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Il Vocabolario di X Factor. Nuova edizione – 2018

Il Vocabolario di X Factor. Nuova edizione – 2018

Il lessico della trasmissione che non dice più niente. Ma è una FIGATA.

Dibattito animale

Dibattito animale

Posizioni scomode sullo stato di salute della musica nel 2018. Sono scomode per un motivo preciso: sono seduto male.

Il vocabolario di XFactor

Il vocabolario di XFactor

Spaccare = esibirsi.
Percorso = serie multipla di esibizioni nella quale sono ravvisabili mutamenti stilistici.
Personalità = serie convincente di movimenti delle braccia durante la canzone.
Riconoscibilità = padronanza di un rancoroso ma intenso lamento al termine di ogni strofa.
Calante = Gobba a Levante.
Spaccare = Fare una figata.
Figata = Qualsiasi cosa accada all’interno di X Factor.
Arrivare = (desueto) fare vibrare recondite corde interiori anche in coloro che, come una certa giudice storica, si sanno musicalmente ineducati e hanno l’umiltà di ammetterlo.
Umiltà = (desueto) virtù apprezzata nelle edizioni trasmesse da RaiDue.
Spaccare = mandare affanculo l’umiltà, cazzoh.
Cazzoh = espressione inserita da un algoritmo ogni cinque parole dei giudici – a rimarcare il piglio giovane e sfrontato del programma.
Figata = concetto che andrebbe sempre valorizzato da un complemento di natura squisitamente tecnica, necessario per rimarcare la competenza maturata sul campo da giudici che in carriera possono vantare un incontestato percorso di figate.
Cazzoh = il complemento di natura squisitamente tecnica preferibile.
Rock = Boh, una roba vecchia – della quale tradizionalmente si occupano cantanti milanesi che negli anni 90 piacevano tanto agli autori.
Inediti = stanno avendo un grandissimo successo.
Successo = è straordinario.
Spaccare = eventualmente, i culih.
I culih = elementi destinati a essere spaccati, cazzoh.
Rompere i culih = alternativa più commerciale (e in quanto tale invisa ai critici più puristi) allo Spaccare i culih: romperli è una forma più pop dello Spaccare i culih – pur mantenendo una consimile gagliarda determinazione machista necessaria ad affermare la propria personalità incandescente e perentoria, prerogativa di ogni vincitore da Matteo Becucci a Giò Sada.
Credibilità = culmine di un percorso.
Percorso = cammino di redenzione che monda dalle debolezze che precludono la santità.
Successo = la santità.
I culih = elementi che per motivi poco chiari bloccano il percorso che conduce al successo – non è chiaro chi ce li abbia messi. Ma è evidente che vanno spaccati, e con convinzione.
Ospiti = sono grandissimi. Le loro dimensioni vengono ridotte artificialmente per permettergli di entrare nelle foto, ma nella realtà raggiungono proporzioni colossali.
Straordinario = una coreografia di Luca Tommassini.
Coreografia di Luca Tommassini = personaggi con tute inspiegabili che compiono gesti inconsulti.
Bravissimo = Luca Tommassini.
Incredibile = Luca Tommassini.
Complimenti = bisogna proprio farli. No, non a chiunque. A Luca Tommassini.
Superarsi = …no, basta, dai.
Superarsi = un solo uomo può farlo e lo fa continuamente, da quando è nato. E quell’uomo è Luca Tommassini.
Crescere = è ammesso, a patto di farlo tantissimo.
I culih = soggetti che vanno inspiegabilmente in frantumi se qualcuno mette la dovuta convinzione nell’esecuzione di una canzone. Alcuni giornalisti per fare polemiche gratuite e cercare visibilità affermano che sono fatti di materiale scadente, perché in Italia va così mentre per esempio, a Londra.

Cazzoh = elemento linguistico che testimonia incontestabile autenticità. Nessuno può accusare chi lo usa di perdersi in concetti fumosi e intellettuali, cazzoh. (…Visto? funziona, vero?)

