Tag: Jovanotti

Musiche pesantissime – TheClassifica 11/2021

Musiche pesantissime – TheClassifica 11/2021

Pre-massa. Sospetto che le maggiori riflessioni che la musica italiana ha fatto sulle dinamiche sociali negli ultimi 20 anni siano: Ognuno di noi è solo, tutti cercano di fregarlo tranne la mamma e la sua popstar preferita, che è una persona speciale che merita un 

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2019 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Mettetevi comodi, prendete il vostro cestino per la merenda, spegnete i cellulari – a meno che non li stiate usando per leggere (ma forse rimane una buona idea). Sto per portarvi nel mondo fatato della musica di ProprioOra. Vi racconterò di classifiche e di ascolti, di scarpe e navi e ceralacca, di cavoli e di re. E non sarò breve. Perché quest’anno ci ho messo proprio tutto. Non presumo che leggiate tutto in una volta – ma se un giorno volete tornare a cercare i dati sui concerti o le radio o YouTube – ehi, sono qui, tutti qui. Ma iniziamo subito con lo spettacolo.
 
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO. 1) La musica internazionale, al POPOLO, fa schifo, anche perché non si capiscono le parole – tranne quella portoricana, che si capisce che dice la playa, la vida, la calma, la noche; 2) le donne devono tacere; 3) Le band? Non se ne parla: ognuno dev’essere solo davanti al POPOLO – se proprio avete due amici, fateci un featuring; 4) I talent? Niente di che ma nel caso andate a quello di Maria, così le famiglie vi vedono e vi accettano a Sanremo; 5) Volete pubblicare qualcosa? Fatelo adesso: da luglio sarà troppo tardi… Natale? Ma dai, nessuno regala musica, si sa che non vale niente. E poi la musica bella è quella estiva, la playa, la noche, la vida, la calma, el mojito 6) Cos’è cambiato rispetto al 2018? Pochissimo. Ma cosa pretendete, che il CAMBIAMENTO cambi?
Bene. Ora, saluto quelli che hanno cose importanti da leggere. Voi che siete rimasti (grazie!) potete iniziare a dare un’occhiata alla top 30 degli album (le top 100 FIMI tutte intere non ci stanno, non pretendete). Io comincio a buttare sul tavolo un po’ di roba. La prendo larga.
 
PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Ovviamente le charts annuali non sono tutto, nella vita. Anche per i criteri con cui sono fatte, che non saranno mai perfetti ma cercano di darci un quadro del successo. Un quadro parziale, ovviamente – ed è per questo che vi metto a disposizione anche i dati di tutte le altre robe. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok lo fanno separatamente, così non si capisce niente. Io invece vi sazierò di conoscenza.
 
TOP 100 ALBUM
 
CHI NON C’È . Non sono presenti nella classifica dei 100 album più ascoltati del 2019:
Coma Cose – Lana Del Rey – Gigi D’Alessio – Shawn Mendes – Levante – Niccolò Fabi – Franco Battiato – Lewis Capaldi – Daniele Silvestri – Nek – Clementino – tantissimi sanremesi (da Arisa a Loredana Berté che#dovevavincere etc.) – ovviamente Kanye West – ovviamente Taylor Swift – Junior Cally (che pure è stato al n.1 in classifica a ottobre) – Vinicio Capossela – Myss Keta (ma l’importante è essere sui giornali) – Gianna Nannini (eh). Avete notato Lewis Capaldi? Ok, era per essere sicuro. Aggiungo, ma proprio per sfizzo, Liam Gallagher e Lizzo.
 
COME SI DICE? GENERI. Solo Ultimo impedisce un podio tutto rappuso: senza di lui, sarebbe occupato da Salmo, la Machete Crew e Marracash. Niccolò Moriconi in arte Ultimo perché canta per tutti noi che la vita ha sconfitto (…per infierire) sembra il nuovo alfiere di un pop al maschile che per quanto in momentaneo stand-by ha ancora più di un campione, come dimostrano Tiziano Ferro e Mengoni. Però è anche l’unico nome nuovo nella top 10 degli album. Tra l’altro il suo Peter Pan compare nella prima diecina per due anni consecutivi. Non è il solo, ma gli altri hanno usato il piccolo trucco della versione reloaded, utili a Salmo e Marco Mengoni per rimanere nelle zone alte con dischi pubblicati nel novembre 2018. Playlist di Salmo era n.4 nel 2018, sale al n.2 con la versione allyoucaneat, con il live, proprio come l’Atlantico di Mengoni era n.12 nel 2018, ma vuoi mettere l’offertona convenienza di Atlantico On Tour. Invece Peter Pan di Ultimo era n.7 l’anno scorso, è n.4 quest’anno, e senza lifting. Che gli vuoi dire.
 
CALENDAR GIRLS. Dite, c’è ancora qualche Ferilli o Marcuzzi che fa i calendari? Chissà perché vent’anni fa avevamo tutti questa necessità di sapere che giorno era. Sta di fatto che oggi, sei mesi dell’anno possiamo darli al gatto: solo due big shot come Marracash e Tiziano Ferro rompono il monopolio degli album pubblicati nel primo semestre o anche nel 2018 (anche se per amor di precisione, Machete Mixtape era fuori il 5 luglio). La tendenza delle classifiche a favorire chi esce nella prima parte dell’anno contribuisce in parte a presenze un po’ impreviste: mai mi sarei aspettato di vedere Fedez in top 10 invece che ThaSupreme, visto che Paranoia Airlines era stato giudicato da più parti un mezzo flop commerciale. E guardate anche Start di Ligabue che bella vita da mediano ha fatto.
 
CASE DISCOGRAFICHE. Il 52% degli album più ascoltati in Italia ci è offerto da Universal (18 nei primi 30). Società americana di proprietà francese (Vivendi) in cui comandano gli inglesi, dei quali già che ci siamo qui vedete le Official Charts degli album. Il boss è inglese, Lucian Grainge; il suo vice, da lui nominato, è stranamente inglese, Boyd Muir; l’amministratore delegato è inglese, Maximilian Hole. Il presidente in Italia è Alessandro Massara, dice di essere napoletano – ma credo sia inglese. All’interno di Universal i rapporti di forza sono a favore di Island Records (23 album) davanti a Virgin (13) e alle altre etichette controllate.
Per quanto riguarda le minoranze, Sony raggiunge il 23% e Warner il 10%. Voi penserete che Warner abbia sbagliato campagna elettorale – eppure ha Ed Sheeran, Coldplay, Ligabue, Irama, Pinfloi, il re dei singoli Fred De Palma, e i fenomeni coreani BTS. Però non ha i rappusi, eccetto Capo Plaza. La maggior parte delle briciole (leggi: indie) le prende Believe, che ha 5 titoli (Modà, Il Pagante e il campionissimo Ultimo, dell’etichetta Honiro).
 
