Tag: Gianni Morandi

Ma l’Italia non vuol più saperne di Bella Ciao

Ma l’Italia non vuol più saperne di Bella Ciao

La canzone del partigiano è stata un successo in tutta Europa grazie a La casa de papel e a versioni in chiave contemporanea, comunque rispettose del testo italiano. In compenso da noi non ha lontanamente fatto capolino in classifica.

RTL 102,5 e le hit piene di potere

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RTL 102,5 Powerhits Estate: lo zombie del Festivalbar.

Colori che svaniscono. Intervista a Elio&leStorieTese

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Mi spiace iniziare con Sanremo, però mi serve per certe cose che voglio chiedervi. A mente fredda, un po’ di settimane dopo, si può dire che per voi questo Festival è stato più strano degli altri?
Cesareo – Perché non siamo arrivati sul podio?
Rocco Tanica – Secondo me sono stati strani gli altri in cui siamo arrivati tra i primi, non questo in cui siamo arrivati dodicesimi.
Elio – Qualcosa abbiamo notato: che il pubblico che vuole il Sanremo ortodosso non ci vive bene. Ok, ci abbiamo messo un po’ ad accorgercene, in effetti… Non piace il fatto che pensiamo che la musica sia prevalentemente divertimento.
Tanica – Per questo è vietata dall’Isis. 
Quest’anno pensavo avreste portato un pezzo drammatico.
Elio – Sì, ci è venuto in mente ma ci siamo annoiati subito dell’idea. Perché strutturalmente l’80% delle canzoni del festival erano uguali, fotocopie. Iniziano basse, mormorando, poi si alzano, e verso la fine EEEEhhhueh! Hanno tutti paura di fare qualcosa di diverso, si è capito cosa funziona e allora si fa quello. Quanto a noi, non ci aspettavamo certo che tutto il pubblico apprezzasse Vincere l’odio.
Faso – Inizialmente però si vedeva che erano tutti spiazzati. Vedevamo i giornalisti che confabulavano, forse all’inizio hanno pensato “Qui bisogna dire che sono forti o passiamo per scemi”.
Tanica – Come quel quotidiano che non nomino per non fare pubblicità al Corriere della Sera, che ci aveva assegnato 9 in pagella al primo ascolto.
Faso – Una volta verificato che siamo arrivati 12mi il voto è diventato 5.
Elio – C’è un bel salto, eh.
Ma sempre lo stesso inviato?
Tanica – Firmava in coppia con un altro. Che quindi evidentemente ci ha dato 2.
Parlando del vostro penultimo festival invece, io ho sempre considerato un momento fatidico lo scontro fratricida tra La canzone mononota e Dannati forever.
Elio – Ci sarebbe da fare un discorso molto lungo sull’ascolto. Era il pubblico a scegliere quale dei due pezzi avrebbe gareggiato, e ha vinto Mononota con l’80%. Perché l’ascolto è molto immediato e istintivo, e penso sia troppo istintivo: la musica è una cosa che va gustata come il cibo, non bisogna abbuffarsi. Puoi farlo da piccolo, al fast food quando mangi le patatine fritte e sono croccanti e salate, ma quando cresci dovresti affinare il gusto – e certamente non puoi mangiare sempre solo quelle. La stessa cosa andrebbe fatta anche con la musica ma non succede, per la maggioranza delle persone è un dato di fatto. Per cui è stata preferita la canzone più simpatica, strana, aderente all’immagine di Elio e le Storie Tese, quando invece l’altra era più raffinata e forse sarebbe venuta fuori un po’ dopo.
Ma alla lunga il fatto di essere vissuti come il gruppo ironico, il gruppo… 
Tanica – …di simpatici cazzoni.
Elio – Ma lo siamo! E lo rivendichiamo. Sono fiero di esserlo, piuttosto che aggiungermi al mucchio di quelli che si prendono sul serio.
Ok, ma siete ANCHE quello. Personalmente anni fa mi sono sbilanciato sul giornale Rollinston, sostenendo che siete il più grande gruppo rock italiano. Per offerta musicale, per ricchezza di temi, per popolarità dei vostri pezzi, per capacità di rimanere impressi dicendo cose non banali. Però c’è sempre quella specie di freno a mano della goliardia.
Faso – In effetti ci sono alcuni nostri brani che potrebbero essere cantati da altri interpreti e riscuotere un certo tipo di apprezzamento, ma nel nostro caso rimane “una canzone di quei simpatici pirloni”. Ogni tanto ho immaginato se, poniamo, Caro 2000 l’avesse cantata Lucio Dalla, avrebbero detto: “Questo artista dice cose importanti con ironia”. Nel nostro caso, le cose importanti passano un po’ in secondo piano.
