Tag: Ghali

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

TheClassifica 33 – Bollettino d’agosto (…non vi piacerà)

Le autorità non lo dicono, ma la #musicaITALIANA e l’#album sono tra le vittime del Coso.

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Pre-visto. Non so quali rapper italiani abbiano pensato “Mmmh!” alla notizia che Kanye West (forse) si candiderà alla presidenza degli USA. So che da noi J-Ax avrebbe delle possibilità. Escludo che Fibra o Marra possano essere vagamente interessati. Fino a ieri avrei pensato casomai che uno che avrebbe potuto farci un pensiero potesse essere Gué Pequeno, ovviamente dopo essersi informato sulla paga. Non posso più pensarlo dopo Mr. Fini, l’album con il quale è tornato al

Numero uno. Mi aspettavo che zio Gué facesse un album totalmente zarrogante, con le allusioni iper-pop smaccate come aveva fatto riprendendo Oro di Mango o El Trago dei 2 In A Room. Mi aspettavo di vederlo mettersi a capo di una parata twerkante, pronto ancora una volta a calpestare compiaciuto l’idea stessa di credibilità, sfidando chiunque a dire che non può farlo. Invece, è stato quasi uno choc: in Mr.Fini non c’è traccia dell’ineffabile Hugh Guèfner. È un disco di una tristezza inaspettata, anche quando snocciola quelle rime smargiasse che ha insegnato a due generazioni di rapper italiani (“Il mio stato su WhatsApp, fratello, è sempre: Sono in banca” “Io sono la cultura, pura, cruda, cien por ciento”; “Il mio rap è troppo grande, fra’, in Italia è solo un bimbo”, “Vi abbasso l’autostima, perché le fighe di voi rapper le ho schiacciate io prima”. “Sputo su una generazione in posa: conosco i veri Tony, conosco i veri Sosa”).

I primi tra i 17 pezzi (non pochi) dell’album ribadiscono a più riprese che Cosimo Fini alias Gué Pequeno ha gli amici loschi che stanno o dovrebbero stare in galera per il bene di tutti. E malgrado qualche rima divertente e il flow sempre ad alto livello, istintivamente viene da skippare in cerca di canzoni farabutte e irresistibili alla Milionario, un po’ di fanfara per far due ghignate. Ma non ci sono. Andando avanti è sempre più evidente che il gangsta-movie non è di quelli allegri, è più tipo lo straziante Blow di Ted Demme, fratello del più noto Jonathan – morto giovane, molto probabilmente a causa della cocaina. Voi capite che non è facile sentire Gué Pequeno (l’autoproclamato Gué Pecunia) che inizia a pensare malinconico ai ciliegi a Saigon, che confessa “Penso alla mia carriera assurda, più che decennale: è inversamente proporzionale al disastro della vita personale”, o “Questo successo è una persecuzione: è solo l’intro di un’introspezione”. Per poi, nel pezzo in cui chiama per il featuring Sfera Ebbasta (non proprio il Luigi Tenco del rap), sprofondare l’ascoltatore in pieno IanCurtis, con: “La morte mi ossessiona. E che il mio corpo muoia, e che l’anima viva lo sai, non mi consola. Pensavo di essere meglio (…) Non sconfiggerò i miei demoni. Quest’asfalto e questi errori non mi hanno insegnato niente. I flashback mi hanno flashato: il passato torna sempre”.

I miei consiglieri che hanno in mano il polso del pubblico rappuso mi dicono che l’album non ha esaltato gli ascoltatori medi della musica verbosa che tanto piace ai giovanetti. Qualcuno ha anche fatto il confronto con Persona del suo amico Marracash, che Nella Mia Umile Opinione è tutt’altra roba. Personalmente temo che sia un disco molto vero e, come detto, abbastanza dolente. Non mi meraviglio che ciò abbia contrariato qualche fan. Non so se la prossima settimana Mr. Fini sarà ancora al n.1 tra i presunti album. Ma anche se mi metto tra gli scemi che avrebbero apprezzato il Gué più fagiano e sin verguenza, devo dire che apprezzo il coraggio di fare un disco completamente diverso da quello che ci si aspettava da lui. Certo, poi questo tipo di complimento ricorda quella scena di Jerry Maguire in cui quelli che applaudono e gridano “Bravo!”, si bisbigliano tra loro “Lol, si è scavato la fossa”. Ma non credo sia così, penso che senza troppi problemi lo zio Gué tornerà a fare i dischi con le hit – ora si è semplicemente concesso il disco che aveva voglia di fare. E conosco un bel po’ di artisti straordinari che se ne guèrdano benone.