SOVRANISMO. Un solo album straniero in top 10, ed è dei QUEEN.
Non mi pare il caso di commentare in modo esteso, vero? Ci siamo capiti con uno sguardo.
Peraltro è sempre la colonna sonora del film del 2018. Che poi, il fatto che al POPOLO piaccia così tanto un pezzo di sei minuti con cambi di ritmo e inserti vocali barocchi non induce i discografici ad abbandonare i loro due format preferiti: 1) tre minuti lagnosi di “Nessuno mi capisce” 2) tre minuti indolenti di “Guarda il mio Rolex mentre mi faccio la tua troia fumando”. Eppure il mercato è in crescita, quest’anno segno positivo, eccetera, potrebbe essere il momento per osare… Ahaha, ma quando mai.
In totale, otto nomi di stranieri in top 50 (quello dei Queen si ripete). Altrettanti nella metà inferiore. Quattro non incidono più, per cui scendiamo a dodici. Madonna, il Boss e i Coldplay sono fenomeni almeno ventennali. Sto tentando di dirvi che il Paese è disposto ad ascoltare NOVE artisti internazionali contemporanei su cento. E sono quattro meno dell’anno scorso.
Beh, noi non prendiamo lezioni da nessuno. Se questi stranieri fossero bravi, li ascolteremmo. E se avete qualcosa da dire, vuol dire che non accettate il CAMBIAMENTO, boomer che non siete fieri di essere ITALIANI e non riconoscereste un Rinascimento nemmeno se ve lo infilassimo nella bolletta della luce. Comunque, ecco, siamo diventati nazionalisti come i francesi e come i tedeschi. Che però non sono maschilisti.
 
DONNE. Nessuna nella nostra top ten, ci mancherebbe. E poche anche tra i 100 album più venduti in Italia: faccio prima a nominarle tutte, sono solo tredici. Billie Eilish (n.15), Elisa (n.18), Lady Gaga (non da sola), Mina (non da sola), Giordana Angi (n.32). Pausa per dire che in top 50 ci sono solo TRE dischi di una solista femmina. Ricominciamo: Ariana Grande (n.59), Emma (n.60), Elettra Lamborghini (n.61) Madonna (n.67), infine le divas: Alessandra Amoroso, Giorgia, Fiorella Mannoia, Laura Pausini.
Questo è il momento per uno sguardo alla top 10 americana (la vedete qui, fonte Billboard). Sì, beh, prime quattro posizioni in quota rosa – però certo, hanno mandato al governo un imbecille (cosa che noi non faremmo mai). Comunque dai, l’anno scorso erano dodici, quindi è un incremento dell’1%, la ripresa c’è! Altra buona notizia è che l’età media si abbassa grazie alle newcomers Billie Eilish, Giordana Angi ed Elettra Miura Lamborghini, mai state in classifica.
Ma alla fine, anche alle donne come agli stranieri rigiro quanto mi sono sorbito dai ciccini del rap quando ho fatto le mie considerazioni sulla classifica italiana. Ovvero: se non vi piace vedere il predominio del maschio italiano è perché siete boomer e non vi piace il CAMBIAMENTO. A noi giovani, le femmine non hanno niente da dire – in fondo, sono tutte troie che si mettono con chi ha più successo – tranne, beninteso, le fidanzate dei rapper che sono dolcissime e fanno l’amore tutta la notte con i loro irresistibili ribelli. In silenzio, ovviamente.
 
BAND. Sapete quel bel modo di dire: “Ma di che parliamo?”. L’unica tra i primi 30 sono i Queen. Ci siamo capiti (…un’altra volta). Poi, abbiamo gli Imagine Dragons n.41, Thegiornalisti (ahaha), Pinfloi al n.49, Coldplay n.51, e toh, ve li nomino tutti includendo anche i dui (plurale di duo): Dark Polo Gang, Carl Brave & Franco 126, Benji & Fede, Il Volo, Pinguini Tattici Nucleari (n.76), Il Pagante, Nirvana, BTS. Quindi insomma sì, il quartiere, i bro, i frà, ma alla fine ci piace il maschio da solo, coi pieni poteri.
Con l’eccezione di Babbo Natale.
 
BABBO BASTARDO. Il Natale non tira più. Un tempo era la ragion d’essere della discografia. Oggi nemmeno i dischi di canzoni natalizie si fanno più, perché la gente a dicembre non spende certo i suoi soldi in musica. Chi esce prima ha più probabilità di essere in classifica. Sembra banale, ma l’accumulo dei numeri nell’era dello streaming ha ribaltato le vecchie certezze, ovvero che convenisse uscire sotto Natale (infatti, si arrischiano a farlo quasi solo i big ai quali del prestigio della classifica frega relativamente).
 
TALENT E ALTRI SHOW. Forse la peggior performance di sempre. Ci si attacca al solito Marco Mengoni, perché latitano le giovani star di Amici e XFactor (in questo caso, quello del 2018, visto che si chiude a dicembre). Premesso che Anastasio non ci ha voluti nel suo mondo (cit.) nel 2019, i Maneskin chiudono al n.27 (con lo stesso album che aveva chiuso al n.5 nel 2018) e Alberto Urso il tenorino di Maria è al n.29 – Irama nel 2018 era al n.2. In compenso, Sanremo tra gli album vede Ultimo primo in classifica, Mahmood al n.23 e Irama al n.36. Poi, sostanzialmente, basta. Se vi sembra poco, sappiate che l’anno scorso dietro a Ultimo ed Ermal Meta in top 50 non c’era nessuno. Se questo vi sembra un flop…
 
CHI HA DETTO FLOP? Ora, quanto segue è la parte più arrogante di tutto questo tsunami, okay? Diciamo che sono album da cui forse ci si poteva aspettare un piazzamento più alto. Comunque, perlomeno loro ci sono – cosa che non posso dire per Lewis Capaldi, il cui album ha sganasciato ovunque. Dunque: secondo me sono un po’ bassi rispetto al blasone gli album di Madonna (n.67), MiticoVasco (n.64), Biagiantonacci (n.83), BTS (n.97). Sono dei mezzi flop, benché ognuno con qualche giustificazione, gli album di Achille Lauro (n.56), Benji & Fede (benone col singolo, ma n.65 con l’album dopo il boom dell’anno scorso), e tra gli stranieri che non passano, Coldplay (n.51), Ed Sheeran (n.46), Ariana Grande (n.59).
 