Posso dire che intitolare l’album Figgatta de blanc
(ghignata di Faso ed Elio) – …non aiuta.
Cesareo – Non so se siamo una delle più grandi band italiane, diciamo che ce la cavicchiamo, di sicuro quando leggo di altri colleghi che fanno cose estreme e coraggiose, io penso che si dimentichi che certi argomenti noi li abbiamo trattati in modo molto più aperto, come Omosessualità o Suicidio a sorpresa. Eventualmente anche includendo la demenzialità, ma questo perché la demenzialità è nel pregiudizio, quindi ha perfettamente senso. Quello del “rock demenziale” è ormai un marchio, noi ora ci ridiamo su, ma è vero, non è sempre stato piacevole. mangoni vincere odio
Tanica – Più che “Sono solo dei cazzoni” a me irrita il “Sono dei cazzoni MA suonano bene”, come se le due cose fossero incompatibili. Invece essere cazzari e suonare in maniera divertente e presentarsi con qualche remora in meno credo sia un valore che non viene riconosciuto. Di fatto, il primo problema dei critici è stabilire “Che genere è”. Perché come per i film, quando indirizzi il lettore dicendogli “horror” o “commedia”, la scatola è sempre confortante, rassicura sia il lettore che il recensore.
Quando voi siete venuti fuori, questo non era un Paese che rivendicava l’ironia come sua cifra espressiva. Ora l’ironia del web è in agguato ovunque.
Elio – Ah! Io sul web la penso come Umberto Eco, io quando ha detto che è pieno di imbecilli mi sono alzato ad applaudire.
Cesareo – Il nostro primo Sanremo è stato in un momento completamente diverso da oggi. Se avessimo vinto, come probabilmente è successo, sarebbe stato inammissibile. Non potevamo arrivare, fare gli stupidotti vestiti da Rockets e vincere. Dopo di noi le cose sono cambiate, tanti hanno detto “ma allora funziona”, quindi è arrivata un’ondata di cose che puntavano apertamente sull’ironia ma si sentiva che c’era anche un calcolo.
Vi sarete accorti che qualcuno inizia a dire che avete stancato.
Cesareo – Guarda, io accetto tutto ma quando leggo tra le critiche “Non hanno più niente da dire”…
Elio (sghignazza) – Non c’è mai stata una fase come questa in cui avevamo robe da dire. Io non voglio autoincensarci, però non si può limitare il commento a “Non funziona non hanno più stesso smalto”, o che cazzo ne so. Io pretendo un esame più accurato, non ci si può limitare a dire che noi siamo gli stupidotti o i simpaticoni, noi abbiamo ambizione di scrivere pezzi che hanno più di uno strato. Perché certo che l’apparenza esteriore è sempre più o meno quella, anche il titolo Figgatta de blanc è quello perché ci ha fatto ridere. Ma a noi piace ridere, vogliamo ridere fin sul letto di morte, anche Mozart era un cazzaro che componeva in maniera divina. Noi abbiamo il nostro stile che ha tante letture. Il pezzo di questo festival era provocatorio, ma certo, lo dice anche il testo, è una melodia orrenda…
Faso – …che dopo un po’ diventa piacevole.
Elio – Perché io stesso so che se per radio sento un pezzo e mi sembra brutto, al centesimo ascolto non mi fa più così schifo perché si è trasformato in una cosa familiare, c’è un meccanismo mentale per cui le cose brutte dopo un po’ non sono più così brutte. E noi volevamo fare quella roba lì. La canzone mononota a sua volta è nata dopo aver letto uno studio scientifico che analizzava tutta la musica prodotta negli ultimi 50 anni, e saltava fuori che melodie e progressioni di accordi vanno semplificandosi sempre più, la complessità è sacrificata, allora abbiamo portato all’eccesso questa cosa qui.
Faso – La standardizzazione è in ogni aspetto, un brano dura 3 minuti e mezzo o non è radiofonico. Certi accordi che negli anni 70 e 80 erano usati normalmente stanno proprio sparendo dalla musica perché non si differenzi troppo, è come dire a un pittore “Non usare il rosso perché non usa più” o dire a uno scultore “Guarda che non importa se è bellissima, importa che sia alta uno e 80″…
