Tag: J-Ax

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

Le autorità non lo dicono, ma la #musicaITALIANA e l’#album sono tra le vittime del Coso.

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Pre-visto. Non so quali rapper italiani abbiano pensato “Mmmh!” alla notizia che Kanye West (forse) si candiderà alla presidenza degli USA. So che da noi J-Ax avrebbe delle possibilità. Escludo che Fibra o Marra possano essere vagamente interessati. Fino a ieri avrei pensato casomai che uno che avrebbe potuto farci un pensiero potesse essere Gué Pequeno, ovviamente dopo essersi informato sulla paga. Non posso più pensarlo dopo Mr. Fini, l’album con il quale è tornato al

Numero uno. Mi aspettavo che zio Gué facesse un album totalmente zarrogante, con le allusioni iper-pop smaccate come aveva fatto riprendendo Oro di Mango o El Trago dei 2 In A Room. Mi aspettavo di vederlo mettersi a capo di una parata twerkante, pronto ancora una volta a calpestare compiaciuto l’idea stessa di credibilità, sfidando chiunque a dire che non può farlo. Invece, è stato quasi uno choc: in Mr.Fini non c’è traccia dell’ineffabile Hugh Guèfner. È un disco di una tristezza inaspettata, anche quando snocciola quelle rime smargiasse che ha insegnato a due generazioni di rapper italiani (“Il mio stato su WhatsApp, fratello, è sempre: Sono in banca” “Io sono la cultura, pura, cruda, cien por ciento”; “Il mio rap è troppo grande, fra’, in Italia è solo un bimbo”, “Vi abbasso l’autostima, perché le fighe di voi rapper le ho schiacciate io prima”. “Sputo su una generazione in posa: conosco i veri Tony, conosco i veri Sosa”).

I primi tra i 17 pezzi (non pochi) dell’album ribadiscono a più riprese che Cosimo Fini alias Gué Pequeno ha gli amici loschi che stanno o dovrebbero stare in galera per il bene di tutti. E malgrado qualche rima divertente e il flow sempre ad alto livello, istintivamente viene da skippare in cerca di canzoni farabutte e irresistibili alla Milionario, un po’ di fanfara per far due ghignate. Ma non ci sono. Andando avanti è sempre più evidente che il gangsta-movie non è di quelli allegri, è più tipo lo straziante Blow di Ted Demme, fratello del più noto Jonathan – morto giovane, molto probabilmente a causa della cocaina. Voi capite che non è facile sentire Gué Pequeno (l’autoproclamato Gué Pecunia) che inizia a pensare malinconico ai ciliegi a Saigon, che confessa “Penso alla mia carriera assurda, più che decennale: è inversamente proporzionale al disastro della vita personale”, o “Questo successo è una persecuzione: è solo l’intro di un’introspezione”. Per poi, nel pezzo in cui chiama per il featuring Sfera Ebbasta (non proprio il Luigi Tenco del rap), sprofondare l’ascoltatore in pieno IanCurtis, con: “La morte mi ossessiona. E che il mio corpo muoia, e che l’anima viva lo sai, non mi consola. Pensavo di essere meglio (…) Non sconfiggerò i miei demoni. Quest’asfalto e questi errori non mi hanno insegnato niente. I flashback mi hanno flashato: il passato torna sempre”.

I miei consiglieri che hanno in mano il polso del pubblico rappuso mi dicono che l’album non ha esaltato gli ascoltatori medi della musica verbosa che tanto piace ai giovanetti. Qualcuno ha anche fatto il confronto con Persona del suo amico Marracash, che Nella Mia Umile Opinione è tutt’altra roba. Personalmente temo che sia un disco molto vero e, come detto, abbastanza dolente. Non mi meraviglio che ciò abbia contrariato qualche fan. Non so se la prossima settimana Mr. Fini sarà ancora al n.1 tra i presunti album. Ma anche se mi metto tra gli scemi che avrebbero apprezzato il Gué più fagiano e sin verguenza, devo dire che apprezzo il coraggio di fare un disco completamente diverso da quello che ci si aspettava da lui. Certo, poi questo tipo di complimento ricorda quella scena di Jerry Maguire in cui quelli che applaudono e gridano “Bravo!”, si bisbigliano tra loro “Lol, si è scavato la fossa”. Ma non credo sia così, penso che senza troppi problemi lo zio Gué tornerà a fare i dischi con le hit – ora si è semplicemente concesso il disco che aveva voglia di fare. E conosco un bel po’ di artisti straordinari che se ne guèrdano benone.

