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Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

All’interno: la classifica dei singoli natalizi. Ovviamente è piuttosto riprovevole.

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

E i Maneskin e HarryStyles e gli ABBA e Blanco e i Pinfloi e la tipa dei Brass Against. E bisognerà parlare dei Pinguini Tattici.

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

“Abbiamo di tutto, ci manca il domani – e per la paura si viene, si mente
Ma il sesso da solo è l’amore del niente
Ci aspetta una guerra di fame e macerie, la terra che sputa le nostre miserie
E in mezzo al rumore di feste violente, c’è sempre qualcuno che canta il niente”

(Marco Masini, Il Niente, 1991)

Qualche sera fa una persona che conosco, in mancanza di oggetti contundenti, mi ha paragonato a un giornalista musicale che depreco anche nel sonno. Il mio primo impulso è stato quello di ardere questo sito, come Paul Newman fa con la sua stessa città alla fine del film

(non posso dire il titolo: spoiler)

Anche per questo motivo, iniziamo questa puntata con una delle cose che distinguono gli inutili articoli del guappo in questione dai MIEI inutili articoli. Ovvero: gli impietosi fatti. Naturalmente, potete saltarli. Non sono mai divertenti,

Gli impietosi fatti. Oltre a essere al n.1 nella classifica dei presunti album con Solo, il suo nuovo album, Ultimo è anche al n.41, con Colpa delle favole, in classifica da 134 settimane. E al n.65 con Peter Pan, in classifica da 194 settimane. E al n.71 con Pianeti, che dopo 170 settimane di permanenza era uscito di classifica, ma tre mesi fa è rientrato. Oltre all’intera discografia nella classifica FIMI degli album, Ultimo ha anche un singolo al n.8, cioè il brano fatidicamente intitolato Niente – il GNÈNTE, come in una delle più memorabili canzoni di Marco Masini, tratta dall’epocale Malinconoia. Sappiate inoltre che Ultimo ha 650mila follower su Facebook (nella media, diciamo), 112mila su Twitter (molto basso) e 2,9 milioni su Instagram. Tanti. Per capirci, Salmo ne ha 2,2, Jovanotti 1,9, MiticoVasco 1,8, Marracash 1,6, Sangiovanni 1,5, Irama 1,4. Solo SferosoFamoso, tra i nomi che non hanno una vera eco internazionale (mi riferisco quindi a Maneskin, Laura Pausini, Fedez) (…sì, lo so) supera Ultimo, con i suoi 3,6 milioni di followers.

Eppure. Anche se non ho cercato forsennatamente, una googlata ha dato esiti negativi: né l’uscita né también il primato in classifica di Solo vengono testimoniati da Corriere della Sera e Repubblica, e nemmeno da Rollinstòn e Rockol. Arrivo a Sorrisi e Canzoni, dove trovo riprese alcune sue parole “dai social”. Se ho visto bene, c’è una sua intervista su Il Mattino. Mi pare sia passato da alcuni grossi network radiofonici. Ma non tutti. Quanto alle trasmissioni televisive, non saprei. Ditemi voi. Appare in Squid Game?

È molto possibile che i giornalisti non siano stati amichevolmente sensibilizzati nei suoi confronti come succede con altri perché Ultimo, pur non facendo una musica da buscadero selvaggio, è un artista realmente indie, uno dei pochissimi che non viene nemmeno distribuito dalle tre multinazionali che provvedono alle esigenze di noi giovani. Mi pare anche di capire che da quel famoso Sanremo, non abbia molti amici tra i giornalisti. Cosa che alla fine, lo accomuna ai giornalisti.

Altra ipotesi per questo parziale oscuramento: in questo mondo di clic, un articolo su di lui non ne porta abbastanza. Persino io so benissimo che qui, questo pezzo verrà letto molto meno di uno su Adele o Billie Eilish. Però a me venti pageview in meno su quaranta, non cambiano assolutamente Niente. Ai giornali veri invece, forse conviene di più lasciar perdere del tutto piuttosto che rischiare, con un articolo complicato, di fare i conti con una fanbase che viene descritta come più livorosa delle altre. In realtà non so se lo sia davvero, a me sembrano tutte livorose. E malgrado qualcuno ancora pensi che con articoli non del tutto entusiasti (per non dire critici) si ottenga #visibilità, si è capito che è meglio non infastidire gli artisti ITALIANI. Se c’è qualcosa che ci insegna il giornalismo nel 2021 è che è meglio risparmiarsi gli assalti della Fanmacht.

Nel complesso comunque la sensazione è che Niccolò Moriconi (due c, una erre) non sia proprio mediaticamente onnipresente, no? Quindi forse ha ragione lui, lo boicottano, è Solo contro tutti. Non come me e voi, che siamo avviluppati di conventicole. Ultimo è Solo come il suo pubblico.

Beh, io, Solo l’ho ascoltato. Sapete, sono diciassette canzoni. Sì sì, diciassette. Come Quadrophenia. E non saprei nemmeno dirvi se è migliore degli altri tre dischi, mi sembra così uguale. Non ci sono reali variazioni stilistiche, i testi mi sembra convergano tutti su concetti di fondo già esposti nei suoi precedenti dischi di platino. Concetti che ora – con brutale superficialità ma garantisco, senza snobismo, proprio con le liriche davanti – cercherò di riassumere nelle righe seguenti:

  • Ultimo è in grado di volare.
  • Anche dentro di sé, dice.
  • Ultimo prova tantissime emozioni.
  • Ultimo ha il coraggio di provare emozioni straordinarie.
  • Ultimo sogna veramente.
  • Ultimo vorrebbe che voi non foste come gli altri.
  • Come a poker, se vi state chiedendo chi sono “gli altri”, vuol dire che gli altri siete VOI.
  • Potrei parlare per ore di come si è arrivati all’esatto opposto di “Gli altri siamo noi” di Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi. Potrei parlare per ore di Ultimo.
  • Io so che voi ignorate che “Un sorriso ha la carta che sconfigge il potere”.
  • E che “La vita è un giro di giostra che inverte la direzione e il mondo è un posto sbagliato con le giuste intenzioni”.

