Tag: Lana Del Rey

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Forse lui non parla di nessuno. Ma di certo, nessuno parla di lui.

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

C’è una rapper FEMMINA al n.1 della classifica ITALIANA degli album. Di questo passo dove andremo a finire?

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Prefisso. Mentre più in alto la cremosa crema dei miei colleghi dibatte su Floating Points e Pharoah Sanders, quaggiù nel mezzo del mainstream viviamo un periodo strano. Dopo anni di wrestler maschioni e rappusi, nella classifica FIMI dei presunti album stiamo osservando un avvicendamento (rapidissimo) di prodotti rappresentativi di tutte le fasce di acquirenti. La presa ferrea del maschio 14enne sul mercato è sempre consistente, ma possiamo dire che non è tutto quello che succede. In due mesi abbiamo avuto in prima posizione, con turni rigorosamente stabiliti dalle tre megaditte della musica, Michele Bravi, Mace, Gazzelle, Jake La Furia ed Emis Killa, Il Tre, gli Amici di Maria, Ermal Meta, e in questa ennesima settimana dell’interminabile post-Sanremo sono stati Madame e Maneskin a fare i numeri grossi per contendersi

Il numero uno. E l’hanno portata a casa i Maneschi, apparentemente grazie a qualche cd venduto in più rispetto alla Madama, più forte nello streaming – ma i parametri tendono ancora a premiare il caro vecchio tondino, del resto con quel che costa. Poi, credo che già domani Massimo Pericolo riporterà i maschi pubescenti al governo del Paese, proprio come succede in politica. Ma il fenomeno Maneskin è talmente peculiare che finisce per significare tante cose insieme. Intanto, penso che la maggior parte delle persone con più di 30 anni abbiano una specie di istintiva, divertita e un po’ imbarazzata simpatia per i Maneskin, altrimenti non si sarebbero imposti tanto a XFactor quanto alla Kermesse (ma penso che avrebbero vinto anche tra gli Amici di Maria). Malgrado la voce abrasiva di Damiano David e la scelta di un rock grezzone e molto Virginradio (che nel mio ambiente viene generalmente irrisa ma è una delle prime dieci radio della nazione), finiscono per essere più commestibili per le orecchie di chi ascolta musica da almeno un decennio, rispetto alla orgogliosa distruzione della musicalità messa in atto dai PRODUCER con il loro straordinario tocco di Mida. Non va sottovalutato però un fatto:

(mi scuso per il linguaggio explicit in arrivo)

i Maneschi rimettono un sex-appeal intricato ma multiforme al centro di tutto, che è una cosa che storicamente il pop e il rock hanno sempre cercato di fare, mentre il rap e l’urban (pardon) hanno sempre risolto la faccenda millantando la propria attitudine a mostrare il proprio bigolino a tutto il quartiere mentre mamma li contempla orgogliosa. E non parliamo dell’indie, che da anni decanta la triste sensibilità del proprio triste bigolo.

C’è una smaccata componente di boy-band (con femmina: bonus) nel successo dei Maneschi, però non solo. Teatro d’ira vol.1, il minialbum (sette pezzi nuovi più Vent’anni che era uscita alla fine del 2020) (poi ovviamente arriverà la seconda dose) è una collezione di slogan che Gucci e Achille Lauro dovrebbero prendere in considerazione se vogliono finalmente vendere un disco.

(ok, lo so, non è detto che lo vogliano, finché trovano il lacché Amadeus che al fotomodello concede lo status di Superospite della Kermesse, alla fine il loro lavoro lo hanno fatto)

Viva la siga. E cionondimeno, anche se è evidente che devono lottare con tutte le loro forze per spremere strofe decenti dai loro diari adolescenziali (“Loro non sanno di che parlo, voi siete sporchi, fra’, di fango. Giallo di siga fra le dita, io con la siga camminando”) (…la pigrizia di insistere due volte nella stessa strofa sulla SIGA) (con la esse) (l’emblema del ribellismo quattordicenne) (non a caso tutti i manager raccomandano il tabagismo ai loro cantanti, e i produttori mondiali di tumori a partire da Philip Morris esultano commossi) non si può negare che tra gli scarabocchi venga sempre fuori la frase a effetto, che in gioventù avrebbe fatto effetto persino a dei cinici tagliagole come voi, che vi sapevate diversi da LORO.

Resto della top 10. Detto di Madame al n.2, al n.3 ci sono Dimartino e Colapesce con I mortali². Il che significa, podio tutto per la Kermesse. Che non ricordo nemmeno più quando è stata, e d’altra parte non sono nemmeno del tutto certo che sia finita, forse se accendessi la tv stamattina scoprirei che Fiorello è ancora impegnato in qualche gustosa gag inserita tra il novantesimo e il novantunesimo cantante in gara nella terza serata. Debutta al n.4 Justin Bieber (vedete, anche qui – girls, girls, girls) ed entra al n.5 il discoanniversario della settimana, La voce del padrone di CapireBattiato, non se ne fanno più eccetera. Traccheggia al n.6 Mace, e devo ammettere che non avrei pensato di trovarlo ancora così in alto dopo sette settimane; debuttano al n.8 Lana Del Rey, che ogni tanto ricompare tipo Jasmine Trinca o Valeria Bruni Tedeschi, sapete quelle entità periodiche alle quali bisogna dare i David di Donatello. Si affaccia al n.8 Ghemon, del quale inizio a sospettare che abbia più estimatori che ascoltatori, e non so se cogliete la sfumatura, credo che lui la colga. Al n.9 Capo Plaza, e al n.10 Harry Styles con il suo bel testone (…girls, girls, girls). Caspita, che top ten variegata. Giovani e Maestri, ITALIANI e stranieri, rappusi e hipster, maschi e femmine, kermessi e playlisti. E guardate cosa succede tra i

Sedicenti singoli. Abbiamo lo stesso podio dei presunti album, ma al contrario, in modalità satanicamente corretta, con i tre kermessi, messi in ordine inverso: al n.1 Dimartino e Colapesce con la Musica leggerissima, al n.2 la Voce di Madama, al n.3 Zitti e buoni dei Maneschi. Il regno di terrore sanremese si estende al n.4 (Francesca Michielin e Fedez) (che tra l’altro, pochi lo sanno, è diventato di nuovo papà) e al n.5 Irama (che tra l’altro, pochi lo sanno, ha partecipato a Sanremo anche lui). Ma in effetti anche al n.7 (Coma_Cose) e 8 (Annalisa) e 9 (Fasma & GG). Non ricordo un altro Sanremo così persistente negli ultimi vent’anni. Me ne dovrò fare una ragione, evidentemente anche alla fine di questo secolo questa nazione sarà eternamente fascista e kermessa.

