Tag: Elodie

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

Madame Kermesse – TheClassifica, episodio 14/2021

C’è una rapper FEMMINA al n.1 della classifica ITALIANA degli album. Di questo passo dove andremo a finire?

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

Stessa spiaggia, stesso male. TheClassifica 35/2020

«A little voice inside my head said: “Don’t look back, you can never look back”
I thought I knew what love was – what did I know?
Those days are gone forever, I should just let them go, but…
I can see you, your brown skin shining in the sun, you got the top pulled down
Radio on baby»
(Don Henley, The boys of summer)
 
Agosto è andato. E come sempre siamo tutti un rimescolone dolceamaro – quanti ricordi, vero? E quante belle canzoni a rendere ancora più intensi gli indimenticabili momenti che abbiamo trascorso nel languore dell’estate.
E siamo qui proprio per questo, per un’ultima estenuante cavalcata in Tormentonia, questo padiglione del disprezzo per i propri simili che il comparto della musica italiana è riuscito, nonostante tutte le difficoltà, a mettere in piedi anche quest’anno. Non facciamogli mancare il nostro plauso, per aver voluto a tutti i costi esserci vicini con composizioni banali, orrende e sceme, per immergerci in una spietata parvenza di impietosa normalità.
…Siete ancora in tempo per uscire da questa pagina, perché non posso che promettervi pena e strazio. Fatelo ORA.
 
(siete sempre qui?) (come me del resto) (abbiamo decisamente qualcosa che non va)
 
In realtà. Potrei dirvi che tra le cento Azzeccatissime Hit Estive del 2020 ce ne sono un paio che vi caveranno un sorriso quando nel 2050 le risentirete a Techetecheté. Ma sarebbe scorretto da parte mia. Perché nel 2050, vi piaceranno TUTTE – esattamente come qualsiasi lagna passi a Techetecheté. Quindi, lasciamo stare. E intanto, se non vi dispiace, chiudiamo la pratica della classifica dei presunti album. Basta dire chi è
Il numero uno. Che è ancora Mr. Fini di Gué Pequeno. Uscito nove settimane fa, ne ha passate sei al primo posto. Siamo alla 35ma settimana dall’inizio dell’anno, e per 27 settimane al n.1 c’è stato un album rap. Poi c’è
Il resto della top ten. Altri sette rapper (Ernia, Tedua, ThaSupreme, Geolier, Lazza, Marracash, Ghali) più i Pinguini Tattici Nucleari (n.8) e un cantante pop (Harry Styles, n.9). In pratica tutti maschi, e tra loro uno STRANIERO, un gruppo – rigorosamente ITALIANO, passato dal Festival della Canzone ITALIANA. Le prime dieci sono sostanzialmente quelle, con minime variazioni, da un mese e mezzo. Passiamo ora di gran carriera agli
Altri argomenti di conversazione. Più alta nuova entrata, Maluma al n.48, davanti a The Killers, n.54. Suggerirei di usare questi argomenti solo se la conversazione vi ha annoiato e con questi argomenti la volete uccidere. Passiamo pertanto, come promesso, ai
 
