Tag: Laura Pausini

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

Le autorità non lo dicono, ma la #musicaITALIANA e l’#album sono tra le vittime del Coso.

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

La musica più ascoltata in Italia nei primi sei mesi del 2019. Il Governo del Cambiamento vende un po’ meno, ma la concorrenza non c’è più.

Sono stato a Fregene con Coez – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 11

Sono stato a Fregene con Coez – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 11

«Pazienza se a qualcuno sembreremo provinciali da film di Vanzina. Non è colpa nostra, del resto. È Roma che è troppo grande, troppo tutto. È che ci basta un unico piano sequenza affacciato sul Tevere come nel video di Stanza singola per ricordarci che tutto questo è eterno. Sopravvivrà a noi, alle nostre partite a padel, alle chiacchiere sulla politica, ai gommoni che aspettano la primavera per filare dritti fino a Ponza, ai flirt con le pischelle di Roma Nord…»
(Pierluigi Pardo, prefazione a Mamma Roma di Mattia Marzi)

Quindi a Roma si sgamano l’un l’altro dalla parlata. Amazing. O meglio: ammazza. Io sono anche stato a sentirla, Pilar Fogliati nel video virale della settimana, impostosi nella nazione malgrado (o grazie a?) il localismo implicito. Ma ho notato una variazione giusto quando ha iniziato a toccarsi i capelli. Poi, lo so per esperienza che anche molti romanesi (cit.) faticano a distinguere l’accento ligure da quello torinese o friulano, però il punto è che ancora nel 2019 l’inflessione è parte della narrazione, e che come ai tempi di Enrichetto Montesano o Paolo Panelli (o Renato Pozzetto, per portare la cosa fuori dall’Urbe) lo strascicamento è il sottotesto della comunicazione. Ma ammetto che ignoravo che a Roma possa evocare addirittura il quartiere: dove sto io, puoi al massimo smascherare il brianzolo in Morgan, ma devi essere molto allenato (o molto guardingo nei confronti dei brianzoli. Come dovrebbe essere il mondo intero). Quanto mi sarò perso di due che ho ascoltato tanto come Silvestri e Fabi, evidentemente appartenenti a una generazione con meno ansie “local” pur essendo inconfutabilmente romani?

E mi viene il dubbio che in una fase in cui l’appartenenza urbana è così cruciale (non c’è rapper di cui non sia noto il quartiere, li so pure io) forse mi sto perdendo almeno una cinquantina di sfumature del New Friccicore della capitale, e altrettante di Silvano Albanese in arte Coez, insediatosi n.1 putacaso al posto del milanese Rkomi. Perché in primo luogo non è nativo di Roma, ma adottivo. Così mi chiedo: la cosa si sente? Come si declina, nella poetica piacionista che persegue da anni e sulla quale era, ora lo so, in anticipo sugli altri colleghi all’epoca invischiati nel rap? Quanto è diverso già vocalmente, il suo piacionesimo arruffato, dal piacionesimo arruffato di Tommaso Paradiso o Calcutta? Do per scontata in ogni caso l’approvazione geografica di Niccolò Contessa dei Cani, suo produttore, che in un’epoca ormai lontana fu protagonista, come Il Deboscio a Milano, di una breve ma fortunata era di antropologia del quartierino. Quel che è certo è che il romanticismo stropicciato e urbano di Coez è vicino alla perfezione, la sua padronanza nel produrre rime di sentimentalismo contemporaneo, maschio ma vanigliato, fa a pezzi sul loro stesso terreno due cantori del meteo che lo hanno preceduto di una generazione social, Giuliano Sangiorgi e Kekko Silvestre. L’album È sempre bello brulica di esempi, ne scelgo due tra i più teneri e ribbélli:

“Fuori c’è un sole che spacca il culo
E com’è che ogni nuvola che vedo sembra il tuo cuscino? Ci voglio fare un giro
Là fuori c’è un mondo che
Sta sul cazzo anche a te
E se ogni nuvola la vedi sempre più vicino, aspettami che arrivo, oh-oh”

Non solo: nel mare dalle infinite onde (“io ho la mia”) e la “Polvere di steeeelleee e mille caramelleeee”, spunta come un faro

“Amare te è facile
Come odiare la polizia
Sai, le canzoni non vanno mai via
Questa è la tua, sarà sempre qua, per quando la vorrai”

Inciso. Ho scoperto da un’intervista a Rollinstò che Coez è ancora nervoso per una mia recensione del 2013. «C’era un pezzo, La strada è mia, che è stato stroncato da quella recensione. Se quel pezzo, uno dei miei meno ascoltati, fosse uscito in Inghilterra avrebbe spaccato. Non voglio essere indelicato ma tanto i risultati parlano chiaro, indipendentemente dalle recensioni. Rolling Stone è un giornale figo, vedo pagine e pagine dedicate a Laioung e Izi. Se poi però vedo un trafiletto così dove si parla male del mio disco, permetti che mi gira il cazzo?»

