Tag: Fabrizio Moro

Sono stato in Corea con FabrizioMoro, AchilleLauro e MassimoPericolo – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 13

Sono stato in Corea con FabrizioMoro, AchilleLauro e MassimoPericolo – ClassificaGeneration, Stagione III Ep. 13

Mainstream, non startene lì impalato. Dì qualcosa. Di sinistra. O di destra. O di sud-est.

Marginalità – Cantanti italiani e (…senza offesa) impegno nel 2018

Marginalità – Cantanti italiani e (…senza offesa) impegno nel 2018

Le popstar italiane una volta avevano delle opinioni. E magari le hanno pure oggi – ma pagano dei manager perché le stronchino sul nascere.

Lo Stato Sociale è piuttosto inutile – ClassificaGeneration, cap. XVI

Lo Stato Sociale è piuttosto inutile – ClassificaGeneration, cap. XVI

Avrei preferito non parlare mai de Lo Stato Sociale, ma il ritorno di Sfera Ebbasta al n.1 nella classifica dei presunti album non mi lascia molta scelta se non guardare a quella dei sedicenti singoli. Tra i quali Non mi avete fatto niente di Meta&Moro scende al n.2 cedendo il n.1 a Una vita in vacanza – due brani qualunquettisti che si completano in modo mirabile, con buona pace delle schiere di Repubblica che – aduse a saltare pachidermicamente sui carri più tragici – le catalogano, e senza nemmeno un po’ di humour sardonico – come “canzoni impegnate”.  

Che il parapapunzi di Una vita in vacanza sia la canzone più in auge a pochi giorni dal voto più zumpappà che questa nazione abbia mai espresso è del tutto adeguato. E in perfetta sintonia con gli schieramenti che Lo Stato Sociale finge di disprezzare (…e tuttavia, che piccola sottigliezza il fatto che l’unico politico messo alla berlina nel loro video IRRIVERENTE rivolto alla very normal people sia quello che conviene di più sbertucciare, il candidato Renzi).
Avendo avuto il lancinante privilegio di assistere a una loro esibizione, mi sento di garantire di non aver mai visto sul palco in anni e anni e anni (e anni) un gruppo – oh, pardon: si definiscono collettivo, con evidente wannabeismo Wu Ming – più inutilmente strafottente e musicalmente sciatto, credo anche per mascherare i propri limiti infiniti: non c’è loro canzone che non sembri la copia brutta e svogliata di qualcos’altro, e con allusioni e slogan talmente telefonati che sembra che qualcuno abbia mandato Povia al Dams. Nella Mia Umile Opinione, sono uno dei gruppi più disperatamente inutili apparsi negli ultimi cinquant’anni, forse riempiono un vuoto, come tante delle cose insulse che cerchiamo di spiegarci. Il loro comunicato stampa mi avvisa cionondimeno che i “cinque pazzi scatenati”, dopo qualche data in Europa definita Erasmus Tour

(…più smaccati di così, si entra direttamente in Casa Surace) 

“alzeranno ancora una volta l’asticella, per organizzare il limbo collettivo più grande d’Italia”. Per me, benone: hanno pieno diritto di fare brutte canzoni e sfruttare l’ansia di nuovismo che percorre lo scanzonato Paese, nonché di incontrare l’adorazione incondizionata della ineffabile sala stampa di Sanremo – che del resto è la primissima ad abboccare quando le si butta in faccia la locura di una vecchia che balla o una scimmia che balla o l’amico di Daniele Silvestri che ballava (#qualcunocheballa is the new black) (per Sanremo 2019, gattyno che balla e non se ne parli più). Le testate di sinistra, Manifesto in testa, sono totalmente disposte a bersi le raffazzonate rimasticature di Bifo Berardi e Deboscio, intanto che il Corrierone fa le sue gallery sul look vincente (e IRONICO) del frontman cuccioloso, mentre i critici indie abbozzano, stroncati preventivamente fin dagli inizi nella VIRALE Mi sono rotto il cazzo
(“Non siete Lester Bangs, non siete Carlo Emilio Gadda, si fa fatica a capire cosa scrivete, bontà di dio avete dei gusti di merda”)
(opinione opinabile ma legittima, però siete andati a Sanremo a portare una canzone che è l’apoteosi del kaffeeeee, un grido di guerra già rilanciato da un ufficio all’altro sulle ali di whatsapp nel sogno rivoluzionario di una vita in vacanza senza “nessuno che rompe i coglioni”)