Resto della top ten. Di rappuso in rappuso: i due che hanno preceduto Gué al n.1 della classifica dei presunti album scalano di una sedia come in pizzeria: Ernia si accomoda al n.2, Tedua al n.3, e seduti al tavolo, sulle prime cinque sedie ci sono solamente rapper italiani maschi. Dopo Ghali (n.4) e Marracash (n.5) entra al n.6 Frah Quintale, che rapper non è più, in fondo ce n’è già troppi. Escono subito e con violenza dai piani alti Bob Dylan (dal n.4 al 24) e Neil Young (dal n.10 al 65), ma con il live Spirits in the forest entrano al n.7 i loro coetanei Depeche Mode (…per chi ha meno di 25 anni, da 26 a 96 siamo tutti coetanei). Chiudono la prima diecina Random, i Pinguini Tattici Nucleari ed Elodie. Ma so che scalpitate per la classifica dei Sedicenti Singoli, che a luglio e agosto ribattezziamo

Classifica degli Azzeccatissimi Tormentoni Estivi. È l’ora segnata dal destino: la fresca e disimpegnata Karaoke permette a Sandrina Amoroso e Boomdabash, i RE MIDA dell’Estate, di riportare al n.1 Lu Salentu, uè, uè, perepepé, spodestando Mediterranea di Irama che comunque è lì che ringhia al n.2; mantiene il n.3 M’Manc, le lacreme napuletane supergiovani di Geolier, Shablo & Shferebbàst. Entra al n.4 la fresca e disimpegnata Non mi basta più di Baby K featuring Chiara Ferragni. Non so se siano più QUEEN loro oppure siano più QUEEN Giusy Lamborghini ed Elettra Ferrari, ma sospetto che queste ultime siano più QUEEN CIOÈ DEFINITIVE; malgrado ciò, la fresca e disimpegnata La Isla antra solo al n.76 – però per qualche motivo a me ignoto è uscita di lunedì invece che venerdì, quindi calcoliamo perlomeno un n.66. Che al momento è la posizione occupata da Balla per me di Tiziano Ferro & Jovanotti. Ah, spiace! Tanto. La cringissima eppure fresca e disimpegnata Ciclone di Ketra & Elodie feat. Mariah, Gipsy Kings e Qualcuno Che Non Mi Ricordo scende dal n.17 al 32, ma non per questo siete autorizzati a sperare in un mondo migliore. La fresca e disimpegnata Una vita da bomber di Bobo Vieri, Nicola Ventola (zio cantante) e Lele Adani (mondo bastardo) entra al n.93. Il mio timore è che là fuori, le radio e YouTube e i bar delle spiagge e gli animatori dei villaggi faranno del loro meglio per rovinare queste nostre iniziali illusioni.

Altri argomenti di conversazione. Tornando agli album, Mi ero perso il cuore di Cristiano Godano è entrato al n.56.

(…onestamente, non so quanto vorrei essere parte di una conversazione di questo tipo, però ho fiducia in quasi tutti voi. So che basta darvi un cappello, e potete tirarne fuori una coniglietta di Playboy. Ed è il motivo per cui vi frequento)

Ok, ve ne do un altro. Gli album di Ultimo hanno iniziato a scendere, in questo momento solo Colpa delle favole è in top 30 al n.26.

(questo va meglio?)

Lungodegenti. Il segnetto ÷ di Ed Sheeran, entrato 174 settimane fa, tiene a bada il pelotòn degli inseguitori, il cui leader è Rockstar di Sfera Ebbasta da 128 settimane, seguito dalla squadra di Ultimo con Peter Pan (125) e Pianeti (122), poi da 20 di Capo Plaza (115 settimane di fila) e Potere di Luché (uscito 105 settimane fa). Poi, ovviamente fanno gara a sé i

Pinfloi. The dark side of the moon è in classifica da 191 settimane consecutive, però scende dal n.55 al 69 mentre The wall scende dal 67 all’84. Non è stata una buona settimana, né per l’alienazione né per la paranoia. Lo so che non lo avreste mai detto. Pure, il Pinkfloydometro è lì a testimoniarlo: c’è serenità in giro, diffusa da qualche incosciente. Proteggetevi.

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Marracash e TheWeeknd ai primi posti. Meno importanza agli album. Stranieri al bando, donne in cucina… Ma ci sono anche dati meno incoraggianti.

