Tag: Francesca Michielin

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

Un’epoca di musica pop è finita. E forse è giusto. Ne sta iniziando una nuova, di musica inconsistente. E forse è giusto.

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Sesso e ragazzine – TheClassifica episodio 12/2021

Prefisso. Mentre più in alto la cremosa crema dei miei colleghi dibatte su Floating Points e Pharoah Sanders, quaggiù nel mezzo del mainstream viviamo un periodo strano. Dopo anni di wrestler maschioni e rappusi, nella classifica FIMI dei presunti album stiamo osservando un avvicendamento (rapidissimo) di prodotti rappresentativi di tutte le fasce di acquirenti. La presa ferrea del maschio 14enne sul mercato è sempre consistente, ma possiamo dire che non è tutto quello che succede. In due mesi abbiamo avuto in prima posizione, con turni rigorosamente stabiliti dalle tre megaditte della musica, Michele Bravi, Mace, Gazzelle, Jake La Furia ed Emis Killa, Il Tre, gli Amici di Maria, Ermal Meta, e in questa ennesima settimana dell’interminabile post-Sanremo sono stati Madame e Maneskin a fare i numeri grossi per contendersi

Il numero uno. E l’hanno portata a casa i Maneschi, apparentemente grazie a qualche cd venduto in più rispetto alla Madama, più forte nello streaming – ma i parametri tendono ancora a premiare il caro vecchio tondino, del resto con quel che costa. Poi, credo che già domani Massimo Pericolo riporterà i maschi pubescenti al governo del Paese, proprio come succede in politica. Ma il fenomeno Maneskin è talmente peculiare che finisce per significare tante cose insieme. Intanto, penso che la maggior parte delle persone con più di 30 anni abbiano una specie di istintiva, divertita e un po’ imbarazzata simpatia per i Maneskin, altrimenti non si sarebbero imposti tanto a XFactor quanto alla Kermesse (ma penso che avrebbero vinto anche tra gli Amici di Maria). Malgrado la voce abrasiva di Damiano David e la scelta di un rock grezzone e molto Virginradio (che nel mio ambiente viene generalmente irrisa ma è una delle prime dieci radio della nazione), finiscono per essere più commestibili per le orecchie di chi ascolta musica da almeno un decennio, rispetto alla orgogliosa distruzione della musicalità messa in atto dai PRODUCER con il loro straordinario tocco di Mida. Non va sottovalutato però un fatto:

(mi scuso per il linguaggio explicit in arrivo)

i Maneschi rimettono un sex-appeal intricato ma multiforme al centro di tutto, che è una cosa che storicamente il pop e il rock hanno sempre cercato di fare, mentre il rap e l’urban (pardon) hanno sempre risolto la faccenda millantando la propria attitudine a mostrare il proprio bigolino a tutto il quartiere mentre mamma li contempla orgogliosa. E non parliamo dell’indie, che da anni decanta la triste sensibilità del proprio triste bigolo.

C’è una smaccata componente di boy-band (con femmina: bonus) nel successo dei Maneschi, però non solo. Teatro d’ira vol.1, il minialbum (sette pezzi nuovi più Vent’anni che era uscita alla fine del 2020) (poi ovviamente arriverà la seconda dose) è una collezione di slogan che Gucci e Achille Lauro dovrebbero prendere in considerazione se vogliono finalmente vendere un disco.

(ok, lo so, non è detto che lo vogliano, finché trovano il lacché Amadeus che al fotomodello concede lo status di Superospite della Kermesse, alla fine il loro lavoro lo hanno fatto)

Viva la siga. E cionondimeno, anche se è evidente che devono lottare con tutte le loro forze per spremere strofe decenti dai loro diari adolescenziali (“Loro non sanno di che parlo, voi siete sporchi, fra’, di fango. Giallo di siga fra le dita, io con la siga camminando”) (…la pigrizia di insistere due volte nella stessa strofa sulla SIGA) (con la esse) (l’emblema del ribellismo quattordicenne) (non a caso tutti i manager raccomandano il tabagismo ai loro cantanti, e i produttori mondiali di tumori a partire da Philip Morris esultano commossi) non si può negare che tra gli scarabocchi venga sempre fuori la frase a effetto, che in gioventù avrebbe fatto effetto persino a dei cinici tagliagole come voi, che vi sapevate diversi da LORO.

Resto della top 10. Detto di Madame al n.2, al n.3 ci sono Dimartino e Colapesce con I mortali². Il che significa, podio tutto per la Kermesse. Che non ricordo nemmeno più quando è stata, e d’altra parte non sono nemmeno del tutto certo che sia finita, forse se accendessi la tv stamattina scoprirei che Fiorello è ancora impegnato in qualche gustosa gag inserita tra il novantesimo e il novantunesimo cantante in gara nella terza serata. Debutta al n.4 Justin Bieber (vedete, anche qui – girls, girls, girls) ed entra al n.5 il discoanniversario della settimana, La voce del padrone di CapireBattiato, non se ne fanno più eccetera. Traccheggia al n.6 Mace, e devo ammettere che non avrei pensato di trovarlo ancora così in alto dopo sette settimane; debuttano al n.8 Lana Del Rey, che ogni tanto ricompare tipo Jasmine Trinca o Valeria Bruni Tedeschi, sapete quelle entità periodiche alle quali bisogna dare i David di Donatello. Si affaccia al n.8 Ghemon, del quale inizio a sospettare che abbia più estimatori che ascoltatori, e non so se cogliete la sfumatura, credo che lui la colga. Al n.9 Capo Plaza, e al n.10 Harry Styles con il suo bel testone (…girls, girls, girls). Caspita, che top ten variegata. Giovani e Maestri, ITALIANI e stranieri, rappusi e hipster, maschi e femmine, kermessi e playlisti. E guardate cosa succede tra i

Sedicenti singoli. Abbiamo lo stesso podio dei presunti album, ma al contrario, in modalità satanicamente corretta, con i tre kermessi, messi in ordine inverso: al n.1 Dimartino e Colapesce con la Musica leggerissima, al n.2 la Voce di Madama, al n.3 Zitti e buoni dei Maneschi. Il regno di terrore sanremese si estende al n.4 (Francesca Michielin e Fedez) (che tra l’altro, pochi lo sanno, è diventato di nuovo papà) e al n.5 Irama (che tra l’altro, pochi lo sanno, ha partecipato a Sanremo anche lui). Ma in effetti anche al n.7 (Coma_Cose) e 8 (Annalisa) e 9 (Fasma & GG). Non ricordo un altro Sanremo così persistente negli ultimi vent’anni. Me ne dovrò fare una ragione, evidentemente anche alla fine di questo secolo questa nazione sarà eternamente fascista e kermessa.

