Tag: Kanye West

Tiziano, non siamo i tuoi analisti – TheClassifica n.48

Tiziano, non siamo i tuoi analisti – TheClassifica n.48

La peculiare quiete in cui avvengono certe escalation di violenza.

In Italia, al potere c’è un 40enne conservatore e maschilista. È il rap.

In Italia, al potere c’è un 40enne conservatore e maschilista. È il rap.

In questo Paese, o ti prendi la rivincita imponendoti come rapper. O ti prendi la rivincita imponendoti come politico.

Dischi, canzoni, polemiche: il peggio del 2016 secondo aMargine

Dischi, canzoni, polemiche: il peggio del 2016 secondo aMargine

Eccoci giunti al consueto appuntamento annuale che debutta oggi per la prima volta: tutta la malmostosità e frustrazione dello staff di aMargine nei confronti della musica definitiva che gira intorno. Cominciamo subito con la sequela di pareri incresciosi:

Peggiore hype
Oh, per me senz’altro Lemonade di Beyoncé. Ma anche quello scemo di Kanye West – io non so come fate a non annoiarvi, davvero.
Peggiore polemica italiana
Pausini che sclera con Andrea Spinelli? Zero che sclera con Fegiz? Elisa che sclera con me? Modà che sclerano con tutti? No! La redazione di aMargine vota compatta per BelloFigo. Perché quelli che “È lui che usa loro”, quelli che “No sono loro che usano lui” – è tutto piuttosto deprimente quando per un mese si dibatte su chi trolla chi. boss incanto
Peggior polemica internazionale
Bob Dylan e il Nobel. Posto che è il Nobel ad aver bisogno di Bob Dylan e non viceversa, l’equivoco è pensare che Dylan in più di cinquant’anni sia mai stato affabile e simpa. Ed è suo dannato diritto non esserlo – Madonnina, ma dove siamo, in un talent con Gerry Scotti?
Peggior articolo
Sì, già, certo – come se non avessi già abbastanza gente che mi pianta gli spilloni nel profilo facebook. Ma se mi fate una congrua offerta in denaro ve lo rivelo in privato.
Peggior uscita pubblica italiana
Oh, io davanti a certe cose mi commuovo ancora:
pelu matite
Peggior uscita pubblica internazionale
Quando una a fine anno per salvare quel che resta della sua credibilità fa il twerking nel carpool karaoke, come dire, beh,  “…è andata, la quaglia”, si dice a Bergamo.
madonna nme
Peggior morte
Boruch Alan Bermowitz in arte Alan Vega, Morto pacificamente nel sonno a 78 anni. Il leader dei Suicide. Tsk, tsk.
Peggiore video italiano
Barba, cappello, giacchina giullara, mossette, squinzie veltroniane: Ragazza magica è il Jovanottismo al suo peggio, è la finiftra che fi inabiffa e non fa fpiegarfelo.
Peggiore video internazionale
Quel cretino con la penna e la mela. Dannati giappo. Godzilla, torna e completa l’opera.
Peggior copertina skin gelateria 2016
Bah, chi le guarda più.
(ora facciamo sul serio, okay? Dài)
Peggior album internazionale
Bene, direi che non avrebbe senso castigare gente che comunque mi irrita già di suo, no? Quindi, limitiamo il campo a gente che amo molto, premessa che esclude parecchi nomi. Su tutti, Pete Doherty e Kings Of Leon. Ulteriore limitazione: prenderò in considerazione gente alla quale tengo e dalla quale mi aspetto ancora qualcosa. Il che esclude Neil Young ed Elton John. Poi, siccome si parla di peggior album, non basta che io non condivida l’escalation di eccitazione smaniosa per dischi definitivi totali pietremiliarigalattiche ma che a me paiono mediocri (Beyoncé) o deludenti, ma in fondo non aberranti (The Weeknd, Drake, Savages).
