Tag: Lady Gaga

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

Le autorità non lo dicono, ma la #musicaITALIANA e l’#album sono tra le vittime del Coso.

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Eccoci qui, sembra ieri che ballavamo sulle note dell’ANALISONA di fine 2019, con Ultimo primo, grazie a Colpa delle favole album dell’anno, e alla canzone regina, Una volta ancora, la Temptation Island di Fred De Palma e Ana Mena, shippati da tutte le persone ammodo (…io no, spero sempre che alla fine del video lei gli rubi la moto e torni in Spagna). E invece è già il momento dei dati diffusi dalla FIMI sulla musica più ascoltata dagli ITALIANI nei primi sei mesi di questo 2020 tutto matto.
Ora: di norma l’Analisina di metà anno è più timida e meno pontificia dell’ANALISONA di fine anno, infatti la sua madrina, la cantante Annalisina, appare qui in una foto degli esordi. E se già normalmente i dati vanno presi con le pinze, quest’anno è tutto un pinzimonio: non dovrebbe essere necessario premettere che, a causa di questo virus escogitato da Bill Gates, Angela Merkel e Woody Allen, di cd se ne sono venduti meno del solito, e di album – ma pure di singoli – ne sono usciti MOLTI meno del solito.
Non dovrebbe essere necessario ma lo premetto lo stesso, perché capiamoci: non è che dopo 40 anni che gli altri vi sommergevano col mansplaining e l’arroganza dell’età matura, quando e dai e dai finalmente viene il MIO turno, non si può più fare, basta, abominio e scherno. Mettetevi lì buonini e fatevi sommergere di buonsenso ITALIANO. Al massimo fate smorfie, faccine e occhi al cielo – e ora cominciamo con
 
IL PIATTO FORTE
Gli album. Prima dategli una bella occhiata. Cercate di memorizzare tutto, avete 30 secondi. Fatto? Ok. Potevate anche non farlo, non è che la tolgo. Subito dopo, andiamo per paragrafini.
Ecco i paragrafini.
Niente stranieri in top 20. Dov’è lo scandalo? Che gli ITALIANI non siano interessati agli stranieri, le classifiche ce lo dicono da anni. Certo l’anno scorso, a luglio c’erano se non altro 3 nomi stranieri in top 20 (Queen, Lady Gaga, Billie Eilish). Billie Eilish (con lo stesso disco) è scesa (non molto), tutti gli altri li abbiamo fatti sparire. C’entra il Covid? Mah, era così anche prima, dai: è ovvio che chi non sprizza sangue ITALIANO è il male assoluto – tranne i legittimi dittatori, naturalmente;
Solo una donna tra i primi 10, e non da sola, altrimenti sarebbe una poco di buono: si tratta di Sofì dei MeControTe, con l’album indie che ha sovvertito le mie superficiali previsioni su un podio rappuso (Marra ThaSupreme Ghali). Ci sono addirittura due donne tra il n.11 e il n.20: Elettraellèttraelllètttralamborghinnni ed Elodie. Quindi arriviamo a due e mezzo su 20, e quello che sentite sullo sfondo darsi il cinque da solo è Francesco Renga, forte della sua teoria sulla voce femminile, sicuramente sviluppata dopo anni ad ascoltare Ambra Angiolini;
– No, d’accordo. Non posso cavarmela così. E sia: è un Paese maschilista e xenofobo, okay? Ecco tutto. Cosa volete, togliergli ANCHE QUESTO?
– So che vi piacerebbe dire che questi sono i gusti dei boomer: col cavolo, questi sono i raga, zii. Ascoltare gli stranieri è troppo sbatti, si capisce bitch e fuck ma poi i nomi delle marche da comprare sono più complicati che nelle canzoni ITALIANE. Quanto alle donne, non è colpa di nessuno se le ragazze non hanno ancora capito che devono parlare di bro e di fra e di dro e di tro. Ma ci arriveremo, io ho fiducia;
Tra i primi venti, quattro superano (non di molto, in genere) i 40 anni: Marra, J-Ax, Brunori e TZN. Quasi tutti gli altri hanno meno di 30 anni. Interessante. Chissà che ne è della fascia tra i 28 e i 40. Forse è una generazione che vedendo quanto è difficile farcela con la musica, che bisogna andare ai talent e trovarsi davanti Morgan e Sabrina Ferilli, ha preferito fare il deputato, che lavori meno e ti droghi anche di più e conosci Cruciani;
Gli album usciti nel 2020 non mancano dalle posizioni più alte. Ma va detto che quelli che ci si trovano, come il Fantadisco, Ghali, J-Ax o Brunori, sono usciti prima del lockdown, e quindi hanno beneficiato delle vendite dei cd (che impattano più forte sulle graduatorie). Però hanno retto tutti quanti piuttosto bene anche nella versione spotifatta. Magari J-Ax e Brunori un po’ meno, anche per target;
– Qui arriva il confronto più ingeneroso, ma quest’anno l’alibi per vendere di meno c’è tutto. Mi limito perciò a registrare che l’anno scorso i primi sette album avevano – ehm – venduto almeno 50mila copie, ottenendo la certificazione platino. Quest’anno ci si ferma al n.5 dei Pinguini; da J-Ax in giù sono dischi d’oro e non di platino. Fino al n.18. Laddove nel 2019, anche il n.23 aveva superato le 25mila copie. Il numero decresce da anni anche in concomitanza con una crescita del venduto complessivo, dato che mi viene fornito dalla FIMI e che io riporto obbediente. Quindi l’unica tendenza che posso dedurre è che i dischi più ascoltati sono sempre meno ascoltati rispetto al passato, non raggiungono tanta gente come i Pinfloi . Ma per il dettaglio del 2020, mi sento di poter dire che i numeri non sono impietosi, tutto considerato;
Persona di Marracash, album più ascoltato nel primo semestre, è stato anche il quinto album più ascoltato di tutto il 2019, e ha ottenuto questo risultato in due mesi: novembre e dicembre;
Dal 2018, l’album al n.1 nel primo semestre finisce per portare a casa l’intera posta, ché tanto Natale non fa più la differenza e chi esce per primo, ovviamente inizia ad accumulare prima degli altri nello streaming. Ora: il campione del 2018 era stato Sfera, quello del 2019 Ultimo, ora sembra che a prenotare la volata finale, con un disco uscito nell’autunno dell’anno scorso, sia Marracash. Che immagino stia leggendo tutto questo con l’altra mano.
 