Nonbenissimo. Sì, va bene, Kermessekermesse, però se hai ottocento concorrenti e una top 100, qualcuno dovrà pure essere scagliato via col sedile eiettabile. E infatti escono dalla classifica dei sedicenti singoli Ghemon, Gio Evan, Bugo, Gaudiano, Max Gazzé, Francesco Renga, Loredana Berté. Per contro, abbandonano la comitiva dei presunti album Selena Gomez (dopo una sola settimana), ma soprattutto Gli Amici Bro di Maria, n.1 solo tre settimane fa, e ora già accantonata come gli acquisti fatti nelle televendite. Sono tentato di ripetere quest’ultima frase per evidenziarla, ma penso che basterà fare una breve pausa e guardarmi intorno con aria significativa. Sempre tra i presunti album, rimangono in classifica ma accusano severi tracolli a Piazza Affari l’ex n.1 Ermal Meta, che passa dalla vetta al n.23, in malo modo; Aiello e Fulminacci che dalla prima diecina discendono al n.25 e 30. E il nuovo de Lo Stato Sociale è al n.86, ma immagino che ne siano in qualche modo soddisfatti, sicuramente dimostra qualcosa che io non so. Volevo anche dirvi che oltre a non essere più in top ten tra gli album, Sferoso Famoso non è più nemmeno, in nessuna forma, nella top 30 dei sedicenti singoli. Il suo ruolo, strano a dirsi, è stato preso dai Pinguini Tattici Nucleari, in proprio ma anche nei richiestissimi featuring, da Ernia (Ferma a guardare, n.14) a Madame (Babaganoush, n.21). Già che c’erano, Ernia e Madama hanno completato il triangolo facendo un featuring tra loro (è Nuda, al n.31). Che charts promiscue, vero?

Altri argomenti di conversazione. In effetti sono usciti un sacco di dischi! E qualcuno è andato male, forse non erano segnalati nelle Nuove Uscite, forse non erano in target con noi giovani, sta di fatto che i Duets di Sting mancano la top ten e si accontentano del n. 15, e Loretta Goggi con la ristampa di Il mio prossimo amore (anniversario!) (era l’album di Maledetta primavera) (lo dico anche se sono certo che lo sapeste già) entra al n.31. Ora mettetevi comodi, sta per partire la litania degli album in classifica da più di 100 settimane. Per fare qualcosa di diverso, vi ragguaglierò prima sui singoli più longevi: Blinding Lights di The Weeknd (69 settimane) davanti ai Pinguini Tattici Nucleari con Ridere (49 settimane). Tra i presunti album invece ci sono diversi over 100 e sono Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari (103 settimane), Billie Eilish con il suo debutto (due anni! 104 settimane. Bella, Billie), Re Mida di Lazza (108), Post Punk di Gazzelle (121), Salmo con Playlist Live (124), Diari aperti segreti svelati di Elisa (126), 20 di Capo Plaza (153), Ultimo con tutta la sua discografia ovvero Colpa delle favole (103) Pianeti (160. Però è a rischio, è sceso al n.94) Peter Pan (163), e su tutti l’inutile Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 212 settimane fa. A maggio, per decisione presa dalla casa discografica che pubblica entrambi, toglierà il record di 220 settimane consecutive ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende (con la sua amara ma composta eleganza) dal n.31 al 37, mentre The wall slitta (latrando rancorosamente) dal n.51 al 66. Sono abbastanza sicuro che c’entri l’accostamento a Putin della settimana scorsa, guardacaso appena l’ho fatto ecco che i russi sono corsi a comprare dei nostri segreti militari (si vede che il telefono di Salvini era occupato) e la sezione commenti di questo blog è stata invasa (non scherzo) da bot cirillici che mi spammavano cirillosamente. Quindi, cambiamo prudentemente trend topic, passiamo ai diritti del calcio. The dark side of the moon è evidentemente Dazn, col suo passo lento e pensoso e lento e ragionato e lento – ma senza isterie e narcisismi patologici; The wall è sicuramente Sky, con i suoi ego gonfiati in modo maniacale. Mentre certamente Wish you were here è TIMvision, e la sua missione è portare infelicità alle masse. E una volta stabilito questo vi saluto e ringrazio di aver letto fin qui, alla prossima settimana.

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Musica ObBRObrissima – TheClassifica, episodio 10/2021

Sarebbe superficiale dire che quelle degli Amici di Maria sono canzoni orrende: c’è il tocco di Mida dei PRODUCERS italiani che le rende perfettamente nauseabonde.

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

A luglio sono stato ospite del televisore. L’idea era provare a creare in diretta il Tormentone In Laboratorio. Ho fatto preparare agli autori del programma delle urne con nomi di cantanti ITALIANI maschi, di cantantesse ITALIANE femmine, di producers ITALIANI (gli autentici ReMida del nostro pop) da abbinare a caso per interpretare un’azzeccatissima hit dell’estate ITALIANA. C’erano anche un mappamondo per scegliere la località esotica, un vocabolario di spagnolo dal quale prendere parole a caso, un libro con ricette di cocktail, un elenco di fenomeni meteorologici da inserire e uno di attività da compiere con il proprio telefonetto. Così io e il noto giornalista Alessio Viola abbiamo consegnato al Maestro Rocco Tanica gli ingredienti per scrivere un’azzeccatissima hit estiva: all’istante il bravo tastiere ha composto una canzone ambientata a Cancùn, contenente rime su justìcia e zapatos e importanti allusioni a gin tonic, instagram e a una bomba d’acqua (pronta ovviamente a diventare bomba d’amore). Interpreti sorteggiati: Fedez e Raffaella Carrà, prodotti da Boomdabash.
Io ridevo come uno stupidone. Ma non avrei dovuto. In primo luogo perché non avevo ancora perso gli otto chili messi su durante il lockdown (…che imbarazzo) e rivedermi registrato è stato doloroso. In secondo luogo, perché funziona esattamente così.
 
