Tag: Madonna

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Mettetevi comodi, prendete il vostro cestino per la merenda, spegnete i cellulari – a meno che non li stiate usando per leggere (ma forse rimane una buona idea). Sto per portarvi nel mondo fatato della musica di ProprioOra. Vi racconterò di classifiche e di ascolti, di scarpe e navi e ceralacca, di cavoli e di re. E non sarò breve. Perché quest’anno ci ho messo proprio tutto. Non presumo che leggiate tutto in una volta – ma se un giorno volete tornare a cercare i dati sui concerti o le radio o YouTube – ehi, sono qui, tutti qui. Ma iniziamo subito con lo spettacolo.
 
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO. 1) La musica internazionale, al POPOLO, fa schifo, anche perché non si capiscono le parole – tranne quella portoricana, che si capisce che dice la playa, la vida, la calma, la noche; 2) le donne devono tacere; 3) Le band? Non se ne parla: ognuno dev’essere solo davanti al POPOLO – se proprio avete due amici, fateci un featuring; 4) I talent? Niente di che ma nel caso andate a quello di Maria, così le famiglie vi vedono e vi accettano a Sanremo; 5) Volete pubblicare qualcosa? Fatelo adesso: da luglio sarà troppo tardi… Natale? Ma dai, nessuno regala musica, si sa che non vale niente. E poi la musica bella è quella estiva, la playa, la noche, la vida, la calma, el mojito 6) Cos’è cambiato rispetto al 2018? Pochissimo. Ma cosa pretendete, che il CAMBIAMENTO cambi?
Bene. Ora, saluto quelli che hanno cose importanti da leggere. Voi che siete rimasti (grazie!) potete iniziare a dare un’occhiata alla top 30 degli album (le top 100 FIMI tutte intere non ci stanno, non pretendete). Io comincio a buttare sul tavolo un po’ di roba. La prendo larga.
 
PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Ovviamente le charts annuali non sono tutto, nella vita. Anche per i criteri con cui sono fatte, che non saranno mai perfetti ma cercano di darci un quadro del successo. Un quadro parziale, ovviamente – ed è per questo che vi metto a disposizione anche i dati di tutte le altre robe. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok lo fanno separatamente, così non si capisce niente. Io invece vi sazierò di conoscenza.
 
TOP 100 ALBUM
 
CHI NON C’È . Non sono presenti nella classifica dei 100 album più ascoltati del 2019:
Coma Cose – Lana Del Rey – Gigi D’Alessio – Shawn Mendes – Levante – Niccolò Fabi – Franco Battiato – Lewis Capaldi – Daniele Silvestri – Nek – Clementino – tantissimi sanremesi (da Arisa a Loredana Berté che#dovevavincere etc.) – ovviamente Kanye West – ovviamente Taylor Swift – Junior Cally (che pure è stato al n.1 in classifica a ottobre) – Vinicio Capossela – Myss Keta (ma l’importante è essere sui giornali) – Gianna Nannini (eh). Avete notato Lewis Capaldi? Ok, era per essere sicuro. Aggiungo, ma proprio per sfizzo, Liam Gallagher e Lizzo.
 
COME SI DICE? GENERI. Solo Ultimo impedisce un podio tutto rappuso: senza di lui, sarebbe occupato da Salmo, la Machete Crew e Marracash. Niccolò Moriconi in arte Ultimo perché canta per tutti noi che la vita ha sconfitto (…per infierire) sembra il nuovo alfiere di un pop al maschile che per quanto in momentaneo stand-by ha ancora più di un campione, come dimostrano Tiziano Ferro e Mengoni. Però è anche l’unico nome nuovo nella top 10 degli album. Tra l’altro il suo Peter Pan compare nella prima diecina per due anni consecutivi. Non è il solo, ma gli altri hanno usato il piccolo trucco della versione reloaded, utili a Salmo e Marco Mengoni per rimanere nelle zone alte con dischi pubblicati nel novembre 2018. Playlist di Salmo era n.4 nel 2018, sale al n.2 con la versione allyoucaneat, con il live, proprio come l’Atlantico di Mengoni era n.12 nel 2018, ma vuoi mettere l’offertona convenienza di Atlantico On Tour. Invece Peter Pan di Ultimo era n.7 l’anno scorso, è n.4 quest’anno, e senza lifting. Che gli vuoi dire.
 
CALENDAR GIRLS. Dite, c’è ancora qualche Ferilli o Marcuzzi che fa i calendari? Chissà perché vent’anni fa avevamo tutti questa necessità di sapere che giorno era. Sta di fatto che oggi, sei mesi dell’anno possiamo darli al gatto: solo due big shot come Marracash e Tiziano Ferro rompono il monopolio degli album pubblicati nel primo semestre o anche nel 2018 (anche se per amor di precisione, Machete Mixtape era fuori il 5 luglio). La tendenza delle classifiche a favorire chi esce nella prima parte dell’anno contribuisce in parte a presenze un po’ impreviste: mai mi sarei aspettato di vedere Fedez in top 10 invece che ThaSupreme, visto che Paranoia Airlines era stato giudicato da più parti un mezzo flop commerciale. E guardate anche Start di Ligabue che bella vita da mediano ha fatto.
 
CASE DISCOGRAFICHE. Il 52% degli album più ascoltati in Italia ci è offerto da Universal (18 nei primi 30). Società americana di proprietà francese (Vivendi) in cui comandano gli inglesi, dei quali già che ci siamo qui vedete le Official Charts degli album. Il boss è inglese, Lucian Grainge; il suo vice, da lui nominato, è stranamente inglese, Boyd Muir; l’amministratore delegato è inglese, Maximilian Hole. Il presidente in Italia è Alessandro Massara, dice di essere napoletano – ma credo sia inglese. All’interno di Universal i rapporti di forza sono a favore di Island Records (23 album) davanti a Virgin (13) e alle altre etichette controllate.
Per quanto riguarda le minoranze, Sony raggiunge il 23% e Warner il 10%. Voi penserete che Warner abbia sbagliato campagna elettorale – eppure ha Ed Sheeran, Coldplay, Ligabue, Irama, Pinfloi, il re dei singoli Fred De Palma, e i fenomeni coreani BTS. Però non ha i rappusi, eccetto Capo Plaza. La maggior parte delle briciole (leggi: indie) le prende Believe, che ha 5 titoli (Modà, Il Pagante e il campionissimo Ultimo, dell’etichetta Honiro).
 
