Tag: Ernia

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

All’interno: la classifica dei singoli natalizi. Ovviamente è piuttosto riprovevole.

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

«I woke up with the power out
Not really somethin’ to shout about.
Ice has covered up my parents hands
Don’t have any dreams, don’t have any plans.
I went out into the night, I went out to find some light.
Kids are swingin’ from the power lines
Nobody’s home so nobody minds»
(Arcade Fire, Neighborhood #3)
 
In sostanza. Sanremo. Il Festival della Canzone Italiana. La kermesse. Dall’olandese kerkmisse, Messa di Chiesa. Secondo la Treccani, una “Solenne festa annuale delle parrocchie cristiane, che nei Paesi Bassi e in alcuni luoghi della Francia settentrionale si celebra con processioni, mascherate, balli, spari e mercato.
(spari) (…magari)
Pur essendo finito secoli fa, Sanremo 2021 continua a dominare le classifiche. A cominciare dai
Sedicenti singoli. Tra i quali continua il dominio leggerissimo di Musica leggerissima di Dimartino & Colapesce, davanti a Voce di Madama e La genesi del tuo colore di Irama che sale al n.3, scalzando dal podio Michielin & Fedez (n.4). E contando anche i Maneskin (n.6) e Annalisa (n.9) abbiamo sei brani sanremesi in top 10 a sei settimane dalla pubblicazione, è non è finita, oh, no. Ci sono i Coma_Cose (n.11), Fasma (12), Noemi (18), Willie Peyote (22), La Rappresentante Di Lista (27), Aiello (38), Ermal Meta (41). E Arisa e Gaia che non nomino perché non sono più in top 50. Almeno loro.
Chi resiste a questo sanremismo senza limitismo? Gli amici di Maria. E non due amici qualunque, amici: i due Bro rappusi, cioè Sangiovanni, con l’atroce Lady (n.5), e Aka 7even, con la deprecabile Mi manchi (n.10).
La più alta nuova entrata è al n.16, il singolo Polka 2 :-/ (la faccina fa parte del titolo) (…a questo siamo) di Rosa Chemical, Gué Pequeno ed Ernia. Al n.31 c’è la seconda nuova entrata, 0 passi, eseguita dall’artista col promettente nome d’arte Deddy, anche lui Amico di Maria. Tutto è fermo, tutto è Sanremo oppure hit estive, o faccini in tv.
Questo è diventato la discografia italiana.
Va beh, non voglio fare il trombone indignoso, alla fine il cinema e il calcio sono messi allo stesso modo, e nonostante questo noi siamo sempre lì a dire “Uuuh!”, “Ooooh!”.
E per quanto possa essere edificante avere il podio della classifica dei (presunti) album più giovane di sempre, perché non c’è nessuno sopra i 20 anni lassù tra quelli che si dondolano dai fili della corrente, resta innegabile che per due terzi ci sia dietro la longa manus di Sanremo. Anche se non sembra, è anche dietro al successo dell’artista al
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Numero uno. Madama Madame, a tre settimane dall’uscita, è riuscita a inerpicarsi al n.1, credo anche a causa di una vistosa penuria di uscite
(evidentemente, le tre major sono tutte concentrate sul prossimo Festival di Sanremo)
ottenendo quello che mai si era verificato prima: una rapper FEMMINA in testa alla classifica FIMI dei presunti album. Col suo disco di debutto, Madama completa l’impresa di Bando di Anna Pepe, che aveva ottenuto questo risultato inaudito l’anno scorso tra i singoli.
Madamistan. Sono ideologicamente favorevole a Francesca Calearo da Creazzo (Vicenza), in arte Madame. Ma credo di esserlo come si può essere favorevoli al comunismo, intendo dire che quando te lo portano in casa sei un po’ infelice. Devo ammettere che il suo album di esordio non fa per me. Non che questo sia molto importante, ovviamente. Però credo che lei possa ancora crescere come artista, se riesce a tenere dietro al suo personaggio, che ha trovato la giusta vetrinona, cioè la kermesse
(processioni, mascherate, balli, spari e mercato)
grazie alla quale oggi i media stanno andando a nozze con la madamosa girandola di effetti speciali che la giovane Calearo può garantire; le sue interviste spesso regalano le frasi fragorose che noi solerti mediapeople cerchiamo, per svelare i lati indicibili, i segreti intimi, le sentenze spiazzanti, i risvolti eccitanti.
Di cosa stiamo parlando.
– “L’amore corrisposto non esiste”.
– “Una volta sono svenuta e i miei compagni mi hanno calpestata. Mi calpestavano per capire se fingessi”.
– “Ho scoperto il sesso su di me a 3-4 anni, un po’ precoce effettivamente”.
– “Ogni mattina devo trovarmi un motivo per vivere fino alla sera. Lo so che è triste perché sono giovane però in certi momenti è così”.
– “Il mio corpo è un mezzo. Sono una locomotiva che fa girare le ruote sopra binari che costruisco man mano”.
– “Da fluidi si scopa di più”.