Non posso più rispondere a nome di Rollinstò ma solo a nome della mia ridondante persona – e la risposta è: “No, non permetto che NO” (semicit.). Ti devi pigliare tutto insiemez. Specie se nei testi ti piace fare il furbetto del quartierinoz. Se scrivi “Esco fuori con gli occhiaaali pure quando non c’è il sole, mi sento vivo soltaaanto quando intorno a me c’è tanto rumore”, ti toccano sia i cuori su facebook che le recensioni sarcastiche. Che poi alla fine, è ben vero che “i risultati parlano chiaro” e oggi i giornalisti musicali ti portano la marmellata con le orecchie: giusto così e nessun problema da parte mia. Ma sullo spaccare in Inghilterra, non è che di questi tempi lassù spacchi fior di roba, eh.

Cionondimeno, accanto al riconoscimento della maestria nel dosare fregnacce e coolness, cosa che non riuscirà mai a Tommaso Paradiso, un’altra cosa che apprezzo veramente di È sempre bello (l’album) sono gli arrangiamenti. Non sempre, perché Domenica è un buon esempio di quando Contessa porta il suo citazionismo anni 80 dritto nei jingle di Aiazzone – ma la chitarra alla Massimino Riva, filtrata come fosse suonata dentro una vasca da bagno mi troverà sempre favorevole. E mi renderà più sopportabile soccombere a una guerrilla urbana che, come mi insegna il comunicato stampa, è

Tenete a mente questa faccenda di Milano e di Roma: tornerà utile. E non solo perché “Stamattina con il sole era bella anche Milano”. Che è una frase (piaciona) al n.1 tra i

Sedicenti singoli. Giacché Coez è numero 1 anche qui: È sempre bello (il singolo) dopo 12 settimane viene ricatapultato in cima alla hit-parade grazie all’uscita dell’album, superando Calma (Pedro Capò feat. Farruko), Per un milione (Boomdabash), Con calma (Daddy Yankee feat. Snow) e Soldi (Mahmood). Ne approfitto per accorgermi insieme a voi che il rap in top 10 non è più così debordante: in questo momento ci sono giusto Sfera Ebbastez e due pentiti come Coez e Ultimez – e non se ne parla volentieri, ma I love you di Ghali sta andando proprio mali. In compenso c’è qualcosa di molto strano, continuo a non vedere tra i primi cento il singolo di Laura Pausini e Biagio Antonacci e non riesco a darmi pace. In ogni caso torniamo agli album e al

Resto della top 10. Podio completamente rinnovato: alle spalle di Coez il ritorno dell’altrettanto romana FiorellaMannoiez, che dopo tanto impegno va al n.2 col suo album Personale, che immagino prevalga sul politico. Al n.3 la romana Billie Eilish, versione goth della principessa Elsa per la generazione cresciuta con Frozen. Il podio della settimana scorsa trasla di 3 posizioni esatte: Rkomi, MiticoLiga e Bohemian rhapsody occupano le posizioni 4, 5 e 6; completano la prima diecina Ultimo (che rischia di ritrovarsi a breve con TRE album tra i primi dieci, credo non succedesse dai tempi dei Duran Duran), ancora i Queen e Lazza. Quest’ultimo e quest’Ultimo in arrivo mi fanno venire in mente che nel 2019 sono andati al n.1 quasi solo romani e milanesi, nativi o d’adozione. Fedez, Iramez, Ultimez, Lazzaz, Ligabuez, Rkomiz, Coez. Di stranieri ovviamente non se ne parla. Vista così sembra proprio una nazione urban, con MiticoLiga ultimo baluardo della provincia, che pure da Battisti a MiticoVasco ci ha dato tanto. Urban ma non cosmopolita, perché poi all’abbassarsi dell’età si cavilla sempre di più sui quartieri, quello è di Prati, lei invece di NoLo, comunque San Basilio, sì ma Lambrate, e via cercando pateticamente un bandolo nella ma(ta)ssa. O dipenderà dal peso di Roma e Milano nell’utenza Spotify? Continuo a fare domande – voi non state lì annichiliti, rispondete qualcosa. Una roba qualunque, tanto nessuno sa come funziona Spotify: è come Dio, però svedese.

