Tag: Massimo Pericolo

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

C’è una rapper FEMMINA al n.1 della classifica ITALIANA degli album. Di questo passo dove andremo a finire?

Cosa fare in provincia di Varese quando sei morto – TheClassifica, episodio 13/2021

Cosa fare in provincia di Varese quando sei morto – TheClassifica, episodio 13/2021

Secondo uno studio di un’università inglese, in Italia ci sono quattordici milioni di giovani rapper – numero di poco inferiore a quello delle università inglesi che si tengono su con degli studi insulsi.
Di questi quattordici milioni di rapper, almeno quindici milioni sono straordinari artisti ripieni di un’intensità che voi e io non capiamo per limiti personali sconsolanti. Ma non è questo il caso dell’attuale
Numero Uno. Nuovo cambio della guardia al n.1, e qualcosa vorrà dire, forse siamo incostanti negli affetti, forse è smania da NuoveUscite, sta di fatto che il rap ITALIANO maschio torna al primo posto della classifica FIMI dei presunti album con Solo tutto, di Massimo Pericolo. Alias il 28enne Alessandro Vanetti da Brebbia, alias un piccolo posto sul Lago Maggiore dove un giovanotto vispo si sente morire, ragion per cui la sera va a Varese o Gallarate o Busto Arsizio e sta anche peggio, e si persuade presto che l’unica è spacciare droga o entrare nella Lega e spacciare il Paese come la cornucopia di parlamentari e ministri varesotti che hanno varesottizzato la nazione. Vanetti ha scelto la prima. E a differenza dei secondi, l’ha pagata: è stato messo al gabbio e non manca di ripeterlo. Perché d’altro canto (pardon) questo fanno i rapper, ripetono in continuazione le cose che gli capitano nella vita, che tendenzialmente sono quattro o cinque – cosa, quest’ultima, che mi meraviglia e mi fa pensare, perché a Max Pezzali da Pavia sembrava che capitassero molte più cose. Oppure, ipotesi a ciel sereno: vuoi vedere che Max Pezzali a Pavia, oppure J-Ax a Cologno Monzoso – osservavano un po’ meglio? E, altra ipotesi, vuoi vedere che il rap dopo 40 anni di Storia è incappato in questo problema, che fu lo stesso del rock prima di morire, cioè il genere sta generando anche nei migliori dei suoi una capacità limitata di guardarsi davvero attorno e raccontare? Oppure è la fascia di pubblico discograficamente rilevante che gli impone di limitarsi, i 13-16enni maschi che non ce la fanno ad ascoltare altro che slogan su soldi, brand, droga e troie troiose, che chiedono il rap di pancia, tanto per evocare un dibattito sulla comicità che tiene banco in questi giorni.
(a proposito: burp)
(…grazie, grazie. Siete straordinari anche voi, fantastici, è esilarante esilararvi con queste allusioni e metamessaggi) (anzi, sentite questa) (metaburp)
Personalmente, con distacco e disdegno e dispaccio, faccio un po’ il tifo per il giovane Pericolo, perché alcune, e sottolineo ALCUNE sue strofe (per noi giovani: barre. Come quel posto che piace ai toscani), per quanto ovviamente rancorose come quelle dei suoi lamentosi colleghi, sono autenticamente telluriche. Tante altre no. Ma alcune sì.E non mi riferisco solo a 7 miliardi, e al proclama “Fanculo la scuola, mi fumo la droga” o al bestemmione che lo precede, che pure vengono (pardon: venivano) entrambi gridati in coro da migliaia di ragazzi e ragazze ai suoi concerti, un po’ per l’estasi della birichinata ma soprattutto per la sensazione di essere al suo stesso ground zero, sul Lago Maggiore o in qualche altro luogo di un Paese in caduta libera continuata. I pezzi di Solo tutto sono quindici, e sono troppi. Molte barre sono noiose, potrebbero barrirle uno qualsiasi degli altri tredici milioninovecentonovantanovemilanovantanove rappusi maschi ricolmi di un sincero desiderio di possedere una Lamborghini che non sono riusciti a diventare parlamentari leghisti maschi (ma ci hanno fatto un pensiero). Pericolo Vanetti accontenta più che può la gioventù lobotomizzata con quei birignao lagnosi che esaltano il 15enne ITALIANO maschio ma si sente che certe cose al gabbio le ha imparate davvero, e ha più cose da dire rispetto alla media. Poi, è ben vero, non è immune alla smania della birichinata, e lo dimostra anche il titolo ribaldo del suo singolo – putacaso – più ascoltato (nel quale ospita Salmo, che da anni ama stupire il borghese. Forse anche troppo). Ma per quanto riguarda il suo vero impatto, è mio dovere notare anche che quel singolo, e per un album di rap italiano è sempre un po’ strano e un po’ sintomatico, non è entrato nella top 10 dei
Sedicenti singoli. Qui la top 5 è sempre konsakrata alla kermesse tenutasi un milione di anni fa, con la Musica leggerissima di Dimartino e Colapesce al n.1, Voce di Madama al n.2, e Chiamami per nome di Fedez & FrancescaMichielin che risale sul podio al n.3, scambiandosi di posto con Zitti e buoni dei Maneskin (n.4), mentre La genesi del tuo colore di Irama rimane pertinace al quinto posto. Nessun singolo di Massimo Pericolo è entrato in top ten, il che è un po’ stranino, per questo tipo di prodotto, e mi fa pensare che anche questa settimana porterà un avvicendamento in vetta. In compenso sale massimopericolosamente al n.7 Lady di SanGiovanni, il concentrato di fastidio rappuso escogitato da MariaDeFilippi. Top ten (ma anche top 12, a fare i precisi) tutta ITALIANA perché solo noi al mondo sappiamo fare bellissime canzoni ITALIANE, sono una di quelle eccellenze di cui andare fieri come le Frecce Tricolori o Casa Surace.
