Tag: Morgan

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

Ecco, dopo un’analisi ragionata delle sentenze degli opinionisti, i VERI vincitori del Festival di Sanremo. Sono quarantuno.

Spesso Ermal di vivere ho incontrato – Classifica Generation, cap. XV

Spesso Ermal di vivere ho incontrato – Classifica Generation, cap. XV

Vengono qui e ci portano via le nostre donne e i nostri festival della canzone italiana.

Polemistan, cap. IX – Le migliori polemiche del gennaio 2018

Polemistan, cap. IX – Le migliori polemiche del gennaio 2018

So che state pensando che sta per iniziare Sanremo e come la Santa Pasqua monderà il mondo dai peccati regalandoci la speranza di un ritornello più giusto. Ma non è giusto affatto! Le polemiche di gennaio non meritano questa fine, dopo che per mattinate intere hanno visto fronteggiarsi i migliori di noi sui media sociali e asociali. Io le terrò in vita, le griderò nella notte, le scriverò nei commenti ai ristoranti su tripadvisor. A cominciare da Claudia Lagona e Rosalba Pippa.

1. Arisa vs Levante (including: cereali). Vorrei far raccontare questa cosa dall’articolo di Vanity Fair che presumo (spero) fosse d’accordo con le due dive gioppine. “Arisa, la cantante di origine genovese dai capelli corti e dal look duro e androgino, è ritornata alla ribalta di recente grazie a Vasame, pezzo incluso come colonna sonora del film Napoli Velata di Ferzan Ozpetek”
(…e chi non sogna una ribalta così?)
“e ha sfoggiato uno stile che per certi aspetti sembra già visto.Non si può non notare che in questa nuova versione di sé Arisa, 35 anni, ha preso ispirazione, anche se inconsciamente, proprio da Levante, 30 anni, l’ultima icona di bellezza italiana che ha spopolato sui social e in tv”.
(sì, spopolato) (no, non spappolato)
“Sì, perché se ci fate caso le due cantanti interpretano lo stesso canone estetico, un po’ Mina, un po’ Maria Callas e un tocco di Cleopatra. Puntano entrambe sul fascino intramontabile dei capelli lunghi e scuri che incorniciano il volto cadendo liberi sulla spalle, sul naso importante che vive in armonia con il resto del viso, sugli occhi grandi e magnetici da tenero cerbiatto e sulla bocca sexy e carnosa che viene voglia di mordere”.

Beh, nella vita ho letto scritti più aberranti, ma provenivano tutti da gente che subito dopo si è tolta la vita in modo cruento. Comunque dopo una fase a discreto intrattenimento in cui Arisa introduceva nel catfight l’idea dei “cereali sottomarca”, le due rivelavano una beffa – vera o concordata in corso d’opera – ai follower e ai media boccaloni. “Ci siete cascati tutti”.


Non ho cuore di dirvi come siano andati in classifica l’ultimo album della icona di bellezza italiana, né la raccolta della cantante di origine genovese. Diciamo che da questo punto di vista ci sono cascati in pochi.

2. Fedez vs Castellitto vs Corriere.it (include: altri cereali). E questa a me sembra più farlocca ancora, ma per dovere di cronaca tutto parte da un’intervista all’attore noto per la versatilità nel fare da trent’anni la stessa faccia – intervista alla quale Corriere.it dà un titolo tanto gratuito quanto irresistibile: “Fedez cantautore ? Ne deve mangiare di pasta e fagioli”. A quanto pare la domanda, in un’intervista riguardante una fiction di RaiUno su di Rocco Chinnici, era se Castellitto preferisse Fedez o De Gregori
(come si vede, che in quella redazione lo spirito di Montanelli e Biagi ispira la gioventù)
Al che Fedez ha replicato, non senza due etti di ragione: “Evidentemente questa nuova fiction su Rai Uno di Castellitto è così interessante che nel titolo mettono me”. Dopo di che, invece di toccarla piano, suona il campanaccio come suo solito: “Io sembro mitomane e autoreferenziale, ma se dicessero anche a me di scegliere tra De Gregori e Fedez, anche io sceglierei il maestro De Gregori, con il quale ho avuto l’onore e il piacere di condividere un palco. Ma che domande sono ? Comunque, vi do un consiglio da nativo digitale
(uh-oh)
“Se dovete promuovere una testata che non si fila nessuno, create dei contenuti interessanti, non fate dei titoli pretestuosi, perché tanto quell’intervista di 11 minuti me la sono guardata solo io, e mi sono pure rotto le p***e a metà”.
(LOL)
“Siccome poi ogni volta però mi devo sempre prendere la m***a gratuita da chi si deve fare la promo facile, fatemi dire un attimo una roba autoreferenziale, fatemela menare: un articolo che si sarebbero visti in due persone lo metto io sulle mie instagram stories con un milione e mezzo di visualizzazioni.. e avete vinto voi”.