Altri argomenti di conversazione. Anche tra le nuove uscite che mancano la top 10 per pochissimo ci sono un romano, Quentin40, di cui nessuno parla (n.11) e la milanese Myss Keta, di cui tutti parlano (n.12). Escono dalla top ten Nayt, che precipita dal n.9 al 33, Lady Gaga, Mahmood (dal n.8 al 16, sta a vedere che davvero Salvini gli porta sfiga come al Milan). Escono del tutto dalla classifica Vengo in pace di Nesli, dopo una sola settimana (era entrato al n.28), così come è durata sette giorni la permanenza di Giovanni Truppi, Apparat, Ketama126. Salutano infine i Dream Theater dopo cinque settimane e Federica Carta dopo sei settimane. Quanto agli album di più lunga permanenza, i tre centenari sono così vicini che vi mandano un selfie dal centro della classifica – e guardate chi c’è sotto di loro.

Miglior vita. Sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di mense scolastiche, ovviamente sono i Queen a fare la voce grossa ma a tutti noi quello che preme è la posizione di Nevermind e sono felice di comunicarvi che dal n.99 risale al n.78, l’anniversario della morte lo ha rivitalizzato.

Pinfloi. The wall rimane granitico al n.56 mentre The dark side of the moon sale al n.43, in generale è un buon periodo per entrambi, a me piacerebbe vederli in qualche reality ogni tanto, secondo me The wall se la caverebbe bene nel Grande Fratello, già me lo vedo con gli occhiali neri che nascondono lo sguardo ‘nténzo, flirtare con la figlia dell’ex sindaco di Roma, perché sarà peffòrza na pischella di Roma Nord, e filare con lei fino a Ponza cantandole N’artro mattone de ‘sto muro o Confortevolmente ‘mbecille.

RAPPORTO aMARGINE 2018. La superclassifica di un po’ tutto (aka: l’ANALISONA)

RAPPORTO aMARGINE 2018. La superclassifica di un po’ tutto (aka: l’ANALISONA)

Presunti album, sedicenti singoli, ascolti radio, concerti, persino i vinili perché sapete, sono tornati di mo- ah, ma andiamo.

Classifica Generation. Stagione III, episodio 1. Buon anno

Classifica Generation. Stagione III, episodio 1. Buon anno

Contiene: i migliori anni delle vostre vite.

Classifica Generation, stagione II episodio 5. Governo Pausini

Classifica Generation, stagione II episodio 5. Governo Pausini

Laura Pausini con l’album Fatti sentire si trovava al n.1 in Italia il 16 marzo, subito dopo le elezioni. Dopo nove mesi di Governo del Cambiamento, Laura Pausini si trova con Fatti sentire ancora al numero 1. Certo, è pur vero che in questi nove mesi solo due persone più anziane di lei sono salite sul gradino più alto del podio, e sono Mina ed Eros Ramazzotti: di fatto, qualcosa è cambiato, nelle charts hanno preso il potere tutti questi giovani ministri che un paio di anni fa non avevamo mai sentito nominare (e qualcuno pure adesso, eh). Se si eccettua un paio di rapper senatori (Eminem, Gué Pequeno) il 2018 ha portato la classifica degli album FIMI verso i 20enni. Un po’ con le cattive, forse, ma chi sono io per discutere il rimodellamento volontario di un intero comparto industriale. Se il cambiamento nella percezione dato dalle nuove metodologie gli porta anche soldi, hanno ragione loro.