Ma a proposito di scrivere in modo patetico, regalo ai lettori di questo angolino marginale un frammento del libro Il movimento è fermo – il “romanzo d’amore e di protesta” del collettivo, pubblicato da Rizzoli giusto un anno dopo l’altrettanto significativo libro di Benji & Fede. Libro dedicato con pucciosa retorica “A chi sa amare e ogni giorno crea possibilità: percorrendo nuove strade, occupando spazi, liberando idee”, ma che si badi, “Non è una storia in versi, e non è neanche un’autobiografia. Parla di noi, ma nessuno è noi, o forse lo sono tutti. Parla di trentenni, ma anche di sbarbi e cariatidi. Lo hanno scritto due di noi, e gli altri hanno detto che è figo”. Il passaggio che vi ho selezionato, in apertura, introduce sapientemente i personaggi principali tramite una brizziana conversazione al bar (e dove, se no) (“in una Bologna che in fondo è sempre la stessa, tra concerti in giro e litri di sangiovese”) sul significato di T’immagini di Vasco Rossi.


Beh. Naturalmente è possibile che là fuori qualche YouTuber scriva peggio. Ma la differenza è che lo YouTuber lo sa.

Top ten degli album. Come detto, Sfera Ebbasta ritorna al n.1, ed è la trap vs Sanremo nelle prime posizioni: Ermal Meta scende al n.3, superato da Annalisa; rimangono in alto FabrizioMoro (n.4) e Ultimo (n.5). Carl Brave x Franco 126 salgono tanto, dal n.32 al n.6, laddove Max Gazzé avanza al n.7, Emma resiste al n.8 davanti a Ed Sheeran e a un’altra nuova entrata dalla Kermesse: Red Canzian al n.10 (meglio, molto meglio di Facchinetti&Fogli anche se si inerpicano risoluti dal n.46 al n.37).

Altri argomenti di conversazione. Escono dalla top ten la raccolta Primati de Lo Stato Sociale, Oh vita! di Jovanotti, Back home di Madman. Debuttano al n.15 i Decibel, , si presenta al n.22 Bella, prof! di Lorenzo Baglioni. Sempre tre gli album in top 100 da più di 100 settimane: il best di TZN al n.71 (uscito 169 settimane or sono), Hellvisback di Salmo al n.65 (107 settimane) e i Coldplay con A head full of dreams (n.116).

Miglior vita. Sono nove gli album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di dichiarazioni di voto. Ben quattro di questi album sono di Fabrizio De André, il cui cofanettone sale lento ma perentorio al n.16. Constatiamo con piacere che Nevermind dei Nirvana (quelli di Kurt Cobain, quello che cioè zio si è SPARATO) che barcollava al n.100, con un colpo di reni ha evitato l’abisso risalendo al n.83. A deniaaaal, etc.

Pinfloi. Soddisfacente + 4 per The dark side of the moon che sale al n.41, mentre The wall fa ancora meglio e svolazza dal n.72 al 62, e malgrado il disappunto di questa rubrica anche Wish you were here si innalza dal n.82 al 76 – e se nemmeno qui vedete una chiara profezia sul voto del 4 marzo, davvero sarò costretto a farvi dei disegnini.
(… come dite?) (35%?) (Ha! Vi piacerebbe)

Spesso Ermal di vivere ho incontrato – Classifica Generation, cap. XV

Spesso Ermal di vivere ho incontrato – Classifica Generation, cap. XV

Vengono qui e ci portano via le nostre donne e i nostri festival della canzone italiana.

Il rap spiegato dai rappusi – Classifica Generation, cap. XIV

Il rap spiegato dai rappusi – Classifica Generation, cap. XIV

“Chi vi credete che noi siam, per le rime che facciam”

Polemistan, cap. IX – Le migliori polemiche del gennaio 2018

Polemistan, cap. IX – Le migliori polemiche del gennaio 2018

So che state pensando che sta per iniziare Sanremo e come la Santa Pasqua monderà il mondo dai peccati regalandoci la speranza di un ritornello più giusto. Ma non è giusto affatto! Le polemiche di gennaio non meritano questa fine, dopo che per mattinate intere hanno visto fronteggiarsi i migliori di noi sui media sociali e asociali. Io le terrò in vita, le griderò nella notte, le scriverò nei commenti ai ristoranti su tripadvisor. A cominciare da Claudia Lagona e Rosalba Pippa.

