Tag: Katy Perry

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

No, non è vero, è un titolo scemo per incuriosirvi. Però dopo Vaffanculo, un’altra sua vecchia hit torna d’attualità.

Sheeran power – Classifica Generation, cap. XI

Sheeran power – Classifica Generation, cap. XI

Non fatevi ingannare, dietro al sorriso paciarotto è spietato e competitivo come Trapattoni.

Polemistan 4 – Le migliori polemiche dell’agosto 2017

Polemistan 4 – Le migliori polemiche dell’agosto 2017

Per quasi tutto il mese ho temuto. Non c’erano polemiche.

Il che mi suscitava pensieri infelici: forse che i motivi per le polemiche, coi polemisti in vacanza, non esistono? Forse che l’universo, quando si abbassa la guardia di chi vigila, si mette a rigare dritto perché in realtà l’universo è un narciso che reclama attenzione? Tormentato e atterrito, mi chiedevo se soffermarmi nuovamente sugli spasmodici dibattiti sulla grassezza di Mariah Carey. Potevo davvero ridurmi così? (beh, sì) (ma il resto dell’articolo?)

Ma poi, sul finire del mese, che splendore. Guardate solo gli ultimi due giorni. Rovazzi accusato di aver plagiato – per la canzone che accompagna lo spot delle Big Babol – un brano del 2012 de I Mostri, Questa è la mia città. I due pezzi si somigliano parecchio. Certo, se sul pezzo dei Mostri cantate “Essere o dover essere, il dubbio amletico”, somiglia anche a un’altra roba. Devo confessare una cosa: sui plagi io sono incautamente garantista. Perché se il pop e il rock stanno riducendo drasticamente il numero di note – per l’entusiasmo dei produttori, dei critici e dei likethistrythat sparsi ovunque – temo che sia inevitabile un futuro di canzonette tutte uguali, tendenti alle due note (perché 3 saranno considerate “ampollosa magniloquenza prog”) e di opinionisti deliziati dal sottile citazionismo. Intendo dire che se si stabilisce per tacito accordo che nel vocabolario italiano ci sono troppe parole, e in fondo si può comunicare con molte meno, tipo 200, gradualmente tutti diranno cose che si somigliano smaccatamente, e niente zio, cioè ciaone, tipo che la gente stammale, e quindi bene ma non benissimo, però LOL.

Mi sembra strano – in effetti, mi sembra fin troppo bello – che nello staff di Rovazzi qualcuno abbia sentito la canzone de I Mostri, ma in fondo che ne so. Mancano le prove. Certo, non è mai un vero argomento contro una buona polemica. Per esempio: Niccolò Fabi smentisce il suo addio alla musica, voce circolata in seguito a un’intervista a Roberto Pavanello de La Stampa. “Non fidatevi dei titoli”, conclude Fabi. Il titolo dell’articolo è “Per Lulù trasformo il dolore in una festa che fa del bene”. Non mi sembra equivocabile. O è stato cambiato? Non ho le prove, e anche se mi pare di capire che Pavanello tiene alla Juve, sarò garantista pure per lui. Ma parlando di processi, eccone uno.

Inseguendo una libellula in un prato, Giulio Rapetti in arte Mogol vuole 8 milioni di euro dalla vedova e i figli dell’amico Lucio, e il tribunale gli ha dato in parte ragione, condannando la società della famiglia Battisti a pagargli 2.651.000 euro; lui intanto ha chiesto il pignoramento dei beni della società, che si chiama Acqua azzurra (“Nei tuoi occhi innocenti posso ancora ritrovare il profumo di un amore puro”). La cosa curiosa è che la polemica non c’è stata. Vedete, per generare una polemica danzante, uno dei due contendenti dev’essere più simpatico dell’altro. In questo caso quello simpatico è morto. Forse il grosso degli opinionisti è più dalla parte di Mogol, ma sospetto che dipenda dal fatto che la sua vittoria significherebbe l’approdo dei successi battistiani a YouTube, Spotify e compagnia streamante. Per capirci, un anno fa su Repubblica una lettera aperta di Gino Castaldo a Grazia Letizia Veronese la accusava: “Le canzoni di Lucio Battisti, fosse per Lei, dovrebbero scomparire, non essere cantate da altri, non raccontate, non esaltate come meritano”. Questo è un punto interessante. Sono sparite, le canzoni di Battisti, per il fatto di non essere sulle piattaforme? Sono meno valorizzate? Dobbiamo rimpiangere che non ci sia una Fondazione Battisti come la Fondazione De André e la Fondazione Gaber? Le giovani generazioni – per le quali indefessi ci battiamo – sono cresciute in anni anabattisti: questo ne spiega le difficoltà? Mi sbilancio: le canzoni di Battisti, sottratte alla conta dei clic, sono invece rimaste anche se come i libri di Farenheit 451, raccontate da tutti noi a modo nostro, chi citando una strofa in un post, chi mandando un brano per radio, chi ascoltando vetusti supporti da solo o in compagnia della progenie. Io do soldi a Spotify e sono contento che esista, ma il mio interesse di naturalista tifa per la diversità delle scelte della vedova Battisti.