Altri argomenti di conversazione. Madame (n.2) e Maneskin (n.3) si tengono aggrappati al podio, sul quale si trovano pertanto tre artisti che iniziano per M. Per il discoanniversario, questa settimana è il turno del rap ITALIANO maschio con Il ragazzo d’oro di Gue Pequeno, edizione 10 anni dopo, che si insedia al n.4. Regge sempre egregiamente Mace al n.5, resiste eroicamente in top 10 Justin Bieber (n.6). A un anno dall’uscita risale al n.7 Future Nostalgia di Dua Lipa, al n.8 beccheggia Capo Plaza, entra al n.9 Malifesto di Malika Ayane e chiude la decina più prestigiosa Gemelli di Ernia. Fuori dalla top ten debuttano Maxtape di Nerone (n.14) e gli Evanescence (n.20) (ah, quanti ricordi) (già, quanti? Due? Non ricordo). Poi, Dimartino e Colapesce sono subito scaraventati fuori dalla top 10, dal n.3 al 18. Escono di classifica Il meglio dello Zecchino d’Oro dopo 30 settimane, i Foo Fighters dopo 7 settimane, Ornella Vanoni dopo due mesi, Mecna dopo 23 settimane. Ma a proposito di #uscite
Non benissimo. Tutto quanto ha prodotto Lo Stato Sociale è svanito dalla top 100: non ho capito bene cosa abbiano voluto fare, ma sono sicuro che era molto arguto e che il comunicato stampa mi rassicurerà in merito; sta di fatto che dopo due settimane la raccolta è uscita dalla classifica – mentre i dischi solisti in stile Kiss non ci sono mai entrati. Rimane invece tra i cento album più ascoltati in Italia La voce del padrone di CapireBattiato anche se lascia la top 10 scendendo dal n.5 al 74 (finito l’anniversario, gabbato lo santo), mentre tre album che erano in passerella la settimana scorsa curiosamente si ritrovano ora stipati nell’angusto spazio tra il n.62 e il n.64: Lana Del Rey (che aveva debuttato al n.7), Drefgold (il cui repack era rimbalzato al n.10) e Ghemon (che era entrato al n.8).
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Lungodegenti. Bisogna fare una festicciola: sono usciti proprio due anni fa – e da allora non sono mai usciti di classifica – Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, ma soprattutto Colpa delle favole di Ultimo, che a lungo si fregerà questo record di avere tre dischi in classifica da più di due anni (in effetti, i primi due sono con noi da più di tre anni). Potrei anche produrmi in un’iperbole da comunicato stampa tipo “Unico artista ad avere tutta la discografia in classifica da più di due anni”, ma c’è Billie Eilish che fa saltare tutto col suo unico album (105 settimane). Concludiamo il riepiloghino con Re Mida di Lazza (109), Post Punk di Gazzelle (122), Salmo con Playlist Live (125), Diari aperti segreti svelati di Elisa (127), 20 di Capo Plaza (154), e l’immancabile ma evitabile Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 213 settimane fa e quindi a meno di due mesi dal sottrarre il record di permanenza continuata ai
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Pinfloi. The dark side of the moon era al n.36 la settimana scorsa.
(pausa drammatica)
Questa settimana
(faccina sgomenta) 😮
è di nuovo fuori dalla classifica, a 6 settimane dal suo rientro.
Non credo che sia di nuovo indisponibile nei – ehm – negozi, anche se riconosco che è un po’ anomalo questo sprofondo dal n.36 al numero 0 per un disco che, numeri alla mano, vende sempre, e sempre, e sempre (detto con la voce delle gemelle di Shining). Sta di fatto che questo comporta una settimana trionfale di rivalsa rancorosa per The Wall, che pur scendendo dal n.65 all’82 sventola la sua bandiera bianca da 46 settimane. Questa circostanza mi induce a paragonare The dark side of the moon ai servizi segreti bulgari, oggi malinconicamente dimenticati, e The wall al KGB, sempre in gambissima, specie nella persona del suo ex colonnello un po’ assassino, e forse proprio per questo stimatissimo da migliaia di varesotti che non lo considerano un Massimo Pericolo.
Grazie per aver letto fin qui. Vi premio con una foto di Ultimo.
Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

La Battaglia di Grande Inverno, la Battaglia della Nazionale del 1982, la Battaglia di Drefgold e Sfera a favore di un rap molliccio e noioso.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Mettetevi comodi, prendete il vostro cestino per la merenda, spegnete i cellulari – a meno che non li stiate usando per leggere (ma forse rimane una buona idea). Sto per portarvi nel mondo fatato della musica di ProprioOra. Vi racconterò di classifiche e di ascolti, di scarpe e navi e ceralacca, di cavoli e di re. E non sarò breve. Perché quest’anno ci ho messo proprio tutto. Non presumo che leggiate tutto in una volta – ma se un giorno volete tornare a cercare i dati sui concerti o le radio o YouTube – ehi, sono qui, tutti qui. Ma iniziamo subito con lo spettacolo.
 