MEGLIO DEL PREVISTO. Tra quelli che non vedete nella fotina, direi Rocco Hunt (n.38), Massimo Pericolo (n.37), Giordana Angi (n.32). E, per quanto mi ributti, Elettra Lamborghini (n.61) (meglio di Madonna) (Gesù) (se la sarà anche cercata, ma che punizione).
 
TOP 100 SINGOLI
 
COME SI DICE? GENERI. Il dominio delle hit balneari è impressionante, ma non nuovo: anche negli anni scorsi, l’ascolto furioso di canzoni da bagnasciuga aveva portato ai n.1 di Amore e capoeira (2018) e Despacito (2017). Niente anglosassoni in top 10, dove Portorico batte UK e USA: Pedro Capò e Daddy Yankee, con tutta la Calma del mondo, sono in top 10 tra i singoli. Ma sentite qui: Fred De Palma è n.1 tra i singoli ma solo n.95 tra gli album. La regola di Baby K non sbaglia mai.
 
DI COSA PARLANO LE HIT? In top 10 abbiamo un amore despacito, poi un amore indiecicciociccio, una vita despacita, un padre assente (featuring $oldi), una vita urban, un amore whatsapp, ancora una vita despacita, poi amore tamarro (featuring $oldi), poi vita despacita, poi un amore che manca.
 
QUANDO ESCONO LE HIT? Praticamente tutte nel primo semestre. L’effetto accumulo delle piattaforme di streaming fa sì che chi parte prima (tipo Coez l’11 gennaio) ha un certo vantaggio, visto anche che il Natale, che fino al 2015 era IL momento in cui la discografia tirava su i soldi, non conta più niente. Così, in top ten, il pezzo uscito più tardi è il n.1 Una volta ancora – ed è uscita il 5 giugno. Buon per Sanremo, che si ritrova nel punto giusto del calendario. Beninteso, se un pezzo esce a settembre, può tirare su i dischi di platino lo stesso – ma vi stupirà sapere che agli artisti e ai loro entourage la visibilità data dalle charts interessa parecchio. E poi non trascurate la gara.
 
DONNE. Ancora??? Ehi, ma allora siete fissati. Va beh, qui in top ten ci sono due flirt estivi, ovvero Ana Mena ospite di Fred De Palma, La Giusy ospite di Takagi & Ketra. Due canzoni di una donna sola in top 30 e sono Dance monkey (Tones And I) e Sweet but psycho (Ava Max), perché Bad guy è attribuita a Billie Eilish & Justin Bieber (…mah!). Ma la verità è che a noi italiani, nella musica e nella vita, le donne vanno bene come featuring (dehehihohu).
 
STRANIERI. Tra i singoli va un po’ meglio, addirittura 11 tra i primi 30. Però se ne stanno quasi tutti tra il n.13 e il 23 come se avessero puntato i numeri di mezzo alla roulette.
 
SPOTIFY. Se notate qualcosa di strano, fate bene. La top five l’ha fornita Spotify in persona a metà dicembre, i numeri li ho presi io il 7 gennaio (…la sera). Che dire, può darsi che Mahmood vada alleggerito degli ascolti internazionali. Sull’appeal internazionale di Salmo ho già dei dubbi, pur col bene che posso volere a uno di Olbia. Comunque in questo momento Blun7 a Swishland di ThaSupreme è a 43 milioni, in due mesi. Insomma, è un mondo veloce, quindi fidiamoci.
(no, non è vero: di quelli di Spotify non mi fiderei nemmeno se mi facesse i regali di Natale, e invece non solo non me ne fa ma sono l’unico in Italia a dargli 25 euro al mese, zio caro)
 
YOUTUBEWAY ARMY. Nei video musicali nove brani italiani su dieci; in testa Soldi di Mahmood, che probabilmente si avvantaggia un po’ dell’Eurofestival. Notate il feroce dominio di video e canzoni con sottofondo spiaggioso, la vita Papeeta che tutti noi ci meritiamo. D’altra parte l’Isola dei famosi e la Temptation island sono tra i programmi preferiti per una nazione per la quale la lobotomizzazione sarebbe un progresso intellettuale pauroso. Peraltro tra i video non musicali, vanno forte quelli musicali. Carote, cantata dal concorrente Nuela durante le audizioni, non è considerato tale (il che è sufficientemente ironico) e ha totalizzato 17 milioni di visualizzazioni, il che rende l’idea di quanti telefonini siano in mano ai minori di 14 anni. Al n. 2 ci sono i Pantellas con la parodia di Soldi di Mahmood. Tredici milioni. Mondo cano.
 
RADIO. Il brano più trasmesso dalle radio nel 2019, Girls go wild di LP, non è tra i cento più ascoltati. E nemmeno il terzo brano più trasmesso, Juice di Lizzo. Non che il n.2, Giant di Calvin Harris & Rag’n’Bone Man se la cavi meglio (n.59 tra i singoli FIMI). Sicuramente dipende dal fatto che sono artisti vecchi che fanno una musica che piace agli anziani, e non hanno nulla da dire a noi giovani del POPOLO che coltiviamo il CAMBIAMENTO
(…scusate se la meno con questa cosa, ma ultimamente mi sono beccato troppi “Ok boomer” a casaccio da pischelli con i pollici veloci e i genitori babbioni)
No, io qui onestamente vedo un tentativo delle radio di aggiornarsi dopo che tutti abbiamo cantilenato che erano un media anzianissimo. E a questo punto, volendo costituiscono una fonte di musica complementare e più varia rispetto alle piattaforme, il cui sogno è blindarci tutti in nicchione e nicchiette, al grido “…Ai fan piace anche”. Concludo completando il confronto: le n.1 di FredDePalma/AnaMena è solo al n.58 nella diffusione radiofonica, e la n.2, quella di Coez, Un sacco bello o come diavolo si chiama, è al n.31. Maledetti network snob e radical-chic, che osteggiano Universal, Spotify e YouTube che sono gente come noi eletta democraticamente.
 
ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
 
CONCERTI. A Jovanotti non ha detto benissimo con gli ultimi album, e anche il suo tour è stato ben chiacchierato – però a Linate ha preso il volo. Peraltro se non fosse per le spiagge di Jovanotti, i primi venti concerti sarebbero di fatto spartiti tra le sole Milano e Roma. Comunque i dati sono questi: MiticoVasco rende un po’ complicato commentare. Nel 2018 c’era stata più varietà: i più visti erano stati Eminem, poi J-Ax & Fedez (pure loro a Milano, avevano fatto 6mila e 4mila spettatori più di Jovanotti), seguiti da Guns&Roses, Foo Fighters,Vasco Rossi. Imagine Dragons e Pearl Jam.
MIGLIOR VITA. Tre nomi di artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di biglietti della lotteria: i Queen che hanno 4 album in classifica, due dei quali al n.9 e 13, XXXTentacion e i Nirvana (sapete, quelli di KURTCOBAIN, quello che si è SPARATO, mitico) con Nevermind al n.94 – era n.78 nel 2018, a dimostrazione che gli anni 90 non sono più quelli di una volta.
 