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Tedua avrebbe potuto fare di meglio. Ma che diamine, aveva bisogno di soldi.

Lady (Madonna) Gaga – TheClassifica 23/2020

Lady (Madonna) Gaga – TheClassifica 23/2020

Premessa e debito. Giorni fa ho tenuto una lezione universitaria. Sul successo. Non lo dico per bullarmi, al contrario: è stata un insuccesso (ahaha). Ho calcolato malissimo i tempi di interazione col computer usato a mo’ di lavagna – perché per una volta invece di sventolare fogli e cifre da una pedana dicendo “Fidatevi, ho qui i dati, se volete poi ve li mostro da vicino in un vicolo buio”, potevo finalmente ostentarli zoomati su Zoom. Ritengo di aver mostrato novanta tabelle e migliaia di NUMERI con streaming, dollari, follower, spettatori, insomma quella musica quantificata contro cui in teoria mi batto (questo sì, lo dico per bullarmi: in realtà non mi importa nulla). Ma che poi si è vendicata prendendomi la mano: ero così euforico nel fare il mio numero coi numeri, che ho menato me stesso per l’aia per quasi due ore – e alla fine ho strizzato in quattro minuti la parte teorica cioè i possibili motivi che hanno permesso al Successo (e ai Numeri) di occupare completamente la musica. La cosa mi tormenta da una settimana, e torna a farlo con l’atteso nuovo disco di un’artista che come tanti suoi coetanei ma più di tanti suoi coetanei ha messo il successo e la sua narrazione (in corsivo, ovviamente) al centro della propria opera. Solo che anche lei per una volta nella sua ormai lunga carriera sembra averlo lasciato sullo sfondo di tutto il suo agitarsi. Non è chiaro se la cosa sia voluta. In ogni caso, ha avuto successo (eh!), i recensori che contano sono tutti entusiasti, tutti e venti (una sola insufficienza, dal New York Times) e nella classifica italiana dei presunti album quel disco è
Il numero uno. Uno, notoriamente, è un numero. Un altro numero è tredici: i produttori. Oltre a lei, due svedesi, due francesi, tre americani, uno Skrillex, due inglesi – per dare la giusta leccatina a tutti i Paesi i cui critici devono dare l’approvazione. A quanto risulta, il principale nocchiero tra costoro è stato Bloodpop, uno di quelli che tutte le star del pop si sono messi all’occhiello prima o poi. Per essere sicuri di suonare originali, chiaro. Negli ultimi 10 anni Bloodpop ha prodotto Charli XCX, Grimes, Beyoncé, Britney Spears, Fifth Harmony, Haim, Post Malone, Taylor Swift, Justin Bieber (e parecchio), poi ha lavorato con Lady Gaga nel 2016: un anno dopo che Madonna lo aveva chiamato per Rebel heart.
Questo per dire che, in parte, è un disco assolutamente prevedibile. Diciamo al 50%. E parlando di numeri – che dopo la lezione se volete vi mostrerò in un vicolo buio – so da fonte certa che la Società Mondiale di Apprezzamento del Pop esige, necessariamente, un 50% di prevedibilità.
L’altro 50% dev’essere sorpresina.
(…sorpresona, sarebbe troppo)
La sorpresina, si badi, può essere anche solo nell’intento.
E nel caso di Chromatica, l’intento è una smaccata matrice dance, EDM, Davidguettiana quasi. Non è una sorpresina, in pieno 2020? Però abbinata a testi vagamente sofferenti, spiegati in interviste lunghe (e parecchio) e curiosamente pesanti. Non per i temi, no. Se posso permettermi, per la poca incisività.
Ma il disco non ha questo problema. Nella Mia Umile Opinione è un ottimo album dance. In effetti è il miglior album di Madonna da quindici anni a questa parte. Sono le sue nuove Confessions on the dance floor.
(pausa, per permettere alla sottigliezza blandamente ironica di arrivare)
Finalmente Gaga ce l’ha fatta, ha inciso il perfetto album di Madonna. E se non ci credete, provate ad ascoltarlo. Ma sia chiaro: non ho niente da obiettare a questo. Né allo stato del pop e della dance in pieno 2020. Nessuno dei due sta benissimo, però anch’io l’altro giorno dopo 20 minuti di corsa dopo quattro mesi, mi sentivo come il pirata nell’assai ghignoso gioco che da esso prende il nome.
L’unica cosa che mi sconclusiona in Chromatica è che – in pieno 2020 – è ancora imbastito sul concetto di “album”. Sì, è ovvio che funziona anche a scorporare le tracce in streaming, prendendo quelle che piacciono e lasciando sul piatto le altre. Eppure tra introduzione e interludi e durata di 46 minuti e intento, si intuisce che è stato pervicacemente pensato da una persona la cui cultura musicale – in pieno 2020 – è ancora legata con affetto agli album. E vedete, io non sono un feticista dell’album, non ho mai fatto la lista dei miei seimila preferiti, non riuscirei a indicare un album straordinario nella sua totalità. Però so, proprio come lo sa la Foxy Lady, che senza la buffa convenzione di opera (…di discorso?) che l’album rappresenta, si sgretolano un pochino delle ambizioni di fare qualcosa di più che delle semplici hit, e di lasciare qualcosa che… Beh, che non siano soltanto numeri. E detto ciò, passiamo – con ulteriore blanda ironia – ai numeri dopo l’1, cioè al
