Tag: Irama

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Forse lui non parla di nessuno. Ma di certo, nessuno parla di lui.

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

«I woke up with the power out
Not really somethin’ to shout about.
Ice has covered up my parents hands
Don’t have any dreams, don’t have any plans.
I went out into the night, I went out to find some light.
Kids are swingin’ from the power lines
Nobody’s home so nobody minds»
(Arcade Fire, Neighborhood #3)
 
In sostanza. Sanremo. Il Festival della Canzone Italiana. La kermesse. Dall’olandese kerkmisse, Messa di Chiesa. Secondo la Treccani, una “Solenne festa annuale delle parrocchie cristiane, che nei Paesi Bassi e in alcuni luoghi della Francia settentrionale si celebra con processioni, mascherate, balli, spari e mercato.
(spari) (…magari)
Pur essendo finito secoli fa, Sanremo 2021 continua a dominare le classifiche. A cominciare dai
Sedicenti singoli. Tra i quali continua il dominio leggerissimo di Musica leggerissima di Dimartino & Colapesce, davanti a Voce di Madama e La genesi del tuo colore di Irama che sale al n.3, scalzando dal podio Michielin & Fedez (n.4). E contando anche i Maneskin (n.6) e Annalisa (n.9) abbiamo sei brani sanremesi in top 10 a sei settimane dalla pubblicazione, è non è finita, oh, no. Ci sono i Coma_Cose (n.11), Fasma (12), Noemi (18), Willie Peyote (22), La Rappresentante Di Lista (27), Aiello (38), Ermal Meta (41). E Arisa e Gaia che non nomino perché non sono più in top 50. Almeno loro.
Chi resiste a questo sanremismo senza limitismo? Gli amici di Maria. E non due amici qualunque, amici: i due Bro rappusi, cioè Sangiovanni, con l’atroce Lady (n.5), e Aka 7even, con la deprecabile Mi manchi (n.10).
La più alta nuova entrata è al n.16, il singolo Polka 2 :-/ (la faccina fa parte del titolo) (…a questo siamo) di Rosa Chemical, Gué Pequeno ed Ernia. Al n.31 c’è la seconda nuova entrata, 0 passi, eseguita dall’artista col promettente nome d’arte Deddy, anche lui Amico di Maria. Tutto è fermo, tutto è Sanremo oppure hit estive, o faccini in tv.
Questo è diventato la discografia italiana.
Va beh, non voglio fare il trombone indignoso, alla fine il cinema e il calcio sono messi allo stesso modo, e nonostante questo noi siamo sempre lì a dire “Uuuh!”, “Ooooh!”.
E per quanto possa essere edificante avere il podio della classifica dei (presunti) album più giovane di sempre, perché non c’è nessuno sopra i 20 anni lassù tra quelli che si dondolano dai fili della corrente, resta innegabile che per due terzi ci sia dietro la longa manus di Sanremo. Anche se non sembra, è anche dietro al successo dell’artista al
.
Numero uno. Madama Madame, a tre settimane dall’uscita, è riuscita a inerpicarsi al n.1, credo anche a causa di una vistosa penuria di uscite
(evidentemente, le tre major sono tutte concentrate sul prossimo Festival di Sanremo)
ottenendo quello che mai si era verificato prima: una rapper FEMMINA in testa alla classifica FIMI dei presunti album. Col suo disco di debutto, Madama completa l’impresa di Bando di Anna Pepe, che aveva ottenuto questo risultato inaudito l’anno scorso tra i singoli.
Madamistan. Sono ideologicamente favorevole a Francesca Calearo da Creazzo (Vicenza), in arte Madame. Ma credo di esserlo come si può essere favorevoli al comunismo, intendo dire che quando te lo portano in casa sei un po’ infelice. Devo ammettere che il suo album di esordio non fa per me. Non che questo sia molto importante, ovviamente. Però credo che lei possa ancora crescere come artista, se riesce a tenere dietro al suo personaggio, che ha trovato la giusta vetrinona, cioè la kermesse
(processioni, mascherate, balli, spari e mercato)
grazie alla quale oggi i media stanno andando a nozze con la madamosa girandola di effetti speciali che la giovane Calearo può garantire; le sue interviste spesso regalano le frasi fragorose che noi solerti mediapeople cerchiamo, per svelare i lati indicibili, i segreti intimi, le sentenze spiazzanti, i risvolti eccitanti.
Di cosa stiamo parlando.
– “L’amore corrisposto non esiste”.
– “Una volta sono svenuta e i miei compagni mi hanno calpestata. Mi calpestavano per capire se fingessi”.
– “Ho scoperto il sesso su di me a 3-4 anni, un po’ precoce effettivamente”.
– “Ogni mattina devo trovarmi un motivo per vivere fino alla sera. Lo so che è triste perché sono giovane però in certi momenti è così”.
– “Il mio corpo è un mezzo. Sono una locomotiva che fa girare le ruote sopra binari che costruisco man mano”.
– “Da fluidi si scopa di più”.
Non credo che riuscirei a intervistare Madama. Forse è TROPPO interessante per me. Forse è questo che mi rende faticoso ascoltare il lungo flusso di coscienza che è il suo primo album. Certo, mi capacito che molta gente sia incuriosita e affascinata da questo mettersi a nudo, sicuramente qualcuno ascoltando avrà un’identificazione totale con certe strofe, e dirà sono io, sono proprio io! Non so voi ma io non lo posso dire. E non voglio: non mi identifico con nessuno: solo con voi, amici.
(dai, suonava bene)
Non sono qui per identificarmi ma perché mi hanno detto che c’era bella musica – e tuttavia nei sedici pezzi, curati dai dodici PRODUCERS, arricchiti dai nove prestigiosi featuring, la musica spesso annaspa sommersa da tutta quella sincerità dolente e vocalità tormentata e tormentosa. Di Madame mi arriva (a ME) (soggetto non identificante) una egolalia sofferente, certamente autoanalitica, che la distingue dall’egolalia compiaciuta e scimmiona dei rappusi maschi, e forse in qualche modo la avvicina ai cantautori indie (compiaciuti di essere sofferenti). E anche questo è un suo modo di superare le barriere di genere – gosh. Ma una cosa va detta: pensavo che la prima rapper ad andare al n.1 nella nazione sarebbe stata la nostra versione tardiva delle maialone alla Cardi B o Nicki Minaj. Invece, è la versione rap di Mia Martini.
Resto della top ten. Dietro Madama rinvengono gli altrettanto sanremesi Maneskin (n.2) mentre Massimo Pericolo scende al n.4 e a sostituirlo sul podio sono gli Psicologi – non la categoria che si è accaparrata i vaccini ma il duo rap della rampante BombaDischi. Tra gli album, invero, a parte i primi due posti (che comunque non sono poco, veh) Sanremo va un po’ calando e risalgono in top ten tutti i fenomeni amati da Spotify e da noi giovani: alle spalle di Mace (n.5) rientrano nella prima diecina Capo Plaza, Sferoso Famoso, Emis Killa & Jake La Furia, Marracash. Si vede che nelle vacanze di Pasqua chi non è partito per le Baleari si sentiva particolarmente URBAN.
Altri argomenti di conversazione. Dimartino e Colapesce, che fanno la voce grossa tra i sedicenti singoli, pigolano al n.25 tra gli album. La Rappresentante di Lista va benino tra i singoli, ma l’album è fuori dalla classifica dopo 4 settimane (comunque, mai andati così bene nella vita), Mareducato di Gio Evan ne è fuori dopo 3 settimane. This is Elodie abbandona dopo 14 settimane, Contatto dei Negramaro dopo 20 settimane.
Non benissimo. A Sanremo 2021 (la kermesse) c’erano quattromila concorrenti, ci sta anche che qualcuno si debba accomodare fuori molto rapidamente. Specialmente quelli che più che sul singolo, puntavano sull’album. Quello di Ghemon è già fuori dalla classifica (era entrato due settimane fa al n.8). Ermal Meta scende al n.83 (era n.1 un mese fa). Malika Ayane era entrata al n.9 e dopo sette giorni è al n.85. Noemi esce di classifica anche lei. Insomma male gli artisti da cd. Male anche le star globali, tipo Demi Lovato che entra al n.36. Debutta al n.45 Random, anche se non è una star globale – per ora, almeno. Gli Evanescence, entrati al n.20, subito fuori pure loro. Lana Del Rey invece è sopravvissuta due settimane, dopo essere entrata al n.7.Poi, tutto quanto ha prodotto Lo Stato Sociale dopo Sanremo 2021 è già svanito dalla top 100: non ho capito bene cosa abbiano voluto fare con tutti quei dischi, ma sono sicuro che era molto arguto. Ma passiamo invece ai
Lungodegenti. Sono in classifica da più di due anni Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, (105 settimane), l’unico album di Billie Eilish (106), Re Mida di Lazza (110), Post Punk di Gazzelle (123), Playlist live di Salmo (126), Diari aperti segreti svelati di Elisa (128), 20 di Capo Plaza (155), tutta la discografia di Ultimo, da Colpa delle favole (105) a Peter Pan (165) passando per Pianeti (162); meglio di lui solo l’estenuante Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 214 settimane fa e quindi sempre più vicinissimo a togliere quel famoso record ai
Pinfloi. The dark side of the moon rientra in classifica! Anche se al n.100, una posizione precaria e umiliante. Nel contempo, con malcelata e arrogante soddisfazione, The wall sale dal n.82 al 54. E dato sì che l’argomento che ha tenuto banco nella settimana theclassificata è stato il programma amazzonico LOL, per quanto mi riguarda sentenzio che The dark side of the moon è Ciro Deijackal, morbido, piacione e malinconico, The wall è Luca Ravenna, ripiegato su se stesso ma apprezzato dai passivoaggressivi. Wish you were here, nella mia personale considerazione, è Pintus. Non riesce a farmi ridere. Però ci va vicino – riesce a farmi digrignare i denti.
Ringraziamenti. Ringrazio chi ha letto fin qui, e ringrazio Biggie Paul per il decisivo accostamento con Mia Martini. Non ci sarei mai arrivato da solo perché resto un insensibile.
Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