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO. 1) La musica internazionale, al POPOLO, fa schifo, anche perché non si capiscono le parole – tranne quella portoricana, che si capisce che dice la playa, la vida, la calma, la noche; 2) le donne devono tacere; 3) Le band? Non se ne parla: ognuno dev’essere solo davanti al POPOLO – se proprio avete due amici, fateci un featuring; 4) I talent? Niente di che ma nel caso andate a quello di Maria, così le famiglie vi vedono e vi accettano a Sanremo; 5) Volete pubblicare qualcosa? Fatelo adesso: da luglio sarà troppo tardi… Natale? Ma dai, nessuno regala musica, si sa che non vale niente. E poi la musica bella è quella estiva, la playa, la noche, la vida, la calma, el mojito 6) Cos’è cambiato rispetto al 2018? Pochissimo. Ma cosa pretendete, che il CAMBIAMENTO cambi?
Bene. Ora, saluto quelli che hanno cose importanti da leggere. Voi che siete rimasti (grazie!) potete iniziare a dare un’occhiata alla top 30 degli album (le top 100 FIMI tutte intere non ci stanno, non pretendete). Io comincio a buttare sul tavolo un po’ di roba. La prendo larga.
 
PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Ovviamente le charts annuali non sono tutto, nella vita. Anche per i criteri con cui sono fatte, che non saranno mai perfetti ma cercano di darci un quadro del successo. Un quadro parziale, ovviamente – ed è per questo che vi metto a disposizione anche i dati di tutte le altre robe. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok lo fanno separatamente, così non si capisce niente. Io invece vi sazierò di conoscenza.
 
TOP 100 ALBUM
 
CHI NON C’È . Non sono presenti nella classifica dei 100 album più ascoltati del 2019:
Coma Cose – Lana Del Rey – Gigi D’Alessio – Shawn Mendes – Levante – Niccolò Fabi – Franco Battiato – Lewis Capaldi – Daniele Silvestri – Nek – Clementino – tantissimi sanremesi (da Arisa a Loredana Berté che#dovevavincere etc.) – ovviamente Kanye West – ovviamente Taylor Swift – Junior Cally (che pure è stato al n.1 in classifica a ottobre) – Vinicio Capossela – Myss Keta (ma l’importante è essere sui giornali) – Gianna Nannini (eh). Avete notato Lewis Capaldi? Ok, era per essere sicuro. Aggiungo, ma proprio per sfizzo, Liam Gallagher e Lizzo.
 
COME SI DICE? GENERI. Solo Ultimo impedisce un podio tutto rappuso: senza di lui, sarebbe occupato da Salmo, la Machete Crew e Marracash. Niccolò Moriconi in arte Ultimo perché canta per tutti noi che la vita ha sconfitto (…per infierire) sembra il nuovo alfiere di un pop al maschile che per quanto in momentaneo stand-by ha ancora più di un campione, come dimostrano Tiziano Ferro e Mengoni. Però è anche l’unico nome nuovo nella top 10 degli album. Tra l’altro il suo Peter Pan compare nella prima diecina per due anni consecutivi. Non è il solo, ma gli altri hanno usato il piccolo trucco della versione reloaded, utili a Salmo e Marco Mengoni per rimanere nelle zone alte con dischi pubblicati nel novembre 2018. Playlist di Salmo era n.4 nel 2018, sale al n.2 con la versione allyoucaneat, con il live, proprio come l’Atlantico di Mengoni era n.12 nel 2018, ma vuoi mettere l’offertona convenienza di Atlantico On Tour. Invece Peter Pan di Ultimo era n.7 l’anno scorso, è n.4 quest’anno, e senza lifting. Che gli vuoi dire.
 
CALENDAR GIRLS. Dite, c’è ancora qualche Ferilli o Marcuzzi che fa i calendari? Chissà perché vent’anni fa avevamo tutti questa necessità di sapere che giorno era. Sta di fatto che oggi, sei mesi dell’anno possiamo darli al gatto: solo due big shot come Marracash e Tiziano Ferro rompono il monopolio degli album pubblicati nel primo semestre o anche nel 2018 (anche se per amor di precisione, Machete Mixtape era fuori il 5 luglio). La tendenza delle classifiche a favorire chi esce nella prima parte dell’anno contribuisce in parte a presenze un po’ impreviste: mai mi sarei aspettato di vedere Fedez in top 10 invece che ThaSupreme, visto che Paranoia Airlines era stato giudicato da più parti un mezzo flop commerciale. E guardate anche Start di Ligabue che bella vita da mediano ha fatto.
 