Nonbenissimo. Sì, va bene, Kermessekermesse, però se hai ottocento concorrenti e una top 100, qualcuno dovrà pure essere scagliato via col sedile eiettabile. E infatti escono dalla classifica dei sedicenti singoli Ghemon, Gio Evan, Bugo, Gaudiano, Max Gazzé, Francesco Renga, Loredana Berté. Per contro, abbandonano la comitiva dei presunti album Selena Gomez (dopo una sola settimana), ma soprattutto Gli Amici Bro di Maria, n.1 solo tre settimane fa, e ora già accantonata come gli acquisti fatti nelle televendite. Sono tentato di ripetere quest’ultima frase per evidenziarla, ma penso che basterà fare una breve pausa e guardarmi intorno con aria significativa. Sempre tra i presunti album, rimangono in classifica ma accusano severi tracolli a Piazza Affari l’ex n.1 Ermal Meta, che passa dalla vetta al n.23, in malo modo; Aiello e Fulminacci che dalla prima diecina discendono al n.25 e 30. E il nuovo de Lo Stato Sociale è al n.86, ma immagino che ne siano in qualche modo soddisfatti, sicuramente dimostra qualcosa che io non so. Volevo anche dirvi che oltre a non essere più in top ten tra gli album, Sferoso Famoso non è più nemmeno, in nessuna forma, nella top 30 dei sedicenti singoli. Il suo ruolo, strano a dirsi, è stato preso dai Pinguini Tattici Nucleari, in proprio ma anche nei richiestissimi featuring, da Ernia (Ferma a guardare, n.14) a Madame (Babaganoush, n.21). Già che c’erano, Ernia e Madama hanno completato il triangolo facendo un featuring tra loro (è Nuda, al n.31). Che charts promiscue, vero?

Altri argomenti di conversazione. In effetti sono usciti un sacco di dischi! E qualcuno è andato male, forse non erano segnalati nelle Nuove Uscite, forse non erano in target con noi giovani, sta di fatto che i Duets di Sting mancano la top ten e si accontentano del n. 15, e Loretta Goggi con la ristampa di Il mio prossimo amore (anniversario!) (era l’album di Maledetta primavera) (lo dico anche se sono certo che lo sapeste già) entra al n.31. Ora mettetevi comodi, sta per partire la litania degli album in classifica da più di 100 settimane. Per fare qualcosa di diverso, vi ragguaglierò prima sui singoli più longevi: Blinding Lights di The Weeknd (69 settimane) davanti ai Pinguini Tattici Nucleari con Ridere (49 settimane). Tra i presunti album invece ci sono diversi over 100 e sono Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari (103 settimane), Billie Eilish con il suo debutto (due anni! 104 settimane. Bella, Billie), Re Mida di Lazza (108), Post Punk di Gazzelle (121), Salmo con Playlist Live (124), Diari aperti segreti svelati di Elisa (126), 20 di Capo Plaza (153), Ultimo con tutta la sua discografia ovvero Colpa delle favole (103) Pianeti (160. Però è a rischio, è sceso al n.94) Peter Pan (163), e su tutti l’inutile Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 212 settimane fa. A maggio, per decisione presa dalla casa discografica che pubblica entrambi, toglierà il record di 220 settimane consecutive ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende (con la sua amara ma composta eleganza) dal n.31 al 37, mentre The wall slitta (latrando rancorosamente) dal n.51 al 66. Sono abbastanza sicuro che c’entri l’accostamento a Putin della settimana scorsa, guardacaso appena l’ho fatto ecco che i russi sono corsi a comprare dei nostri segreti militari (si vede che il telefono di Salvini era occupato) e la sezione commenti di questo blog è stata invasa (non scherzo) da bot cirillici che mi spammavano cirillosamente. Quindi, cambiamo prudentemente trend topic, passiamo ai diritti del calcio. The dark side of the moon è evidentemente Dazn, col suo passo lento e pensoso e lento e ragionato e lento – ma senza isterie e narcisismi patologici; The wall è sicuramente Sky, con i suoi ego gonfiati in modo maniacale. Mentre certamente Wish you were here è TIMvision, e la sua missione è portare infelicità alle masse. E una volta stabilito questo vi saluto e ringrazio di aver letto fin qui, alla prossima settimana.

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

“Summer, summer, summer / It’s like a merry go round”

TheClassifica 58. Una direzione.

TheClassifica 58. Una direzione.

Gli One Direction sono al n.1. Gli One Direction sono una sfida concettuale. Che conviene non raccogliere. Ma d’altro canto, stamattina ho del tempo libero. Indice: 1. la mutevole idea di boy-band e l’immutabile machismo del rock 2. la sempiterna questione dei Beatles 3. i 

TheClassifica 52 – Quel nostro vivere la vita intera

TheClassifica 52 – Quel nostro vivere la vita intera

Subsonica al n.1. Dopo Fabi Silvestri Gazzé (ora n.2). Dopo i Club Dogo (ora n.4). Tra qualche giorno toccherà a Fedez. È carina questa cosa che le uscite italiane siano programmate per concedere a tutti una settimana di gloria. Forse dovrei fare dei boxini in cui ricordo quali sono i veri long-seller. Almeno quelli in top 20. Ok, dopo lo faccio.
Ma ora: i Subsonica. Che prendono il n.1 in una settimana in cui le nuove uscite sono quasi tutte straniere. Ho detto quasi: c’è per esempio Cristina Donà che entra al n.12.
C’è uno strano fenomeno nell’ambientino che si verifica nei riguardi di Cristina Donà.

ambientìno s. m. [dal lat. ambiens -entis, part. pres. di ambire «andare intorno, circondare» ]. Insieme di persone aventi comuni interessi, idee, tendenze, o svolgenti una stessa attività: l’ambientino di quelli che parlottano di musica.