PREMESSA PER CHI NON È ABITUATO. Vorrei potervi dire che le charts annuali che sto per sottoporvi hanno un significato reale. Ma non è così. Come possiamo comparare la performance di un album uscito a gennaio e quella di uno che è uscito a novembre? Anzi, a controllare le date di uscita dei più venduti tra gli album, viene da dire che a dominare il 2020 è stato il 2019. Del resto, per fare l’esempio più ovvio, l’album di Marracash (disponibile dal novembre 2019) ha avuto tutto il 2020 per colonizzarci, laddove evidentemente Sferoso Famoso, uscito nel novembre 2020, non ha vinto quest’anno ma ce lo ritroveremo tutto trionfoso nell’Analisona del 2021 (intanto, colgo l’occasione per rendere omaggio alla madrina di questo appuntamento: Annalisona) (…non che il suo 2020 sia stato da incorniciare, purtroppo).
Ma dicevamo: ha senso pontificare su classifiche come quelle della FIMI, le principali e più rappresentative in circolazione in Italia, anche se mescolano dati di natura opposta, dai cd – e nemmeno tutti (per esempio non quelli delle edicole) agli ascolti ossessivi e condizionati dalle playlist – e nemmeno tutte (per esempio, non conteggiano YouTube)?
RISPOSTA. No!
RISPOSTA ARTICOLATA. No, non ha senso, però magari se ne possono trarre due indicazioni. Forse persino tre. Se in qualcosa di quello che state per leggere riuscirete a trovare qualche spumeggiante aspetto musicalsociologicoestetico utile a chiarirvi il lato lagnososchiamazzante questo impareggiabile Paese, forse non tutto questo sarà andato sprecato.
Ma se vi ritroverete a concludere che è solo una sarabanda di nomi e penose manfrine necessarie a tener su una qualche illusione di panorama musicale, io non ho niente da obiettare. Alla fine è solo un’occasione per fare un po’ di conversazione, oppure di prendere atto che siamo passati dall’inizio del decennio alla sua fine.
Comunque, per gentilezza, per avere la migliore approssimazione possibile del SUCCESSO, cercherò di mettervi a disposizione classifiche di varia natura, e non solo quelle della FIMI (che saluto) (ciao, FIMI!) (viva la FIMI) e non solo quelle italiane, e non solo quelle delle “vendite”. Ehi, non lo fa nessun altro! Cioè, sì, ok, lo fanno separatamente, ma così non si capisce niente. Io invece, mmmh, vi manderò di nuovo a scuola, io vi darò ogni centimetro delle charts, oh!, vi darò whole lotta classifiche. A cominciare da quella dei concerti più visti nel 2020.
Ehi, complimenti ai Dream Theater – e pure a Gazzelle, davanti a Renatone… Come? Cosa? Sento qualcuno che da là in fondo mi dice che le classifiche vanno contestualizzate, che da sole non significano niente eccetera. Oh, ma devo dirvelo io? Dove siamo, in una telecronaca Rai, che avete bisogno di qualcuno che vi aiuti a capire cosa vedete? Va beh, facciamo un’altra premessa.
PREMESSA SUL FATTO CHE IL 2020, DI QUA E DI LÀ. Può darsi – lo dicono tutti – che sia stato un anno particolare. Sapete, stop ai concerti, niente Olimpiadi, niente Fuorisalone, niente Sangue di San Gennaro. In compenso ci sono stati i talent e ovviamente Sanremo (niente può fermare Sanremo). Tuttavia, l’unica cosa che distingue realmente questa Analisona da quella del 2019 è che manca la classifica dei concerti più visti. Per il resto, quello che avevamo visto succedere nel 2018 e 2019, si è confermato nell’anno testé concluso. Il Riassunto per chi non ha tempo non è troppo diverso da quello di dodici mesi fa.
RIASSUNTO PER CHI NON HA TEMPO
1) solo gli ITALIANI fanno musica che piace agli ITALIANI – gli stranieri producono cose che non ci sfiorano- a meno che non vengano trasmesse su Netflix. Quest’anno, soprattutto grazie ai singoli, sono andati un pochino (ma pochino) meglio dell’anno scorso – ma per questo dato, il sospetto è che Covid ci covi;
2) le donne, se proprio vogliono aprir bocca, devono ritornellare graziosamente attorno all’Uomo Forte, idea fissa della nazione dagli antichi Romani in poi (and counting). L’anno scorso la classifica era espressione della straripante virilità ITALIANA – ma quest’anno abbiamo fatto persino di meglio e le abbiamo quasi rimandate in cucina, ovviamente a fare le pizze fatte in casa;
3) non formate una band, MAI, a meno che non riusciate a ottenere lo slot della Simpatia Sanremese (da Lo Stato Sociale ai Pinguini Tattici Nucleari). In caso contrario, non si vende niente e oltretutto ci si ammala;
4) casomai, come fanno tutti, fate un FAD, Featuring A Distanza – la DAD, Didattica A Distanza, ne è una derivazione, basandosi sulla stessa idea di mandarsi dei temini a distanza;
5) partecipare a un talent non basta: dovete farne almeno DUE oppure andare a Sanremo (che poi è il talent più vecchio) e poi, come con Elodie e Gaia, dopo più tentativi il pubblico sfinito prenderà atto che non mollate: si arrenderà e vi tributerà il successo che meritate;
6) su Spotify va forte il rap italiano, su YouTube vanno fortissimo Sanremo e le sue lagne di qualità, ma soprattutto YouTube consacra le hit estive ITALIANE brutte e banali (non aggiungo “cretine e dozzinali” perché ho un grande rispetto per i nostri PRODUCERS, che col loro tocco da Re Mida riescono a produrre paccottiglia cafonazza e tirarsela. Qualche mio collega li gratifica scrivendo che sanno il fatto loro. A me verrebbe semplicemente da chiedergli l’iban e organizzare una colletta, ponendo fine alla loro miseria infinita. Ma è una mia debolezza buonista;
7) in Italia quelle che potremmo chiamare Star Globali riscuotono una quantità assai esigua di trippa per gatti. Del resto non appaiono al GF Vip né all’Isola dei Famosi, quanto possono realmente valere? E tuttavia, tra i campioni del 2020 che sto per nominare, nessuno riesce completamente a imporsi come asso pigliatutto in nessuna parte del mondo, in genere c’è qualche campione locale che impone la legge del quartiere. Stefani Joanne Angelina Germanotta (Lady Gaga), Abel Makkonen Tesfaye (The Weeknd), i 방탄소년단?, 防彈少年團 (Bangtan Sonyeondan, per gli amici, BTS) e Dua Lipa (…l’unica col vero nome. E nella mia umile opinione è più bello dei nomi d’arte degli altri tre) si sono fatti rispettare in classifica con album di alto livello nei rispettivi generi, e Bad Bunny è l’uomo più streamato dal genere umano secondo Spotifone. Ma credo siano coinvolti nella Grande Perdita di Importanza della Musica (in cui rientra quella dell’album, ovviamente). Forse tra qualche mese l’IFPI, federazione della discografia mondiale (tipo la federazione dei pianeti di Star Trek) dichiarerà Taylor Swift artista dell’anno anche per il 2020. Ma non sta lasciando granché il segno, vero? Se vi è simpatica, spero che questa Umile Opinione non vi offenda. Anzi, faccio ammenda pubblicando un comunicato stampa che, come tutti i comunicati stampa su chiunque, ne comunica il SUCCESSO. Ma che Swift sia da anni la superstar della musica sul pianeta, e ciononostante il 99% del pianeta non saprebbe cantare una sua strofa nemmeno sotto minaccia di una trasmissione di Mario Giordano, è un argomento a favore della Rétromania.