In più della metà delle sue canzoni ricorre il verbo “volare”, che stacca nettamente i sogni e le emozioni e la pioggia e le stelle. Io penso di non dire Niente di gravemente offensivo se dico che all’Università della Vita, Ultimo ha imparato a dire parole terribilmente comuni e ricorrenti nella canzone italiana convenzionale degli ultimi sessant’anni. Ma è ovvio che il pubblico che lo segue vuole sentirsele dire e ci sente qualcosa, in modo diverso eppure analogo al 14enne che trae conforto dal sapere che il suo rapper preferito consuma sostanze illegali nella sua Lamborghini prima di spassarsela con la vostra lurida bitch. E questa è solo parte della questione: il dettaglio cruciale è che questo dispiego di emozioni lineari ma gridate, un pubblico abbastanza consistente vuole sentirle dire, o appuntogridare dal giovane Ultimo. Quello che è piaciuto a quel pubblico è lui, la sua faccia, la sua connotazione popolare: l’ostilità delle élite non fa che convalidarne l’attitudine, e anche la sua mancanza di piacioneria è un bonus, una dimostrazione di autenticità dopo anni in cui i simpatici hanno tradito gli ITALIANI. Se c’è uno che è stato scelto dal pubblico – e mi chiedo se non sia questo, che turba noi turbanti – è lui: portato dalla piccola etichetta Honiro nel dicembre 2017a Sanremo Giovani (non era stato accettato tra gli Amici di Maria: come avrebbe potuto farsi degli Amici?), rapido come Napoleone nella Campagna d’Italia ha accumulato dischi di platino e sold out, infiammando le masse orfane di Modà, Negramaro, Dolorimestruali Antonacci, Marco Masini, e di qualche monumento anni 70 come Riccardo Cocciante, Baglioni e Zero. Nella sua ascesa, ha subito il primo rovescio in carriera a Sanremo, dove come nella baia di Abukir una flotta di giornalisti è riuscita a sbaragliarlo. Riorganizzatosi e forte della Grande Armée dei suoi fans, per il 2020 era pronto a festeggiare i suoi 24 anni con un bagno di folla negli stadi, ma il Coronavirus come l’inverno russo ha devastato i suoi piani. Cionondimeno, il giovane Moriconi può contare su una cosa: il suo pubblico, essendo più adulto di quello del rap e del pop, non è di quelli volubili e pronti a dimenticarsi i propri beniamini dopo il ciclo del prodotto di 3-4 anni, caratteristico del mercato musicale moderno. Anche perché da lui non si aspettano singoli di successo né featuring (e infatti anche in Solo, orgogliosamente, non duetta con nessuno). Con tutta probabilità, se non fosse per Ed Sheeran col suo stupido segnetto, il suo album Peter Pan batterebbe il record di permanenza nella classifica degli album. A buon diritto può affermare, in una frase in cui infila una similitudine eccellente, “Perdo un confronto, ma voglio vivere a lungo / Sono la sabbia che dura nella valigia di luglio / Voglio restare per sempre, non fare moda da niente”. Chissà se qui pensava a Mahmood.

Ma se me lo chiedete, i testi non sono la cosa che caratterizza realmente Ultimo. La cosa più affascinante è come Moriconi elimini dal suo pop cantautorale tricolore qualsiasi elemento di sorpresa, come se considerasse blasfemo mettere nel solco melodico ITALIANO qualcosa di inconsueto, qualcosa di nuovo, o qualche influenza straniera. Forse sa che così facendo, inquinerebbe il Primato Nazionale.

Resto della top ten. Alle spalle di Ultimo, un altro grande ritorno per il pop italiano mainstream: Sandrina Amoroso con Tutto Accade, che si insinua davanti al n.3 Bluceleste di Blanco. Il protagonista di ottobre, Salmo, scende dal n.1 al n.4, mentre la Bromance di Mecna e Coco non frutta più di un n.5. Entrano nella prima diecina anche due band, e per di più non ITALIANE, pensate: sono i Dream Theater (n.9) e i Duran Duran (n.10), che danno il cambio a Coldplay (n.13) e Beatles (n.86): come tutte le band straniere, erano da noi solo per fare del turismo ed escono subito. Escono anche Chiello (anche lui dopo una sola settimana, ora è n.12) e dopo un bel po’ di tempo, Pinguini Tattici Nucleari (n.11) e Sangiovanni (n.16). Rimangono in alto con testardaggine Rkomi, SferosoFamoso e Madama, che troviamo in fila dal n.6 al n.8.

Sedicenti singoli. Sorpresa: ThaSupreme entra al n.2 invece che in testa, con M%N. Al n.1 è infatti tornata Kumite di Salmo, e al n.3 c’è il duetto assolutamente spontaneo e dettato da sincera amicizia tra Sferoso e Madama, intitolato Tu mi hai capito, e sicuramente è così.

Altri argomenti di conversazione. Gli album distribuiti dalla Universal sono 45 su 100 in classifica, quelli targati Sony 27. Mancano un po’ clamorosamente la top ten Elton John (n.15, malgrado tutti quei duetti giovani), Lana Del Rey (n.18) e Premiata Forneria Marconi (n.20). Entra al n.22 la rapper FEMMINA Beba. Hanno invece lasciato la classifica Pop Smoke dopo 68 settimane, Crepe di Irama dopo 60, Nevermind dei Nirvana dopo una striscia di 50, la Keta Music Vol. 3 di Emis Killa dopo tre mesi, Tiromancino dopo quindici giorni. Normalmente questo lo qualificherebbe nella rubrica che un tempo si chiamava

NonBenissimo. Ma motivi strettamente diplomatici mi consigliano di evitarlo, rimandando la riapertura di questa rubrica alla prossima settimana. Parliamo invece di gente che in classifica ci ha praticamente messo radici, cioè i

Lungodegenti: compie due anni di fila in classifica Persona di Marracash, e li festeggia al n.21 (!). Ma mettendo in ordine il club dei cento, troviamo anche, oltre ai due già citati album di Ultimo,

– il segnetto ÷ di Ed Sheeran da 243 settimane (al n.53);

20 di Capo Plaza, da 184 settimane;

Playlist Live di Salmo, da 155 settimane;

Punk di Gazzelle (152 settimane);

Re Mida di Lazza (139);

Fuori dall’Hype dei Pinguini Tattici Nucleari (134);

Emanuele (Marchio Registrato) di Geolier (107);

23 6451 di ThaSupreme (102).