Se state leggendo queste righe, decisamente siete nell’ambientino, anche solo come osservatori esterni delle Nazioni Unite. Quindi, potete fare questo esperimento: quando avete davanti qualcun altro che parlotta di musica, provate a vedere cosa succede quando pronunziate queste parole: “Cristina Donà”.
La reazione più comune è 1) un arretramento quasi impercettibile della testa, mentre 2) le palpebre si spalancano brevemente a sottolineare l’importanza di un argomento; 3) una frazione di secondo dopo, il soggetto emette un suono di implicita, immancabile approvazione “Mmh, mh!” e/o annuisce vigorosamente, come a garantire che non si permetterà mai di fare osservazioni men che elogiative su Cristina Donà. E chissà se è proprio questo il problema.

Cristina Donà ha un palmares pazzesco, credo che abbia la casa piena di premi Tenchi e Lunezi, quando la recensiscono all’estero la seppelliscono di stelline. E tutto questo venendo da Rho, e nessuno di voi sa cosa vuol dire (…e per fortuna nemmeno io). E tuttavia, se il suo nuovo album non entra in top ten, cosa che riesce a Sergio Cammariere (n.10), io credo che qualcosa non abbia funzionato. Sì, a lei un n.12 o 4 o 7 o 19, potrà fare rosina, però,

fàre rosìna es. dialettale lombarda [detto ispirato dalla signora Rosina, che faceva impacchi alla gamba di legno del marito, producendo nullo effetto]

anche mettendo in conto il ritorno a un’etichetta più piccola (ha fatto il giro completo), qui qualcosa non torna. Chissà, forse non ha la faccia, non ha il fattore X. Però gente più autunnale e poetosa di lei è arrivata in qualche modo, almeno una volta, magari anche per sbaglio!, al pubblicone. Lei invece ha questo karma atroce per cui scrive il pezzo sanremese per Arisa, e il pubblico televota quell’altro, quello barocchino lezioso che poi ha vinto il Festival. E sono d’accordo con voi che tutto questo dica un sacco di cose sul pubblicone. Ma non mi toglierete mai (mai!) (provateci) (ha! tanto è inutile) la sensazione che la cosa dipenda anche in parte dall’atteggiamento protettivo che l’ambientino ha sempre avuto nei confronti di alcuni musicisti italiani, senza mai peraltro sperticarsi ma blandendoli con l’aggettivo che porta la morte, ovvero

“interessante”

producendo poi un perverso effetto muro nei confronti della gente là fuori, quella che ha la rozza abitudine di comprare dischi. Perché a DeGregori negli anni 70 Giaime Pintor gli allestì una specie di gogna lunga otto pagine. I dissidi tra Guccini e il magister Bertoncelli sono passati alla Storia. Quanto a FABER, consiglio il volume De André Talk curato da Claudio Sassi e Walter Pistarini per farvi un’idea di quanto venisse torchiato anche solo nelle interviste, negli anni 60 e 70. Dopo di che, tombola, sono diventati inaspettatamente cantautori di massa, e non grazie alla gaia critica.

(“Scusa, mi torni un attimo sull’aggettivo?” “Interessante? Hai mai letto che un disco era uno dei più interessanti, il cantautore era tra i più interessanti?” “Spirilliardi di volte” “Ecco. Interessante : musica = carino : cinema. Poi se arriva qualcuno che, mettiamo, tira due legnate a fin di bene a Dente, Brunori SAS e Vasco Brondi, di colpo si spande un indignato sbalordimento” “Qualcuno chi?” “Lascia stare. Fammi arrivare ai Subsonica”)

Ed è qui che arrivano i Subsonica.
Li ho visti quest’estate in concerto, e per quanto sapessi della loro credibilità come live band, quasi non ci potevo credere. Hanno fatto saltare in piedi 50mila persone, la maggior parte delle quali non era lì per loro. Sono tornato a casa e ho raccontato la cosa, in modo piuttosto laico. Ma il mio responso pressoché unanime nell’ambientino, al nome Subsonica, è stato: 1) arretramento del capo
(quello c’è sempre)
2) palpebre socchiuse 3) smorfia di disdoro unita a emissione sonora disapprovante.

(“Guarda che si è capito dove vuoi andare a parare” “Sarebbe una novità” “Stai prendendo le distanze” “Da te?” “Da CERTA critica. Stai facendo del CERTISMO” “No, dai” “Sì, come se non lo avessi mai fatto” “Ma è inevitabile. Io sono io” “E voi, non siete…” “Ma no! Non voglio dire questo. Però sono nell’ambientino da 17 anni” “Che circostanza invidiabile, eh” “E a un certo punto non posso evitare questa sensazione che ci si muova tutti insieme nella stessa direzione come quando sei sott’acqua e guardi le alghe con la maschera” “E tu sei quello controcorrente, vero?” “No, io cerco di capire le correnti per seguirle, sono tipo le meduse” “In quanto irritante?” “No, perché mi piace farmi portare. E poi mi piace la compagnia, non importa se andiamo tutti in un postaccio, alla fine ci divertiamo, dai” “…Mainstream. Oppure il gitone delle medie” “L’ho sempre detto. Certo, non avere un gusto mio, aiuta un sacco. Ma in effetti, che me ne farei” “Però il mainstream critico è pro-Donà e anti-Subsonica” “Senti, ci arrivo, fammi parlare, invece che inserirti in questi stucchevoli momenti-Gollum”)

Sono stato anche alla conferenza stampa durante la quale i Subsonica hanno presentato Una nave in una foresta. E devo dire che è stata un’esperienza esattamente opposta a quella del concerto. Una cornucopia di noia. Non posso dire che la responsabilità fosse tutta dei giornalisti (…per quanto) (tanto per farvi capire, una delle prime domande è stata La Grande Domanda Italiana) (“Andate a Sanremo?”) anche perché loro sono stati piuttosto sabaudi, oltretutto facendo l’errore di evidenziare quanto secondo me (Nella Mia Umile Opinione) va lasciato seminascosto, ovvero i richiami artistici o quelli vagamente mistici (ma va detto che questo magari è un problema mio, per questi aspetti ho una sensibilità che potrebbero venderla all’Ikea, con delle istruzioni di montaggio stampate su una sola facciata di un solo foglietto).

