne soffrirà indicibilmente). Ariana Grande ed Eminem (concerto più visto dell’anno, a Milano) sono persino andati al n.1 in classifica, ma perché usciti in settimane di sottoaffollamento, tant’è che alla fine eccoli lì vicini al n. 64 e 65 – che bella coppia. Tra l’altro Ariana è stata la prima donna straniera ad andare al n.1 in Italia dai tempi di Adele. Poi abbiamo i Muse al n.72. Bruce Springsteen al n.87 (sotto Einar di Amici, sigh). E poi sostanzialmente la pacchia è finita. I titoli internazionali sono 25 su 100, ma dobbiamo includere Queen, Pink Floyd, Guns’n’Roses: i titoli usciti negli ultimi 2 anni sono meno della metà.Travis Scott, malgrado il debutto al n.1 (ad agosto, beninteso), rimane escluso dalla top 100 annuale. Cosa che lo accomuna a un sacco di gente, dagli Arctic Monkeys a David Byrne a chiunque sia piaciuto a quelli che se ne intendono. Non guardate me. Skrrt, skrrt.

Intermezzo del buonumore. La canzone più diffusa per radio è stata Non ti dico no di Boomdabash & Loredana Bertè (dati EarOne). Al n.2 Who you are di Mihail, al n.3 Una grande festa di Luca Carboni. Nessuna delle tre è tra i primi trenta singoli dell’anno, la n.2 e la n.3 non sono nemmeno tra i primi cento. Ok, radio: all’anno prossimo.

Le Megaditte. Tra gli album, Universal si prende il n.1 e un n.9 grazie al suo roster di rappusi, ma è Warner che ha avuto un’annata che non ricordava da un bel po’, con cinque nomi in top 10 e con una certa varietà, bisogna dire: il pop (Irama, Laura Pausini, Benji&Fede), il rap (Capo Plaza), per far contenta la sede inglese, su nel centro dell’Impero. Come l’anno scorso, un indipendente (Ultimo, per Honiro – Believe) nelle alte sfere. Alla fine:
Universal – 41 titoli
Sony – 27 titoli
Warner – 20 titoli
Distribuzione indipendente: Artist First 7, Believe 3, Self 2.
Tra i singoli invece Sony porta a casa il n.1 e in questo caso si gioca la top 10 con Warner, con quattro titoli a testa, contro due di Universal. E a proposito:

Sedicenti singoli. Nel 2017 c’erano stati tre singoli italiani in top 10 ed era stato un trionfo rispetto agli anni precedenti, quest’anno a essere tre sono gli stranieri, finalmente li stiamo ricacciando da dove sono venuti. Con il n.1 di Amore e capoeira ottenuto con Takagi&Ketra, LaGiusy è la n.1 dell’anno proprio come nel 2015 quando cantava Roma-Bangkok con Baby K. A proposito di joint-venture, ce ne sono cinque nella prima diecina, tutto sommato un numero contenuto. Trap non ancora debordante in hit-parade (tre singoli), mentre almeno metà dei pezzi sono quelli che amabilmente definiamo “tormentoni estivi” e che ormai sono megaproduzioni con budget che basterebbero a mantenere per diversi anni un piccolo Comune del Centro Italia, e che certamente permette a qualcuno di lasciar perdere quella vecchia faccenda degli album. Naturalmente, in qualche caso abbiamo a che fare con singoli veri, in qualche altro con i brani di punta degli album. Né io né voi abbiamo margine di discussione su questo, perciò prendiamo in considerazione chi avrebbe voluto essere in questa top 10. E invece.

Einveceno. I due pezzi oréndi dei Thegiornalisti si fermano al n.16 e 17, Pappappà rappappà de Lo Stato Sociale è n.30, la molto celebrata Non ti dico no di Loredana Berté e Boomdabash è n.38, Faccio quello che voglio di Rovazzi n.49, la vincitrice di Sanremo Non mi avete fatto niente di Ermal Meta & Fabrizio Moro è n.50 (Occidentali’s karma di Gabbani aveva chiuso al n.6 l’anno precedente). In alcuni casi vale il calendario, vedi La fine del mondo di Anastasio che è n.94. Certo, è uscita più o meno in concomitanza con i singoli di Vasco, Fedez, J-Ax. Voi li vedete in classifica? Io proprio no.