Già da un po’ non fanno più parte del club il primo album di Billie Eilish, il cui nuovo disco beccheggia al n.36, nonché Luché e i Diari Aperti Segreti Svelati di Elisa, che però sono rientrati in graduatoria da un po’ di tempo. In totale, gli album con oltre cento settimane di permanenza sono ora undici, dieci dei quali ITALIANI. Tra due settimane potrebbero essere dodici su cento, percentuale mai raggiunta. Tra questi latitano, amaramente, i

Pinfloi. The Wall continua a mancare dalla classifica, ma è un momento un po’ oscuro e lunatico anche per The Dark Side Of The Moon, che scende in picchiata dal n.65 al 97. Se è un po’ che non lo ricomprate, fatelo ora o sarà troppo tardi.

Grazie per aver letto fin qui. A presto. Sapete, sta arrivando un altro segnetto di Coso, qui. Ah, non sto nella pelle.

Portatemi Salmo. Gli devo parlare – TheClassifica 42/2021

Portatemi Salmo. Gli devo parlare – TheClassifica 42/2021

Flop di Salmo non è un flop. Ma cos’è? Cosa succede in città? C’è qualche cosa, qualcosa che non va.

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

Paulo Dybala e il sessismo nel rap – TheClassifica 39/2020

Pre-prologo. FSK Satellite al n.1 la settimana scorsa. Emis Killa & Jake La Furia al n.1 questa settimana. Potenzialmente, anche la prossima. In top 10 ci sono solo album ITALIANI, e sette di questi sono album di rap ITALIANO, che potremmo far diventare 7,5 visto che Giggetto D’Alessio per andare al n.1 ha pensato bene di farsi aiutare da un commando di rapper. Le case discografiche che pubblicano questi dischi sono la gigantissima Universal Music (cinque) e la planetaria Sony (due e mezzo).

Prologo. Facciamo allora che se diciamo due cose sul rap ITALIANO, forse dopo tanti anni è il caso di smettere di baloccarsi con l’idea dei ragazzi del quartiere con l’urgenza di gridare il loro disagio al mondo. Il genere è diventato la principale ragione d’essere delle major, quindi le regole sono: se porti a casa il risultato, hai ragione tu. Quando si parla di rap game (laddove di dance game o rock game non si è mai parlato), si sottintende anche questo: puoi vederlo come un gioco, tenendo conto che ai giochi si vince e si perde. Ora, là fuori è il 2020. Facciamo che dopo 40 anni e passa di rap accettiamo tutti questa evoluzione più giocosa che artistica del genere, okay? Che perdere tempo con gli attacchi generalizzati e con le difese generalizzate è ugualmente noioso e non porta a niente. Però facciamo anche che chiunque deve poter avere il diritto di non alzarsi ad applaudire per coloro che, con un gioco così così, diventano

I numeri uno. Trovo interessante che i media non abbiano degnato di attenzione l’album degli FSK Satellite andato al n.1 la settimana scorsa, nonostante il titolo IRRIVERENTE (Padre figlio e spirito) i tre giovanissimi rappusi crocefissi in copertina, e tutta quella pubblicità nemmeno troppo occulta alla premiata ditta Glock Ges.m.b.H, che produce armi da fuoco fin dal 1982 (e non sono nemmeno armi ITALIANE, orgoglio e vanto della nazione): il brand è citato in ben cinque (5) brani dell’album, e se non vi hanno dato dei danari cari FSK siete tre trimoni. Viceversa, un post della cantautrice e attrice Margherita Vicario (che ammetto, non conoscevo) e le reazioni virulente dei fan ha fatto sì che si parlasse parecchio della presunta (ahaha) (…scusate) dicevo, presunta misoginia e violenza di 17, album che rappresenta il debutto del nuovo sodalizio Emis Killa – Jake La Furia. Ebbene: dato sì che arrivo puntualmente dopo tutti coloro che ordinatamente si sono schierati da una parte o dall’altra, e dato sì che sono abbastanza colluso col rap ITALIANO da godere di immeritato rispetto da parte di alcuni dei suoi più vistosi esponenti, vorrei proporre questa interpretazione che piacerà molto a Jake ed Emis, che so essere entrambi tifosissimi di