Io credo che se un gruppo rock italiano (e non parlo di rock da autostrada, Litfiba Negrita MiticoLiga) (né ovviamente del neomelodico mascherato, ovvero Negramaro e Modà) arriva al pubblico con pezzi come Lazzaro o Di domenica, siamo davanti a un lavorino ben fatto. Però, oh, forse sbaglio qualcosa. Forse io nelle canzoni non cerco l’estasi dell’arte immortale. Oppure non ci cerco la Verità. O non ci cerco – come adorava scrivere una grossa frangia di pulpeggianti recensori anni 80 – sangue e viscere pulsanti.
(“Ma la smetti di parlare di te? Sembri un blogger” “Doveva succedere prima o poi, no?” “Ma perché, in ogni caso, dai tutto questo peso alla critica? Si è visto che non ne ha” “Sto cercando di creare un raccordo tra il successo percepito e quello reale. Guarda il prossimo esempio. Sto arrivando allo snodo”)

Se siete lettori di Repubblica, il disco che sta cambiando il mondo in questi giorni è certamente quello di Leonard Cohen (n.6) (quindi diciamo, milleduecento copie, toh). Se siete lettori del Corriere della Sera, non vi sarà sfuggita la paginona inneggiante alla partnership tra Tony Bennett e Lady Gaga, “signora del jazz” (le pagine musicali del Corriere avrebbero vita durissima con i controlli della Food & Drug Administration). Laddove se siete parte dell’opinionismo indie, l’uscita che ha fatto tremare il pianeta è stata quella di Aphex Twin. Entrato in classifica al n.46. E qui non commento nemmeno, perché sarei veramente fastidioso. E poi sto per tirare le fila, alla riga sotto.

Le fila. La morale di tutti questi piccoli indizi è che la Società dello Spettacolo si sta incasinando. Se “lo spettacolo non dice niente di più di questo, che ciò che appare è buono, ciò che è buono appare”, cosa abbiamo quando TUTTO appare, di continuo, contemporaneamente, senza distinzioni quantitative né qualitative attendibili?

(“Qui hai voluto fare il grosso, eh?” “Sì, mi pareva che si stessero addormentando, con tutto questo parlare di media” “Hai fatto bene. Rubrichine, ora?” “Prima chiudo la top ten” “Okay, ma sbrigati”)

La top ten si completa con il n.3 di Lenny Kravitz, uno dei sette pilastri di Virgin Radio (insieme a Bon Jovi, Billy Idol, Red Hot Chili Peppers, Aerosmith, Skunk Anansie e Roadhouse Blues, meglio nota come “Quella dei Dòrs che fa pàpparappàrappà-parapapapà – figahgràndiiDòrs”), e con il n.9 di Jamil, rapper di San Vito (VR) che sulla copertina di Il nirvana è raffigurato mentre assume sostanze blandamente illegali. Questo perché “Se uno è il King di qualcosa bisogna che tutti lo dicano, non è che uno se lo può inventare da solo. Ho fatto il pezzo King del Bong anche per questo: tutti mi avevano visto con il Bong” (intervista di Alice Castagneri su La Stampa).
Escono dalla top 10 Ariana Grande (dal n.4 al n.16), Slash (dal 3 al 17), Battiato & Pinaxa (dal n.5 al n.23). Non ci entrano nemmeno Alt-J (n.24), Mario Venuti (n.26), e il già citato Aphex Twin (n.46).

Longseller. Ehi, lo avevo promesso. I Modà al n.8, con 85 settimane di permanenza. Francesco Renga al n.7 dopo 29 settimane. Biagiantonacci al n.11 dopo 25 settimane. Ligabue al n.14 con 44 settimane. Giorgia al n.18 con 47 settimane. Nonna della classifica, i Negramaro, n.37: Una storia semplice è uscito 99 settimane fa.

Pinfloi. L’estate scherzosamente prolungatasi a fine settembre penalizza ovviamente The wall (dal n.52 al n.60), premiando invece The dark side of the moon, che sale al n.34; Wish you were here tiene palla al n.75. Rientra in classifica, al n.88, l’esecrabile raccolta A foot in the door.

Miglior vita. Nove album in classifica sono di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di risate; li guida Un’idea che non puoi fermare del Banco del Mutuo Soccorso, al n.25.

Born to dài. Un po’ come la spietata quiete senza vento de La linea d’ombra di Conrad, con la stessa inesplicabile immanenza con cui è rimasta in classifica due anni, la prima versione di Lana se n’è ormai andata – altrettanto immotivatamente. Quanto a Ultraviolence, subisce un’oscillazione rispetto alla scorsa settimana. Dal n.65 al n.66.
Sapete una cosa? Sono andato a vedere dove stava Born to die esattamente un anno fa alla stessa epoca. Ultima settimana di settembre del 2013.

Era al n.64.

(inquietante sigla di chiusura alla True Detective) (titoli di coda)

TheClassifica 51 – Dogo Silvestri & Gazzé

TheClassifica 51 – Dogo Silvestri & Gazzé

Ehi, zii. Scusate, vi ho trascurato. Oggi vorrei parlare solo dei Club Dogo. Solo dei Club Dogo. Nient’altro. Solo dei Club Dogo. Ma magari dopo. Prima di tutto, Ensi. Sì, è storia di due settimane fa, avrei dovuto scriverne allora. Ma sono stato attainted in 

TheClassifica 50. Il forcone e il tormentone

TheClassifica 50. Il forcone e il tormentone

Anche quest’anno, i giornali presentano il loro pezzino sulla scomparsa del tormentone. Ah, che meraviglia. Lo fanno da una decina d’anni. Ormai si è capito, è un esercizio di stile – e chiama il like e il commento. Sono forse più furbo di così, io? 

TheClassifica 49 – La Papeete che è in noi

TheClassifica 49 – La Papeete che è in noi

La sera del 15 agosto una mia intuizione è stata premiata. Dovevo affrontare un tragitto di 80 minuti di macchina. Mi sono sintonizzato su RadioItaliaSoloMusicaItaliana. E ho atteso, acquattato. Cioè, guidavo però idealmente ero acquattato. E via via sentivo Noemi, e Il Cile, e Jovanotti in Baaaciami ancora, e Chiara Galiazzo e Kekko delle Vibrazioni e Fiorella Mannoia in Come si cambia e i Negramaro e Dolcenera. Poi, con un lieve tocco dell’indice, ho trovato la frequenza di Radio Italia Anni 60. Che mi ha mandato Jovanotti in Voglio andare a caaasa, Vecchio Frack di Modugno, Xdono di Tiziano Ferro. Che non sono degli anni 60 (nemmeno Vecchio Frack! È degli anni 50), di pezzi degli anni 60 in ottanta minuti ne avessi sentito uno!, ma non importa: agli anni 60, o perlomeno alla disponibilità nei confronti degli anni 60 e della loro promessa di decennio alla fine comprensibile, che è alla base del secondo canale di RadioItalia, vengono ascritti anche brani di altre epoche. E del resto, sulla RadioItalia principale, presunta alfiera della contemporaneità, passavano totem dei decenni precedenti (Irene Grandi con T.V.B., Umberto Tozzi con Immensamente). Acquattato, io ipotizzavo di tutto: che il brand “Anni 60” possa implicare un’attitudine un po’ sperimentale, lievemente più aperta dal punto di vista sonoro (tipo Bravi Ragazzi di Bennato, ai limiti di una RadioPopolare) mentre SoloMusicaItaliana converga su una sorta di Grande Centro, per intenderci Elisa ed Emma, e magari persino un po’ di rap, se possibile in duetto con Gianna Nannini.