Sedicenti singoli. E quindi all’ultimo piccolo momento di gloria per Tormentonia 2020, che tanti show televisivi si accingono a celebrare degnamente in questi giorni. Stavolta vorrei farlo con un’occhiata da tre punti di vista: la classifica dei più ascoltati in streaming (FIMI), quella dei più visti su YouTube e quella dei più trasmessi dalle radio (Ear One).
Questo, anche per un ambizioso tentativo di discorso sulla democrazia diretta.
No, fermi: non ve lo faccio mica io. Non me ne intendo.
Però magari qualcuno di voi riesce in qualche modo a unire i pezzi, tenendo conto delle differenze tra i sistemi elettorali (Spotify e YouTube) e confrontandoli con il Governo dei Saggi (per così dire), cioè la radio. E notando le
Affinità e divergenze. Non si discute su una cosa: al POPOLO, che sia quello giovane e prevalentemente maschio di Spotify o quello anagraficamente più tardone e di genere lievemente più equilibrato (se non apertamente a maggioranza femminile) di YouTube, piacciono tanto due azzeccatissime hit estive: quella di Rocco Hunt e Ana Mena, e quella di Boomdabash e Alessandra Amoroso. Qui non ci piove: già da un po’ sono le prime in entrambe le classifiche, a posti invertiti. Le radio, anche loro approvano incondizionatamente Karaoke e lu ventu de lu Salentu; però, toh!, Rocco Hunt non appare tra i prediletti (su YouTube invece si trova ancora in top 20 il singolo del settembre scorso, che però featurava J-Ax e Boomdabash quindi dai, era costruito per uccidere). Oltre a ciò, i network radiofonici non apprezzano più di tanto il pezzo di Baby K & Ferragni o quello di Elodie, e i rapper li lascia volentieri a Spotify: non ci sono Gué Pequeno, Geolier, Shade, Ernia. Ma guardate da voi.
(sì, lo so che il titolo del pezzo di Rocco Hunt su YouTube è in spagnolo) (ci sarà il suo perché)
Potrete notare come gli ITALIANI scelgono prodotti ITALIANI. Le radio, metafora dei media, cercano di fargli ascoltare canzoni STRANIERE. Addirittura undici nelle prime venti; si scende a 5 su 20 su Spotify e 3 su 20 su YouTube. Oltre a questo, c’è una maggiore mobilità. Che carine: ci provano a stimolare il loro pubblico. Notate anche due cartine di tornasole dell’equilibrio di genere su YouTube: BTS ed Emma Muscat, bandite dai giovani maschioni che monopolizzano Spotify. Ah, a proposito.
Quelle che vedete scritte in una tinta balzana rispetto alle altre sono le canzoni che trovate solo in quella particolare top 20, ed esprimono quindi un po’ di più la specificità di quel mezzo. E magari fanno pensare agli utenti che La isla di Elettragiusy sia veramente un successo (n.9 su YouTube), o che lo sia Bam bam twist di Achille Lauro (n.3 per le radio), o che lo sia Bimbi per strada di Fedez.
E forse lo sono. Che diamine, in fondo ogni cosa ha successo. DEVE averlo. Ogni cosa è illuminata. È la premessa indispensabile di quel che resta della musica. Altrimenti, per fare un esempio facilone, milioni di miei rinomati colleghi (di successo) a Sanremo non si sbatterebbero come bisce per decretare il SUCCESSO finale di una canzone caruccia e patatosina ma ai limiti dell’inconsistenza come quella di Diodato. La parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa per tutti – essa già trasvola ed accende i cuori da RDS al Fatto Quotidiano: vincere! E se esistono, se anche una sola volta vengono ascoltate o condivise o trasmesse nel nulla, hanno vinto. Constatato questo, io personalmente, sicuramente per snobismo, trovo che i cantanti e gli autori e i producers (i RE MIDA della nostra canzone) coinvolti nel 99% delle azzeccatissime hit estive del 2020 siano scesi sotto un livello di imbarazzo e miseria così infimo che me li segno tutti – perché non solo sono autenticamente, sinceramente indignato con loro, ma mi impegno a provare paranoica avversione per chiunque parlerà o scriverà bene della musica che faranno nei prossimi cinque anni, dovessero anche ritrovarsi a incidere dischi assurdamente transgenerazionali tipo quelli dei
 