Non credo che riuscirei a intervistare Madama. Forse è TROPPO interessante per me. Forse è questo che mi rende faticoso ascoltare il lungo flusso di coscienza che è il suo primo album. Certo, mi capacito che molta gente sia incuriosita e affascinata da questo mettersi a nudo, sicuramente qualcuno ascoltando avrà un’identificazione totale con certe strofe, e dirà sono io, sono proprio io! Non so voi ma io non lo posso dire. E non voglio: non mi identifico con nessuno: solo con voi, amici.
(dai, suonava bene)
Non sono qui per identificarmi ma perché mi hanno detto che c’era bella musica – e tuttavia nei sedici pezzi, curati dai dodici PRODUCERS, arricchiti dai nove prestigiosi featuring, la musica spesso annaspa sommersa da tutta quella sincerità dolente e vocalità tormentata e tormentosa. Di Madame mi arriva (a ME) (soggetto non identificante) una egolalia sofferente, certamente autoanalitica, che la distingue dall’egolalia compiaciuta e scimmiona dei rappusi maschi, e forse in qualche modo la avvicina ai cantautori indie (compiaciuti di essere sofferenti). E anche questo è un suo modo di superare le barriere di genere – gosh. Ma una cosa va detta: pensavo che la prima rapper ad andare al n.1 nella nazione sarebbe stata la nostra versione tardiva delle maialone alla Cardi B o Nicki Minaj. Invece, è la versione rap di Mia Martini.
Resto della top ten. Dietro Madama rinvengono gli altrettanto sanremesi Maneskin (n.2) mentre Massimo Pericolo scende al n.4 e a sostituirlo sul podio sono gli Psicologi – non la categoria che si è accaparrata i vaccini ma il duo rap della rampante BombaDischi. Tra gli album, invero, a parte i primi due posti (che comunque non sono poco, veh) Sanremo va un po’ calando e risalgono in top ten tutti i fenomeni amati da Spotify e da noi giovani: alle spalle di Mace (n.5) rientrano nella prima diecina Capo Plaza, Sferoso Famoso, Emis Killa & Jake La Furia, Marracash. Si vede che nelle vacanze di Pasqua chi non è partito per le Baleari si sentiva particolarmente URBAN.
Altri argomenti di conversazione. Dimartino e Colapesce, che fanno la voce grossa tra i sedicenti singoli, pigolano al n.25 tra gli album. La Rappresentante di Lista va benino tra i singoli, ma l’album è fuori dalla classifica dopo 4 settimane (comunque, mai andati così bene nella vita), Mareducato di Gio Evan ne è fuori dopo 3 settimane. This is Elodie abbandona dopo 14 settimane, Contatto dei Negramaro dopo 20 settimane.
Non benissimo. A Sanremo 2021 (la kermesse) c’erano quattromila concorrenti, ci sta anche che qualcuno si debba accomodare fuori molto rapidamente. Specialmente quelli che più che sul singolo, puntavano sull’album. Quello di Ghemon è già fuori dalla classifica (era entrato due settimane fa al n.8). Ermal Meta scende al n.83 (era n.1 un mese fa). Malika Ayane era entrata al n.9 e dopo sette giorni è al n.85. Noemi esce di classifica anche lei. Insomma male gli artisti da cd. Male anche le star globali, tipo Demi Lovato che entra al n.36. Debutta al n.45 Random, anche se non è una star globale – per ora, almeno. Gli Evanescence, entrati al n.20, subito fuori pure loro. Lana Del Rey invece è sopravvissuta due settimane, dopo essere entrata al n.7.Poi, tutto quanto ha prodotto Lo Stato Sociale dopo Sanremo 2021 è già svanito dalla top 100: non ho capito bene cosa abbiano voluto fare con tutti quei dischi, ma sono sicuro che era molto arguto. Ma passiamo invece ai
Lungodegenti. Sono in classifica da più di due anni Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, (105 settimane), l’unico album di Billie Eilish (106), Re Mida di Lazza (110), Post Punk di Gazzelle (123), Playlist live di Salmo (126), Diari aperti segreti svelati di Elisa (128), 20 di Capo Plaza (155), tutta la discografia di Ultimo, da Colpa delle favole (105) a Peter Pan (165) passando per Pianeti (162); meglio di lui solo l’estenuante Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 214 settimane fa e quindi sempre più vicinissimo a togliere quel famoso record ai
Pinfloi. The dark side of the moon rientra in classifica! Anche se al n.100, una posizione precaria e umiliante. Nel contempo, con malcelata e arrogante soddisfazione, The wall sale dal n.82 al 54. E dato sì che l’argomento che ha tenuto banco nella settimana theclassificata è stato il programma amazzonico LOL, per quanto mi riguarda sentenzio che The dark side of the moon è Ciro Deijackal, morbido, piacione e malinconico, The wall è Luca Ravenna, ripiegato su se stesso ma apprezzato dai passivoaggressivi. Wish you were here, nella mia personale considerazione, è Pintus. Non riesce a farmi ridere. Però ci va vicino – riesce a farmi digrignare i denti.
Ringraziamenti. Ringrazio chi ha letto fin qui, e ringrazio Biggie Paul per il decisivo accostamento con Mia Martini. Non ci sarei mai arrivato da solo perché resto un insensibile.
Una Generazione Senza – TheClassifica, episodio 8/2021