INTERMEZZO
 
Non li vedo bene. Tra i nomi importanti che a occhio e croce temo non rivedremo tra sei mesi nell’ANALISONA, metterei Piero Pelù, Coldplay e – nonostante siano stati al n.1 in primavera – Pearl Jam, Drefgold e Lady Gaga. Sarò lieto di essere smentito. Che è una frase che scrivo esclusivamente per non sentirmela menare dai fan: in realtà se Pearl Jam e Drefgold fossero tra i cento dischi più ascoltati dagli ITALIANI nel 2020 ne sarei angosciato e avvilito, e non riuscirete mai a consolarmi, nemmeno inviandomi per posta dei ghiaccioli all’anice.
 
Guerre tra bande. Universal ha la distribuzione di 47 dei 100 titoli in classifica: 29 sono su marchio Island e 11 su marchio Virgin. In pratica, Island da sola batte i titoli Sony (che sono 23). Cionondimeno, Sony in top 20 fa la voce grossa, pareggiando i conti con gli universali rivali: 7 titoli a testa, e l’egemonia sul rap italiano quasi strappata. Warner ne ha in tutto 17, e solo tre in top 20, ma due sono belli alti: il Fantadisco al n.3 e Ghali al n.4. Insomma, come dopo le elezioni, ognuno può dire di aver riportato importanti e confortanti conferme: hanno la fiducia degli ITALIANI e presto daranno loro quella musica che ci riporterà tra le nazioni rispettate. Migliori risultati tra le indie, Honiro grazie a Ultimo, e Carosello che piazza (non tra i primi, a ‘sto giro) Diodato, Coez, Emis Killa e Thegiornalisti.
 
TORNIAMO ALLE CARTINE
 
Vinili. The dark side of the moon batte in volata Brunori, al quale suggerisco di giocarsi questa battuta quando apparirà in pubblico, in modo da dare il cambio alla sottile ironia sull’essere bellissimo, che è un po’ provata dopo dieci anni di sfruttamento intensivo. Tutto molto vintage tranne Ernia, che peraltro è uscito a giugno – e quindi, o ne ha venduti un bel po’, oppure gli altri ne hanno venduti pochissimi. Forse la risposta sta a metà. O forse no. Non lo sapremo MAI. D’altra parte, non è il tipo di interrogativo che ci assillerà a intervalli regolari, no? Detto questo, in mezzo alle prevedibili leggende del rock, tre ITALIANI (nuovi o quasi) tra i primi cinque. C’est très bizarre.
 
ALTRO INTERMEZZO
 
Sanremo. It’s Pinguini Tattici a go-go, con un n.5 tra gli album e n.9 tra i singoli per Ringo Starr. Bene la vincitrice Fai rumore di Diodato tra i singoli (n.6), un po’ meno l’album (n.22), ma nonostante tutta la straordinaria forza di persuasione dei giornalisti (il 98% dei quali lo hanno votato senza tornaconti personali) non si poteva avere un altro Mahmood. Sempre tra i singoli, n.13 Gabbani, n.16 Fasma & GG, n.17 Ellettraellllètttraetc, n.19 Achille Lauro e n.30, per il rotto della cuffia, Elodie. Al di sotto, poco o nulla.
 
XFactor e Amicidimaria. Il singolo dei Sierra è al n.81. L’album di Gaia è al n.37. Per il resto, non le definirei due edizioni da sogno.
 
E ANDIAMO COL GRAN FINALE
 
Singoli. Guardate pure. Vedete anche voi quello che vedo io?
– Tutte le hit straniere e qualcuna di quelle italiane (Blun7 a Swishland) vengono dal passato, sono state pubblicate nel 2019, da prima del pipistrello e del pangolino;
– Tra i primi dieci, tre sono stranieri, due e mezza sono donne – una delle quali è italiana, la 16enne Anna Pepe con Bando, la hit VIRALE (…se non ora, quando?). Allargando alla top 30, la percentuale degli stranieri scende – perché sono otto – quindi sarei cauto prima di parlare di maggiore flavor internazionale. Però in generale la classifica dei singoli sembra più sensata, per composizione, rispetto a quella degli album, e che Zeus mi mandi i tafani se qualche anno fa mi sarei mai sognato di dire una cosa del genere: credo che rappresenti un po’ meglio ciò che effettivamente si sente in giro: al netto dell’importanza della coazione a ripetere dei fan del rap. O forse sono semplicemente le playlist dei Poteri Forti che fanno il loro mestiere, che volete che ne sappia io, sono solo una piadina in un gioco più grande;
Ghali è presente con due pezzi, uno dei quali completamente solo. La novità clamorosa è che ci sono solo sei joint-venture tra i primi venti brani: un po’ è stato meno semplice fare i featuring durante la quarantena, un po’ potrebbero avere annoiato come la morte, ‘sti featuring. Tendo a privilegiare l’opzione meno ottimista, quindi aderisco alla prima delle due;
– Mi pare di poter dire che con la sola eccezione di Fiori di Chernobyl di Mr.Rain che ha avuto una sorta di precognizione (o ha portato sfiga), non solo i brani ispirati dalla pandemia sono stati pochi, e quei pochi non li ha voluti nessuno. Se vogliamo, una specie di tentativo di rimozione su vasta scala, ma anche la dimostrazione che questi devono fare le canzoncine piacione, mica dare voce ai nostri penosi sentimenti. Sentite gente, se volete l’arte andate nei musei, qui non abbiamo tempo per baloccarci.
.
Detto questo. Grazie per essere arrivati fin qui. Se avete domande, io posso provare a rispondere. Posso provare anche a leggervi la mano. Mettetela contro lo schermo. Mmh, vedo un viaggio, e dei cambiamenti in arrivo, e delle persone che pensano a voi – e sono tutte ITALIANE. Arrivederci a gennaio per l’ANALISONA.
Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Alla fine, a vincere è sempre lo schieramento che fa la voce grossa.

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Tedua avrebbe potuto fare di meglio. Ma che diamine, aveva bisogno di soldi.