CASE DISCOGRAFICHE. Il 52% degli album più ascoltati in Italia ci è offerto da Universal (18 nei primi 30). Società americana di proprietà francese (Vivendi) in cui comandano gli inglesi, dei quali già che ci siamo qui vedete le Official Charts degli album. Il boss è inglese, Lucian Grainge; il suo vice, da lui nominato, è stranamente inglese, Boyd Muir; l’amministratore delegato è inglese, Maximilian Hole. Il presidente in Italia è Alessandro Massara, dice di essere napoletano – ma credo sia inglese. All’interno di Universal i rapporti di forza sono a favore di Island Records (23 album) davanti a Virgin (13) e alle altre etichette controllate.
Per quanto riguarda le minoranze, Sony raggiunge il 23% e Warner il 10%. Voi penserete che Warner abbia sbagliato campagna elettorale – eppure ha Ed Sheeran, Coldplay, Ligabue, Irama, Pinfloi, il re dei singoli Fred De Palma, e i fenomeni coreani BTS. Però non ha i rappusi, eccetto Capo Plaza. La maggior parte delle briciole (leggi: indie) le prende Believe, che ha 5 titoli (Modà, Il Pagante e il campionissimo Ultimo, dell’etichetta Honiro).
 
SOVRANISMO. Un solo album straniero in top 10, ed è dei QUEEN.
Non mi pare il caso di commentare in modo esteso, vero? Ci siamo capiti con uno sguardo.
Peraltro è sempre la colonna sonora del film del 2018. Che poi, il fatto che al POPOLO piaccia così tanto un pezzo di sei minuti con cambi di ritmo e inserti vocali barocchi non induce i discografici ad abbandonare i loro due format preferiti: 1) tre minuti lagnosi di “Nessuno mi capisce” 2) tre minuti indolenti di “Guarda il mio Rolex mentre mi faccio la tua troia fumando”. Eppure il mercato è in crescita, quest’anno segno positivo, eccetera, potrebbe essere il momento per osare… Ahaha, ma quando mai.
In totale, otto nomi di stranieri in top 50 (quello dei Queen si ripete). Altrettanti nella metà inferiore. Quattro non incidono più, per cui scendiamo a dodici. Madonna, il Boss e i Coldplay sono fenomeni almeno ventennali. Sto tentando di dirvi che il Paese è disposto ad ascoltare NOVE artisti internazionali contemporanei su cento. E sono quattro meno dell’anno scorso.
Beh, noi non prendiamo lezioni da nessuno. Se questi stranieri fossero bravi, li ascolteremmo. E se avete qualcosa da dire, vuol dire che non accettate il CAMBIAMENTO, boomer che non siete fieri di essere ITALIANI e non riconoscereste un Rinascimento nemmeno se ve lo infilassimo nella bolletta della luce. Comunque, ecco, siamo diventati nazionalisti come i francesi e come i tedeschi. Che però non sono maschilisti.
 
DONNE. Nessuna nella nostra top ten, ci mancherebbe. E poche anche tra i 100 album più venduti in Italia: faccio prima a nominarle tutte, sono solo tredici. Billie Eilish (n.15), Elisa (n.18), Lady Gaga (non da sola), Mina (non da sola), Giordana Angi (n.32). Pausa per dire che in top 50 ci sono solo TRE dischi di una solista femmina. Ricominciamo: Ariana Grande (n.59), Emma (n.60), Elettra Lamborghini (n.61) Madonna (n.67), infine le divas: Alessandra Amoroso, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini.
Questo è il momento per uno sguardo alla top 10 americana (la vedete qui, fonte Billboard). Sì, beh, prime quattro posizioni in quota rosa – però certo, hanno mandato al governo un imbecille (cosa che noi non faremmo mai). Comunque dai, l’anno scorso erano dodici, quindi è un incremento dell’1%, la ripresa c’è! Altra buona notizia è che l’età media si abbassa grazie alle newcomers Billie Eilish, Giordana Angi ed Elettra Miura Lamborghini, mai state in classifica.
Ma alla fine, anche alle donne come agli stranieri rigiro quanto mi sono sorbito dai ciccini del rap quando ho fatto le mie considerazioni sulla classifica italiana. Ovvero: se non vi piace vedere il predominio del maschio italiano è perché siete boomer e non vi piace il CAMBIAMENTO. A noi giovani, le femmine non hanno niente da dire – in fondo, sono tutte troie che si mettono con chi ha più successo – tranne, beninteso, le fidanzate dei rapper che sono dolcissime e fanno l’amore tutta la notte con i loro irresistibili ribelli. In silenzio, ovviamente.
 