Elio – Perché altrimenti bisogna cambiare la nicchia.
Nell’album a un certo punto compare un’invenzione che io ho trovato fulminante, ma non l’avete molto coltivata: il regressive, cioè il contrario del progressive.
Elio – Ahaha! Perché è un’idea venuta al volo in uno degli ultimi pezzi.
Cesareo – Però il nocciolo è in quelle poche battute che condensano tutto lo spirito del regressive.
Faso – Ed è quello di cui parlavamo, un concetto di cui parlava anche Battiato in un’intervista, ovvero una musica che va verso la semplificazione totale, forse tra vent’anni il pop sarà fatto solo con la batteria.
Tanica – Sono tanti i suoni che stanno sparendo. Qualche sera fa ero a vedere Baglioni e Morandi in concerto, e loro facevano notare una cosa di cui mi ero accorto anch’io, che è cambiato il rumore che si sente all’inizio dei concerti. Una volta era: 1) luci accese e Donald Fagen in sottofondo 2) luci che si abbassano, boato e applausi. Oggi c’è solo il boato, nessuno applaude più perché tutte le mani sono impegnate a tener su tablet e telefono.
Va bene, accetto l’idea della lotta all’appiattimento sonoro. Ma non rischiate di misurarvi sempre in esercizi di stile? Aggiungo: ultimamente avete dato a molti l’aria di considerarvi su un piedistallo musicale, come se voi foste gli unici che tengono al pentagramma e alla tecnica. 
Elio – Non siamo gli unici, ma ci teniamo a tenerci.
Tanica – Chi meglio di noi, considerati così inclini alla cazzata, può assolvere meglio la missione di ricordare in questi tempi complicati che la musica non è una cazzata? E’ un divertimento e un piacere, ma non è una cazzata.
Elio – E quanto all’esercizio di stile, anche quando lo facciamo non è gratuito, c’è un messaggio, c’è un pensiero, non è la roba fatta per andare a fare i cretinetti. Che poi è una componente che c’è, tipo travestirsi da Kiss: è la realizzazione di un sogno. Abbiamo l’occasione di farlo, quindi lo facciamo. Però c’è altro, ecco… Non si può sempre semplificare tutto.
Faso – Ma il web semplifica. Tutti dicono che è il suo pregio – ma comporta una semplificazione estrema.
Nonché ironica.
Faso – Per forza: in generale essere simpatici è meglio che essere antipatici, e l’umorismo e la simpatia sono mezzi per farsi notare quanto fare l’incazzoso bastian contrario che ce l’ha con tutti. Internet ha messo davanti a tutti un microfono davanti al quale si parla col mondo. Si possono dire cose belle ma anche una marea di puttanate, e la maggior parte della gente dice una marea di puttanate perché scrive di getto, senza ragionare – è ancora un pregio?
Cesareo – Il web dà la stessa possibilità di essere protagonista che c’era negli anni 90 c’erano le telecamere davanti al Palazzo di Giustizia, quando mentre si dicevano cose terribili sull’Italia, la gente si metteva dietro Brosio e salutava. Ora pubblichi le tue stronzate su Youtube e meno ti vergogni, più piace. Oggi la maggior parte della gente non fa il selfie con l’artista perché lo stima, ma solo per metterla su facebook.
Tanica – Internet ha instillato nelle persone la convinzione che esprimersi non sia una possibilità o un diritto ma sia un dovere, per cui ciascuno si sente in dovere di esprimere un’idea. Una volta gli italiani erano tutti commissari tecnici, oggi sono tutti critici televisivi e critici musicali.
Dillo a me. 
Tanica – Cioè, io se vado a vedere una mostra d’arte, non mi permetto di dire che questo Chagall, tutte queste robe che volano, tutto questo azzurro…
Faso – Ha rotto un po’ i coglioni, dai!
Tanica – I primi quadri erano buoni, poi si sa che ha firmato per un grosso gallerista ed è diventato commerciale. Comunque non c’è motivo di essere così negativi nei riguardi di internet, anche perché ho sentito dire che a maggio chiude.
Chiude internet?
Tanica – Sì, pochi lo sanno, ma internet è gestito da due ragazze in Arizona che stanno in un garage e la loro mamma ha detto che devono sgombrare perché le serve lo spazio.
Elio – Peccato perché internet aveva delle cose buone…
Faso ed Elio – Le donne nude.