SOVRANISMO. Un solo album straniero in top 10, ed è dei QUEEN.
Non mi pare il caso di commentare in modo esteso, vero? Ci siamo capiti con uno sguardo.
Peraltro è sempre la colonna sonora del film del 2018. Che poi, il fatto che al POPOLO piaccia così tanto un pezzo di sei minuti con cambi di ritmo e inserti vocali barocchi non induce i discografici ad abbandonare i loro due format preferiti: 1) tre minuti lagnosi di “Nessuno mi capisce” 2) tre minuti indolenti di “Guarda il mio Rolex mentre mi faccio la tua troia fumando”. Eppure il mercato è in crescita, quest’anno segno positivo, eccetera, potrebbe essere il momento per osare… Ahaha, ma quando mai.
In totale, otto nomi di stranieri in top 50 (quello dei Queen si ripete). Altrettanti nella metà inferiore. Quattro non incidono più, per cui scendiamo a dodici. Madonna, il Boss e i Coldplay sono fenomeni almeno ventennali. Sto tentando di dirvi che il Paese è disposto ad ascoltare NOVE artisti internazionali contemporanei su cento. E sono quattro meno dell’anno scorso.
Beh, noi non prendiamo lezioni da nessuno. Se questi stranieri fossero bravi, li ascolteremmo. E se avete qualcosa da dire, vuol dire che non accettate il CAMBIAMENTO, boomer che non siete fieri di essere ITALIANI e non riconoscereste un Rinascimento nemmeno se ve lo infilassimo nella bolletta della luce. Comunque, ecco, siamo diventati nazionalisti come i francesi e come i tedeschi. Che però non sono maschilisti.
 
DONNE. Nessuna nella nostra top ten, ci mancherebbe. E poche anche tra i 100 album più venduti in Italia: faccio prima a nominarle tutte, sono solo tredici. Billie Eilish (n.15), Elisa (n.18), Lady Gaga (non da sola), Mina (non da sola), Giordana Angi (n.32). Pausa per dire che in top 50 ci sono solo TRE dischi di una solista femmina. Ricominciamo: Ariana Grande (n.59), Emma (n.60), Elettra Lamborghini (n.61) Madonna (n.67), infine le divas: Alessandra Amoroso, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini.
Questo è il momento per uno sguardo alla top 10 americana (la vedete qui, fonte Billboard). Sì, beh, prime quattro posizioni in quota rosa – però certo, hanno mandato al governo un imbecille (cosa che noi non faremmo mai). Comunque dai, l’anno scorso erano dodici, quindi è un incremento dell’1%, la ripresa c’è! Altra buona notizia è che l’età media si abbassa grazie alle newcomers Billie Eilish, Giordana Angi ed Elettra Miura Lamborghini, mai state in classifica.
Ma alla fine, anche alle donne come agli stranieri rigiro quanto mi sono sorbito dai ciccini del rap quando ho fatto le mie considerazioni sulla classifica italiana. Ovvero: se non vi piace vedere il predominio del maschio italiano è perché siete boomer e non vi piace il CAMBIAMENTO. A noi giovani, le femmine non hanno niente da dire – in fondo, sono tutte troie che si mettono con chi ha più successo – tranne, beninteso, le fidanzate dei rapper che sono dolcissime e fanno l’amore tutta la notte con i loro irresistibili ribelli. In silenzio, ovviamente.
 
BAND. Sapete quel bel modo di dire: “Ma di che parliamo?”. L’unica tra i primi 30 sono i Queen. Ci siamo capiti (…un’altra volta). Poi, abbiamo gli Imagine Dragons n.41, Thegiornalisti (ahaha), Pinfloi al n.49, Coldplay n.51, e toh, ve li nomino tutti includendo anche i dui (plurale di duo): Dark Polo Gang, Carl Brave & Franco 126, Benji & Fede, Il Volo, Pinguini Tattici Nucleari (n.76), Il Pagante, Nirvana, BTS. Quindi insomma sì, il quartiere, i bro, i frà, ma alla fine ci piace il maschio da solo, coi pieni poteri.
Con l’eccezione di Babbo Natale.
 
BABBO BASTARDO. Il Natale non tira più. Un tempo era la ragion d’essere della discografia. Oggi nemmeno i dischi di canzoni natalizie si fanno più, perché la gente a dicembre non spende certo i suoi soldi in musica. Chi esce prima ha più probabilità di essere in classifica. Sembra banale, ma l’accumulo dei numeri nell’era dello streaming ha ribaltato le vecchie certezze, ovvero che convenisse uscire sotto Natale (infatti, si arrischiano a farlo quasi solo i big ai quali del prestigio della classifica frega relativamente).
 
TALENT E ALTRI SHOW. Forse la peggior performance di sempre. Ci si attacca al solito Marco Mengoni, perché latitano le giovani star di Amici e XFactor (in questo caso, quello del 2018, visto che si chiude a dicembre). Premesso che Anastasio non ci ha voluti nel suo mondo (cit.) nel 2019, i Maneskin chiudono al n.27 (con lo stesso album che aveva chiuso al n.5 nel 2018) e Alberto Urso il tenorino di Maria è al n.29 – Irama nel 2018 era al n.2. In compenso, Sanremo tra gli album vede Ultimo primo in classifica, Mahmood al n.23 e Irama al n.36. Poi, sostanzialmente, basta. Se vi sembra poco, sappiate che l’anno scorso dietro a Ultimo ed Ermal Meta in top 50 non c’era nessuno. Se questo vi sembra un flop…
 
CHI HA DETTO FLOP? Ora, quanto segue è la parte più arrogante di tutto questo tsunami, okay? Diciamo che sono album da cui forse ci si poteva aspettare un piazzamento più alto. Comunque, perlomeno loro ci sono – cosa che non posso dire per Lewis Capaldi, il cui album ha sganasciato ovunque. Dunque: secondo me sono un po’ bassi rispetto al blasone gli album di Madonna (n.67), MiticoVasco (n.64), Biagiantonacci (n.83), BTS (n.97). Sono dei mezzi flop, benché ognuno con qualche giustificazione, gli album di Achille Lauro (n.56), Benji & Fede (benone col singolo, ma n.65 con l’album dopo il boom dell’anno scorso), e tra gli stranieri che non passano, Coldplay (n.51), Ed Sheeran (n.46), Ariana Grande (n.59).
 