Lady (Madonna) Gaga – TheClassifica 23/2020

Lady (Madonna) Gaga – TheClassifica 23/2020

Premessa e debito. Giorni fa ho tenuto una lezione universitaria. Sul successo. Non lo dico per bullarmi, al contrario: è stata un insuccesso (ahaha). Ho calcolato malissimo i tempi di interazione col computer usato a mo’ di lavagna – perché per una volta invece di sventolare fogli e cifre da una pedana dicendo “Fidatevi, ho qui i dati, se volete poi ve li mostro da vicino in un vicolo buio”, potevo finalmente ostentarli zoomati su Zoom. Ritengo di aver mostrato novanta tabelle e migliaia di NUMERI con streaming, dollari, follower, spettatori, insomma quella musica quantificata contro cui in teoria mi batto (questo sì, lo dico per bullarmi: in realtà non mi importa nulla). Ma che poi si è vendicata prendendomi la mano: ero così euforico nel fare il mio numero coi numeri, che ho menato me stesso per l’aia per quasi due ore – e alla fine ho strizzato in quattro minuti la parte teorica cioè i possibili motivi che hanno permesso al Successo (e ai Numeri) di occupare completamente la musica. La cosa mi tormenta da una settimana, e torna a farlo con l’atteso nuovo disco di un’artista che come tanti suoi coetanei ma più di tanti suoi coetanei ha messo il successo e la sua narrazione (in corsivo, ovviamente) al centro della propria opera. Solo che anche lei per una volta nella sua ormai lunga carriera sembra averlo lasciato sullo sfondo di tutto il suo agitarsi. Non è chiaro se la cosa sia voluta. In ogni caso, ha avuto successo (eh!), i recensori che contano sono tutti entusiasti, tutti e venti (una sola insufficienza, dal New York Times) e nella classifica italiana dei presunti album quel disco è
Il numero uno. Uno, notoriamente, è un numero. Un altro numero è tredici: i produttori. Oltre a lei, due svedesi, due francesi, tre americani, uno Skrillex, due inglesi – per dare la giusta leccatina a tutti i Paesi i cui critici devono dare l’approvazione. A quanto risulta, il principale nocchiero tra costoro è stato Bloodpop, uno di quelli che tutte le star del pop si sono messi all’occhiello prima o poi. Per essere sicuri di suonare originali, chiaro. Negli ultimi 10 anni Bloodpop ha prodotto Charli XCX, Grimes, Beyoncé, Britney Spears, Fifth Harmony, Haim, Post Malone, Taylor Swift, Justin Bieber (e parecchio), poi ha lavorato con Lady Gaga nel 2016: un anno dopo che Madonna lo aveva chiamato per Rebel heart.
Questo per dire che, in parte, è un disco assolutamente prevedibile. Diciamo al 50%. E parlando di numeri – che dopo la lezione se volete vi mostrerò in un vicolo buio – so da fonte certa che la Società Mondiale di Apprezzamento del Pop esige, necessariamente, un 50% di prevedibilità.
L’altro 50% dev’essere sorpresina.
(…sorpresona, sarebbe troppo)
La sorpresina, si badi, può essere anche solo nell’intento.
E nel caso di Chromatica, l’intento è una smaccata matrice dance, EDM, Davidguettiana quasi. Non è una sorpresina, in pieno 2020? Però abbinata a testi vagamente sofferenti, spiegati in interviste lunghe (e parecchio) e curiosamente pesanti. Non per i temi, no. Se posso permettermi, per la poca incisività.
Ma il disco non ha questo problema. Nella Mia Umile Opinione è un ottimo album dance. In effetti è il miglior album di Madonna da quindici anni a questa parte. Sono le sue nuove Confessions on the dance floor.
(pausa, per permettere alla sottigliezza blandamente ironica di arrivare)
Finalmente Gaga ce l’ha fatta, ha inciso il perfetto album di Madonna. E se non ci credete, provate ad ascoltarlo. Ma sia chiaro: non ho niente da obiettare a questo. Né allo stato del pop e della dance in pieno 2020. Nessuno dei due sta benissimo, però anch’io l’altro giorno dopo 20 minuti di corsa dopo quattro mesi, mi sentivo come il pirata nell’assai ghignoso gioco che da esso prende il nome.
L’unica cosa che mi sconclusiona in Chromatica è che – in pieno 2020 – è ancora imbastito sul concetto di “album”. Sì, è ovvio che funziona anche a scorporare le tracce in streaming, prendendo quelle che piacciono e lasciando sul piatto le altre. Eppure tra introduzione e interludi e durata di 46 minuti e intento, si intuisce che è stato pervicacemente pensato da una persona la cui cultura musicale – in pieno 2020 – è ancora legata con affetto agli album. E vedete, io non sono un feticista dell’album, non ho mai fatto la lista dei miei seimila preferiti, non riuscirei a indicare un album straordinario nella sua totalità. Però so, proprio come lo sa la Foxy Lady, che senza la buffa convenzione di opera (…di discorso?) che l’album rappresenta, si sgretolano un pochino delle ambizioni di fare qualcosa di più che delle semplici hit, e di lasciare qualcosa che… Beh, che non siano soltanto numeri. E detto ciò, passiamo – con ulteriore blanda ironia – ai numeri dopo l’1, cioè al
.
Resto della top 10. Il Paese è allo sbando e nulla lo dimostra più del fatto che entra al n.1 tra i presunti album una FEMMINA, che per di più non è ITALIANA. Anche se dice di esserlo, come tutti – seh, come no. Chromatica di Lady Gaga è già il TERZO album STRANIERO che va al n.1 quest’anno, oltre che il primo di una donna, e se questo non porta alle dimissioni di Conte, di Mattarella e del Papa, non so veramente cosa debba succedere. Se non fosse per lei, sarebbe una top 10 tutta ITALIANA a partire dal podio tutto nuovo: al n.2 arriva Dani Faiv con Scusate se esistiamo, e al n.3 entra Nek con Il mio gioco preferito (parte seconda) (…deduco che c’è stata una parte prima). Il podio dell’altra settimana scivola tutto dal n.4 al 6, parlo di Ghali, di Gaia e dell’ex n.1 Drefgold che scende al n.6. Al n.8 entra Rosa Chemical, che si inserisce tra Marracash (da 31 settimane tra i primi dieci) e ThaSupreme (da 29 settimane); resiste al n.10 la Dark Polo Gang. Escono dalla prima diecina Fabrizio De André e la PFM (al n.16 dopo l’ingresso al n.2), i Pinguini Tattici Nucleari (era ora, detto in senso buono. Credo), The Weeknd e Dua Lipa.
.
Altri argomenti di conversazione. Ingresso al n.14 per il rappuso puertoricano Anuel AA con il suo secondo album, molto alto rispetto al suo piazzamento in USA (n.8). Ok, è un tamarrone che sceglie bene le amicizie (featuring con J Balvin, Ozuna, Daddy Yankee, Shakira, 6ix9ine) ma ammetto di essere sorpreso, anche perché non è il primo segnale di portoricanismo rampante nella classifica ITALIANA degli album. In compenso abbiamo fatto fuori dopo una settimana il sudcoreano Agust D, da n.24 che era. Ma è fuori dopo sette giorni anche Gunna, ex n.1 USA. Non li fanno più come una volta. Ma parlando di portoricanismo,
.
Sedicenti singoli. Alle spalle di Irama, ancora al n.1 con Mediterranea, continua a salire il primo reggaeton cretinone dell’estate, Mamacita (que bonita) di Black Eyed Peas, Ozuna & J. Rey Soul.
(se ci pensate, con tutto quello che sta facendo Salvini per vendere la nazione al boia russo, è curioso che ci stiamo gemellando, forse per invidia, con il Territorio Non Associato degli Stati Uniti d’America, aka Portorico)
Al n.3 il probabile fenomeno dell’anno, Il bacio di Klimt del giovane Emanuele Aloia, che cerca di riscattare un testo di lampeggiante banalità infilandoci nomi di pittori a caso (forse ci riesce, però se i pittori in questione lo beccassero gli farebbero una faccia a tavolozza). In compenso il motivetto Una voglia assurda di J-Ax entra al n.29, ma aspettate a sorridere, è giugno e Tormentonia sta per aprire i battenti, quindi torniamo agli album e ai
.
Lungodegenti. Per una volta elenchiamo i centenari in ordine di classifica, in modo da dare numeri in più: 20 di Capo Plaza, uscito 111 settimane fa, è al n.25; Peter Pan di Ultimo, 121 settimane, è al n.31; Rockstar di Sfera Ebbasta è al n.46, mentre al n.47 c’è Pianeti di Ultimo (118 settimane). Al n.57 c’è il rookie Luché, il cui Potere (il giorno dopo) è in classifica da 101 settimane, poi al n.74 c’è il segnetto ÷ di Ed Sheeran. Manca qualcuno? Ovviamente sono i
.
Pinfloi. The dark side of the moon festeggia al n.55 la 187esima settimana consecutiva in classifica – ma festeggia perdendo ventidue posizioni; viceversa ne ha guadagnate due salendo al n.61 The wall, e spero siate deliziati quanto me nel verificare che è tornato popolare appena finito il lockdown, mentre era uscito di classifica dopo due anni, esattamente nel momento in cui la gente ha potuto vivere di persona una analoga bellissima fantasia di isolamento e paranoia invece che semplicemente sognarla: don’t dream it, be it. Bene. Grazie per essere arrivati fin qui, a presto.
PS
Lo avete notato che neanche qui ho accennato ai motivi per cui il Successo e i Numeri hanno occupato completamente la musica? Ecco, un altro insuccesso.
Si sono sciolti i PopTopoi