Covid & Co. Come per tante altre cose, è difficile dire se il virus, mandando a gambe all’aria tournée, firmacopie, cumparsite televisive e promozione, sia la causa del fenomeno o abbia solo dato una spallata verso una direzione già inevitabile. Ma ora come ora l’azzeccatissima hit estiva è l’unico genere musicale rimasto in piedi in Italia oltre al rap ITALIANO. Il pop è sparito, l’indie-pop è sparito, i cantautori sono spariti. Dopo i sanremesi, gli unici non rappusi a pubblicare degli album sono stati sostanzialmente Francesca Michielin, Ghemon e Cristiano Godano. E i  discografici ancora raccontano di questi album riuniti attorno al fuoco nelle notti senza luna, insieme alla storia dell’uncino o a quella dell’autostoppista fantasma. Questa è la musica ITALIANA nel 2020: verbosi contro chiringuiti. In questo momento nove album su dieci in top ten sono di rap ITALIANO; ma per fortuna il virus non ha bloccato l’estate e la nostra sacrosanta voglia di essere Portorico, la nostra autentica vocazione a dimenarci nel barrio e affermare una volta per tutte che esigiamo di bailar sulla playa tutta la noche. E questa viene fotografata – e messa su insta – dalla classifica dei singoli.
Non è il caso di essere snob. Gli italiani hanno diritto a canzoni brutte e cretine, e anche quest’estate il mercato gliene ha offerto una quantità immensa, perché non possiamo permetterci di vivere senza quella carica despacita che tutto il mondo ci riconosce. Mica siamo portoghesi o svizzeri. Siamo tenuti a essere ferocemente, istericamente sollazzati.
 
Pontificando. Con tutti i problemi che ci sono stati quest’anno, vogliamo negare al POPOLO la sua overdose di musica ebete? Ovvio che no. Ma l’anno scorso senza quarantena era la stessa sbobba e l’anno prossimo sarà la stessa cosa. La verità (che mi pare nessun opinionista musicale dica con la mia inimitabile serenità) è che la canzonetta estiva schifosa e senza dignità è un’eccellenza ITALIANA, Tormentonia un comparto che dà da mangiare a centinaia di addetti ai lavori il cui presunto talento si fa da parte di gran carriera quando c’è da mendicare gli ascolti del pubblicone. Quello che succede fuori è indifferente a chi canta e a chi ascolta. Solo due canzoni hanno incluso abbastanza esplicitamente il lockdown nella loro narrazione, e sono Una voglia assurda di J-Ax (n.38 in classifica) e Un’altra estate di Diodato (non in classifica). E direi che le loro performance possono essere un buon punto di partenza. Ma già che siamo alla casella del Via!, registriamo i
 
Non iscritti. Quest’anno non si sono presentati a Tormentonia Alvaro Soler, Benji & Fede, Rovazzi, Thegiornalisti/Tommaso Paradigma. Anche se quest’ultimo è stato grande protagonista del film purulento di Netflix Sotto il sole di Riccione, costruito sulla sua azzeccatissima hit estiva del 2017. A riprova della redditività del filone. Perché come diceva Faber, dal letame nascono i diamanti. Ok, non diceva così, però lo stiamo vedendo succedere. Forse Netflix sta già lavorando a film su Roma-Bangkok o Ostia Lido. Spero di sì. Tanto, non sono abbonato.
 
Fuori dal coro. Eccettuato lo strano Irama, peraltro ex numero uno, nove brani su dieci della top ten sono realizzati grazie a preziose collaborazioni tra artisti, straordinarie convergenze tra musicisti decisi a unire le forze per darci musica irripetibile. Pur nell’essere uguale a quella dell’anno scorso. Ma una legge della hit estiva è che più è uguale a qualcosa di già sentito, più è uguale a tutto il resto, meglio è. Insomma smettetela di chiedere troppo agli italiani, hanno pure diritto a svagarsi con roba brutta e noiosa.
 
Sequel e remake. In realtà in giro c’è una forte tendenza al neoclassico: nelle hit estive che piacciono al di fuori dei nostri confini, Break my heart di Dua Lipa è in forte odore di Need you tonight degli Inxs; Kings & queens di Ava Max somiglia in modo sospetto a You give love a bad name di Bon Jovi, Some say di Nea è ugualina a I’m blue degli Eiffel 65. Quindi abbiamo trovato un altro alibi che permette a Fedez di rifare Children di Robert Miles (nolente, perché purtroppo impossibilitato a esser volente). Non ha esattamente spaccato, ma è in top 10 sostanzialmente da quando è uscito. Del resto come sempre ha un messaggio importante, con sottile sottotesto politico: “Ma che bella l’Italia, ma che ne sa la Germania”. Wow. Beh, quando uno ha delle cose da dire. Invece, il n.1 dell’anno scorso Fred De Palma ha girato il seguito di Una volta ancora con Anitta al posto di Ana Mena. La canzone si chiama Paloma, è al n.6. Benino, ma non benissimo e per un motivo preciso: il gossip non può decollare, non li si può shippare perché ok, nel video c’è tanto barrio e balle varie, ma Anitta e Fredo non appaiono mai insieme. Il brano ha qualcosa di Mena rispetto all’anno scorso. La verità è che Ana è annàta a tubare con Rocco Hunt nel video di A un passo dalla luna – numero uno in classifica da due settimane, cosa che mette la signorina Mena da Estepona, Costa del Sol, sul nostro Trono di Racchettoni; in vetta nel Ferragosto 2019, e nel Ferragosto 2020. Ruocc’ per il video l’ha raggiunta a Ibiza, dove lei si diMena in canotta tra manzi in canotta, ma lui trova parole che non sa trovare nessun altro: “Facciamo finta che l’estate è solo nostra. Anche il mare ci guarda, sembra lo faccia apposta”. Ehi, convincerebbe chiunque, e analogamente (ok, basta), convince Ana. E come vedete nell’immagine, se ne bulla con Fred. Quanto a Karaoke dei Bumdabàsci, è evidentemente il sequel sciapo di Mambo salentino del 2019: stesso gruppo, stesso featuring, stesso Salento; cambia solo lo sponsor alcolico, mostrato alle telecamere con la solita discrezione (…avete mai visto impugnare così una bottiglia?). L’anno scorso era Birra Peroni, quest’anno un’eccellenza birrosa del territorio. A proposito di benefattori:
 