Pinfloi. The dark side of the moon è ancora l’album da più tempo in classifica (199 settimane) (se lavorate per un giornale, avvertite il vostro anniversarista di fiducia: può scrivere un pezzo sulle 200 settimane, nel caso non voglia aspettare o non pensi che tra due mesi arrivi al record assoluto di quattro anni di permanenza continuata). Si trova al n.64. The wall è al n.69. E sono quasi duecento settimane che concludo scrivendo qualcosa di faceto sul rapporto tra questi due dischi. Ma è sempre più difficile, tanto che penso che inizierò a cimentarmi con dei paragoni dementi tipo che uno è il panettone e l’altro il pandoro, uno è il mare e l’altro la montagna, uno è gli slip e l’altro i boxer, uno è la pillola blu e l’altro la pillola rossa di Matrix. Se siete d’accordo inizierei da: The wall è per chi ama i gatti, The dark side of the moon per chi ama i cani.
(…forse devo correre a brevettare quest’idea imbecille, prima che qualcuno di voi me la rubi per tirare su dei like e avere SUCCESSO al posto mio)
(ma sì, fatelo) (non preoccupatevi per me, resterò foolish e hungry) (grazie per aver letto fin qui, a presto)
 
«T-shirts, pantaloncini corti e perizoma
Ci siamo divertiti tutta l’estate»
(All summer long, Beach Boys)
…………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………..
Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Gué Pequeno and the infinite sadness – TheClassifica 27/2020

Contrordine: il denaro NON darebbe la felicità. Comunque, sul tema gli immunologi sono divisi.

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Eccoci qui, sembra ieri che ballavamo sulle note dell’ANALISONA di fine 2019, con Ultimo primo, grazie a Colpa delle favole album dell’anno, e alla canzone regina, Una volta ancora, la Temptation Island di Fred De Palma e Ana Mena, shippati da tutte le persone ammodo (…io no, spero sempre che alla fine del video lei gli rubi la moto e torni in Spagna). E invece è già il momento dei dati diffusi dalla FIMI sulla musica più ascoltata dagli ITALIANI nei primi sei mesi di questo 2020 tutto matto.
Ora: di norma l’Analisina di metà anno è più timida e meno pontificia dell’ANALISONA di fine anno, infatti la sua madrina, la cantante Annalisina, appare qui in una foto degli esordi. E se già normalmente i dati vanno presi con le pinze, quest’anno è tutto un pinzimonio: non dovrebbe essere necessario premettere che, a causa di questo virus escogitato da Bill Gates, Angela Merkel e Woody Allen, di cd se ne sono venduti meno del solito, e di album – ma pure di singoli – ne sono usciti MOLTI meno del solito.
Non dovrebbe essere necessario ma lo premetto lo stesso, perché capiamoci: non è che dopo 40 anni che gli altri vi sommergevano col mansplaining e l’arroganza dell’età matura, quando e dai e dai finalmente viene il MIO turno, non si può più fare, basta, abominio e scherno. Mettetevi lì buonini e fatevi sommergere di buonsenso ITALIANO. Al massimo fate smorfie, faccine e occhi al cielo – e ora cominciamo con
 