8) questo riassunto è lungo, lo so. E non so nemmeno se riassume. Ma a proposito:
9) confrontando le canzoni che arrivano in top 10 di Spotify e Apple Music, le azzeccatissime hit italiane hanno una durata sensibilmente minore di quelle straniere, siamo vicini al minuto; quasi tutte le irresistibili creazioni dei nostri producers durano meno di 180 secondi, a riprova che il pubblico ITALIANO non si stancherebbe mai di ascoltare cretinate concise – ed è ora di riconoscere che Giorgia Meloni lo ha capito prima di tutti.
INFINE, SEMPRE PER CHI NON HA TEMPO: UN MINUTO DI SADISMO (aka: i FLOP). Chiariamo una cosa: tutti gli artisti che vi piacciono sono straordinari e l’arte non si misura con le classifiche, perché non è che nel 1875 qualcuno valutava se Degas aveva venduto più di Renoir e se Cèzanne non aveva ottenuto il quadro di platino. Cioè, in realtà qualcuno che lo faceva, c’era (mercanti! Fuori i mercanti dal tempio! Eccetera!) ma il SUCCESSO non significa niente, è un valore così anni 80 e 90 e 00 e 10. Ciò non toglie che, sulla base degli ottusi dati di vendita, qualcuno nel 2020 NON è andato così bene. Ora: volete realmente sapere di chi si tratta?
Lo volete, voi???
Siete persone orribili. E purtroppo siete nel posto giusto.
Ovviamente bisogna mettere nell’equazione anche le aspettative, o il livello cui l’artista era abituato. Per cui limitiamoci a citare alcuni album di artisti importanti i cui album del 2020 non hanno ottenuto certificazioni nel 2020 – e quindi dovrebbero essere rimasti sotto le 25mila copie: Piero Pelù, Samuele Bersani, Annalisa, Ghemon, Max Pezzali, Francesco Bianconi, Negramaro, Francesca Michielin, FSK Satellite con Padre, figlio e spirito, Achille Lauro con il disco – pardon, il progetto del 2020, Fiorella Mannoia, Carl Brave con Coraggio. Ma per l’appunto, ci è voluto coraggio per pubblicare dei dischi nel 2020, e plaudiamo a chi ha rinunciato alla prudenza mercantile per dare qualcosa al suo pubblico. Che poi, sono in ottima compagnia: quest’anno, dischi che si sono fatti valere in tutto il mondo come quelli di BTS, Drake, Taylor Swift, Bob Dylan, Eminem, Ariana Grande e Juice WRLD hanno avuto gli stessi problemi col nostro pubblico dal palato fine. Per ora.
E ADESSO, PER CHI HA UN SACCO DI TEMPO: CLASSIFICHE!
ALBUM PIÙ ASCOLTATI IN ITALIA (FIMI).
In sintesi. Rap italiano. Rap italiano. Rap italiano. Rap italiano. Rap italiano. Rap italiano. E i primi 6 posti sono a posto.
Poi, pop italiano, indie-rock italiano (più o meno), canzoni per bambini italiani – e infine, per non esagerare con la varietà, rap italiano.
Rispetto alle elezioni del 2019, il rap italiano aumenta la sua percentuale. Agli ascoltatori italiani, in sintesi, piacciono molto gli italiani che parlano moltissimo. Più che in passato. Poi c’è da discutere su quante di queste parole resteranno.
Il numero uno. Premetto che è La Mia Umile Opinione, ma non credo di dire una cosa aberrante se dico che Persona di Marracash è il migliore tra i dischi che negli ultimi dieci anni hanno occupato la primissima posizione in queste classifiche annuali (per concedervi di argomentare, giacché questo non sia un monologo e vi sentiate liberi di commentare mentre scrivo, vado a elencarli) (Vivere o niente, L’amore è una cosa semplice, Mondovisione, Sono innocente, Lorenzo 2015cc, Le migliori, Segnetto di Ed Sheeran, Rockstar, Colpa delle favole). (se il titolare dei titoli non vi viene nemmeno in mente, forse ho implicitamente ragione) (e non dite che sono mezzucci. Anche se so benissimo che lo sono: adoro i mezzucci). Persona è un disco che alza il livello dello scontro, e mi pare di poter dire che l’album di ThaSupreme fa la stessa cosa in un’altra direzione. Non mi sento di dire la stessa cosa del n.2 di Sferoso Famoso, però come hanno detto critici e addetti ai lavori, era giusto che Sferone facesse un disco fastidioso e insulso, per sfondare all’estero. Dati alla mano non ci è riuscito, ma i comunicati stampa ripetono di sì (e noi giornalisti musicali obbediamo, in modo che forse un giorno Spotify o una major facciano di noi delle persone oneste). Mr.Fini di Gué Pequeno non ha accontentato tutti ma è un disco ambizioso da parte di uno che giocava a fare quello che le ambizioni se l’era fatte togliere da un dottore di Detroit (cit.); allo stesso modo forse gli album di Ghali ed Ernia non saranno ricordati come pietre miliari, ma mi sembra abbastanza chiaro che entrambi hanno alzato il mirino. Poi, parecchio rap italiano nuovo e non nuovo ha invece cercato di vivacchiare allo stesso modo, con gli stratagemmi facili. Ma non gli ha detto benissimo. Vi sto annoiando? Siete anagraficamente indifferenti al rap italiano?
Ecco, torniamo a un problema importante. Il rap italiano abbonda, e nel biennio 2019/20 sono usciti alcuni dei migliori dischi di rap italiano di sempre. Ma come il pesce persico del Nilo nel Lago Vittoria, il genere sta alterando l’ecosistema e non per colpa sua (beh, insomma. Lui ci sguazza. Questo fanno i pesci, no? Rari son quelli che volano). Il rap italiano, per DNA sta contribuendo all’implosione di quel che resta della musica tricolore, anche se va a suo merito aver reinserito nella società una generazione di discografici completamente privi di udito. Personalmente non ho nulla in contrario al totalitarismo rappuso, posso farmi una ragione delle infinite banalità da quartiere nei testi, e della piattezza sonora di cui la maggior parte degli ascoltatori 13enni si pasce deliziata: il rap mi garba comunque più dell’indie e caso vuole che professionalmente mi porti più soldi degli altri generi. Però non posso nascondere la sensazione che le classifiche ufficiali ne esagerino il peso e l’impatto rispetto a quello che viene realmente ascoltato in Italia. Ora come ora, lo scenario sembra sbilanciato a favore di un mezzo (il telefonetto, le piattaforme), di una fascia anagrafica e di un tipo di fruizione, mentre la verità è che in Italia si ascolta anche tanta altra roba. Spesso brutta (…molto spesso). Che attualmente risulta messa ai margini. Basterebbe, per argomentare, il confronto con la classifica dei…
SINGOLI PIÙ ASCOLTATI IN ITALIA (FIMI).