Ora però, mi ritrovo con un campo più limitato di quello del Subbuteo. Sicché, il martello di Thor va su Blue & lonesome dei Rolling Stones. “Ma come!”, direte voi. “Neil Young ed Elton John la fanno franca con l’alibi dell’anzianità, e gli stegosauri, qui, no? Per di più in un disco-scampagnata come questo?” NO. Perché nel momento in cui ti rituffi nel blues da cui eri partito da giovane, hai il dovere di rispettarlo come facevi da giovane. La gherminella cialtrona della sporcizia che Keith Richards cavalca da trent’anni è accettabile solo quando manda in vacca i suoi brani; c’è gente ancora più veneranda di lui, cui deve contegno e misura se la omaggia. Brian Jones non avrebbe approvato nemmeno da strafatto. Salverei, di tutto il disco, solo la voce di Jagger – che in compenso farfuglia note a caso nell’armonica, contribuendo a un casino complessivo che non ha nulla a che vedere con la compunta dannazione di Robert Johnson e degli altri dai quali gli Stones si sono abbeverati. Perché ce l’ho tanto con questo disco? Per il significato simbolico. Le miserie miserabili che hanno impoltigliato il rock negli ultimi quindici anni sono ricollegabili alla cesura completa tra il rock (alternative o indie, se volete) e le radici blues. Se pure i due vegliardi qui dimostrano di non ricordarsi più cos’era il blues, allora davvero il rock è il vero grande morto del 2016. nannini miei
Peggior album italiano
Le premesse qui sono: non posso andare per antipatie né per faide personali.
(con un caro saluto al gruppo der baffo, e alla poetessa di Monfalcone)
Quindi anche qui, lo ripeto ossessivamente, pesco tra gente di cui ho stima. Hellvisback di Salmo non mi sembra il capolavoro che dicono – forse non si erano accorti dei dischi prima. Seh, il flow, seh, l’hardcore – ma mi ritrovo sostanzialmente annoiato da quel che racconta; poi, Aurora dei Cani non mi ha portato da nessuna parte, ma do per scontato che sia colpa mia, prima che a lui o ai suoi esegeti venga in mente di dimostrarmene la meraviglia assoluta. Ma il mio personale sgomento quest’anno va a Lunga attesa dei Marlene Kuntz. Non li avevo mai sentiti con così niente da dire, però distorcendo tutto con l’aria di chi è in fervida ricerca di un disagio che riverberi il proprio disagio, bla, bla, bla e tutta quella concettuosità orrenda per la quale vi rimando a siti più croccantissimi del mio.
Peggior canzone italiana
Sono tentato di calare la mannaia su Vincere l’odio, la canzone brutta (e non solo per esercizio di stile) di Elio & le Storie Tese. Però dai, c’è di peggio ed è: Assenzio, ovvero la grande indianata. Non ha né capo né coda, è talmente rabberciata che non è nemmeno brutta però gente, come dice l’Enrico Cuccia di Buccinasco, è disco di platino quindi CIAONE, giusto? assenzio ciaoneCreazione mirabile, sono io che rosiko e non sono nessuno eccetera.
Peggior canzone internazionale
Tra le canzoni che si sono sentite tanto, troppo, quest’anno, Faded di Alan Walker, norvegese, mi ha fatto un sacrosanto schifo ma è uscita nel 2015 così come I took a pill in Ibiza, remix di due norvegesi – era un Paese rispettabile la Norvegia, una volta. Ho dell’ostilità anche nei confronti di Come di Jain (video a parte, naturalmente), ma pure quella è uscita nel 2015: buffo come per le hit globali ci voglia un anno per girare il pianeta. Sono talmente in difficoltà che faccio una scelta apparentemente insipida – cionondimeno Enrique Iglesias un bel pesce in faccia se lo merita, via, essù, non si può esser sempre benaltristi. Lo staff di aMargine condanna Duele el corazon, una scelta mainstream per tempi destrutturati – e con questo, da tutti noi a tutti voi, buon 2017. Ci siamo arrivati, e non è da tutti.
E per finire:
loprieno babbonatale
aVvento2016. Ovvero, 25 Strofe molto 2016 nelle canzoni di quest’anno.