IL PIATTO FORTE
Gli album. Prima dategli una bella occhiata. Cercate di memorizzare tutto, avete 30 secondi. Fatto? Ok. Potevate anche non farlo, non è che la tolgo. Subito dopo, andiamo per paragrafini.
Ecco i paragrafini.
Niente stranieri in top 20. Dov’è lo scandalo? Che gli ITALIANI non siano interessati agli stranieri, le classifiche ce lo dicono da anni. Certo l’anno scorso, a luglio c’erano se non altro 3 nomi stranieri in top 20 (Queen, Lady Gaga, Billie Eilish). Billie Eilish (con lo stesso disco) è scesa (non molto), tutti gli altri li abbiamo fatti sparire. C’entra il Covid? Mah, era così anche prima, dai: è ovvio che chi non sprizza sangue ITALIANO è il male assoluto – tranne i legittimi dittatori, naturalmente;
Solo una donna tra i primi 10, e non da sola, altrimenti sarebbe una poco di buono: si tratta di Sofì dei MeControTe, con l’album indie che ha sovvertito le mie superficiali previsioni su un podio rappuso (Marra ThaSupreme Ghali). Ci sono addirittura due donne tra il n.11 e il n.20: Elettraellèttraelllètttralamborghinnni ed Elodie. Quindi arriviamo a due e mezzo su 20, e quello che sentite sullo sfondo darsi il cinque da solo è Francesco Renga, forte della sua teoria sulla voce femminile, sicuramente sviluppata dopo anni ad ascoltare Ambra Angiolini;
– No, d’accordo. Non posso cavarmela così. E sia: è un Paese maschilista e xenofobo, okay? Ecco tutto. Cosa volete, togliergli ANCHE QUESTO?
– So che vi piacerebbe dire che questi sono i gusti dei boomer: col cavolo, questi sono i raga, zii. Ascoltare gli stranieri è troppo sbatti, si capisce bitch e fuck ma poi i nomi delle marche da comprare sono più complicati che nelle canzoni ITALIANE. Quanto alle donne, non è colpa di nessuno se le ragazze non hanno ancora capito che devono parlare di bro e di fra e di dro e di tro. Ma ci arriveremo, io ho fiducia;
Tra i primi venti, quattro superano (non di molto, in genere) i 40 anni: Marra, J-Ax, Brunori e TZN. Quasi tutti gli altri hanno meno di 30 anni. Interessante. Chissà che ne è della fascia tra i 28 e i 40. Forse è una generazione che vedendo quanto è difficile farcela con la musica, che bisogna andare ai talent e trovarsi davanti Morgan e Sabrina Ferilli, ha preferito fare il deputato, che lavori meno e ti droghi anche di più e conosci Cruciani;
Gli album usciti nel 2020 non mancano dalle posizioni più alte. Ma va detto che quelli che ci si trovano, come il Fantadisco, Ghali, J-Ax o Brunori, sono usciti prima del lockdown, e quindi hanno beneficiato delle vendite dei cd (che impattano più forte sulle graduatorie). Però hanno retto tutti quanti piuttosto bene anche nella versione spotifatta. Magari J-Ax e Brunori un po’ meno, anche per target;
– Qui arriva il confronto più ingeneroso, ma quest’anno l’alibi per vendere di meno c’è tutto. Mi limito perciò a registrare che l’anno scorso i primi sette album avevano – ehm – venduto almeno 50mila copie, ottenendo la certificazione platino. Quest’anno ci si ferma al n.5 dei Pinguini; da J-Ax in giù sono dischi d’oro e non di platino. Fino al n.18. Laddove nel 2019, anche il n.23 aveva superato le 25mila copie. Il numero decresce da anni anche in concomitanza con una crescita del venduto complessivo, dato che mi viene fornito dalla FIMI e che io riporto obbediente. Quindi l’unica tendenza che posso dedurre è che i dischi più ascoltati sono sempre meno ascoltati rispetto al passato, non raggiungono tanta gente come i Pinfloi . Ma per il dettaglio del 2020, mi sento di poter dire che i numeri non sono impietosi, tutto considerato;
Persona di Marracash, album più ascoltato nel primo semestre, è stato anche il quinto album più ascoltato di tutto il 2019, e ha ottenuto questo risultato in due mesi: novembre e dicembre;
Dal 2018, l’album al n.1 nel primo semestre finisce per portare a casa l’intera posta, ché tanto Natale non fa più la differenza e chi esce per primo, ovviamente inizia ad accumulare prima degli altri nello streaming. Ora: il campione del 2018 era stato Sfera, quello del 2019 Ultimo, ora sembra che a prenotare la volata finale, con un disco uscito nell’autunno dell’anno scorso, sia Marracash. Che immagino stia leggendo tutto questo con l’altra mano.
 