1. Arisa vs Levante (including: cereali). Vorrei far raccontare questa cosa dall’articolo di Vanity Fair che presumo (spero) fosse d’accordo con le due dive gioppine. “Arisa, la cantante di origine genovese dai capelli corti e dal look duro e androgino, è ritornata alla ribalta di recente grazie a Vasame, pezzo incluso come colonna sonora del film Napoli Velata di Ferzan Ozpetek”
(…e chi non sogna una ribalta così?)
“e ha sfoggiato uno stile che per certi aspetti sembra già visto.Non si può non notare che in questa nuova versione di sé Arisa, 35 anni, ha preso ispirazione, anche se inconsciamente, proprio da Levante, 30 anni, l’ultima icona di bellezza italiana che ha spopolato sui social e in tv”.
(sì, spopolato) (no, non spappolato)
“Sì, perché se ci fate caso le due cantanti interpretano lo stesso canone estetico, un po’ Mina, un po’ Maria Callas e un tocco di Cleopatra. Puntano entrambe sul fascino intramontabile dei capelli lunghi e scuri che incorniciano il volto cadendo liberi sulla spalle, sul naso importante che vive in armonia con il resto del viso, sugli occhi grandi e magnetici da tenero cerbiatto e sulla bocca sexy e carnosa che viene voglia di mordere”.

Beh, nella vita ho letto scritti più aberranti, ma provenivano tutti da gente che subito dopo si è tolta la vita in modo cruento. Comunque dopo una fase a discreto intrattenimento in cui Arisa introduceva nel catfight l’idea dei “cereali sottomarca”, le due rivelavano una beffa – vera o concordata in corso d’opera – ai follower e ai media boccaloni. “Ci siete cascati tutti”.


Non ho cuore di dirvi come siano andati in classifica l’ultimo album della icona di bellezza italiana, né la raccolta della cantante di origine genovese. Diciamo che da questo punto di vista ci sono cascati in pochi.

2. Fedez vs Castellitto vs Corriere.it (include: altri cereali). E questa a me sembra più farlocca ancora, ma per dovere di cronaca tutto parte da un’intervista all’attore noto per la versatilità nel fare da trent’anni la stessa faccia – intervista alla quale Corriere.it dà un titolo tanto gratuito quanto irresistibile: “Fedez cantautore ? Ne deve mangiare di pasta e fagioli”. A quanto pare la domanda, in un’intervista riguardante una fiction di RaiUno su di Rocco Chinnici, era se Castellitto preferisse Fedez o De Gregori
(come si vede, che in quella redazione lo spirito di Montanelli e Biagi ispira la gioventù)
Al che Fedez ha replicato, non senza due etti di ragione: “Evidentemente questa nuova fiction su Rai Uno di Castellitto è così interessante che nel titolo mettono me”. Dopo di che, invece di toccarla piano, suona il campanaccio come suo solito: “Io sembro mitomane e autoreferenziale, ma se dicessero anche a me di scegliere tra De Gregori e Fedez, anche io sceglierei il maestro De Gregori, con il quale ho avuto l’onore e il piacere di condividere un palco. Ma che domande sono ? Comunque, vi do un consiglio da nativo digitale
(uh-oh)
“Se dovete promuovere una testata che non si fila nessuno, create dei contenuti interessanti, non fate dei titoli pretestuosi, perché tanto quell’intervista di 11 minuti me la sono guardata solo io, e mi sono pure rotto le p***e a metà”.
(LOL)
“Siccome poi ogni volta però mi devo sempre prendere la m***a gratuita da chi si deve fare la promo facile, fatemi dire un attimo una roba autoreferenziale, fatemela menare: un articolo che si sarebbero visti in due persone lo metto io sulle mie instagram stories con un milione e mezzo di visualizzazioni.. e avete vinto voi”.

Elegante come sempre – non a caso,è fashion icon – ma non so dargli torto. Comunque dai, hanno vinto loro, ha vinto lui, vinciamo anche voi e io che da tutto questo abbiamo imparato molte cose, anche se stiamo per dimenticarle in un battibaleno (incidentalmente, secondo la Treccani questa parola “composto di battere e baleno, ricorre solo nella locuz. avv. in un b.”) (in altre parole, il battibaleno non esiste, io pensavo fosse un fenomeno atmosferico) (non azzardavo sperare che fosse il maschio della battibalena). Passiamo allora ad altri nativi digitali.