Una Generazione Senza – TheClassifica, episodio 8/2021

PRO-LOGO. In questo momento nella top 20 italiana FIMI dei presunti album non c’è nessuno che si chiami con il nome con cui è registrato all’anagrafe. Nella top 10 dei singoli è la stessa cosa, eccettuato Marco Mengoni al n.2 – ma in un featuring. Tra i singoli la ricerca è un po’ meno indicativa perché tanto per darvi un’idea, sul podio in questo momento ci sono nove persone invece di tre – e sto contando i Pinguini Tattici Nucleari come una persona sola invece che 6.

POSSIBILI CONCLUSIONI: in quest’epoca ognuno si crea la sua identità invece che accettare quella imposta dai Poteri Forti – cioè i genitori. Bella, cioè raga etc.

…QUELLO CHE DICE “MA È SEMPRE STATO COSÌ”. “Ma è sempre stato così! Allora Nicoletta Strambelli, e Anna Maria Mazzini, e Domenica Berté, eh?, eh?, eh? E Freddie Mercury e David Bowie e Ringo Starr?” Interessante osservazione. Però il mio perentorio 19 in Statistica non si fa uccellare così: mettiamo sul piatto dei dati veri, poi discutiamo. E il confronto più significativo secondo me è sempre quello con 10 anni fa a quest’ora. Pertanto, scrutiamo la classifica FIMI della prima settimana di marzo del 2011: troveremo al n.1 i Modà con Viva i Romantici, seguiti da due rapper. Caparezza e Jovanotti. Sì, sì, dite quello che volete – ma allora li chiamavamo rapper. E troviamo anche Fabri Fibra al n.17; aggiungendo a loro un paio di persone scognomate da Maria (Emma, Annalisa), il plotone dei soprannominati arriva a cinque unità, cui aggiungere a piacere Zucchero (che pur essendo cresciuto con quel nome, all’anagrafe è Adelmo). Contro un resto della top ten frequentato da Nannini, Vecchioni, Pezzali, Antonacci; e prima che possiate dire che erano dei vekki osservanti dell’establishment, aggiungo Amoroso, Ferreri, Tatangelo, Gualazzi, che all’epoca erano giovani e pieni di quella eccitante freschezza che cambia il mondo. E siccome non voglio infierire, non sottopongo alla giuria Ligabue, che comunque sarebbe il suo cognome, ma d’altra parte anche Fibra è Fabri (Tarducci). Ad ogni buon conto, è una generazione senza nome come il cavallo degli America.

PERCHÈ VI DICO TUTTO QUESTO? Perché è importante tenere a mente che un nome e un cognome implicano a loro modo l’accettazione di uno status quo, mentre quando abbiamo VENTI artisti che lo rifiutano, possiamo vagheggiare una generazione che rifiuta di omologarsi alle regole. Oppure, una generazione che pur venerando i prodotti di lusso che vengono messi in vendita con dei cognomi (Vuitton, Gucci, Armani, Lamborghini, Ferrari, Glock) non ambisce a tanto, e preferisce considerarsi un ammiccante prodotto da supermercato. Così, dopo Capo Plaza, Mace e Gazzelle, a sorpresa (mia, perlomeno) abbiamo un nuovo soprannome in vetta.

Il numero uno. È infatti il turno di Il Tre, pseudonimo di Guido Luigi Senia da Santa Maria delle Mole, Roma. Una ventina di giorni fa Marta Blumi Tripodi su Rollinstòn lo ha presentato come “La faccia pulita del rap italiano”, che per qualunque rapper sarebbe un po’ come una sventagliata di Kalashnikov (tanto per citare un altro prodotto famoso associato a un cognome). Lui si è guadagnata una credibilità paurosa con un trittico intitolato Cracovia (“Città dove ce so state un botto de guerre”) e tutto sommato c’era una certa attesa per questo suo disco Ali. Mentre lo ascoltavo per farmi un’idea, ho fatto il giro degli YouTuber. E già il fatto che gli unici big a parlarne fossero gli Arcade Boyz, e trattenendosi per non infierire, era un segnale interessante. Ho scelto di fidarmi del giovane itsDani, non fa numeri enormi ma d’altro canto, io 38mila iscritti li vedo col cannocchiale, quindi rezpekt. Tra i commenti del giovane itsDani e un suo amico apparentemente al debutto, ma approvato dagli utenti perché bestemmiava un tantino, ho selezionato:

“Questo è un testo di chi voleva spaccare e lo ha fatto, e gli altri non ci credevano” “Qui ci sono cose vissute”

“Questa inizialmente mi sembrava è una traccia alla Ultimo, per la tipa, che ti tagli i co***oni però ci sta, poi invece è andato per la hit estiva, bene anche il testo, solita roba trita e ritrita però la usa bene”

“Lui è forte negli extrabeat, la dizione perfetta senza sbiascicare”

“Forte Bvrger, base che spacca” “Qui la barra più figa di tutte: Io Apollo Tredici, tu Apollo? Credici

“Molto bello questo testo, non ho capito un cazzo ma suppongo sia bello, ahaha”

“Qui a un certo punto sembrava di leggere i tweet dei tifosi e davvero iniziare a pensare come loro, che tutti ce l’hanno con loro” “Qui parla del suo percorso, di quanto ci abbia creduto e ce l’ha fatta cazzo, alzava la voce in certi punti e quindi si capiva che è sentito, nulla di particolare però figo, dai”

“Qui mitico Vegas nel featuring, cioè, nel senso, boh, grande, magari anche un po’ meno la prossima volta, eh?”