BAND. Sapete quel bel modo di dire: “Ma di che parliamo?”. L’unica tra i primi 30 sono i Queen. Ci siamo capiti (…un’altra volta). Poi, abbiamo gli Imagine Dragons n.41, Thegiornalisti (ahaha), Pinfloi al n.49, Coldplay n.51, e toh, ve li nomino tutti includendo anche i dui (plurale di duo): Dark Polo Gang, Carl Brave & Franco 126, Benji & Fede, Il Volo, Pinguini Tattici Nucleari (n.76), Il Pagante, Nirvana, BTS. Quindi insomma sì, il quartiere, i bro, i frà, ma alla fine ci piace il maschio da solo, coi pieni poteri.
Con l’eccezione di Babbo Natale.
 
BABBO BASTARDO. Il Natale non tira più. Un tempo era la ragion d’essere della discografia. Oggi nemmeno i dischi di canzoni natalizie si fanno più, perché la gente a dicembre non spende certo i suoi soldi in musica. Chi esce prima ha più probabilità di essere in classifica. Sembra banale, ma l’accumulo dei numeri nell’era dello streaming ha ribaltato le vecchie certezze, ovvero che convenisse uscire sotto Natale (infatti, si arrischiano a farlo quasi solo i big ai quali del prestigio della classifica frega relativamente).
 
TALENT E ALTRI SHOW. Forse la peggior performance di sempre. Ci si attacca al solito Marco Mengoni, perché latitano le giovani star di Amici e XFactor (in questo caso, quello del 2018, visto che si chiude a dicembre). Premesso che Anastasio non ci ha voluti nel suo mondo (cit.) nel 2019, i Maneskin chiudono al n.27 (con lo stesso album che aveva chiuso al n.5 nel 2018) e Alberto Urso il tenorino di Maria è al n.29 – Irama nel 2018 era al n.2. In compenso, Sanremo tra gli album vede Ultimo primo in classifica, Mahmood al n.23 e Irama al n.36. Poi, sostanzialmente, basta. Se vi sembra poco, sappiate che l’anno scorso dietro a Ultimo ed Ermal Meta in top 50 non c’era nessuno. Se questo vi sembra un flop…
 
CHI HA DETTO FLOP? Ora, quanto segue è la parte più arrogante di tutto questo tsunami, okay? Diciamo che sono album da cui forse ci si poteva aspettare un piazzamento più alto. Comunque, perlomeno loro ci sono – cosa che non posso dire per Lewis Capaldi, il cui album ha sganasciato ovunque. Dunque: secondo me sono un po’ bassi rispetto al blasone gli album di Madonna (n.67), MiticoVasco (n.64), Biagiantonacci (n.83), BTS (n.97). Sono dei mezzi flop, benché ognuno con qualche giustificazione, gli album di Achille Lauro (n.56), Benji & Fede (benone col singolo, ma n.65 con l’album dopo il boom dell’anno scorso), e tra gli stranieri che non passano, Coldplay (n.51), Ed Sheeran (n.46), Ariana Grande (n.59).
 
MEGLIO DEL PREVISTO. Tra quelli che non vedete nella fotina, direi Rocco Hunt (n.38), Massimo Pericolo (n.37), Giordana Angi (n.32). E, per quanto mi ributti, Elettra Lamborghini (n.61) (meglio di Madonna) (Gesù) (se la sarà anche cercata, ma che punizione).
 
TOP 100 SINGOLI
 
COME SI DICE? GENERI. Il dominio delle hit balneari è impressionante, ma non nuovo: anche negli anni scorsi, l’ascolto furioso di canzoni da bagnasciuga aveva portato ai n.1 di Amore e capoeira (2018) e Despacito (2017). Niente anglosassoni in top 10, dove Portorico batte UK e USA: Pedro Capò e Daddy Yankee, con tutta la Calma del mondo, sono in top 10 tra i singoli. Ma sentite qui: Fred De Palma è n.1 tra i singoli ma solo n.95 tra gli album. La regola di Baby K non sbaglia mai.
 
DI COSA PARLANO LE HIT? In top 10 abbiamo un amore despacito, poi un amore indiecicciociccio, una vita despacita, un padre assente (featuring $oldi), una vita urban, un amore whatsapp, ancora una vita despacita, poi amore tamarro (featuring $oldi), poi vita despacita, poi un amore che manca.
 
QUANDO ESCONO LE HIT? Praticamente tutte nel primo semestre. L’effetto accumulo delle piattaforme di streaming fa sì che chi parte prima (tipo Coez l’11 gennaio) ha un certo vantaggio, visto anche che il Natale, che fino al 2015 era IL momento in cui la discografia tirava su i soldi, non conta più niente. Così, in top ten, il pezzo uscito più tardi è il n.1 Una volta ancora – ed è uscita il 5 giugno. Buon per Sanremo, che si ritrova nel punto giusto del calendario. Beninteso, se un pezzo esce a settembre, può tirare su i dischi di platino lo stesso – ma vi stupirà sapere che agli artisti e ai loro entourage la visibilità data dalle charts interessa parecchio. E poi non trascurate la gara.
 