Elegante come sempre – non a caso,è fashion icon – ma non so dargli torto. Comunque dai, hanno vinto loro, ha vinto lui, vinciamo anche voi e io che da tutto questo abbiamo imparato molte cose, anche se stiamo per dimenticarle in un battibaleno (incidentalmente, secondo la Treccani questa parola “composto di battere e baleno, ricorre solo nella locuz. avv. in un b.”) (in altre parole, il battibaleno non esiste, io pensavo fosse un fenomeno atmosferico) (non azzardavo sperare che fosse il maschio della battibalena). Passiamo allora ad altri nativi digitali.

3. Orietta Berti vs il partito di governo vs Roberto Vecchioni. La bonaria cantante, al Giorno da Pecora di RadioUno (sempre la Rai di mezzo, eh) dice che voterà Movimento Cinque Stelle e che Di Maio è bellissimo. Il deputato del PD Boccadutri espone un esposto all’Agcom per violazione della par condicio. Di Maio balza sulla palla al balzo: “Grazie a Dio in Italia c’è ancora libertà di voto, di espressione e di parola. Siamo davanti a un’intimidazione bella e buona nei confronti di un’artista da parte del partito che, pur essendo minoranza nel Paese, controlla la Rai e il governo. Orietta Berti è un’icona della musica italiana e dell’Emilia Romagna, è una donna che non deve dire grazie a nessuno
(ah)
e nessuno può pensare di discriminarla per le sue idee politiche, è suo diritto esprimersi e parlare liberamente”.

Chissà come ci è rimasto male Fabio Fazio che la ospita da due decenni. Ma la cosa buffa è che mentre Elio Vito (ve lo ricordate?) dice che la norma, per quanto illiberale (e vi ricordate questa parola?) va applicata, nel PD scatta la consueta corsa all’afflitta autocritica, e chi poteva esprimerla meglio di Roberto Vecchioni! “Orietta tutto il Pd unito attraverso la mia voce, e tu mi conosci e sai che sono sincero, ti chiede scusa. È una cosa importante, Orietta è una persona straordinaria, un personaggio notevole. La amo”.

Nessuno pubblica un esposto contro Vecchioni che parla a nome di tutto il Pd unito attraverso la sua voce. Ma chiude il tutto Orietta stessa: “Se il mio voto fa paura, siamo messi male”. Sì, un po’ lo siamo. Ma basta politica, alleggeriamo.

4. Luca Marinelli vs De André vs l’accento ligure. Nel film Principe libero, coprodotto dalla Rai (ancora!) e benedetto dalla sempre benedicente Dori Ghezzi, manca solo che De André tifi per la Màggica e componga Er barcarolo va sur fiume Sancrìcché. Però non stiamo a fare gli schizzinosi, decenni di cinema e serie tv ci hanno chiarito che nelle scuole di dizione italiane la prima lezione è dedicata ai mille modi di porgere l’imperativo “Daje!”. Se la voce di Marinelli non vi piace, guardatelo in inglese coi sottotitoli come facciamo noi snob.