Paulo Dybala. Per chi non lo sapesse, è un giocatore argentino dal faccino da boyband e dalle giocate spesso letali, a volte obiettivamente magistrali, che spesso permettono al suo club, la squadraiuventus, di vincere partite difficili da sbloccare persino per il Gran Cappone portoghese che milita nella medesima compagine. Tuttavia, al di là del tifo infoiato, che è quella cosa che obnubila al punto di non riconoscere un campione nemmeno dopo che ha steso la tua squadra inventandosi una combinazione inaudita (…ma fa parte del #game del tifo, quindi nessuno s’indigni) in Dybala c’è qualcosa che lo mantiene ancora un gradino sotto i big assoluti del pianeta. Ed è che Dybala ha tra le sue skill quella di buttarsi abilmente e a gran velocità addosso agli avversari per poi rotolarsi a terra molto, ma molto a lungo, con la faccia deformata da un orrendo e raccapricciante dolore che ovviamente non prova affatto, e che sparisce dal suo visino di cantante bamboccio non appena l’arbitro, intimidito dai fan sugli spalti, gli concede quello che voleva. Intendiamoci: molti giocatori, da sempre, hanno adottato questo stratagemma: fa parte del calcio #game da sempre, i tifosi lo apprezzano quando porta risultati, e i telecronisti e giornalisti ITALIANI che hanno paura dei tifosi ITALIANI schiumanti hanno imparato a dire che il giocatore che ottiene il fallo in questo modo “Ha usato tutta la sua esperienza e furbizia” mentre il difensore che non è sparito “è stato ingenuo”. Il punto è, però, che quando un giocatore è veramente forte – e Paulo Dybala lo è – qualcuno potrebbe avanzare la sfrontata pretesa che non ricorra alle misere piccole infamie che hanno costellato le carriere di una nutria come Massimo Mauro o di un frollino come Lulù Oliveira. Ti chiedi, ingenuissimamente, se davvero non possa fare meglio di così: alzare l’asticella, invece di buttarcisi sotto. Invece lui, legittimamente, ti fa notare che fa tutto parte del gioco (ed è vero), e che col rigore o la punizione ottenuti ha vinto la partita, e lo ha fatto per i bro e per i frà, che inneggiano adoranti e irridono gli invidiosi degli schieramenti opposti.

Tornando a Jake ed Emis. Forse non sono abbastanza forti da rinunciare a certi testi in cui il machismo e la retorica della strada e del crimine suonano così superati da sembrare quasi un messaggio di sfida ai trappusi ma anche ai big attuali come Marracash, Salmo e Gué Pequeno che stanno provando – ognuno a suo modo – a formulare nuovi schemi di gioco. Detto questo, tutto tronfio del mio opinare, potrei fermarmi qui – se non fosse che ho saltato la rubrica nella settimana in cui gli FSK sono andati al n.1, e non ci crederete ma l’ho fatto proprio perché sapevo che sarebbero stati seguiti da un album altrettanto cruento, pur proveniendo da un’altra generazione e un’altra latitudine (Potenza invece che Milano). Quindi, temo che mi tocchi fare una puntata doppia e dire qualcosa sulla circostanza. Insomma: la domanda è: forse il pendolo del rap sta tornando verso il celodurismo? (e già m’immagino uno dei rapper in questione che mi apostrofa: “Oh, tipo, te lo faccio vedere io ‘sto pendolo”). In realtà, Nella Mia Umile Opinione, no. Penso però che ricorrere a certi trucchi, convenga, e temo che succederà sempre, nel rap come in politica. E ritengo che Emis e Jake, la cui collaborazione è un calcolo sapiente per entrambi, abbiano messo in conto anche le reazioni negative ma siano del tutto pronti a cavalcare alcune delle difese d’ufficio che ho letto in questi giorni. Per esempio,

Sento dire.  “Ma il rap è questa cosa qui, lo è sempre stato”. Non concordo. È una generalizzazione tanto quanto il mettere sotto accusa un intero genere. Sento dire anche: “Ma vogliamo la politically correctness nel rap?” No, però non facciamo i furbi, raga: raccontare barzellette zozze non rendeva Berlusconi un uomo del POPOLO, ma semplicemente uno che ne lusingava i lati peggiori per intortarlo. Fermo restando che il maggiore gettito di letame viene quotidianamente fornito a questo Paese dalle note reti per famiglie del bouquet Mediaset in prima serata con ampia diffusione e indici d’ascolto, e che la radio della Confindustria ha come star irriverente un buzzicone d’aaa Lazzie, perciò ecco, io aspetterei prima di accusare la nazione ITALIANA di perbenismo, usando come pretesto il primo malcapitato che eccepisce su certi compiaciuti brutalismi. Sento dire poi

(…sento dire un sacco di cose, vero?)

“Ma i ragazzini di 12 anni sanno bene che l’aggressività, il machismo, quel filo di omofobia sono solo #storytelling, sono la versione 2020 dei fumetti (…che detto per inciso, nessun 12enne legge più ormai). E se qualcuno insulta la tipa, non è diverso dagli adulti che scrivono insulti sessisti alla Boschi o alla Azzolina, in pratica è colpa dei social e non del rap”. Come dire che sono le regole del social #Game – però, deh, c’è anche del vero. Anche se in tanti anni di insulti che financo io, marginale due di picche, ho ricevuto dai fan (tra l’altro, quasi sempre da fan di qualcuno che mi piace) (QUASI sempre) so perfettamente che il povero piccolo artista che viene soccorso dai suoi discepoli, in privato gongola per la prova di forza dimostrata dalla shitstorm. Ma questo implica che gli artisti debbano essere responsabili dello zelo dei propri fan? Non potranno più essere liberi di dedicare un brano a Vallanzasca e Turatello citando espressamente il mio riverito quartiere, la mia sweet home Comasina, senza essere obbligati didascalicamente a spiegare “Ragazzi guardate che erano cattivi, veh!”.

(se conosco Vallanzasca – e lo conosco davvero, incidentalmente) (Turatello ovviamente no, ma ho conosciuto gente decisamente vicina a lui) (sentendo il pezzo intuirà subito la furbata dell’operazione, ma farà quanto in suo potere, cioè poco, per interpretare il video. E concluderlo con le parole “Ragazzi guardate che eravamo cattivi, veh”) (se Emis e Jake non hanno fatto nemmeno un tentativo in questo senso, sono meno furbi di quanto io li faccia)

Lungi da me negare libertà di espressione a Jake, Emis e gli FSK (il cui Padre figlio e spirito peraltro ha dei momenti di autentica ghignosità e di ghignosa autenticità) (…più la prima. E vedo dalle reaction degli YouTubers, per esempio ilMasseo o Around Dread, che non sono il solo a pensarlo). Del resto, accetto anche che nel suo sfogo Margherita Vicario mormori “Io continuerò a scrivere bellissime canzoni”. Ma ovviamente le riconosco l’alibi dello choc da insulti di massa, che scuote profondamente chiunque non goda nel farsi infamare (penso che valga ad esempio per Andreascanzi). A questo punto resta un solo argomento, tra i tanti che sento dire. Ed è:

“Ma in fondo i Rolling Stones, Lou Reed, non cantavano droga e violenza o machismo?” Di nuovo: non fate i ciccini, dai. Quelli scrivevano anche You can’t always get what you want o Street fighting man o Perfect day. Se Emis e Jake pensano di aver scritto qualcosa di quel livello, vorrei che cortesemente me la indicassero. Temo che non possano scrivere cose del genere, e nemmeno cose al livello di Marra, Salmo o Gué. Non lo fanno – chissà, forse non lo vogliono fare. Mi domando se sia perché il rap game glielo impedisce.