In fondo tutto quanto, là fuori, è una battaglia contro la povertà. Taylor Swift per esempio ne conduce una contro quella dei suoi fan, dando loro incentivi per diventare più ricchi: chi può permettersi di spendere più soldi nel suo merchandising avrà più possibilità di vederla in concerto. A me sembra tutto coerente, le popstar non sono vostre amiche e vogliono quel danaro che siamo così stupidi da non impiegare in modo più verosimile. In ogni caso la posizione di reproba che le è stata assegnata pare aver portato qualche punticino a Katy Perry, dopo che la faida tra le due è stata rilanciata con entusiasmo nel nuovo video Swiftiano, con tanto di imitazione. Ma naturalmente stiamo parlando dei neutrali: una popstar è come una squadra di calcio: nun se discute, se AMA. Forse quindi non amiamo Rita Pavone? Cinquant’anni dopo che Umberto Eco, smaccatamente invaghito, pindareggiò su di lei?

“Il fascino della Pavone stava nel fatto che in lei quanto sino ad allora era stato argomento riservato per i manuali di pedagogia e gli studi sull’età evolutiva, diventava elemento di spettacolo”. (da “Un mito generazionale”, ne La canzone di consumo, 1965). Nel 2017, Rita Pavone è una signora – incidentalmente, juventina – che probabilmente giudica Salvini stupidamente moderato e ritwitta da Lugano, Switzerland, chiunque abbia da ringhiare contro africani e musulmani. Questo, oggi, diventa guardacaso elemento di spettacolo – specie nel momento in cui è tra i tanti che ritwittano la bufala sugli ambulanti eclissatisi dalla Rambla prima della mattanza di Barcellona. Ma se per Rita la Zanzara una modalità (credo involontaria) per rientrare al centro dello spettacolo è inveire sui social contro i negri e la Boldrini, allora a maggior ragione si capisce perché lo faccia Salvini. O Paolo Giordano del Giornale.

Che poi la cosa buffa è che più di un amico mi ha scritto “E dire che sembrava il più sensato fra i tre tromboni”, con riferimento alla crema cremosa dei quotidianisti che danno il loro contributo ad Amici di Maria De Filippi. Forse però se uno scrive per un quotidiano che ogni giorno sbraita contro i luridi buonisti, alla fine è difficile che non sia allineato, no? Anche in tempi in cui anche da (pardon) sinistra siamo tutti invitati a non sputare nel piatto dove mangiamo per quanto sia cucinato in modo rivoltante. Io mi limito a soggiungere che Giordano è juventino (ma lo dico così, eh). E che gli insulti cui è stato sottoposto in difesa della Boldrini sono sconcertanti quanto il suo post originario. Ma mi allarmano anche quelli che gli dicono “Torni a occuparsi di musica”. Preferisco si occupi della Boldrini.

Che poi, di politici di rango ne sono rimasti pochi, e di rado gli artisti riescono a fidarsi di loro. Per fortuna ci sono eccezioni come Lenny Kravitz.

Uno che la politica se l’è portata a letto è Gué Pequeno. Però non credo si possa dire che c’è stata polemica nei suoi confronti in occasione del video in cui si trastullava con il suo pirulino pensando che a vederlo fosse solo la sua amica. Per me lo scandalo è che non sia saltata fuori l’identità di lei. Non credo sia la Boldrini, né Rita Pavone.