3. Orietta Berti vs il partito di governo vs Roberto Vecchioni. La bonaria cantante, al Giorno da Pecora di RadioUno (sempre la Rai di mezzo, eh) dice che voterà Movimento Cinque Stelle e che Di Maio è bellissimo. Il deputato del PD Boccadutri espone un esposto all’Agcom per violazione della par condicio. Di Maio balza sulla palla al balzo: “Grazie a Dio in Italia c’è ancora libertà di voto, di espressione e di parola. Siamo davanti a un’intimidazione bella e buona nei confronti di un’artista da parte del partito che, pur essendo minoranza nel Paese, controlla la Rai e il governo. Orietta Berti è un’icona della musica italiana e dell’Emilia Romagna, è una donna che non deve dire grazie a nessuno
(ah)
e nessuno può pensare di discriminarla per le sue idee politiche, è suo diritto esprimersi e parlare liberamente”.

Chissà come ci è rimasto male Fabio Fazio che la ospita da due decenni. Ma la cosa buffa è che mentre Elio Vito (ve lo ricordate?) dice che la norma, per quanto illiberale (e vi ricordate questa parola?) va applicata, nel PD scatta la consueta corsa all’afflitta autocritica, e chi poteva esprimerla meglio di Roberto Vecchioni! “Orietta tutto il Pd unito attraverso la mia voce, e tu mi conosci e sai che sono sincero, ti chiede scusa. È una cosa importante, Orietta è una persona straordinaria, un personaggio notevole. La amo”.

Nessuno pubblica un esposto contro Vecchioni che parla a nome di tutto il Pd unito attraverso la sua voce. Ma chiude il tutto Orietta stessa: “Se il mio voto fa paura, siamo messi male”. Sì, un po’ lo siamo. Ma basta politica, alleggeriamo.

4. Luca Marinelli vs De André vs l’accento ligure. Nel film Principe libero, coprodotto dalla Rai (ancora!) e benedetto dalla sempre benedicente Dori Ghezzi, manca solo che De André tifi per la Màggica e componga Er barcarolo va sur fiume Sancrìcché. Però non stiamo a fare gli schizzinosi, decenni di cinema e serie tv ci hanno chiarito che nelle scuole di dizione italiane la prima lezione è dedicata ai mille modi di porgere l’imperativo “Daje!”. Se la voce di Marinelli non vi piace, guardatelo in inglese coi sottotitoli come facciamo noi snob.

5. Paura e delirio su twitter. Furenti focolai dovuti a: Silvia Toffanin che a Verissimo definisce Riki capo degli Amiki “Eroe della musica”. Nel video de L’isola, Emma Marrone sfoggia una pelliccia. Ecologica. Ma viene insultata per tutto il mese. Damiano dei Maneskin invece non viene insultato per la pelliccia ma per un tatuaggio in cui Gesù ha la sua faccia: “Il mio tatuaggio non intende offendere nessuno nè tantomeno mancare di rispetto a nessuno”, garantisce. Benji & Fede vanno ospiti a 90 Special di Nicola Savino e cantano 50 special dei Lunapop, stonando un po’. E come trascurare Tiziano Zarantonello di Rollinston che redarguisce Tiziano Ferro e i gay che non cantano da gay. Ma tutto questo impallidisce di fronte a

6. Morganetto vs Ermal Meta e Fabrizio Moro. Incredibile, vero? Ospite di Red Ronnie, l’artista monzese (sapete, pare impossibile che si possano accostare queste due parole senza che una salti alla gola dell’altra) afferma che “Cioè il Sanremo di Baglioni lo vince Fabrizio Moro, che poi sta con Ermal Merdal. Cioè Meta, come Metadone”. E cioè, il metamessaggio giunge subito a Meta, che twitta commovente, ma inutilmente.

 

 

 

 

 

 

 

 

Affascinante comunque come ogni maledetto mese Morgandeibluvertigo riesca a entrare in questa hall of fame delle polemiche.

E ogni mese, riesce a sembrare lui il più scemo. Sicuramente è solo un’impressione.