Qui il livello di vita mojita e Mariadefilippismo si fa vorticoso: le hit estive continuano a imporre la loro spietata legge, che è poi la legge della ripetizione, felicemente mutuata dalla propaganda nazista: il massimo risultato è ottenibile ripetendo la canzone dell’anno prima – se non un identico featuring (Sandrina Amoroso, Ana Mena). C’è anche, immancabile un presobenismo ebete che come olio di palma lubrifica la produzione seriale delle azzeccatissime hit da spiaggia. E forse è per disperata autodifesa immunitaria che in top 10 si fa strada un 30% di brani stranieri, tutti caratterizzati da un clima vintage che è quasi un rifugio dal cinismo con cui sono state assemblati gli zombie sonori che si trovano sul podio – e beninteso, Superclassico di Ernia (n.4) non è da meno: nessuno mi toglie dalla testa che il famoso “Dio, che fastidio” sia rivolto alla propria stessa canzonuccia, e al Coez che Coeziste con la parte nobile di ogni giovane artista disposto a immergersi volontariamente nella fanghiglia indieurban.
Trivia: tra gli album le tre major si spartiscono quasi tutto, col Leviatano Universal che incamera il 44% della distribuzione dei titoli in top 100 (Sony 24 titoli, Warner 22) (l’italiana Artist First segue a distanza con 5). Tra i singoli, però, Universal è meno universale e piazza tra le prime cento 37 delle sue azzeccatissime hit, contro 29 per Sony e 27 per Warner. Nella top 30 dei singoli, la performance Sony è addirittura migliore: 11 indimenticabili motivetti contro i 9 straordinari tormentoni della rivale (7 per Warner).
.
PERÒ SPOTIFY, PERÒ YOUTUBE.
1) Spotifone. La app svedese col bollino verde dice che questi sono gli album e i singoli più ascoltati in Italia. Pur tifando smaccatamente per i rapper, emettendo per finissime ragioni strategiche i suoi verdetti a fine novembre non fa un gran favore al suo pupillo Sferoso Famoso, il cui album quindi è come se non fosse uscito nel 2020. Lo stesso vale per MiticoLiga e San Claudio Baglioni, che però non sono il tipo di mondo felicemente rappuso, rigorosamente maschio e amabilmente patriottico che Spotifone caldeggia. Per quanto riguarda i singoli, però, si sbilancia a favore di Irama con Mediterranea (69 milioni di ascolti a fine anno) davanti a Good times di Ghali (67 milioni) e M’manc (Shablo feat. Geolier e Sfera Ebbasta). Difficile capire il peso in classifica delle inseguitrici di Spotifone (Amazon, TimMusic, Tidal, Deezer). Però vale la pena considerare la situazione del n.2 mondiale:
2) AppleMusic. La mela ha detto che quest’anno i suoi ascoltatori hanno continuato ad ascoltare con piacere Dance monkey di Tones And I, che era al n.1 in Italia già nell’ottobre 2019.
Non fate quella faccia. Anche all’estero ha comunque retto per tutto il 2020.
Stando al comunicato ufficiale, il resto della top 5 è occupato da Blun7 a Swishland (ThaSupreme), Karaoke (Boomdabash e Sandrina Amoroso), Mediterranea (Irama), Ti volevo dedicare (Rocco Hunt, con J-Ax e Boomdabash). Tutto questo, ammettiamolo, ci dice che rispetto agli utenti di Spotify, quelli di AppleMusic sono un pochino più lenti e probabilmente un pochino più adulti. In Applelandia, il rap si appoggia visibilmente al pop, e al n.1 c’è addirittura una STRANIERA – e sorvoliamo sul fatto ancora più strano: è una femmina. Poi ci sarebbe
3) YouTube. Che però non conta per la classifica, almeno per ora, anche se è il principale strumento di ascolto di musica degli italiani. E qui risultano al primissimo posto Boomdabash e Alessandra Amoroso, con quasi 100 milioni di visualizzazioni; il secondo posto viene assegnato a Francesco Gabbani, ignoratissimo dal Paese Ideale ma non dal Paese Reale, e il terzo a Rocco Hunt e Ana Mena con A un passo dalla luna. A dire il vero, mentre scriviamo, quest’ultima totalizza ben 6 milioni di visualizzazioni in più del brano portato da Gabbani a Sanremo, ma questo è quel che accade quando si sparano i verdetti un mese prima della fine dell’anno. Poco male, di sicuro Rocco non se la Mena (ahaha. Scusate).
In generale, si sa che YouTube è la fonte di musica per un segmento di ascoltatori più adulto e nazionalpopolare (…avrete notato la comparsa della parola “Sanremo”), che non manda Tha Supreme ed Ernia in top 10, privilegiando Baby K, Chiara Ferragni (meglio del marito, quest’anno) ed Elettra Lamborghini, queen e idole eccetera. Qui di femmine, per qualche motivo, ce n’è a pacchi.
.
TALENT
1) da XFactor 2019 non era uscito nessuno in grado di farsi notare in classifica. E la recente edizione del 2020 non promette meglio;
2) da Amici 2020 è venuta fuori Gaia, che ha ottenuto un disco d’oro con l’album Nuova genesi e un platino col singolo Chega, premiato anche da YouTube. Non siamo dalle parti di Irama, ma col singolo è andata meglio di Alberto Urso (e ci mancherebbe).
3) Diodato, vincitore di Sanremo 2020, ha ottenuto un disco d’oro con l’album Che vita meravigliosa e un doppio platino con Fai rumore. Chiude l’annata entrando nella top 50 degli album, al n.46. Ok, Gabbani e Mahmood erano andati molto meglio, ma facevano un altro genere, via. Quest’anno da Sanremo sono usciti bene Elodie, che forse è finalmente uscita dalla angusta categoria delle ancelle del cantante macho (leggi alla voce: Francesca Michielin), ma soprattutto i Pinguini Tattici Nucleari, con doppio platino per il singolo Ringo Starr e platino per l’album Fuori dall’hype: il paragone con Lo Stato Sociale del 2018 sarebbe banale, e infatti eccolo: a conti fatti i Pinguini hanno avuto meno visibilità, ma più ascolti.
Trivia: l’album di Levante, quando è uscito nel 2019, non era entrato in classifica; ora ce lo troviamo grazie alla partecipazione a Sanremo 2020.
METOO. Per fortuna le feminazi non hanno contagiato il nostro maschio popolo, e gli ITALIANI ne hanno accettate soltanto 9 tra i cento album più venduti. Elodie è l’unica nei primi 30. Tre sono straniere. Tanto vale citarle tutte: Elodie, Billie Eilish, Dua Lipa, Lady Gaga, Levante, Elettra Lamborghini, Elisa. Solo tre di loro hanno un cognome. Al confronto, il 2019 con addirittura 13 femmine in top 100 era stato un anno tutto rosa nel quale la fragorosa virilità ITALIANA era stata messa a repentaglio. Precisazione: non sto contando Sofì dei MeControTe, Mina con Fossati, Lady Gaga con Bradley Cooper (comunque l’ho già citata come solista).
STRANIERI IN TERRA STRANIERA.
(…che carini a distinguere tra “venduti” ed “equivalenti”, no?) (possono ancora permetterselo)
Si nota quella cosa che dicevo prima? Nessuno stravince universalmente. Per i Britanni, addirittura, il sig. Capaldi è il n.1 per due anni successivi. Comunque hanno addirittura due album rap in top ten, per loro è quasi inaudito. La Francia è sovranista quasi quanto noi, nella top 100 hanno la nostra stessa percentuale “local” dell’80% circa, dichiara la Snep. La Francia è anche il posto in cui il podio è completamente occupato dal rap “interno”, come l’Italia. I todeschi hanno un eclettismo encomiabile: hard-rock, rap, Schlager, cantautorismo. E un filo di nazionalismo in meno. Non molto, ma ammetterete che da parte loro, eccetera. Ovviamente inutile sperare che i Britanni ascoltino qualcuno che non canta nella loro lingua. Ma qui mi fermo, perché non è che mi pagate per insultare i Britanni (però che sogno sarebbe).

