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Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

All’interno: la classifica dei singoli natalizi. Ovviamente è piuttosto riprovevole.

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Forse lui non parla di nessuno. Ma di certo, nessuno parla di lui.

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Pre-mura. Tutti i cantanti famosi sono straordinari. Anche quelli non famosi. Chiunque incida un pezzo. Chiunque non lo incida. Sono tutti artisti favolosi che meritano successo e soldi e immortalità – e anche invidia da parte degli invidiosi, via.
…Bene. Ora che l’ho detto, mi sento a posto. Ho fatto il mio dovere di critico musicale. Perché da anni stiamo convergendo su questo, e non è che sia un dramma. Va così, ed è interessante di per sé, tipo l’effetto serra.
Cosa sto dicendo. La vittoria dei Maneskin all’Eurovision Song Contest ha spalmato un dibattito su chi fosse legittimamente legittimato a fare osservazioni – di qualsiasi tipo – sull’evento. Ma soprattutto sul gruppo. E in particolare, è emerso un dissing di natura anagrafica sulla provenienza delle osservazioni negative – credo che accada da quando è entrato in circolo l’anti-boomerismo, che è un bandierone che, curiosamente viene sventolato da tutte le generazioni. Compresi i presunti boomer, che sono spesso ansiosi di fustigare i propri coetanei (…è sempre un piacere). Questa volta so di poterne uscire indenne perché ho un piccolo stolido debole per i Maneskin e non mi sono mai pubblicamente sbilanciato in giudizi contrari. Ho dei miei pensierini semiarticolati su di loro, ma non crediate: me li tengo per la prossima settimana, perché non si sa mai che possano tornare al…
Numero uno. Che questa settimana, però, sia tra i presunti album (col disco di debutto) che tra i sedicenti singoli (con la new entry Malibu) pertiene a Giovanni Pietro Damian, in arte Sangiovanni, nato nel 2003 a Vicenza, che NON ha vinto Amici di Maria ma è il principale idolo di questa nidiata di maschi ITALIANI (lontani, i tempi in cui Maria lanciava cantantesse: le Emme, le Sandrine, le Elodie) (fateci caso, erano ancora i tempi dei cd). Ecco, a differenza dei Maneskin, a me il giovane Damian non piace proprio, lo trovo melenso e appiccicoso come le patatine al formaggio, ma certamente contemporaneo. Rispetto a lui, Irama sembra Jeff Buckley: i suoi testi sono spudoratamente irritanti e leccosi, e somigliano molto ai dialoghi delle baby-sitcom su Rai Gulp, essendo espressamente composti per brani diretti a dodicenni (spero che apprezziate il fatto che non ho scritto “a delle dodicenni”, e nemmeno “a dei dodicenni”). Ma ho 12 anni, io? Tecnicamente, no. Quindi non posso giudicare. Solo chi ha 12 anni può recensirlo – non è così? Poi, a guadagnare con Sangiovanni saranno, oltre a lui, tanti maggiorenni – però l’astensione da un giudizio critico, visto il pensiero dilagante sull’incompatibilità tra anagrafe e legittimità di critica, mi sembra ineccepibile. No? Ma un attimo: mi corre l’obbligo di segnalare che alla finale di Amici di Maria erano presenti, e ostentati con feroce sottigliezza da parte della belva di Mornico Losana (PV), ben ventotto rinomati giornalisti musicali ITALIANI (pensate quanti ne esistono). Essi hanno assegnato il premio della critica al succitato Giovanni Pietro Damian, e alle sue canzoncine pucciosette. Che io sappia, tutti e ventotto sono maggiorenni – alcuni di loro, da un bel po’. Quindi, anche se in teoria non avrebbero titolo per esprimersi su cantanti per dodicenni, si sono mostrati in sintonia.
(in realtà, io e voi sappiamo benissimo che tutti loro, lucidi malgrado l’estasi erotica di un’inquadratura su Canale 5, hanno annusato i social e lo streaming e hanno fatto in modo da votare quello che già godeva dei consensi del pubblico) (giacché il ruolo del giornalista moderno è legittimare il successo o, in mancanza, la ricchezza) (altrimenti, da domani si ritrova a fare le gallery intitolate Scopri che fine hanno fatto i Ragazzi della Terza C) (però facciamo finta di non saperlo, va bene?) (cerchiamo di uscire vivi da questa palude)
Se i pennivendoli in questione sono saltati compatti sul carro del predestinato, si deduce, hanno titolo per parlarne. Se invece io, parlando col 12enne che ancora alberga in me, lo sento dire che Sangiovanni gli fa uno schifo spaventoso, devo temperare il suo frustrato parere con la prudenza dell’età matura. E tuttavia, sia chiaro che resta un’ingiustizia. Perché gente, questo significa che stanno bullizzando il 12enne che è in me, e il suo civile ancorché brufoloso dissenso. E in un periodo in cui tutti si lamentano dei torti subiti da piccoli, specie le celebrities, ecco che io mi ritrovo vessato e irriso anche molti dodic’anni dopo. Non è orribile, tutto ciò? Lo so, non può essere orribile quanto le pucciosità di Malibu e Lady e Gucci bag e in definitiva tutti i 16 minuti di durata del primo prodotto di Sangiovanni (sì, sedici minuti. D’altronde sono solo sei pezzi. E pensate che mi ritrovo dei colleghi che dicono che sono spocchioso quando uso l’espressione “presunti album”). Tra l’altro Sangiovanni, stando a quanto hanno rivelato i suoi genitori ai media ingolositi, non era un ragazzo facile: sfogava il suo disagio tra le mura domestiche attraverso violentissimi momenti di rabbia. Ma la musica lo ha guarito. Ne sono lieto e giulivo – ma io resto convinto che là fuori ci sia una certa quantità di dodicenni che il disagio lo proverà ascoltando Sangiovanni. Solo che non lo esprimono perché hanno paura di essere bullizzati dai loro coetanei. Beh, non so quanti siano, magari sono solo due. Ma SO che esistete, amici – e date retta, non cercate amici tra gli Amici. Cercateli a margine.