PINFLOI. Ce l’abbiamo fatta, siamo al nirvana (pardon). The wall guadagna posizioni per il terzo anno di fila, salendo al n.63; The dark side of the moon conserva la top 50 come nel 2018 e come vedete nella figurina è il vinile più venduto proprio come nel 2017 e 2018, però nella classifica generale perde due posizioni e chiude al n. 49. Vi dirò, io credo che The dark side of the moon dovrebbe rinnovarsi, parlare della vita nei quartieri, usare una batteria elettronica progettata dalla Roland nel 1980 o un software vocale uscito nel 1997, cose supernuove che voi fermi al secolo scorso non potete capire perché siete dei boomer ostili ai giovani e al CAMBIAMENTO.
 
Grazie per aver retto fin qui. All’anno prossimo.
Stupidità giovanile e Cesarismo – TheClassifica n.49

Stupidità giovanile e Cesarismo – TheClassifica n.49

Arriva Natale e non so cosa regalare agli anni 90 – per gli 80 sono a posto, gli ho preso un maglione.

Tiziano, non siamo i tuoi analisti – TheClassifica n.48

Tiziano, non siamo i tuoi analisti – TheClassifica n.48

Entrata in scena. Forse qualcuno di voi vive a Milano. Sapete una cosa che succedeva 50 anni fa a Milano? Scoppiavano bombe ovunque. Nel 1969 furono una ventina, in ogni zona della città. A volte facendo diversi feriti, a volte la strage veniva evitata per puro miracolo. Perché sto parlando dei mesi PRIMA di dicembre. È difficile individuare una logica ovvia. Scoppiarono in sezioni del PCI, caserme, la Fiera di Milano, il deposito dischi della RCA in piazzale Biancamano, l’ufficio cambi della Stazione Centrale, una galleria d’arte, una concessionaria Citroen, la biblioteca Ambrosiana, l’Assolombarda, il Palazzo di Giustizia. La routine era fatta di dimostrazioni, scioperi, incidenti – il 12 novembre l’agente Annarumma fu ucciso a sprangate in via Larga.
Ma leggendo i giornali, pare che a un certo punto la gente non fosse più particolarmente turbata. In fondo, piano piano ci si abitua a tutto. Se ho capito bene, cominciò ad agitarsi veramente soltanto dopo il pomeriggio del 12 dicembre, 7 kg di tritolo in una banca, 17 morti. Una sola vera condanna, quella di Carlo Digilio detto “zio Otto”, che ha beneficiato della prescrizione. Le sue testimonianze sugli altri autori della strage sono state ritenute inattendibili a causa di un ictus che lo colpì in carcere. È morto a Bergamo nel 2005.
Perché vi dico questo?
Non so. Immagino che i paragoni siano stupidi e superficiali. O magari no. Forse, semplicemente, sto buttando un po’ di tarocchi sul tavolo. Non siate timidi, interpretate pure.
Nel 1969 su RaiUno (aka “Il Primo Canale”) c’era Canzonissima, la guardavano tra i 18 e 20 milioni di spettatori. Magari non i giovani, che ascoltavano soprattutto musica straniera. Non starò a ricordarvi chi c’era in giro, nel 1969. Ad ogni buon conto, a un certo punto i cantanti iniziarono a rifiutarsi di fare i gioppini. Battisti fece cancellare l’ospitata, Ornella Vanoni se ne andò, Patty Pravo rilasciò dichiarazioni nauseate. Non è che potessero permettersi di andare in mille altre trasmissioni, non c’era nient’altro. C’era UN solo altro canale, che trasmetteva in penombra, lo chiamavano Il Secondo.
Perché vi dico questo?
Non so. Forse per buttare altri tarocchi, perché fatico più del solito a contestualizzare il

Numero uno. Debutta in prima posizione Tiziano Ferro con Accetto miracoli. Tiziano Ferro è stato uno dei veri numeri uno di questo decennio. Quattro anni in classifica con la raccolta TZN. San Siro, tour tutti pieni e straricchi, ma lui sempre ammodo, riuscendo nella non indifferente impresa di non farsi mangiare vivo da questo Paese che brulica di Giorgie Meloni. Sempre sensibile, sempre introspettivo. Riflessivo. Autoanalitico terapeutico intimistico.
Però, oh, che diamine.
C’è un limite alla quantità di informazioni che io voglio sui motivi per cui Accetto miracoli suona come suona. A un certo punto, io voglio sentire la musica, e non leggere le interviste, non essere ragguagliato da esegesi e agiografie, non voglio unirmi ai suoi psicanalisti mediatici. Ascoltando solamente la musica, mi sono ritrovato con un disco che ricorda il traffico dei giorni di pioggia: languidamente sofferente, spesso sovrappensiero, dannatamente lento. Sì, viva le melodie, come lui non le fa nessuno – ma che ne è stato della prima popstar italiana moderna? Dell’uomo che sembrava cresciuto sulla East Coast invece che sul litorale di Latina? Dov’è il RHYTHM della società r&b? Oppure è passata la cosa per cui r’n’b consiste nel mugolare tantissimo? Con buona pace della produzione di Timbaland al posto di Canova, i pezzi uptempo sono pochissimi, e sono francamente dispiaciuto che uno di questi pochissimi sia dato in pasto a Jovanotti, che lo annega col suo eheeeeeeeee, sua cifra vocale riconoscibile che probabilmente rappresenta il suo compromesso tra cantabilità e vitalismo demente e ostentato. Jovanotti è l’altro polo del pop italiano rispetto a TZN, ormai fa di tutto quanto una caciaretta sovraccarica di ehehehe ragazzi facciamo festa nell’UNIVERSO – e non riesco nemmeno più a capire quanto questo sia volontario. Alla fine, forse è più fermo di Tizianino, ma non può ammetterlo.
Però pur faticando ad ascoltarlo non penso che Tiziano Ferro abbia sbagliato disco, anzi: penso che abbia lavorato per un disco a lungo termine. Ci vedo sempre meno soul, meno r’n’b, sempre meno di quel poco di EDM e persino ammiccamenti all’hip-hop che piazzava seminascosti nei primi album – e sempre più la stasi fremente di una Adele. Secondo me ha scommesso sulla mutazione dei gusti di chi (lo) ascolta, e ci sono ottime probabilità che vinca. Evviva.
Ma sentite questa. Esattamente cinque anni fa, nell’ultima settimana di novembre c’era in testa per l’appunto Tiziano Ferro, con TZN, la madre di tutti i long-seller italiani, e gli album in classifica da più di sei mesi erano 23; quelli da più di un anno, erano dodici.
Oggi, 42 album sono in classifica da più di sei mesi. Ventitre, da più di un anno. Sono tanti (sia i 23 che i 42 che i sei mesi). Viviamo, inaspettatamente, in un mondo di long-seller. Lo streaming ha raddoppiato la vita dei presunti album. Interessante, credo (…no?). C’è ricambio tra gli artisti, non c’è tra gli album. Lungi da me menarmela con gli album, sono dieci anni che nego la loro esistenza – lo faccio notare solo come dato per aiutarvi a capire quest’epoca, in pratica agito una lanterna davanti ai vostri nasi. Perché qualunque statistico dilettante potrebbe dedurre che siamo in presenza di un territorio anelastico, di tendenza del POPOLO (anche un POPOLO giovane e nonboomer e tutto scoppiettante di energie nuove, cool e ironiche) a fissarsi su un certo numero di artisti per un tempo prolungato. Ma a proposito di robe che si prolungano, chiudiamo e passiamo ad altro, cioè al