Principale differenza: anche negli USA, YouTube raddoppia le presenze femminili. Attenzione però: Taylor Swift non compare. Se è per questo, nemmeno Harry Styles o BTS o Fleetwood Mac. L’hit single, per lo streaming, rimane una faccenda urbanissima. Nessuna star del country – mentre tra gli album, avrete notato che anche tra gli equivalenti c’era al n.10 Luke Combs, che al cappello da cowboy preferisce i cappellini tipo baseball, sua concessione semi-Swiftiana alla modernità.

Vedete bene, lì in fondo? Direi che come singolo, Blinding lights compete con i boss del quartiere portando a casa un podio ovunque, tranne ovviamente in Italia, volete mettere con la magia del sound becerone che ci vibra ignorante nel petto? (… non trovate bello che “Ignorante” sia stato l’aggettivo più esaltante del nostro decennio?) Eccoci allora a parlare di
STRANIERI IN TERRA ITALIANA
Tra i presunti album sono 22 in tutto su 100; nessuno in top 10, solo tre in top 30. Volendo fare i pignoli, sono anche meno di quel che sembrano. Nel senso che i Pink Floyd hanno in top 100 due album, i BTS pure, Ed Sheeran e Lady Gaga anche. Però non voglio piegare i sacrosanti dati alle mie convinzioni: in fondo siamo passati da 8 a 10 nomi stranieri in top 50 e pertanto abbiamo un +4% perentorio e senza se, e senza ma: anzi, di questo passo torneremo ai pericolosi livelli del 2005, quando gli stranieri in classifica erano 45 su 100: volete davvero che la brutta musica nostrana sia sostituita da brutta musica straniera? Lo volete voi??? “Nooooo!” Nei sedicenti singoli poi abbiamo tre stranieri in top 10 (nessuno tra i primi cinque), e 17 in top 40, insomma diciamo che nel mordi e fuggi senza impegno delle hit è più facile ottenere tre minuti di attenzione ITALIANA. I cosiddetti album richiedono oggettivamente troppa attenzione, e non siamo mica a scuola. Non prendiamo lezioni da nessuno.
.
ALTRI ARGOMENTI DI CONVERSAZIONE
RADIO GAGA. Rispetto alla parte iniziale del decennio la programmazione, Nella Mia Umile Opinione, sembrerebbe all’insegna della spericolata arte di compiacere contemporaneamente a) i discografici insistenti b) un pubblico non freschissimo ma forse più incline a ritmo e musicalità di quello dello streaming, e se proprio non se ne può fare a meno, c) divertirsi anche un po’.
Le classifiche di EarOne tratteggiano una programmazione che dà un colpo al cerchio, uno alla botte piena, e uno alla moglie ubriaca, mantenendo peraltro le percentuali geografiche in una parità secondo me accettabile. Tra l’altro da 3 anni la top 100 è sostanzialmente divisa a metà tra musica ITALIANA e internazionale, con impercettibile aumento delle eccellenze del territorio. Fornisco le cifre per chi dubita della mia parola, peste lo colga: 52 italiane in top 100 nel 2020, 51 nel 2019, 50 su 100 nel 2018.
Trivia: sempre affascinante la popolarità ermalmetiana di LP, distribuita dalla piccola X Energy, non altrettanto rilevante in altre classifiche.
VINILI. Non riesco a dare importanza a questa classifica, mi dispiace, credo valga quanto quella dei libri di musica o delle t-shirt (…quella, sarebbe interessante). Però sono un glaciale professionista e pertanto ve le allego. Per il quarto anno di fila, The Dark Side Of The Moon eccetera. Perde una posizione la raccolta dei Queen (dal n.3 del 2019 al n.4 del 2020), ne guadagna due Nevermind, tre posizioni in più per Legend di Bob Marley, rientra in top 10 Abbey Road, mentre Sgt.Pepper non è in top 20 perché non ha una bella copertina. The Wall arretra di tre posti, mentre lo Springsteen di quest’anno va meglio (n.5) di quello dell’anno scorso (n.7).
Rimarchevole il secondo posto dell’unico a intrufolarsi (sostanzialmente, in un mese) nell’acquario classic rock: SferosoFamoso, che probabilmente è andato bene come regalo di Natale (la copia autografata a 85 euro, esclusiva Amazon); ci sono due album italiani in top 10, e sono degli unici due artisti nati dopo il 1970. Sono una discontinuità rispetto agli anni scorsi e ci spostano verso il più grande tra i due imperi dalla cui luce abbagliante veniamo illuminati.
.
Perché in America, al primo e secondo posto ci sono due dischi e cantanti nuovi (e il primo è un inglese), nel Regno Unito invece trionfa il vintage, e non dipende dal famoso video che impazza su TikTok, col tipo che canticchia Dreams. Vi rivelerò un segreto: molto prima che il tipo canticchiasse Dreams sul suo skateboard i Fleetwood Mac avevano due album tra i 30 più venduti di tutto l’anno nel Regno Unito, nel 2019: la raccolta 50 years (n.13) e Rumours (n.30). Di fatto i Fleetwood Mac, i cui membri meno vistosi sono britanni, sono stati il secondo classic act più popolare in una nazione che è più ancorata agli anni 70 rispetto a noi e agli yankee.
MIGLIOR VITA. Ormai nelle theclassifiche settimanali non menziono più gli artisti che hanno abbandonato queste nostre zone rosse e arancioni e gialle per andare nella Grande Zona Nera, e del resto in quella annuale entrano solo Pop Smoke (n.50) e i Nirvana di Kurt Cobain, quello che si è fucilato, mitico!. Sì, sono solo due: gli italiani non hanno versato uno stream per Juice Wrld, Ennio Morricone o Eddie Van Halen, e sono del tutto spariti i Queen (4 album in top 100 e uno in top 10 nel 2019). Come D’Annunzio, stiamo andando verso la vita.
PINFLOI. Non è stata una buona annata. The wall scende dal n.63 al 77, e The dark side of the moon pur rimanendo il vinile più venduto come nel 2017 e 2018 e 2019, lascia il n.49 e va a occupare proprio quel n.63 come un saprofita. Per prevenire un ulteriore calo Roger Waters dovrebbe prendere in considerazione l’idea di dare le sue canzoni più angosciose a qualcuna delle sedicimila serie tv sulla monarchia britannica, gli ITALIANI le guardano tutte avidamente. D’altra parte è consolante sapere che c’è un popolo che da secoli, per legge eroga miliardi alla stessa famiglia di incommensurabili citrulli e non è il nostro.
Si potrebbero dire ancora tante cose. Ma non ce n’è motivo. Grazie per aver letto fin qui, siete stati molto gentili. Andiamo a darci sotto col 2021, ora.
.
PS: …un momento! Come dite, bambini? Ah, ma certo, boomer che non sono altro, dimenticavo TikTok. Qui circolano un po’ di classifiche diverse, non so di chi fidarmi, è un po’ tutto un balletto. Ma per l’appunto: eccone una semi-attendibile sui balletti più telefonosi del 2020:
E con questo, ho fatto il mio dovere: è stato un piacere.
Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