Si sono sciolti i PopTopoi

“Non gioco più. Me ne vado”

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

“And all the fat, skinny people / and all the tall, short people / and all the nobody people / and all the somebody people / …I never thought I’d need so many people”

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Mettetevi comodi, prendete il vostro cestino per la merenda, spegnete i cellulari – a meno che non li stiate usando per leggere (ma forse rimane una buona idea). Sto per portarvi nel mondo fatato della musica di ProprioOra. Vi racconterò di classifiche e di ascolti, di scarpe e navi e ceralacca, di cavoli e di re. E non sarò breve. Perché quest’anno ci ho messo proprio tutto. Non presumo che leggiate tutto in una volta – ma se un giorno volete tornare a cercare i dati sui concerti o le radio o YouTube – ehi, sono qui, tutti qui. Ma iniziamo subito con lo spettacolo.
 
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO. 1) La musica internazionale, al POPOLO, fa schifo, anche perché non si capiscono le parole – tranne quella portoricana, che si capisce che dice la playa, la vida, la calma, la noche; 2) le donne devono tacere; 3) Le band? Non se ne parla: ognuno dev’essere solo davanti al POPOLO – se proprio avete due amici, fateci un featuring; 4) I talent? Niente di che ma nel caso andate a quello di Maria, così le famiglie vi vedono e vi accettano a Sanremo; 5) Volete pubblicare qualcosa? Fatelo adesso: da luglio sarà troppo tardi… Natale? Ma dai, nessuno regala musica, si sa che non vale niente. E poi la musica bella è quella estiva, la playa, la noche, la vida, la calma, el mojito 6) Cos’è cambiato rispetto al 2018? Pochissimo. Ma cosa pretendete, che il CAMBIAMENTO cambi?
Bene. Ora, saluto quelli che hanno cose importanti da leggere. Voi che siete rimasti (grazie!) potete iniziare a dare un’occhiata alla top 30 degli album (le top 100 FIMI tutte intere non ci stanno, non pretendete). Io comincio a buttare sul tavolo un po’ di roba. La prendo larga.
 
PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Ovviamente le charts annuali non sono tutto, nella vita. Anche per i criteri con cui sono fatte, che non saranno mai perfetti ma cercano di darci un quadro del successo. Un quadro parziale, ovviamente – ed è per questo che vi metto a disposizione anche i dati di tutte le altre robe. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok lo fanno separatamente, così non si capisce niente. Io invece vi sazierò di conoscenza.
 
TOP 100 ALBUM
 
CHI NON C’È . Non sono presenti nella classifica dei 100 album più ascoltati del 2019:
Coma Cose – Lana Del Rey – Gigi D’Alessio – Shawn Mendes – Levante – Niccolò Fabi – Franco Battiato – Lewis Capaldi – Daniele Silvestri – Nek – Clementino – tantissimi sanremesi (da Arisa a Loredana Berté che#dovevavincere etc.) – ovviamente Kanye West – ovviamente Taylor Swift – Junior Cally (che pure è stato al n.1 in classifica a ottobre) – Vinicio Capossela – Myss Keta (ma l’importante è essere sui giornali) – Gianna Nannini (eh). Avete notato Lewis Capaldi? Ok, era per essere sicuro. Aggiungo, ma proprio per sfizzo, Liam Gallagher e Lizzo.
 
COME SI DICE? GENERI. Solo Ultimo impedisce un podio tutto rappuso: senza di lui, sarebbe occupato da Salmo, la Machete Crew e Marracash. Niccolò Moriconi in arte Ultimo perché canta per tutti noi che la vita ha sconfitto (…per infierire) sembra il nuovo alfiere di un pop al maschile che per quanto in momentaneo stand-by ha ancora più di un campione, come dimostrano Tiziano Ferro e Mengoni. Però è anche l’unico nome nuovo nella top 10 degli album. Tra l’altro il suo Peter Pan compare nella prima diecina per due anni consecutivi. Non è il solo, ma gli altri hanno usato il piccolo trucco della versione reloaded, utili a Salmo e Marco Mengoni per rimanere nelle zone alte con dischi pubblicati nel novembre 2018. Playlist di Salmo era n.4 nel 2018, sale al n.2 con la versione allyoucaneat, con il live, proprio come l’Atlantico di Mengoni era n.12 nel 2018, ma vuoi mettere l’offertona convenienza di Atlantico On Tour. Invece Peter Pan di Ultimo era n.7 l’anno scorso, è n.4 quest’anno, e senza lifting. Che gli vuoi dire.
 