INTERMEZZO
 
Non li vedo bene. Tra i nomi importanti che a occhio e croce temo non rivedremo tra sei mesi nell’ANALISONA, metterei Piero Pelù, Coldplay e – nonostante siano stati al n.1 in primavera – Pearl Jam, Drefgold e Lady Gaga. Sarò lieto di essere smentito. Che è una frase che scrivo esclusivamente per non sentirmela menare dai fan: in realtà se Pearl Jam e Drefgold fossero tra i cento dischi più ascoltati dagli ITALIANI nel 2020 ne sarei angosciato e avvilito, e non riuscirete mai a consolarmi, nemmeno inviandomi per posta dei ghiaccioli all’anice.
 
Guerre tra bande. Universal ha la distribuzione di 47 dei 100 titoli in classifica: 29 sono su marchio Island e 11 su marchio Virgin. In pratica, Island da sola batte i titoli Sony (che sono 23). Cionondimeno, Sony in top 20 fa la voce grossa, pareggiando i conti con gli universali rivali: 7 titoli a testa, e l’egemonia sul rap italiano quasi strappata. Warner ne ha in tutto 17, e solo tre in top 20, ma due sono belli alti: il Fantadisco al n.3 e Ghali al n.4. Insomma, come dopo le elezioni, ognuno può dire di aver riportato importanti e confortanti conferme: hanno la fiducia degli ITALIANI e presto daranno loro quella musica che ci riporterà tra le nazioni rispettate. Migliori risultati tra le indie, Honiro grazie a Ultimo, e Carosello che piazza (non tra i primi, a ‘sto giro) Diodato, Coez, Emis Killa e Thegiornalisti.
 
TORNIAMO ALLE CARTINE
 
Vinili. The dark side of the moon batte in volata Brunori, al quale suggerisco di giocarsi questa battuta quando apparirà in pubblico, in modo da dare il cambio alla sottile ironia sull’essere bellissimo, che è un po’ provata dopo dieci anni di sfruttamento intensivo. Tutto molto vintage tranne Ernia, che peraltro è uscito a giugno – e quindi, o ne ha venduti un bel po’, oppure gli altri ne hanno venduti pochissimi. Forse la risposta sta a metà. O forse no. Non lo sapremo MAI. D’altra parte, non è il tipo di interrogativo che ci assillerà a intervalli regolari, no? Detto questo, in mezzo alle prevedibili leggende del rock, tre ITALIANI (nuovi o quasi) tra i primi cinque. C’est très bizarre.
 
ALTRO INTERMEZZO
 
Sanremo. It’s Pinguini Tattici a go-go, con un n.5 tra gli album e n.9 tra i singoli per Ringo Starr. Bene la vincitrice Fai rumore di Diodato tra i singoli (n.6), un po’ meno l’album (n.22), ma nonostante tutta la straordinaria forza di persuasione dei giornalisti (il 98% dei quali lo hanno votato senza tornaconti personali) non si poteva avere un altro Mahmood. Sempre tra i singoli, n.13 Gabbani, n.16 Fasma & GG, n.17 Ellettraellllètttraetc, n.19 Achille Lauro e n.30, per il rotto della cuffia, Elodie. Al di sotto, poco o nulla.
 
XFactor e Amicidimaria. Il singolo dei Sierra è al n.81. L’album di Gaia è al n.37. Per il resto, non le definirei due edizioni da sogno.
 