E poi Jake La Furia e Berlusconi, Emis Killa e Barbara D’Urso, gli FSK Satellite e la mala milanese. Va bene, l’ho presa un po’ larga.

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

Altri argomenti di conversazione. Di solito, magari qualcuno lo ha notato, inizio questi sermoncini con un prologo – ma il vero scopo del giornalismo musicale contemporaneo è compensare la piattezza montante: sono così poche le scintille che dobbiamo tirare noi dei petardini. Tanto, anche se ci scoppiano in faccia, quasi tutti ce la siamo giocata da tempo. Così, per creare un po’ di spiazzamento blandamente significativo, vi informo con aria sapiente che questa settimana mi è capitato di notare che la dance-hit degli anni 90 No limit del gruppo del Benelux 2 Unlimited inizia con un call e response classico: “Let me hear you say yeah!!!”. Solo che la folla risponde “No!”. Non me n’ero mai accorto perché davo per scontato che la risposta fosse “Yeah!”, era come un percorso neuronale obbligato. E so che è un po’ tardi, oggi, per farne un argomento di conversazione realmente vincente – ma nel caso, potete anche bofonchiare qualcosa sul fatto che l’imprevedibile si nasconde meglio proprio dove non l’avevi previsto. Ed è questo che ci porta a

Il numero uno. Nella classifica ITALIANA dei presunti album balza al comando un disco pop (naturalmente ITALIANO) – ed è Crepe di Irama, che detronizza Mr. Fini di Gué Pequeno (ora n.2). Scala di un posto anche Gemelli di Ernia, ora terzo. Bene: è la settima volta, nelle 36 settimane del 2020, che un artista che non sia un rapper italiano si trova al n.1. Non sono molte, no. Nel piccolo club ci sono Brunori SAS, MeControTe, Pearl Jam, Lady Gaga, The Weeknd e Achille Lauro. Se ci fate caso, gli italiani nonrapper sono tre. E uno di loro, volendo, è un ex rapper. Irama, invece, è pop, giusto? Più o meno. Essendo uno che sa stare al mondo, Irama non si è sciupato a fare un vero album, non con il mercato dei cd colpito duro dalla pandemia e impossibilitato ai firmacopie. Crepe dura 23 minuti, e solo 14 sono nuova musica: Arrogante è il singolo spiaggioso dell’anno scorso, Mediterranea quello di quest’anno – molossi da 50 milioni di ascolti, che nessuno dei brani inediti si può sognare.

FutuIrama. Filippo Maria Fanti, 25 anni, da Carrara, cresciuto a Monza, non è al suo primo primato, ormai un po’ lo conosciamo. Non fa mai niente che possa sorprendere. Il che, in teoria, non è molto pop. Ma dopo aver fatto la sua gavetta (un quasi inutile Sanremo Giovani, la freddezza dei discografici nei suoi confronti, mesi a dimenarsi tra le squadrette bianche e blu e i giudici del teatrino di Amici) Fanti ha imparato a stare al mondo. Da tre anni ogni sua produzione va al n.1, e da tre anni offre la più ineccepibile sintesi di tutto quello che si richiede a un idolo pop italiano. Bello e tormentato, passionale e lamentoso, Sferico e Ultimoso, è l’incompreso di massa sufficientemente furbo da puntare su un’immagine da bad boy per 13enni (“Lo so che tuo padre preferisce quello scemo, dice sarò sempre un delinquente coi segni sulla pelle”) e da rappare in qualche brano, usando espressioni che sembrano la parodia del rap contemporaneo più banale e insulso: “Seguo questo flow, sento il movimento che si muove lento, non ho fretta scendo, in strada fanno bro (bro) – tra i palazzi in centro, sotto un cielo argento, cerco l’universo”.