MEGLIO DEL PREVISTO. Tra quelli che non vedete nella fotina, direi Rocco Hunt (n.38), Massimo Pericolo (n.37), Giordana Angi (n.32). E, per quanto mi ributti, Elettra Lamborghini (n.61) (meglio di Madonna) (Gesù) (se la sarà anche cercata, ma che punizione).
 
TOP 100 SINGOLI
 
COME SI DICE? GENERI. Il dominio delle hit balneari è impressionante, ma non nuovo: anche negli anni scorsi, l’ascolto furioso di canzoni da bagnasciuga aveva portato ai n.1 di Amore e capoeira (2018) e Despacito (2017). Niente anglosassoni in top 10, dove Portorico batte UK e USA: Pedro Capò e Daddy Yankee, con tutta la Calma del mondo, sono in top 10 tra i singoli. Ma sentite qui: Fred De Palma è n.1 tra i singoli ma solo n.95 tra gli album. La regola di Baby K non sbaglia mai.
 
DI COSA PARLANO LE HIT? In top 10 abbiamo un amore despacito, poi un amore indiecicciociccio, una vita despacita, un padre assente (featuring $oldi), una vita urban, un amore whatsapp, ancora una vita despacita, poi amore tamarro (featuring $oldi), poi vita despacita, poi un amore che manca.
 
QUANDO ESCONO LE HIT? Praticamente tutte nel primo semestre. L’effetto accumulo delle piattaforme di streaming fa sì che chi parte prima (tipo Coez l’11 gennaio) ha un certo vantaggio, visto anche che il Natale, che fino al 2015 era IL momento in cui la discografia tirava su i soldi, non conta più niente. Così, in top ten, il pezzo uscito più tardi è il n.1 Una volta ancora – ed è uscita il 5 giugno. Buon per Sanremo, che si ritrova nel punto giusto del calendario. Beninteso, se un pezzo esce a settembre, può tirare su i dischi di platino lo stesso – ma vi stupirà sapere che agli artisti e ai loro entourage la visibilità data dalle charts interessa parecchio. E poi non trascurate la gara.
 
DONNE. Ancora??? Ehi, ma allora siete fissati. Va beh, qui in top ten ci sono due flirt estivi, ovvero Ana Mena ospite di Fred De Palma, La Giusy ospite di Takagi & Ketra. Due canzoni di una donna sola in top 30 e sono Dance monkey (Tones And I) e Sweet but psycho (Ava Max), perché Bad guy è attribuita a Billie Eilish & Justin Bieber (…mah!). Ma la verità è che a noi italiani, nella musica e nella vita, le donne vanno bene come featuring (dehehihohu).
 
STRANIERI. Tra i singoli va un po’ meglio, addirittura 11 tra i primi 30. Però se ne stanno quasi tutti tra il n.13 e il 23 come se avessero puntato i numeri di mezzo alla roulette.
 
SPOTIFY. Se notate qualcosa di strano, fate bene. La top five l’ha fornita Spotify in persona a metà dicembre, i numeri li ho presi io il 7 gennaio (…la sera). Che dire, può darsi che Mahmood vada alleggerito degli ascolti internazionali. Sull’appeal internazionale di Salmo ho già dei dubbi, pur col bene che posso volere a uno di Olbia. Comunque in questo momento Blun7 a Swishland di ThaSupreme è a 43 milioni, in due mesi. Insomma, è un mondo veloce, quindi fidiamoci.
(no, non è vero: di quelli di Spotify non mi fiderei nemmeno se mi facesse i regali di Natale, e invece non solo non me ne fa ma sono l’unico in Italia a dargli 25 euro al mese, zio caro)
 
YOUTUBEWAY ARMY. Nei video musicali nove brani italiani su dieci; in testa Soldi di Mahmood, che probabilmente si avvantaggia un po’ dell’Eurofestival. Notate il feroce dominio di video e canzoni con sottofondo spiaggioso, la vita Papeeta che tutti noi ci meritiamo. D’altra parte l’Isola dei famosi e la Temptation island sono tra i programmi preferiti per una nazione per la quale la lobotomizzazione sarebbe un progresso intellettuale pauroso. Peraltro tra i video non musicali, vanno forte quelli musicali. Carote, cantata dal concorrente Nuela durante le audizioni, non è considerato tale (il che è sufficientemente ironico) e ha totalizzato 17 milioni di visualizzazioni, il che rende l’idea di quanti telefonini siano in mano ai minori di 14 anni. Al n. 2 ci sono i Pantellas con la parodia di Soldi di Mahmood. Tredici milioni. Mondo cano.
 
RADIO. Il brano più trasmesso dalle radio nel 2019, Girls go wild di LP, non è tra i cento più ascoltati. E nemmeno il terzo brano più trasmesso, Juice di Lizzo. Non che il n.2, Giant di Calvin Harris & Rag’n’Bone Man se la cavi meglio (n.59 tra i singoli FIMI). Sicuramente dipende dal fatto che sono artisti vecchi che fanno una musica che piace agli anziani, e non hanno nulla da dire a noi giovani del POPOLO che coltiviamo il CAMBIAMENTO
(…scusate se la meno con questa cosa, ma ultimamente mi sono beccato troppi “Ok boomer” a casaccio da pischelli con i pollici veloci e i genitori babbioni)
No, io qui onestamente vedo un tentativo delle radio di aggiornarsi dopo che tutti abbiamo cantilenato che erano un media anzianissimo. E a questo punto, volendo costituiscono una fonte di musica complementare e più varia rispetto alle piattaforme, il cui sogno è blindarci tutti in nicchione e nicchiette, al grido “…Ai fan piace anche”. Concludo completando il confronto: le n.1 di FredDePalma/AnaMena è solo al n.58 nella diffusione radiofonica, e la n.2, quella di Coez, Un sacco bello o come diavolo si chiama, è al n.31. Maledetti network snob e radical-chic, che osteggiano Universal, Spotify e YouTube che sono gente come noi eletta democraticamente.
 
ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
 
CONCERTI. A Jovanotti non ha detto benissimo con gli ultimi album, e anche il suo tour è stato ben chiacchierato – però a Linate ha preso il volo. Peraltro se non fosse per le spiagge di Jovanotti, i primi venti concerti sarebbero di fatto spartiti tra le sole Milano e Roma. Comunque i dati sono questi: MiticoVasco rende un po’ complicato commentare. Nel 2018 c’era stata più varietà: i più visti erano stati Eminem, poi J-Ax & Fedez (pure loro a Milano, avevano fatto 6mila e 4mila spettatori più di Jovanotti), seguiti da Guns&Roses, Foo Fighters,Vasco Rossi. Imagine Dragons e Pearl Jam.
MIGLIOR VITA. Tre nomi di artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di biglietti della lotteria: i Queen che hanno 4 album in classifica, due dei quali al n.9 e 13, XXXTentacion e i Nirvana (sapete, quelli di KURTCOBAIN, quello che si è SPARATO, mitico) con Nevermind al n.94 – era n.78 nel 2018, a dimostrazione che gli anni 90 non sono più quelli di una volta.
 
PINFLOI. Ce l’abbiamo fatta, siamo al nirvana (pardon). The wall guadagna posizioni per il terzo anno di fila, salendo al n.63; The dark side of the moon conserva la top 50 come nel 2018 e come vedete nella figurina è il vinile più venduto proprio come nel 2017 e 2018, però nella classifica generale perde due posizioni e chiude al n. 49. Vi dirò, io credo che The dark side of the moon dovrebbe rinnovarsi, parlare della vita nei quartieri, usare una batteria elettronica progettata dalla Roland nel 1980 o un software vocale uscito nel 1997, cose supernuove che voi fermi al secolo scorso non potete capire perché siete dei boomer ostili ai giovani e al CAMBIAMENTO.
 
Grazie per aver retto fin qui. All’anno prossimo.
TheClassifica: Renati Zeri per sempre

TheClassifica: Renati Zeri per sempre

Il prete più longevo d’Italia è tornato a parlare al POPOLO.

Musica pop vs musica rap vs noi, il POPOLO

Musica pop vs musica rap vs noi, il POPOLO

La verità su quello che ascoltate, voi soli dentro la stanza, e tutto il mondo fuori.

Machete alle crochate – Classifica Generation: Stagione III, Episodio 21

Machete alle crochate – Classifica Generation: Stagione III, Episodio 21

«Lo nostro cammino sarà cosparso di sudore, lacrime et sanguine. Siete voi pronti a tanto?
Siete voi pronti a morire pugnando? Noi marceremo per giorni, settimane et mesi,
ma infine averemo castella, ricchezze et bianche femmine dalle grandi puppe. Taccone!
‘nnalza le insegne! E voi, bifolchi, ponetevi all’ombra di esse, escite dalla fanga,
che io farò di voi cinque un’armata veloce et ardita che sia veltro e lione al tempo istesso».
(L’armata Brancaleone)

Il numero uno. Salmo nel rap italiano ci sta un po’ come Vittorio Gassman stava nel cinema. In lui convivono l’intellettuale, lo psicotico e il burino, così come quello era sia Amleto che Peppe Er Pantera. E qualunque cosa facesse, gli leggevi negli occhi un lampo di insofferenza, quasi pensasse “Tanto non serve a niente” – come se il pubblico alla fine, sia quello raffinato che quello buzzicone, non potesse seguirlo fino in fondo. (“La mia vita è fantastica. Non faccio un cazzo e la gente dice: caspita”)

Salmo era il solo a poter fare una cosa come Machete Mixtape 4, fulminea adunata woodstockiana coi rapper dalla seconda generazione fino a quella attuale (così come a Woodstock mancava il rock’n’roll dei veri padri fondatori, i Chuck Berry e i Little Richard). Una foto di gruppo, un punto della situazione dopo la sbornia trap. Perché, non è un mistero, la scena era stata attraversata da un po’ di maretta durante la sbornia trappusa. Questa convention pare voler invitare tutti quanti a escire dalla fanga per marciare sotto comuni insegne, restituire un senso di appartenenza a color che inseguendo lo magro guiderdone dell’orologetto Rolex e della carretta lamborghina, andavano allo sbando senza missione. Pur sospettando che tanto, non serva a niente, lui prova (perché “C’è chi può, e io può”) a risistemare il pianeta rap attorno a un suo asse. E Salmo ha dalla sua il carisma, la credibilità, gli amici giusti e preziosi (Nitro, Hell Raton, Slait) e le vendite per fare da asse – stirando via un po’ di pieghe che lo disturbano. Intendo dire che se alcune assenze possono essere casuali (che so: Noyz Narcos) altre, come quella di Gué Pequeno, ma soprattutto di Sfera Ebbasta, probabilmente non lo sono. Ci sono invece pezzi in collaborazione tra la crew di Salmo, Nitro, Dani Faiv, DJ Slait, Hell Raton, Low Kidd e Jack The Smoker, ai quali si sono uniti ospiti di lusso come Fabri Fibra, Marracash, Gemitaiz, Ghali, Izi, Tedua, Crookers, Massimo Pericolo, Tha Supreme, Shiva e tenetevi forte, in mezzo a tutti questi uomini maschili quasi tutti dotatissimi dalla natura c’è UNA DONNA, Beba – una rapper italiana, come è potuto succedere? E com’è che sono riusciti a rimorchiarne una sola se loro sono così fighi e dotati? Non sono adatte al rap? Forse le donne italiane parlano poco?
(risate cordiali del pubblico) (grazie, grazie) (Panariello, quando vuoi io sono qui)