5. Paura e delirio su twitter. Furenti focolai dovuti a: Silvia Toffanin che a Verissimo definisce Riki capo degli Amiki “Eroe della musica”. Nel video de L’isola, Emma Marrone sfoggia una pelliccia. Ecologica. Ma viene insultata per tutto il mese. Damiano dei Maneskin invece non viene insultato per la pelliccia ma per un tatuaggio in cui Gesù ha la sua faccia: “Il mio tatuaggio non intende offendere nessuno nè tantomeno mancare di rispetto a nessuno”, garantisce. Benji & Fede vanno ospiti a 90 Special di Nicola Savino e cantano 50 special dei Lunapop, stonando un po’. E come trascurare Tiziano Zarantonello di Rollinston che redarguisce Tiziano Ferro e i gay che non cantano da gay. Ma tutto questo impallidisce di fronte a

6. Morganetto vs Ermal Meta e Fabrizio Moro. Incredibile, vero? Ospite di Red Ronnie, l’artista monzese (sapete, pare impossibile che si possano accostare queste due parole senza che una salti alla gola dell’altra) afferma che “Cioè il Sanremo di Baglioni lo vince Fabrizio Moro, che poi sta con Ermal Merdal. Cioè Meta, come Metadone”. E cioè, il metamessaggio giunge subito a Meta, che twitta commovente, ma inutilmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Affascinante comunque come ogni maledetto mese Morgandeibluvertigo riesca a entrare in questa hall of fame delle polemiche.

E ogni mese, riesce a sembrare lui il più scemo. Sicuramente è solo un’impressione.

 

Polemistan, cap. VIII. Le migliori polemiche del dicembre 2017

Polemistan, cap. VIII. Le migliori polemiche del dicembre 2017

MiticoVasco, Maneskin, Sanremo, Bono, QOTSA, Calcutta, Tiziano Ferro, X Factor. E naturalmente, Morganetto.

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

Polemistan 7 – Le migliori polemiche del novembre 2017

Ma devo ammettere che non ho ben chiaro chi siano Cecilia e Ignazio.

Polemistan 3 – Le migliori polemiche del luglio 2017

Polemistan 3 – Le migliori polemiche del luglio 2017

Il luglio 2017 non ci ha portato le polemiche che avrebbe potuto. Chissà per quale motivo. Forse il caldo ha sfinito i migliori tra noi, quelli che con la schiena dritta e la voce fuori dal coro scaraventano il loro sasso nello stagno per scuotere noi pecoroni del gregge, regalandoci vibranti faide su cantanti che non esistono. E dire che tutto era partito così bene, col #ModenaPark e Paolo Bonolis messo lì su una rete che non è nemmeno la sua a fare da social punching-ball (attività per la quale un giorno verranno rilasciati regolari certificati). Tutti sapevamo che l’accordo era di annacquare l’evento, se non altro per rispetto di chi aveva pagato per vederlo in diretta nei cinema – però Bonolis ha sempre questo delirio di onnipotenza per il quale pensa di essere così simpatico da poter andare su una rete non sua con una camicia di Formigoni a intervistare Materazzi – se non altro si è fermato di fronte al limite che avrebbe innescato la vera polemica al napalm, ovvero invitare l’amico Povia, che pure quest’estate avrebbe un prodotto da pubblicizzare, e ovviamente va per il massimo dell’attenzione. La verità è che quella di Povia non è “la trollata di quell’ineffabile furbastro”: è solo un altro sfigato che diffonde fake news – perché Povia non ha un lavoro né lo vuole, quindi non si capisce quale immigrato glielo possa portare via – a lui, o a un fantomatico imbecille che lo ascolta guardando il lampadario. Fake news anche per il concerto del Kom: diverse testate hanno rilanciato il presunto raccolto delle aziende incaricate di pulire il #ModenaPark, con l’inventario che partiva con le voci plausibili (“111 smartphone, 3 tablet, 1.200 mazzi di chiavi, 670 paia di occhiali; 120 confezioni di preservativi”) e poi arrivava sapientemente alle parti inserite per il LOL: “51 carte di credito; 170 scarpe, 1 pigiama da uomo, 2 stampelle, 1 confezione da 12 pannoloni per adulti incontinenti, 1 statuetta in legno di Padre Pio, 28 sex toys. E poi un numero enorme di cappellini, bandana e polsiere”. Vedete anche voi dove sono le polpette. Io più che altro mi chiedo in quale situazione al mondo si possano perdere 51 carte di credito – quello sì sarebbe andato nel Guinness dei Primati.