“È incazzatissimo il ragazzo, eh” “Ha fatto incazzare anche me, Dio****”

“Bella questa traccia, col testo cattivo contro i ragazzetti facciadaculo” “Noi stessi che siamo 2000, 2001 siamo MOLTO diversi dai 2004, siete un po’ tutti teste di cazzo” “Stiamo scherzando eh” “Generalizziamo” Quasi” “Mi dissocio a metà da quello che ho detto”

Questa, ovviamente, è la parte che ho amato di più. Però mi sono divertito molto a guardarli, la verità è che le reaction ai dischi di rap italiano sono quasi sempre divertenti da guardare, e forse le fortune del rap italiano dipendono sempre più dalla sua capacità di generare questi spettacoli derivati, questa condivisione. E non c’è musica più adatta, io alla loro età non avrei mai potuto fare qualcosa del genere ascoltando gli U2 o i Depeche Mode o men che meno i Massive Attack – e figuriamoci la musica italiana dell’epoca. Forse solo il metal veniva ascoltato così da qualcuno, giovani maschi che si chiudevano in cameretta con gli amici per sentire i pezzi muovendo le teste, gesticolando, facendo le facce e gridando “Sììì!!!”. Non a caso, il metal è nel background di molti rapper.

Ma ora che ci penso. L’ascolto da cameretta lo facevano i fan del metal, ma anche le ragazze con le boy-band (eh, sì).

Poi, questo tipo di fruizione da un lato favorisce la bulimia golosa di #nuoveuscite, da scoprire e ascoltare e commentare tutti nelle stesse ore, e quindi spara al n.1 i prodotti pensati per fare il loro piccolo botto al primo ascolto, ma dall’altro fa sì che queste basi e queste rime e queste barre di rivalsa vengano a noia con una certa velocità, sono fuochi d’artificio che dopo il primo “ooh”, devono lasciare lo spazio a quelli conclusivi. Mi dispiace per Il Tre, e per il suo rap ammodo – ma mi sento scagionato da ogni cattiveria quando vedo che in lui non trovano originalità nemmeno i suoi coetanei, che peraltro a differenza di noi boomer sono di bocca buonissimissima e da un album rap si aspettano poco più di quanto si aspettano da una puntata de Il collegio: una roba da commentare insieme ghignando. E forse fanno bene. Questa cosa della musica, a loro non li frega come ha fregato noi.

Sedicenti singoli. Anticipo questa sezione perché mi serve. Non tanto per il podio, che come ventilavo prima, è occupato da Blanco, Salmo, Mace, Takagi, Ketra, Marco Mengoni, Frah Quintale, Ernia, Pinguini Tattici Nucleari (converrà farlo un po’ largo ‘sto podio, vero?). Quanto per il fatto che escono dalla top 100 un po’ subito Blu di Gazzelle, e 7 di Gazzelle, e GBTR di Gazzelle, e OK, Lacri-ma, Scusa e Un po’ come noi di Gazzelle. E con questo responso a una settimana dall’uscita dell’album (e quindi dei relativi sedicenti singoli) mi faccio una ragione del fatto che nel

Resto della top ten ha tenuto egregiamente Mace al n.2, ma il severo Gazzellone ha mollato repentinamente il primo posto scivolando al n.3. Entra al n.4, più in basso di quanto pensassi, l’album di Venerus; scendono al n. 5 Capo Plaza e al n.6 Sferoso Famoso. Chiudono la prima diecina dei nomi che si ripetono da un po’: Pinguini Tattici Nucleari, Ernia, The Weeknd, BTS (rimbalzone dal n.80, mi sa che è uscita un’edizione deluxe).

Altri argomenti di conversazione. Escono di classifica due leggende del rock in un colpo solo, nonché due ex n.1: Power Up degli AC/DC, con 14 settimane di permanenza, e Letter To You, di Bruce Springsteen, dopo 17 settimane. Ben più lunga la permanenza dei primi due album di Ultimo, Peter Pan (159) e Pianeti (156); poi ci sono 20 di Capo Plaza (149), Diari Aperti Segreti Svelati di Elisa (122), Playlist live di Salmo (120), Post Punk di Gazzelle (117) e Re Mida di Lazza uscito 104 settimane fa, due anni di permanenza, auguri. Certo, il segnetto ÷ di Ed Sheeran di anni ne compie quattro: è suo il record tra gli album usciti in questo secolo. Non è più l’unico disco straniero a tre cifre, è arrivato When we all fall asleep, where do we go? di Billie Eilish (100 settimane). Sheeran tra qualche mese potrebbe insidiare il record assoluto di quel disco dei

Pinfloi. The dark side of the moon, attualmente al n.24, aveva una striscia di oltre 220 settimane consecutive nella nostra classifica, ottenute oltre 40 anni dopo l’uscita. Qualche settimana fa, pare per motivi di ristampa, la sua casa discografica gli ha negato la possibilità di prolungare all’infinito questa permanenza.

(oppure)

Oppure, essendo detta casa discografica la medesima Warner che pubblica l’album Segnetto di Ed Sheeran, ha deciso di interrompere la striscia dei Pinfloi per poter inneggiare tra tre mesi al record di un disco pallosissimo e insulso della sua star planetaria. Lo so, è una tesi un po’ complottista. Se siete autentici fan di The dark side of the moon, non sarete d’accordo – ma d’altra parte, se invece siete più fan del disco che questa settimana scende al n.59, cioè The wall, siete un po’ paranoici e quindi SAPETE che è così.

Grazie per aver letto fin qui. A presto.