DONNE. Ancora??? Ehi, ma allora siete fissati. Va beh, qui in top ten ci sono due flirt estivi, ovvero Ana Mena ospite di Fred De Palma, La Giusy ospite di Takagi & Ketra. Due canzoni di una donna sola in top 30 e sono Dance monkey (Tones And I) e Sweet but psycho (Ava Max), perché Bad guy è attribuita a Billie Eilish & Justin Bieber (…mah!). Ma la verità è che a noi italiani, nella musica e nella vita, le donne vanno bene come featuring (dehehihohu).
 
STRANIERI. Tra i singoli va un po’ meglio, addirittura 11 tra i primi 30. Però se ne stanno quasi tutti tra il n.13 e il 23 come se avessero puntato i numeri di mezzo alla roulette.
 
SPOTIFY. Se notate qualcosa di strano, fate bene. La top five l’ha fornita Spotify in persona a metà dicembre, i numeri li ho presi io il 7 gennaio (…la sera). Che dire, può darsi che Mahmood vada alleggerito degli ascolti internazionali. Sull’appeal internazionale di Salmo ho già dei dubbi, pur col bene che posso volere a uno di Olbia. Comunque in questo momento Blun7 a Swishland di ThaSupreme è a 43 milioni, in due mesi. Insomma, è un mondo veloce, quindi fidiamoci.
(no, non è vero: di quelli di Spotify non mi fiderei nemmeno se mi facesse i regali di Natale, e invece non solo non me ne fa ma sono l’unico in Italia a dargli 25 euro al mese, zio caro)
 
YOUTUBEWAY ARMY. Nei video musicali nove brani italiani su dieci; in testa Soldi di Mahmood, che probabilmente si avvantaggia un po’ dell’Eurofestival. Notate il feroce dominio di video e canzoni con sottofondo spiaggioso, la vita Papeeta che tutti noi ci meritiamo. D’altra parte l’Isola dei famosi e la Temptation island sono tra i programmi preferiti per una nazione per la quale la lobotomizzazione sarebbe un progresso intellettuale pauroso. Peraltro tra i video non musicali, vanno forte quelli musicali. Carote, cantata dal concorrente Nuela durante le audizioni, non è considerato tale (il che è sufficientemente ironico) e ha totalizzato 17 milioni di visualizzazioni, il che rende l’idea di quanti telefonini siano in mano ai minori di 14 anni. Al n. 2 ci sono i Pantellas con la parodia di Soldi di Mahmood. Tredici milioni. Mondo cano.
 
RADIO. Il brano più trasmesso dalle radio nel 2019, Girls go wild di LP, non è tra i cento più ascoltati. E nemmeno il terzo brano più trasmesso, Juice di Lizzo. Non che il n.2, Giant di Calvin Harris & Rag’n’Bone Man se la cavi meglio (n.59 tra i singoli FIMI). Sicuramente dipende dal fatto che sono artisti vecchi che fanno una musica che piace agli anziani, e non hanno nulla da dire a noi giovani del POPOLO che coltiviamo il CAMBIAMENTO
(…scusate se la meno con questa cosa, ma ultimamente mi sono beccato troppi “Ok boomer” a casaccio da pischelli con i pollici veloci e i genitori babbioni)
No, io qui onestamente vedo un tentativo delle radio di aggiornarsi dopo che tutti abbiamo cantilenato che erano un media anzianissimo. E a questo punto, volendo costituiscono una fonte di musica complementare e più varia rispetto alle piattaforme, il cui sogno è blindarci tutti in nicchione e nicchiette, al grido “…Ai fan piace anche”. Concludo completando il confronto: le n.1 di FredDePalma/AnaMena è solo al n.58 nella diffusione radiofonica, e la n.2, quella di Coez, Un sacco bello o come diavolo si chiama, è al n.31. Maledetti network snob e radical-chic, che osteggiano Universal, Spotify e YouTube che sono gente come noi eletta democraticamente.
 
ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
 
CONCERTI. A Jovanotti non ha detto benissimo con gli ultimi album, e anche il suo tour è stato ben chiacchierato – però a Linate ha preso il volo. Peraltro se non fosse per le spiagge di Jovanotti, i primi venti concerti sarebbero di fatto spartiti tra le sole Milano e Roma. Comunque i dati sono questi: MiticoVasco rende un po’ complicato commentare. Nel 2018 c’era stata più varietà: i più visti erano stati Eminem, poi J-Ax & Fedez (pure loro a Milano, avevano fatto 6mila e 4mila spettatori più di Jovanotti), seguiti da Guns&Roses, Foo Fighters,Vasco Rossi. Imagine Dragons e Pearl Jam.
MIGLIOR VITA. Tre nomi di artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di biglietti della lotteria: i Queen che hanno 4 album in classifica, due dei quali al n.9 e 13, XXXTentacion e i Nirvana (sapete, quelli di KURTCOBAIN, quello che si è SPARATO, mitico) con Nevermind al n.94 – era n.78 nel 2018, a dimostrazione che gli anni 90 non sono più quelli di una volta.
 