CALENDAR GIRLS. Dite, c’è ancora qualche Ferilli o Marcuzzi che fa i calendari? Chissà perché vent’anni fa avevamo tutti questa necessità di sapere che giorno era. Sta di fatto che oggi, sei mesi dell’anno possiamo darli al gatto: solo due big shot come Marracash e Tiziano Ferro rompono il monopolio degli album pubblicati nel primo semestre o anche nel 2018 (anche se per amor di precisione, Machete Mixtape era fuori il 5 luglio). La tendenza delle classifiche a favorire chi esce nella prima parte dell’anno contribuisce in parte a presenze un po’ impreviste: mai mi sarei aspettato di vedere Fedez in top 10 invece che ThaSupreme, visto che Paranoia Airlines era stato giudicato da più parti un mezzo flop commerciale. E guardate anche Start di Ligabue che bella vita da mediano ha fatto.
 
CASE DISCOGRAFICHE. Il 52% degli album più ascoltati in Italia ci è offerto da Universal (18 nei primi 30). Società americana di proprietà francese (Vivendi) in cui comandano gli inglesi, dei quali già che ci siamo qui vedete le Official Charts degli album. Il boss è inglese, Lucian Grainge; il suo vice, da lui nominato, è stranamente inglese, Boyd Muir; l’amministratore delegato è inglese, Maximilian Hole. Il presidente in Italia è Alessandro Massara, dice di essere napoletano – ma credo sia inglese. All’interno di Universal i rapporti di forza sono a favore di Island Records (23 album) davanti a Virgin (13) e alle altre etichette controllate.
Per quanto riguarda le minoranze, Sony raggiunge il 23% e Warner il 10%. Voi penserete che Warner abbia sbagliato campagna elettorale – eppure ha Ed Sheeran, Coldplay, Ligabue, Irama, Pinfloi, il re dei singoli Fred De Palma, e i fenomeni coreani BTS. Però non ha i rappusi, eccetto Capo Plaza. La maggior parte delle briciole (leggi: indie) le prende Believe, che ha 5 titoli (Modà, Il Pagante e il campionissimo Ultimo, dell’etichetta Honiro).
 
SOVRANISMO. Un solo album straniero in top 10, ed è dei QUEEN.
Non mi pare il caso di commentare in modo esteso, vero? Ci siamo capiti con uno sguardo.
Peraltro è sempre la colonna sonora del film del 2018. Che poi, il fatto che al POPOLO piaccia così tanto un pezzo di sei minuti con cambi di ritmo e inserti vocali barocchi non induce i discografici ad abbandonare i loro due format preferiti: 1) tre minuti lagnosi di “Nessuno mi capisce” 2) tre minuti indolenti di “Guarda il mio Rolex mentre mi faccio la tua troia fumando”. Eppure il mercato è in crescita, quest’anno segno positivo, eccetera, potrebbe essere il momento per osare… Ahaha, ma quando mai.
In totale, otto nomi di stranieri in top 50 (quello dei Queen si ripete). Altrettanti nella metà inferiore. Quattro non incidono più, per cui scendiamo a dodici. Madonna, il Boss e i Coldplay sono fenomeni almeno ventennali. Sto tentando di dirvi che il Paese è disposto ad ascoltare NOVE artisti internazionali contemporanei su cento. E sono quattro meno dell’anno scorso.
Beh, noi non prendiamo lezioni da nessuno. Se questi stranieri fossero bravi, li ascolteremmo. E se avete qualcosa da dire, vuol dire che non accettate il CAMBIAMENTO, boomer che non siete fieri di essere ITALIANI e non riconoscereste un Rinascimento nemmeno se ve lo infilassimo nella bolletta della luce. Comunque, ecco, siamo diventati nazionalisti come i francesi e come i tedeschi. Che però non sono maschilisti.
 
DONNE. Nessuna nella nostra top ten, ci mancherebbe. E poche anche tra i 100 album più venduti in Italia: faccio prima a nominarle tutte, sono solo tredici. Billie Eilish (n.15), Elisa (n.18), Lady Gaga (non da sola), Mina (non da sola), Giordana Angi (n.32). Pausa per dire che in top 50 ci sono solo TRE dischi di una solista femmina. Ricominciamo: Ariana Grande (n.59), Emma (n.60), Elettra Lamborghini (n.61) Madonna (n.67), infine le divas: Alessandra Amoroso, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini.
Questo è il momento per uno sguardo alla top 10 americana (la vedete qui, fonte Billboard). Sì, beh, prime quattro posizioni in quota rosa – però certo, hanno mandato al governo un imbecille (cosa che noi non faremmo mai). Comunque dai, l’anno scorso erano dodici, quindi è un incremento dell’1%, la ripresa c’è! Altra buona notizia è che l’età media si abbassa grazie alle newcomers Billie Eilish, Giordana Angi ed Elettra Miura Lamborghini, mai state in classifica.
Ma alla fine, anche alle donne come agli stranieri rigiro quanto mi sono sorbito dai ciccini del rap quando ho fatto le mie considerazioni sulla classifica italiana. Ovvero: se non vi piace vedere il predominio del maschio italiano è perché siete boomer e non vi piace il CAMBIAMENTO. A noi giovani, le femmine non hanno niente da dire – in fondo, sono tutte troie che si mettono con chi ha più successo – tranne, beninteso, le fidanzate dei rapper che sono dolcissime e fanno l’amore tutta la notte con i loro irresistibili ribelli. In silenzio, ovviamente.
 
BAND. Sapete quel bel modo di dire: “Ma di che parliamo?”. L’unica tra i primi 30 sono i Queen. Ci siamo capiti (…un’altra volta). Poi, abbiamo gli Imagine Dragons n.41, Thegiornalisti (ahaha), Pinfloi al n.49, Coldplay n.51, e toh, ve li nomino tutti includendo anche i dui (plurale di duo): Dark Polo Gang, Carl Brave & Franco 126, Benji & Fede, Il Volo, Pinguini Tattici Nucleari (n.76), Il Pagante, Nirvana, BTS. Quindi insomma sì, il quartiere, i bro, i frà, ma alla fine ci piace il maschio da solo, coi pieni poteri.
Con l’eccezione di Babbo Natale.
 