 

Gazzelle e l’indie-pop italiano ovvero la furibonda vendetta di Pupo – TheClassifica ep.7/2021

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“We learned more from a three minute record than we ever learned in school” (Bruce Springsteen, No surrender)   Ogni tanto ho la sensazione che abbiamo tutti – e dico davvero tutti – la percezione di cosa stia succedendo tutto intorno. Cioè siamo l’opposto del 

L’elefante Bravi – TheClassifica episodio 5/2021

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La strada che porta a Plaza, e i problemi delle gatte italiane – TheClassifica ep. 4/2021

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Ben ritrovati. Quanto tempo! Quante cose abbiamo da dirci! Cominciate voi? Ok, va bene, come volete, comincio io. Ma volete che vi parli di rap italiano, o di Pinfloi? Volete burro o cannoni? Posso darvi tutti e due. E lo farò, per Giove! Ma per una volta, iniziamo dagli
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Altri argomenti da conversazione. Zero donne nella top 30 degli album. Ce n’è una nella top 20 dei singoli, ed è la nuova fenomena del pop moscino, Olivia Rodrigo, al n.16. Ma negli album, zero. Cioè proprio nessuna, LOL. Va beh, non è la prima volta. Se ricordo bene era successo anche a novembre. E comunque la colpa di chi è, del patriarcato? Dei boomer? Della destra? Dei media? Del panorama musicale che è pieno di urbanità dappertutto? Fact checking:
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Classifica USA: due album in top 10 (Taylor Swift, Ariana Grande. Mentre Megan Thee Stallion, rapper femmina, è n.12).
Classifica Brexit: tre album in top ten (Taylor Swift, Little Mix e addirittura un gruppo di suore al n.5) (…ma non li salveranno. Non se Dio sente le MIE preghiere)
Classifica Merkel: Zwei album di Frauen nella top zehn: Ina Müller e Daniela Alfinito (non saltate alle conclusioni, è il cognome da sposata, lei è una schlagerona bionda).
Classifica Ridateci La Gioconda: une femme e mezza tra i primi dix: (Aya Nakamura, più Vitaa con Slimane)
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E come vedete sto parlando dei primi DIECI. Da noi, zero nei primi TRENTA. Sono popoli più illuminati del nostro? Non è facile da accettare. Perciò a questo giro mi sentivo pronto ad azzardare una nuova teoria: forse la colpa è – tenetevi forte – del cosiddetto album, o quanto meno, di ciò che ne rimane, in tutti quei pezzi che escono contemporaneamente (con l’aggiunta, otto mesi dopo, di qualche pezzo che non c’entra niente, ma permette di inventarsi una versione deluxe). Col vostro permesso mi sono detto: in fondo a noi ITALIANI interessa ormai soprattutto la #narrazione, cioè le canzoni possono fare anche uno schifone imbarazzante, ma l’approvazione per l’album sottintende l’approvazione per il personaggio che ci racconta che viene dalla strada e che tutti sono invidiosi e il successo è solitudine però ci sono i bro e i fra. E in fin dei conti, sembrerebbe quello che tutti gli ITALIANI ormai vogliono sentirsi raccontare, da chiunque. Da Ultimo, da Sferone, e poi andando a ritroso in questi anni da J-Ax e Fedez Comunisticolrolex così come da Emma Marrone e pure da Elettra Lamborghini che sì, dai, pure lei più o meno viene dalla strada ad honorem e non a caso tutti sono invidiosi, e del resto pure IO vengo dalla strada e tutti sono invidiosi e io mi sento solo come un cane stupido ma so che ci siete voi, bro e fra e sista e cugi – e forse, ecco, ci vuole un album per dare consistenza a questa narrazione, i singoli non la possono puntellare. E per qualche bizzarra questione di aspettative, ai maschi si concede volentieri un album monocorde in cui ripetere sempre le stesse cose (ogni riferimento ad alcune superstar della nostra canzone d’autore è voluto. Ma non sono più così scemo da fare nomi, arrangiatevi). Mentre a una donna, fosse anche Baby K, è più difficile lasciarlo passare. E gli album delle donne di sesso femminile in gonnella, la gente non li ascolta. Che facciano, al massimo, i loro featuring nei pezzi dei maschioni – la loro #narrazione dev’essere quella… Beh? Cosa dite? Teoria che sta in piedi? Non ci sta? Non preoccupatevi, se cade sul proprio sedere non mi offendo di certo. Ma prendiamo ora
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Il numero uno. Plaza di Capo Plaza per quanto mi riguarda è un buon disco. Se non ve la menate troppo con le parole (…una volta credevamo che nel rap fossero importanti. Ma ci sbagliavamo), tra musica e flow c’è un’ansia alla quale mi sento istintivamente di credere. E non so come dire, non ci sento quello strato di compiaciuta pallosità che il 90% dei PRODUCERS italiani spacciano per fighissima, finendo per convincere se stessi (…e un’orda di giornalisti musicali ipergiovani che sulla strada dovrebbero starci veramente, ma in mezzo alla carreggiata, al buio, vestiti di nero e con un secchio in testa). I primi pezzi sono faticosi da ascoltare perché uno tende a dare peso alle rime che sono sempre quelle, e quindi lui viene dalla strada, e sono tutti invidiosi, e ci sono i bro e i fra e il successo che però è un po’ triste. L’autonominato Giovane Fuoriclasse non si cura troppo di essere originale per convincere gli ascoltatori, tanto sono già convinti, vogliono già crederlo, è la premessa che li ha portati lì, quindi perché perder tempo con le parole per dirlo? Ma la musica e il flow ci sono, tant’è che alcuni di quei big che è andato a prendere per fare il grosso (Gunna, Sferoso Famoso, A Boogie Wit Da Hoodie) fanno una misera figura, descansateve niños. Ogni tanto una traccia fluisce nella successiva, come se il 22enne Luca D’Orso da Salerno non volesse perderci per strada – sempre la strada, la strada, c’è solo la strada, che ne sappiamo noi di un campo di grano. Tant’è che c’è un pezzo che si chiama (tanto per essere didascalici) Street. Contiene un campionamento da Dilemma di Nelly, con tanto di Kelly Rowland che fa “Oooh!”, uno dei dieci pezzi più famosi della storia del rap: dev’essere costato quanto tutti i proventi dell’album precedente di Capo D’Orso, intitolato 20, attualmente al n.35, uscito 145 settimane fa e da allora in classifica (fanno due anni e mezzo). Considerazione che ci porta di gran carriola nella sezione