aVvento2016. Ovvero, 25 Strofe molto 2016 nelle canzoni di quest’anno.

Venticinque strofe in canzoni importanti (o non necessariamente) del 2016.

Marginalità. Stagione 1, Episodio 3. Speciale EXPO 2015

Marginalità. Stagione 1, Episodio 3. Speciale EXPO 2015

“The thing about the Internet is that it’s a populist tool”. (Will McAvoy, The Newsroom) Previously, on Marginalità. A un certo punto del marzo 2015 salta fuori che la “long form”, non solo è legittima, ma è una qualità desiderabile nell’informazione su internet. Paolo Madeddu, 

TheClassifica 68 – sMadonnando

TheClassifica 68 – sMadonnando

“Ma il tempo passò. Non era più tanto facile, e lei non si sentiva più così forte.
Sì, i tempi erano duri: si pensava troppo al futuro, e a ciò che avrebbe potuto piacere alla gente.
E poi arrivò quella volta che lei si esibì, e nessuno chiese il bis.
E quando camminò verso la luce, le presentarono il conto. 

Ma lei continuava a sognare di quando ogni volta che si esibiva, tutti ne volevano di più.
Di quando non doveva far altro che entrare nel cono di luce, e la folla avrebbe ruggito”.

(Genesis, Duchess)

Cos’è la musica pop, oggi? Ma proprio oggi, 20 marzo 2015? Oggi, se me lo chiedete
(fatelo, però – se no rimango qui come un insettostecco, o bacillus rossius) 
vi rispondo che la musica pop sono i suoni che devono vestire un’immagine. Uso “suoni” in senso molto ampio, includendo anche certe parole. Per esempio, “bitch”, della quale Rebel heart (n.1 in Italia) è cosparso come se Madama Ciccone ci avesse caricato lo spruzzino per le foglie.

Per motivi anagrafici, ho avuto la mia parte di bambola per Madonna. È stato nella fase tra Express yourself, Justify my love e Vogue. Oltre a popolare i miei primi turbamenti, ha anche occupato una piccola parte dei miei scaffali; penso che Like a prayer sia tuttora un disco ispirato, e prodotto in tempi privi dell’ansia da produzione. All’epoca, i suoni erano ovviamente importanti, lo sono sempre stati – ma potevi permetterti di sbagliarli, e dare lo stesso la sensazione di essere a fuoco (mi viene in mente, dall’album succitato, Till death do us part, bella canzone distrutta da un arrangiamento veteroanni80, a decennio sostanzialmente concluso).
Credo sia questo che rende terribilmente patetico Rebel heart. Nessuna canzone ha alcunché di prezioso, e la cosa è palese nelle ballatone – che la signora scrive con lo stampino dall’inizio degli anni 90 – ma goffamente dissimulata da accessori pacchiani (da Mike Tyson alle tastiere zanzarone) nei pezzi che dovrebbero suonare la carica della sua ennesima riscossa contro le millanta presunte eredi. Ma tra Bitch I’m Madonna e Unapologetic bitch, tra Iconic e Illuminati, è evidente che la Signora non sta più dando la linea. Sta rincorrendo il cono di luce. Doveva succedere.

…Doveva? 

Dal punto di vista dell’immagine, Madonna aveva resistito bene all’attacco di Britney e Christina, sia con la musica (fino a Confessions on the dancefloor, 2005) che con l’immagine, con la famosa esibizione del bacio a stabilire chi fosse la capobranco. La sua strategia non è molto cambiata – lo dimostra lo show del Super Bowl con M.I.A. e Nicky Minaj. Ma quello che è cambiato, è il pop attorno a lei. E il fatto stesso che il disco sia prodotto da un trenino di gente diversa come Diplo, Kanye West, Billboard, Avicii, DJ Dahi & Blood Diamonds, Ryan Tedder, Toby Gad, Ariel Rechtshald e (…visto che era lì) Madonna, dà la misura del fiatone. Non sta più dando la linea, la sta cercando affannosamente. La fragilità strutturale delle canzoni e la pochezza dei testi sarebbe ancora perdonabile
(anche se si accappona il cuore a sentirla indulgere continuamente nel namedropping e nel branddropping, specie quando nomina se stessa, autohype da wannabe e non da regina, tenuta a stare un gradino sopra) 
ma i suoni, mioddio – anzi, Gesù (alias colui che “tratta meglio la sua patata”, nella straziante Holy water, sex song sul cunnilingus con la quale forse voleva per l’ennesima volta scandalizzare il Vaticano).

Ora vi confesserò una cosa. Prima di scrivere questo pezzino ho anche pensato: “Non è che scrivendo della decadenza di Madonna sto facendo una discriminazione? Che con un maschio 57enne peterpanico sarei più indulgente?”

(“Ti chiedi davvero queste cose?” “Sono di una correttezza che nemmeno te la immagini” “Questo perché stai invecchiando a spron battuto” “Il che mi rende piuttosto adatto a fare considerazioni in merito, no?” “Ma con il prevedibile compiacimento di chi vede che Doriana Gray sta senescendo anche lei. Dì la verità, l’aspettavate tutti al varco. Aspettavate la caduta” “No, non è questo. Ora cerco di chiarirlo” “Ah, quand’è così mi metto in poltrona trepidante”)

Non mi interessa se Madonna è maschio o femmina. Nel suo caso è applicabile l’interessante regola di Bob Stanley (nel libro sul pop Yeah, yeah, yeah). Quelli veramente grossi, sono quelli di cui si può dire che c’è stato un prima e un dopo. Prima e dopo Elvis. Prima e dopo i Beatles. Prima e dopo David Bowie. Prima e dopo i Sex Pistols. Prima e dopo Michael Jackson. Prima e dopo Madonna. (ce n’è altri, ma pochi pochi) (sceglieteli voi, così vi immusonite un po’ meno se ho tralasciato qualche vostro santino 😀 ) Il resto, per quanto mi possa e vi possa piacere, non divide la Storia. So benissimo che i Clash sono importanti. Ma a dividere due evi, come Colombo nel 1492, sono i Sex Pistols: i Clash sono i Magellani, toh (…fate i bravi, ora: non trascinatemi in una discussione sui Ramones. Devo parlarvi di Madonna, perdio).