E in quel mentre, persuaso che improvvisamente dopo anni di incomprensioni io e l’antifona non dico ci capissimo l’un l’altro, ma fossimo pronti a un qualche dialogo costruttivo ancorché rispettoso delle nostre differenti storie, ho divagato pericolosamente verso l’attribuzione di un orientamento politico al pubblico delle varie emittenti radio, attribuendo semiarbitrariamente la vocazione di Rtl per il pubblico orgogliosamente reazionario, DeeJay verso l’ascoltatore che ha votato Renzi ma è pronto a spiegarti il perché – e questo voler spiegare il perché, lo distingue dall’ascoltatore di Capital che invece ha votato Renzi senza spiegare né spiegarsi – e RDS e 105 verso l’ascoltatore Grillino spensierato, e infine Virgin verso l’ascoltatore che non vota oppure sì, ma non è questo che gli sta a cuore, l’importante è che possiede Back in black (n.36) e Led Zeppelin III (n.49) e Queen Platinum Collection (n.54) e Nevermind (n.80), e non solo li possiede ma li vuole risentire a nastro anche per radio, a costo di ascoltare l’immancabile brano di Bon Jovi che RINGACCIO e gli altri gli regalano ogni venticinque minuti. 

(“Fin qui non vedo intuizioni, francamente – non che ne sia sorpreso”) (“Ora ci arrivo”) (“Alla svelta, che ci metto un attimo a fare zapping su Colasanti”)

L’intuizione è stata premiata quando in tutto il palleggiare tra le due stazioni sorelle, finalmente alle 0.25 ho sentito l’ultimo singolo della n.1 in classifica, Giorgia. Il pezzo si chiama Io fra tanti, e a mandarlo è stata Radio Italia Anni 60. Non l’altra.

(“E l’intuizione consisterebbe in…?”) (“Aspetta. Prima, un paio di dettagli intriganti”) (“No! Che palle”)

Quando ho scoperto che Giorgia era tornata al n.1 della classifica degli album, il succitato 15 agosto, con un disco uscito a novembre e onestamente non accolto da una particolare fanfara, mi sono fatto largo a colpi di machete tra i dubbi che legittimamente potrebbero agghindare questo primato – i soliti dubbi, ovvero che sia al n.1 con 300 copie vendute, oppure che ormai sia il caso di TheClassificare Spotify se non addirittura YouTube, se voglio dare credibilità ai miei negligenti pindarismi sulla realtà circostante.
Allora sono andato a vedere se era successo qualcosa che potesse spingere Giorgia al n.1. Un’apparizione, una notizia, un endorsement, una breaking news. Ho googlato “Giorgia” nella sezione notizie, parametro “ultima settimana”. Ed è uscito:

MANFREDI FERLICCHIA: “GIORGIA, MI HAI DELUSO” (da Panorama)
IL FRATELLO DI GIORGIA CONTRO MANFREDI: “HA DEI PROBLEMI SERI” (da BlastingNews)
DOPO “TEMPATION ISLAND” MANFREDI FERLICCHIA SI SFOGA: “GIORGIA MI HA DELUSO” (da TgCom) (“Tempation è scritto così come lo vedete”)
MANFREDI, DOPO GIORGIA, SI CONSOLA CON VERONICA (da DaringToDo)

Questa Giorgia di Temptation Island che non so nemmeno bene dove vada in onda, se su Sky o Mediaset o Mtv, si chiama Lucina e non Todrani, e ha UMILIATO Manfredi davanti a tutta Italia (perlomeno questo dice lui; il fratello di Giorgia, lo avrete notato, la pensa diversamente, anche se non so quale autorevolezza attribuirgli e non mi sbilancio visto anche che GossipItalia dice che il suo sfogo “ci ha lasciati tutti esterrefatti”).

Capite dove vi sto spingendo con malagrazia? Io so che alcuni tra voi hanno la sensazione che l’Italia sia un’altra cosa, rispetto a quella che in queste settimane ha mandato al n.1 Biagio Antonacci (ora n.4), Dear Jack (ora n.3), Alessandra Amoroso (ora n.6), Giorgia. Ed è per questo, forse, che io insisto a sinsigarvi con TheClassifica. Non necessariamente perché io faccia coincidere l’Italia che ascolta i succitati con quella che freme per Manfredi e i Lucina Brothers. Ma perché mi rende più facile ipotizzare una grossa massa di nostri compagni di suolo che nel bailamme (che INCLUDE Manfredi e Giorgia Lucina e le testate che ne seguono con passione le mosse) si ritrovano ad esprimere forte e chiaro un mesto anelito verso un passato inafferrabile e sentito raccontare molto confusamente (gli anni 60, appunto. Ri-raccontati di continuo, a botte di anniversari – a proposito, buon ennesimoversario di Woodstock) come reazione escapista a quella di una minoranza entusiasta ma per stanchezza

(“…entusiasta per stanchezza? Sei sicuro?”) (“Sì, per esasperazione. L’ottimismo della volontà contro il pessimismo dei ragionevoli quanto degli irragionevoli”) (“Tu sei ubriaco”) (“Aspetta, fammi fare”)

che si proietta in avanti quasi per inerzia, anche se col lodevole spirito del cercatore d’oro. Perché alla fine, se fate parte di una scanzonata cerchia che vibra di contemporaneità con forte tinte internazionali, per me va benissimo. Guardate, a volte sono entusiasta anch’io.

Non so bene di cosa.