(hehe)
Resto della top ten. Visto che Sangiovanni è entrato al n.1, ne consegue che anche Caparezza come i suoi predecessori è durato una sola settimana in vetta, e la sua discesa al n.5 implica che siamo al diciottesimo diverso leader dei presunti album in diciotto settimane. E giacché maggio è mese Mariano, gli Amici di Maria saltano alla gola della classifica FIMI con tutta la loro brama di morte: al n.2 entra Deddy, e al n.4 Tancredi: solo Rkomi, rimanendo aggrappato al podio, rovina l’en plein del talent di Mediaset. Debutta al n.6 lo stimatissimo Iosonouncane, davanti alle rielaborazioni acustiche di Zucchero; completano la top 10 Gué Pequeno & Dj Harsh, Madama e i nostri rappresentanti all’Eurovision festival, i Maneschi. Come anticipato, gli Amici scorribandano anche tra i…
Sedicenti singoli. Anche qui Sangiovanni è re, grazie a Malibu, che debutta al n.1, e Tutta la notte che risale al n.3; in mezzo si insinua l’altro rapper per famiglie Aka 7even, quarto Amico (maschio) di Maria, con la sua accattivante proposta per l’estate: Loca. Per fortuna tra poco sarà giugno e a queste canzoncine orrende si sovrapporranno le aberranti hit estive impreziosite dal tocco di Mida dei PRODUCERS.
Altri argomenti di conversazione. C’erano altre nuove uscite importanti tra i presunti album: abbiamo un n.11 (Giordana Angi, Amica dell’anno scorso), un n.14 (Alfa), un n.15 (il rappuso Baby Gang), un n.20 (The Black Keys), un n.21 (Margherita Vicario), un n.23 (J. Cole) e un n.66 (St. Vincent). Poi ovviamente sono entrati in top 100 un tot di dischi di CapireBattiato, il più alto dei quali è The Anthology (n.19). Piccola nota curiosa: fino al giorno prima della dipartita di Battiato, su Spotify pochissimi avevano ascoltato La voce del padrone, come dimostrano i circa novemila ascolti di Sentimiento nuevo. Il giorno dopo, quel particolare brano è entrato tra I PIU’ POPOLARI, con oltre 90mila ascolti (mentre vi scrivo, oltre 300mila). Questo perché è stato inserito da Spotifone tra i primi brani della playlist This is Battiato. Perché vedete, poi arriva quello che dice “Ma è sempre stato così” – aggiungendo “Ma cosa vuoi che contino le playlist”. Accludo screenshot degli ascolti del popolare album, pochi minuti dopo la ferale notizia. E quelli di oggi. Non sono taroccati (non sono capace. E poi, incredibilmente, c’è un limite al tempo che ho da perdere). Possiamo concludere che gli ascoltatori dell’album – e non dei brani cercati spontaneamente o inseriti nella nostra vita dalle playlist, sono quelli testimoniati da Segnali di vita.
Non benissimo. Semplice di Motta esce di classifica due settimane dopo l’uscita – però, una schioccante soddisfazione per lui: è durato come DJ Khaled (che in compenso in USA è entrato al n.1). L’altro Gionata del rap italiano, Gionata Ruggeri in arte Gionnyscandal invece è durato una sola settimana. Beh, come Van Morrison – al quale, l’accostamento farà certamente piacere. Meridionale di Aiello è durato 9 settimane, mentre I mortali² di Carne & Pesce abbandonano la classifica dopo 10 settimane, malgrado il traino della Musicaleggerissima.
Lungodegenti. Come forse sapete, questa sezione è un po’ ripetitiva, ha lo scopo di meravigliarsi della presenza di alcuni di questi undici album tra i super long-seller, e chiedersi se sono così belli da essere in classifica da più di due anni. Andiamo quindi ad aggiornare: si tratta di Pinguini Tattici Nucleari, Fuori dall’hype (111 settimane), Ultimo, Colpa delle favole (111 settimane); Salmo, Playlist live (132 settimane), Lazza, Re Mida (116 settimane); Billie Eilish, When we all eccetera (112 settimane), ancora Ultimo, Peter Pan (171 settimane), Gazzelle, Post punk (129 settimane); Capo Plaza, 20 (161 settimane); per l’ultima volta Ultimo, Pianeti (168 settimane); Elisa, Diari aperti segreti svelati (134 settimane). Infine, ho sperato fino all’ultimo, ma questa settimana arriva il trionfo di Ed Sheeran, che col suo penultimo album Segnetto eguaglia il record di 220 settimane consecutive nella classifica italiana appartenente ai
Pinfloi. Il cui The dark side of the moon, proprio questa settimana, ritorna in classifica a farsi umiliare, mentre ovviamente The wall non accetta la cosa e interrompe la sua più recente striscia di settimane consecutive uscendo a quota 52, un anno esatto – e con lui, esce anche Live at Knebworth 1990, entrato al n.4 solo tre settimane fa. Non posso omettere un particolare eclatante: il vecchio prismone (ri)entra al n.86. Segnetto/Divide si trova al n.68, satanico contrario e antagonista. Grazie per avere letto fin qui, a presto.
La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