TheClassifica 83. MiticoVasco. Dati alla mano

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Un ennesimo LiveKom di MiticoVasco al n.1 in classifica. Ma perché continua a fare dei LiveKom, e perché si somigliano tutti? Chissà se…

(The RollingStone Files) Gianni Morandi vs Led Zeppelin

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La sera che gli anni 70 distrussero i 60.

2014: LE ROBE BRUTTE. #robebrutte #brrr

2014: LE ROBE BRUTTE. #robebrutte #brrr

Una volta era facile fare quello che schiumava invettive. Uno si sentiva vagamente un eroe. Adesso, mi sento vagamente un pistola. Perché in fondo non mi pare ci sia un malcontento sottaciuto o un disagio sottaceto cui dare voce. Magari c’è in giro l’abituale tranchantismo da social, ma vale anche per le mille cose straordinarie e definitive e miglioridegliultimiventanni che benedicono la nostra epoca.
E non è certo per mancanza di cose che mi sono piaciute, che come lista di fine anno mi produco in una kermesse di robe brutte. Al contrario: di cose che mi sono piaciute ve n’è una cornucopia. Ed elencandone solo dieci o venti o trentotto farei torto a quelle rimaste fuori – ma soprattutto farei torto a voi, cui ne sono piaciute forse il doppio o il triplo, e con ottimi motivi.

Ma allora, in definitiva, perché un anno di brutte robe?
Mmmh. Vediamo.

Ah, beh, ma certo – scusate!, per un attimo mi era sfuggito.
Per VISIBILITÀ.

(un’ultima cosa prima di cominciare: non è una classifica. L’ordine è: come mi sono venute in mente) (grazie, scusate il disturbo) (e ora, via: partiamo per questa fantasmagorica cavalcata!)

1. Sanremo 2014, Arisa, Controvento. Scritta dall’ex (ex?) fidanzato Giuseppe Anastasi, principale vanto del CET di Mogol. Sembra uno di quei pezzi che Sting ci infliggeva negli anni 80, barocchi come un comò e aggravati dalla trista piva di Brandford Marsalis. Strofa più apprezzata su facebook e twitter: “Come se il mondo é contro te e tu non sai perché”. La metrica impediva di chiudere con “Mondo cano”. #peggiorvincitricediqualcosa

2. I Mondiali di calcio. Hanno portato Pappappàra di Emis Killa, che ha fatto il suo dovere; hanno portato un pezzo di Mina (che sembrava già sentito) e hanno portato un pezzo cantato da Pitbull e Jennifer Lopez (che sembrava scarso tanto). Ma soprattutto hanno portato i Negramaro e la loro versione straziona di Un amore così grande. Ha detto il direttore generale della Federazione Italiana Gioco Calcio: “Talento, fantasia e carattere sono qualità che accomunano i Negramaro alla Nazionale”. Caspita. Io medesimo non avrei saputo ingiuriarli con analogo livore. #peggiorsinergia

3. Suor Cristina. Sbagliato canzone, dai. Il vero cortocircuitone ci sarebbe stato se invece di Like a virgin, avesse cantato Material girl. #peggioreesitoditalent