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Lungodegenti. Come il citato disco di Capo Plaza, sono in classifica da più di 100 settimane anche Re Mida di Lazza (esattamente 100), PostPunk di Gazzelle (113), Playlist di Salmo (116), Diari aperti/Segreti svelati di Elisa (118), Pianeti (152) e Peter Pan (155) di Ultimo. Poi c’è un disco in classifica da più di 200 settimane, ed è il segnetto ÷ di Ed Sheeran, pubblicato 204 settimane fa. E tutto questo, non so se ci siete già arrivati o lo avete letto altrove, implica che proprio nella settimana in cui è caduto il Governo Conte, è caduto – dopo 220 (duecentoventi) settimane anche The dark side of the moon dei
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Pinfloi. Qualche giorno fa, mentre ero in mezzo alla strada, insieme ai miei bro e i miei fra, a sentire tutta la solitudine del mio successo, mi ha telefonato la redazione di una radio per chiedermi conto dell’uscita di classifica del prismone del 1973 con su Money e l’Eclipse e il lunatic in the grass. La speaker mi ha brillantemente introdotto agli incolpevoli ascoltatori come “Sentinello di The dark side of the moon”, e lì ho iniziato a ridere scompostamente perdendo, presumo, ogni autorevolezza (e se credete che vi dica di che radio sto parlando per andare a cercare una registrazione, siete dei great illusi in the sky). Ma con il piglio di chi cerca di dare un senso a quello che fa nella vita, ho fatto presente agli attoniti ascoltatori che The dark side of the moon era in caduta libera già da qualche settimana, e incredibilmente era uscito dalla top 20 dei vinili – e vi faccio presente che è stato per quattro anni il vinile più comprato dagli ITALIANI. Cos’è successo, allora? Ovviamente ho una teoria. Che si appoggia barcollante sul fatto che The wall è ancora in classifica al n.59 che se la ride (…beh, relativamente) e tra i vinili si trova al n.8 (sul podio dei 33 giri ci sono Capo Plaza, Samuel, e Harry Styles). Lasciando da parte per una volta la disposizione d’animo completamente opposta dei due dischi, che in un’epoca più cupa finisce per giocare a favore di The wall, forse c’è anche la possibilità che The dark side of the moon, anche come vinile, subisca il momentaccio dei negozi, essendo anche (o forse soprattutto) un oggetto che la gente ama prendere di persona, tenere in mano, portarsi a casa e coccolare con gli occhi. Prenderlo su Amazon, non ha nessun valore emozionale. Su Amazon puoi casomai comprare The wall, che peraltro è anche contento, se non provi emozioni in sua presenza (lo conosco, è fatto così).
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Resto della top ten. Ridiscende al n.2 Sferoso Famoso, mentre Medioego di Inoki, che aveva debuttato al n.2, è già slittato al n.28. Restano al n.3 i Pinguini Tattici Nucleari, la band principale del lockdown, tanto che hanno un disco anche al n.9. Sotto il podio, al n.4 c’è Ernia e al n.5 i rapper della Sony (…ameranno molto questa definizione) con Bloody Vinyl 3. Poi al n.6 entra Samuel, e al n.7 c’è un disco non ITALIANO (quello di The Weeknd, uscito 45 settimane fa), al n.8 Persona di Marracash (65 settimane fa). Chiude la top ten il meglio dei Boomdabash. E non è un disco vuoto.
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Sedicenti singoli. Al n.1 La canzone nostra, di Mace, Blanco & Salmo, la prova che se il rap italiano vuole può essere lagnoso come la musica leggera che mandava RadioRai negli anni 70, ed è suo diritto esserlo. Tra i primi dieci ci sono sette brani di Capo Plaza, guidati da Non fare così, al n.2; è un pezzo del tutto privo di featuring e tutto sad perché yeah, è finita con baby, e ognuno è andato – non lo indovinereste mai – uoh, uoh, per la sua STRADA.
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Non benissimo. Gente, non so se ve ne ho già accennato: mi hanno tolto The dark side of the moon. Mi sento come se il nucleo del pianeta Terra fosse uscito per andare a fare un giro. Con chi posso sfogarmi? Provo a concentrare tutte le mie frustrazioni su chi dovrebbe avere motivo di essere più frustrato di me perché il suo #progetto non è andato benissimo in classifica. Per esempio, Ariana Grande il cui singolo è n.2 in USA, mentre da noi è entrato al n.82 ed è uscito subito. Credo dipenda dal fatto che gli ITALIANI non sanno che la canzone intitolata 34+35 dice un sacco di porcherie. Ariana dice che vuole Frequently Asked Questions fino all’alba (se ho capito bene), Doja Cat dice che vuole che la sua gatta spruzzi e schizzi e allaghi e annaffi ovunque (…spero abbia una lettiera enorme) mentre Megan Thee Stallion dice che la sua gatta è rasata e vorrebbe che qualcuno si comportasse da cane con lei. Alla fine torna a chiudere la questione Ariana, che siccome non ha molta fiducia nella scolarizzazione del suo pubblico spiega lentamente che se non ci siamo arrivati, 34 più 35 fa 69, e che vuol farlo anche lei, ci teneva a chiarirlo. Chissà se a risollevare le sorti delle gatte italiane in classifica sarà un singolo con queste vispe istanze. Per ora, Pezzo di cuore di Emma e Sandrina, dopo il n.2 iniziale è subito uscito dalla top 20 ed è al n.22, dove andremo a finire? (ancora più giù, direi). Non che vada meglio alle illustri Billie Eilish e Rosalia, il cui Lo vas a olvidar debutta con un diversamente prestigioso n.74 in classifica.
Concludendo, il singolo Famoso di Sfera Ebbasta, uscito DOPO l’album Famoso, è uscito anche dalla top 100, dopo sole 5 settimane.
E ne sono dispiaciuto almeno quanto voi.
Grazie per aver letto fin qui. A presto.
Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Uno sferico niente. E basta – TheClassifica 49/2020