«I woke up with the power out
Not really somethin’ to shout about.
Ice has covered up my parents hands
Don’t have any dreams, don’t have any plans.
I went out into the night, I went out to find some light.
Kids are swingin’ from the power lines
Nobody’s home so nobody minds»
(Arcade Fire, Neighborhood #3)
 
In sostanza. Sanremo. Il Festival della Canzone Italiana. La kermesse. Dall’olandese kerkmisse, Messa di Chiesa. Secondo la Treccani, una “Solenne festa annuale delle parrocchie cristiane, che nei Paesi Bassi e in alcuni luoghi della Francia settentrionale si celebra con processioni, mascherate, balli, spari e mercato.
(spari) (…magari)
Pur essendo finito secoli fa, Sanremo 2021 continua a dominare le classifiche. A cominciare dai
Sedicenti singoli. Tra i quali continua il dominio leggerissimo di Musica leggerissima di Dimartino & Colapesce, davanti a Voce di Madama e La genesi del tuo colore di Irama che sale al n.3, scalzando dal podio Michielin & Fedez (n.4). E contando anche i Maneskin (n.6) e Annalisa (n.9) abbiamo sei brani sanremesi in top 10 a sei settimane dalla pubblicazione, è non è finita, oh, no. Ci sono i Coma_Cose (n.11), Fasma (12), Noemi (18), Willie Peyote (22), La Rappresentante Di Lista (27), Aiello (38), Ermal Meta (41). E Arisa e Gaia che non nomino perché non sono più in top 50. Almeno loro.
Chi resiste a questo sanremismo senza limitismo? Gli amici di Maria. E non due amici qualunque, amici: i due Bro rappusi, cioè Sangiovanni, con l’atroce Lady (n.5), e Aka 7even, con la deprecabile Mi manchi (n.10).
La più alta nuova entrata è al n.16, il singolo Polka 2 :-/ (la faccina fa parte del titolo) (…a questo siamo) di Rosa Chemical, Gué Pequeno ed Ernia. Al n.31 c’è la seconda nuova entrata, 0 passi, eseguita dall’artista col promettente nome d’arte Deddy, anche lui Amico di Maria. Tutto è fermo, tutto è Sanremo oppure hit estive, o faccini in tv.
Questo è diventato la discografia italiana.
Va beh, non voglio fare il trombone indignoso, alla fine il cinema e il calcio sono messi allo stesso modo, e nonostante questo noi siamo sempre lì a dire “Uuuh!”, “Ooooh!”.
E per quanto possa essere edificante avere il podio della classifica dei (presunti) album più giovane di sempre, perché non c’è nessuno sopra i 20 anni lassù tra quelli che si dondolano dai fili della corrente, resta innegabile che per due terzi ci sia dietro la longa manus di Sanremo. Anche se non sembra, è anche dietro al successo dell’artista al
.
Numero uno. Madama Madame, a tre settimane dall’uscita, è riuscita a inerpicarsi al n.1, credo anche a causa di una vistosa penuria di uscite
(evidentemente, le tre major sono tutte concentrate sul prossimo Festival di Sanremo)
ottenendo quello che mai si era verificato prima: una rapper FEMMINA in testa alla classifica FIMI dei presunti album. Col suo disco di debutto, Madama completa l’impresa di Bando di Anna Pepe, che aveva ottenuto questo risultato inaudito l’anno scorso tra i singoli.
Madamistan. Sono ideologicamente favorevole a Francesca Calearo da Creazzo (Vicenza), in arte Madame. Ma credo di esserlo come si può essere favorevoli al comunismo, intendo dire che quando te lo portano in casa sei un po’ infelice. Devo ammettere che il suo album di esordio non fa per me. Non che questo sia molto importante, ovviamente. Però credo che lei possa ancora crescere come artista, se riesce a tenere dietro al suo personaggio, che ha trovato la giusta vetrinona, cioè la kermesse
(processioni, mascherate, balli, spari e mercato)
grazie alla quale oggi i media stanno andando a nozze con la madamosa girandola di effetti speciali che la giovane Calearo può garantire; le sue interviste spesso regalano le frasi fragorose che noi solerti mediapeople cerchiamo, per svelare i lati indicibili, i segreti intimi, le sentenze spiazzanti, i risvolti eccitanti.
Di cosa stiamo parlando.
– “L’amore corrisposto non esiste”.
– “Una volta sono svenuta e i miei compagni mi hanno calpestata. Mi calpestavano per capire se fingessi”.
– “Ho scoperto il sesso su di me a 3-4 anni, un po’ precoce effettivamente”.
– “Ogni mattina devo trovarmi un motivo per vivere fino alla sera. Lo so che è triste perché sono giovane però in certi momenti è così”.
– “Il mio corpo è un mezzo. Sono una locomotiva che fa girare le ruote sopra binari che costruisco man mano”.
– “Da fluidi si scopa di più”.
Non credo che riuscirei a intervistare Madama. Forse è TROPPO interessante per me. Forse è questo che mi rende faticoso ascoltare il lungo flusso di coscienza che è il suo primo album. Certo, mi capacito che molta gente sia incuriosita e affascinata da questo mettersi a nudo, sicuramente qualcuno ascoltando avrà un’identificazione totale con certe strofe, e dirà sono io, sono proprio io! Non so voi ma io non lo posso dire. E non voglio: non mi identifico con nessuno: solo con voi, amici.
(dai, suonava bene)
Non sono qui per identificarmi ma perché mi hanno detto che c’era bella musica – e tuttavia nei sedici pezzi, curati dai dodici PRODUCERS, arricchiti dai nove prestigiosi featuring, la musica spesso annaspa sommersa da tutta quella sincerità dolente e vocalità tormentata e tormentosa. Di Madame mi arriva (a ME) (soggetto non identificante) una egolalia sofferente, certamente autoanalitica, che la distingue dall’egolalia compiaciuta e scimmiona dei rappusi maschi, e forse in qualche modo la avvicina ai cantautori indie (compiaciuti di essere sofferenti). E anche questo è un suo modo di superare le barriere di genere – gosh. Ma una cosa va detta: pensavo che la prima rapper ad andare al n.1 nella nazione sarebbe stata la nostra versione tardiva delle maialone alla Cardi B o Nicki Minaj. Invece, è la versione rap di Mia Martini.
Resto della top ten. Dietro Madama rinvengono gli altrettanto sanremesi Maneskin (n.2) mentre Massimo Pericolo scende al n.4 e a sostituirlo sul podio sono gli Psicologi – non la categoria che si è accaparrata i vaccini ma il duo rap della rampante BombaDischi. Tra gli album, invero, a parte i primi due posti (che comunque non sono poco, veh) Sanremo va un po’ calando e risalgono in top ten tutti i fenomeni amati da Spotify e da noi giovani: alle spalle di Mace (n.5) rientrano nella prima diecina Capo Plaza, Sferoso Famoso, Emis Killa & Jake La Furia, Marracash. Si vede che nelle vacanze di Pasqua chi non è partito per le Baleari si sentiva particolarmente URBAN.
Altri argomenti di conversazione. Dimartino e Colapesce, che fanno la voce grossa tra i sedicenti singoli, pigolano al n.25 tra gli album. La Rappresentante di Lista va benino tra i singoli, ma l’album è fuori dalla classifica dopo 4 settimane (comunque, mai andati così bene nella vita), Mareducato di Gio Evan ne è fuori dopo 3 settimane. This is Elodie abbandona dopo 14 settimane, Contatto dei Negramaro dopo 20 settimane.
Non benissimo. A Sanremo 2021 (la kermesse) c’erano quattromila concorrenti, ci sta anche che qualcuno si debba accomodare fuori molto rapidamente. Specialmente quelli che più che sul singolo, puntavano sull’album. Quello di Ghemon è già fuori dalla classifica (era entrato due settimane fa al n.8). Ermal Meta scende al n.83 (era n.1 un mese fa). Malika Ayane era entrata al n.9 e dopo sette giorni è al n.85. Noemi esce di classifica anche lei. Insomma male gli artisti da cd. Male anche le star globali, tipo Demi Lovato che entra al n.36. Debutta al n.45 Random, anche se non è una star globale – per ora, almeno. Gli Evanescence, entrati al n.20, subito fuori pure loro. Lana Del Rey invece è sopravvissuta due settimane, dopo essere entrata al n.7.Poi, tutto quanto ha prodotto Lo Stato Sociale dopo Sanremo 2021 è già svanito dalla top 100: non ho capito bene cosa abbiano voluto fare con tutti quei dischi, ma sono sicuro che era molto arguto. Ma passiamo invece ai
Lungodegenti. Sono in classifica da più di due anni Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, (105 settimane), l’unico album di Billie Eilish (106), Re Mida di Lazza (110), Post Punk di Gazzelle (123), Playlist live di Salmo (126), Diari aperti segreti svelati di Elisa (128), 20 di Capo Plaza (155), tutta la discografia di Ultimo, da Colpa delle favole (105) a Peter Pan (165) passando per Pianeti (162); meglio di lui solo l’estenuante Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 214 settimane fa e quindi sempre più vicinissimo a togliere quel famoso record ai
Pinfloi. The dark side of the moon rientra in classifica! Anche se al n.100, una posizione precaria e umiliante. Nel contempo, con malcelata e arrogante soddisfazione, The wall sale dal n.82 al 54. E dato sì che l’argomento che ha tenuto banco nella settimana theclassificata è stato il programma amazzonico LOL, per quanto mi riguarda sentenzio che The dark side of the moon è Ciro Deijackal, morbido, piacione e malinconico, The wall è Luca Ravenna, ripiegato su se stesso ma apprezzato dai passivoaggressivi. Wish you were here, nella mia personale considerazione, è Pintus. Non riesce a farmi ridere. Però ci va vicino – riesce a farmi digrignare i denti.
Ringraziamenti. Ringrazio chi ha letto fin qui, e ringrazio Biggie Paul per il decisivo accostamento con Mia Martini. Non ci sarei mai arrivato da solo perché resto un insensibile.
Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