Autarchia, zii. Il brano n.1 nel Regno Unito, One kiss di Calvin Harris & Dua Lipa, se la cava con un buon n.19. Il brano n.1 in USA, God’s plan di Drake, è n.26, un gradino sotto Pem pem di Elettra Lamborghini, che col suo n.25 precede anche Il ballo delle incertezze di Ultimo, vincitore di Sanremo Giovani nonché una delle (tante) (sì, un po’ tante) rivelazioni dell’anno. Che dire, per me non è un problema se gli italiani preferiscono Pem pem a – che so, No roots di Alice Merton (n.35), anche se naturalmente questo indurrà i producers ad aumentare in modo esponenziale la musica oggettivamente lercia e nauseabonda e castigare ghignando quei musicisti snob che insistono a mettere cinque note in fila, ignorando i veri bisogni del POPOLO. D’altra parte Pem pem piace ai nuovi protagonisti del mercato, i bambini delle elementari, che purtroppo invece di limitarsi a guardare YouPorn sui telefonini ricevuti per la Prima Comunione, li usano per ascoltare, crapine sante, la monnezza più spietata. E per fortuna YouTube non conta per la classifica – unico aspetto positivo del fatto che YouTube usi le canzoni praticamente a sfroso (con gran dispetto delle case discografiche e della maggior parte degli artisti).

Fisime. Questo è il momento in cui mi faccio assalire dalle mie insicurezze giovanili e mi figuro che qualcuno che non mi legge mai mi venga a insegnare che sì, i presunti album e i sedicenti singoli, ma i concerti sono un’altra cosa. (ehi, grazie). Concerto più visto del 2018: Eminem a Milano, 80mila persone, davanti a J-Ax & Fedez a Milano, 78mila persone. Non proprio concerti rock. Però dal terzo posto in giù il rochenroll salva la faccia amici:  Guns’n’Roses a Firenze (66mila), seguiti a breve distanza da Foo Fighters, Vasco Rossi, Imagine Dragons e Pearl Jam.
Altre fisime. Questo per contro è il momento in cui le mie insicurezze dell’età matura mi portano a pensare: ma è meglio un singolo megaconcerto, o una tournée trionfale di venti date nei forum? O una da cento date nei teatri? E dove sono i dati su questo? Non li ha nessuno. Perciò insicurezze, tornatevene da dove siete venute, merito una vita migliore.

Miglior vita. Nella top 100, solo cinque album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di emendamenti. Li guida XXXTentacion al n.37, e ne fanno parte Fabrizio De André, Nirvana (Nevermind chiude al n.78, sette posizioni meglio del 2017) e ovviamente i Queen, con Platinum collection (n.45) meglio della colonna sonora di Bohemian rhapsody (n.59).

Vinili. The dark side of the moon è il 33 giri più venduto davanti all’album solista di Roger Waters e a Wish you were here. Non è vero, vi ho letto la classifica dell’anno scorso. Nel 2018 The dark side of the moon è il 33 giri più venduto davanti a Nevermind e a Enemy di Noyz Narcos, per motivi che secondo me sfuggono persino a Noyz Narcos. Nel 2016 invece l’album più venduto era The dark side of the moon. E a proposito di

Pinfloi (e con questo sapete che ho quasi finito) The dark side of the moon si piazza al n.47 tra gli album più venduti del 2018 (cd + streaming + vinili), lasciandosi dietro Lady Gaga e Dark Polo Gang, mentre The wall si guadagna il n.67, davanti a Frah Quintale e Muse (faccio questi nomi solo per darvi una prospettiva, nessun secondo fine). Entrambi migliorano di diverse posizioni rispetto al 2017, quando erano al n.55 e 78. Come l’anno scorso, Wish you were here non è entrato nella top 100, e direi che questo comunque è un buon risultato per il governo del POPOLO.

Sì va bene ma alla fine, quanta musica è stata venduta? Più o meno dell’anno scorso? Se non ve lo dico è perché non è un’informazione che circola. Al momento. O forse non circolerà mai. Ma davvero, tra tutta questa arte e questa coolness e questo CAMBIAMENTO, ritenete che i grezzi numeri abbiano una qualche importanza?

Grazie per essere arrivati fin qui. So che non c’è proprio TUTTO, onestamente non si poteva, a meno di fare una maratona su Netflix. Se pensate che manchi qualcosa, chiedete pure. Buon anno. Skrrt, skrrt.

Noi, Noyz and all the Boyz – Classifica Generation, Episodio XIX

Noi, Noyz and all the Boyz – Classifica Generation, Episodio XIX

Per dire, da ragazzo Ambra mi pareva insulsa e scema, quindi ero vecchio e non capivo i giovani.