Uno sferico niente. E basta – TheClassifica 49/2020

Ridatemi i Modà. No, fermi, dicevo così per dire.

Il 1980 è al primo posto e dice di averne diritto – TheClassifica 47/2020

Il 1980 è al primo posto e dice di averne diritto – TheClassifica 47/2020

Pre-posizione. Tra poche ore, qui, sarà tutto SferaEbbasta. In fondo lo è già. Da un mese Bottiglieprivè, uno di quei piccoli cattivi odori di cui Sfera è esalatore supremo e immortale, e che i ragazzini annusano felici, è primissimo nella classifica dei

Sedicenti singoli. Tra i quali il podio è di fatto identico da quattro settimane, come se i teenager ITALIANI fossero annichiliti nelle loro stanze incapaci di uscire dal loop nel quale Spotify li risucchia come un colossale mostro marino verde come un batrace. È più o meno la situazione di incancrenimento delle hit che si era avuta quest’estate quando per mesi RoccoHunt&AnaMena, Ernia col Superclassico e i Boomdabash con quella roba da Boomdabash erano rimasti lì, inchiodati da luglio a settembre. E d’altra parte Superclassico di Ernia è ANCORA LI’. Dipenderà dalle playlist di Spotifone? Non dimentichiamolo, Spotifone è svedese e in quanto tale rivendica una necessità filosofica di banalizzare la musica. Spotifone punta su Sferone quasi più della Universal che pure è la sua casa discografica: come e più di tutti, vuole farne il suo testimonial ed è lui a metter la lira per quelle iniziative vistose tipo la piazza a Cinisello (ma non a Balsamo, dove tuttora odiano Ciny) o la piazza a New York, perché come il Vicolo Corto e il Parco della Vittoria CiNY e NY sono viciNY, se hai l’accortezza di andare all’indietro – con tanti auguri. Eppure, indietro vacci tu Sfera, vade indietro: questa rubrica non è ancora pronta a caragnare sul tuo disco dall’originalissimo titolo #Famoso, giacché nella sua ansia di mainstream TheClassifica si concentra su chi si trova al numero uno nella nazione, in quanto espresso dal POPOLO nelle modalità previste dal muzic biz. E il destino Ciny e baro ha voluto che prima del fighetto ipergiovane della trap, sul trono ci salissero i vecchi sgherri del rock imbalsamati e quindi cari a Balsamo.