A volte gli déi si prodigano in piccole gentilezze per le quali è giusto ringraziare. Per esempio, quando ti risparmiano fatiche inutili. Avevo la lugubre certezza, in questa settimana, di ritrovarmi al n.1 in classifica uno di quei fenomeni musicali di cui non puoi parlar male. Che poi sono tre:

  • Rap italiano, ivi compreso il più schifoso, bolso e cretinazzo. Perché non si può MAI mettere in discussione la sincerità delle major e di Gucci nel dar voce alla voglia di soldi e droga dei nostri giovani maschi – perché cioè raga le barre, la strada, etc;
  • Indie pop, ivi compreso il più puccioso e orgogliosamente ebete. Perché c’è un bisogno diffuso e intergenerazionale di annoiare a morte la propria tl con le proprie emozioni scioccone;
  • Sanremo, ivi compreso Sanremo. Perché la lebbra è bella quando la si può condividere e chiamare “immaginario nazionale”.

E invece, gli déi mi sono venuti incontro! Sapete, vestiti in modo classico (e d’altra parte), non al completo perchè alcuni non sono nemmeno così socievoli, però non mi lamento, c’erano Mercurio Apollo Venere e Minerva (coi loro nomi ITALIANI) (Giunone, Era altrove) (pare sia sempre impegnata a fare dei cameo in video portoricani per dare sui nervi al marito) e con un sorriso hanno seccamente precluso la vetta dei presunti album alla compilation Sanremo2021, greve di tutte le canzonucce deliziose e imperdibili della kermesse identitaria. Gli déi, con una risata omerica cui mi sono ovviamente unito, hanno favorito ben altra compilation – per quanto altrettanto madida di crudeltà, altrettanto televisiva, con target più giovane – e tuttavia, perfettamente criticabile dal sottoscritto senza beccarmi del reazionario, ovvero

Il numero uno. La compilation BRO di Amici di Maria, fin dal titolo perfidamente ammiccante e supergiovane, sale dal n.4 al n.1 uccellando il prodotto sanremese realizzato con il gotha dei nostri autori e spinto furiosamente da tutti i media, nonché da Spotify. Difficile dire cosa sia successo: ogni considerazione sul formato delle due compilation e sulla media numerica abbassata dai brani meno popolari è accettabile ma tutto sta a volerci credere; ci sta anche il fatto che la versione da edicola di Sorrisiecanzoni (incompleta ma non molto) falsi il conteggio reale, rendendo ogni mio discorso perfettamente inconsistente – ovviamente, non sarebbe niente di nuovo. Però ci troviamo davanti a questa situazione, e un numero uno va sempre preso sul serio, a costo di sminuire il Compagno Festival, utopia finale di tutta una generazione di appassionati di musica che oggi si trovano a difendere a spada tratta una settimana di umiliazione sonora. Forse, se vogliamo trovare una spiegazione, è nella differenza di investimento tra il pubblico 16enne di Maria e gli adulti che alla sarabanda italianissima chiedono soprattutto dei meme con i quali combattere la propria incessante lotta per l’approvazione dei propri simili sui social.