Dolce & Gabbana. Sono tra gli elementi portanti dei video di: Rocco Hunt e Ana Mena, Boomdabash e Alessandra Amoroso, Giusy Ferreri e Elettra Lamborghini, Takagi & Ketra + Elodie, Mariah ft. Gipsy Kings, Fred De Palma e Anitta. Fa pensare, che un solo brand riesca a coprire tutto il fabbisogno di giovane e originale eleganza pop, tutta la voglia di essere se stessi e distinguersi che è tipica degli ITALIANI – ma soprattutto di questi artisti che da sempre hanno qualcosa di unico da dire. A proposito di posizione dominante,
 
Borotalco TV. Dovete sapere che è una casa produttrice dal nome sapientemente carloverdoniano nata quasi quattro anni fa, eppure già leader nei video delle azzeccatissime hit estive ITALIANE. Quest’estate ha realizzato gli spot di Baby K e Chiara Ferragni, Diodato, Vieri & i Due Scarponi, Ernia (Superclassico), Shade, Boomdabash & Amoroso, J-Ax, Gué Pequeno, Fred De Palma (e Anitta, non dimenticate Anitta), Mahmood e Sfera Ebbasta. Sanno cosa volete guardare.
 
Inserti pubblicitari. Non ci sono in tutti i video. Per esempio Irama non ne ha messi di nessun tipo, né ha fatto un video turistico per la pro loco (mi pare). Però quando ci sono, sono sempre dichiarati. E del resto, sono quasi sempre buttati addosso allo spettatore con l’eleganza ippopotama che vedete in questi esempi. Ma non bisogna pensare che lo spettatore si indigni. Lo spettatore rispetta lo sponsor, ne viene rassicurato. Anzi, a volte se il brand non sostiene spontaneamente l’arte, lo si inserisce con le cattive perché bisogna precisare che il cantante è persona di successo, tipo il video di Anna Tatangelo nel quale Geolier ha scritto Louis Vuitton pure sulla tiroide, mentre una Ferrari gira spensierata per Scampia.
 
Spotify vs YouTube. La classifica FIMI ruota attorno allo streaming a pagamento, cioè Spotify, Apple Music, Deezer, Whatever. Viceversa YouTube è il Grande Reprobo: in Italia è per ora escluso dai conteggi perché non paga volentieri i cantanti e le loro case discografiche, pensa che non se lo meritino. Così abbiamo classifiche che fanno somigliare tutti gli ascoltatori di musica italiani agli utenti di Spotify. Cioè, soprattutto teenager, soprattutto maschi, soprattutto ascoltatori di rap ITALIANO. Dal punto di vista di Spotify – e delle classifiche FIMI – J-Ax e Giusy Ferreri & Elléttraellllétttra e Vieri & I Suoi Due Amici Brocchi stanno avendo un’estate grigissima. YouTube, grazie alla sua utenza più adulta e imbruttita, salva alcuni di questi artisti da un greve flop. Al di là del sorpasso di Boomdabash e Santrina Amoroso ai danni di Rocco e Ana, il confronto tra charts permette di notare come le generazioni tardone spingano per la resurrezione di Elléttraellléttttra & LaGiusy dal n.22 al n.6 (e già quel n.22 era il picco della loro estate rispetto al n.40 di luglio), di TZN Ferro e GrandissimoJova, di Anna Tatangelo che balza a un meritatissimo n.18 (mentre secondo la FIMI ovvero secondo lo streaming non è nei primi 100). Per strapparvi un “oh!” di stupore vi sottopongo qui le due top 20: la bianca è la FIMI, la nera è YouTube.
Jerusalema. Ecco, questa è l’anomalia forte di questa estate, ma anche un segnale che la bomba TikTok sta per esplodere. Brano di provenienza sudafricana uscito nel 2019, per ora sconosciuto in USA e nell’Europa anglosassone, è una hit in Francia e Italia; i commenti su YouTube a questo pezzo di Master KG feat. Nomcebo sono interessanti. Questi sono quelli in cima alla lista in questo momento:
Elisabetta Amedei: “This song is a love message for the entire humanity…”
Nazirah Nubee: “That is fire the whole world just love the songs…conglatulation for your success u being able to spread love around the world during this pendemic and other national problems”
Anthony Abel: “No nude girl no false money no gold chain no fancy cars no drugs clean music with a nice beat. Who agree with me hit the like button”. (22.813 like)
Flo cri: “Ciao Mondo… Un saluto dall’Italia Uniti ce la faremo in questo 2020 da dimenticare… ❤️🇮🇹
Bohngo Nkumanda: “Jerusalem, my home, guard me, walk with me, don’t leave me here, my place is not here”
Chillness: “The positive vibe coming from this song is what the world need. Much love, much light!”
Kind Omen: “this song is a remedy for 2020”.
 