Chiudo con altre polemiche che non ce l’hanno fatta: 1) Ryan Adams che definisce Josh Tillman/Father John Misty “il più grande stronzo presuntuoso sulla faccia della terra”. Mi sembra una valutazione esagerata dell’importanza di Father John Misty. 2) uno o più babbei in platea per Richard Ashcroft che rivolgono insulti omofobi a Perfume Genius al TODays di Torino. Che poi fatemi il piacere, siete fan di Ashcroft, mica di Axl Rose. 3) Vacchi che balla, Vacchi che fa un dj set, Vacchi che fa cose. 4) Rihanna grassa. Ah, ma su. L’ennesima wannabe che vorrebbe essere Mariah Carey.

La torrenziale chiacchierata con Marracash

La torrenziale chiacchierata con Marracash

Parto dalla prima cosa che ho pensato sentendo il disco. Hai messo gli Oasis in un brano hip hop, per i fan sarà lesa maestà. Ma io adoro il rock. Sono un ex metallaro. Qualcuno dirà “Ah, bel metallaro, si è venduto all’hip hop”. Mi 

Bastonate A Margine. Pink Floyd, l’inquilino del piano di sopra

Bastonate A Margine. Pink Floyd, l’inquilino del piano di sopra

MAD. – Oggi esce il disco dei Pink Floyd. Ho delle domande per te, sei pronto? Eccole. Che ci fanno i loro dischi sempre in classifica? Piacciono davvero a tutti? Perché dal 1979 a oggi un disco solista di Gilmour o un disco solista di Waters, se gli metti su il nome “Pink Floyd”, si carica di suggestioni irresistibili e vende il centosettantanovuplo del normale? Che suggestioni sono? Perché non ci suggestionano a noi due schifosi?
FAR. – Mi sai dire qual è stato il tuo primo contatto con i Pink Floyd?

MAD. – Questa è un’altra domanda.
FAR. – E questa è la mia risposta. Andavo ai boyscout, ero novizio (reparto terrestri, squadriglia Castori, Cesena terzo, per gli standard cesenati era il gruppo scout più hardcore in assoluto); il mio caposquadriglia si chiamava Alessandro e a un certo punto divenne ufficiale la sua partecipazione al concerto dei Floyd a Venezia.

MAD. – Quello agratis, dei saccopelisti e dei Pitura Freska.
FAR. – C’era un sacco di movimento, la TV ne parlava per questioni di volume e permessi e sicurezza, era la prima volta che sentivo la parola DECIBEL (che se ci pensi, venire introdotto a una questione tecnica legata alla musica con i Pink Floyd è un matrimonio in paradiso). Dicono che a Venezia ci fossero duecentomila persone. Tornò dal concerto molto tiepido, almeno rispetto all’attesa che aveva montato.

MAD. – Ho dato un’occhiata al concerto su YouTube, è solenne e sgonfio come la messa su ReteQuattro. Suonarono tutto il disco di Gilmour – pardon, Delicate Sound Eccetera. Più qualche pezzo dei più maestosi. 
FAR. – Comunque il tipo aveva un souvenir: la maglietta con l’immagine della copertina di Delicate Sound of Thunder, una stampa terribile di plasticone taroccato e probabilmente cancerogeno. Non ha mai portato cassette da ascoltare, e quindi il mio contatto con i Pink Floyd era legato soltanto a racconti di seconda mano. Per un sacco di tempo, dei Pink Floyd, avevo ascoltato solo The Wall perchè passava per radio e TV ed era impossibile non ascoltarla.

MAD. – Pensandoci, è quasi irripetibile: il disco più depresso e paranoico della Storia, mandato ad libitum dai media. Devono esser stati realmente strani, gli anni Settanta.
FAR. – Poi li ho ascoltati approfonditamente più avanti, al liceo, senza trovarlì nè incredibili nè ripugnanti. Conosco un tizio che possiede sei o sette edizioni diverse di Dark Side of the Moon, a fronte di una discografia di forse trenta pezzi totali. Da questo punto di vista, è semplicemente il gruppo più distante dalle mie abitudini che io conosca.