Intendiamoci, BRO fa uno schifo impressionante. Però osservare il nazismo all’opera è a suo modo un piccolo penoso privilegio, perché consente di capire ciò che ha capito. E gli undici brani dei concorrenti di Amici, a ‘sto giro emanano l’odore pestifero dei PRODUCERS, ebbene sì. Ne sono stati convocati uno squadrone, alcuni dei quali di altissimo rango, da Michele Canova Iorfida a Frenetik & Orang3, da Gorbaciof a Zef, e immancabilmente Dardust, l’uomo che ci ha permesso finalmente di ridimensionare Mozart e Beethoven. Il suono degli undici pezzi finiti nella compilation è urbano nella sua accezione più didascalica, ovvero canto lagnoso e batteria elettronica lenta e insignificante – ma è un fatto noto a tutti che basta camminare sul marciapiede di una città per sentire il suono di una TR-808. Le parole poi sono quasi sempre una orgogliosa ribellione contro ogni tentativo di superare la prima media. Certo, a questo punto,

C’è sempre quello che dice “Sì però che snobismo, sono, cioè, zio, canzoni”. C’è sempre, SEMPRE quello che lo dice – ed è mio triste destino lasciarglielo dire senza eseguirgli in faccia una versione da virtuoso di Tiger Rag con tutti gli strumenti sostituiti da schiaffi di intensità variabile. La risposta è: NO. Non lo sono. Non sono canzoni, intendo. Non sono pensate per piacere a chi ascolta musica: sono un pretesto per tenere lì per mesi i fighettini di quest’anno, ma in realtà come nel Grande BRO e nell’Isola dei BROmosi, sono la scusa per vederli dimenare come marionette e dimenticarne il 95% già a settembre. A Maria e al suo pubblico, e a centinaia di laureati che scrivono per siti di gossip e tv, interessa principalmente che si tocchino e pasticcino e frughino davanti a tutti. Se poi qualcuno ascolta pure le canzoni, ben venga. Ai ragazzi sta benissimo, hanno capito di essere in Black Mirror e scodinzolano, questo è molto più di quanto riceverebbero studiando Omero e i suoi déi. Poi, per quanto poco possa valere la pena, anche il critico più idiota – e io ho tutte le carte in regola per la carica – non può non cogliere al volo gli ingredienti ricorrenti del brodo di BRO: maschietti semi-maledetti, bimbe docili che li assecondano, perdita della verginità (quasi sempre di lei, perché lui è un piccolo ITALIANO vero e già a 5 anni è femminaro), addii melodrammatici alla stazione (dopo la perdita della verginità), i soliti riferimenti a nuvole e meteo, un italiano vezzosamente fracassato in stile Achille Lauro, Madame o Carl Brave. Ma quella di BRO è una narrazione sentimentale che dietro la patina di modernità linguistica, studiata con i rivenditori di occhialetti brutti e di camiciole aberranti, ha semplicemente disinnescato l’autorappresentazione femminile (i tempi di Emma e Sandrina) e aumentato il carico di sensualità rispetto all’epoca in cui la compilation si chiamava SCIALLA e consentiva a Federica Camba e Daniele Coro di fondare un nuovo genere, il Neomelenso Defilippico, che come il Jack Torrance di Shining ha vibrato un colpo d’ascia al petto di quel che rimaneva del pop nobile italiano.

DI COSA STIAMO PARLANDO?

  1. Aka 7even: “Hai la faccia gialla tipo yellow. Penso troppo. Ho il mio swag, bro. Volo RedBull. Ho una vista sul tuo fondoschiena, yeah, baby è un panorama sulla scena – yeah, muovilo come in una favela, yeah, mentre fai la scema”.
  2. Deddy: “Leggo il tuo nome sui biglietti di un treno. Proprio quando non mi cerchi ti cerco. Le stagioni mi prendono in giro. Poi tutto un casino. Sembra sempre inverno. Mentre il sole scappa via io ti aspetto”.
  3. Esa Abrate: “E ti cercavo tra le nuvole, ti immaginavo qui accanto a me. E sognavo la tua pelle liscia sotto le mie dita, quella risata troppo buffa, la mia preferita. Vorrei tornare a quella notte, accarezzarti mille volte; vorrei tornare alla stazione mano nella mano, guardarti poi dal finestrino mentre mi allontano”.
  4. Leonardo Lamacchia: “Il natale e l’estate, il ristorante cinese. Il natale e l’estate, i vocali di notte. La paura di stare bene, i segreti che ogni volta non diciamo a nessuno”.
  5. Raffaele Renda: “A volte non riesco a stare solo e i pensieri si rincorrono nel vuoto. Ora li tengo in disparte in una scatola a parte. Come i vecchi vestiti che non voglio più addosso”.
  6. Tancredi: “Andiamo a Las Vegas negli hotel a 5 star, senza money ma magari beviamo un po’ e ci sposiamo anche per sbaglio. Chissà se a Las Vegas poi ci prendono per due star senza money magari li facciamo là e ci compriamo un Caravaggio. Io sono ancora quello che fuma e non parla, tu sei rimasta un’altra volta fuori casa. Ti ho raccolto dalla strada una collana. Spero che ti piaccia veramente”.
  7. Sangiovanni: “Mmi fai thernare bbbimboh. Come quando ammàmma mi dava il baccìno prima di andare al letttho. Non ho paura di nnnnulla ma Cupido mi aspetah per farmi uno scherzo di mmerta, lantciarmi una frecia sul peccio! E sarai per sempre la mia lady, rararara, perché entri in puncia di piedi, rararara, e la mia vicia è irregolare come le rockstah, dammi il tuo cuore baby, farò di ce una donna, basciami sulla boca con il rosseccio rosa, per la tua prima volcia”.