Il numero uno. Power Up, che anche nel nome rivela l’appoggio dei Poteri Forti, mette gli AC/DC al primo posto tra i presunti album al posto dei Negramaro, il cui Contatto si deve accontentare del secondo posto. Il disco dei vecchi fulminati ha mobilitato forse per un’ultima volta il popolo dei dischi nel senso degli oggetti col buco in mezzo, ho letto di 110mila tondi di plastica (cd o vinili) venduti nella prima settimana, quasi il doppio di quanto ottenuto quest’anno da Machine Gun Kelly, che però ha portato a casa – e tanto – anche con lo streaming, mentre nel caso dei venerandi australiani meno di diecimila “album equivalenti” provengono dallo streaming. In soldoni, se i cd fossero stati già soppressi e mandati nel Paradiso dei Supporti a raggiungere videocassette e floppy disk, gli AC/DC non avrebbero mercato, fisicamente proprio. È affascinante, è una sentenza sulle nostre pallide velleità di parlare di tutte queste canzoncine come di una qualche forma d’espressione o (brrr!) arte, quando in realtà semplicemente c’è un prodotto, e bisogna produrre i CONTENUTI adatti a riempirlo. Ora, gli AC/DC non sono fatti per venir fuori da un telefono: come rivendica il loro nome, cantano il corpo elettrico e non quello elettronico. E la rivendicazione di vecchiezza di Young (ops) è sostenuta da una determinazione straordinaria: evocato in seduta spiritica, il 1980 entra in scena fin dalle prime battute, e per tutto il disco viene da chiedersi come stiano andando le Olimpiadi di Mosca, o da comprare una Fiat Ritmo – questo anche per sostenere quel bravo imprenditore di Agnelli, mica penserete che riceverà finanziamenti statali fino al secolo XXI. La prima traccia, Realize, strappa un sorriso a chiunque conosca la band, perché è come vedere un vecchio amico e ritrovarlo uguale (e quindi non sentirsi vecchi). Ma il colpo di scena arriva col brano successivo, Rejection. Parte il riff, e si rimane a bocca aperta: è ancora la canzone di prima? No, ma la chitarra di Angus Young ha deciso di fare tre passi indietro (con tanti auguri) e si ritrova a fare le stesse note – e si riparte, e si tirano su i 20mila dal Via!, e va tutto bene, intendiamoci, perché nessuno di noi chiederebbe altro agli AC/DC nel 2020… e forse nemmeno prima. Sono sempre stati tra le rockband più semplici, immediate ed efficaci: al loro confronto gli Iron Maiden sono l’Art Ensemble of Chicago. In effetti Power-Up somiglia a quel film di Russ Meyer che consisteva semplicemente in donne nude che ballavano davanti alla telecamera: insomma, un certo potenziale di intrattenimento c’è, e non per pochi. Tutto sta a vedere quanto a lungo potete realmente reggere e condividere un concetto così semplice, e ribadito con soddisfatta insistenza: qualsiasi vaga idea che porti anche un secondo fuori dal loro territorio di caccia è bandita. Pochi sono giunti con questa precisione a identificare il proprio suono e a darlo al pubblico – i Rolling Stones, per esempio, sono del tutto privi di questa capacità, ci sono un sacco di loro imitatori che gli somigliano più di loro. Ma persino gli Aerosmith, che pure negli ultimi anni hanno sfiorato questo tipo di obiettivo, hanno finito per mettere qualcosa di spurio nei loro aggiornamenti automatici, introducendo nel loro sound qualcosa che girava attorno. Nel caso degli AC/DC invece il tempo è realmente fermo, e tutto è immediatamente afferrabile come i loro cognomi (Young! Williams! Johnson! Sono arrivato a tifare per il ritorno di Wright invece che di Phil Rudd, per allineare la line-up più lineare del pianeta). A suo modo, è miracoloso, e io li saluto. Temo però che sia sconsigliabile: non fate questo a casa, non giocate con certi obsoleti aggeggi elettrici, non imbalsamate il rock’n’roll – anche se è morto, ovviamente. Loro possono farlo perché, come negarlo?, gli abbiamo sempre concesso una licenza speciale di ripetersi che non avremmo mai conferito a nessun altro. Perché poi a ben guardare, concettualmente questo disco – e il suo successo – giustifica la monotonia di alcuni generi più in voga (…non farò nomi, mi limiterò ad ammiccare tantissimo). Spiace, ma ogni tanto ci si dovrebbe chiedere se proprio bisogna sempre perdonare certi vecchi, irresistibili satanassi miliardari che ci vogliono illudere che il tempo non passi – non è vero, e non è giusto. Hanno tirato un altro osso al cane, e ci viene naturale scodinzolare. Il problema non sono loro. Siamo noi, che siamo felici di sentire la stessa canzone con minime variazioni, come sospettavano i minimalisti alla Steve Reich. Forse stanno proprio mettendo a nudo un nostro punto debole. Però poi allora come possiamo rompere le palle ai teenager perché ci hanno le orecchie cretine? In fondo è un passatempo ancora più divertente che guardare le donne nude che ballano.

Altri argomenti di conversazione. Dicevo che i Negramaro non sono riusciti a entrare al n.1 (spiaaaaace). Scende al n.3 Accetto miracoli l’esperienza degli altri di TZN Ferro, in un podio che per la prima volta quest’anno è ferocemente over 40. Se a questo aggiungete il Boss Bruce Springsteen al n.6 e l’ingresso al n.7 di The Zen Circus e (non dimentichiamolo!) Renato Zero al n.9, abbiamo la top ten ITALIANA più anziana del decennio. Ma c’è una notizia rassicurante per tutti noi e per l’economia: non ci sono femmine. E per forza, non si decidono a ballare nude. Entra al n.55 Christmas di Michael Bublé (..uh-oh).

Lungodegenti. Un album è da più di tre anni in classifica, ed è il segnetto ÷ di Ed Sheeran (194 settimane di permanenza continuata); lo seguono un po’ distanziati Rockstar di SferaEbbasta (148 settimane), Peter Pan e Pianeti di Ultimo (rispettivamente, 145 e 142 settimane), 20 di Capo Plaza (135) Diari aperti segreti svelati di Elisa (108), Playlist live di Salmo (106), Post punk di Gazzelle (103). Ma il disco da più tempo tra i cento più venduti in Italia è… Lo so che ve lo aspettavate, non facciamo sempre questa manfrina, su: è dei

Pinfloi. The dark side of the moon, il disco bicentenario, da 211 settimane (ri)entrato in top 100 si trova al n.46, in mezzo, come se tutti gli altri dischi fossero lì attorno a lui a farsi raccontare storie di tempi perduti; suo fratello minore The wall è un po’ staccato, con la tipica aria immusonita, al n.76. Vi dirò, in questi giorni, dovendo scegliere il dualismo inutile da aggiungere alla lista, verrebbe da usare la opposta polarità Maradona-Pelè. E mi sembra chiaro chi sia Pelè tra The dark side of the moon e The wall. Il che avrebbe come corollario che…
Che cambio idea e prima che sia troppo tardi preciso che The dark side of the moon è Biden e The wall è Trump. E non solo per quella storia dei muri, veh. Grazie di aver letto fin qui, a presto.