Spaccare = cantare bene una bella canzone. Ahahahaha, no, ma basta, non rompete i maroni, spaccare è rompere i culih, ed è una figata: se nella vita non spacchi non c’hai sotto le palle e te ne puoi andare affanculo, cazzoh – tu e le tue canzonidimmerdah.
Merdah = liriche alla mano, elemento chiave dell’ispirazione di Levante. Finché non ha trovato degli sponsor.
Sponsor = giovani e sfrontati.
Successo = è grandissimo.
Mercato discografico = personaggio severo ma giusto, ancorché privo dell’istintiva capacità di riconoscere ciò che è straordinario – che è invece l’arma segreta del pubblico. Sta “là fuori”.
Pubblico = la cosa che scatta le foto e fa “Uuuuuh!” tutta la sera.
Pubblico = la cosa che domani ricomincerà a sentire il reggaeton.
 
Polemistan 6 – Le migliori polemiche dell’ottobre 2017

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Fabri Fibra, Fedez, Mara Maionchi, Morgan: d’arte e sessismo.

Che ci facevo lì

Che ci facevo lì

Intanto, premessa. Due parole. “Titolo gratuito”. Ecco, tanto per chiarire. Posso dire che mi hanno offerto un risotto con le carote (riscaldato). Che ho gentilmente declinato. Il talent amichevole coi critici – a loro volta amichevoli con lui – è decisamente un altro, non faccio nomi (…solo aggettivi).

Il giornale mi ha chiesto di andare a X Factor e io penso sia giusto. Né io né il giornale abbiamo preclusioni nei confronti di alcun genere musicale, anche se io soffro tantissimo lo ska. Tutti i generi hanno dato un contributo grandioso in termini di arte e divertimento al pianeta. Certo, poi il rochenrooool (cfr. Elio & le Storie Tese) in questa fase della Storia è sotto schiaffo, schiacciato da altri generi molto più cool e per qualche motivo più efficaci, sicuramente più in sintonia con le nuove generazioni: è il tipo di cosa che si accetta così come va accettata la fase in cui la propria squadra per un po’ non vince (o non riesce a rubare). Ci sono i cicli, nella musica come nello sport.

Eppure, mentre ero lì che mi preparavo a pontificare per l’XtraFactor, e guardavo sfilare, sul red carpet stellato della grande X, tutti gli altri generi o quasi, dal pop al dubstep, dal rap alla dance, dalla canzonedautore all’r’n’b (fino al genere Quello Col Calzino In Testa Che Hanno Deciso Che È Figo Ma Mi Sa Che Ci Hanno Il Caviale Nelle Orecchie) ho sentito crescere in me la sensazione che la festa non stesse riuscendo poi così bene. Che le scelte dei quattro Savi, Morgan Fedez Cabello Mika, rispecchiassero il gusto del pubblico contemporaneo, sì – eppure mancava proprio il famoso fattore X.

E lì ho capito, folgorato sulla via del rochenrooool come dice Bono in The Miracle of Joey Ramone. Avevo voglia di due bordate di chitarra. E non delle ballatone di Green Day e Coldplay con cui probabilmente si pensava di aver “coperto” il genere. No, avevo voglia di un tizio che brancasse il microfono ragliando A-wop-bom-a-loo-mop-a-lomp-bom-bom oppure Heyhey mam’ I said the way you move gonna make you sweat eccetera. Mancava l’energia stupida ma generosa, completamente non calcolata del rock. Quella cosa che è stato il più grande, indiscutibile fattore X degli ultimi cent’anni di musica, che ha permesso a gente che avrebbero buttato fuori da qualsiasi talent di “arrivare”, di venirci addosso come un camion.

Potrei chiamarlo il miracolo di X Factor. E forse, naturalmente, riguarda solo me. Però, ecco, da ieri sera io – pur continuando ad apprezzare hip hop, dance, pop – rivaluto il potenziale del vecchio balordo genere per cui stravedo da quando, bambinissimo, misi sul piatto un vecchio 33 giri di mio padre, con la copertina esagonale (!), con la enigmatica scritta ROLLING STONES. E mi arrivò addosso – come un camion – quella roba lì che vi dico, senza pose hipster, senza chitarrine indie da universitari, che ve le romperei sul coccige mondocano, senza gnagnere depressoidi. No: “I’ll shout and scream I’ll kill the king I’ll rail at all his servants”.

Poi, ripeto: senza gli altri generi non potrei stare, penso che una dieta completa sia fondamentale per la salute. Ma quando si parla di fattore X, io penso che sì, esista, e ho la vaga sensazione di saperlo da sempre, dove sta di casa.

PS
Comunque la Mara Maionchi vale il prezzo del biglietto. Anche se mi ruba le battute.