Salvo da questa (snobistica) rassegna i due concorrenti già eliminati, nonché La libertad di Ibla perché c’è un limite persino al tempo che posso buttare, e infine Enula, il cui Auricolari è talmente pretenzioso che vedendo lo spezzone di trasmissione in cui Linus è chiamato a dare un giudizio, mi viene in mente il passaggio della sua autobiografia in cui è il 1987 e lui si sente “un pesce fuor d’acqua dovunque mi trovi, suonando musica che non mi appartiene e fingendo un entusiasmo che non ho”. Siccome un po’ di indulgenza nei confronti di qualcuno di questi ragazzi la si trova sempre, credo sia istintivo riservarla a chi prova qualcosa di diverso. Ma una cosa è certa: quando la musica aveva come prerequisito quello di essere bella, tutti noi sapevamo e sentivamo che era irrimediabilmente bella – a volte anche piaciona, ci mancherebbe, ma ti saltava addosso senza tanti complimenti e senza concettualismi su cosa debba fare una #musicaleggerissima. E a proposito,

 

SEDICENTI SINGOLI. So che alcuni perversi tra voi coltivano la torbida curiosità di sapere chi è stato premiato nell’immediato postkermesse, pertanto pur deplorando con vibrante indignazione, vi sottopongo la top 20 in modo da non perdere tempo nel copiare i nomi dei BIG. La performance è migliore di quella dell’anno scorso (9 singoli in top ten), e del resto erano settimane che i discografici bloccavano tutto per poter spianare la strada ai loro CAMPIONI della musica. Dal punto di vista statistico, trovo interessante il podio completamente portato a casa da Sony, che può consolarsi degli imbarazzi del proprio talent X Factor sfruttando il caro vecchio marcescibile format RAI, e mettendo in testa ben tre nomi che hanno spaccato ai tempi in cui il talent che spacca, spaccava. Gli imperatori della galassia, cioè Universal, entrano in top ten solo grazie a due rapper – e chissà se è un segnale che in quegli uffici così eleganti stanno da troppo tempo schifando quella roba che si fa con le note, sapete quella che piace ai boomer, cioè raga, zì – però li capisco, cercare di vendere musica a una generazione alla quale hai devastato le orecchie è una sorta di dilemma etico, e chi ha voglia di dilemmi etici, io no di certo, ho il mio swag, bro. Ma quando YouTube entrerà nelle charts a riequilibrare i rapporti interni, scopriremo tutti che in questo Paese il rap ha avuto un’occasione enorme che pochi hanno sfruttato per fare – non ridete – arte.

Resto della top ten. Torniamo ai presunti album, per segnalare che la ex n.1, cioè la Dark Edition di 17 di Emis Killa & Jake La Furia scende al n.9, mentre alle spalle della compilation Sanremo 2021 c’è l’album di Mace, che – fun fact – con la cara vecchia separazione tra compilation e album, oggi sarebbe n.1. Al n.4 c’è Capo Plaza ed entra al n.5 La Rappresentante Di Lista. Non è un’impresa fragorosa, è sostanzialmente l’unico album nuovo uscito dopo la Prestigiosa Vetrina. Comunque, è la prima volta che il la Rappresentante viene rappresentata in classifica in dieci anni di attività, e questo va a dimostrare che quando quelli della Sony scrivono sulla macchina di Amadeus con una chiave inglese “QUESTI VEDI DI METTERLI TRA I BIG, INUTILE VERME”, lo fanno perché colgono lo zeitgeist. Sempre in quota Sony, rientrano in top 10 Il ballo della vita dei vincitori Maneskin (n.6) e il repack di Feat di Francesca Michielin (n.7). Al n.8 c’è Gazzelle, e al n.10, in uno sforzo titanico per rimanere tra i primi dieci, Sferoso Famoso con l’album più venduto e importante degli ultimi millequattrocento anni.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 100 Positions di Ariana Grande (dopo 18 settimane), Reunion dei Ricchi & Poveri (dopo 1 settimana), Detroit Stories di Alice Cooper (altrettanto) e California di B3n, cioè il debutto solista di Benji l’ex socio di Fede; era entrato in classifica al n.5, ne è uscito sette giorni dopo. Non b3nissimo, B3n. Poi c’è una quantità ragguardevole di album in classifica da più di 100 settimane: si tratta di Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari (101 settimane), Billie Eilish con il suo unico disco (102), Re Mida di Lazza (106), Post Punk di Gazzelle (119), Salmo con Playlist Live (122), Diari aperti segreti svelati di Elisa (124), 20 di Capo Plaza (151) Ultimo con tutta la sua discografia ovvero Colpa delle favole (101) Pianeti (158) Peter Pan (161), e su tutti l’irresistibilimente fastidioso Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 210 settimane fa, e forse destinato, col piccolo aiuto della casa discografica che non aveva pensato a ristampare in tempo un disco che riusciva a vendere da più di quattro anni ininterrotti (…è un mestiere complicato, io ve lo dico sempre) a togliere il record ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende al n.29, The wall scende al n.52, fluttuazione che ci sta. In ogni caso naturalmente tutti gli analisti aspettano il dato relativo al ritorno alla zona rossa. Per quanto mi riguarda, a questo punto vi devo le solite indicazioni di campo ideologiche – e mi sembra evidente che The wall è AstraZeneca, The dark side of the moon è Pfizer, e non c’è modo che riusciate a convincermi che Wish you were here non sia Sputnik.

Grazie per avere letto fin qui, a presto.