In ogni caso la Machete Mixtape 4 è andata subito al n.1 e solo Ed Sheeran la settimana prossima potrà tirarla giù. Molto probabilmente sarà uno dei dieci album più ascoltati dell’anno: contiene qualcosa per tutti quelli che sono interessati al rap italiano, è un festival virtuale con un direttore artistico che sa quel che fa. Non è priva di difetti, di compiacimenti, di ricorso a trucchi un po’ ovvi, ma contiene abbastanza fuochi d’artificio, divertimento, buone intenzioni e maestria da farli passare. Oltretutto, come spesso capita agli uomini maschi, sapendosi deresponsabilizzati (non è mica il LORO album) non vanno al microfono cercando di fare quello che funziona, ma quello che hanno voglia di fare.
L’unica mia perplessità è tecnica: non capisco bene come possa non essere una compilation, e in quanto tale, non sia inserita in quella classifica lì – nella quale RadioItalia Summer Hits 2019 (Sony) primeggia su Hot Party Summer 2019 (Universal) e su Hit’s Summer! 2019 (chi manca? Ah, già, Warner) e su Jova Beach After Party che sta al n.4. Però immagino ci sia una postilla nel regolamento FIMI che consente all’artista denominato Machete di iscriversi al campionato vero, quello dei presunti album. E chi sono io per discutere.
Ma qui è importante introdurre i

Sedicenti singoli. Qui il machete è stato decisamente cruento: i brani del dream team di Salmo hanno spazzato via tutti gli accattivanti tormentoni dell’estate, piazzando in vetta Ho paura di uscire 2, duetto tra Salmo e Lazza, seguito al n.2 da Yoshi, nella quale Dani Faiv e Tha Supreme sono affiancati da Fabri Fibra, e al n.3 Marylean ancora con Salmo, Nitro, Marracash. I tormentoni ITALIANI di questa nostra estate tutta da vivere, così pieni di spumeggiante leggerezza, sono buttati fuori in malo modo dalla top ten, e spumeggiano dal n.5 in giù guidati da Jambo di Giusy, Takagi & Ketra. Restano solo tre hit estive in top 10. Persino il Mambo salentino (quella che fa peppereppeppé) ne è scalzato. Cattivo machete, antipatico machete, macho machete  – ma c’è tempo per fortuna per riportare ai fasti che merita tutto il buonumore di cui abbiamo bisogno. Qui preme capire se i nomi sono una garanzia.

Apparentemente sì, visto che sul podio ci sono Salmo & Lazza, Fabri Fibra, Nitro & Marracash.
Apparentemente no, visto che gli altri duetti tra Salmo & Lazza sono al n.15 e al 18. E che un Salmo & Nitro è al n.23.

Non posso fare a meno di notare che Ghali (con Sick Luke!) è soltanto al n.30. E che nei tre pezzi con la performance peggiore c’è sempre Jack The Smoker, milanese, 37 anni, forse troppo legato al rap dei fratelli maggiori (se non dei genitori) per i 14enni maschi, che sono oggi il target di riferimento del genere. E forse proprio questo si proponeva la crew Machete: riportare il rap ai maggiorenni. Magari anche con delle mosse subdole, tipo Tha Supreme (18 anni) che “uccide ‘sta trap” usando Feelin’ alright di Joe Cocker come base (non riesco a immaginare niente di più old school), o dando un’occasione a Massimo Pericolo, che barcolla sul grande abisso del nientedadire. Oppure, mettendo Gemitaiz e Izi assieme nel finale in Mammastomale, come per indurre quest’ultimo a superarsi – e a superare i compiacimenti trappisti, e dimostrare ai 14enni che il rap non è uno sciroppino. Che i produttori più giovani alzino l’asticella è evidente, che i rapper più giovani capiscano che hanno un pubblico più ampio del solito è riscontrabile in Dani Faiv che si riserva alcune delle rime “politiche” di tutto l’album (poi il carico ce lo piazza Gemitaiz) (…essendo deresponsabilizzato).
Ma in generale la cosa interessante di questo voto popolare messo nero su bianco dalla classifica, è che il popolo rap non ha scelto pecorescamente. Dal menu à la carte ha scelto le cose che gli piacevano, non necessariamente quelle degli chef più di moda. E dalle carte rimescolate, qualcuno ha avuto l’opportunità di apprezzare qualche asso al quale non attribuiva particolare valore. Ne parlavo anche con un mio amico. Ne parlavo da solo.

Resto della top 10. Al n.2 risale Colpa delle favole di Ultimo, la cui completa discografia, tre album, è tutta in top 10 grazie a Peter Pan al n.6 e Pianeti al n.7. Al terzo posto chiude il podio Western stars di Bruce Springsteen. Luché dal n.1 scende al n.4. Jova Beach Party risale al n.5, Playlist di Salmo (uscito a ottobre) scende al n.8; concludiamo con due donne, Elettra Lamborghini e Billie Eilish – sarebbe un duetto da sogno.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla prima diecina Madonna, il tenorino Alberto Urso, Emis Killa (finito l’effetto ristampa, scende dal n.9 al 41). I dischi a lunga permanenza sono Hellvisback di Salmo (179 settimane), The dark side of the moon (140), Quello Di Ed Sheeran (123), Evolve degli Imagine Dragons (107), Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126 (106). Escono dalla classifica generale Zoda (era entrato al n.2 due settimane fa) (suppongo che non abbia goduto di un passaparola entusiasta), Anima di Thom Yorke dopo una settimana di permanenza così come Santana e Prince, Marco Carta e The Raconteurs dopo due settimane, i Nomadi dopo 4, Sting e Coco dopo 6, Lil Nas X dopo 7.
Su 100 album in classifica, 53 sono distribuiti dalla Universal – che capisce il POPOLO. Probabilmente resterà l’unica casa discografica al mondo, e tutte le altre passeranno a

Miglior vita. Otto album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Faceapp. Li guida Avicii al n.22, ma so che quello che volete sapere è se Nevermind è tornato tra noi – sì, è così, è al n.69 a fare il suo dovere e Kurt Cobain è sempre la star del grande concerto del cielo, che – oggi vi insegno una cosa – è il titolo di un pezzo dei

Pinfloi. The wall sale dal 94 al 62, The dark side of the moon risponde prontamente salendo dal 64 al 49. La tensione tra i due partiti di governo non potrebbe essere espressa in modo più eloquente.