Resto della top ten. A questo punto, mi sembra geniale che la seconda new entry sia Annalisa con un album intitolato Nuda. Che no, ci mancherebbe altro, non è la modalità in cui una femmina ITALIANA fa bene a porsi in quest’epoca ma semplicemente una cosa provocatorio-simbolica, miii non si può più dire niente che la gente s’indigna, ci vorrebbe un Polo della Libertà a liberarci tutti. Come già accennato, Nuda è uno dei due dischi pop in top ten, tutti e due della Warner: l’altro è Crepe di Irama, che scende al n.7. Gli otto dischi rap in top ten sono perciò quelli dei già citati FSK Satellite (n.3), Mr. Fini di Gué Pequeno (n.4), Gemelli di Ernia (n.5), Buongiorno di Giggetto D’Alessio con tutti i rapper a portarlo in spalla (n.6); chiudono la prima diecina Marracash, ThaSupreme e Geolier.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top ten perché si erano annoiati di starci Tedua ma soprattutto i Pinguini Tattici Nucleari che ci stavano accampati da febbraio, e la compilation RTL Power Hits Estate (ed era tempo). Entra al n.39 Alicia Keys. Il dominio di Universal in classifica si è molto ridotto: dal comodo 50% che le era diventato abituale è attualmente a 44 album su 100, con Sony salita a 25 e Warner a 16. Che bello, siamo vicini allo stesso tripartitismo della politica ITALIANA, vedete che non si può fare a meno di tirarla in ballo? Poi pensate, ci sono addirittura 24 album non ITALIANI in classifica. Certo, l’età media degli stranieri è altissima, da Cat Stevens a Deep Purple a Neil Young (…ai Nirvana). Ma evidentemente, come Ibrahimovic o Messi o il Gran Cappone portoghese, malgrado l’età la buttano ancora dentro.

Sedicenti singoli. Nelle playlist le Azzeccatissime Hit Estive dettano ancora legge, e il podio risulta invariato: n.1 A un passo dalla luna di Rocco Hunt & Ana Mena, n.2 Superclassico di Ernia, n.3 Hypnotized di Purple Disco Machine ma occhio, entra al n.4 il singolo 22 settembre di Ultimo, uscito a metà settimana ma evidentemente destinato al n.1 grazie al grido potente del ritornello, che riassume gli sforzi di duemila anni di arte ITALIANA: “Io la vita la prendo com’è”. E così dovreste fare anche voi snob. A proposito di Ultimo, passiamo ai

Lungodegenti. Diari aperti / Segreti svelati di Elisa compie 100 settimane consecutive in classifica. È un album di cui non mi sono occupato molto (ehm), sono andato a dare un’occhiata su Spotify e ho visto che i suoi 14 brani diventati 21 con l’aggiunta di quelli in inglese fanno numeri schizofrenici. Sono molto alti quelli coi featuring (Calcutta, De Gregori, Rkomi, Carl Brave, Brunori Sas) (quello con Carmen Consoli è il più basso). Ora, se voi volete leggere della malignità in questo rilievo innocente, state negando la mia libertà di esprimermi: mi adonto e dissocio: viva Elisa e il suo album che entra nel club prestigioso dei centenari, al cui vertice c’è il segnetto ÷ di Ed Sheeran (186 settimane), seguito da Rockstar di Sfera Ebbasta (140), i primi due album di Ultimo Peter Pan (137) e Pianeti (134), 20 di Capo Plaza (127), Potere – Il giorno dopo di Luché (117). Ma c’è un solo bicentenario in un club tutto suo, e lo hanno inciso un tot di anni fa i

Pinfloi. The dark side of the moon ha raggiunto le 203 settimane consecutive in classifica, e lo fa calando un pochino, dal n.63 al 68; preoccupa un po’ gli scienziati la flessione di The wall, dal n.81 all’85. Ma qui devo ammettere che con meschinità e nequizia vi avevo nascosto l’ingresso al n.13 dell’album live di Nick Mason e dei suoi Saucerful Of Secrets, nei quali milita anche Gary Kemp degli Spandau Ballet (eh, i percorsi della musiqua antiqua). Album la cui tracklist vetusta e pre-Dark Side fa sembrare recentissimi ambedue gli album di cui sopra. Pertanto, i dualismi di oggi saranno tutti vintagiosi: Thedarkside è Leonardo Da Vinci, Thewall è Michelangelo; Thedarkside è Fellini, Thewall è Visconti; TDS è Van Basten, TW è Maradona; The dark side of the moon è Totò, The wall è Peppino.

(…già rido pensando a quale sarà il paragone più contestato) (grazie per aver letto fin qui) (siete fantastici) (a presto!)

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

Marco Masini aveva capito tutto – TheClassifica 36/2020

No, non è vero, è un titolo scemo per incuriosirvi. Però dopo Vaffanculo, un’altra sua vecchia hit torna d’attualità.