Quindi, le fatiche di Madonna sono un fatto. A renderle più visibili è il suo sforzo di risultare sempre sexy? Ma questo coinvolgerebbe solo la parte iconica. E nemmeno tanto, tra l’altro: in fondo sta facendo fatica anche Lady Gaga. No, si tratta soprattutto di fatiche musicali, se interessano ancora (e ho il sospetto che sì, interessino ancora. Anche se non a noi scanzonati media, sia chiaro).

E tuttavia, la buona notizia, nelle fatiche di Madonna, è che il pop se ne sta affrancando. Poi, lei sicuramente avrà la sua riscossa col tour, con l’attenzione dei magazine e dei social, con le immancabili provocazioni sul palco, tra crocefissi e ammiccamenti sadomaso (nel disco c’è, tanto per cambiare, una pletora di allusioni religiose) e soprattutto con la pioggia di dollari veri riscossi dai fan. Ma credo si possa dire che se il pop attuale, con tutta la sua stupidera, la sta spingendo fuori dal cono di luce, significa che il genere ha personalità, che c’è dell’originalità in giro: magari a noi tardoni non dice molto, e in classifica non sfonda (Ariana Grande è nella top 100 da 26 settimane, per quanto fluttui intorno al n.62) ma sicuramente dice qualcosa a chi non era nato ai tempi del libro Sex. Ed è giusto così, deogratias.

Ilrestodellatoptenmoltoinbreve. Al n.2 scende Jovanotti, al n.3 Il Volo, al n.4 c’è Nek, al n.5 TZN, al n.6 i Dear Jack. Si trattengono più del preventivato in top ten J-Ax (n.7, uscito quasi due mesi fa) e Noel Gallagher (n.10, uscito all’inizio del mese); vi si trattiene più di quanto io possa tollerare Gianna Nannini (n.9). Vi si trattiene, ma con l’aria di chi si aspettava di più, Marco Mengoni (n.8, uscito da 9 settimane). Ne esce, ma al n.11 e con l’aria di chi se ne sta lì acquattato, Ed Sheeran. E persino Marco Masini (n.12) non demorde del tutto. MiticoVasco è al n.13. Eeeh!

Dive sanremiche. Annalisa è al n.17, Malika Ayane al n.18, Nina Zilli al n.24, Chiara Galiazzo al n.25, Bianca Atzei al n.27. Tatanna al n.50. Io direi che qualcosa non ha funzionato.

L’altro disco nuovo. Oltre a quello di Madonna c’era soltanto un altro disco nuovo in tutta la settimana, ed era quello degli Otto Ohm (n.47).

Pinfloi. Un’ondata di pernicioso e sicuramente immotivato ottimismo ha inferto un duro colpo a The dark side of the moon (sceso dal n.59 al n.88), e a The Wall (dal n.78 al n.100); per fortuna The endless river, del quale non mi stancherò mai di tessere gli insulti, sale dal n.25 al n.22; è in alta classifica da 19 settimane – mi chiedo se non lo stia promuovendo Cesare Cadeo durante i film del pomeriggio, chiamate ORA.

Miglior vita. Quattordici album di artisti che hanno raggiunto i Campi Elisi: metà sono di Pino Daniele, ma è confortante veder tornare Whitney Houston e Lucio Dalla e insomma dai, non era neanche giusto che Pino monopolizzasse il mortorio.

Marginalità. Stagione 1. Pilota.

Marginalità. Stagione 1. Pilota.

Cose che non saprei dove altro scrivere. Forse dovrei aprire un blog.

La faccenda della musica (Ultimo discorso registrato)

La faccenda della musica (Ultimo discorso registrato)

Adesso siete qui dentro, e non mi scappate. (CLANG!) (la porta dietro di voi si è chiusa) (le luci si abbassano) (nel silenzio inizia a parlare un tipo con voce vagamente impostata e più o meno priva di inflessioni, ma con una erre inspiegabile ai 

TheClassifica 11 – Fanf, fanf

TheClassifica 11 – Fanf, fanf

C’è una cosa di cui parlo poco quando mi lancio in questi sermoni sulle classifiche di vendita. E invece è la cosa di cui dovrei parlare in continuazione. La cosa senza la quale, in effetti, tutte le mie parole sono a vanvera. Più del lecito.