Resto della top 10. Il podio è tutto nuovo, e non era scontato: con ThaSupreme (n.4) e Marracash (n.5) ancora a rullo compressore nello streaming, come dimostra la classifica dei sedicenti singoli, bisognava venderne tanti di cd per arrivare al n.2 e n.3. Subito dietro a TZN entra MinaFossati, con un onorevole secondo posto che conferma che il pubblico preferisce sempre santamente #PRIMAGLIITALIANI davanti a questi stranieri ostrogoti che ci hanno rubato la Gioconda. Mi spiace ammettere che questo secondo posto mi risparmia l’imbarazzo di dilungarmi sull’album minatauro. La voce della signora (ma come ci riesce? O come ci riescono?) è sempre incredibile – ha 80 anni, raga. Però quando ho iniziato a sentire fioccare la carrettera, e le Indie Occidentali, e “Ho girato il mondo con la faccia da torero” e “C’è ancora speranza in questa terra civilizzata soprattutto dai poeti”, ho capito che avrei ascoltato questo disco un numero di volte inferiore ai suoi interpreti. È un disco pensato bene, lavorato bene, ma scritto male. Ho troppo rispetto per Ivano Fossati per non concludere che al momento della chiamata di Mina non fosse né pronto né ispirato; c’è qualche gioiellino, ma credo che anche i fossatiani più irriducibili lo identificheranno facilmente come mestiere. Mah, forse alla fine sono solo dispiaciuto che a differenza di Celentano, Fossati non si sia fatto disegnare in forma di papero.
Quanto ai Coldplay, leggo pareri entusiasti e stupiti, ma io non salirò sul loro carro – perché sono da sempre goffamente aggrappato al suo semiasse: in questo gruppo c’è più musica di quanta gli haters siano disposti ad ammettere, il punto interessante è che si erano presi visibilmente una pausa dalle cose che gli piacciono, pur di giocare secondo le regole della modernità. Ora sono abbastanza ricchi da poterla ignorare. Un giorno lo saremo anche noi. Ve lo prometto. Manca poco. Che ore sono?
Infine, detto di ThaSupreme e Marra, entrano nella prima diecina altri due album dello sciame di prestigiose nuove entrate: i Subsonica si prendono il n.6 e Robbie Williams il 10, mentre Leonard Cohen si contenta dell’11 e Van De Sfroos con il suo live del 16. Resistono all’assalto, dai numeri 7 al 9, Zucchero, Guccini e Il Volo. Un po’ anticoregime questa classifica, vero?

Altri argomenti di conversazione. An evening with Manuel Agnelli enters at n.52, just like the bus from Comasina to Niguarda (and back) (generally). Lindemann (dei Rammstein) entra al n.70. Quanto a Beck, non entra (…cosa vi posso dire?). Peraltro, ci sono addirittura TRE artisti stranieri tra i primi trenta: siamo INVASI. Abbiamo persino conservato in classifica Courage di Celine Dion (dal n.10 al n.71), mentre in USA, bang, dopo l’ingresso al n.1, sette giorni dopo è sparito. Ma pare che il tour sia già a 30 milioni di dollari in prevendita, quindi credo che il suo cuore andrà avanti. Per contro, gli album da più tempo in classifica sono ÷ di Ed Sheeran, da 143 settimane, Evolve degli Imagine Dragons (127) (ora state facendo caso a quanto piacciono gli Imagine Dragons?), Polaroid di Carl Brave x Franco 126 (126) (sono le settimane) ma soprattutto due dischi di un gruppo che cinquant’anni fa aveva già esuberato il cantante: The dark side of the moon è in classifica da tre anni e un mese, The wall da due anni e cinque settimane. Escono invece dalla classifica i Simply Red dopo due settimane, Kanye West dopo un mese, Gigi D’Alessio dopo 5 settimane, Notti brave di Carl Brave dopo 51, Supereroe di Emis Killa dopo 58 settimane, e Love dei Thegiornalisti dopo 61 settimane.

Sedicenti singoli. Qualcuno dei singoli di ThaSupreme arretra ma Blun7 a Swishland conserva il n.1, così come Dance monkey di Tones And I conserva il n.2; torna al n.3 Supreme di Marracash, Sfera Ebbasta e ThaSupreme. Mi sento tenuto a segnalarvi l’ingresso al n.11 di Enfasi della Sierra, i rappusi lanciati da X Factor, e al n.19 di Cornflakes di Eugenio Campagnez, in arte Cometez, il cantautorez indiez lanciato da Z Factor. Tiziano Ferro è al n.23 e al n.40.

Miglior Vita. Buon momento per i Viventi: solo sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di polemiche sui biscotti; alle spalle di Leonard Cohen si mette in evidenza Mango, la cui raccolta entra al n.20. Nevermind è al n.92: risale 7 posizioni, mentre XXXTentacion è un attimo fuori classifica. The old deads win.

Pinfloi. The wall ha una lieve oscillazione dal n.55 al 58, e si trova (suo malgrado) a superare di nuovo The dark side of the moon che scende paurosamente dal n.43 al 74, a testimoniare il momento di sconforto dei floydiani progressisti. Ma io qui e ora dico a tutti voi che verranno tempi migliori.
(in realtà non lo credo affatto) (però lo dico per educazione)

The great tormenton swindle

The great tormenton swindle

Tempo di mettere ordine sull’italico bagnasciuga.