MAD. – Comunque io ti chiedo dei Pink Floyd, tu mi parli di te. Non dovremmo invece parlare delle masse? Delle maree montanti di devoti che come i Testimoni di Geova fanno proselitismo, e ogni singola settimana del 2014 (e del 2013, 2012, 2011) regalano The dark side of the moon al figlio o al compagno di liceo, come a iniziarlo a uno stadio più elevato di comprensione della musica e della realtà?
(dico così perché non ho aneddoti interessanti sui Pink Floyd) (però da ragazzino andai a vedere The Wall al cinema, e fui molto impressionato) (è in quella fase, credo, che i Pink Floyd arrivano nella vita delle persone) (anzi, no, ora che ci penso, HO qualcosa di personale ed emblematico da raccontare sui Pink Floyd) (vuoi che te ne parli?) (oppure adesso che tocca a me vuoi di punto in bianco fare critica musicale?) 
FAR. – Secondo me è necessario quantificare le masse. Quanti sono quelli che comprano i dischi? Chi sono? Se l’ufficio stampa dei Pink Floyd italiano avesse un budget di diecimila euro l’anno da spendere in dischi che verranno comprati in posti chiave, riuscirebbe a truffare le classifiche FIMI?

MAD. – Ora come ora con diecimila euro compri settecento cd in negozio, oppure mille album su iTunes. Con i quali secondo me vai al n.45 in autunno, al n.25 in estate.
FAR. – Un esperimento scientifico decente sarebbe quello di lanciare una campagna falsa-fimi in giro per i blog. Tutti quanti raccomandiamo di uscire, un fine settimana, e andare a comprare un disco vecchio e muffoso che non entrerebbe mai in classifica ma è presente in tutte le catene di distribuzione, non so, FAUSTO PAPETTI o qualcosa così. Diciamo, lo compriamo tutti nella settimana dal 10 al 15 novembre e vediamo dove va a finire in classifica. io dico PRIMO POSTO SENZA SPAMMARE. forse mi sbaglio. Dici che dovremmo impegnarci a farlo? Dici che un’italia in cui i blogger ti invitano a comprare un disco di FAUSTO PAPETTI e il disco va primo in classifica sarebbe agghiacciante? Dici che sarebbe più agghiacciante di un’italia dove i Pink Floyd vendono settemila copie di catalogo ogni settimana? Quando hai dato risposta ad alcuni di questi quesiti, puoi iniziare a parlarmi del tuo episodio personale con i Pink Floyd.