(secondo Focus, l’espressione “a vanvera” compare per la prima volta nel 1565 in un testo dello storico fiorentino Benedetto Varchi) (“oggi gli etimologisti sono più propensi a credere che vanvera sia una variante di fanfera, una parola di origine onomatopeica che vuol dire cosa da nulla”) (“fanf-fanf, infatti, riproduce il suono di chi parla farfugliando e, appunto, senza dire niente di sensato”)

La cosa in questione è, semplicemente, il prezzo dei dischi. Che all’interno della stessa top ten varia così tanto, che quasi falsa i dati. Perché l’album di Moreno, che è ancora n.1, costa 9 euro, vale a dire quasi la metà del disco dei Modà, che (a conferma che ogni nostra speme in questo Paese è riposta a fanfera) dopo 22 settimane è ancora al n.7.
Il disco al n.2, quello di Max Pezzali, ne costa 17. Quello di Fedez, terzo, ne costa 10.

Sembrerebbe di intravvedere un trend, vero? Dischi per tasche giovani, costano meno…
Mmmh. Non del tutto.

Perché se è vero che Jovanotti (n.4), Daft Punk (n.6), Muse (n.9) costano tanto, e si rivolgono evidentemente a chi ha più di 20 anni (a esser generosi), è anche vero che gli One Direction (diciottesimi) ne costano 17 così come Rihanna (n.84); Marco Mengoni (n.8) ne costa 16, come i Daft Punk (sesti) e gli Strokes (hahahaha!). Curiosamente, il più costoso dei cd che ho visto in vendita stamattina (in uno di quei posti dove si fanno le rilevazioni per la classifica FIMI) era quello degli Editors, 19 euro per sentire gente che da dieci anni insiste che ha il cuore straziatissimo, e sono dolentissimamente – e rapidamente – usciti dalla top ten (dal n.9 al n.24). Gué Pequeno, che chiude la fatidica diecina, ne costa 12. 
Anche i dischi degli altri Amici di Maria costano pochissimo: Greta (n.16), addirittura sei euro; Verdiana (n.65), 7 euro.
Insomma, è evidente che quando il discografico è sicuro di vendere, picchia durissimo. Sa che gli hipster si butteranno sugli Editors a qualunque prezzo, e li fa pagare 19 euro – ma sa anche che i musoni non conquisteranno altre fasce di pubblico abbassando il costo del prodotto a 12. Quindi, castiga il sensibilismo del terziario (e fa bene, yuk!, yuk!). Se viceversa il suo interesse principale è che il cd si diffonda (come un virus, sì) anche senza guadagnarci tantissimo, abbassa il prezzo. Il che ci fa pensare un bel po’, su quali dischi i discografici vogliono realmente vendere.

(pausa per riflessioni complottiste) (fatelo durare quanto volete)

Oltre a ciò, sarebbe interessante avere la classifica del box office, e scoprire che Jovanotti in un giorno porta alla Universal gli stessi soldi che le porta Moreno, anche vendendo la metà di lui. Perché alla fine, se Max Pezzali costa cinque euro più di Gue Pequeno, ecco, allora sì, d’accordo il grande momento del rap italiano e blablabla, ma possiamo davvero dire che il rap “vende di più”?

Eziandio, non c’è nessuna new entry in classifica. Cioè, c’è Jay-Z che entra al n.23, e fa meglio del capolavoro di Kanye West, incensato da ogni critico (tranne che da…) (oh, ma chevvelodicoaffare) che era entrato al n.40.
Come vedete, oggi non c’era molto da dire. Forse. Probabilmente ho semplicemente menato il can per l’aia. Sapete da dove viene questa espressione? Ah, quella lassù nella foto sarebbe Greta.

TheClassifica 9. Kanye e gatti. Ovvero, la rivincita degli Amici

TheClassifica 9. Kanye e gatti. Ovvero, la rivincita degli Amici

Stecca di Moreno è ancora al n.1. Letta è ancora al governo, Berlusconi pure. Che aria di ineluttabilità che c’è in tutto questo, no? La settimana scorsa ho bigiato la classifica, ero inzaccherato di lavoro. Ad esempio, proprio venerdì avevo un’intervista con un rapper. Continuo