Resto della top ten. Di rappuso in rappuso: i due che hanno preceduto Gué al n.1 della classifica dei presunti album scalano di una sedia come in pizzeria: Ernia si accomoda al n.2, Tedua al n.3, e seduti al tavolo, sulle prime cinque sedie ci sono solamente rapper italiani maschi. Dopo Ghali (n.4) e Marracash (n.5) entra al n.6 Frah Quintale, che rapper non è più, in fondo ce n’è già troppi. Escono subito e con violenza dai piani alti Bob Dylan (dal n.4 al 24) e Neil Young (dal n.10 al 65), ma con il live Spirits in the forest entrano al n.7 i loro coetanei Depeche Mode (…per chi ha meno di 25 anni, da 26 a 96 siamo tutti coetanei). Chiudono la prima diecina Random, i Pinguini Tattici Nucleari ed Elodie. Ma so che scalpitate per la classifica dei Sedicenti Singoli, che a luglio e agosto ribattezziamo

Classifica degli Azzeccatissimi Tormentoni Estivi. È l’ora segnata dal destino: la fresca e disimpegnata Karaoke permette a Sandrina Amoroso e Boomdabash, i RE MIDA dell’Estate, di riportare al n.1 Lu Salentu, uè, uè, perepepé, spodestando Mediterranea di Irama che comunque è lì che ringhia al n.2; mantiene il n.3 M’Manc, le lacreme napuletane supergiovani di Geolier, Shablo & Shferebbàst. Entra al n.4 la fresca e disimpegnata Non mi basta più di Baby K featuring Chiara Ferragni. Non so se siano più QUEEN loro oppure siano più QUEEN Giusy Lamborghini ed Elettra Ferrari, ma sospetto che queste ultime siano più QUEEN CIOÈ DEFINITIVE; malgrado ciò, la fresca e disimpegnata La Isla antra solo al n.76 – però per qualche motivo a me ignoto è uscita di lunedì invece che venerdì, quindi calcoliamo perlomeno un n.66. Che al momento è la posizione occupata da Balla per me di Tiziano Ferro & Jovanotti. Ah, spiace! Tanto. La cringissima eppure fresca e disimpegnata Ciclone di Ketra & Elodie feat. Mariah, Gipsy Kings e Qualcuno Che Non Mi Ricordo scende dal n.17 al 32, ma non per questo siete autorizzati a sperare in un mondo migliore. La fresca e disimpegnata Una vita da bomber di Bobo Vieri, Nicola Ventola (zio cantante) e Lele Adani (mondo bastardo) entra al n.93. Il mio timore è che là fuori, le radio e YouTube e i bar delle spiagge e gli animatori dei villaggi faranno del loro meglio per rovinare queste nostre iniziali illusioni.

Altri argomenti di conversazione. Tornando agli album, Mi ero perso il cuore di Cristiano Godano è entrato al n.56.

(…onestamente, non so quanto vorrei essere parte di una conversazione di questo tipo, però ho fiducia in quasi tutti voi. So che basta darvi un cappello, e potete tirarne fuori una coniglietta di Playboy. Ed è il motivo per cui vi frequento)

Ok, ve ne do un altro. Gli album di Ultimo hanno iniziato a scendere, in questo momento solo Colpa delle favole è in top 30 al n.26.

(questo va meglio?)

Lungodegenti. Il segnetto ÷ di Ed Sheeran, entrato 174 settimane fa, tiene a bada il pelotòn degli inseguitori, il cui leader è Rockstar di Sfera Ebbasta da 128 settimane, seguito dalla squadra di Ultimo con Peter Pan (125) e Pianeti (122), poi da 20 di Capo Plaza (115 settimane di fila) e Potere di Luché (uscito 105 settimane fa). Poi, ovviamente fanno gara a sé i

Pinfloi. The dark side of the moon è in classifica da 191 settimane consecutive, però scende dal n.55 al 69 mentre The wall scende dal 67 all’84. Non è stata una buona settimana, né per l’alienazione né per la paranoia. Lo so che non lo avreste mai detto. Pure, il Pinkfloydometro è lì a testimoniarlo: c’è serenità in giro, diffusa da qualche incosciente. Proteggetevi.

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Marracash e TheWeeknd ai primi posti. Meno importanza agli album. Stranieri al bando, donne in cucina… Ma ci sono anche dati meno incoraggianti.