Insomma, non so se si è colto, ma a quanto pare qualcuno ce l’ha fatta a scrivere la canzone consolatoria per il mondo pandemiato. E c’è riuscito da due aree in cui nessuno era lì a sottilizzare sull’operazione: 1) il Sudafrica 2) il 2019. A proposito di stranieri comunque, credo che intitolerò il prossimo paragrafino
 
Stranieri. Coerentemente con la propensione estetico-politica dell’adulto ITALIANO, passando da Spotify a YouTube ecco che persino un pezzo mondialpopolare come Savage sparisce dalla top 20 ITALIANA che si ritrova così un solo pezzo straniero oltre a Jerusalema – ed è il più imbarazzante e cretino in assoluto: Mamacita que bonita dei Black Eyed Peas, perfetto per un popolo cui le orecchie servono per tener su gli occhiali di Dolce & Gabbana. E veniamo perciò ai testi e a due degli ingredienti principali della azzeccatissima hit estiva.
 
Alcolismo. Quest’anno è un po’ sottorappresentato, ma qualcosa si trova sempre. Elodie non si tira mai indietro: “Dimmi cosa vuoi da questi attimi eterni, vincere un Oscar o un Grammy? Cosa succederà? Lasciamo la città, tequila e guaranà”. Più classica Emma Muscat: “E adesso balla un po’ con me, la musica ci porterà con sé, la tua mano nella mia. Ma come per magia, mi baci e poi vai via, col sole che tramonta in un bicchiere di sangria”. Shade cerca “il mare in autostop, dai tuoi occhi a un altro shot”. LaGiusy ed Elllétttraellllllllllllléttttttra rispondono con “Ay papi non mi paghi l’affitto, vogliamo fuggire e aprire un bar solo mojito”. Ma non può battere il generatore di testi lobotomizzati di Baby K che quest’anno ha partorito una strofa che contiene anche l’indispensabile riferimento smartphonico: “Se la felicità è un bicchiere a metà, stasera mi ci tuffo mentre cerchi nelle app; non vado sotto vado on top, prima è vai e poi è stop. Dolce amaro curaçao già mi avevi al primo ciao”.
 
Se telefonando. Ciclone inizia con il proclama: “Scriverò di amarti sulle note di un iPhone”. Shade afferma amletico: “Voglio stare ancora un po’ e ti manderò un vocale che poi cancellerò, uoh oh oh oh”. Esprime la stessa esitazione epocale il pezzo de LaGiusy e della twerkona ricca: “Bella atmosfera, si sta da Dio, ti ho scritto tutto in un messaggio e non lo invio”. Nella composizione di Coconuda Tatangelo, Geolier regala: “A casa tengo tutt”e cose, ma l’unica cosa ca nun tengo è ‘o Wi-Fi, pecché se sape ca ‘e cose cchiù belle ca putimmo fa’ se fanno offline; je sto vulanno ncopp”a ‘na Yamaha, tu staje luanno ‘n atu Yamamay”. Non fate quella faccia, il Pasolini che è in voi sa bene che questa è poesia popolare (nel caso di Rocco Hunt, #poesiaurbana).
 
Ok, non è che si possano avere pretese. Chi è che vuole sentire in una hit estiva, che so, che passammo l’estate su una spiaggia solitaria e ci arrivava l’eco di un cinema all’aperto, mentre lontano un minatore bruno tornava. Oppure che son finito qui sul molo a parlare all’infinito, le ragazze che sghignazzano e mi fan sentire solo – sì ma cosa son venuto a fare, ho già un sonno da morire. Oppure ancora, che io quasi quasi prendo il treno e vengo, vengo da te – ma il treno dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va, e lei sembra un angelo caduto dal cielo tra fanatici in pelle che la scrutano senza poesia. No, è ovvio che nessuno potrebbe mai aver successo, d’estate, in Italia, con testi così pretenziosi: agli italiani queste cose non sono mai piaciute, ed è per questo che i nostri artisti di talento e i nostri discografici sono costretti a darci canzoni miserabili, ripetitive e cretine. Fosse per loro – ah, sapeste.
Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Quella cosa del diventare come i propri genitori – TheClassifica 25/2020

Tedua avrebbe potuto fare di meglio. Ma che diamine, aveva bisogno di soldi.

ClassificaGeneration Stagione III ep. 3. Fedez e Di Maio: guardando dal trono

ClassificaGeneration Stagione III ep. 3. Fedez e Di Maio: guardando dal trono

Allora, Fedez n.1, con Paranoia airlines. Primo album solista a 4 anni da Pop-hoolista. Che differenza anche tra i titoli, vero? Nel 2015 Fedez si schierava a favore dei NoExpo, e già in qualità di ragazzo-copertina del Movimento, avendone scritto l’inno Non sono partito: “Non ti fidi più di nulla ma tu prova! Tu prova! Dalla marcia su Roma fino al marcio su Roma. C’è solo un movimento che va avanti all’infinito”. Esplicitamente, diceva «Nella non scelta della politica italiana, la scelta migliore è il M5S».
Quel Federico Lucia cresciuto a Buccinasco (MI) era un giovane che si sentiva sagace e inarrestabile, sferzante e compiaciuto del proprio essere il Soggetto Nuovo proprio come una buona fetta di sostenitori dell’attuale partito di maggioranza relativa.
Venerdì scorso, 3 secondi dopo l’uscita di Paranoia airlines, sono subito uscite stroncature cruente – in diversi casi, temo, un po’ in malafedez. Da notare un paio di stroncature un filo dispiaciute, e di conio illustre: Claudio Todesco su Rockol, Elia Alovisi su Noisey. E tuttavia, non ne ho trovata alcuna che si gingillasse col fattore politico.
Bene.
Campo libero.