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

«A little voice inside my head said: “Don’t look back, you can never look back”
I thought I knew what love was – what did I know?
Those days are gone forever, I should just let them go, but…
I can see you, your brown skin shining in the sun, you got the top pulled down
Radio on baby»
(Don Henley, The boys of summer)
 
Agosto è andato. E come sempre siamo tutti un rimescolone dolceamaro – quanti ricordi, vero? E quante belle canzoni a rendere ancora più intensi gli indimenticabili momenti che abbiamo trascorso nel languore dell’estate.
E siamo qui proprio per questo, per un’ultima estenuante cavalcata in Tormentonia, questo padiglione del disprezzo per i propri simili che il comparto della musica italiana è riuscito, nonostante tutte le difficoltà, a mettere in piedi anche quest’anno. Non facciamogli mancare il nostro plauso, per aver voluto a tutti i costi esserci vicini con composizioni banali, orrende e sceme, per immergerci in una spietata parvenza di impietosa normalità.
…Siete ancora in tempo per uscire da questa pagina, perché non posso che promettervi pena e strazio. Fatelo ORA.
 
(siete sempre qui?) (come me del resto) (abbiamo decisamente qualcosa che non va)
 
In realtà. Potrei dirvi che tra le cento Azzeccatissime Hit Estive del 2020 ce ne sono un paio che vi caveranno un sorriso quando nel 2050 le risentirete a Techetecheté. Ma sarebbe scorretto da parte mia. Perché nel 2050, vi piaceranno TUTTE – esattamente come qualsiasi lagna passi a Techetecheté. Quindi, lasciamo stare. E intanto, se non vi dispiace, chiudiamo la pratica della classifica dei presunti album. Basta dire chi è
Il numero uno. Che è ancora Mr. Fini di Gué Pequeno. Uscito nove settimane fa, ne ha passate sei al primo posto. Siamo alla 35ma settimana dall’inizio dell’anno, e per 27 settimane al n.1 c’è stato un album rap. Poi c’è
Il resto della top ten. Altri sette rapper (Ernia, Tedua, ThaSupreme, Geolier, Lazza, Marracash, Ghali) più i Pinguini Tattici Nucleari (n.8) e un cantante pop (Harry Styles, n.9). In pratica tutti maschi, e tra loro uno STRANIERO, un gruppo – rigorosamente ITALIANO, passato dal Festival della Canzone ITALIANA. Le prime dieci sono sostanzialmente quelle, con minime variazioni, da un mese e mezzo. Passiamo ora di gran carriera agli
Altri argomenti di conversazione. Più alta nuova entrata, Maluma al n.48, davanti a The Killers, n.54. Suggerirei di usare questi argomenti solo se la conversazione vi ha annoiato e con questi argomenti la volete uccidere. Passiamo pertanto, come promesso, ai
 
Sedicenti singoli. E quindi all’ultimo piccolo momento di gloria per Tormentonia 2020, che tanti show televisivi si accingono a celebrare degnamente in questi giorni. Stavolta vorrei farlo con un’occhiata da tre punti di vista: la classifica dei più ascoltati in streaming (FIMI), quella dei più visti su YouTube e quella dei più trasmessi dalle radio (Ear One).
Questo, anche per un ambizioso tentativo di discorso sulla democrazia diretta.
No, fermi: non ve lo faccio mica io. Non me ne intendo.
Però magari qualcuno di voi riesce in qualche modo a unire i pezzi, tenendo conto delle differenze tra i sistemi elettorali (Spotify e YouTube) e confrontandoli con il Governo dei Saggi (per così dire), cioè la radio. E notando le
Affinità e divergenze. Non si discute su una cosa: al POPOLO, che sia quello giovane e prevalentemente maschio di Spotify o quello anagraficamente più tardone e di genere lievemente più equilibrato (se non apertamente a maggioranza femminile) di YouTube, piacciono tanto due azzeccatissime hit estive: quella di Rocco Hunt e Ana Mena, e quella di Boomdabash e Alessandra Amoroso. Qui non ci piove: già da un po’ sono le prime in entrambe le classifiche, a posti invertiti. Le radio, anche loro approvano incondizionatamente Karaoke e lu ventu de lu Salentu; però, toh!, Rocco Hunt non appare tra i prediletti (su YouTube invece si trova ancora in top 20 il singolo del settembre scorso, che però featurava J-Ax e Boomdabash quindi dai, era costruito per uccidere). Oltre a ciò, i network radiofonici non apprezzano più di tanto il pezzo di Baby K & Ferragni o quello di Elodie, e i rapper li lascia volentieri a Spotify: non ci sono Gué Pequeno, Geolier, Shade, Ernia. Ma guardate da voi.
(sì, lo so che il titolo del pezzo di Rocco Hunt su YouTube è in spagnolo) (ci sarà il suo perché)
Potrete notare come gli ITALIANI scelgono prodotti ITALIANI. Le radio, metafora dei media, cercano di fargli ascoltare canzoni STRANIERE. Addirittura undici nelle prime venti; si scende a 5 su 20 su Spotify e 3 su 20 su YouTube. Oltre a questo, c’è una maggiore mobilità. Che carine: ci provano a stimolare il loro pubblico. Notate anche due cartine di tornasole dell’equilibrio di genere su YouTube: BTS ed Emma Muscat, bandite dai giovani maschioni che monopolizzano Spotify. Ah, a proposito.
Quelle che vedete scritte in una tinta balzana rispetto alle altre sono le canzoni che trovate solo in quella particolare top 20, ed esprimono quindi un po’ di più la specificità di quel mezzo. E magari fanno pensare agli utenti che La isla di Elettragiusy sia veramente un successo (n.9 su YouTube), o che lo sia Bam bam twist di Achille Lauro (n.3 per le radio), o che lo sia Bimbi per strada di Fedez.
E forse lo sono. Che diamine, in fondo ogni cosa ha successo. DEVE averlo. Ogni cosa è illuminata. È la premessa indispensabile di quel che resta della musica. Altrimenti, per fare un esempio facilone, milioni di miei rinomati colleghi (di successo) a Sanremo non si sbatterebbero come bisce per decretare il SUCCESSO finale di una canzone caruccia e patatosina ma ai limiti dell’inconsistenza come quella di Diodato. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti – essa già trasvola ed accende i cuori da RDS al Fatto Quotidiano: vincere! E se esistono, se anche una sola volta vengono ascoltate o condivise o trasmesse nel nulla, hanno vinto. Constatato questo, io personalmente, sicuramente per snobismo, trovo che i cantanti e gli autori e i producers (i RE MIDA della nostra canzone) coinvolti nel 99% delle azzeccatissime hit estive del 2020 siano scesi sotto un livello di imbarazzo e miseria così infimo che me li segno tutti – perché non solo sono autenticamente, sinceramente indignato con loro, ma mi impegno a provare paranoica avversione per chiunque parlerà o scriverà bene della musica che faranno nei prossimi cinque anni, dovessero anche ritrovarsi a incidere dischi assurdamente transgenerazionali tipo quelli dei
 