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

Cosa? Sanremo? Davvero? Cosa posso dirvi che già non sapete? È stato straordinario, ricolmo di canzoni magnifiche e progressive (con l’accento sulla i) e almeno una quarantina di vincitori morali, almeno secondo i settantamila principali opinionisti italiani. Non li ho letti tutti per pigrizia (e snobismo, ovvio) ma tirando le somme mi pare di capire che ha vinto Amadeus che ha fatto gli ascolti, ha vinto Fiorello che si è vestito da prete e da Maria De Filippi, ah che ridere, ha vinto Rula Jebreal ma anche l’albanese Alketa Vejsiu, ha vinto Diodato e la sua canzone tutta piena di delizie, ha vinto Gabbani perché ha perso (ma con stile), hanno vinto i Pinguini Tattici Nucleari perché hanno portato tanta vitalità, e Piero Pelù perché ha portato tanta energia, ed Elettra Lamborghini perché ha portato tanta fiesta che c’è sempre bisogno, e Raphael Gualazzi perché ha portato tanto pappappero, e Achille Lauro perché ha portato i vestiti, e Rancore perché ha portato la strada, e Fasma perché bella raga ha spaccato, e gli Eugenio in Via Di Gioia perché non sono stati capiti, e Ghali perché ha fatto lo show, e Levante perché ha fatto la storia (perlomeno quella con Diodato), e Myss Keta perché piace ai mediapeople, e Peppe Vessicchio perché è tornato, e Bugo perché se n’è andato, e Dua Lipa perché è scappata via subito ed Elodie perché uuhchefiga (nel senso della coolness, evidentemente. Ok, forse non solo). E ha vinto Irene Grandi perché la grinta, e Tosca perché il pathos, e Benigni perché la poesia, e i Ricchi e Poveri perché il trashone buffo, e Simona Molinari perché la classe, e Ornella Vanoni perché se la tira come se fosse Dardust (ok, un po’ meno), e Tiziano Ferro perché era ha cantato novanta canzoni ma tutte vibrannntiiii, e Sabrina Salerno perché anche il silicone era meglio una volta, e Mara Venier perché carucciona la ziona eccetera, e Morgan perché gli arriveranno dei soldi dei quali farà buon uso, e ha vinto la modernità pop che ci farà fare bella figura all’Eurovision Festival, quella trasmissione importante quanto il SuperBowl – no, quanto SEI SuperBowl, e ha vinto la Sala Stampa perché ancora una volta si è opposta al televoto, bravi raga, tutti e quarantamila, ci avete salvati da noi stessi – se solo riusciste a farlo anche nella realtà. Tanti vincitori, tutti felici, me per primo. Ma soprattutto ha vinto Sanremo, ha vinto veramente. Perché come il diavolo, ha convinto la gente di esistere. E ora, se permettete,

Il numero uno. Dubito che la Storia si ricorderà chi era in testa alla classifica degli album nella settimana di quel Festival di Sanremo fantastico. Beh, in testa alla classifica dei presunti album c’era J-Ax, la storia del rap italiano. E in testa alla classifica dei sedicenti singoli c’era Shiva, che del rap italiano è il presente (facciamo il presentino).

Anche l’album ReAle di J-Ax è una specie di festival. Ci sono Luca Di Stefano, Annalisa, Boomdabash, Chadia Rodriguez, Max Pezzali, Paola Turci, Sergio Sylvestre, Il Cile, Takagi & Ketra, Enrico Ruggeri, Jake La Furia, Il Pagante. Come nel festival ci sono le gag, tipo i racconti “da zio” sulla scuola o sullo spritz, e come nel festival, ci sono i #temiimportanti. Ci sono il femminicidio, la legittima difesa, la canzone sul figlio tanto sospirato, le riflessioni sui meccanismi del successo e del rap. E non sono trattati in modo banale, J-Ax non è una persona banale.

La musica di ReAle però lo è. Tanto.

E personalmente trovo che appesantisca tantissimo l’ascolto – sicché mi ritrovo con dei testi che evidentemente valgono più di quelli di Sfera Ebbasta, ma soffro tantissimo nell’ascoltarli. Però ho anche un sospetto. La musica senza nerbo non è solo una scelta per ammiccare a orecchie boomer, come pure dimostrerebbe buona parte degli ospiti, e qualche pezzo #ironico tipo Per sempre nell’83, ricalcata grassamente (nel testo e nello spirito) da 1985 dei Bowling For Soup. No, è un altro tipo di dubbio che mi viene fin dal primo brano, Mainstream (la scala sociale del rap). Il testo è brillante, la musica pensata con Takagi & Ketra non lo è affatto, ma se ascoltate, è cadenzata in modo grottesco, come se il ritmo volesse evocare l’atto di salire una scala. Questo lo sto scrivendo il 13 febbraio, il video di questo pezzo non è ancora uscito, ma chissà se non sarà proprio questo il canovaccio. Perché J-Ax è talmente un boss di YouTube (Ostia Lido, prodotto estivo banalone, ha ottenuto più di 60 milioni di visualizzazioni) che compone già pensando in quei termini, così come una volta si diceva che un pezzo era composto “per le radio”. Alla fine sarebbe semplicemente una dimostrazione del fatto che J-Ax è uno che sa esattamente dove tira il vento, tant’è che a Comunisti col Rolex, definizione prontamente adottata nella dialettica di certe correnti politiche, non ha fatto seguito, che so, Fascisti col Vangelo. E non è affatto un caso. Il Paese ReAle, lui lo conosce bene.