In ogni caso ci vorranno ancora due settimane prima di avere la visione definitiva: la settimana che si chiuderà il 21 dicembre ci porterà il dato non roboante ma non trascurabile sui compact disc più regalati per Natale. Va sottolineato che il primato della diva è stato ottenuto ai danni dell’ex numero 1 Marco Mengoni, che pure si è sbattuto non poco nella seconda settimana di vita del suo Atlantico: si è manifestato in firmacopie a Pontecagnano Faino, a Bari, a CIttà Sant’Angelo, a Perugia, a Ravenna – mentre Lady Pausa non ha fatto alcun instore. Le è bastato schioccare le dita, perché i fan comprassero la nuova versione di un disco che la settimana precedente si trovava al n.56; lui si accomoda al n.2.
Ma per ora vi rivelerò un paio di cose delle quali solo un vero ossessivo può accorgersi. La prima è che ci sono due album che sono tornati in testa alla classifica a fine anno in edizione speciale dopo esserci stati a marzo: sono quelli di Benji & Fede e Laura Pausini, a dimostrazione che puoi vendere lo stesso prodotto due volte allo stesso pubblico qualunque sia la sua età: l’importante è il rimodellamento, il senso di avere qualcosa di DELUXE.

(faccio un esempio del tutto a caso – quanta gente ha la sensazione che l’attuale Grande Capo dell’Italia sia in fin dei conti un soggetto nuovo, quando sono già 15 anni che il lazzarone ormai miliardario è stato eletto al Parlamento Europeo?) (la verità è che quello al n.1 adesso è il Salvini DELUXE) 

Ma non finisce qui! Se comunque volessimo sostenere che Benji&Fede e Lady Pausa sono stati al n.1 con prodotti diversi, io rilancio e vi dico che possiamo aggiungere agli artisti che hanno ottenuto questo risultato anche Irama (il 1 giugno con Plume, il 19 ottobre con Giovani). Ed è un risultato che è stato ottenuto solamente da artisti Warner. Immagino che se non siete addetti ai lavori la cosa non vi susciterà particolari curiosità. Non so darvi torto, l’ho fatto notare solo per riaffermazione machista del mio signoraggio sulle charts italiane, per intimidire la concorrenza. Sì, sono il rappuso delle classifiche.

Resto della top 10. Va detto che sono scattati diversi reboot natalizi (e non vengono tutti da Warner): Possibili scenari per pianoforte e voce di Cesaretto Cremonini torna al n.3 (dal n.42 di Possibili scenari), mentre Rockstar (Popstar edition) di Sfera Ebbasta si accomoda forse un po’ più basso del previsto, al n.4 (la sua versione gennaio-novembre, Rockstar, era n.14). Con l’approssimarsi delle Feste la top 10 alza la sua età media: dietro a Salmo (n.5) e ai Maneskin (n.6) tengono botta Mina, Eros Ramazzotti, i neoentrati Coldplay con il Live in Buenos Aires, e Giorgia.

Altri argomenti di conversazione. Gli album che escono dalla prima diecina lo fanno in modo un po’ rovinoso: Capo Plaza passa dal n.7 al 22 (ma era lì da un bel po’, a onor del vero), Renato Zero dal n.6 al 25 e Gazzelle dal 9 al 34 (ambedue erano usciti invece sette giorni prima), mentre la versione DELUXE di Carl Brave scende in sette giorni dal n.10 al 39.
Tra gli album che escono dalla top 100, Liberté di Loredana Berté, dopo 10 settimane, Ernia dopo 11, Travis Scott (ex n.1) dopo 18 settimane, il live di archivio di Neil Young dopo una.
Debutto al n.21 per la ristampa di Ma cosa vuoi che sia una canzone di MiticoVasco, al n.29 per LP (un po’ basso, eh), 68 per Van Morrison e 73 per Gigi Finizio.
Gli album con oltre 100 settimane di militanza in classifica sono sempre tre: Hellvisback di Salmo (149 settimane), The dark side of the moon (110), VascoNonstop (109).

Sedicenti singoli. Torna al n.1 Salmo, stavolta con Il cielo nella stanza (feat. Nstasia), togliendo il primato a #HappyBirthday di Sfera Ebbasta; Salmo e Sfera si dividono la top 10 eccetto per i Maneskin di Torna a casa (n.3) e Anastasio che scende al n.4. In tutto questo, dopo tre settimane di permanenza, La verità di MiticoVasco è uscita dalla top 100. Curiosamente, è il brano più trasmesso dalle radio italiane secondo EarOne. Questo ci dice un sacco di cose: che il POPOLO la sta già sentendo per radio, non ha bisogno di sentirla in streaming. Che il POPOLO di MiticoVasco è più legato alle radio che allo streaming. Che il POPOLO non ne può più di sentirsi martellare da La verità per radio, quindi la rifugge su Spotify e soci.
Qualunque sia la vostra personale sensazione, vi faccio presente che su YouTube invece il video è andato bene (3,6 milioni di visualizzazioni). Quindi ok il gap tecnologico ma non del tutto, no? Certo, c’è da dire che su YouTube puoi VEDERE il Komandante. Lalalalalala, fammi vedere!!!