Però prendetene atto, che se non riuscite a farvi ragione di quell’Italia lì, potrebbe essere perché siete quattro passi avanti, in una qualche direzione – vattelapesca quale – ma proprio per questo dovreste avere un po’ di comprensione per chi compra Giorgina. Che oltre tutto in questo momento (16 agosto, ore 1:52), mi ritrovo davanti su Mtv Music in un video diretto dal fidanzato, altresì coautore di quasi tutti i suoi ultimi brani, fasciatissima come una vamp, in verde, in mezzo ad Avicii e Imagine Dragons e Clean Bandit e One Republic e tutto il pop ventenne, a interpretare per l’appunto Io fra tanti.

(“Dice Velvet Gossip che dopo Temptation Island, Giorgia esce con Nicolò e Manfredi diventerà tronista”) (“A riprova che non c’è motivo di non credere nel domani, la riscossa è in agguato”)

Uno dei pochi siti a parlarmi della Giorgia Todrani è Sorrisi.com, che commenta il suo n.1 con un’interessante rilievo tecnico, a farmi concorrenza. Dopo aver fatto presente che la classifica è ricavata da un campione di 3500 punti vendita rappresentativi di tutti gli altri

(“ESISTONO 3500 punti vendita di dischi??? In Italia”) (“Lo so. Devono esserci tremilacinquecento Autogrill”)

Sorrisi dice che il primato di Giorgia è “Trainato dal successo radiofonico del singolo Io fra tanti e da un’offerta promozionale su iTunes”. Vado a vedere. Effettivamente l’album Senza paura viene via a 5,99 euro, cioè il prezzo con cui acquistereste 4 canzoni (un euro e 29 l’una) di Giorgia. Va anche detto che su iTunes ora come ora l’album di Giorgia è al n.5. Al n.1 c’è Hit’s Summer!, compilation di brani Warner, non tutti nuovissimi: c’è ancora Happy di Pharrell, c’è ancora il pezzo svioloncelloso dei Clean Bandit, c’è Magic dei Coldplay. Eppure non fa parte delle compilation che secondo Sorrisi sono le più vendute, tanto da collocarle in top 10, davanti a Max Pezzali (n.7 per la FIMI), MiticoLiga (n.9), Caparezza (n.10). Le compilation che appaiono nella top ten by Sorrisi sono addirittura quattro, dal n.5 al n.10. E sono Hit mania estate 2014, Papeete Beach compilation summer, Radio Italia summer hits, Hot party summer 2014.

(“AHA! Radio Italia!”) (“Vedi che tutto torna?”) (“Vero. Devo dartene atto, sembri un bigolo, invece due mezze idee le porti a casa”) (“Non sembro un bigolo”) (“Ih, che permaloso”)

Su Spotify, Senza paura è al n.23. Su Spotify, al n.1 c’è Ed Sheeran. Che invece è al n.17 nei negozi. Sapete una cosa? Su Spotify, c’è solo Stromae in entrambe le top ten, sempre al n.8, e grazie al fatto che tra gli album né la Fimi né io contiamo le compilation. Su iTunes anche il disco di Stromae costa 5,99.
(“Ah. In offerta anche lui. Ma non al n.1. Questo vuol dire che iTunes è anche lui agée come la FIMI?”) (“A un’osservazione superficiale parrebbe di sì”) (“Beh, tu SEI un po’ superficiale”) (“Oltre che un bigolo”) (“Permaloso”) (“Ma no, figurati”) (“Sai chi c’era la settimana scorsa al n.1 dei download FIMI, che è quasi del tutto sovrapponibile ai singoli di iTunes? Francesco Renga con Il mio giorno più bello nel mondo”) (“Ma dai. E pensare che v’è chi dice che è un’estate senza tormentoni”) (“Lo dicono da anni”) (“Già, è un po’ un tormentone. Ora chi c’è al n.1 dei download?”) (“Prayer in C, Lilly Wood & The Prick feat. Robin Schulz”) (“Ah, bella. È passato anche il video, poco prima di quello di Giorgia”) (“Sì, il video è molto rappresentativo dell’estetica EDM, quel piglio hippy-skater-cipiaceladroga-andiamoaBerlinoefacciamolosapereingiro-teschicoloraticioèlamortemaladolcezzacapito-faremmoanchesessomaladrogaèunosbattimentomoltominore-epoivuoimetterelafigagginedell’esseredeibeautifulloser”)

Che altro? Mmh. Caspita, mica male la bonazza che salta su e giù semibiotta – in modo indie e alternative, beninteso – nel video degli Arctic Monkeys. Bòn, vi devo solo il n.3 dei Coldplay. Quindi possiamo venire al

Bollettino Pinfloi. The Dark Side of the Moon n.28, The Wall n.33, Wish You Were Here n.42, la brutta raccolta Foot in the door n.44, The division bell n.75 . Alla fine c’è un paradiso anche per i dischi inutili.

Born tu dài. Ultraviolence, l’ultimo disco di Lana Del Rey, è al n.33 a 8 settimane dall’uscita. Mentre il precedente Born to die lo precede di sette posizioni, è n.26 pur essendo in classifica da 132 settimane. Centotrentadue.

…Centotrentadue.

Die to born: nella top 100, dieci album di artisti passati a miglior vita o gruppi i cui componenti cruciali hanno spiccato il volo. Anche se per gli Allman Brothers, si potrebbe discutere (n.90 con 1971 Fillmore East). È vero che Gregg Allman è vivo. Ma è vero che sei persone che hanno fatto parte del gruppo sono morte. Eh, insomma, oh: SEI. A proposito di addii. Robin Williams. Vorrei dire anch’io la mia.

(“Davvero?”) (“No, hai ragione. Magari un’altra volta. O magari mai”)

Infine. Oggi ho abusato dei dialogoi interiori: sembravo, temo, uno che vuole imitare Gianni Mura. In questi giorni è uscita, naturalmente su Repubblica, un’intervista di Gianni Mura a Vinicio Capossela. Ci sono dentro le virtù del baccalà in ammollo prima di essere cucinato, il bello di portarsi le sedie da casa per vedere i film in piazza, il bello delle stazioni ferroviarie abbandonate, il bello del paesaggio che prende i colori dei campi, il bello della musica da balera e Rosamunda.
E di colpo per la prima volta in venticinque anni mi sono ritrovato a sbuffare – esasperato – davanti a un pezzo di Gianni Mura.
Fermo restando ovviamente che lui è Gianni Mura, e io no. Quindi, muto.

Però entusiasta.

TheClassifica 48: ipotesi sulla scomodità di Antonacci

TheClassifica 48: ipotesi sulla scomodità di Antonacci

Biagio Antonacci. Non è colpa mia. E’ lui che è al numero uno.