Resto della top 10. J-Ax è stato al n.1 per due settimane, e nella seconda ha retto all’impatto di Shiva, ovvero Andrea Arrigoni (Legnano, 1999), il cui EP Routine è pubblicato da Sony proprio come ReAle e proprio come il n.3, ovvero 23 6451 di ThaSupreme. Abbiamo quindi un podio con tre modalità di rappismo, nonché un podio tutto Sony, dove non erano così felici da quando hanno buttato fuori Rudy Zerbi. Al n.4, si cambia: c’è Marracash. Altra modalità di rappismo, ma perlomeno è della Universal, come tutti gli altri dischi in top 10 – eccezion fatta per Ultimo, l’unico indie (n.8). Altra cosa che vi posso dire sulla prima diecina è che c’è uno straniero (orrore!) ed è Eminem (però d’accordo, è un rapper), e c’è una donna (orrore!) ed è Elodie (però d’accordo, nel suo album ci sono Gué Pequeno, Lazza, Low Kidd, Marracash, Fabri Fibra, Gemitaiz, Ernia) (e tutto questo vorrà dire qualcosa). In ogni caso, non c’è solo rap nelle parti alte della classifica. Ci sono anche Brunori Sas al n.5, e Tiziano Ferro al n.10. Cioè gli unici album che ho oggettivamente stroncato negli ultimi tre mesi. E anche tutto questo vorrà dire qualcosa.

Sedicenti singoli. Shiva feat. Capo Plaza (con Chance) supera Shiva feat. ThaSupreme (con Calmo), e ThaSupreme feat. ThaSupreme, con Blun7 a Swishland. Shiva – il 21enne di Legnano, ricordate? – piazza 4 singoli tra i primi dieci. Peraltro anche qui il podio è tutto Sony! E dire che il pezzo più ascoltato in USA, The box di Roddy Ricch, sarebbe della Warner, ma qui è solo n.40. Tra i sanremesi Me ne frego di Achille Lauro entra al n.11, ma è lecito presumere che non gli importi. Poi c’è Andromeda di Elodie al n.36, Fai rumore di Diodato n.41 e Anastasio n.65, ma teniamo conto del fatto che sono stati ascoltabili solo da martedì¸ e che nessuno tra i concorrenti di mercoledì sera (o giovedì notte) è entrato in classifica. Quindi, non traete conclusioni tranne una: Sanremo è la nostra memoria condivisa – eccetera.

Altri argomenti di conversazione: Louis Tomlinson, ex OneDirection, entra al n.12. Altre nuove entrate, sostanzialmente, non ci sono. Posso invece aggiornarvi sui dischi inamovibili: Peter Pan di Ultimo (n.18 in classifica) compie due anni esatti di fila in classifica, mentre Pianeti di Ultimo (n.26 in classifica) li compirà la settimana prossima; Rockstar di Sfera Ebbasta vanta 107 settimane in top 100, laddove Ed Sheeran, con ÷ è in classifica da 153 settimane. In ogni caso l’album da più tempo in classifica (tre anni e tre mesi) è un disco di quasi cinquant’anni fa, ma non voglio spoilerare, e poi in fondo voi siete giovani e la vita è lunga e oggi c’è del tempo da ammazzare. A proposito:

Miglior Vita. Solo quattro album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di rigori per la Juve. Pochi, e metà sono dei Queen. Momentaneamente Nevermind ci ha lasciati, ma noi sappiamo che risorgerà, anche se gli manca la costanza dei

Pinfloi. The dark side of the moon, in classifica da 170 settimane consecutive, si riprende dopo un mese la consueta leadership su The wall: si porta infatti al n.53, scavalcando il fratello minore al n.54. Perché? Beh, ho letto un articolo interessante, sapete quegli articoli che spiegano in sole seimila righe tutti i motivi per cui il giornalista è in fissa con un cantante e quindi dovreste esserlo anche voi – beh, diceva che questo sorpasso è dovuto al fatto che al Trial di un ex ministro gradasso l’opinione pubblica preferirà sempre un Great Gig in the Sky, anche con cantanti mediocri, ci pensiamo noi a illuderci che siano celestiali, diceva l’articolo.

Che poi, in effetti, era questo articolo – che finisce qui. Grazie a chi è giunto quivi, a presto.