Paranoia airlines è cupo e malmostoso. Pare il disco di uno che medita di spararsi come Kurt Cobain ma lasciando, invece che un biglietto che cita Neil Young, un tweet che tagga Travaglio. Su 15 brani, solo due sono vagamente divertiti. Se qualcuno ricorda il Fedez di Mr. Brainwash o anche solo quei titoli che scriveva ghignettando (Voglio averti account, Non c’è due senza trash, Cardinal chic, Veleno per topic) stenterà a riconoscerlo.
Perché guardandosi attorno potrebbe facilmente buttarla in caciara con un po’ di trappismo (come tutti), invece in Che cazzo ridi concede solo 28 secondi a testa per Tedua e Trippie Redd (cosa che ricorda un po’ quando per Roger Rabbit la Warner impose che Bugs Bunny avesse lo stesso numero di secondi di Mickey Mouse). Oppure (magari con qualche beat tizianoferrico del nuovo produttore Michele Canova) potrebbe andare verso il pop come aveva già fatto nei duettini con Francesca Michielin; ma lui no, costringe Annalisa (ripeto, Annalisa) nella mugugnosa Fuck the noia. Non che manchino le frasi piacione per mandare in brodo la sua base elettorale, ma sono poche e buttate lì a casaccio come se il suo spindoctor Matteo Grandi fosse entrato in studio a scuoterlo:

“Le porte che apri, le bocche che chiudi
Le notti ubriache, si fotte da nudi
Le botte che paghi, le volte in cui sudi…
Ci estingueremo noi prima dei mutui”
(Paranoia airlines)
“Sono cresciuto, non entro più nel personaggio
Tanto sto parlando ad un bambino scemo
L’Italia va cambiata, il pannolino è pieno”
(Buongiornissimo)

In tutti i pezzi o quasi, affiora una delusione, un vuoto esistenziale che lo mettono tra il Tony Montana di Scarface e il Max Pezzali de Gli anni – in pratica, dopo aver crivellato di colpi Mauro Repetto. Di colpo, senza che qualcuno glielo abbia chiesto, smette di bullarsi del proprio successo e di infierire su noi rosikoni, e anche se ogni tanto prova a inscenare una narrazione jovanottescamente dolciaftra e folare della vita in due – pardon, in tre (“Separati siamo stelle, ma abbracciati siamo il sole, yeah”) tra La donna, il sogno e il grande incubo, sprofonda nel terzo. “La voglia di tornare a girare in motorino in tre senza casco, ritornare a far gli scemi come tutto era iniziato”. “Il cuore che ho lasciato sulla 91”. “Cosa fai di venerdì? Dai fatti bella, passo a deluderti”. “Non tornerà la primavera. Non tornerà la prima media”.
(capite cosa intendo dire?) (sembra uno che è stato mollato sia da Rovazzi che da J-Ax nel giro di sei mesi, e gli sono rimasti solo la moglie e la mamma) (e Michele Canova)

“Ora che la realtà è distante
Qui non c’è niente da invidiare
Ora che ho una casa più grande
Ma meno gente da invitare”.
(Fuckthenoia)

Vorrei andare avanti con gli esempi ma sono troppi. E oltre a non esserci più politica, non c’è nessuna delle gag scemone con cui buffoneggiava spalla a spalla (o spalla a ombelico, più realisticamente) con Gué Pequeno quando non si schifavano (“Sei venuto con una escort? No, una panda station wagon”). Soltanto, alla fine, TVTB, pezzo da maschi pubescenti lobotomizzati con la Dark Polo Gang, tipo lo zio che invita i nipoti e si sente tornare il cretinone 13enne che era, ulteriore momento-nostalgia mentre altrove

“Non so nemmeno mai davvero dove sto
Mi piace più il mondo se lo guardo dall’iPhone
Perché posso spegnerlo se mi va per un po’
In fondo è una pillola il tasto con scritto: off”
(Un posto bellissimo)

Voi direte. Sta cercando di riprendere una credibilità con la vecchia gherminella della fama e del denaro che non danno la felicità. Sta disperatamente invocando radici musicali nobili e rock (i Blink-182 di Adam’s song o “i Green Day con quella canzone che poi ti svegli ed è già ottobre”). Sta prendendo tempo in vista di una transizione a un qualche discorso adulto? Sta buttando fuori un album alla svelta prima che la pacchia finisca? («Non penso ci sarà un tour estivo perché la vita di questo disco non deve andare troppo in là»). Sta cercando di mostrarsi tormentato per recuperare punti – e ne ha persi, sapete – dopo la gaffe antipopulista della festa al supermercato? Con la quale entra in gioco la questione politica. Come direbbe il sommo Venditti.

L’appoggio di Fedez al Movimento. Era stato un ottimo affare per ambedue, visto che per quanto possiate detestarlo, Federico Lucia è un filo più lucido di Piero Pelù nell’argomentare (…e anche di diversi ministri e sottosegretari, se è per questo) (il vostro “Ci vuole poco” è previsto quanto ineccepibile).
Ma ora, raggiunto il governo, la fama, i ministeri, la celebrità, le leve del comando e il matrimonio più glamour possibile, la stima di Putin e il trono di Vanity Fair che prima le lettrici semigiovani conferivano a Biagio Antonacci, ecco che arrivati in cima alla montagna Fedez e una parte consistente dell’elettorato grillino, quella non fanatica, avvertono che qualcosa non va. Che sembrava tutto più facile, durante la salita (“Siamo rivoluzionari fino alla fine, ma poi infrangiamo più promesse che vetrine”). E addirittura invidiano il fascismo maiale del bulletto degli Interni e il bestionismo cialtrone del vecchio Feltri: gli invidiano quella mancanza di responsabilità perché loro di colpo – sarà il figlio appena nato, sarà la recessione – iniziano a pensare che era così bello, esserne Liberi liberi. E cosa diventò, cosa diventò, quella voglia che avevi in più? Eccetera.
Lo ammetto. Quando un milionario diventa lagnoso mi è difficile infierire, penso che si stia già flagellando costringendosi ad ascoltarsi (io ai Negramaro farei ascoltare tutto il tempo i Negramaro) (ma non escludo che il mio ragionamento sia fallace) (e poi dovrei farlo per tutti – che so, per esempio per Thom Yorke, il cui piagnucolìo caragnante mi ha regalato gli unici momenti di sollazzo del brodoso Suspiria di Guadagnino). Sinceramente non so se Fedez rimarrà al n.1 anche la prossima settimana. I numeri finora non sono quelli di un trionfo, specie nello streaming, e potrebbe arrivare qualcuno con un semplice 17% a togliergli il red carpet da sotto i piedi. Se invece ci resterà, buon per lui. Ma più dell’andamento dell’album, sono curioso di vedere come questo disco musicalmente torvo, faticoso e depresso si concilierà con la narrazione abituale fatta di foto dalle Maldive, ostentazione degli addominali e marchette per capi di abbigliamento punitivi.