BABBO BASTARDO. Il Natale non tira più. Un tempo era la ragion d’essere della discografia. Oggi nemmeno i dischi di canzoni natalizie si fanno più, perché la gente a dicembre non spende certo i suoi soldi in musica. Chi esce prima ha più probabilità di essere in classifica. Sembra banale, ma l’accumulo dei numeri nell’era dello streaming ha ribaltato le vecchie certezze, ovvero che convenisse uscire sotto Natale (infatti, si arrischiano a farlo quasi solo i big ai quali del prestigio della classifica frega relativamente).
 
TALENT E ALTRI SHOW. Forse la peggior performance di sempre. Ci si attacca al solito Marco Mengoni, perché latitano le giovani star di Amici e XFactor (in questo caso, quello del 2018, visto che si chiude a dicembre). Premesso che Anastasio non ci ha voluti nel suo mondo (cit.) nel 2019, i Maneskin chiudono al n.27 (con lo stesso album che aveva chiuso al n.5 nel 2018) e Alberto Urso il tenorino di Maria è al n.29 – Irama nel 2018 era al n.2. In compenso, Sanremo tra gli album vede Ultimo primo in classifica, Mahmood al n.23 e Irama al n.36. Poi, sostanzialmente, basta. Se vi sembra poco, sappiate che l’anno scorso dietro a Ultimo ed Ermal Meta in top 50 non c’era nessuno. Se questo vi sembra un flop…
 
CHI HA DETTO FLOP? Ora, quanto segue è la parte più arrogante di tutto questo tsunami, okay? Diciamo che sono album da cui forse ci si poteva aspettare un piazzamento più alto. Comunque, perlomeno loro ci sono – cosa che non posso dire per Lewis Capaldi, il cui album ha sganasciato ovunque. Dunque: secondo me sono un po’ bassi rispetto al blasone gli album di Madonna (n.67), MiticoVasco (n.64), Biagiantonacci (n.83), BTS (n.97). Sono dei mezzi flop, benché ognuno con qualche giustificazione, gli album di Achille Lauro (n.56), Benji & Fede (benone col singolo, ma n.65 con l’album dopo il boom dell’anno scorso), e tra gli stranieri che non passano, Coldplay (n.51), Ed Sheeran (n.46), Ariana Grande (n.59).
 
MEGLIO DEL PREVISTO. Tra quelli che non vedete nella fotina, direi Rocco Hunt (n.38), Massimo Pericolo (n.37), Giordana Angi (n.32). E, per quanto mi ributti, Elettra Lamborghini (n.61) (meglio di Madonna) (Gesù) (se la sarà anche cercata, ma che punizione).
 
TOP 100 SINGOLI
 
COME SI DICE? GENERI. Il dominio delle hit balneari è impressionante, ma non nuovo: anche negli anni scorsi, l’ascolto furioso di canzoni da bagnasciuga aveva portato ai n.1 di Amore e capoeira (2018) e Despacito (2017). Niente anglosassoni in top 10, dove Portorico batte UK e USA: Pedro Capò e Daddy Yankee, con tutta la Calma del mondo, sono in top 10 tra i singoli. Ma sentite qui: Fred De Palma è n.1 tra i singoli ma solo n.95 tra gli album. La regola di Baby K non sbaglia mai.
 
DI COSA PARLANO LE HIT? In top 10 abbiamo un amore despacito, poi un amore indiecicciociccio, una vita despacita, un padre assente (featuring $oldi), una vita urban, un amore whatsapp, ancora una vita despacita, poi amore tamarro (featuring $oldi), poi vita despacita, poi un amore che manca.
 
QUANDO ESCONO LE HIT? Praticamente tutte nel primo semestre. L’effetto accumulo delle piattaforme di streaming fa sì che chi parte prima (tipo Coez l’11 gennaio) ha un certo vantaggio, visto anche che il Natale, che fino al 2015 era IL momento in cui la discografia tirava su i soldi, non conta più niente. Così, in top ten, il pezzo uscito più tardi è il n.1 Una volta ancora – ed è uscita il 5 giugno. Buon per Sanremo, che si ritrova nel punto giusto del calendario. Beninteso, se un pezzo esce a settembre, può tirare su i dischi di platino lo stesso – ma vi stupirà sapere che agli artisti e ai loro entourage la visibilità data dalle charts interessa parecchio. E poi non trascurate la gara.
 
DONNE. Ancora??? Ehi, ma allora siete fissati. Va beh, qui in top ten ci sono due flirt estivi, ovvero Ana Mena ospite di Fred De Palma, La Giusy ospite di Takagi & Ketra. Due canzoni di una donna sola in top 30 e sono Dance monkey (Tones And I) e Sweet but psycho (Ava Max), perché Bad guy è attribuita a Billie Eilish & Justin Bieber (…mah!). Ma la verità è che a noi italiani, nella musica e nella vita, le donne vanno bene come featuring (dehehihohu).
 
STRANIERI. Tra i singoli va un po’ meglio, addirittura 11 tra i primi 30. Però se ne stanno quasi tutti tra il n.13 e il 23 come se avessero puntato i numeri di mezzo alla roulette.
 
SPOTIFY. Se notate qualcosa di strano, fate bene. La top five l’ha fornita Spotify in persona a metà dicembre, i numeri li ho presi io il 7 gennaio (…la sera). Che dire, può darsi che Mahmood vada alleggerito degli ascolti internazionali. Sull’appeal internazionale di Salmo ho già dei dubbi, pur col bene che posso volere a uno di Olbia. Comunque in questo momento Blun7 a Swishland di ThaSupreme è a 43 milioni, in due mesi. Insomma, è un mondo veloce, quindi fidiamoci.
(no, non è vero: di quelli di Spotify non mi fiderei nemmeno se mi facesse i regali di Natale, e invece non solo non me ne fa ma sono l’unico in Italia a dargli 25 euro al mese, zio caro)
 
YOUTUBEWAY ARMY. Nei video musicali nove brani italiani su dieci; in testa Soldi di Mahmood, che probabilmente si avvantaggia un po’ dell’Eurofestival. Notate il feroce dominio di video e canzoni con sottofondo spiaggioso, la vita Papeeta che tutti noi ci meritiamo. D’altra parte l’Isola dei famosi e la Temptation island sono tra i programmi preferiti per una nazione per la quale la lobotomizzazione sarebbe un progresso intellettuale pauroso. Peraltro tra i video non musicali, vanno forte quelli musicali. Carote, cantata dal concorrente Nuela durante le audizioni, non è considerato tale (il che è sufficientemente ironico) e ha totalizzato 17 milioni di visualizzazioni, il che rende l’idea di quanti telefonini siano in mano ai minori di 14 anni. Al n. 2 ci sono i Pantellas con la parodia di Soldi di Mahmood. Tredici milioni. Mondo cano.
 