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

“Summer, summer, summer / It’s like a merry go round”

The great tormenton swindle

The great tormenton swindle

Tempo di mettere ordine sull’italico bagnasciuga.

Il giulivo (Terzo) Mondo di Takagi, Ketra e LaGiusy – ClassificaGeneration: Stagione III, episodio 20

Il giulivo (Terzo) Mondo di Takagi, Ketra e LaGiusy – ClassificaGeneration: Stagione III, episodio 20

Il numero 1. Tra i presunti album, è ancora Western stars del Boss Bruce Springsteen (…vorrei precisare che lui non ama essere chiamato Boss).

Resto della top ten. In compenso al n.2 non c’è più Madonna che scende al n.5: al secondo posto c’è la più alta nuova entrata: Ufo l’EP da 20 minuti di Daniele Sodano in arte Zoda, 23enne di Latina, fino all’anno scorso youtuber che commentava videogames, oggi artista completo, prodotto da Big Fish.
A questo punto di norma c’è la parte in cui vi sottopongo parte di un testo di Zoda quasi come se lo additassi al vostro ludibrio.
Poi viene la parte in cui io stesso mi dico che è meschino decontestualizzare, in fondo qual era il messaggio profondo di Tuttifrutti di Little Richard – e sbandiero una vibrante difesa di un giovane dei suoi tempi con tutte le sue sfaccettature, nonché lo sdegnoso rifiuto di prestarmi al compiaciuto trastullo del confronto generazionale. E con ciò, mi pare di aver fatto il mio dovere di Critico Di Razza, e con felpata leggiadrìa – imperciocché possiamo affrancarci da queste gnàgnere e passare al n.3 di Supereroe di Emis Killa – ma come, era al n.85! Sì, ma è uscita una nuova edizione arricchita – davvero, sapeste che ricchezza. Al n.4 c’è l’olimpico Ultimo con Colpa delle favole, e alle spalle della già citata Madame X c’è l’altrettanto nobile Elettra Lamborghini, regina twerkona ma anche artista completa: da Riccanza a Pem Pem, da Ex On The Beach Italia a Tòcame, e sia chiaro che se non vi piace, allora non vi piace il POPOLO. Chiudono la prima diecina Jovanotti, gli Amici Alberto Urso e Giordana Angi e Jamil (con una nuova edizione di Most hated, a rimarcare che è molto odiato) (lo invito a non prendersela) (di sicuro tanta gente là fuori è in grado di vedere la bellezza del suo cuore) (no, io no) (mi spiace) (cosa vi devo dire, sono un arido).

Altri argomenti di conversazione. Passato il 35ennale, gabbato lo Zucchero, il cui Oro incenso e birra esce subito di classifica; una sola settimana anche per gli album di Bastille e Gallagher. Il biopic di Elton John non ha avuto precisamente lo stesso successo di quello dei Queen: la sua raccolta Diamonds torna in miniera dopo 3 settimane. Escono anche l’Amica Tish dopo 5 settimane e Clementino dopo 7. Non hanno questo problema i membri del club dei perennials, a partire da Hellvisback di Salmo (177 settimane), The dark side of the moon (138), Coso di Ed Sheeran (121), Evolve degli Imagine Dragons (105), Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126 che compie due anni di top 100. Solo 49 album su 100 sono pubblicati o distribuiti dalla casa discografica Universal. Meno della metà: che succede, gente? State perdendo il polso della nazione? Siete diventati radical chic, EH?

Sedicenti singoli. Eccoci finalmente, dopo tanto passeggiare il cane per il pollaio, agli accattivanti tormentoni. L’ora segnata dal destino è giunta: Jambo di Takagi, Ketra e LaGiusy va in vetta al podio, con Ostia Lido di J-Ax e Calipso, il brano dei più famosi rapper italiani, a farle da damigelle d’onore. Siccome sono parzialmente d’accordo con una cosa che ho scritto altrove su Jambo, ribadisco anche qui che l’esotismo di Takagi & Ketra andrebbe studiato: è una Instagram Story per chi le vacanze le passerà a Cogoleto o Jesolo o Senigallia, ma anche – più sottilmente – l’Aiutiamoli a Casa Loro del pop italiano. Sta di fatto che, dopo la cartolina dal Brasile (Amore e Capoeira, singolo più ascoltato nella nazione in tutto il 2018), arriva la cartolina da un’Africa africanissima, e alla fine tutto il Terzo Mondo è paese, tra il tormentone del 2018 («Cachaça e luna piena!») e quello del 2019 («Tra il cielo e la savana!»), è tutto un villaggio vacanze. Cionondimeno, sul neocolonialismo di questa canzone (che ha due meriti: il primo è che non è un reggaeton) non perderei troppo tempo, anche perché mentre stavate leggendo è già finita e il video è già ai ringraziamenti: «Grazie Tanzania per l’ospitalità, grazie Rwanda per averci prestato i tuoi talenti, grazie Giamaica per i tuoi suoni e colori, grazie Abbiategrasso per la donna bianca Giusy che ogni estate mette in scena le sue fantasie da sciùra italiana che di giorno insulta i négher – ma di notte, mmmh».
(ok, quello che viene dopo “colori” me lo sono inventato)
Ma dicevo che Jambo bwana ha due meriti: il secondo è che è breve. Tutto è fulmineo perché una delle nuove misere astuzie dei PRODUCERS mondiali è che accorciare i tempi permette due clic in cinque minuti. Poi va beh, venire a noia dopo soli due minuti e mezzo è più difficile – un po’ come quegli artisti completi che ancor giovani e flamboianti passano a