La festa un po’ pallosa di Jovanotti – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 18

La festa un po’ pallosa di Jovanotti – ClassificaGeneration, stagione III, ep. 18

«Quando io ti guardo mentre passi, fai tremare tutti i sassi
Col tuo semplice procedere così sicura di te mi fai sentire un poeta
Anzi di più un profeta
Che annuncia al mondo l’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era
L’inizio di una nuova era»
(Lorenzo Cherubini, Nuova era, 2019)

Per quanto riguarda il n.1. Chi vi scrive ha spesso dovuto, in circa 10 anni di accanita theclassificazione dei presunti album, mettere a verbale – accanto a svariati capolavori che non cito per non dilungarmi (…mi ci vorrebbero almeno due righe) – dei n.1 piuttosto spiacevoli. A volte brutti, a volte fastidiosi, a volte bolsi, a volte furbi.
Ma raramente mi ero imbattuto in un DiscoPiùVenduto insipido come JovaBeachParty. Specie pensando alle premesse riassunte dal titolo. La festa! La spiaggia! Il 52enne ragazzone immancabilmente carico di energia, energia, ehehehe!
JovaBeachParty consiste in sette brani di ritmatismo senza particolare nerbo; non viene dall’ombelico del mondo, ma da qualche altra parte del corpo – diciamo la milza del mondo, toh. Dura 31 minuti e si direbbe che inciderlo ne abbia richiesti 28. Se questi pezzi significano qualcosa, è semplicemente “Ehi amici, guardate che vengo a suonare sulle spiagge, sarà una figata mai vista, ehehehe!”.
La verità è che questo album, facile n.1 in un mese in cui con 3mila copie potete sbaragliare la concorrenza, non è diverso da una copertina su un giornale: fa parte della strategia per comunicare il cantagiro balneare di Cherubini, idea (questa, sì) originale nel campionato dei megashow allestiti dalle decine di fantasuperbig italiani
(un numero sempre più ingente di artisti top, che non sappiamo più dove mettere) (…ma che ci dobbiamo tenere, perché all’estero non li vogliono) (i porti sono bloccati) (per loro fortuna, è una fase sovranista anche musicalmente, quindi ce n’è per tutti)

Ora (cit.). Jovanotti fa questo lavoro da sempre: se avete 30 anni, quando siete nati era già lì. Sa quello che fa. E fa quello che vuole. Perché, per amore di esempio, mentre un MiticoLiga, entrato peraltro in scena 2-3 anni dopo di lui, non cambia praticamente mai strada (e se le sue canzoni mostrano un po’ la corda, può anche imputarlo ai limiti del cosiddetto genere musicale) Jovanotti si è invece guadagnato il privilegio di poter fare il tipo di canzone che più gli garba. La maggior parte dei suoi colleghi ha scelto (o ha dovuto scegliere) di scolpire il marmo, o il bronzo, o il legno, o la plastica (in alcuni casi, il guano). Lui, passando anche per qualche sano esperimento fallimentare, può permettersi di lavorare il materiale che desidera, dall’EDM alla cumbia, dal rock al soul, dall’afrobeat alla burrata melodica che decanta una donna fantastichissima e straordinaria e magnifica (…se sia anche un po’ divertente non si sa – ma non sembra).
Il corollario è che uno che tra i 45 e i 50 anni riesce a scrivere alcuni dei suoi singoli migliori (Tutto l’amore che ho, Il più grande spettacolo dopo il big bang, Sabato), implicitamente quando ci sommerge di lagne dolciastre ricche di aaaAAAah tipo Baciami ancora o Ragazza magica, è perché ha fatto i suoi calcoli. Analogamente, quando ciondolando tra i bonghi, nel suo flusso ininterrotto di compiaciuta verbosità (perché fa veramente fatica a tacere, e a non emettere perlomeno un aaaAAAah) sfodera “Dammi un altro bacio, ti porto sulla lunaaa”, è perché non vuole fare meglio di così, perché non ritiene sia il caso di fare meglio di così.
Pazienza se i testi sono di una pochezza straziante, l’importante è far arrivare il Beach Party; e la strategia pubblicitaria scelta per il prodotto non può essere troppo pretenziosa: l’idea è venderci la sua positività e vitalismo, venderci la Nuova Era, ma soprattutto venderci la sua Fiesta. E a un livello più sottile, comunicare agli addetti ai lavori che se vuole può giocare a fare il contemporaneo chiamando a sé il RE MIDA Charlie Charles, il RE MIDA Dardust, il RE MIDA Rick Rubin, il RE MIDA Dj Ralph.

Il punto critico è quando ci si chiede se davvero sta comunicando qualcosa di piacevole. Nella Mia Stupida Opinione, frasine come “Non ci siamo per nessuno siamo nel futuro, vagabondi dentro all’iperspazio, mc al quadrato l’energia che esplode, dammi un altro bacio” oppure “Siamo come il cielo: confini non abbiamo, siamo come il vento: nessuno ci comanda, siamo come pioggia, quando Dio la manda”, o “La deriva dei continenti ci avvicina, con un salto siamo in Cina; verso i tropici e poi qui. Con te mi sento una cosa sola, due sillabe della stessa parola” sono stomachevoli in un autore che abbia rispetto di se stesso anche se sembrano efficaci nel momento in cui si vuole semplicemente comunicare la festa l’energia e le altre sempiterne ciance. Forse pure i fan più strenui (molti dei quali si annidano tra i mediapeople) potrebbero giudicarli dei jovanottismi da parodia alla guisa di Checco Zalone: roba troppo brutta e banale persino per un prodotto usa-e-getta – e vi faccio grazia delle frasi da temino globalista delle scuole medie, roba che Viva la libertà al confronto pare scritta da Leonard Cohen. Ci sono pochissimi guizzi degni di lui (“Saremo soli al mondo come due bonobo nella foresta vergine di questa strobo”). E quanto alla musica, è ovvio che sia lui che i favolosi PRODUCERS hanno deliberatamente deciso di non sbattersi troppo. Il sospetto è che pensino che non ne valga la pena. Tanto, in radio non suona peggio di tante altre cianfrusaglie. Ma poi, che lui sia comunque al n.1 e loro siano comunque RE MIDA, non è contestabile.
Quindi, cosa si oppone a una robetta da nulla che riscuote consenso?