E ANDIAMO COL GRAN FINALE
 
Singoli. Guardate pure. Vedete anche voi quello che vedo io?
– Tutte le hit straniere e qualcuna di quelle italiane (Blun7 a Swishland) vengono dal passato, sono state pubblicate nel 2019, da prima del pipistrello e del pangolino;
– Tra i primi dieci, tre sono stranieri, due e mezza sono donne – una delle quali è italiana, la 16enne Anna Pepe con Bando, la hit VIRALE (…se non ora, quando?). Allargando alla top 30, la percentuale degli stranieri scende – perché sono otto – quindi sarei cauto prima di parlare di maggiore flavor internazionale. Però in generale la classifica dei singoli sembra più sensata, per composizione, rispetto a quella degli album, e che Zeus mi mandi i tafani se qualche anno fa mi sarei mai sognato di dire una cosa del genere: credo che rappresenti un po’ meglio ciò che effettivamente si sente in giro: al netto dell’importanza della coazione a ripetere dei fan del rap. O forse sono semplicemente le playlist dei Poteri Forti che fanno il loro mestiere, che volete che ne sappia io, sono solo una piadina in un gioco più grande;
Ghali è presente con due pezzi, uno dei quali completamente solo. La novità clamorosa è che ci sono solo sei joint-venture tra i primi venti brani: un po’ è stato meno semplice fare i featuring durante la quarantena, un po’ potrebbero avere annoiato come la morte, ‘sti featuring. Tendo a privilegiare l’opzione meno ottimista, quindi aderisco alla prima delle due;
– Mi pare di poter dire che con la sola eccezione di Fiori di Chernobyl di Mr.Rain che ha avuto una sorta di precognizione (o ha portato sfiga), non solo i brani ispirati dalla pandemia sono stati pochi, e quei pochi non li ha voluti nessuno. Se vogliamo, una specie di tentativo di rimozione su vasta scala, ma anche la dimostrazione che questi devono fare le canzoncine piacione, mica dare voce ai nostri penosi sentimenti. Sentite gente, se volete l’arte andate nei musei, qui non abbiamo tempo per baloccarci.
.
Detto questo. Grazie per essere arrivati fin qui. Se avete domande, io posso provare a rispondere. Posso provare anche a leggervi la mano. Mettetela contro lo schermo. Mmh, vedo un viaggio, e dei cambiamenti in arrivo, e delle persone che pensano a voi – e sono tutte ITALIANE. Arrivederci a gennaio per l’ANALISONA.
Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Forse una piaga equivalente alle fake news è quella del clickbait. Ma nessuno ne parla, come vedrete in questo articolo.

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

Ecco, dopo un’analisi ragionata delle sentenze degli opinionisti, i VERI vincitori del Festival di Sanremo. Sono quarantuno.

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

CLASSIFICA PARADISO – Addio Tormentonia, bentornati rappusi

Ehi. Bentornati. Quindi? Avete passato una buona estate?

Io me ne son persa un bel po’, per vari motivi. Ho cercato di seguire più che potevo il Paese Reale, ma lui mi faceva i trabocchetti, era sempre più irreale. E tuttavia è stata un’estate istruttiva, vero? Ai blocchi di partenza a fine maggio i BIG erano tutti pronti con le azzeccatissime hit dell’estate, successi garantiti dagli infallibili RE MIDA del pop, gli smaliziati PRODUCERS che conoscono così bene noi, pubblico cretinone. Ed è andata a finire che mentre tutti erano distratti è venuto fuori l’outsider, Una volta ancora di Fred De Palma & Ana Mena, con più o meno la stessa canzone dell’anno scorso, però con un video più da tronisti – spiaggia, tatuaggi, Harley Davidson, locale con rum e mulatte, sigari e cosce, la vita despacita che l’italiano sogna e non più solo d’estate, perché la vede su Canale 5 ogni sera (quando non c’è la Champions). E dietro di loro, i due onesti teen idols Benji & Fede, con il loro video pieno di patatine.

E lo so che lo state pensando: il nostro BIG della politica era pronto a impazzare tutta l’estate, forte del sostegno dei media e dei RE MIDA della comunicazione che gli mettevano in mano madonne e lasagne, animatrici e bambini – e invece è uscito l’outsider, questo professore che gli stanno bene i vestiti (mica le felpe) e che avevano fatto Presidente del Consiglio mentre era distratto.