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Resto della top 10. Il Paese è allo sbando e nulla lo dimostra più del fatto che entra al n.1 tra i presunti album una FEMMINA, che per di più non è ITALIANA. Anche se dice di esserlo, come tutti – seh, come no. Chromatica di Lady Gaga è già il TERZO album STRANIERO che va al n.1 quest’anno, oltre che il primo di una donna, e se questo non porta alle dimissioni di Conte, di Mattarella e del Papa, non so veramente cosa debba succedere. Se non fosse per lei, sarebbe una top 10 tutta ITALIANA a partire dal podio tutto nuovo: al n.2 arriva Dani Faiv con Scusate se esistiamo, e al n.3 entra Nek con Il mio gioco preferito (parte seconda) (…deduco che c’è stata una parte prima). Il podio dell’altra settimana scivola tutto dal n.4 al 6, parlo di Ghali, di Gaia e dell’ex n.1 Drefgold che scende al n.6. Al n.8 entra Rosa Chemical, che si inserisce tra Marracash (da 31 settimane tra i primi dieci) e ThaSupreme (da 29 settimane); resiste al n.10 la Dark Polo Gang. Escono dalla prima diecina Fabrizio De André e la PFM (al n.16 dopo l’ingresso al n.2), i Pinguini Tattici Nucleari (era ora, detto in senso buono. Credo), The Weeknd e Dua Lipa.
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Altri argomenti di conversazione. Ingresso al n.14 per il rappuso puertoricano Anuel AA con il suo secondo album, molto alto rispetto al suo piazzamento in USA (n.8). Ok, è un tamarrone che sceglie bene le amicizie (featuring con J Balvin, Ozuna, Daddy Yankee, Shakira, 6ix9ine) ma ammetto di essere sorpreso, anche perché non è il primo segnale di portoricanismo rampante nella classifica ITALIANA degli album. In compenso abbiamo fatto fuori dopo una settimana il sudcoreano Agust D, da n.24 che era. Ma è fuori dopo sette giorni anche Gunna, ex n.1 USA. Non li fanno più come una volta. Ma parlando di portoricanismo,
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Sedicenti singoli. Alle spalle di Irama, ancora al n.1 con Mediterranea, continua a salire il primo reggaeton cretinone dell’estate, Mamacita (que bonita) di Black Eyed Peas, Ozuna & J. Rey Soul.
(se ci pensate, con tutto quello che sta facendo Salvini per vendere la nazione al boia russo, è curioso che ci stiamo gemellando, forse per invidia, con il Territorio Non Associato degli Stati Uniti d’America, aka Portorico)
Al n.3 il probabile fenomeno dell’anno, Il bacio di Klimt del giovane Emanuele Aloia, che cerca di riscattare un testo di lampeggiante banalità infilandoci nomi di pittori a caso (forse ci riesce, però se i pittori in questione lo beccassero gli farebbero una faccia a tavolozza). In compenso il motivetto Una voglia assurda di J-Ax entra al n.29, ma aspettate a sorridere, è giugno e Tormentonia sta per aprire i battenti, quindi torniamo agli album e ai
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Lungodegenti. Per una volta elenchiamo i centenari in ordine di classifica, in modo da dare numeri in più: 20 di Capo Plaza, uscito 111 settimane fa, è al n.25; Peter Pan di Ultimo, 121 settimane, è al n.31; Rockstar di Sfera Ebbasta è al n.46, mentre al n.47 c’è Pianeti di Ultimo (118 settimane). Al n.57 c’è il rookie Luché, il cui Potere (il giorno dopo) è in classifica da 101 settimane, poi al n.74 c’è il segnetto ÷ di Ed Sheeran. Manca qualcuno? Ovviamente sono i
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Pinfloi. The dark side of the moon festeggia al n.55 la 187esima settimana consecutiva in classifica – ma festeggia perdendo ventidue posizioni; viceversa ne ha guadagnate due salendo al n.61 The wall, e spero siate deliziati quanto me nel verificare che è tornato popolare appena finito il lockdown, mentre era uscito di classifica dopo due anni, esattamente nel momento in cui la gente ha potuto vivere di persona una analoga bellissima fantasia di isolamento e paranoia invece che semplicemente sognarla: don’t dream it, be it. Bene. Grazie per essere arrivati fin qui, a presto.
PS
Lo avete notato che neanche qui ho accennato ai motivi per cui il Successo e i Numeri hanno occupato completamente la musica? Ecco, un altro insuccesso.
Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