RADIO. Il brano più trasmesso dalle radio nel 2019, Girls go wild di LP, non è tra i cento più ascoltati. E nemmeno il terzo brano più trasmesso, Juice di Lizzo. Non che il n.2, Giant di Calvin Harris & Rag’n’Bone Man se la cavi meglio (n.59 tra i singoli FIMI). Sicuramente dipende dal fatto che sono artisti vecchi che fanno una musica che piace agli anziani, e non hanno nulla da dire a noi giovani del POPOLO che coltiviamo il CAMBIAMENTO
(…scusate se la meno con questa cosa, ma ultimamente mi sono beccato troppi “Ok boomer” a casaccio da pischelli con i pollici veloci e i genitori babbioni)
No, io qui onestamente vedo un tentativo delle radio di aggiornarsi dopo che tutti abbiamo cantilenato che erano un media anzianissimo. E a questo punto, volendo costituiscono una fonte di musica complementare e più varia rispetto alle piattaforme, il cui sogno è blindarci tutti in nicchione e nicchiette, al grido “…Ai fan piace anche”. Concludo completando il confronto: le n.1 di FredDePalma/AnaMena è solo al n.58 nella diffusione radiofonica, e la n.2, quella di Coez, Un sacco bello o come diavolo si chiama, è al n.31. Maledetti network snob e radical-chic, che osteggiano Universal, Spotify e YouTube che sono gente come noi eletta democraticamente.
 
ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
 
CONCERTI. A Jovanotti non ha detto benissimo con gli ultimi album, e anche il suo tour è stato ben chiacchierato – però a Linate ha preso il volo. Peraltro se non fosse per le spiagge di Jovanotti, i primi venti concerti sarebbero di fatto spartiti tra le sole Milano e Roma. Comunque i dati sono questi: MiticoVasco rende un po’ complicato commentare. Nel 2018 c’era stata più varietà: i più visti erano stati Eminem, poi J-Ax & Fedez (pure loro a Milano, avevano fatto 6mila e 4mila spettatori più di Jovanotti), seguiti da Guns&Roses, Foo Fighters,Vasco Rossi. Imagine Dragons e Pearl Jam.
MIGLIOR VITA. Tre nomi di artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di biglietti della lotteria: i Queen che hanno 4 album in classifica, due dei quali al n.9 e 13, XXXTentacion e i Nirvana (sapete, quelli di KURTCOBAIN, quello che si è SPARATO, mitico) con Nevermind al n.94 – era n.78 nel 2018, a dimostrazione che gli anni 90 non sono più quelli di una volta.
 
PINFLOI. Ce l’abbiamo fatta, siamo al nirvana (pardon). The wall guadagna posizioni per il terzo anno di fila, salendo al n.63; The dark side of the moon conserva la top 50 come nel 2018 e come vedete nella figurina è il vinile più venduto proprio come nel 2017 e 2018, però nella classifica generale perde due posizioni e chiude al n. 49. Vi dirò, io credo che The dark side of the moon dovrebbe rinnovarsi, parlare della vita nei quartieri, usare una batteria elettronica progettata dalla Roland nel 1980 o un software vocale uscito nel 1997, cose supernuove che voi fermi al secolo scorso non potete capire perché siete dei boomer ostili ai giovani e al CAMBIAMENTO.
 
Grazie per aver retto fin qui. All’anno prossimo.
Musica pop vs musica rap vs noi, il POPOLO

Musica pop vs musica rap vs noi, il POPOLO

La verità su quello che ascoltate, voi soli dentro la stanza, e tutto il mondo fuori.

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

Rapporto aMargine: primo semestre 2019 (aka l’ANALISINA)

La musica più ascoltata in Italia nei primi sei mesi del 2019. Il Governo del Cambiamento vende un po’ meno, ma la concorrenza non c’è più.

Lazza, Montanelli e il contesto che ci assolve tutti – ClassificaGeneration, stagione III ep. 8

Lazza, Montanelli e il contesto che ci assolve tutti – ClassificaGeneration, stagione III ep. 8

Re Mida di Lazza entra al n.1 della classifica FIMI dei presunti album.
Devo dirlo, Re Mida di Lazza mi piace.
Devo dirlo, Re Mida di Lazza mi è insopportabile.
Devo dirlo, Re Mida è musicalmente piuttosto eclettico e inventivo e nel rap italiano non capita più così spesso; gioca con gli stili sia nelle basi (gran lavoro di Low Kidd, iscritto al partito Machete di Salmo) che nel flow e pare dimostrare che chi è cresciuto col rap non è indifferente alle esigenze di rinnovamento di cui la trap è (anche) un sintomo.
Devo dirlo, Re Mida è pieno di rime irritanti e prevedibili che mettono nel mirino un 13enne maschio più ottuso della media dei coetanei, molto felice della propria relazione birichina con le prime droghe, e incline ad annuire come un idiota quando, per distinguersi dagli altri rapper, Jacopo Lazzarini (Milano, 1993) nomina

Gucci, Rolex, Netflix, Burberry, Crystal, Nike, Balmain, Supreme, Off-White, iPhone, Cazal, Moschino, Montblanc, Spotify, Fendi, Louboutin, Rolex (ancora), Dom Pérignon, Dior, Hermès, Margiela, Gucci (ancora), Vivienne Westwood, Armani, Goyard, Audemars Piguet, Heron Preston, Maharishi, Patek Philippe, Cartier, iPhone (ancora), Dior (ancora), Adidas, Céline (la griffe), Coelho (no, questo invece è lo scrittore).

(ma non mi posso far abbagliare dalla comparsa di un Coelho come se scrivessi su) (nome di giornale di sinistra)

Devo dirlo, Re Mida non è solo product placement: passo a sottoporvi cinque esempi di liriche Lazziane.