Miglior vita. In classifica ci sono undici album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Off-White x Nike Air Force 1 “Black” & “Volt”, le tanto attese colorways al prezzo di 170 euro. Alla testa del manipolo i Queen, con la colonna sonora di Bohemian rhapsody al n.11 ma anche la Platinum collection al n.13. Però non crediate che la fascinazione per i cari estinti sia solo degli anzyani, c’è XXXTentacion in classifica con due album.

Pinfloi. Wish you were here RIENTRA al n.86. Entra, esce, entra, esce, entra, quanta indecisione, a riprova che il languore per l’assenza di un’opposizione è intermittente. Sale di una posizione The Wall (n.44), piccola impennata di The dark side of the moon verso il n.37, in corrispondenza con l’atteggiamento più conciliante del governo – e quindi anche del POPOLO – nei confronti dell’Europa. “With, without. And who’ll deny it’s what the fighting’s all about?”

Marginalità – Cantanti italiani e (…senza offesa) impegno nel 2018

Marginalità – Cantanti italiani e (…senza offesa) impegno nel 2018

Le popstar italiane una volta avevano delle opinioni. E magari le hanno pure oggi – ma pagano dei manager perché le stronchino sul nascere.

Noi, Noyz and all the Boyz – Classifica Generation, Episodio XIX

Noi, Noyz and all the Boyz – Classifica Generation, Episodio XIX

Per dire, da ragazzo Ambra mi pareva insulsa e scema, quindi ero vecchio e non capivo i giovani.

Mina mena! – Classifica Generation, episodio XVIII

Mina mena! – Classifica Generation, episodio XVIII

«Io non capisco là fuori
Io non capisco l’industria
Io non capisco il banchiere
Io non capisco se il disco è come tu lo volevi
Io non capisco ci credi?
Io non capisco mi segui?
Io non capisco ti vedi?»
(Cosa avevi capito?, FF)

A quanto pare, sono stato chiuso un mese.
Chiuso in me stesso! Chiuso nella mia gabbia adorata, chiuso come una testuggine testona, per crescere, per capire come darvi di più, come compiacervi – giacché l’ultima volta mi avete messo solo 19 like, branco di farabutti versipelle. Oddio, non che mi cambi molto, 19 o 91, tanto l’Amministratore Delegato di aMargine sono io e sono un amministratore illuminato. Davvero. A costo di puntarmi in faccia i fari. Non mi pago certo in base ai like (essendo un po’ il mio fiore all’occhiello), laonde mi sono concesso un mese di pausa. Poi mi sono invitato a pranzo e mi sono detto: “Può anche darsi che il pubblico in questo momento non senta necessità delle tue vibranti analisi”. E mi sono risposto, piccato: “Ma se è così, cosa vogliono? Che indichi il nuovo su cui precipitarsi per poter accusare gli altri di essere vecchi? Che scriva titoli gratuitamente volgari come il Miserocefalo? Che scriva pezzi più corti perché non hanno tempo, devono andare a fare le battute e i meme? Che scavi loculi nelle nicchie? Che mi metta a sarabandare di supporti, di tecnologia? Potrei farlo, a me interessa anche”.