(ovviamente, è una mia opinione che rime come queste siano banali e insulse: tra i critici rap che sanno stare al mondo, si spinge tutto a forza nel concetto di rap game, in base al quale l’insulsaggine è anch’essa stile)

Ma al di là di quegli sfoghi da artista malmostoso che inserisce in almeno un pezzo per album (in questo caso, Eh mama eh), le sue tre canzoni più ascoltate in streaming sono i tre brani spiaggiosi Nera, Arrogante e Mediterranea, uno per ognuna delle ultime tre estati. E non ha solo capito il mercato, ha capito qualcosa in più. Perché il momento più clamoroso e rivelatore del suo quarto d’ora di nuova musica è la strofa che trent’anni dopo Bella stronza di Marco Masini regala a una nuova generazione “Nella testa pensieri strani se mi tocchi con quelle mani – poi mi dici che non lo ami, con il culo sul suo Ferrari”. È un’intuizione non da poco, un immaginario rancoroso passato di padre in figlio, per far palpitare le figlie con le stesse parole che turbavano le madri. E soprattutto, è come se ci dicesse che abbiamo buttato via tre decenni, che il nostro pop è regredito con gioia, che finiremo schiacciati da Sanremo e dilaniati dagli azzeccatissimi tormentoni estivi. Forse in questo Paese non si ascolterà mai più musica che valga qualcosa, ma non ne farei un dramma: la piattezza e prevedibilità non potrà che aumentare in tutti noi la produzione di articoli brillantissimi, e di commenti sagaci sui social. Fareste cambio?

Resto della top ten. Dietro a Irama, Gué ed Ernia c’è una nuova entrata prestigiosa: la compilation Rtl Power Hits Estate 2020, tre cd contenenti tutte le azzeccatissime hit estive, con l’aggiunta in fondo dell’Inno di Mameli suonato da Federico Poggipollini, per ricordare a tutti noi come è importante sentirci ITALIANI. Vi state sentendo ITALIANI in questo momento? Non è mai abbastanza, amici, e voi lo sapete. Poi, in mezzo ad altri quattro rappusi (Geolier, Tedua, ThaSupreme e Marracash) al n.7 ci sono i Pinguini Tattici Nucleari (…sì, ancora). All’ultimo posto disponibile della top ten c’è la seconda più altra nuova entrata, Smile di Katy Perry – unica femmina e unica straniera. Non ce la fanno invece i Metallica con la San Francisco Symphony Orchestra (n.13).

Ma a proposito di stranieri. In queste ore salta fuori una notizia curiosa sulle charts del Regno Unito, che io deploro (sia il Regno Unito che le sue charts). Ovvero, la ristampa di Goats head soup (1973) dei Rolling Stones è gomito a gomito con Zeroes (2020) di Declan McKenna per il prossimo n.1 in classifica. Ora, malgrado le strazianti rivalutazioni che spettano a qualunque cosa sia adeguatamente coperta di polvere, Goats head soup resta un disco mediocre e svogliato, e gli inediti sfoderati per renderlo appetibile non migliorano la situazione: vederlo andare al n.1 in epoca moderna sarebbe una testimonianza eloquente che se l’Italia piange, Brexit non ride. Peraltro, se ascolterete l’album del giovane McKenna, noterete che grida “1973” pure lui, per come ricorda gli ultimi fluttuanti barlumi del glam-rock. Deprecando i britanni, spero che confermino ogni mia acrimonia nei loro confronti mandando al n.1 l’album più bolso dei Rolling Stones. Però non menzionavo questa circostanza per consigliarvi un disco (giammai!), quanto per notare che Spotify alla mano, i brani di McKenna (quelli nuovi) stanno facendo gli stessi numeri di quelli nuovi di Irama, se non inferiori: siamo poco sopra i 200mila ascolti. Forse i tempi in cui guardare a quel mercato con senso di sparuta inferiorità sono passati. Ovviamente sto parlando di mercato interno: se poi torna a farsi viva Adele, è ovvio che inizia un altro campionato un po’ globale. Comunque vorrei proprio vederla, Adele, uscire con un singolo a giugno e misurarsi con le nostre

Azzeccatissime Hit Estive. Qualunque cosa venga decisa dalle tante serate televisive di fine estate, la gerarchia tra i sedicenti singoli vede Ruocc’ Hunt e Ana Mena conservare il primato con A un passo dalla luna e rintuzzare la concorrenza di Karaoke di Boomdebésc e Santrìna Amoroso (n.4): sul podio oltre a Jerusalema c’è ora Hypnotized di Purple Disco Machine & Sophie and the Giants. Il che significa, cari miei, che per la prima volta dopo cinque anni sul podio c’è una sola canzone ITALIANA. Sudafricani, tedeschi, tutta gente che stava ancora nelle palafitte quando NOI già cantavamo canzoni cretine. Al n.5 c’è Ernia con Superclassico, che putacaso ribadisce l’amara esperienza di Irama, però con la sorella al posto del padre: “Davvero non ti han detto che non sono il tipo, da guardare a una festa, un pessimo partito – in fondo pure tua sorella ha detto lascia stare, ché con quelli così, si sa che ci si va a inguaiare” (spiace non sapere che macchina ha il “vecchio ragazzo” di lei che “è un coglione galattico”). Al n.6 ci sono Fred De Palma e Anitta con Paloma, al n.7 Irama con Mediterranea, al n.8 Chico (Gué Pequeno, Rose Villain, Luché), al n.9 M’Manc (Shablo, Geolier, Sfera Ebbasta), al n.10 Non mi basta più (Baby K & Chiara Ferragni). Irama resta l’unico che si presenta da solo, senza featuring. E anche di questo bisogna dargli atto.

Lungodegenti. Ci sono sette album in classifica da più di due anni, e in autunno potremmo arrivare a dieci. Per ora abbiamo il segnetto ÷ di Ed Sheeran (183 settimane), Rockstar di Sfera Ebbasta (137 settimane), Ultimo con Pianeti (131 settimane) e Peter Pan (134 settimane), 20 di Capo Plaza (124 settimane) e Potere (il giorno dopo) di Luché (114 settimane). Ne manca uno, perché è dei

Pinfloi. The dark side of the moon ha compiuto 200 settimane consecutive in classifica dal suo ultimo ritorno in top 100. Le festeggia al n.71, sette posizioni sopra The wall. La settimana scorsa avevo unilateralmente sentenziato che il primo è per chi ama i cani, il secondo per chi ama i gatti. Mi sento in dovere di fare ulteriore chiarezza nella insidiosa rete dei dualismi, affermando che The dark side of the moon è per chi preferisce fare la doccia, The wall per chi predilige il bagno in vasca. Mi pare così evidente che mi rifiuto sdegnosamente di dare spiegazioni.

Grazie per aver letto fin qui, a presto.

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Contrordine: il denaro NON darebbe la felicità. Comunque, sul tema gli immunologi sono divisi.

Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Non c’è solo il rap italiano, c’è anche il rap italiano – TheClassifica 26/2020

Prefisso. Da aprile a oggi, sono stati al n.1 della classifica dei presunti album:
 
a) Marracash
b) Ghali
c) Dark Polo Gang
d) Drefgold
e) (Lady Gaga)
f) Tedua
g) Ernia
h) Gué Pequeno.
 