Miglior vita. Ci sono in classifica sette album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di buonismo. Non è tra questi, DI NUOVO, Nevermind – non mi piace per niente questa faccenda, amici. E mi tocca sfoderare parole dure.

Perché sì, io accuso apertamente della precarietà di Nevermind i miei – come dire – colleghi. I quali, celebrando ogni singolo giorno un centinaio di anniversari di Dischi Dopo I Quali Nulla Sarebbe Più Stato Come Prima, stanno togliendo punti di riferimenti ai giovani. E so che il loro turpe obiettivo è far uscire dalla classifica i

Pinfloi. The division bell è al n. 88 ma è una di quelle belle favole edificanti per una settimana ma inopportune nel lungo periodo tipo il Sassuolo in Serie A: quello che interessa a tutti gli strategists là fuori è l’asse DarkSide/TheWall e posso dirvi che The dark side of the moon sale di due punti, dal 69 al 67 – un flebile segnale di ottimismo in corrispondenza dei flebili cali dello spread e della disoccupazione – mentre The wall sale dall’87 al 79, un tangibile segnale di sfiducia nel futuro dovuto al blackout dei social network, che ha lasciato milioni di anime out there on your own, sitting naked by the phone.

ClassificaGeneration Stagione III ep. 3. Fedez e Di Maio: guardando dal trono

ClassificaGeneration Stagione III ep. 3. Fedez e Di Maio: guardando dal trono

Allora, Fedez n.1, con Paranoia airlines. Primo album solista a 4 anni da Pop-hoolista. Che differenza anche tra i titoli, vero? Nel 2015 Fedez si schierava a favore dei NoExpo, e già in qualità di ragazzo-copertina del Movimento, avendone scritto l’inno Non sono partito: “Non ti fidi più di nulla ma tu prova! Tu prova! Dalla marcia su Roma fino al marcio su Roma. C’è solo un movimento che va avanti all’infinito”. Esplicitamente, diceva «Nella non scelta della politica italiana, la scelta migliore è il M5S».
Quel Federico Lucia cresciuto a Buccinasco (MI) era un giovane che si sentiva sagace e inarrestabile, sferzante e compiaciuto del proprio essere il Soggetto Nuovo proprio come una buona fetta di sostenitori dell’attuale partito di maggioranza relativa.
Venerdì scorso, 3 secondi dopo l’uscita di Paranoia airlines, sono subito uscite stroncature cruente – in diversi casi, temo, un po’ in malafedez. Da notare un paio di stroncature un filo dispiaciute, e di conio illustre: Claudio Todesco su Rockol, Elia Alovisi su Noisey. E tuttavia, non ne ho trovata alcuna che si gingillasse col fattore politico.
Bene.
Campo libero.

Paranoia airlines è cupo e malmostoso. Pare il disco di uno che medita di spararsi come Kurt Cobain ma lasciando, invece che un biglietto che cita Neil Young, un tweet che tagga Travaglio. Su 15 brani, solo due sono vagamente divertiti. Se qualcuno ricorda il Fedez di Mr. Brainwash o anche solo quei titoli che scriveva ghignettando (Voglio averti account, Non c’è due senza trash, Cardinal chic, Veleno per topic) stenterà a riconoscerlo.
Perché guardandosi attorno potrebbe facilmente buttarla in caciara con un po’ di trappismo (come tutti), invece in Che cazzo ridi concede solo 28 secondi a testa per Tedua e Trippie Redd (cosa che ricorda un po’ quando per Roger Rabbit la Warner impose che Bugs Bunny avesse lo stesso numero di secondi di Mickey Mouse). Oppure (magari con qualche beat tizianoferrico del nuovo produttore Michele Canova) potrebbe andare verso il pop come aveva già fatto nei duettini con Francesca Michielin; ma lui no, costringe Annalisa (ripeto, Annalisa) nella mugugnosa Fuck the noia. Non che manchino le frasi piacione per mandare in brodo la sua base elettorale, ma sono poche e buttate lì a casaccio come se il suo spindoctor Matteo Grandi fosse entrato in studio a scuoterlo:

“Le porte che apri, le bocche che chiudi
Le notti ubriache, si fotte da nudi
Le botte che paghi, le volte in cui sudi…
Ci estingueremo noi prima dei mutui”
(Paranoia airlines)
“Sono cresciuto, non entro più nel personaggio
Tanto sto parlando ad un bambino scemo
L’Italia va cambiata, il pannolino è pieno”
(Buongiornissimo)

In tutti i pezzi o quasi, affiora una delusione, un vuoto esistenziale che lo mettono tra il Tony Montana di Scarface e il Max Pezzali de Gli anni – in pratica, dopo aver crivellato di colpi Mauro Repetto. Di colpo, senza che qualcuno glielo abbia chiesto, smette di bullarsi del proprio successo e di infierire su noi rosikoni, e anche se ogni tanto prova a inscenare una narrazione jovanottescamente dolciaftra e folare della vita in due – pardon, in tre (“Separati siamo stelle, ma abbracciati siamo il sole, yeah”) tra La donna, il sogno e il grande incubo, sprofonda nel terzo. “La voglia di tornare a girare in motorino in tre senza casco, ritornare a far gli scemi come tutto era iniziato”. “Il cuore che ho lasciato sulla 91”. “Cosa fai di venerdì? Dai fatti bella, passo a deluderti”. “Non tornerà la primavera. Non tornerà la prima media”.
(capite cosa intendo dire?) (sembra uno che è stato mollato sia da Rovazzi che da J-Ax nel giro di sei mesi, e gli sono rimasti solo la moglie e la mamma) (e Michele Canova)

“Ora che la realtà è distante
Qui non c’è niente da invidiare
Ora che ho una casa più grande
Ma meno gente da invitare”.
(Fuckthenoia)

Vorrei andare avanti con gli esempi ma sono troppi. E oltre a non esserci più politica, non c’è nessuna delle gag scemone con cui buffoneggiava spalla a spalla (o spalla a ombelico, più realisticamente) con Gué Pequeno quando non si schifavano (“Sei venuto con una escort? No, una panda station wagon”). Soltanto, alla fine, TVTB, pezzo da maschi pubescenti lobotomizzati con la Dark Polo Gang, tipo lo zio che invita i nipoti e si sente tornare il cretinone 13enne che era, ulteriore momento-nostalgia mentre altrove

“Non so nemmeno mai davvero dove sto
Mi piace più il mondo se lo guardo dall’iPhone
Perché posso spegnerlo se mi va per un po’
In fondo è una pillola il tasto con scritto: off”
(Un posto bellissimo)

Voi direte. Sta cercando di riprendere una credibilità con la vecchia gherminella della fama e del denaro che non danno la felicità. Sta disperatamente invocando radici musicali nobili e rock (i Blink-182 di Adam’s song o “i Green Day con quella canzone che poi ti svegli ed è già ottobre”). Sta prendendo tempo in vista di una transizione a un qualche discorso adulto? Sta buttando fuori un album alla svelta prima che la pacchia finisca? («Non penso ci sarà un tour estivo perché la vita di questo disco non deve andare troppo in là»). Sta cercando di mostrarsi tormentato per recuperare punti – e ne ha persi, sapete – dopo la gaffe antipopulista della festa al supermercato? Con la quale entra in gioco la questione politica. Come direbbe il sommo Venditti.