4. I’m the albatraoz di AronChupa. Ipertarantella svedese con base martellona e testo completamente cretino – ma con dentro fuck e bitch a vanvera, che conferiscono un’attitudine birichina che si può cogliere anche nell’Uttar Pradesh, e quindi, finanche da noi. Ancorché non freschissima sta salendo in classifica, la immagino gettonatissima a Capodanno in trenini in cui tutti hanno la faccia di Salvini. #peggiorehit

5. La copertina di Pop Hoolista di Fedez. Urca vé che schifo! Copio e incollo da Wikipedia: “la copertina dell’album, in cui è raffigurato un poliziotto in sella ad un cavallo con un cono gelato spiaccicato in testa mentre con un bastone fa segno a Fedez, sdraiato a terra mentre vomita un arcobaleno, di rialzarsi, è un forte segno di protesta nei confronti del governo italiano”. Che si sarà sentito scosso fin nelle fondamenta, presumo. #peggiorcopertina 

6. La lista dei migliori dischi del decennio di Pitchfork, uscita nella primavera 2014. #peggiorsnobberia

7. Pink Floyd, The endless river. In linea di principio, penso che sia giusto che quanti hanno speso dei soldi per questo album godano, nella vita di tutti i giorni, dei diritti civili. Ma non posso nascondervi che qualcosa dentro di me fatica ad accettare serenamente questo doloroso corollario dell’illuminismo. #peggioreeventoepocale

8. U2. E così, ecco la più grande rock band degli ultimi trent’anni ridotta a fare da gruppo di supporto a un telefonino e a un orologio. #peggioreprideinthenameoflove
9. Le critiche agli U2. Uno di quei casi in cui scherno e dileggio compulsivi fanno rivalutare il loro bersaglio. Toccante lo sdegno di quelli furiosi per aver avuto la possibilità di ricevere l’album gratis: reclamavano il diritto di stroncarlo senza ascoltarlo. #peggiorsocialfrenzy

10. X Factor vacilla. E spiace dirlo perché gli si vuole tutti bene, manco sappiamo più perché. Però vacilla – e vacilla come show, nel suo aspetto chiave: i giudici. Perché Mika è caramelloso e inconsistente, perché la Cabello è tutta nei suoi “cioè, fighissimo” – e intendo tutta la sua trionfante carriera – e perché il monzese non ha più sinapsi nemmeno da chiedere in prestito: la polenta verbosa in cui i colleghi di Fedez (nel ruolo, impeccabile) annegano il programma è diventata faticosa persino per chi, per lavoro, scrive tweet sagaci. #peggiorgestionedelprimato

11. Grignani. The whole package. Se pensate che sia uno stucchevole balordo, avete degli spregevoli pregiudizi nei suoi confronti che non vi fanno onore. So quel che dico: io per primo penso che sia uno stucchevole balordo, e ho degli spregevoli pregiudizi nei suoi confronti che non mi fanno onore. In seguito a delicate pressioni Sony, farà l’ennesimo Sanremo. Non vedo l’ora. #peggiorerentrée

12. La crisi di Gaga. Che però alla fine non è nemmeno vera crisi. Perché non importa se il disco va male, ormai il problema può essere eluso: il pop reclama di affrancarsi dalle vendite, chiede e ottiene di vivere della propria VISIBILITÀ. In modo da garantire la sua supremazia non tramite la sua qualità media, ma grazie alla sua cafoneria (l’unica cosa che le dive anni 10 hanno recepito di Madonna) che è immediatamente recepibile in tutto il pianeta – e dai media. La sempre più gratuita volgarità di Gaga e Miley (vedi foto in alto, per dire) e Minaj prefigura nuovi, accattivanti scenari. Verremo provocati ogni singolo giorno della nostra vita. Beati noi. #peggiorsintomo