MAD. – Risponderò all’ultimo quesito, permettendomi una precisazione che faccio con cadenza trimestrale nella mia rubrichina sulle classifiche. Ovvero: io in classifica vedo sempre e solo tre (3) dischi dei Pinfloi, che pertanto sono quelli dei Pinfloi mainstream: The wall, The dark side of the moon, Wish you were here. I primi due sono dischi fuori dall’ordinario, e non credo sia così banale dirlo: già all’uscita, lasciarono a bocca aperta. Il terzo è un caso a parte, perché Nella Mia Umile Opinione è un album faticosissimo, con tre-quattro idee; se non che, contiene i due mammuth Floydiani, quelli che anche lo Scemodellapalestra individua immediatamente come espressione della Floydità: SOYCD, e Uìsciuèriar, che presumo siano ancor oggi ascoltati in concomitanza con il consumo di sostanze contenenti la droga.
E qui arriviamo al punto: The piper at the gates of dawn, Meddle, Animals, Ummagumma, persino la tanto iconica mucca, non li ho mai visti nella top 100 – eccetto in casi eccezionali (edizioni deluxe per anniversari, acquistate il giorno dell’uscita da mille maniaci) e la seguo settimanalmente da sei-sette anni.
Il che mi porta a dire che ancor più dei Pink Floyd, quello che funziona è il brand Pink Floyd.
(che tra l’altro, vent’anni fa uscì un modello di auto, la Golf Pink Floyd) (ricordo ancora lo spot radiofonico e la voce della tipa che diceva “Golf…Peenk Floeed”, col tono basso che usano nei doppiaggi quando vogliono fare capire che questa donna è una dura che beve e fuma e mangia gli uomini)
Io i Pinfloi li ho ascoltati anche tanto, in gioventù. Quindi so che esiste un brand Pinfloi, ma forse a definirlo sei più adatto tu che li hai ascoltati meno. Quando pensi “Pink Floyd”, a cosa pensi, a parte le tue imprese di lupetto?
FAR. – È banale ma la prima cosa a cui penso è un depresso che si aggira per un campo con una calzamaglia nera a cui sono appese lampadine a strafottere. La seconda cosa a cui penso è la copertina di Dark Side of the Moon, la terza cosa è la copertina di The Piper At The Gates of Dawn, la quarta è l’opinione secondo cui l’unico disco buono dei Floyd è The Piper At The Gates of Dawn, che ho fatto mia per un sacco di anni, ma adesso non mi ricordo manco più come suoni. Poi penso al genio autistico di Syd Barrett e al grandissimo The Madcap Laughs, che come ogni altra cosa di cui dico “grandissimo” è una lana mortale; una cosa a cui penso spessissimo sono i Mars Volta, terrificante gruppo di prog-rock cafone nato dalle ceneri degli At The Drive-In, che nella primissima fase della carriera venivano chiamati Punk Floyd a sfregio (dio che schifo i Mars Volta). Penso che in realtà non ho una grandissima opinione di Storm Thorgerson, ammesso che si scriva così. Ho un’immagine di loro, col pubblico di qualche grande evento tipo il Live Earth che urla mentre la musica si ammutolisce, parte una intro e loro sul palco, statuari sugli strumenti e illuminati da questa luce che butta sul blu, iniziano con uno di quei pezzi che non iniziano mai, con le chitarrine che dronano e poi diventa tutto epico. Penso ovviamente a quelli che guardano il compatto da cui ascolti la tua collezione di dischi con una punta di sdegno e considerano la puntina che legge i tuoi vinili un crimine contro l’umanità. hanno capelli lunghi e ricci legati, occhiali con la montatura sottile, barbe di tre giorni con i buchi della psoriasi e jeans azzurri larghi marca RIFLE. hanno una cover band dei Pink Floyd che esegue un disco in its entirety ad ogni concerto, si sfondano di trombi da mane a sera e risparmiano sul sapone intimo per pagare un seminario di solfeggio tenuto da un ex componente degli Area. Hai mai suonato una chitarra? io mai, nemmeno un giorno, non so come si tenga in mano, manco come si faccia un accordo di do. Sai cosa ti dico? Il punk mi fa schifo, ma non riesco ancora a odiarlo perchè è l’esatto opposto dei Pink Floyd. Poi lo sai cos’è che mi sta sul cazzo dei Pink Floyd? L’idea di comprarli. non in generale, dico l’idea di andare alla cassa con uno di quei dischi e quell’artwork di merda che sprizza GENIO da ogni centimetro quadrato. sto divagando, ma secondo me questa sensazione l’hai provata anche tu. voglio dire, hai presente Bruce Springsteen? a me Bruce Springsteen sta sulle balle, però almeno quando ti compri Darkness vedi subito che ti stai comprando quell’esatto concetto lì, roba americana 30% ribelle 30% romantico 40% bovaro. I Queen. Io quelli che al negozio di dischi vanno alla cassa con un album dei pink floyd me li immagino tutti ad organizzare aperitivi vegani nel loro loft e quando arrivano gli ospiti mettono Pat Metheny o Ryuichi Sakamoto in diffusione. era questa la domanda? 

MAD. – No, o forse sì, non so, so solo che quando fai così mi piaci come una donna nuda; non condivido un bel po’ di cose che hai detto però adoro leggerti, è come ascoltare un pezzo di quelli che non iniziano mai con le chitarrine che dronano. A me dei Pink Floyd piacciono moltissimo Vera, Time, Matilda Mother, Cirrus Minor, The Narrow Way, St. Tropez, Jugband blues. Sì, so suonare. E a proposito, chiudiamo con l’aneddoto.

 

(l’aneddoto)