Ripensandoci, forse il problema sono loro – TheClassifica 22/2020

La Battaglia di Grande Inverno, la Battaglia della Nazionale del 1982, la Battaglia di Drefgold e Sfera a favore di un rap molliccio e noioso.

Piccoli Maschi Italiani – TheClassifica 20/2020

Piccoli Maschi Italiani – TheClassifica 20/2020

The dark side of the dark polo.

Andrà tutto (Carmelo) Bene – TheClassifica 15/2020

Andrà tutto (Carmelo) Bene – TheClassifica 15/2020

Qualcosa è cambiato, vero? Siamo in un’altra fase, che non è più paurosa né surreale. E non è più nemmeno emozionante – perché a suo modo, all’inizio lo era stata. Ma da un po’ nessuno canta sui balconi, o telefona agli ex, o ai parenti più lontani, o si affretta a leggere La Peste di Camus. E ci stiamo tutti rendendo conto che in cambio dei parecchi noiosi casini in arrivo, non saremo nemmeno ricompensati con qualche micragnosa soddisfazione. Che so, veder sparire almeno due, tre delle nullità immense e implacabili che abbiamo messo sui piedistalli, le Barbara D’Urso e i Salvini, gli Scanzi e i Gallera che continueranno a occupare la scena e dettare l’agenda – anzi, ragionevolmente ne arriveranno di nuove e a maggior ragione: ci sarà tanta gente con niente da perdere e poche fisime sul concetto di dignità, e parecchi fare il loro legittimo tentativo di fare il colpaccio e dare la scalata a questa nazione intontita.

Preambolo (no, non è vero). Se nella musica valesse la pena di tentare il colpaccio, sarebbe successo in questo mese e mezzo. Invece, l’unico personaggio che ha approfittato della situazione per dare un improvviso senso alla propria bizzarra visibilità è Jo Squillo (…capite a che punto siamo). Negli altri campi dell’arte e della cultura ho visto gente che disegnava, fotografava, scriveva, combinava elementi, si sono viste cose buone capaci di toccarci. Come è possibile che nessuno dei musicisti straordinari che benedicono quest’epoca sia stato folgorato dalle Muse davanti a questo passaggio epocale? Mica chiediamo What’s going on di Marvin Gaye – ma che diamine, almeno una lagna semi-ispirata con una zaffata mistica a unire milioni di scimuniti sgomenti. Un po’di andràtuttobenismo mescolato a qualche malinconia indie sulle piazze spiazzate e il lievito che non ci evita? Cos’è, interferiva con l’immagine, mancava un brand? All’improvviso si sono scaricate le batterie elettroniche, si sono inacidite le basi, non andava Pro-Tools, non si poteva registrare un pezzo da casa propria? Oppure il fatto che non piova da mesi impedisce di inserire la necessaria strofa sul meteo ostile? Sia come sia, hanno mandato avanti il non detto.

Fermi. Non venitemi a parlare del pezzo di Bob Dylan (su cui si è necessariamente espresso l’authority Leonardo Tondelli su ll Post). E non perdiamo tempo col brano di Elisa & Tommaso Paradiso, così mesto che Tommino solo sette giorni dopo ha pubblicato un nuovo singolo per insabbiarlo. La verità è che molti hanno preso iniziative, ma pochissimi hanno fatto la cosa più semplice, scrivere una canzone. Oppure lo hanno fatto ma il manager li ha sconsigliati – o magari sono stati i loro PRODUCERS, quei Remida che col loro sapiente tocco trasformano una porcheria in monnezza.