Pinfloi. The dark side of the moon è ancora l’album da più tempo in classifica (199 settimane) (se lavorate per un giornale, avvertite il vostro anniversarista di fiducia: può scrivere un pezzo sulle 200 settimane, nel caso non voglia aspettare o non pensi che tra due mesi arrivi al record assoluto di quattro anni di permanenza continuata). Si trova al n.64. The wall è al n.69. E sono quasi duecento settimane che concludo scrivendo qualcosa di faceto sul rapporto tra questi due dischi. Ma è sempre più difficile, tanto che penso che inizierò a cimentarmi con dei paragoni dementi tipo che uno è il panettone e l’altro il pandoro, uno è il mare e l’altro la montagna, uno è gli slip e l’altro i boxer, uno è la pillola blu e l’altro la pillola rossa di Matrix. Se siete d’accordo inizierei da: The wall è per chi ama i gatti, The dark side of the moon per chi ama i cani.
(…forse devo correre a brevettare quest’idea imbecille, prima che qualcuno di voi me la rubi per tirare su dei like e avere SUCCESSO al posto mio)
(ma sì, fatelo) (non preoccupatevi per me, resterò foolish e hungry) (grazie per aver letto fin qui, a presto)
 
«T-shirts, pantaloncini corti e perizoma
Ci siamo divertiti tutta l’estate»
(All summer long, Beach Boys)
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Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Tedua avrebbe potuto fare di meglio. Ma che diamine, aveva bisogno di soldi.

Tolkien e le canzoni di Amici – Classifica Generation ep.27

Tolkien e le canzoni di Amici – Classifica Generation ep.27

Ho la sensazione che con questa Giordana Angi facciano sul serio. Oddio, pareva che pure con Riki e Thomas facessero sul serio. Ma sono abbastanza convinto che lei non ingrosserà le fila delle gallerie mensili “CHE FINE HANNO FATTO I VINCITORI DI AMICI?”.
(se non altro, perché è arrivata seconda) (comunque, chissà che fine hanno fatto i primi precari di redazione che hanno fatto le prime tra queste gallery)

Giordana Angi in sé è interessante per tre motivi. Il primo è il PERSONAGGIO. Che non mi interessa.
(sì, ho appena detto che è interessante, ma mentivo) (lo so: concorrente apertamente lesbica nella trasmissione per eccellenza tra quelle per le famiglione del popolone) (quella che il sovrano dei sovranisti dice di guardare) (i media trovano il personaggio interessante, il pubblico pure) (vedete media, qui?) (vedete pubblico?) (bene) (ora, se la smetto di interrompermi, possiamo andare avanti)
Il secondo motivo interessante, è che ha una certa abilità nello scrivere. In realtà sarebbe interessante anche se non ne avesse nessuna, vero? Quindi vediamo di non dare in escandescenze. Però soffermiamoci su questo: ha 25 anni e nel 2012 era a Sanremo Giovani. A quanto pare, ha provato per cinque anni ad entrare ad Amici.

Ed è qui che arriva il terzo motivo. Ovvero, in tutti questi anni votati a capire come entrarvi, Giordana Angi ha assorbito Amici. È diventata Amici. Come tutti gli eroi fantasy, da Luke Skywalker ad Arya Stark a Daniele Capezzone, ha intrapreso controvento il viaggio mitico verso la verità mistica assoluta del suo universo: ha studiato le esoteriche arti degli oscuri creatori di canzoni da talent: Federica Camba e Daniele Coro, Roberto Casalino e Dario Faini (che oggi incede rivestito di respekt col nome Dardust), e ha imparato a spostare le emozioni del pubblicone che chiede una NARRAZIONE di giovanili ardori e patemi, di indomite ribellioni e teneri flirt, di rivalità senza quartiere e amicizie fraterne tra Lilo, Lele, Lulu, Lalo e Lolo – e che tutto questo sia impastato nell’amore unanime, devoto, umile e succube per Maria De Filippi, che in silenzio contempla e disprezza ogni creatura vivente con ferocia suprema come il Nyarlathotep di Lovecraft.

E quello che Giordana Angi ha scoperto è che alla fine di questo decennio, a differenza del frivolo pubblico di X Factor che chiede la novità per poi annoiarsene in due settimane, il pubblicone di Amici vuole il tipo di canzone che voleva alla fine del decennio scorso (dopo la crisi dei subprime). Ha scoperto la più pura essenza del brano Amico, e la applica con alacre fervore. Prendiamo, da Voglio essere tua, attuale n.1 tra i presunti album,

1. Voglio essere tua. Parte piano. Quasi con un parlato. Poi la voce sale di un’ottava – entra la batteria, ed ecco un pieno emozionale, cantato con una voce e un pathos esattamente a metà tra la superospite perfetta di Amici e la santa martire più iconica. Che incidentalmente, sono sorelle: Loredana Berté e Mia Martini. Poi però si placa. Riflette. No, non ce la fa, non c’è verso di placare queste emozioni piene di sincerità piena di cuore pieno di cicatrici piene di desiderio pieno di emozioni.