Ma chi lo sa in fondo cosa è interessante oggi, no? Siamo così tanti, a scrivere, e siamo così tanti a commentare (…non ho detto a leggere) e appena metti fuori la testa vieni assalito da tutti questi scriventi, tanti illeggibili, tanti imperdibili. Ah, che epoca mirabolante, voi vorreste forse viverne un’altra? Vi dirò, io per nulla al mondo. Voglio vedere questa come va a finire. Avete letto per caso una delle tante interviste a Virginia Vallejo, la giornalista amante di Pablo Escobar? Lui era un assassino criminale che dovrebbe stare in galera pure da morto, però la riempiva di gioielli e vestiti firmati, però la stuprava e menava, però si sono incontrati duecentoventi volte (però, che memoria), però «Se non lo avessi incontrato oggi sarei una di quelle vecchie giornaliste che girano per Miami e sono acide con le giovani». E Marta Serafini del Corriere le chiede come abbia potuto farsi sopraffare e umiliare così a lungo. Lei risponde che voleva «vedere come sarebbe andata a finire questa storia».
Capite, è l’elevazione della barzelletta di Pasquale a stile di vita.
(gosh, scusate lo spoiler se non sapevate la Barzelletta di Pasquale)
Ma non siete così anche voi? Non siete curiosi di sapere come va a finire?
Per fare un esempio, i dischi che si vendono OGGI. Quest’anno, la FIMI non ha comunicato nulla sul volume di affari della discografia italiana. Lo aveva sempre fatto. Anche solo per dire “Ehilà gente, c’è più streaming, c’è meno streaming, più cd, meno cd, più acqua, meno acqua”. Che non abbiano finito di contare? Forse tutto dipende da una persona che mentre noi siamo qui, sta contando gli streaming a mano, a uno a uno, di casa in casa.
Così io cucino coi dati che ho. Che mi dicono che nel 2018 nessuno ha tenuto il n.1 più di una settimana eccetto Sfera Ebbasta. Abbiamo avuto, su 13 settimane, 10 album diversi in testa (è l’anno più instabile del decennio) e parlo anche di pesci grossi: Laura Pausini, Benji & Fede, Ermal Meta. E adesso Mina, che peraltro non andava al n.1 da undici anni.
Tutti regni durati sette giorni.
Cosa vorrà dire?
(ah già, dovrei dirvelo io)

Intanto, che ci sono state più uscite importanti, perché è meno importante uscire a ridosso di Natale, e più proficuo uscire nei primi mesi dell’anno a ridosso dei tour. E vedrete quando anche da noi lanceranno il bundle biglietto+cd che negli Usa ha riportato ai primi posti gli album del 2016 di Bon Jovi e Metallica.
Poi, ho la minuta sensazione che alla fine, nell’ennesimo riparametramento cd-streaming, il secondo non sia divenuto così preponderante come pensavamo. Abbiamo avuto tanti rapper al n.1, ma i rapper e ora i trapper sono anni che vendono anche in Italia un bel po’ di cd (“formato fisico”, come dicono quelli di cui potete fidarvi).
Prendiamo la classifica di questa settimana. Mina n.1, seguita da Laura Pausini con tutto il suo corpo diplomatico. Al n.3 entra Vegas Jones, un altro virgulto di Cinisello Balsamo (che evidentemente sta mettendo a frutto la sua modernissima Biblioteca Pertini). Dal 23 al 29 marzo il suonatore Jones ha presenziato in 14 megastore diversi, per esempio il pomeriggio del 25 era sia alla Feltrinelli di Genova che in quella di Torino.
(non contemporaneamente. La prima alle 14, la seconda alle 18)
Al n.4 debutta L’amore e la violenza vol. 2 dei Baustelle, che si sono fatti Genova-Torino il giorno prima di Jones, e la combo Bologna-Firenze il giorno dopo.
Al n.5 entra invece Mezzosangue, che è il primo di quelli che non hanno fatto firmacopie, e aggiungiamo pure che non ha una major dietro – quindi per quanto io sia abbastanza sicuro che i suoi cd li stia vendendo, non credo di sbilanciarmi troppo se dico che di tutta la top 10 è quello che conta di più sulla performance con lo streaming.

Cosa voglio dire con questo? Niente di particolare! In realtà, era solo per confondervi con un po’ di informazioni per glissare sul disco di Mina. Ritengo sia la prima volta che non ascolto un disco che va al n.1 in Italia. Bene, lo so che non è professionale
(ma come mi ricorda il direttore di aMargine sto scrivendo agratis, cosa che non è professionale nemmeno lei)
ma non mi interessa proprio il 74mo album della Signora, forse il 50mo che vede alla direzione artistica Massimiliano Pani, uno che non faccio per dire, ma da quando aveva 16 anni scrive canzoni per Mina, più bigliettodavisita di così. 
(non sapevo invece che Pani fosse così ricercato, oltre che da Mina, da Rai e Mediaset per le musiche delle fiction) (sostanzialmente fa musiche per Mina e per le telenovele italiane) (…vedete già, lì dietro quel muro, il collegamento simbolico in agguato, vero?) (no, meglio fare un passo indietro)
Mi scuso anche coi suoi autori, so che è per questa presunzione che perdo le elezioni, ma c’è troppa roba da ascoltare per sentire ancora un’interprete che conosco – diciamo così – un po’ bene,  e della quale sono pure riuscito, per motivi anagrafici, a vedere gli ultimissimi anni di immagine pubblica (correndo poi a rivedere gli anni precedenti nelle teche Rai, e a leggere le folgoranti interviste raccolte in Mina Talk di Ferdinando Fratarcangeli). L’album Maeba ha preso buone recensioni, e io mi fido. Poi, metteteci che Pani è andato da Fazio, che a ‘sto giro un sacco di critici sono stati invitati a Lugano nel caveau della Signora; che è sbarcata su Twitter, che è testimonial vocale TIM e non mi meraviglierei che su TIMMusic andasse fortissimo. Quindi insomma, la peraltro schiva Laura Pausini si sarà fatta una ragione dell’aver ceduto il trono alla Storia della Canzone Italiana.
(LOL, sono sicuro di no invece, me la immagino blu dal fastidio)