PINFLOI. Ce l’abbiamo fatta, siamo al nirvana (pardon). The wall guadagna posizioni per il terzo anno di fila, salendo al n.63; The dark side of the moon conserva la top 50 come nel 2018 e come vedete nella figurina è il vinile più venduto proprio come nel 2017 e 2018, però nella classifica generale perde due posizioni e chiude al n. 49. Vi dirò, io credo che The dark side of the moon dovrebbe rinnovarsi, parlare della vita nei quartieri, usare una batteria elettronica progettata dalla Roland nel 1980 o un software vocale uscito nel 1997, cose supernuove che voi fermi al secolo scorso non potete capire perché siete dei boomer ostili ai giovani e al CAMBIAMENTO.
 
Grazie per aver retto fin qui. All’anno prossimo.
Classifica Paradiso – Le 10 canzoni di Battisti che non piacciono a nessuno

Classifica Paradiso – Le 10 canzoni di Battisti che non piacciono a nessuno

Seduto sotto un platano dell’aeroporto di Bruxelles, un bicchiere di cognac, 35 morti ai confini di Israele e Giordania.

Machete alle crochate – Classifica Generation: Stagione III, Episodio 21

Machete alle crochate – Classifica Generation: Stagione III, Episodio 21

Salmo direttore artistico di un festival virtuale del rap italiano nel 2019. C’è persino UNA FEMMINA.

Sono stato su TikTok con Madonna – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 14

Sono stato su TikTok con Madonna – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 14

La canzone al n.1 in USA, in Germania, nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, e n.7 in Italia dura 110 secondi.
Non so se un pezzo altrettanto breve ha mai dominato così il mondo. Non ho statistiche attendibili sulle fortune internazionali di (Let me be your) Teddy bear di Elvis che durava un minuto e 45 secondi.
Il brano di cui sto parlando si chiama Old Town Road, si basa su un sample di 34 Ghosts IV dei Nine Inch Nails e ha un chiaro sapore country. Però nella classifica di Billboard del country non ce lo hanno voluto. In quella del rap sì, ma non rappa per un singolo istante: l’unica cosa che lo lega al rap è che cita una Porsche e dice che il suo cappello da cowboy è di Gucci (ma ovviamente). Un legame culturale, in sostanza.
Il brano è al n.1 perché Lil Nas X, 20enne di Atlanta ha giocato con una stupidatona virale della app TikTok (della quale io non sapevo niente, ma secondo i media saputi, nemmeno voi – esibisco tipico titolo del Post). Un giocherellino chiamato Yeehaw Challenge, cioè una gara a fare un video ghignoso partendo dall’idea che il protagonista bevendo un bicchiere di YeeYee Juice si trasformi in un cowboy. Lil Nas X ha usato come ambientazione l’amatissimo videogioco western Red Dead Redemption 2. Ha cominciato a fare così tante visualizzazioni che la Columbia lo ha messo sotto contratto e gli ha fatto rifare il pezzo con Billie Ray Cyrus (countrystar, padre di Miley).

Che centrifugone, vero? Il country, i Nine Inch Nails, l’applicazione supergiovane, il videogioco, Atlanta città del trap ma anche di Rhett Butler, e l’onnipresente Gucci.
A posteriori, si vedono le componenti vincenti. Ma solo dopo. Nessuno a tavolino ci poteva pensare, nessuno ci sarebbe riuscito. A me questa cosa continua a sembrare fantastica: nessuno può prevedere il successo di una canzone, nessuno ha l’equazione, per quanto ci seduca l’idea che esista gente che la sa lunghissima, il ReMida che non sbaglia un colpo, che ha gli ingredienti e la ricetta, o per quanto sia bello anche il contrario, cioè sentenziare che era chiaro che quella certa operazione non avrebbe mai funzionato, si capiva lontano un miglio. Però no, non è così.

Noi fessi che prendiamo il cane e lo conduciamo fruttuosamente a spasso per l’aia dovremmo essere onesti e dirvelo: non ci capiamo NIENTE. L’unica strategia vincente veramente rimasta nel mondo della musica, e questo è ciù che fanno le ultime tre multinazionali rimaste in piedi: tirano gli spaghetti contro il muro, vedono quelli che rimangono appiccicati, e gettano via gli altri.

(comunque, il brano più suonato dalle radio italiane è Certe donne brillano di MiticoLiga. E non è tra i primi 100 singoli in classifica)
Ma ora ristabiliamo le abituali gerarchie e parliamo di presunti album.