Una polemica per pochi intenditori è stata: Marcella Bella che rivela di non aver vinto un Festival di Sanremo per colpa dei comunisti. Sempre i soliti schifosi – Iddio li stermini.

Poi, sulla polemica di Siae contro Soundreef e contro Fedez che ne fa da testimonial (come sempre senza dichiararlo), direi che possiamo prenderci una vacanza. Occupiamoci di problemi istituzionali che riguardano realmente la musica: Mariah Carey è grassa. Fermi lì, il punto è di non ritorno. Perché il mese scorso era grassa Rihanna, e d’accordo, ora lo è Mariah – ma ironici del web, posso sapere dove eravate negli ultimi dieci anni se vi accorgete ORA che Mariah è grassa? Posso concedere che cinque anni fa ci volevano tre ballerini per sollevarla e ora ce ne vogliono cinque (non sto inventando, i fan lo sanno), ma il concetto di swag non l’ho mica introdotto io. Ebbene, essere tanta è lo swag di Mariah nei confronti delle altre sfigate che devono pesare 48 chili per avere gli ingaggi e i RT e le gallerie GUARDALEFOTO: lei può mangiarsi tutte le focaccine che vuole, bitches. E qui, veniamo a…

Quella sulla canzone Le focaccine dell’Esselunga è una polemica che fa male alle polemiche. Saranno 70 anni che escono, e hanno successo, canzoni scemotte, i Pulcinipii della loro epoca, le Faccedapirla della loro generazione, le Sugli sugli bane bane che impediscono alle masse di leggere il Bakunin. Billy Wilder nel dopoguerra ha piazzato in almeno un paio di film le sue ironie su un brano intitolato Yes! We have no bananas, usandola in un caso per torturare un nemico. E il bello è che la canzone scemotta in questione ha REALMENTE avuto una funzione rivoluzionaria, perché negli anni Trenta in Irlanda del Nord era uno dei brani conosciuti sia dai cattolici che dai protestanti, che la usarono per cantare qualcosa insieme durante dimostrazioni a Belfast. In ogni caso, sempre più spesso è qualunque pretesto è buono per decretare la Fine Della Musica. C’è soprattutto una testatina nata per sparare titolazzi cretini ad alto tasso di condivisione (ha pura una sua inspiegabile credibilità) ed è stata in prima linea in questo senso. Ci scrive gente che dovrebbe sputare davanti allo specchio ogni 5 minuti – ma temo che non abbiano abbastanza saliva, ne fanno altro uso.

E ora veniamo a: Morrissey. Premetto che non sono l’individuo adatto per parlarne, sono trent’anni che la mia generazione va in brodo per il suo accorato piagnisteo (e tuttora mi stupisco che Johnny Marr gli abbia lasciato devastare il riff di What difference does it make? con quel falsettuccio abominevole alla fine). Però sapendo che in definitiva è il Morgan di Manchester, non mi meraviglio affatto che abbia messo in piedi questa burattinata tristissima, che almeno in una cosa è del tutto sincera: è un inglese, e in quanto tale gli viene naturalissimo dire che “L’Italia è come la Siria”. Beninteso, se avesse detto una cosa del genere Elton John avrebbe avuto addosso persino Assante e Castaldo – ma ovviamente no, il mitico Mozzer miticone, e quanti piantolini insieme quando s’era giovani, e gnè una gnuce che gnon si gnègne mai (…chiedo scusa, ma mi viene fuori l’axlrose) (non dovevo giocarmi così i fan di Morrissey – pure loro) (ma sono di rozzo conio e senza maestà d’amore) Sta di fatto che Il Fatto – che è il Fattoquotidiano, gente. E sta cosa è successa nella città della Raggi – titola “Facciamo finta di non aver letto e mettiamo un disco degli Smiths?”. Certo. Certo. Certo. Certo. Certo. Certo. Certo. Certo.