(qui è dove potrei ricordarvi il leit motiv di questi circa 10 anni di theclassificazione. Ovvero, il n.1 nella classifica degli album è un po’ come il n.1 del Paese) (ma non sarò così didascalico)

Dicevamo: cosa si oppone, al Successo?
Non ho una finanche vaga risposta. Il Successo è un Dio di terrore, sanguinario e ghignante, disperatamente adorato a destra ma soprattutto a sinistra. E con buona pace di Andy Warhol, né 15 minuti né 150 anni possono bastare, per placare la fame di Successo. Forse bisognerebbe organizzare una spedizione tipo la scalata dei Titani all’Olimpo o il viaggio di Frodo Baggins, allo scopo di sorprenderlo e scagliarlo nelle viscere della Terra. Però prima bisognerebbe sapere dove sta di casa. Ma non guardate me perché decisamente non ne ho idea.
Ciò sentenziato, mi pare di poter chiudere col n.1 e passare al

Resto della top 10. Il tenorino lascia, ma tiene: l’Amico Alberto Urso passa infatti dal n.1 al n.2 dove precede l’altrettanto Amica Giordana Angi. Al n.4 si adagia Ultimo con Colpa delle favole, con Peter Pan che scende al n.10. Entra al n.5 il postumo Tim di Avicii che si inserisce davanti a Billie Eilish (n.6) e all’inestirpabile Salmo (n.7 con Playlist). Balzo di 22 posizioni per Liberato al n.8; c’è spazio per Izi al n.9. Escono invece dalla prestigiosa diecina Marco Mengoni, Coez e i Nomadi (dal n.6 al n.20).

Altri argomenti di conversazione. 51 album in classifica su 100 sono prodotti o distribuiti da Universal Music.
Sbaglierò, ma è circa il 51%.
Mi sbilancio: è più della metà.
(ammetterete che alla Universal hanno davvero un prodigioso intuito riguardo a quello che ci piace)
L’album da più tempo in classifica è incrollabilmente Hellvisback di Salmo (175 settimane), seguito da The dark side of the moon (136), il dividendo di Ed Sheeran (119), Evolve degli Imagine Dragons (103) e Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126. Che dischi diversissimi tra loro, no? Entrano al n.28 i Jonas Brothers, al n.32 Santana e al n.55 Tuscaloosa di Neil Young & the Stray Gators, che ho persino paura a guardare cos’è. Entra invece al n.77 il cofanetto da 14 cd della Rolling Thunder Revue 1975 di Bob Dylan: costa poco (60 euro su Amazon) ma la sua posizione così bassa risente della mancata entrata nella top 20 dei vinili (che non costano molto di più, però presumo occupino un bilocale).
Escono dalla classifica dopo una sola settimana Untitled di Gemello che era entrato al n.18, Teenager di Jefeo che era entrato al n.33, She is coming di Miley Cyrus entrato al n.44, e poi Raige, Mameli, Mario Venuti, Massimo Di Cataldo, Morrissey. Che ecatombe, vero? Poi, escono anche Tyler, The Creator dopo due settimane, Alvis, Banco del Mutuo Soccorso e The National dopo tre, Fast Animals & Slow Kids dopo 4, Mostro dopo 5, Cranberries e Gino Paoli dopo 6, Francesco Renga dopo 7 settimane, Fiorella Mannoia dopo 9, Il Volo dopo 14 settimane e Travis Scott dopo 23.
(è davvero il caso di dire che qualcuno non vende più come una volta) (spero non gli importi)

Sedicenti singoli. Entrano al n.1 Gemitaiz & Madman con Veleno 7, nuovo capitolo della fortunata serie. Stanchi di fare buone cose separati, sono corsi ai ripari con un brano che informa gli adolescenti che li seguono 1) che sono adeguatamente ricchi 2) che espletano rigogliosa attività sessuale con femmine degne di loro 3) che pisciano in testa a chi li contesta e 4) che spaccano troppo. Beh, felicitazioni. OstiaLido di J-Ax scende al n.2 e Calipso di Charlie Charles & i New Bimbi al n.3. E non è escluso che questo podio sia uno dei migliori che vedremo questa estate. Potremmo persino considerare di passare a

Miglior vita. Sei album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di anniversari. In tutto questo, Nevermind dei Nirvana è ANCORA fuori dalla classifica. Non sono tempi allegri, quando viene a mancare la fiducia nella sfiducia. Non possiamo che aggrapparci ai

Pinfloi. E possiamo aggrapparci saldamente, amici: The division bell entra in classifica al n.19 grazie al n.1 tra i vinili. Quanto ai due indicatori ISTAT, The dark side of the moon perde 19 posizioni (!) e scende al n.64, mentre The wall ne guadagna 3 e sale al n.87. Alcuni analisti collegano questo momento di complessivo scoramento alla perdita di credibilità del vicepremier Di Maio. Così inaspettata, tra l’altro.

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

Il cuore immacolato di Maria De Filippi. ClassificaGeneration, Stagione III, ep. 17

La gran voglia di Claudio Villa che promana dal giovane vincitore di Amici nonché dagli spettatori di tutti i talent e tutti i Sanremi.

Classifica Generation. Stagione III, episodio 1. Buon anno

Classifica Generation. Stagione III, episodio 1. Buon anno

Contiene: i migliori anni delle vostre vite.

Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

Classifica Generation, Stagione II, Episodio 3. Il tramonto dell’Eros

“Ho come l’impressione che tutto vada a pezzi
E che tutti tra un momento non saremo più gli stessi”
(Eros Ramazzotti, Per il resto tutto bene)

La verità non la sapremo mai, ma per me stavolta Érose ha rischiato.

O forse no, perché alla fine, l’album di Salmo (n.2) è uscito da un mese, quindi magari invece ha ottenuto in scioltezza il suo bravo n.1, uno dei pochi per gli over 50 quest’anno (gli altri tre sono MiticoVasco, Jovanotti e Mina) (…per capirci, nel 2016 erano stati 11 e non conto chi all’epoca aveva 48 anni – Fabi, Renga, Silvestri. E le joint-venture tipo Morandi-Baglioni valgono 1). Cristina D’Avena, che malinconicamente è over 50 anche lei, a differenza del 2017 (unica donna a ottenere un n.1 da sola in tutto l’anno) è entrata solo al n.3 – e con qualche buon motivo, peraltro. Ma torniamo al nuovo n.1, Vita ce n’è.

Vivo Eros Ramazzotti come uno di quegli allenatori che giocano un calcio che non mi piace, ma conoscono il gioco e il campo meglio di tutti e sono soliti uscire dal campo tra i mugugni dei tifosi avversari e i 3 punti in tasca. Ho già scritto un pezzo su di lui piuttosto spanato quattro anni fa (TheClassifica 77) (magari lo linko pure) (se ho tempo), e rileggendolo sono insolitamente d’accordo col suo autore. L’occasione era l’album Perfetto, per scrivere il quale aveva chiamato Francesco Bianconi (Baustelle), Federico Zampaglione (Tiromancino), Pippo Rinaldi (Kaballà), Luigi De Crescenzo (Pacifico) e Giulio Rapetti (Mogol). E questi se n’erano usciti con dei pezzi tremendi. Fantasticai vieppiù che lo stesso Érose lo sapesse, e se ne sollazzasse, di questa débâcle di cotanti auteurs.