«Baby, non voglio che piangi, lo so, amo le donne che s’offrono (eh), con l’apostrofo (eh)» (Gucci ski mask)
«Troia, lo so, volevi superman: sono cresciuto senza supereroi; sai che ho puntato tutto su di me, e ho fatto bene con il senno di poi» (Superman)
«Voglio un Audemars Piguet, oh, perché sto tempo è dinero e io lo spendo con te, oh» (Porto Cervo)
«Non è obbligatorio avere un diploma per fare storia; ho un paio di iPhone, vuoi dimostrazioni?» (2 cellulari)
«Parlo a bocca piena pure se ti fa schifo, ho una iatro di fianco: te lo dice il mio polso che lei non è il mio tipo. Ti alzo un dito medio come in Piazza Affari (ehi)» (Povero te)

Avrete notato il termine iatro: tra le varie troie e pute dev’essere una ragazza a cui tiene se la chiama iatro perché a Zzala, vedete, piace parlare riocontra. Voi lo facevate alle medie? Che ridere, vero?
Ora.
Come è possibile che Zzala mi vada al n.1 dicendo sempre le stesse tre cose che altri ci dicono da anni, cioè che ha fatto il dinero e ne vuole ancora di più, che è pieno di troie e che noi possiamo solo invidiarne l’assoluta grandezza? Come è possibile che il pubblico del rap non si annoi come a un campionato mondiale di Scala 40? Mi posso dare due risposte.
La prima è che come pesci in una boccia, abbiano imparato ad apprezzare le microvariazioni formali nel contesto. Perché tutto alla fine si giustifica col contesto. Se sei in quel contesto, si fa così. Tipo Montanelli negli anni 30 in Etiopia, quando ha sposato/comprato una ragazza abissina 12enne. E in effetti è vero, il contesto era quello: colonialismo e gas e vite umane che non valevano niente e bulli in nero che menavano chi non era d’accordo e popoli spinti a tornare in trincea a sbudellarsi per anni. Poi il contesto è cambiato ma lui 40 anni dopo invece di dire “Ok, era così ma ora sono un po’ imbarazzato a ripensarci”, sottolineava che non bisogna contestare i contesti.
La seconda è che non esista più realmente “un pubblico del rap”. Che ormai il rap sia diventato una fase di passaggio, per un’età media scesa così tanto che semplicemente non si possono aver già sentito altri che già si baloccavano con troie, canne e Rolex (e battute un po’ migliori).
Devo dirlo, Re Mida mi ha anche indotto a chiedermi se questa coesistenza tra l’immenso niente da dire con le parole e le molte cose che prova a dire con la musica dipenda dal fatto che frequentando il Conservatorio, il giovane Jacopo Lazzarini ha finito per maneggiare benissimo il puro fatto musicale dell’hip-hop. Tanto bene da mettere in secondo piano la necessità che le frasi stiano in piedi – se non come suoni, come adesione stilistica ai paletti che il rap italiano ha fissato per se stesso e nei quali sbatte continuamente il naso (ma convinto che sia una figata). Forse non sono il solo a pensarlo: in uno dei featuring, Fabri Fibra precisa che il suo sponsor è artisticamente preferibile (“Adidas è migliore di Nike, eh”), e subito dopo ci va giù ineffabile: “Questo pezzo neanche so di che parla”. (LOL)
(il LOL è mio, non di Fibra)

Devo dirlo (e concludo): sarebbe interessante allora se Lazza facesse il passo successivo e inventasse un linguaggio che non esiste, inventato e insensato se non per fini musicali, tipo Sigur Ròs o Cocteau Twins. Oppure, ancora meglio, se togliesse soggetti, verbi e complementi ed elencasse semplicemente tutti i prodotti significativi della nostra civiltà. O viltà-ci.

Resto della top 10. Mahmood scala al n.2, Ultimo scala al n.3, e in fin dei conti la top 10 non conosce alcun tipo di rivoluzione eccetto quella prevedibile della celerissima uscita dei Dream Theater (dal n.4 al n. 25). Restano quindi in alta classifica la Sanremo Youth (Mahmood, Il Volo, Ultimo con due album), i Queen (due album), Salmo, Lady Gaga e Marco Mengoni.

Altri argomenti di conversazione. Prima diecina mancata per un pelo per Canova (n.11), ingresso al n.15 per Eugenio In Via Di Gioia.
L’album da più tempo in classifica è SEMPRE Hellvisback Platinum di Salmo che compie 161 settimane passando dal n.56 al 58; lo seguono The dark side of the moon (122 settimane) e l’ultimo Ed Sheeran (105 settimane).
Album distribuiti o pubblicati da Universal: 48 su 100.
Escono di classifica Umberto Maria Giardini aka Moltheni (dopo 1 settimana), un altro contingente dei settecento cantanti in gara a Sanremo ovvero Einar (dopo 2 settimane), la raccolta dei Zen Circus (dopo 3 settimane), e soprattutto Arisa (dopo 3 settimane). Federica Carta tiene, ma crolla dal n.13 all’84.
Esce invece dalla top 100 di Andrea Bocelli, dopo 18 settimane. Ed è uscito anche dalla classifica USA e da quella UK. Nella quale Tom Walker (l’Ed Sheeran scozzese, ancora più blando) è n.1 e tre album in top 10 sono colonne sonore. Il collasso della musica britannica in questo decennio è un fenomeno nascosto a malapena da Sheeran e Adele: un giorno qualcuno ve ne parlerà (ok, temo che sarò sempre io, gli altri non hanno tempo da perdere con queste cose).

Sedicenti singoli. Alle spalle di Soldi di Mahmood vincitrice di Sanremo sale di una posizione Shallow di Gaga e Bradley Cooper vincitrice dell’Oscar, e si inerpica al n.3 il tormentone estivo Con Calma di Daddy Yankee feat. Snow. Niente singoli degni di nota per il capo degli album Lazza, la cui Netflix se ne sta al n.19. Prestigioso ingresso al n.10 per la task force Takagi & Ketra feat. TommasoParadiso feat. Jovanotti feat. Calcutta con La luna e la gatta. Ma va anche peggio a un paio di nomi che non sono più tra i primi cento: Anastasio, il cui secondo singolo Correre – presentato a Sanremo – ha resistito due settimane, e Fedez, n.29 tra gli album, mentre per quanto riguarda i singoli è proprio passato a

Miglior vita. Nove album su cento sono di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Anni Novanta. Grosso calo di consensi per Mia Martini, la cui raccolta è passata dal n.23 al n.80. Mai, mai uscire dalla televisione, se lo fate siete morti. A meno che ovviamente non siate i

Pinfloi. The dark side of the moon (SI’ TAV) beccheggia dal n.50 al n.46, mentre The wall (NO TAV) scende dal n.79 all’89. E voi sapete meglio di me che è tramite questi due dischi che il POPOLO parla agli uomini eletti dalla GENTE. Quanto a me, gente, vi saluto e ringrazio per aver letto fin qui. Bacioni.