Ma veniamo a uno che porto in salmo di mano. Perché io sarò un energumeno ma di quelli vecchio stampo alla John Wayne, ci tengo alla buona educazione e per questo penso che Levante potrebbe alzare il suo sguardo invece che tenerlo fisso sulla pupù (da “Che vita di mme” a “Sei un pezzo di mme” in soli tre anni) – a meno che non la consideri una specie di cura omeopatica prima di fare il giudice a X Factor. Laonde, sono analogamente costretto a stigmatizzare anche Salmo per il titolo corrivo del suo singolo (in tempi lontani si sarebbe evocato Cambronne, oggi nessuno sa chi sia perché non serve, è una fase felice in cui si dice pane al pane). Va beh, poi il pezzo in sé è irresistibile. D’altro canto la polemica non sta nel titolo, ma nella strofa che segue:

“Sto concerto è una bomba – Dicono “Allah è grande” ma noi che ne sappiamo? Chiedilo a Ariana, che facciamo? – Vabbé balliamo”

Ora: se l’attentato fosse stato, invece che a un concerto di Ariana Grande, a un live di

(no, non stavo per dire Morrissey)

di Lorde, o di PJ Harvey, non ci sarebbe stato problema, si sarebbe capito subito che il concetto non è “Ariana dice di continuare a ballare – essendo Ariana” (…mi avvedo solo ora che sia il nome che il cognome di Ariana Grande sono una miniera di potenziali calembour di quart’ordine) bensì “Hai visto che è successo a lei – e tutti ci hanno detto che la cosa da fare era continuare a ballare, solo che ce lo dicono SEMPRE”. I fan di Ariana Grande, però, sentendosi additati come i tipici bimbiminkia tipicamente sbertucciati da un rapper, si sono risentiti, stanti anche i caduti. Non ci fosse questa tradizione sbarazzina dell’hip-hop di dissare il pop, forse il messaggio sarebbe arrivato ancora più forte e ancora più chiaro.

Polemica triste: Chester Bennington dei Linkin Park si suicida, piccola esultanza degli haterz (gonna hate). Per coerenza devo chiedermi: se si suicidasse Povia, farei ironie? Però no, non funziona così, la Storia non si fa coi “se” e le polemiche neppure.

Assante e Castaldo polemizzano contro internet, a causa del quale gli artisti non si incontrano più al Folkstudio e tutto è così freddo. Questo nell’era dei featuring e di e di tour congiunti e di concerti che sono tavolate tra amici con tutti gli ospiti che si presentano con bottiglia e canzoncina. La verità è che Castaldo e Assante come Noisey e Linkiesta devono un po’ trollare noi commentatori, altrimenti si sa che ci adagiamo sulle foto di gattyni invece che manifestare quella vivacità intellettuale che ah, una volta sì.

Tante polemiche sul reggaeton. Come ogni cosa di cui si abusa, diventa palloso. A voi capita mai di sentire un pezzo country – ma di quelli stolidi del Kentucky, proprio – e di rimanere un po’ incantati? A me capita da un po’ di tempo e sono terrorizzato.

Ma per finire! Rovazzi in concerto ad Asti l’8 luglio si esibisce per 18 minuti per 4.500 persone che hanno pagato 12 euro (10 euro i bambini). Il direttore artistico di AstiMusica Massimo Cotto commenta: “Io non discuto l’esibizione, ma la totale mancanza di empatia col pubblico: è salito sul palco in clamoroso ritardo e, anche se formalmente ha rispettato i termini del contratto, ha dato l’impressione che non gli fregasse nulla”. Eppure 4.500 persone presenti in piazza l’hanno atteso a lungo e adesso c’è anche chi pensa di chiedere il rimborso del biglietto”. Beh, ma è ovvio che Rovazzi intendeva mostrare a tutti “il ca… che gliene frega”.

Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

Polemistan. Le migliori polemiche del Maggio 2017.

Le polemiche del mese, quale è stata la migliore? Chi dice Gabbani vs Agnelli, chi Linus vs X Factor, chi J-Ax vs tutti – ed è polemica!

Che ci facevo lì

Che ci facevo lì

Intanto, premessa. Due parole. “Titolo gratuito”. Ecco, tanto per chiarire. Posso dire che mi hanno offerto un risotto con le carote (riscaldato). Che ho gentilmente declinato. Il talent amichevole coi critici – a loro volta amichevoli con lui – è decisamente un altro, non faccio nomi (…solo aggettivi).