Quindi, quest’estate ci insegna una volta di più che il pubblicone non è così ammaestrabile come crede pessimisticamente qualcuno di noi e come credono ottimisticamente i tormentonisti di ogni settore. In ogni caso la fase estiva dei tormentoni è finita, ora inizia la fase autunno-inverno: c’è già gente che smania per Sanremo, saltando a piè pari la fase in cui bisogna smaniare per X Factor. E intanto che noi siamo impegnati con questi obiettivi grandiosi, ovviamente, la vita va avanti, nella classifica dei presunti album.

Al n.1 c’è Junior Cally, 28enne rapper più o meno di Fiumicino, che ha iniziato con una maschera e poi se l’è tolta. Ha numeri piuttosto bassi su Spotify, però si è fatto 14 megastore in sette giorni, e altrettanti ne sta facendo questa settimana – tra l’altro quattro di questi nell’Hiphopistan, cioè il triangolo Milano-Como-Varese, così leghista eppure così rappuso. Frettolosamente vi posso dire che sospetto che Antonio Signore in arte Junior Cally (in pratica: Young Signore) sia meglio delle rime che ha scritto in Rinnegato, la solita rappanza che ormai solo i 13enni (e non tutti) possono trovare esaltante: gli amici malavitosi e le tipe che glielo succhiano entusiaste e lui che ora ce l’ha fatta quindi tutti muti. C’è persino un pezzo che si chiama Cristiano (Ronaldo): eddài, su. E sì che a quanto ho capito ne avrebbe di cose da raccontare. Interessante però la musica, sospetto che gli piaccia più la techno che la trap.

Sta di fatto che dopo una settimana di primato, Libertà di Rocco Hunt scende al n.2, ma resiste all’assalto dell’americano Post Malone, che entra al n.3 con Hollywood’s Bleeding. Il dominio dei rapper incompresi e antisistema è assoluto: al n.4 c’è la Machete Mixtape, al n.6 entra il materano GionnyScandal e al n.9 c’è un rapper che ha iniziato con una maschera e poi se l’è tolta (uhm), ed è Salmo con Playlist (un po’ più giù c’è il suo Hellvisback, in classifica da 188 settimane). Si oppongono a questo fiume di parole Ultimo, i cui tre album sono al n.5, 7 e 10, e Lana Del Rey, unica donna in top ten, al n.8.

Ma torniamo ai tormentoni.

(ve lo aspettavate, lo so)

ULTIMO MAMBO A PAPEETE

Ho letto che all’Arena di Verona Mambo Salentino dei Boomdabash + Sandrina Amoroso + Birra Peroni che appare ogni cinque secondi (…ma con discrezione) è stata incoronata TORMENTONE DELL’ESTATE dalla giuria popolare degli ascoltatori di RTL 102,5, la radio per gente very normal nella quale tra l’altro ha un programma da 90 anni il giovane Pierluigi Diaco, che Urbanino Cairo vuol fare direttore del Corriere della Sera  (altrimenti non mi spiego perché quest’estate fosse in homepage ogni stupido giorno mentre io mi collegavo per capire il Paese reale). Ora, i numeri non sembrano darle la maggioranza, ma se la radio più ascoltata d’Italia e i suoi very normal elettori hanno deciso che Mambo salentino deve governare, chi siamo noi, élite snob e radical chic, per opporci. Peraltro, il “Peppereppeppé” reiterato che costituisce l’essenza della canzone non fa che provare la raffinatezza internazionale dei PRODUCERS pugliesi: “Peppereppeppé” è esattamente il contributo che la nazione è in grado di dare al mondo in questa fase storica. E nel sottoporvi quest’ultimo schemino birichino con piazzamenti FIMI e visualizzazioni YouTube (non calcolate da FIMI), immagine rigidamente schematica che non rende giustizia a tutte le sfumature di Tormentonia, vi do appuntamento a giorni migliori.

(no, non è vero: ci vediamo qui la settimana prossima)

PS: The Dark Side of the Moon è al n.56, The Wall al n.64.

 

 

The great tormenton swindle

The great tormenton swindle

Tempo di mettere ordine sull’italico bagnasciuga.