13. Le classifiche FIMI entrano nell’epoca dello streaming – perché le vendite non esprimono la popolarità di una canzone, che è ciò che conta. Avendolo visto fare a Billboard, i nostri, da solerti pecoroni, hanno fatto lo stesso. Sicché già ora 100 ascolti in stream di almeno 30 secondi, free o a pagamento, sono conteggiati come un pezzo venduto. Secondo me la cosa prelude a sviluppi ineluttabili. Tipo: 20 persone davanti a una concessionaria a guardare una nuova auto per 10 minuti, uguale un’auto venduta. Cinque persone vanno a vedere un appartamento, uguale un appartamento affittato – se ci vanno in 12, è venduto. E se un articolo riceve 30 commenti, me lo devono pagare come due articoli. #peggiortentativodiadeguarsiallamodernità

14. Taylor Swift. Unica star incoronata dal 2014. Ma era interessante quand’era pop-country, cappelloni e steccati, quando Kanye West la brutalizzava dall’alto della sua credibilità urbana. Era, alla fine della fiera, l’anelito vero di mezza America a rimanere ancorata a una sua vagheggiata semplicità campagnola anti-moderna, anti-globale. Adesso è una copia di mille riassunti, di mille Britney, mille Miley, mille Ariane. #peggioreupgrading

15. Le cover. Il fatto che praticamente ogni stupida cover eseguita in concerto faccia notizia – lo hanno capito persino gli uffici stampa – è un bel segnale della compiaciuta miseria in cui si ritrova il giornalismo musicale. #peggiortendenza

16. Black Keys, Turn blue. L’album più deludente dell’anno. Probabilmente è solo il disco di due tipi che non si stanno divertendo più. Non è mica tutta colpa loro: è un ambiente palloso, questo: ci vuole il physique du rôle per resistere all’influenza nefasta della gente che ne sa. #peggiorridimensionamento

17. Anche quest’anno Rtl 102,5 è stata la radio più ascoltata d’Italia. Avete altre domande? Sull’Italia, intendo. Rtl è la più ascoltata d’Italia perché è il niente, non comporta niente, riduce lo sforzo intellettuale e musicale a zero: non bisogna nemmeno sforzarsi di cercare la frequenza. #peggioreradiodelmondo

18. Shakira – Rihanna, il video di Can’t remember to forget you. Già, perché se la canzone non era l’immonda boiata che è, voi due vi mettevate lo stesso a fare il video in cui leccavate le pareti dimenandovi tutte per poi finire a letto a titillarvi l’un l’altra, vero? Sì, come no. Ma il punto è che ogni volta che cento subumani esplodono in un tripudio di bava davanti al video, le due dive vaccheggianti possono contarla come una canzone venduta. Wow, che invenzione avantissima, il conteggio dello streaming – ma bravi tutti, cià bacino, belle le mie testoline social, pciù. #peggiorvideo

19. Gemitaiz e Madman. Non vorrei che mi pensaste contrario alla diffusione della droga tra i giovani. Al contrario: come Gemitaiz e Madman, sono del tutto a favore. Il futuro in questo Paese non sarà facile per chi come me va carambolando nella seconda metà della vita, quindi se le nuove generazioni recepiscono il loro invito a bollirsi il cervello (e le rime di Kepler, n.1 questa primavera, offrono una eloquente testimonianza sugli encomiabili effetti della continua apertura delle porte della percezione) la vita nella giungla sarà meno competitiva e abbonderanno i parcheggi. Poi, ecco, la condanna di Gemitaiz per me è una roba brutta; ma lui giustamente rappa “Me ne sbatto della detenzione” (e avendo patteggiato 22 mesi, può farlo: ne avesse presi 23, stava al gabbio): portala in tour come un vanto, frà. #peggioralbumrap

20. Gianni Morandi. Fatemi capire, nel 2012 (meno di ventiquattro mesi fa) presentava Sanremo ed era lo zimbello per eccellenza, il simbolo di un’Italia imbolsita e stravecchia cui l’avanguardia twittona gridava forte e chiaro il suo cippirimerlo e i suoi sghignazzi su presunte inclinazioni dietetiche. Due anni dopo è l’idolo IRONICO del WEB, il rivoluzionario della normalità, analizzato dagli analizzanti. La brutta roba non è lui, siamo noi. #peggiorbanderuolismo