Da quando abito in questa casa dove abito, e sono più di dieci anni, il ragazzo che abita sopra di me suona ogni pomeriggio – no, non “spesso”, ho scritto proprio “ogni giorno” – Wish you were here. Da quando aveva, reputo, 15 anni. In questi anni ha deciso che la chitarra era la sua vita, anche se è negato, lo so perchè lo sento, di giorno e ogni tanto di notte; dà persino lezioni ai bambini ma è terrificante, tiene il tempo col piedone perché non ce l’ha in testa e ripete assoli classic rock tutto il giorno e ogni volta che sbaglia una nota ricomincia finché non li fa perfetti, ma il giorno dopo li deve rifare perché i suoi assoli sono gli assoli di qualcun altro, quindi li sbaglia sempre. E ogni singolo giorno sento partire, come una campana a morto, le note di Wish you were here, che credo di averla imparata in quattro minuti quando avevo a mia volta 15 anni. Ogni tanto vorrei salire al piano di sopra da Hauauìsc, suonargli alla porta, entrargli in casa senza dire una parola e strappargli la chitarra di mano e suonargli qualcosa di lontanissimo dai Pink Floyd, che per me però non è il punk, che alla fine ha la stessa matrice depressiva nichilista ma con l’aggiunta della figosità giovane e senza compromessi che lo rende forse ancora più illuso e rintronato. No, ciò che rende isterico il Pinfloidiano brandizzato sono i Club Dogo, o Bob Sinclar – ma più ancora, Katy Perry, l’idea di una canzone che non apra una salsiera di segreti ma sia semplice, scema e divertente e soprattutto cantata da una topolona come loro non la vedranno mai, perché i Pinfloi hanno una componente misogina adolescenziale torreggiante che alle donne accorda a malapena il permesso di orgasmare durante The great gig in the sky.
Poi, detto questo, penso che Roger Waters sia una delle persone più autenticamente grame del mondo, e che abbia espresso se stesso – anche nei suoi aspetti personali difficilissimi da accettare – come pochi nella storia dell’arte: sono un suo ammiratore anche se ha una voce aberrante e senza la voce e la chitarra di Gilmour non sarebbe andato da nessuna parte, il che è un’ulteriore tassello della sua frustrazione. Bòn, a questo punto trova qualcosa per congedarci, che ho visto lì uno che invece di leggerci si è messo a giocare a Ruzzle.
FAR. – Non so davvero che dire per congedarci. Siamo vecchi brutti e stupidi e lo siamo con cognizione di causa, il mondo in cui viviamo abbiamo fatto di tutto per meritarcelo, a volte chiamiamo i nostri bisnonni al cellulare interdimensionale e canticchiamo “how i wish you were here” (tra l’altro esiste una versione migliorativa degli Incubus, cioè una canzone diversa ma sempre intitolata Wish You Were Here e cantata da Brandon Boyd che almeno è un bel ragazzone californiano e pop che fa canzoni stupide alla Katy Perry, quindi di per sé la nemesi del pinfloidiano medio). Rimane da capire se The Endless River sarà un nuovo disco degli U2 dei Pink Floyd o se riuscirà almeno a superare The Wall nella classifica FIMI per un paio di mesi, ma non ci occupiamo ancora di divinazione. Aspetteremo.

MAD. – Eddài, pure gli Incubus = Katy Perry, adesso… Io ti avverto, tu sei diretto verso il FattoQuotidiano. Bene, oggi sistemo il rough mix e te lo mando. Poi? Pubblicazione a reti unificate? Io con le fotine tu coi disegni porno?
FAR. – Nuo, va in un posto solo. Lo mettiamo su Amargine. Oppure boh, secondo me per le collaborazioni dovremmo trovare qualcuno che ce lo pubblichi. posso chiedere a Noisey se vuoi, una volta che hai fatto l’edit (o chi vuoi tu insomma). comunque non Bastonate.

MAD. – Ah, ma dillo pure, che ti vergogni di me davanti ai tuoi amichetti spacchiusi.
FAR. – MA SE TI HO LANCIATO IO DIOBONO

MAD. – Va beh, ora fammi un titolo degno di tutte le testate per cui scrivi.
FAR. – Titolo Bastonate (minimal – brutale, senza ciccia, da tirar fuori meno accessi possibile): “i Pink Floyd”
Titolo Rumore (citazionismo on the run): “Shine on you Crazy Discography”
Titolo Noisey (azioni avvilenti): “ho ripercorso la discografia dei Pink Floyd e stavo morendo”
Il nostro titolo potrebbe essere una cosa più trasversale. “L’inquilino del piano di sopra” sarebbe perfetto.

MAD. – Uniamo il primo e l’ultimo. “Pink Floyd: l’inquilino del piano di sopra”.
FAR. – “L’inquilino del piano di sopra (un pezzo generalista sui PINK floyd)”

MAD. – (è generalista?)
FAR. – Non lo so.

Fibra represso, sfogati nel cesso

Fibra represso, sfogati nel cesso

Sulle prime fa anche un po’ ridere, questa faccenda, l’associazione D.i.re (Donne in rete contro la violenza) che scrive a CGIL, CISL e UIL chiedendo e ottenendo l’espulsione di Fabri Fibra dal Concertone del Primo Maggio. Il reato, aver scritto quanto segue: “Ho 28 anni