Però ho un sospetto. Che la gente, un qualche blues o rap della quarantena lo stesse chiedendo. Dylan che ha sa riconoscere un Vietnam quando lo vede, lo ha capito. Ma la cosa migliore che ho sentito finora è l’estemporaneo freestyle di Fabri Fibra su TRX (“Sono il Bertolaso del rap italiano”) (…lo so, lo so. Anch’io gli darei le chiavi della Normale di Pisa, subito). Ma mancando roba decente, sta salendo negli ascolti il brano che iMarkkeyz ha ricavato dallo sclero di Cardi B sul virus – che è una porcheria scema come la tv del pomeriggio ma perlomeno c’è un’idea, e la coerenza di una cultura del meme che ci porta all’estasi per ciò che è cretinissimo. Da noi invece la gente ha dovuto cercare conforto in Fiori di Chernobyl di Mr.Rain – 8 milioni di ascolti in un mese su Spotify e non ci sono scuse per questo. In compenso, nella classifica dei presunti album c’è un ritorno significativo.

Il numero uno. Dopo due primi posti NON ITALIANI consecutivi, Persona di Marracash torna in vetta a più di cinque mesi dall’uscita. Non lo considero un caso. Un giorno dopo la pubblicazione, il 1 novembre 2019, era stato accolto da troppi peana. Un disco così non lo puoi assorbire nemmeno in un mese – e sono stato stretto. Ci ho messo quasi un anno a decifrare certe cose di Status, il densissimo disco precedente, dopo il quale non a caso non era uscito nessun altro album (se non la guasconata con Gué Pequeno). Status nel 2015 non era andato al n.1, era incappato in due settimane di intensi firmacopie da parte di Marco Mengoni. Persona ha raddrizzato quel piccolo torto. Poi va beh, lo so anch’io che la circostanza è influenzata dal fatto che tutti sono lì paralizzati, nessuno sta pubblicando nulla anche perché quello che esce in questo periodo va facilmente a picco. Però alla fine la classifica ci dice che un bel po’ di gente in questo momento sta ascoltando uno che dice delle cose. Poi pensatela come volete, ci mancherebbe. Mica voglio fare quello che ha il polso della strada, sono uno che non esce mai di casa – ahaha, etc.

Resto della top ten. Ghali risale al n.2 e ThaSupreme al n.4, ma Dua Lipa col suo terzo posto sventa l’ipotesi di un podio con tre generazioni (e stili) di rappusi. Non c’è nessun nuovo album in classifica perché del resto stavolta non è uscito proprio nulla (tranne Childish Gambino, che non entra nemmeno tra i primi 100). Però Gaia rientra in top 10, al n.6: peggior risultato di sempre per un vincitore di Amicidimaria. Davanti a lei c’è The Weeknd, e dietro di lei i Pinguini Tattici Nucleari. Chiudiamo la diecina nobile con Ultimo, Gianni Bismark e Rocco Hunt. No, non ci sono già più i Pearl Jam, che scendono dal n.1 della settimana scorsa al n.16. Detto questo passiamo ad

Altri argomenti di conversazione. Non ne ho. Passiamo ai

Sedicenti singoli. Auto blu di Shiva & Eiffel65 rimane al n.1, mentre il brano benefico di Roby Facchinetti sparisce in una botola con un urlo agghiacciante – sale al n.2 l’altrettanto patetica Fiori di Chernobyl di Mr.Rain, e balza al n.3 il remix di Dilemme nel quale Lous and the Yakuza è accompagnata da ThaSupreme e sua sorella Mara Sattei, come a dire che la Sony vuole che quel pezzo ce la faccia, e con le cattive. Da segnalare l’ingresso al n.8 di Toosie slide di Drake, che ovunque si sta impennando – ma non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani. Nella classifica dei singoli, a differenza di quella degli album, c’è una certa mobilità. C’è anche Centro di gravità permanente di CapireBattiato, grazie a La casa de papel. Al n.94, davanti a Circles di Post Malone, che era uscita – è ancora in top 5 in USA, credo. Ci sono solo cinque pezzi in classifica da più di 40 settimane. La mediana – sapete cos’è, avrete anche voi studiato statistica portando a casa un sudatissimo 19 dopo due tentativi come me – è nove settimane. In questo siamo diversissimi dagli USA – verrebbe da dire che loro sono meno USA e getta di noi, e se ci pensate è vero, le nostre opinioni DEFINITIVE durano pochissimo, ogni giorno dobbiamo correre a farcene delle altre. Il pezzo più antico è Someone you loved di Lewis Capaldi, entrato nelle nostre charts 54 settimane fa, è al n.47 e ha raggiunto un n.5 al suo apogeo ma è sempre lì che gira, come spesso capita ai pezzi di quei gnègnosi britanni. Quel che è certo è che tra i singoli non ci sono veri