Nell’ordine:
a) rap italiano magistrale
b) rap italiano pop confetto
c) rap italiano LOL ahò
d) rap italiano teen
e) (Lady Gaga) (non è rap ma un pochino è italiana, via)
f) rap italiano altezzoso
g) rap italiano cantautorale
h) rap italiano mainstream.
 
Se questo non è un dominio, io non ho mai visto dominare. Come spesso succede in politica, la fazione più compatta e aggressiva, ancorché non maggioritaria, ha preso il controllo del campo. Perché poi, le altre classifiche dicono altro. Quella dei sedicenti singoli torna a dar ragione a Irama, quella delle radio dà ragione a Elodie, quella dei video su YouTube dà ragione a Boomdabash & Alessandra Amoroso con Karaoke, il sequel di Mambo Salentino (spoiler: alla fine non muoiono). La classifica dei concerti dà ragione a – oops. No, niente.
Ma a dispetto della permanenza nell’aere di altri stili ed esigenze, la classifica dei sedicenti album è monopolizzata dal rap italiano. Naturalmente, se il genere vi piace è una bellissima notizia, perché le major ne produrranno sempre di più e molleranno il resto. Oppure NON lo è, perché la verità è che l’80% del Paese ha ancora fame di pop e canzoni e trash, basta guardare come va in brodo di giuggiole per Sanremo e i talent e i balli di gruppo – perciò forse, al contrario, il futuro sarà di quei rapper o trapper che dopo essersi imposti raccontando i bro e i fra e la dro e le tro, si riposizioneranno come #durimapucciosi.
Oppure NO, continuerà così per sempre, con cicli triennali di giovanissimi rapper dai quali farci scandalizzare per un po’, finché non ne arriveranno altri che i 13enni troveranno molto più minacciosamente eccitanti.
Oppure NO, NO, NO: che ne so io del futuro, ma veramente. Ora io do per scontato che stasera Gué Pequeno dia il cambio a Ernia, e invece magari a furia di recensioni entusiaste, la gente si precipita su Amazon e manda Bob Dylan al
 
Numero uno. So che il grosso dei miei lettori abituali – Dio vi riempia di regali – fatica a distinguere Ernia da Tedua, da Lazza, da Plaza, da Sfera, da Jaffa. da ‘Nduja, da Pimpa e da SantaMaria.
(ok, da Jaffa in poi, non sono rapper) (ma anche su alcuni di quelli che precedono Jaffa, alcuni di noi old school avrebbero da discutere)
Quindi la faccio più breve che posso: Gemelli di Ernia è costituito da 12 canzoni che fanno un passo in 12 direzioni diverse. Superclassico è una canzone supergiovane, col testo e la progressione di accordi da superpop piagnucolino in puro stile Amici di Maria. Puro Sinaloa va dalla parte opposta: una compiaciutissima autocelebrazione della generazione trap, con l’amico del cuore Tedua e Lazza e Rkomi (la trap è molto bisillabica, avete notato?). Morto dentro va da un’altra parte ancora: è la manifestazione di insofferenza per il rap game. Però U2 è esattamente il rap game, con tutti i meme più ovvi (“Annuncio il disco, tu ti fai cupo: resti solo un Morgan che non trova il Bugo”). Cigni è una canzone di strazietto quasi in area Ultimo; Fuori luogo è un credibile lamento sull’incapacità di capire cosa diavolo si è realmente – e a questo punto io sono confuso quanto lui, ma devo riconoscere ad Ernia che anche quando inizia ad annoiarmi, in due minuti ha già cambiato canale. E non solo: musicalmente, c’è più varietà nel suo disco che nel 90% della SCENA. Quindi, dalla giuria della Comasina è un 6 pieno, il che lo rende uno dei migliori numeri uno del primo semestre.
(e nessuno dica che 6 è poco) (avete mai avuto un 6 in matematica voi?) (io per averne uno sarei stato anche disposto a guardare un film con Ambra Angiolini) (no, non è vero. Fuck the system! “La matematica non sarà mai il mio meh-stiereee”) (ma passiamo ai)
 
Sedicenti singoli. Visto che ve li ho già spoilerati prima, eccoli prima del loro consueto slot. Mediterranea di Irama si riprende il n.1. La bella canzona tradizionala M’Manc’, degli antichi chiagnazzari Sciàbblo, Geoliè e Shferebbàsht’ scende al n.3, sopravanzata anche dall’esecrabile Karaoke da spiaggia di Boomdabash e Alessandra Amoroso. Parlando di intrugli estivi, entra al n.50 Bam bam twist di Achille Lauro, piazzamento di prestigio rispetto all’irresistibile duetto TizianoFerro/Jovanotti, la cui Balla per me entra al n.71. E con questo torniamo agli album e al
 
Resto della top 10. Il doppio mixtape di Tedua scala al n.2 della classifica dei presunti album, mentre la contesa per il terzo posto è quanto meno affascinante: tra l’ultimo album di Bob Dylan e la grevissima compilation Musica da Giostra vol.7, è quest’ultima a spuntarla, comunque tutte e due insieme riescono a spostare Ghali e Marracash al numero 5 e 6. Random al n.7 e Drefgold al n.9 portano la quota rappusa al 60% della top ten; non rientrano in tale quota le altre due nuove entrate in top ten, i Black Eyed Peas ormai convertiti al cafonismo latino al n.8 e Neil Young al n.10.
 
Altri argomenti di conversazione. Escono dalla prima diecina Gaia, Lady Gaga, Tha Supreme (dopo 32 settimane!), Gli Psicologi (entrati al n.5, ora subito al n.22), e i Pinguini Tattici Nucleari, maggiori beneficiari del Festival di Sanremo 2020. Chissà se risulterà anche uno dei cinque presunti album più ascoltati del primo semestre – nei prossimi giorni dovrebbero uscire i dati per la tradizionale ANALISINA di metà anno. Per i primi tre posti, direi che Marracash, ThaSupreme e Ghali non dovrebbero fare troppa fatica. Per i primi tre posti dei singoli, è una lotta un po’ più incerta, ma Ghali e ThaSupreme li vedo bene anche lì. Comunque dalla prossima settimana, per forza di cose, questa rubrica inizierà a monitorare le hit estive – nella speranza che naufraghino tutte. Veniamo agli ultimi due segmenti della rubrica, cioè i
 
Lungodegenti. Al club degli album in classifica da almeno due anni si aggiunge Potere di Luché. Ne è vicepresidente il segnetto ÷ di Ed Sheeran, entrato 173 settimane fa; ne sono soci Rockstar di Sfera Ebbasta da 127 settimane, Peter Pan (124) e Pianeti (121) di Ultimo, 20 di Capo Plaza (pubblicato 114 settimane or sono). Ma sulla vetta ci sono sempre i
 
Pinfloi. The dark side of the moon è in classifica da 190 settimane consecutive, e si trova al n.55 (era al 54. Direi piuttosto stabile), mentre The wall sale dal 71 al 67. Insomma, si stanno ricollocando nelle posizioni pre-lockdown, perché stiamo tornando quelli di prima, ed è una bellissima notizia.