L’appoggio di Fedez al Movimento. Era stato un ottimo affare per ambedue, visto che per quanto possiate detestarlo, Federico Lucia è un filo più lucido di Piero Pelù nell’argomentare (…e anche di diversi ministri e sottosegretari, se è per questo) (il vostro “Ci vuole poco” è previsto quanto ineccepibile).
Ma ora, raggiunto il governo, la fama, i ministeri, la celebrità, le leve del comando e il matrimonio più glamour possibile, la stima di Putin e il trono di Vanity Fair che prima le lettrici semigiovani conferivano a Biagio Antonacci, ecco che arrivati in cima alla montagna Fedez e una parte consistente dell’elettorato grillino, quella non fanatica, avvertono che qualcosa non va. Che sembrava tutto più facile, durante la salita (“Siamo rivoluzionari fino alla fine, ma poi infrangiamo più promesse che vetrine”). E addirittura invidiano il fascismo maiale del bulletto degli Interni e il bestionismo cialtrone del vecchio Feltri: gli invidiano quella mancanza di responsabilità perché loro di colpo – sarà il figlio appena nato, sarà la recessione – iniziano a pensare che era così bello, esserne Liberi liberi. E cosa diventò, cosa diventò, quella voglia che avevi in più? Eccetera.
Lo ammetto. Quando un milionario diventa lagnoso mi è difficile infierire, penso che si stia già flagellando costringendosi ad ascoltarsi (io ai Negramaro farei ascoltare tutto il tempo i Negramaro) (ma non escludo che il mio ragionamento sia fallace) (e poi dovrei farlo per tutti – che so, per esempio per Thom Yorke, il cui piagnucolìo caragnante mi ha regalato gli unici momenti di sollazzo del brodoso Suspiria di Guadagnino). Sinceramente non so se Fedez rimarrà al n.1 anche la prossima settimana. I numeri finora non sono quelli di un trionfo, specie nello streaming, e potrebbe arrivare qualcuno con un semplice 17% a togliergli il red carpet da sotto i piedi. Se invece ci resterà, buon per lui. Ma più dell’andamento dell’album, sono curioso di vedere come questo disco musicalmente torvo, faticoso e depresso si concilierà con la narrazione abituale fatta di foto dalle Maldive, ostentazione degli addominali e marchette per capi di abbigliamento punitivi.

Resto della top 10. Al n.2, dopo le prime 4 settimane dell’anno in vetta, Playlist di Salmo, mentre Non abbiamo armi di Ermal Meta entra al n.3 un anno dopo essere uscito. Ovviamente è una nuova versione più gonfia, [3 Cd + 1 Dvd] con il live e due inediti, a 30 euro circa. Slitta al n.4 Peter Pan di Ultimo, resiste al n.5 la Platinum collection dei Queen, presenti anche al n.8 con la colonna sonora di Bohemian rhapsody. Debuttano al n.6 Noi siamo Afterhours, e al n.7 Stanza singola di Franco126. Entra al n.9 (ma al n.1 dei vinili) Adrian, del cartone animato più vecchio del mondo; è ancora superospite della top 10, per quanto al decimo posto, Marco Mengoni.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 10 Pianeti di Ultimo (n.15), Capo Plaza (n.13), Maneskin (n.11), Sfera Ebbasta (n.12), la colonna sonora di A star is born, Dani Faiv che piomba dal n.7 al n.51. In un’altra violenta oscillazione nel gusto di noi giovani, Anastasio dal n.11 al n.46 con tutto il mondo di Anastasio nel quale ci aveva fatto entrare. Entrano al n.14 i Backstreet Boys, al n.75 Steve Hackett, al n.79 i Tre Allegri Ragazzi Morti, al n.93 il live degli Skunk Anansie. Escono di classifica ben tre album di Fabrizio De André, il nuovo James Blake (dopo una settimana) e Heart to mouth di LP dopo sole sette settimane. LP incidentalmente è l’altra ospite pop internazionale di Fedez dopo Zara Larsson. Infine ÷ di Ed Sheeran entra nel ristretto club degli album da più di 100 settimane in classifica, proprio la settimana in cui Hellvisback di Salmo festeggia i tre anni di permanenza; lo seguono The dark side of the moon con 117 e Vascononostop con 116.

Sedicenti singoli. Entra al n.1 TVTB di Fedez feat. DarkPoloGang, che forse avete ascoltato a vostra insaputa mentre dormivate, grazie a “un’impattante campagna di advertising su Spotify” (cit.) che sta suscitando qualche sospettino. Scende al n.2 È sempre bello di Coez che precede Calma di Pedro Capò feat. Farruko. Incidentalmente, solo un altro singolo di Fedez, Kim & Kanye, con Emis Killa, è entrato in top 10. Diversi brani – per esempio, Buongiornissimo – sono sotto i 350mila ascolti. Non lo dico per fomentare gli hater. Tra i quali vanno annoverati personaggi eccellentissimi e ripieni di bellezza tracotante.

Sto semplicemente chiudendo la considerazione sul n.1 della prossima settimana. Perché considerata la fanbase che attribuivamo a Fedez, non sta andando benonissimo. Per ora. Poi magari la vita gli risulterà migliore.

Miglior vita. Nove album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Netflix. Tenete conto che i Queen ne vantano ben sei (Bismillah!): accanto alle raccolte ci sono A night at the opera al n.33 e addirittura News of the world entrato al n.95. Mi chiedo se A night at the opera diventerà una presenza costante tipo, non so, certi album dei

Pinfloi. Calo quasi parallelo, con perdita di dieci punti per The dark side of the moon (dal n.46 al n.56) e tredici per The wall (dal n.54 al 67). Ma è colpa della casa discografica precedente.