Sono stato con Izi nella caserma del rap – ClassificaGeneration, stagione III ep. 16

Sono stato con Izi nella caserma del rap – ClassificaGeneration, stagione III ep. 16

A volte ho la sensazione che il rap italiano sia una grande caserma.
Ritengo di rivolgermi a una platea che in gran parte ha evitato il servizio militare, ma se qualcuno di voi ha mai fatto questa singolare esperienza, un tempo pressoché obbligatoria, oppure ha in qualche modo frequentato quel tipo di ambiente, saprà che è caratterizzato da 1) cameratismo maschile 2) lunghe fasi di noia surreale 3) regole non del tutto comprensibili fissate in un’epoca precedente 4) un’ossessione per le gerarchie e 5) una certa tendenza a uniformarsi (lo dice la parola stessa), se non al livellamento verso il basso: chi si dimostra un po’ troppo intelligente o differente rischia qualcosa.

La parte delle gerarchie volendo è anche divertente: nelle caserme veramente grandi ci sono tanti ufficiali superiori che finiscono per interpretare il personaggio che vogliono: se lo sono, diciamo così, guadagnato sul campo… qualunque cosa possa significare questa espressione quando una vera guerra non è dichiarata, e il vero conflitto in realtà è del tutto interno a quel settore, tra il generale carogna con delirio di grandezza e quello eccentrico e anarcoide, il colonnello che ha appoggi ovunque e quello ritenuto gay che sente bisbigliare la parola “appoggio” e ghignare quando passa, il tenente colonnello che si sente parte di una missione e quello sofferente che da quindici anni pensa “Ma chi me lo ha fatto fare”.

Più ci penso, più mi pare di vederlo. Un immenso distretto militare con Fabri Fibra nella parte del generale matto che fa gli scherzi alle reclute, Gué Pequeno che calcola quanti soldi farebbe vendendo segreti al nemico, Marracash che cerca di indicare agli altri il senso del loro mestiere, Salmo che sogna un golpe sandinista, e poi tutti gli altri ufficiali di lunga o media militanza, da Frankie Hi-Nrg a Nitro, da Noyz Narcos a Gemitaiz fino ai giovani capitani che si sentono padroni del mondo e si mettono sull’attenti malvolentieri (…e femmine, zero o poco più).

Vi devo dire, un po’ per onestà un po’ perché è probabile che io sia ancora un graduato e metti che sono sotto sorveglianza, che è anche una vita divertente e per molte cose istruttiva, specie se sei un maschio un po’ pirla – e temo di esserlo (stato). Ma tornando alle premesse, tra esse preme l’uniformarsi. Un inspiegabile controllarsi l’un l’altro perché nessuno esca dai confini senza permesso.
E vedo nel giovane Izi, uno dei Bimbi di Charlie Charles, questa strana tensione, tra il rap che deve rimanere nei ranghi e quello che vagheggia di usare la sua forza in modo diverso. Aletheia, l’album che spodesta Colpa delle favole di Ultimo dal n.1 dopo sei settimane di dittatura, deve avergli richiesto un sacco di ragionamenti strategici, di battaglie interiori. Specie perché dal presidio Sony è passato alla fortezza Universal.

Per farvi capire, il titolo dell’album (leggo da un’intervista a 105 Mi Casa) «È una parola che mi ha detto mio padre. In realtà sta banalmente, diciamo per racchiuderlo e riassumerlo, in “verità”. Dischiudimento, svelamento in se stessi. È il momento stesso in cui ti arriva l’illuminazione, in cui sei scioccato e non riesci più a vivere come prima».

Ora. Ci sono parti dell’album in cui il capitano Izi sembra illuminato.

“Il più grande errore è credere che l’uomo abbia un’unità permanente; un uomo non è mai uno, continuamente egli cambia. Raramente rimane identico, anche per una sola mezz’ora: ordinariamente l’uomo vive semplicemente seguendo il flusso. Non è semplicemente addormentato, è completamente morto”. (da Zorba)

O anche:

“Alti e bassi mi ispirano morte, vorrei farcela, ma so che ho tanta mania del controllo e poi ti svengo affianco – Io non vendo affatto, sono un giullare, quindi vengo a corte, non a corteggiare”. (da Volare II)

E altre, in cui sembra ottenebrato.

“Sì, sì, lo sai che mi stai sul cazzo. Sì, sì, davvero mi stai sul cazzo. Fumo una canna che sembra un razzo, faccio due tiri e mi faccio spazio. Urlo e smarrono in pubblico – tu fumi? Nah, ne dubito, con quella faccia da sbirro ti passerei solo un sacchetto dell’umido in testa”. (da Pace)

“C’ho sei budini alla vaniglia, faccio un tiro di Vanilla, e dopo un altro di Gorilla Glue giusto perché c’ho poca scimmia, quindi non tirarmi in mezzo se stai in gabbia come in Italia: faccio un castello con la sabbia, ma era di Hawaiian”. (da A’dam)

Un n.1 in classifica è sempre una bella medaglia, e per Izi non è la prima. La mia sensazione è che la sua marcia sarà lunga. Il che può voler dire che arriverà lontano, oppure che girerà in tondo. Come ogni anziano sergente, gli ringhio il mio incoraggiamento.