Resto della top 10. Al n.2, dopo le prime 4 settimane dell’anno in vetta, Playlist di Salmo, mentre Non abbiamo armi di Ermal Meta entra al n.3 un anno dopo essere uscito. Ovviamente è una nuova versione più gonfia, [3 Cd + 1 Dvd] con il live e due inediti, a 30 euro circa. Slitta al n.4 Peter Pan di Ultimo, resiste al n.5 la Platinum collection dei Queen, presenti anche al n.8 con la colonna sonora di Bohemian rhapsody. Debuttano al n.6 Noi siamo Afterhours, e al n.7 Stanza singola di Franco126. Entra al n.9 (ma al n.1 dei vinili) Adrian, del cartone animato più vecchio del mondo; è ancora superospite della top 10, per quanto al decimo posto, Marco Mengoni.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top 10 Pianeti di Ultimo (n.15), Capo Plaza (n.13), Maneskin (n.11), Sfera Ebbasta (n.12), la colonna sonora di A star is born, Dani Faiv che piomba dal n.7 al n.51. In un’altra violenta oscillazione nel gusto di noi giovani, Anastasio dal n.11 al n.46 con tutto il mondo di Anastasio nel quale ci aveva fatto entrare. Entrano al n.14 i Backstreet Boys, al n.75 Steve Hackett, al n.79 i Tre Allegri Ragazzi Morti, al n.93 il live degli Skunk Anansie. Escono di classifica ben tre album di Fabrizio De André, il nuovo James Blake (dopo una settimana) e Heart to mouth di LP dopo sole sette settimane. LP incidentalmente è l’altra ospite pop internazionale di Fedez dopo Zara Larsson. Infine ÷ di Ed Sheeran entra nel ristretto club degli album da più di 100 settimane in classifica, proprio la settimana in cui Hellvisback di Salmo festeggia i tre anni di permanenza; lo seguono The dark side of the moon con 117 e Vascononostop con 116.

Sedicenti singoli. Entra al n.1 TVTB di Fedez feat. DarkPoloGang, che forse avete ascoltato a vostra insaputa mentre dormivate, grazie a “un’impattante campagna di advertising su Spotify” (cit.) che sta suscitando qualche sospettino. Scende al n.2 È sempre bello di Coez che precede Calma di Pedro Capò feat. Farruko. Incidentalmente, solo un altro singolo di Fedez, Kim & Kanye, con Emis Killa, è entrato in top 10. Diversi brani – per esempio, Buongiornissimo – sono sotto i 350mila ascolti. Non lo dico per fomentare gli hater. Tra i quali vanno annoverati personaggi eccellentissimi e ripieni di bellezza tracotante.

Sto semplicemente chiudendo la considerazione sul n.1 della prossima settimana. Perché considerata la fanbase che attribuivamo a Fedez, non sta andando benonissimo. Per ora. Poi magari la vita gli risulterà migliore.

Miglior vita. Nove album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di Netflix. Tenete conto che i Queen ne vantano ben sei (Bismillah!): accanto alle raccolte ci sono A night at the opera al n.33 e addirittura News of the world entrato al n.95. Mi chiedo se A night at the opera diventerà una presenza costante tipo, non so, certi album dei

Pinfloi. Calo quasi parallelo, con perdita di dieci punti per The dark side of the moon (dal n.46 al n.56) e tredici per The wall (dal n.54 al 67). Ma è colpa della casa discografica precedente.

Mina mena! – Classifica Generation, episodio XVIII

Mina mena! – Classifica Generation, episodio XVIII

Top ten tutta italiana, fatta eccezione per la n.1 che è svizzera.

Basta discriminare Sfera Ebbasta – Classifica Generation, cap. XIII

Basta discriminare Sfera Ebbasta – Classifica Generation, cap. XIII

Anche lui ha diritto di farvi schifo come Lorenzo Fragola e Baby K.

Nitro Ebbasta – Classifica Generation, cap. XII

Nitro Ebbasta – Classifica Generation, cap. XII

Nitro con l’album No comment ha passato la settimana al n.1. E tutti hanno passato la settimana (in effetti, il mese) a parlare di Sfera Ebbasta. Che ok, sarà numero uno nel giro di poche ore e l’evento verrà accolto con enfasi tonante dai media tutti – ma bella sfiga per Nitro, no? Si potrebbe dire: è inevitabile, Nitro viene dal clan di Salmo, che potrebbe essere l’artista di successo più ostentatamente ignorato d’Italia, quindi a lui tocca la stessa sorte; viceversa Sfera è la voce piagnucolina della gioventù e il Paese, ci dicono, ha bisogno di strafogarsi di giovinezza, primavera di bellezza.

Il piccolo dettaglio è che Gionata Boschetti in arte Sfera Ebbasta ha compiuto 25 anni, e Nicola Albera in arte Nitro li deve ancora compiere.

Ma possiamo convenire che il lucente mondo dei media, dagli asserviti agli alternativi, ha stabilito che il primo dà voce ai teenager, anzi, c’è chi incoraggia apertamente i genitori ad ascoltare Sfera se desiderano capire il figlio 16enne che veleggia sereno verso la terza bocciatura. Che cosa attribuisce una superiore autoritas al giovane uomo di Cinisello? I testi? Quelli di Nitro sono due spanne sopra – una spanna se la prende lui, l’altra se la toglie Sfera (“In faccia un AK, tra le gambe un mitra, boom, pah, sparo alla tua tipa… Sembro scemo, quanti ne ho fottuti, ahaha, genio, genio i soldi son cresciuti, ahah!”) (…sono dieci anni che ci facciamo le risatine indulgenti su queste declinazioni della lobotomia, se vogliamo continuare fino al 2060 per me va anche bene, in fondo più le nuove leve sono citrulle, più ho speranze di guadagnarmi da vivere nei prossimi decenni). 
Scartati i testi, la differenza la fa per il 20% il glamour (ché Sfera si agghinda in stile Priscilla regina del deserto, e l’altro pare Kid Rock) ma per l’80%, il genere.