Lungodegenti. Capo Plaza con 20 ha superato i due anni di permanenza in classifica. E così si unisce al club di cui fanno parte Ultimo con due album, Pianeti (110 settimane) e Peter Pan (113), Rockstar di Sfera Ebbasta (116) e ÷ di Ed Sheeran (162 settimane). Ma non pensate male, l’album da più tempo in top 100 è dei

Pinfloi. The dark side of the moon sale a 179 settimane che festeggia con un deciso colpo di reni dal n.89 al 53 – mi stavo preoccupando. Anche perché The wall non è rientrato in classifica. Il prismone è anche n.1 tra i vinili davanti a Dua Lipa. Il cui album  uno dei quattro usciti in questo secolo nei primi venti vinili più venduti: è in compagnia di Marracash, Coez e Pearl Jam (…e se questa non è una strana compagnia, proprio non so). Tra l’altro The wall non è nemmeno nella classifica dei vinili. Ci sono invece Wish you were here e addirittura Animals. E di ciò, non ve lo nascondo, soffro molto.

Concludo. Disilludendovi su una cosa: non dirò niente su Andrà tutto bene di Elisa & Tommaso. Ve lo scordate. No, davvero. Mi prendete per scemo.

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Forse una piaga equivalente alle fake news è quella del clickbait. Ma nessuno ne parla, come vedrete in questo articolo.

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

“And all the fat, skinny people / and all the tall, short people / and all the nobody people / and all the somebody people / …I never thought I’d need so many people”

Oh, adesso sì che la hit è VIRALE – TheClassifica 10/2020

Oh, adesso sì che la hit è VIRALE – TheClassifica 10/2020

Il numero uno. Di nuovo il Fantadisco dei MeControTe, Luì e Sofì – uscito tre settimane fa, si riprende il n.1 spodestando Ghali e il suo DNA. Ok. Però questa settimana è altrove che dobbiamo cercare
Il numero uno. Bando di Anna, la prima rapper FEMMINA a entrare nella top 10 italiana da sola, raggiungendo addirittura il primo posto tra i sedicenti singoli, scavalcando Ghali (Good times) e Ghali (Boogieman). Ci sono voluti trent’anni, ma è imprevedibilmente successo. Onestamente credevo che sarebbe stata Madame la prima, invece dal nulla è arrivata questa 16enne di LaSpezia.
Non starò a raccontarvi chi è Anna Pepe, perché il punto – per il momento – non è lei. Non ancora. Non c’è ancora una #narrazione di Anna, non era pronta per averla così come non era pronta nemmeno ad avere un nome figogiovane brandizzabile, che so, Annez o NNAa (…non si può fare molto riocontra con 4 lettere).
La cosa che vi direi di fare vostra per impressionare i commensali (ops) (scusate) è questa: se una ragazza piazza una hit rap nel 2020 in Italia non è certo grazie alle case discografiche, né ai colleghi, né grazie ai garruli media, né grazie a Spotify o AppleMusic. La verità è che Anna, come Lil Nas X (Old town road, seconda canzone più ascoltata del 2019 secondo l’IFPI) ha alle spalle i cinesi. Nel senso di TikTok. Sì, ora è sotto contratto con la solita Virgin/Universal, ma la verità è che Bando/Bendo è un successo VIRALE che dobbiamo alla Cina.
Possiamo dire che a mandarla al n.1 sono stati gli ascoltatori. Però, come scrive Alice Oliveri in un ragguardevole articolo su TheVision (li cito volentieri perché non so chi diavolo siano. Se sono dei pessimi, ditemelo), è uno di quei pezzi che nascono evidentemente in un parchetto teen, e il testo è una salsapariglia di smargiassate da panchina – ma l’insieme ha il ritmo e il piglio e l’originalità sufficienti ad accalappiare l’attenzione dei boomer sopra i 24 anni – che è più o meno quello che è successo nei mesi scorsi con Blun7 a Swishland di ThaSupreme, che tra l’altro, cosa farà ora che non può più uscire di casa? Come minimo tra un po’ cominceranno a girare voci del tipo “Guarda che è un tipo allucinante, è uno che VA IN GIRO”. E a proposito di vagolare, qui infilerei un
 