Resto della top 10. Detto (tanto) di Izi e di Ultimo che scende al n.2, entrano in top ten anche Nek al n.3, Alberto Urso di Amici al n.4, Liberato al n.5 (…vedi a non fare i firmacopie?) e Fast Animals And Slow Kids al n.7. Completano la prima diecina il n.6 di Billie Eilish, il n.8 di Salmo, il 9 di Daniele Silvestri e il 10 di Ultimo con Pianeti.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 10 Clementino (dal n.3 al n.16), MiticoLiga, Rkomi, Marco Mengoni e Coez. Tra le altre nuove entrate, vanno segnalati al n.17 Mezzosangue, al n.19 il Banco del Mutuo Soccorso, al n.22 Nayt e al n.56 Sergio Cammariere. Gli album da più tempo in classifica li dovreste sapere, ma facciamo il ripassino: Hellvisback di Salmo da 171 settimane, seguito da The dark side of the moon (132) ed Ed Sheeran (115). Stanno arrivando altri due album a quota cento settimane (non vi spoilero i nomi). Escono di classifica Panic! At the Disco ed Alvis dopo due settimane, The Dream Syndicate dopo una, Vampire Weekend dopo una pure loro, Coma Cose dopo otto settimane, e FEDEZ

(ooooh!)

dopo 15 settimane. Ebbene sì, Paranoia Airlines è già nel cestone dell’Autogrill.
Cosa è andato storto?
Immagino che tutti abbiano una teoria. Eventualmente, sul personaggio. Io ho il sospetto che, banalmente, le canzoni nel disco non siano piaciute. E per primo, a Fedez stesso, che le ha scritte con la mano sinistra (…o destra se è mancino), usando l’album come sfogo alle amarezze (cit.). Poi, spero un domani di non dover ammettere che è stato il suo grido di aiuto: davvero nessuno vuole che il nostro uomo faccia un insano gesto e dopo aver inciso il suo Heart shaped box si infili in bocca un capo firmato (carico).

Sedicenti singoli. Il Calipso dei New Bimbi di Charlie Charles (Dardust, FabriFibra, Mahmood e SferaEbbasta) nulla può di fronte all’ingresso dei due pesi massimi, Ed Sheeran & Justin Bieber che entrano al primo posto con I don’t care, la loro nuova canzoncina pupazzosa. La ex n.1 è scavalcata anche da hhhhhhhhhhhhh… – in pratica, 48h di Izi feat. SferaEbbasta
(vi piace questa battuta?) (a me tantissimo)
Escluso il supersingolo globalone di Sheeran e Bieber, le nuove entrate nella top 100 dei singoli o sono di Izi, o sono di Liberato – per quanto la più alta di quest’ultimo, Oi Marì, entri solo al n.26. Tutto ciò indica una rigidità estrema della classifica dei singoli, che evidentemente rispondono più alle playlist e alle uscite degli album che non alla curiosità del pubblico.
(scusate, dopo la facezia di prima mi tocca fare il tecnico irreprensibile per chiarire che comunque fate bene a stare su questa pagina invece che leggere la Conclamata Concorrenza)
Se vi interessa come argomento di conversazione, il singolo di Madonna con Maluma è al n.50 dopo un mese. Gli va peggio in USA, Germania, e Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, dove non è nella top 100. Gli va meglio in Francia, dove è al n.17: lì vive una

Miglior vita. In classifica solo sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di rosari. Temo moltissimo per Nevermind, che è sull’orlo dell’abisso al n.96 – ah, Dio non voglia. E non è stata una settimana facile nemmeno per i

Pinfloi. The dark side of the moon scende di undici posizioni, dal n.48 al n.59. E pensate un po’, The wall scende di undici posizioni, dal n.56 al n.67.
Semplici coincidenze?
MA CHI CREDONO DI PRENDERE IN GIRO.

Che si vota, tra qualche giorno. E il POPOLO li farà pentire, di queste arroganti camarille.

Sono stato su TikTok con Madonna – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 14

Sono stato su TikTok con Madonna – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 14

Là fuori è il far west, e non c’è Red Dead Redemption per nessuno.

Classifica Generation. RIASSUNTO ESTATE 2018.

Classifica Generation. RIASSUNTO ESTATE 2018.

Il Paese sta svoltando. Che è quello che fa sempre, non appena c’è un rettilineo.