Resto della top 10. Scende al n.6 Tedua, ex n.2 ma anche n.1, scende al n.7 l’altro Cinisellese (o Cinese, da Ciny) Sfera Ebbasta, album più longevo tra i primi dieci con tutto che è uscito solo a gennaio, per ribadire la vorticosità di cui vi dicevo prima. Scendono al n.8 Benji & Fede, che forse avevano fatto meglio nel 2016 (sta a vedere che ormai bastano due anni per il ricambio generazionale). Al n.9 Ultimo, al n.10 Ermal Meta.
Toh, tutti italiani.
Ah no, giusto: Mina è cittadina svizzera.

Altri argomenti di conversazione. Nel gennaio 2017 il vol.1 di L’amore e la violenza dei Baustelle aveva debuttato al n.2. Ed Sheeran è uscito dalla top 10. Così come Max Nek & Renga, e Oi Vita di Jovanotti e il n.1 Usa, XXXTentacion (n.15). Entra al n.32 Boarding house reach di Jack White. Un po’ meglio dei Led Zeppelin (How the west was won, n.39, uscito nel 2003. Pensavo prima) e di Edoardo Bennato (Burattino senza fili, uscito nel 1977. Pensavo dopo). Dopo due settimane è già uscito di classifica American utopia di David Byrne. Ah, se solo lo avesse chiamato My life in the bush of the ghosts vol.2. La nonna della classifica è sempre The best di TZN Ferro, n.51, uscito 174 settimane fa; lo segue a rispettosa distanza Hellvisback di Salmo, con 112 settimane in top 100, attualmente n.59. Non è più tra noi invece A head full of dreams dei Colpdlay, usciti dopo 116 settimane. E a proposito di gente che non è più tra noi:

Miglior vita. Soltanto sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Selvaggia Lucarelli. Li guida Giorgio Gaber, il cui Le donne di ora è entrato al n.16. Però ho come la sensazione che i cari estinti in classifica siano meno vivaci di un tempo. Anzi, se devo dirla tutta mi sa che il 2016 oltre a un centinaio di rockstar ha ucciso pure questo comparto. Ma non ha certo ucciso i

Pinfloi. The dark side of the moon beccheggia al n.34, tra Francesca Michielin e Dua Lipa. The wall scende dal n.47 al n.54, perdendo l’occasione di superare Lo Stato Sociale (n.50). Ma la buona notizia è che Wish you were here scende al n.83 – ci dev’essere disaffezione in giro, persino Hauauìsc, il giovane che abita sopra di me, l’altro giorno NON stava suonando o sentendo Wish you were here: ha preso consapevolezza della palpitante contemporaneità, lo deduco dal fatto che ho riconosciuto ciò che stava sentendo, era l’ultimo di David Gilmour.

Gli avanzi del Natale (Il buongiorno dall’amaca del caffé)

Gli avanzi del Natale (Il buongiorno dall’amaca del caffé)

Le Feste portano giorni ricolmi di tripudio – e chi lo sa esprimere più delle popstar italiane?

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Polemistan 2. Le migliori polemiche del giugno 2017

Tutte quelle diatribe che hanno fatto di noi le persone migliori che oggi siamo.