 

Una Generazione Senza – TheClassifica, episodio 8/2021

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“We learned more from a three minute record than we ever learned in school” (Bruce Springsteen, No surrender)   Ogni tanto ho la sensazione che abbiamo tutti – e dico davvero tutti – la percezione di cosa stia succedendo tutto intorno. Cioè siamo l’opposto del 

La strada che porta a Plaza, e i problemi delle gatte italiane – TheClassifica ep. 4/2021

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Ben ritrovati. Quanto tempo! Quante cose abbiamo da dirci! Cominciate voi? Ok, va bene, come volete, comincio io. Ma volete che vi parli di rap italiano, o di Pinfloi? Volete burro o cannoni? Posso darvi tutti e due. E lo farò, per Giove! Ma per una volta, iniziamo dagli
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Altri argomenti da conversazione. Zero donne nella top 30 degli album. Ce n’è una nella top 20 dei singoli, ed è la nuova fenomena del pop moscino, Olivia Rodrigo, al n.16. Ma negli album, zero. Cioè proprio nessuna, LOL. Va beh, non è la prima volta. Se ricordo bene era successo anche a novembre. E comunque la colpa di chi è, del patriarcato? Dei boomer? Della destra? Dei media? Del panorama musicale che è pieno di urbanità dappertutto? Fact checking:
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Classifica USA: due album in top 10 (Taylor Swift, Ariana Grande. Mentre Megan Thee Stallion, rapper femmina, è n.12).
Classifica Brexit: tre album in top ten (Taylor Swift, Little Mix e addirittura un gruppo di suore al n.5) (…ma non li salveranno. Non se Dio sente le MIE preghiere)
Classifica Merkel: Zwei album di Frauen nella top zehn: Ina Müller e Daniela Alfinito (non saltate alle conclusioni, è il cognome da sposata, lei è una schlagerona bionda).
Classifica Ridateci La Gioconda: une femme e mezza tra i primi dix: (Aya Nakamura, più Vitaa con Slimane)
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E come vedete sto parlando dei primi DIECI. Da noi, zero nei primi TRENTA. Sono popoli più illuminati del nostro? Non è facile da accettare. Perciò a questo giro mi sentivo pronto ad azzardare una nuova teoria: forse la colpa è – tenetevi forte – del cosiddetto album, o quanto meno, di ciò che ne rimane, in tutti quei pezzi che escono contemporaneamente (con l’aggiunta, otto mesi dopo, di qualche pezzo che non c’entra niente, ma permette di inventarsi una versione deluxe). Col vostro permesso mi sono detto: in fondo a noi ITALIANI interessa ormai soprattutto la #narrazione, cioè le canzoni possono fare anche uno schifone imbarazzante, ma l’approvazione per l’album sottintende l’approvazione per il personaggio che ci racconta che viene dalla strada e che tutti sono invidiosi e il successo è solitudine però ci sono i bro e i fra. E in fin dei conti, sembrerebbe quello che tutti gli ITALIANI ormai vogliono sentirsi raccontare, da chiunque. Da Ultimo, da Sferone, e poi andando a ritroso in questi anni da J-Ax e Fedez Comunisticolrolex così come da Emma Marrone e pure da Elettra Lamborghini che sì, dai, pure lei più o meno viene dalla strada ad honorem e non a caso tutti sono invidiosi, e del resto pure IO vengo dalla strada e tutti sono invidiosi e io mi sento solo come un cane stupido ma so che ci siete voi, bro e fra e sista e cugi – e forse, ecco, ci vuole un album per dare consistenza a questa narrazione, i singoli non la possono puntellare. E per qualche bizzarra questione di aspettative, ai maschi si concede volentieri un album monocorde in cui ripetere sempre le stesse cose (ogni riferimento ad alcune superstar della nostra canzone d’autore è voluto. Ma non sono più così scemo da fare nomi, arrangiatevi). Mentre a una donna, fosse anche Baby K, è più difficile lasciarlo passare. E gli album delle donne di sesso femminile in gonnella, la gente non li ascolta. Che facciano, al massimo, i loro featuring nei pezzi dei maschioni – la loro #narrazione dev’essere quella… Beh? Cosa dite? Teoria che sta in piedi? Non ci sta? Non preoccupatevi, se cade sul proprio sedere non mi offendo di certo. Ma prendiamo ora
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Il numero uno. Plaza di Capo Plaza per quanto mi riguarda è un buon disco. Se non ve la menate troppo con le parole (…una volta credevamo che nel rap fossero importanti. Ma ci sbagliavamo), tra musica e flow c’è un’ansia alla quale mi sento istintivamente di credere. E non so come dire, non ci sento quello strato di compiaciuta pallosità che il 90% dei PRODUCERS italiani spacciano per fighissima, finendo per convincere se stessi (…e un’orda di giornalisti musicali ipergiovani che sulla strada dovrebbero starci veramente, ma in mezzo alla carreggiata, al buio, vestiti di nero e con un secchio in testa). I primi pezzi sono faticosi da ascoltare perché uno tende a dare peso alle rime che sono sempre quelle, e quindi lui viene dalla strada, e sono tutti invidiosi, e ci sono i bro e i fra e il successo che però è un po’ triste. L’autonominato Giovane Fuoriclasse non si cura troppo di essere originale per convincere gli ascoltatori, tanto sono già convinti, vogliono già crederlo, è la premessa che li ha portati lì, quindi perché perder tempo con le parole per dirlo? Ma la musica e il flow ci sono, tant’è che alcuni di quei big che è andato a prendere per fare il grosso (Gunna, Sferoso Famoso, A Boogie Wit Da Hoodie) fanno una misera figura, descansateve niños. Ogni tanto una traccia fluisce nella successiva, come se il 22enne Luca D’Orso da Salerno non volesse perderci per strada – sempre la strada, la strada, c’è solo la strada, che ne sappiamo noi di un campo di grano. Tant’è che c’è un pezzo che si chiama (tanto per essere didascalici) Street. Contiene un campionamento da Dilemma di Nelly, con tanto di Kelly Rowland che fa “Oooh!”, uno dei dieci pezzi più famosi della storia del rap: dev’essere costato quanto tutti i proventi dell’album precedente di Capo D’Orso, intitolato 20, attualmente al n.35, uscito 145 settimane fa e da allora in classifica (fanno due anni e mezzo). Considerazione che ci porta di gran carriola nella sezione