TheClassifica 45. Il popolo rock e il popolo Amico

TheClassifica 45. Il popolo rock e il popolo Amico

Mi spiace essere io a dirvelo, ma l’Italia è un Paese diviso. Ah, lo sapevate già. Mmm beh, dai, fatemi andare avanti lo stesso, ormai sono qui. Stasera su RaiUno, Massimo Giletti presenta l’eccellente show Una voce per Padre Pio (…non c’è niente da fare: 

TheClassifica 44. Spacciando il nulla

TheClassifica 44. Spacciando il nulla

(scena: un’abitazione ammodo. Forse, casa vostra) (in sottofondo: il giornale radio, durante la colazione)

“A febbraio il rapper romano Gemitaiz, 25 anni, al secolo Davide De Luca, è stato condannato a un anno e dieci mesi per spaccio di droga. Ha sostenuto vivacemente che le sostanze che gli sono state trovate in casa – e il bilancino e l’agendina con nomi e cifre – fossero per uso personale. Cionondimeno ha patteggiato, quindi la sua condanna è definitiva. La condanna, apparentemente, consiste in un anno e dieci mesi di successo. Infatti Gemitaiz a meno di quattro mesi dal verdetto, è n.1 in classifica con il suo nuovo album, Kepler, inciso insieme al collega Madman, ed è in tour promozionale nei negozi”.

(stacco) (cambio di scena) (una sala riunioni. Un individuo in giacca e cravatta – con questo caldo!- ma con un ribelle tatuaggio che fa capolino dal polsino della camicia, sta parlando a una quindicina di individui tra i 20 e 30 anni, prevalentemente vestiti con t-shirt nere) (l’uomo in giacca e cravatta parla camminando davanti a una lavagna con su – mmh, facciamo dei diagrammi. Danno un tono, i diagrammi)

“Il prodotto hip-hop per 12enni condivide molte caratteristiche dei videogiochi più popolari degli ultimi vent’anni. L’eroe si muove in un mondo largamente immaginario dove le botte non sistemano definitivamente le questioni, ma sono comunque un buon passatempo per vendicarsi degli zombi dai quali il ragazzino si sente circondato a casa e a scuola. Il sesso gioca una parte secondaria se non marginale, mentre un tocco di illegalità è inevitabile, rappresenta il conflitto con le regole stantie e ipocrite del mondo adulto. Nelle canzoni di Gemitaiz e Madman quest’aura di sprezzante conflitto con la legge è data dai continui riferimenti alle meraviglie della tossicodipendenza”.

(stacco) (cambio di scena: inquadratura sullo schermo che state guardando ora)

Ehilà, amici. Sono io, il vostro critico icastico. Scusate per le scene precedenti, ma visto che bisogna parlare della SCENA (ahaha). Saluto anche i ragazzi che sono arrivati qui googlando, e tra due righe scriveranno dei goffi insulti. C’è una discreta possibilità che questo pezzo giunga a lettori non abituali, perché del primato di Gemitaiz e Madman non sta parlando quasi nessuno. Interviste agli artisti non ne ho trovate. Forse c’è qualcosa che non so. Forse sono un po’ scomodini da trattare – basta vedere le flame che si scatenano su YouTube sotto i loro video, o le bestemmie entusiaste che commentano esempi della loro poetica su Facebook, specie le rime più volgari e sprezzanti, o narcotiche. C’è stato altresì un po’ di furore nei confronti di un articolo di Repubblica che raccontava l’arresto, con malcelato sarcasmo del cronista sulla differenza tra le rime e la realtà (“Con le guardie dietro con tre grammi in tasca faccio i cento metri da record mondiale”. Non è andata esattamente così”, commentava il giornalista, alludendo al tentativo di scappare dell’artista, e concludendo col fatto che a fine nottata le guardie lo avevano riportato dalla mamma).

Molti esponenti della SCENA hanno espresso la loro solidarietà, contro i giornalisti e gli sbirri. 

Però, lungi da me stigmatizzare Gemitaiz per l’utilizzo di ketamina, hashish e marijuana: se è triste e queste sostanze gli servono per essere felice, per me può – anzi deve drogarsi. Purché gli tolgano la patente, chiaro. Almeno quello lo avranno fatto, no? Non è mai simpatico quando uno coi riflessi dell’altro ieri ti centra la fiancata: viene da scendere e spezzargli il flow a colpi di cric. Tanto è fatto e non se ne accorge, fra’. Ma veniamo al dunque: non voglio essere soverchiamente faceto, perché non puoi fare il critico rock e inalberarti se un artista stimola la sua creatività col fungo di Alice, giusto? Che poi, oggettivamente, non sono l’uomo adatto a capire i drammatici problemi di dipendenza del povero Gemitaiz: faccio un discreto uso sociale, come si suol dire, di bevande alcooliche, ma nient’altro, e questo perché sono un uomo bieco che fin dal liceo cerca di approfittare dello stato di alterazione dei suoi amici tristi per fregarli.

Invero, non li ho mai visti particolarmente creativi, da fumati. Anzi, mi sembravano più stolidi del consueto. E questo è il punto. Quello che mi fa strano non è che uno spacciatore (mi attengo agli atti giudiziari) sia al n.1 o che sia in tour invece che al gabbio (grazie al patteggiamento ottiene uno sconto decisivo, perché con 24 mesi invece di 22, lo schiaffavano dentro. Fiuuu, fra’!). Non rientra nel mio diritto di critica. No, a me non torna la questione della creatività.

Perché Gemitaiz e Madman, che musicalmente sono molto più divertenti della media dell’hip-hop, e che ho visto belli carichi sul palco mesi fa al Forum di Assago, fanno testi di una banalità titanica, sono il bigino dell’hip-hop italiano, sono la copia triste e sbiadita, per 12enni, del loop clubdoghesco SONO PPERICOLOSO CIO’ SUCCESSO MI DDROGO SE NON TI PIACCIO ZIO E’ PERCHE’ ROSIKI PERCHE’ NON FAI SUCCESSO MA IO HO I MIEI FRA’ – CON CUI MI DDROGO (ulteriormente)

C’è qualche rimina che strappa la risatina, un po’ come succede durante Spit di Mtv, ma per il resto sarei quasi indotto a rimangiarmi i colpi di picca mulinati verso i testi degli Amici di Maria.