Il buongiorno dall’amaca del caffé – La guerra per novembre

Il buongiorno dall’amaca del caffé – La guerra per novembre

Ho iniziato a lavorare a margine della musica in un periodo in cui la discografia italiana era un ambiente in cui tutti erano splendidi. Ovunque vi giravate, gente che la sapeva lunghissima! Era magnifico ricevere ogni giorno disamine penetranti e lezioni di vita. Pochi anni dopo, malgrado i tanti uomini e donne di genio che affollavano l’ambiente, il comparto è andato un po’ sott’acqua – e lì tutti i giornalisti hanno preso a scrivere: “Ahaha!, quanta ottusa cecità in quell’ambiente, che incapacità di rispondere alle sfide della modernità” (…laddove invece, i giornalisti – beh, si sa).
Dico ciò perché da qualche tempo osservo con basita fascinazione certi elementi di razionalizzazione: altrove su questo sito marginale ho accennato alle strategie da blitzkrieg detro agli instore tour (mi immagino cantanti, manager e discografici nella Situation Room che spostano divisioni su una carta geografica); ora volevo mettervi a parte di un’altra faccia di questa spietata lotta per la vita: la Conquista di Novembre.
Dovete sapere che i dati di vendita suggeriscono che in Italia la musica si vende nelle stagioni dei cioccolatini. Coi primi caldi i dischi si sciolgono (tant’è che spesso d’estate sul mercato arriva direttamente la poltiglia). E apparentemente anche Spotify (anche se non lo confesseranno mai) (ma nemmeno lo confuteranno, pur di non rivelare nulla – quindi posso scriverlo) ha un calo di zuccheri.
Di norma, da gennaio ad aprile si vivacchia benino – con uno scompenso a febbraio, mese in cui qualcosa pare annichilire ogni piacere per la musica (qualcuno azzarda che l’epicentro sia una località in Liguria). Poi iniziano i guai. I dischi che vanno al n.1 da giugno a ottobre raramente fanno cassa: l’anno scorso Britney Spears, e nel 2015 Madman e Verdena sono andati al n.1 ad agosto e settembre ma con quelle vendite non sono riusciti a entrare tra i 100 album più venduti dell’anno. E a ottobre le cose non vanno meglio: Green Day ed Emis Killa, n.1 in quell’ottimo mese, sono poi rimasti fuori dalla top 50. Sicché, se come rimarca la FIMI il 30% delle vendite si ha sotto Natale, diventa fondamentale prendere posto tra gli scaffali a novembre. E farlo in una settimana in cui nessun altro rompa le scatole per il n.1. Ci si mette d’accordo (quando esistono solo tre major non è difficile) e se si ha l’accortezza di non pestarsi i piedi, tutti vanno a turno al n.1, cosa che garantisce un piccolo trionfo mediatico e socialmediatico e socialdemocratico.
Ecco, per surplus di pignoleria, il calendario dell’anno passato:
 
21 ottobre Benji & Fede
28 ottobre Giorgia
4 novembre Laura Pausini
11 novembre Mina&Celentano
18 novembre Ligabue
25 novembre Marco Mengoni
2 dicembre Tiziano Ferro
 
L’8 e il 17 dicembre non è uscito nessuno. Nemmeno nomi minori di nicchie minori: troppo tardi.
Tutti gli album lassù sono effettivamente andati al n.1 con l’eccezione di Giorgia, alla quale gli outsider Benji & Fede non hanno ceduto il posto. Gosh.
Sei dei dieci album più venduti nel 2016 sono usciti nel novembre 2016 (e tra i rimanenti quattro, due sono usciti nel novembre 2015. Il mese dei morti, i dischi fruttano di più – non vi metterò in tavola ironie in proposito, ma vi sto chiaramente indicando dove potete trovarle).
 
Ma il bello è che quest’anno a metà aprile le star italiane hanno già iniziato a prenotare il tavolo del ristorante per novembre. Mettono le mani avanti. E gli altri, che facciano i loro calcoli coi loro spin doctor. Biagio Antonacci si è già preso il 10 novembre. Gianna Nannini ha optato per il 27 ottobre. Cesare Cremonini per il 24 novembre. Due slot novembrini sono ancora liberi, e anche il 1 dicembre – ma tutti sanno che in agguato ci sono le tre belve: Laura Pausini, MiticoVasco e Jovanotti. Davanti a loro, anche Emma, Modà e Negramaro esitano – e sperano che almeno gli ultimi due decidano di anticipare, anche perché se lo possono permettere (la Pausona viceversa per novembre ha un debole – e il disco, pare, è ancora un po’ indietro). Agli altri è consigliabile puntare su altre stagioni. Ma prima che arrivi il momento in cui la gente inizia a indossare indumenti leggeri, mantenere un’adeguata idratazione, ed evitare 1) l’attività fisica intensa 2) l’assunzione di bevande gassate 3) l’acquisto di dischi.