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Lungodegenti. Come il citato disco di Capo Plaza, sono in classifica da più di 100 settimane anche Re Mida di Lazza (esattamente 100), PostPunk di Gazzelle (113), Playlist di Salmo (116), Diari aperti/Segreti svelati di Elisa (118), Pianeti (152) e Peter Pan (155) di Ultimo. Poi c’è un disco in classifica da più di 200 settimane, ed è il segnetto ÷ di Ed Sheeran, pubblicato 204 settimane fa. E tutto questo, non so se ci siete già arrivati o lo avete letto altrove, implica che proprio nella settimana in cui è caduto il Governo Conte, è caduto – dopo 220 (duecentoventi) settimane anche The dark side of the moon dei
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Pinfloi. Qualche giorno fa, mentre ero in mezzo alla strada, insieme ai miei bro e i miei fra, a sentire tutta la solitudine del mio successo, mi ha telefonato la redazione di una radio per chiedermi conto dell’uscita di classifica del prismone del 1973 con su Money e l’Eclipse e il lunatic in the grass. La speaker mi ha brillantemente introdotto agli incolpevoli ascoltatori come “Sentinello di The dark side of the moon”, e lì ho iniziato a ridere scompostamente perdendo, presumo, ogni autorevolezza (e se credete che vi dica di che radio sto parlando per andare a cercare una registrazione, siete dei great illusi in the sky). Ma con il piglio di chi cerca di dare un senso a quello che fa nella vita, ho fatto presente agli attoniti ascoltatori che The dark side of the moon era in caduta libera già da qualche settimana, e incredibilmente era uscito dalla top 20 dei vinili – e vi faccio presente che è stato per quattro anni il vinile più comprato dagli ITALIANI. Cos’è successo, allora? Ovviamente ho una teoria. Che si appoggia barcollante sul fatto che The wall è ancora in classifica al n.59 che se la ride (…beh, relativamente) e tra i vinili si trova al n.8 (sul podio dei 33 giri ci sono Capo Plaza, Samuel, e Harry Styles). Lasciando da parte per una volta la disposizione d’animo completamente opposta dei due dischi, che in un’epoca più cupa finisce per giocare a favore di The wall, forse c’è anche la possibilità che The dark side of the moon, anche come vinile, subisca il momentaccio dei negozi, essendo anche (o forse soprattutto) un oggetto che la gente ama prendere di persona, tenere in mano, portarsi a casa e coccolare con gli occhi. Prenderlo su Amazon, non ha nessun valore emozionale. Su Amazon puoi casomai comprare The wall, che peraltro è anche contento, se non provi emozioni in sua presenza (lo conosco, è fatto così).
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Resto della top ten. Ridiscende al n.2 Sferoso Famoso, mentre Medioego di Inoki, che aveva debuttato al n.2, è già slittato al n.28. Restano al n.3 i Pinguini Tattici Nucleari, la band principale del lockdown, tanto che hanno un disco anche al n.9. Sotto il podio, al n.4 c’è Ernia e al n.5 i rapper della Sony (…ameranno molto questa definizione) con Bloody Vinyl 3. Poi al n.6 entra Samuel, e al n.7 c’è un disco non ITALIANO (quello di The Weeknd, uscito 45 settimane fa), al n.8 Persona di Marracash (65 settimane fa). Chiude la top ten il meglio dei Boomdabash. E non è un disco vuoto.
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Sedicenti singoli. Al n.1 La canzone nostra, di Mace, Blanco & Salmo, la prova che se il rap italiano vuole può essere lagnoso come la musica leggera che mandava RadioRai negli anni 70, ed è suo diritto esserlo. Tra i primi dieci ci sono sette brani di Capo Plaza, guidati da Non fare così, al n.2; è un pezzo del tutto privo di featuring e tutto sad perché yeah, è finita con baby, e ognuno è andato – non lo indovinereste mai – uoh, uoh, per la sua STRADA.
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Non benissimo. Gente, non so se ve ne ho già accennato: mi hanno tolto The dark side of the moon. Mi sento come se il nucleo del pianeta Terra fosse uscito per andare a fare un giro. Con chi posso sfogarmi? Provo a concentrare tutte le mie frustrazioni su chi dovrebbe avere motivo di essere più frustrato di me perché il suo #progetto non è andato benissimo in classifica. Per esempio, Ariana Grande il cui singolo è n.2 in USA, mentre da noi è entrato al n.82 ed è uscito subito. Credo dipenda dal fatto che gli ITALIANI non sanno che la canzone intitolata 34+35 dice un sacco di porcherie. Ariana dice che vuole Frequently Asked Questions fino all’alba (se ho capito bene), Doja Cat dice che vuole che la sua gatta spruzzi e schizzi e allaghi e annaffi ovunque (…spero abbia una lettiera enorme) mentre Megan Thee Stallion dice che la sua gatta è rasata e vorrebbe che qualcuno si comportasse da cane con lei. Alla fine torna a chiudere la questione Ariana, che siccome non ha molta fiducia nella scolarizzazione del suo pubblico spiega lentamente che se non ci siamo arrivati, 34 più 35 fa 69, e che vuol farlo anche lei, ci teneva a chiarirlo. Chissà se a risollevare le sorti delle gatte italiane in classifica sarà un singolo con queste vispe istanze. Per ora, Pezzo di cuore di Emma e Sandrina, dopo il n.2 iniziale è subito uscito dalla top 20 ed è al n.22, dove andremo a finire? (ancora più giù, direi). Non che vada meglio alle illustri Billie Eilish e Rosalia, il cui Lo vas a olvidar debutta con un diversamente prestigioso n.74 in classifica.
Concludendo, il singolo Famoso di Sfera Ebbasta, uscito DOPO l’album Famoso, è uscito anche dalla top 100, dopo sole 5 settimane.
E ne sono dispiaciuto almeno quanto voi.
Grazie per aver letto fin qui. A presto.