O anche: “Quella famosa trap che piace ai giovani”.

Perché dopo anni a insistere che “il rap piace ai ragazzi”, la trap epatisce il borghese mostrandogli che esiste qualcosa che gli piace ancora di più, un flavour supergiovane che si pone come barriera per separare i vezzeggiatissimi, temutissimi, misteriosissimi teenager e noi e voi barbogi destinati all’esclusione, a non capire le meraviglie del nuovo.

(anche il nazismo e RLT 102,5 sono stati nuovi, e ovviamente nelle rispettive epoche, vedendoli rampare migliaia di opinionisti li hanno difesi da chi “non capiva”) (questo giusto perché il dogma di questa fase storica, nella musica come in politica, è che il nuovo pretende di essere accettato in toto e a pelle di leone giusto perché nuovo, come nella moda) (non a caso)

Il dibattito infuria sul grado di parentela tra i due generi, per qualcuno la trap è uno spin-off del rap, ma le orecchie non sono così convinte. Specie ascoltando i due 25enni in oggetto: confettoso e pieno di autotune birichino il quasimilanese, più ruvido e reminiscente di dna metallaro il quasivicentino. Così spudoratamente contemporaneo il primo, da far suonare vintage il secondo. Insomma c’è persino più differenza rispetto a quando i gruppi punk (costruiti su chitarra basso e batteria) disprezzavano i Led Zeppelin (costruiti su chitarra basso e batteria).

Ma anche riconducendo la trap al rap, Nitro e Sfera restano lontani in stile e carattere quanto potrebbero esserlo Picasso e Dalì, oppure Hemingway e Aldo Busi, oppure (giusto perché non pensiate che li sto paragonando dal punto di vista della rilevanza artistica, ché poi lo so che appena fuori di qui vi parte un “Ahaha, quello scemo paragona un cicisbeo di Cinisello a Salvador Dalì”) lontani quanto possono esserlo Barzagli e Icardi, o Skriniar e Dybala: il maverick vecchio stampo e la soubrette deliziata di se stessa ma innegabilmente bravina nel suo mestiere.

E in fondo la cosa più subdola da parte degli adulti che si gingillano con tutto questo per motivi di sociologia o di co-branding, è stabilire che Sfera sia il capo dei giovani tutti, ignorando quanti tra loro hanno pur sempre mandato al n.1 Nitro, uno che dice “Non voglio pensare, tanto io non mi sopporto, per non farlo mi rapporto e parlo con persone stupide – ma portami via da questa apatia, ti prego portami via da questa apatia”.

Poi oh, se vi fanno schifo tutti e due a me non cambia la vita.

Resto della top 10. L’uscita più attesa, Francesca Michielin, si accomoda subito dietro Nitro. E per completare il podio più Sony ma soprattutto più supergiovane di questo decennio (…forse i nuovi sistemi di conteggio iniziano a fare quel che gli è stato chiesto?) salgono al n.3 i Maneskin, per la soddisfazione della scuola X Factor che ne piazza due su tre. Il podio della settimana scorsa slitta esattamente di tre posizioni: n.4 Ed Sheeran, n.5 MiticoVasco, n.6 Jovanotti. Entra al n.8, immediatamente alle spalle di Mina&Celentano, la divetta di Havana, Camila Cabello, fuoriuscita dalle Fifth Harmony (X Factor Usa) proprio come Harry Styles è fuoriuscito dagli One Direction (X Factor UK). Non so voi ma io trovo il suo nome e cognome ipnotici, mi colpirebbero di meno Ambra Elia o Lorella Parisi. Al n.9 resistono gli U2 e al n.10 si conferma Coez.

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top ten Negramaro (n.11), Cesare Cremonini (n.14) e, molto rapidamente, la Dark Polo Gang (n.19) (a proposito di fenomeni supergiovani). Entra al n.13 il nuovo album di Cosmo, comincia la discesa di Riki capo degli Amiki (dal n.11 al n.23). Rientra in classifica, al n.79, Made in Italy di MiticoLiga, in occasione dell’uscita del film. Tre album hanno superato le cento settimane in top 100, e sono The best of TZN (164 settimane, ora al n.54), A head full of dreams dei Coldplay (111 settimane, n.57) e Hellvisback di Salmo (102 settimane, n. 47).

Miglior vita. Ecco i Cranberries irrompere al n.12 con la raccolta, superando i Linkin Park (n.16), per un totale di 11 album di cantanti o gruppi guidati da cantanti che hanno lasciato questa valle di candidati alle politiche. E ora passiamo senza indugio ai

Pinfloi. The dark side of the moon scende di quattro posizioni fino a un interlocutorio n.28, mentre The wall sale al n.36: la combinazione delle due circostanze è interpretata positivamente dalle agenzie di rating, in fondo descrive una nazione che cerca in se stessa gli intimi motivi per cui è pervicacemente ingarbugliata; inoltre Wish you were here perde dieci posizioni e scende al n.61, ed è da questo che possiamo trarre motivi per avere una limitata fiducia nel futuro.

I sedicenti singoli. Sempre Perfect di Ed Sheeran al n.1, con Havana di Cabello Camila che sale al n.2; anche qui, al n.3 i Maneskin con Chosen. Mancano la top 10 il succitato Nitro (n.11 con Chairaggione), ma anche il singolo di Takagi&Ketra&Elisa&TommasoParadiso&Berlusconi e la mancano pure Il Pagante e la stessa Michielin. Ma si sa che i giovani preferiscono gli album allo streaming, e anche il profumo della carta agli smartphone e la radio agli youtubers.