Il giornale mi ha chiesto di andare a X Factor e io penso sia giusto. Né io né il giornale abbiamo preclusioni nei confronti di alcun genere musicale, anche se io soffro tantissimo lo ska. Tutti i generi hanno dato un contributo grandioso in termini di arte e divertimento al pianeta. Certo, poi il rochenrooool (cfr. Elio & le Storie Tese) in questa fase della Storia è sotto schiaffo, schiacciato da altri generi molto più cool e per qualche motivo più efficaci, sicuramente più in sintonia con le nuove generazioni: è il tipo di cosa che si accetta così come va accettata la fase in cui la propria squadra per un po’ non vince (o non riesce a rubare). Ci sono i cicli, nella musica come nello sport.

Eppure, mentre ero lì che mi preparavo a pontificare per l’XtraFactor, e guardavo sfilare, sul red carpet stellato della grande X, tutti gli altri generi o quasi, dal pop al dubstep, dal rap alla dance, dalla canzonedautore all’r’n’b (fino al genere Quello Col Calzino In Testa Che Hanno Deciso Che È Figo Ma Mi Sa Che Ci Hanno Il Caviale Nelle Orecchie) ho sentito crescere in me la sensazione che la festa non stesse riuscendo poi così bene. Che le scelte dei quattro Savi, Morgan Fedez Cabello Mika, rispecchiassero il gusto del pubblico contemporaneo, sì – eppure mancava proprio il famoso fattore X.

E lì ho capito, folgorato sulla via del rochenrooool come dice Bono in The Miracle of Joey Ramone. Avevo voglia di due bordate di chitarra. E non delle ballatone di Green Day e Coldplay con cui probabilmente si pensava di aver “coperto” il genere. No, avevo voglia di un tizio che brancasse il microfono ragliando A-wop-bom-a-loo-mop-a-lomp-bom-bom oppure Heyhey mam’ I said the way you move gonna make you sweat eccetera. Mancava l’energia stupida ma generosa, completamente non calcolata del rock. Quella cosa che è stato il più grande, indiscutibile fattore X degli ultimi cent’anni di musica, che ha permesso a gente che avrebbero buttato fuori da qualsiasi talent di “arrivare”, di venirci addosso come un camion.

Potrei chiamarlo il miracolo di X Factor. E forse, naturalmente, riguarda solo me. Però, ecco, da ieri sera io – pur continuando ad apprezzare hip hop, dance, pop – rivaluto il potenziale del vecchio balordo genere per cui stravedo da quando, bambinissimo, misi sul piatto un vecchio 33 giri di mio padre, con la copertina esagonale (!), con la enigmatica scritta ROLLING STONES. E mi arrivò addosso – come un camion – quella roba lì che vi dico, senza pose hipster, senza chitarrine indie da universitari, che ve le romperei sul coccige mondocano, senza gnagnere depressoidi. No: “I’ll shout and scream I’ll kill the king I’ll rail at all his servants”.

Poi, ripeto: senza gli altri generi non potrei stare, penso che una dieta completa sia fondamentale per la salute. Ma quando si parla di fattore X, io penso che sì, esista, e ho la vaga sensazione di saperlo da sempre, dove sta di casa.

PS
Comunque la Mara Maionchi vale il prezzo del biglietto. Anche se mi ruba le battute.

Tell me what’d I say

Tell me what’d I say

Questo pezzo uscì su Urban nel febbraio 2002, ispirato da un articolo su Q Magazine di qualche mese prima. Le frasi dei rocker inglesi non avevano riscontro nel panorama italiano (per esempio, i riferimenti a droga, alcol e risse) ma non avevo dubbi: quelle sentite 

TheClassifica 25 – X Men

TheClassifica 25 – X Men

Al n.1 MiticoLiga. Come la settimana scorsa. Vi ho già detto che le canta tutte allo stesso modo, vero? Okay. E’ la medesima cosa che posso dire di Michele Bravi, vincitore iersera di X Factor. A me è sembrato cantarle piatte e quasi afone come