(…ho detto quasi)

Vi invito, se avete tempo, a controllare i testi dell’album Kepler, perché qualunque esempio io facessi qui, potrebbe sembrare decontestualizzazione gratuita, scelta di comodo e via dicendo. E tuttavia,

“Questa qua è la nostra storia imparala a memoria che fa: uno per i soldi due per la vodka tre per la gente come me che sbrocca quattro per la sfida cinque per l’invidia sei perché ‘sta merda è la mia vita. La mia vita!”

“M e Gem e la gente paragona, solo noi tipo Pelè e Maradona. Il tuo rap è il modello di una farsa, faccio un testo più bello sulla tazza, siamo il meglio sulla piazza, l’universo e la galassia. La mia stanza sembra un coffee, fra’ puzza d’erba come il Dolphins, la tua di merda come un water, frate di che problemi soffri?” 

“Da sempre sento: dove andate con quelle facce? Soltanto storie marce, canne nelle tracce, io spacco il locale a metà, se vuoi il disagio nella tua città, la gente lo sa: detto, fatto. Detto, fatto”.

“Per sta vita non c’è mica un manuale (magari), libretto di istruzioni o modo d’uso. Molto meglio se fossi un tipo normale Che crede alle illusioni un poco. Bastava un tiro di cannone per non stare giù, una partita di pallone per tirarci su. E invece adesso siamo grandi, sono passati gli anni cerchiamo la pace dove non c’è più”.

Diospassoso, sembra un generatore automatico di hip-hop italiano. Hanno rubato ai Modà il Generatore di Testi di Canzoni per Rtl 102.5 e hanno sostituito “1) nuvole” con “canne” 2) “pioggia” con “rime” 3) “anima” con “merda” 4) “città” con “città”. Ma veramente siamo arrivati a ’sta roba? E quando in prima superiore il loro pubblico sentirà da qualche vecchio zio gli Articolo 31, giusto per fare un nome che 15 anni fa andava al n.1 ed era considerato commercialissimo dai miei colleghi, questi giovani fra’ penseranno di essersi imbattuti in Giacomoleopardi. Io con uno dei Club Dogo, che pubblicano Kepler sulla loro etichetta Tanta Roba, ho un buon rapporto: ce le siamo dette, lo capisco il giochino – però il brand Tanta Roba su questo disco è pubblicità ingannevole, a meno che “roba” non sia inteso nel termine gergale usato da chi ASSUME LA DROGA. Nel qual caso, io ribadisco a maggior ragione: la roba non è tanta, è poca. Troppo poca. Gemitaiz, Madman, non deludete una generazione che guarda a voi con occhi coperti di brufoli: drogatevi di più. Drogatevi tantissimo. Drogatevi a tonnellate. Voglio vedervi sciare nella cocaina come Tony Montana, voglio vedervi con le braccia bucate come scolapasta, voglio vedervi buttare giù pasticche colorate come fossero M&M’s, voglio sentire il rumore dei vostri neuroni che friggono, voglio che le vostre sinapsi saltino come rane, quindi per piacere feed your head, FEED YOUR HEEEAAD e provate a immaginare un hip-hop che non cerchi di approfittare di un pubblico stolido – in pratica, non fate come facevo io.

Gemitaiz e Madman hanno spodestato dopo una settimana i Coldplay (ora n.2; sono ancora al n.1 in Usa). Comprando il loro album in una certa catena di megastore i ragazzi possono successivamente incontrarli colà – e i megastore sono piuttosto decisivi nel fornire dati per la classifica FIMI: la strategia è impeccabile, il numero uno è il formicaio da conquistare in questa sporca guerra.

Al n.3 ci sono i Dear Jack. Al n.4, Deborah Iurato. Oh, maledizione. Gemitaiz e Madman, ci ho ripensato: portate un po’ di droga anche a me, è ora che inizi. Al n.5, fiammata improvvisa di Mea culpa di Clementino, uscito un anno fa, probabilmente Gomorra (la serie) ci cova.

Al n.6 Biagiantonacci (bleah) al n.7 Orchidee di Ghemon – oh, ecco. Ghemon da Avellino, in teoria, è l’hip-hop sensibile e sensato. Io non sono COSI’ entusiasta dei suoi testi intimistoni, mi sembra un po’ sotto Tiziano Ferro, per capirci. Però è un disco musicalissimo, grosso lavoro dei Calibro 35 dietro le quinte, mi pare di capire. Al n.8 il fuoco fatuo di Michael Jackson, al n.9 Zésare Cremonini, al n.10 wow, va’ chi c’è:! L’amore invisibile di Pino Mango da Lagonegro, uno di quelli di cui ogni tanto penso: “Se fosse nato all’estero”

(“Sì, ma dipende da dove. Se fosse nato in Portogallo o in Estonia, gli diceva peggio. E poi non è che nascendo qui gli ha detto malissimo” “Sì, però dai, guardati in giro, chi trovi che confessi un debole per Mango? Fa tanto folklore pop” “Si vede che non hanno mai sentito Sirtaki, ultimo grande disco di Mogol” “Okay, Mango rulla. Com’è questo disco  nuovo?” “Non ne ho idea, non mi pare che la Sony me ne abbia neppure accennato in email” “Sottovalutano la tua manghitudine” “E questo è un errore” “Chi è uscito dalla top 10?” “Ora ti rispondo nell’articolo” “Uh, grazie”)

Escono dalla top 10 Caparezza, Mannarino, la raccolta di Laura Pausini, e Danny Lahome, il rapper di Maria, sceso dal n.6 al n.37, belìn. Manca la top ten Mariah Carey (…e ci mancava solo quello), fermandosi al n.15; entrano in classifica al n.26 i Modena City Ramblers (ma come! Uscite a GIUGNO? Voi, i re del Primo Maggio???), al n.34 Pierpaolo Capovilla, al n.41 A letter home di Neil Young, al n.51 Io non ho finito di Niccolò Agliardi, al n.71 Sam Smith. E ora, le minirubriche finali.

Bollettino Pinfloi. Ristabilite le gerarchie, e con violenza: The dark side of the moon è ora l’unico album dei Pinfloi in classifica, al n.80.

Miglior vita. Album di artisti che non sono più tra noi, o il cui presunto leader non è più tra noi: otto su cento. È la quota più bassa da un anno a questa parte. C’è del malsano vitalismo in giro.

Born to dai. Questa settimana Lana Del Rey con Born to die sale dal n.68 al n.56, e il contatore dice 122 settimane in classifica.

Ma per piacere.