Momento pindarico. Nelle settimane (i mesi?) che ci attendono, potrebbe succedere spesso, che la fortuna arrida ad altre canzoni dell’appartamento – tanto per omaggiare Morganetto, genio visionario eccetera
(…lo scrivo perché non posso deprecarlo ogni settimana, a molti dei miei lettori piace, Iddio li schiaffeggi)
Intendo dire che con le uscite degli album che saltano, e i concerti che saltano e i firmacopie che saltano e le ospitate in tv che saltano, le hit VIRALI diventeranno sempre di più. Le major e LiveNation hanno appena preso una saracca paurosa da Wall Street e dalla contrazione dei rispettivi business, ed è solo l’antipasto: noi in Italia siamo due settimane avanti dal punto di vista coronarico, il tifone non li ha ancora realmente presi in faccia. Direi che possiamo aspettarci un’annata di musica intimista, ma anche un sacco di contumelie da isolamento, al netto dei trasgressori militanti e millantanti, che insisteranno di essere così gangsta da fare gli assembramenti e non lavarsi le mani. Poi, già che mi sto sbilanciando, direi che il vintage – e i passati a Miglior Vita – godranno di ritrovata vitalità. E sicuramente Spotify ma soprattutto YouTube andranno ancora più al centro della musica. Eventualmente, per farci sognare mondi lontani – che volendo può diventare un concetto molto fluido, nel senso che alla lunga oltre alla playa de Cuba y Puerto Rico y Madredediòs ci sembrerà lontano e misterioso anche il quartiere limitrofo, visto come si stanno mettendo le cose, per cui probabilmente ci verranno entrambi riproposti, con immagini di repertorio. I videoclp VIRALI consisteranno sostanzalmente in filmini delle vacanze con un indie o rappuso triste che ci canta su.
Infine, diciamo che anche per il 2020, non scommetterei su una resurrezione del rock’n’roll.
 
Resto della top ten. Torniamo tra i presunti album. Detto che Ghali va in ghalando dal n.1 al n.2 (io insisto, questa battuta può diventare VIRALE, io ci credo), abbiamo un ritorno di fiamma dei due grandi successi rap dell’autunno 2019 (Marracash n.4 e ThaSupreme n.5) cui si contrappone una persistenza caparbia di quel cavolo di Sanremo2020, la cui compilation addirittura risale al n.9. La kermesse occhieggia anche al n.3 coi Pinguini Tattici Nucleari, al n.6 con Fasma, al n.7 con Diodato e al n.10 con Gabbani. Unici stranieri nella prima diecina, i coreani BTS al n.8.
 
Altri argomenti di conversazione. Escono invece dalla top ten, e ne escono di buona lena, le ex new entries Piero Pelù (dal n.4 al n.19), Ozzy Osbourne (dal n.6 al 18) e Elettraelettraelettra Lamborghini, curiosamente proprio nella settimana in cui era stata redarguita per aver fatto gli assembramenti nei firmacopie – forse non ne ha fatti abbastanza. Escono del tutto dalla classifica i giovani Amici di Maria Alberto Urso e Giordana Angi con le loro Sanremo edition, durate solo 3 settimane, e Albano & Romina, in classifica per soli sette indimenticabili giorni. È un momento brutale per i dischi nuovi: se Bad Bunny, il trappuso latino, entra al n.14, è una mezza Caporetto per Mostro (n.29), Junior Cally (n.42) e soprattutto Dente (n.80). In compenso MarcoMasini risale dal n.28 al 12. E ora veniamo alla rubrica che si ritrova un nome oggi di dubbio gusto, che vi prego pertanto di additare alla riprovazione indignosa di twitter – ovvero quella dei
 
Lungodegenti. Due album di Ultimo tra gli anziani: sono Pianeti, che è in classifica da 105 settimane consecutive, e Peter Pan che ne assomma 108. Sale a 111 Rockstar di Sfera Ebbasta e sale a tre anni e una settimana il segnettino di Ed Sheeran, ovvero ÷. Non sono pochi ma vengono eclissati dai
 
Pinfloi. The dark side of the moon è l’album da più tempo in classifica – per i puntigliosi, da 174 settimane – e traccheggia al n.67, mentre The wall con un colpo di reni guadagna 14 posizioni e sale al n.82, e del resto quale disco è più adatto per tempi di spumeggiante clausura?