Mi cito: lui vende milioni di dischi in tutto il mondo da più di trent’anni, e noi pensiamo di sapere come funziona la musica meglio di lui.

Cionondimeno, proprio perché è attento come i cacciatori di taglie di Sergio Leone, Érose lo vede benissimo, come si vanno mettendo le cose. Quello verso cui sta cavalcando con l’aria imperturbabile insieme a tanti colleghi (meno imperturbabili) della sua generazione e anche un paio di successive è il tramonto dell’epopea del pop italiano. Ma pensate che un uomo la cui ex moglie fa la gallina in tutta Europa si possa infastidire per l’érosione delle vendite? Si prende la sua top 10 in Germania, Belgio, Spagna, e n.1 in Austria, Svizzera, Italia. Si fa il suo tour in cinque continenti – partendo dalla Olympiahalle di Monaco di Baviera (14.000 posti. Due date. I prezzi, guardateli da voi). E se Vita ce n’è sarà sotto il n.5 già la prossima settimana (e viste le uscite, potrebbe) se ne farà una ragione. Anzi, Nella Mia Umile Opinione se l’altra volta aveva voluto mostrarci di che pasta erano i poetanti, per questa occasione ha pensato di trascinare con sé alcuni filistei del pop di tutte le epoche: Mario Lavezzi, Bungaro, Cheope, Nigiotti, Federica Abbate, Jovanotti, per non parlare dei duetti con Alessia Cara, Helene Fischer e Luis Fonsi – insieme al quale ha realizzato Per le strade una canzone, un regghetòne che gronda volgarità senza imbarazzo come nemmeno la vicepresidente del Senato.
Lo ha fatto per restare sulla cresta dell’onda, per essere incluso tra le altre proposte di gran qualità delle radio d’estate? Può darsi, eppure io resto della mia idea: lo ha fatto perché va fatto. L’Italia vuole il regghetòne, e lui glielo dà. Restare attuale, competere coi giovani? Nel senso che Ramazzotti è vecchio e Coez e Calcutta sono NUOVI? Per quelle due frasine scemette da universitario in caffetteria con cui saturare twitter? State scherzando: Coez e Calcutta sono dei Ramazzotti ingobbiti e più decrepiti di lui – laddove la ramazzotteria di Tommaso Paradiso è più prestante, ma si vede fin dalla Svizzera che è falso come Giuda, mentre per qualche strano motivo nel Ramazzotti aureo il calcolo non è mai furbizia, è onesto ragionamento, è fare quello che va fatto, sotto la luce buona delle stelle oppure dietro gli steccati degli orgogli suoi.

Resto della top ten. Del podio già sapete; i Maneskin sono sempre al n.4 e Giorgia scende al n.5. Buone nuove per Elisa che rientra in top 10 (al n.9), meno buone per Emma la cui Edizione Boom scende subito dal n.3 al n.18 – e per Baby K che passa dal n.6 al n.22 ma che importa, ha dimostrato di poter fare un album (…ora probabilmente non ne farà più). Forse Vegas Jones con il suo reboot di Gran Turismo sperava qualcosa di meglio di un n.21, ma la sensazione è che la sua casa discografica sotto Natale non abbia tempo per i ragazzini, che tanto i dischi non se li regalano tra loro. Entrano al n.6, per l’appoohnto, i Pooh (con, tenetevi forte, L’ultimo abbraccio) (…i prossimi dovrebbero intitolarsi Il terrore continua e Jason vive – ops, pardon: Roby vive di nuovo). Ultimo, ovvero l’Anastasio di Sanremo, è al n.7; Michael Bublé al n.8, e dietro Elisa al n.10 troviamo addirittura Roberto Vecchioni, che nega la top 10 a Giovani di Irama. Spero che la cosa vi strappi un sorriso stupidone come a me.

Altri argomenti di conversazione. Truman di Shade, dopo una sola settimana in top 10, scende al n.29 – forse anche la sua casa discografica non ha tempo per i ragazzini. L’adeguatamente controverso 6IX9ine entra al n.54 (e se aggiungete 6 e 9, ottenete appunto 69) (dà i brividi, vero?) (ok, no) facendo meglio di Rita Ora che entra al n.63 (wow). Il disco natalizio di Paola Iezzi debutta al n.72. L’album più longevo è Hellvisback di Salmo (n.66), in classifica da 147 settimane. Ci tengono compagnia da più di due anni anche MiticoVasco con Vascononstop, e The dark side of the moon. Solo tre, sì: malgrado Spotify tenti di infilarvi Sfera Ebbasta anche nei sandwich, il suo primo album è uscito dalla top 100. Viceversa la raccolta di TZN, pubblicata proprio 4 anni fa, vi ha fatto ritorno la settimana scorsa. Buffo pensare che alle 208 settimane di fila sia stato fatale proprio Novembre – “la città si spense in un istante”. Escono di classifica anche Achille Lauro, dopo 22 settimane (non moltissime, forse), Ghali dopo 78, The Good The Bad & The Queen e Jean-Michel Jarre (subito).

Singoli. XFactor a go go. Anastasio, che ha stupito le famiglie italiane con questa nuova moda che chiamano rap (viene dall’America, sapete) entra al n.1 con La fine del mondo; Martina Attili e le sue faccette e la sua Cherofobia entrano al n.2, i Maneskin presidiano il n.3. Luna è al n.6. Bowland al n.13. I problemi iniziano con Leo Gassman, n.18, ma impennano con Sherol Dos Santos, n.48, e con Naomi Rivieccio, non pervenuta. Col suo pezzo, incidentalmente firmato con Fortunato Zampaglione, già co-firmatario del brano di Lorenzo Licitra, ha fatto peggio di Renza Castelli, che entra al n.55 malgrado sia stata eliminata da una settimana (sospetto che le playlist delle piattaforme di streaming c’entrino qualcosa).

Miglior vita. In classifica otto artisti o band guidate da artisti che hanno abbandonato questa valle di candidati alla segreteria del PD: primeggiano i Queen, con la Platinum collection, al n.31.

Pinfloi. Azioni in salita per il bene-rifugio del rock: The dark side of the moon sale al n.30, The wall al n.37, e persino Wish you were here (da me evocato in seduta spiritica due settimane fa) ritorna tra noi al n.70. Ma mi corre l’obbligo di segnalare che una settimana dopo Another brick in the wall, Anastasio a X Factor ha gridato tutto il suo disagio su Stairway to heaven. E indovinate quale album dei Led Zeppelin è putacaso entrato in classifica, al n.98. Sì, quello. Dà i brividi, vero? Ok, questo sì.
Grazie per aver letto fin qui. Buona giornata.