2. Le 4 Milano. Parte piano. Poi la voce sale all’ottava superiore, entra la batteria picchiando sui tom, e c’è un crescendo. Poi però si calma. Si interroga. No, non ce la fa, non c’è verso di calmare questo desiderio pieno di sincerità pieno di emozioni piene di cicatrici piene di cuore.

3. 400 proiettili. Parte piano. Quasi un parlato. Poi sale all’ottava superiore, tutta emozionale. E a un certo punto la batteria inizia a picchiare, con la solennità dell’ineluttabile. Poi però scende. Rallenta. No, non ce la fa, non c’è verso di rallentare questo cuore pieno di coltellate dritte al cuore pieno di proiettili nelle arterie;

(il cuore compare un sacco di volte. Il cuore è un concetto da ribadire. Giordana ha cuore. Chi la ascolta ha cuore. Gli ITALIANI hanno un cuore. Persino i critici musicali hanno un cuore. Infatti di solito partono piano. Poi salgono all’ottava superiore, tutti storytelling. Poi si chetano. Dubitano di se stessi. No, non ce la fanno, non c’è ragione di dubitare di una prosa incespicante tutta pagine di Smemoranda e orgogliosa marginalità)

4. Mi hai lasciato senza dire niente. Parte piano. Poi sale, quando inizia ad accusare di essere stata lasciata sola “In questo fottutissimo casino”; grida perché il rancore va gridato, e negramarizzato con il meteo: “Mi sento sola in mare aperto, dentro la tempesta dovrà pur tornare il sole, eravamo così belle tra la gente, mi dicevi”.

5. Paura di morire non ne ho è un pezzo magistrale. Così come Tommaso Paradiso si trasfigura in Umberto Tozzi, Giordana Angi diventa Mia Martini – ma in un brano in reggae lineare che ha lo stile di Loredana Bertè e la sua filosofia: “Niente da perdere, tutto da vivere, mi godo il momento mi prendo il meglio”. Implicitamente poi il titolo ne evoca un altro antico e Bertésco che contiene, tutta anticristosa, la bestemmia suprema del suo ordine religioso: AMICI non ne ho.

In pratica, le canzoni che piacciono al pubblico di Amici sono canzoni-hobbit. Perché la canzone di chi ama Amici, ovvero ogni buon ITALIANO, non parte promettendo un’epica fin dalle prime note come il tipico brano sanremese – no, si preoccupa di dubitare di quell’epica, nella parte iniziale e poi dopo la prima battaglia. In pratica si muove come qualsiasi protagonista di qualsiasi quest eroico secondo la teoria de Il viaggio dell’eroe di Joseph Campbell: ritrosia iniziale, illuminazione, terribile confronto con il mistero e con la propria più intima natura, accesso a una nuova consapevolezza. Ed è il caso di essere consapevoli che con o senza il suo attuale sponsor Tiziano Ferro, Giordana sarà ancora nei quartieri alti alla fine del prossimo decennio. O forse no.

Resto della top ten. Entra al n.2 Tradizione e tradimento di Niccolò Fabi, e al n.3 l’album di debutto del rapper napoletano Geolier. Scalano al quarto posto i Modà e al quinto l’ex numero uno Renato Zero. Forse un po’ più basso del previsto l’ingresso di Mecna e Sick Luke, sesti davanti a Lazza, Ultimo e Night Skinny – con Gemitaiz e Madman sull’ultimo vagone del trenino della top ten. Che è una top ten tutta ITALIANA, come piace al POPOLO. Ragion per cui, mi rifiuto di chiamarla “top ten”: la chiamerò Decina in cima. Peccato che abbia finito di parlarne.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla Decina in cima (aha!) Levante, Mika (primo degli stranieri, al n.15), Machete Mixtape e Rocco Hunt. Escono invece dalla classifica il Re Mida in versione solo piano di Lazza, che ha incuriosito i fan per una settimana di permanenza al n.19, ma è già sotto il n.100. Fuori subito anche il live dei Simple Minds e quello degli Helloween, Ghosteen di Nick Cave e i Darkness; ci sono state due settimane di gloria per gli Opeth e sei per i Tool. Entrano al n.23 i Lacuna Coil e al n.72 Tones And I. L’élite degli album da più di cento settimane in classifica parte sempre da Hellvisback di Salmo (193 settimane), The dark side of the moon (154), ÷ di Ed Sheeran (137 settimane), Evolve degli Imagine Dragons (121), Polaroid 2.0 di Carl Brave x Franco 126 (120), The wall (103).

Sedicenti singoli. C’è una nuova numero uno anche tra i singoli: scivolano via subito Lazza & Sfera FEATURING Capoplaza (dal n.1 al n.6) e conquista il primo posto Dance monkey dell’australiana Tones And I, ovvero La ragazza Con La Voce Strana Nel Video Molto Strano. Sale al n.2 Ti volevo dedicare di Rocco Hunt FEATURING J-Ax e Boomdabash, e resta aggrappato al n. 3 Fred De Palma FEATURING Ana Mena con Ancora una volta, la loro hit dell’estate FEATURING tutte queste zanzare che ancora non sono passate a

Miglior vita. Dieci album su cento sono di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di influencer. Ne è capofila Emozioni di Lucio Battisti al n.36. Ma ormai non possiamo più girarci attorno: manca ormai da mesi, ci siamo persi Nevermind, ultimo avamposto del rock presso i giovani. Ma no!, non è vero, scherzavo, sapete che resiste baluardico quel rito di passaggio che chiamiamo

Pinfloi. The wall sale dal n.74 al 60, mentre The dark side of the moon cresce un po’ meno ma cresce, dal 45 al 44; secondo i sondaggisti, questo elettorato diviso tra le preferenze per il più vecchio dei due album rispetto al più 40enne è una chiara risposta all’ipotesi di Beppe Grillo di togliere il diritto di voto agli anziani. L’unico problema è che per metà dei sondaggisti la risposta è un chiaro “no”, per l’altra metà è un chiaro “sì, caspita – e includiamo anche i 40enni, vero?”.