Polemistan 5 – Le migliori polemiche del settembre 2017

Polemistan 5 – Le migliori polemiche del settembre 2017

Che invidia. Con tutto l’impegno che ci mettiamo noi musichieri, ma anche i vicini di stamberga dell’editoria, della cultura, e persino i rettiliani Netflixiani, ecco che la polemica più bella di settembre l’hanno avuta gli estinguendi per eccellenza: i cinefili. E questo grazie al Mullah dei critici, Goffredo Fofi, che mulinando il suo mazzafrusto si è scagliato contro il nuovo album di Hans Zimmer, Dunkirk (quello accompagnato da un videoclip di Chris Nolan di un’ora e tre quarti) e i suoi apprezzatori:
“Gli pseudocritici del web, vittime consenzienti della stupidità programmata dai poteri (web = ragnatela, in cui il capitale contemporaneo cattura e divora o, al meglio, castra i moscerini che siamo) ma la perdita di senso dell’esperienza, e in questo caso dell’esperienza estetica e prima ancora morale, va combattuta con tutte le (poche) armi che si hanno a disposizione”.
Michele Silenzi, sul Foglio, ama tutto quello che odia Fofi, da Dunkirk a La la land, e sdegna: “La recensione di Fofi svela l’ideologia in cui sguazza certa cultura”.
(quando leggo “certa cultura” penso che sia mancato il coraggio di scrivere “certa sinistra” – però lo scopo è farli sembrare sinonimi, non è vero?)
È una bellissima polemica da Armageddon critica, un po’ come se Castaldo (…perché Bertoncelli è gran faina e non lo farebbe mai anche se lo pensa) indirizzasse i suoi strali verso le recensioni delle mie consimili vittime consenzienti – io a dire il vero mi sento parte di un sottoinsieme: non sono vittima consenziente, sono vittima tonta. Se ho dato il consenso a qualcosa qui è perché ho firmato da qualche parte dove c’erano le crocette tipo i contratti da sedici pagine delle banche – “Ne metta una qui, e una qui, e una qui, e un’altra qui, un’altra e poi ancora due e poi un’altra e abbiamo finito”. Però mi scuote un brivido a quelle parole: “La perdita di senso dell’esperienza estetica e prima ancora morale va combattuta con tutte le armi a disposizione”. Perciò ECCOMI, Goffredo, a prendere indefessa posizione sulle polemiche musicali del mese. E al primo posto, ci sono senz’altro
1. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.1 (High tide and green grass): sono vecchi.
Ah, davvero.
Wow. C’è gente attenta, in giro.
Okay.
2. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.2 (Through the past, darkly): suonano male.
Questo è già più interessante. Ma anche qui: vi accorgete NEL 2017 che Keith Richards va per conto suo perché lui è lui? Lo fa dal tour del 1982, e quel sant’uomo di Ron Wood diventa scemo a mettere toppe. E comunque: la sua compiaciuta debosceria non è uno degli aspetti per cui smaniate per lui e avete comprato la sua autobiografia? E dai, su.
3. I Rolling Stones a Lucca: è polemica – n.3 (Jump back): pagare 115 euro per vedere DEGLI ALBERI.
(non nel senso delle vecchie quercie sul palco) (proprio alberi, alberi infiniti e lucchesi, tra palco e realtà)
In un’intervista un po’ incauta al Tirreno, Mimmo D’Alessandro ha spiegato che per vedere meglio bastava pagare di più. «Era un concerto rock, non una prima alla Scala. Forse chi si lamenta non è mai stato a un evento di questo tipo. Chi è appassionato di questi eventi arriva prima per prendere i posti migliori e non si sposta neppure se l’ammazzi. Ad andare in bagno non ci pensa proprio. Se uno non è abituato può starsene a casa e guardare l’evento su Youtube». Francesco Prisco, sul Sole 24 Ore, pare solidale e stigmatizza il tipico esposto del Codacons: “Ci sarebbe da dire che in tanti anni che seguiamo concerti, tantissime volte ci è capitato di non vedere il palco”, si vanta.
(e qui potrei rievocare Fofi e la faccenda della perdita di senso dell’esperienza).
Però a me questa idea di concerto come momento feroce di selezione darwiniana piace molto, penso sia un aggiornamento importante delle teorie Debordiane sulla Società dello Spettacolo: lo show non vi deve PIACERE (pah!): oscuro è il Suo disegno e misteriose sono le Sue vie.
Ma a proposito di show ed epifanie,
4. Il tour di Jovanotti si ferma ad Acireale e non a Eboli, rovinando un titolo che da solo avrebbe dato fama e ricchezza a milioni di titolisti. Il punto è che fa tipo novanta concerti al nord, dieci al centro, e poi una scorribanda lontano dall’Italia: Zurigo, Vienna, Acireale. Al sud mancano gli spazi, sarebbe la giustificazione. Dato che fa 10 concerti per 12mila persone a sera a Milano e otto a Firenze per 7800 persone a sera, potrebbe trovare un posto da 4000 persone a Bari (che c’è) e stare lì un mese. Oppure un posto da 100 persone a Manfredonia e starci 120 giorni. Oppure fare delle performance romantiche a Gallipoli, 6mila concerti per coppie innamorate col solo repertorio amoroso, i numerosi singoli in cui esaurisce petrarchescamente il concetto di “aaohaaohaahh”.
5. Non ho rinvenuto alcuna polemica sui Macchianera Awards (MIA17). Qualcosa non va.
6. Il 18 settembre l’Istituto Comprensivo Pirandello di Taranto ha ospitato la cerimonia di apertura dell’anno scolastico alla presenza di Sergio Mattarella (è il Presidente della Repubblica). C’erano Ermal Meta e Michele Bravi (dite anche voi con me: “Quando andavo a scuola io queste cose non succedevano”) e c’era un balletto di bimbi sulle note di Despacito, e soprattutto sulle parole di Despacito: “Fammi oltrepassare le tue aree di pericolo fino a farti urlare”. Ma considerando che non c’è tormentone estivo gradito ai bambini che sia privo di momenti birichini, dalle “ragazze col grilletto facile” dei due Comunisticolrolex al “Diplomiamoci in hangover!” di Baby K, e che davanti al Presidente cantare Pamplona (“In Italia non funziona un cazzo!”) sarebbe stato poco meglio del labirinto logico inespugnabile de L’esercito del selfie (“Mi manchi nella lista delle cose che non ho”): tutto sommato hanno scelto il male minore.
7. Liam dice che Noel negli Oasis è stato poco più che un suo utile assistente. Sì, è stato bello commentare perché non c’era niente di più sanguoso – ma già sapendo che non è una polemica: è Liam.
8. Tiziano Ferro pubblica la foto di una scritta su un muro con un verso di una sua canzone. “Il fatto che qualcuno scelga una mia frase per urlare il proprio amore su un muro mi commuove sempre. Per un attimo mi sembra quasi che i social network non abbiano rovinato tutto”. La pagina Facebook RomaFaSchifo lo smentisce più rapidamente che può, pubblicando lo scatto e gridando a Ferro: “Maledetto!” per il deturpamento. La gente si accoda sacristando perché giustifica l’imbrattamento dei muri. TZN rimuove la foto, si scusa, poi gli torna la melanconia per la tirannia dei social. “Io non ho il carattere per fare questa cosa, e vi dirò di più: quando ho scelto di fare questo lavoro non mi hanno detto che sarebbe andata così. Non ho firmato per questo. Non ho la tempra per potermi confrontare con le opinioni di tutti, tutti i giorni”.
Titti, tieni duro ancora un po’, sono gli ultimi anni in cui serviranno delle popstar: i prossimi anni saranno degli YouTubers, però non quelli lobotomizzati di oggi – no, verranno scelti direttamente dai partiti, e i partiti verranno scelti dall’ALGORITMO.
9. Lady Gaga a Madonna. “Io l’ho sempre ammirata qualunque cosa dica di me, ma se non le vado a genio me lo dica in faccia, e non dalla tv”.
(…un momento. Non è la stessa cosa?)
Comunque, “Io sono italiana e sono di New York, quindi, cioè, se ho un problema con qualcuno, io te lo dico in faccia”, conclude con il più classico dei “So’ sincera” tronistici. Beninteso Madonna sarebbe italiana anche lei, però di Detroit, è tipo Roma vs Torino, e a schiettezza si sa chi vince, ché a Detroit sono falsi e cortesi.
10. E per finire: Baglioni! Non solo direttore artistico! Ma anche CONDUTTORE di Sanremo 2018!
Ebbene, io ho solo una cosa da dire in proposito, una sola e definitiva,
e vigliacco se me la ricordo.