Top ten. Come dice il Vangelo, Ultimo sarà il primo, perlomeno tra i presunti album – anche nella settimana dell’uscita di Francesco Renga, ex componente di PezzaliRengaNek. Completa il podio al n.3 Side Baby (ex Dark Polo Gang). Sale addirittura al n.4 Billie Eilish, anche perché tutti gli album entrati dal n.2 al n.5 la settimana scorsa scivolano via, chi dolcemente (Achille Lauro dal n.3 al n.8) chi bruscamente (BTS, Massimo Pericolo e Fabrizio Moro, tutti fuori dalla top 10, specialmente Moro che scende dal n.2 al n.18). Entra al n.7 Giordana Angi, che scopro essere “la cantante della squadra bianca di Amici”. Completano la prima diecina Rkomi, Salmo, Coez e di nuovo Ultimo.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 10 MiticoLiga, BTS, Bohemian rhapsody. In top 20 ci sono una ragazza americana, dei giovani coreani e dei vecchi inglesi, il resto è ITALIA, a dimostrazione che la nostra musica piace in tutta Italia. GiordanaDiAmici è anche l’unica cantante italiana in top 20, a dimostrazione che i nostri uomini maschi hanno voci più gradevoli, come ha detto il n.2 in classifica, e che non era il caso di dare loro spazio al Concertone del Primo Maggio, come ha detto la sua ex. Entra al n.14 l’omaggio del grande Gino Paoli al grande Gino Paoli, e al n.47 Honk, nuovo greatest hits dei Rolling Stones – e in effetti, su 36 brani ci sono almeno 12 greatest hits, ai quali si aggiungono duetti dal vivo con Ed Sheeran e Florence che guardate, non sto nella pelle. Entra al n.49 Priestiess, davanti al n.52 del live di Beyoncé diva regina déa eccetera.
Ci sono addirittura 22 album a distribuzione indipendente in top 100. A voi sembrerà poco, ma è una percentuale altissima rispetto alla norma. 44 titoli per Universal, 25 per Sony che sembra in forte crescita, 9 per Warner.

Ulteriori argomenti di conversazione (per conversatori estenuanti). Escono dalla classifica, dopo una sola settimana, The Chemical Brothers (…ho una mezza idea di intitolare questo articolo “Gli anni 90 sono finiti!”) (sarebbe un’analisi finissima ma anche giornalismo di servizio), Rancore che era rientrato grazie al vinile, Myss Keta dopo 3 settimane di permanenza in classifica (…quindi è pronta per X Factor pure lei) Jack Savoretti dopo 5 settimane, Enrico Nigiotti dopo 9 settimane e Shade dopo 10. A proposito, il contingente sanremese è di 8 artisti in classifica su 20 partecipanti, e mi sentirei di dire che Ultimo, Renga, AchilleLauro, FabrizioMoro, Mahmood, Irama, Il Volo e Boomdabash sarebbero tutti in classifica pure senza Sanremo. Certo che Mahmood ha fatto il botto, grazie. Il problema sono i 12 spaghetti che non sono rimasti appiccicati alla parete. Ma è un problema vostro? Un problema mio? Haha, certo che no.

Argomenti bonus di conversazione (per conversatori feroci). Fatti sentire / ancora di Lady Pausa esce di classifica dopo 57 settimane. Mentre non si schiodano i longseller Hellvisback di Salmo, con noi da 168 settimane (è al n.54 esattamente come la settimana scorsa, è tipo il motore immobile della classifica italiana) seguito da The dark side of the moon (129) e Divide di Ed Sheeran (112).

Sedicenti singoli. Qui scordatevi la vivacità che c’è tra i presunti album: non a caso al n.1 c’è sempre #Calma di Pedro Capò feat. Farruko, al n.2 #ConCalma, di Daddy Yankee feat. Snow, e al n.3 #Perunmilione, dei Boomdabash feat. Boomdabash. Dopo due mesi entra in top 10, e dai e dai, La luna e la gatta di ParaJovaCalcù. Perché in fondo l’Italia è un tormentone estivo che dura mille mesi l’anno. Mentre Medellin, risposta di Madonna a Bolivia di Francesca Michielin, entra al n.38. E le va pure bene, nella hot 100 USA non ci è nemmeno entrata. A me, vi dirò, il pezzo non sembra malissimo (il video invece, è malissimo). Nel gran minestrone là fuori, mi sembra persino che abbia una sua originalità nel cavalcare il regghetòne. Cionondimeno, sono un serio professionista e accompagnerò questo pezzo col tweet “Ma era ovvio che sarebbe stato un flop” – fatemi precipitosamente eliminare quello su cui avevo scritto “La vecchia volpona si guarda intorno e fa centro per l’ennesima volta” – basta un clic ed ecco che passa a

Miglior vita. La sconfitta del Re della Notte di Game Of Thrones ridimensiona a 6 (sei) il contingente di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di beluga. Nevermind è al n.73, mi dichiaro soddisfatto. Vorrei poter dire la stessa cosa per i

Pinfloi. A saucerful of secrets esce subito dalla classifica ma soprattutto ne esce subito Wish you were here – e con The wall che scende dal n.31 al 56 e The dark side of the moon che scende dal n.20 al 45 non è difficile interpretare il chiaro segnale alle istituzioni in vista del voto contro quest’Europa che crede di fregarci: lo devono fare #primagliitaliani. Detto questo, daje regà, grazie regà, come state regà, vi voglio bene regà, annamo regà (cfr. Gazzelle).

PS (alternate take)
Vi saluto regàz, siete bellissimi regàz, siete una meraviglia regàz (cfr. Lodo Guenzi).

Sono stato in Corea con FabrizioMoro, AchilleLauro e MassimoPericolo – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 13

Sono stato in Corea con FabrizioMoro, AchilleLauro e MassimoPericolo – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 13

Mainstream, non startene lì impalato. Dì qualcosa. Di sinistra. O di destra. O di sud-est.