Tag: Ed Sheeran

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

Gli strani doni di Guésus Bambino – TheClassifica 50/2021

All’interno: la classifica dei singoli natalizi. Ovviamente è piuttosto riprovevole.

Marracash & Fedez: il duello – TheClassifica 48/2021

Marracash & Fedez: il duello – TheClassifica 48/2021

Come dicono i più prestigiosi influencer, bisogna trasformare una fesseria in un’opportunità. Ed è quanto intendo fare dopo aver saltato un turno di TheClassifica – e per di più in un frangente importante: il ritorno di Marracash, e il passaggio di testimone tra lui e MiticoVasco, precedente n.1 nella classifica dei presunti album. Ma altrettanto significativo è stato l’avvicendamento occorso sette giorni dopo il n.1 di MiticoMarra, perché il King della Barona si è ritrovato a cedere a sua volta il testimone al suo arcinemico Federico Lucia in arte Fedez, e me la figuro come una scena di un cartone Looney Tunes in cui il testimone è un candelotto di dinamite acceso, tanta è la sua acrimonia nei confronti dell’altrettanto milanese collega.
Come dicono i più egregi youtubers, bisogna, tipo, cioè, due piccioni con una fava e scialla, raga. Qui i piccioni potrebbero essere addirittura tre: MiticoVasco, MiticoMarra, Fedez, in una combinazione che nessuna slot machine mi darà più. Ma posso arrivare a QUATTRO piccioni, cogliendo l’occasione per una fredda vendetta personale. Perché un dì lontano, qualcuno mi tacciò pubblicamente di odiare l’hip-hop italiano. Sono passati anni ma ancor oggi, almeno una volta alla settimana, qualche suo fan ripercorrendo la sua TL scorge quell’anatema, e mette il suo gradimento a quella sentenza incresciosa.
 
A lungo ho pensato che ci fossero gli estremi per la denunzia, argomentando che da quel giorno, nessuna delle ardimentose redazioni italiane mi fa più scrivere di hip-hop italiano (…ma in fondo rimane tanto altro, no?) (ahaha)
Con buona pace dell’incresciosa accusa sopra riportata, io NON odio l’hip-hop italiano, lo seguo da quando è nato e l’ho visto crescere e fare cose mirabili e altissime, e fare cose atroci e penose, e fare tante cose medie, mediatiche, medievali, mediocri.
Ma come dicono i più luminosi ospiti di trasmissioni di La7, passare la vita seduti lungo la riva del fiume prima o poi concede trionfi che la vita reale raramente regala. E così, vado a cogliere l’occasione per la ritorsione più cruenta: recensire INSIEME Marracash e Fedez. Così imparano. Il primo, a menarsela con l’odiato Cosplayer nel suo album Noi, loro, gli altri – che inspiegabile ossessione per uno che nessuno gli accosterebbe mai, che perdita di prospettiva per uno che sta così sopra. Insomma non ci senti, trattenere il respiro, quando sei lì in alto, e cammini sul filo; qui nel grande circo tu oramai sei il king.
Ma il secondo, gente.
Lo showman di Amazon (Celebrity Hunted, LOL e ovviamente Ferragnez La Serie), il tribuno politico che litiga con la Rai, che nel suo Disumano cerca di fare il rapper con la street cred. È come se Vasco ce l’avesse con Maurizio Costanzo – e intanto, quest’ultimo tentasse di imitarlo.
(non mi dispiacerebbe sentire un suo tentativo, pensandoci)
La stravagante verità è che soffrono in modi diversi di rap game. Non c’è da meravigliarsi: è uno dei mali congeniti di quel genere che ha permesso a entrambi di decollare (ed è un male che forse un giorno soffocherà definitivamente il rap, non me ne meraviglierei) (del resto non so voi, ma non mi meraviglio più di nulla – il che, a suo modo, è meraviglioso).
Il rap game è quel pesante accumulo di codici e comportamenti che da un lato immiserisce il genere in ostentazione stilistica come capitava ai più noiosi poeti del Seicento, anche se questo avviene in stanze assai più ghignose come “Bitch, la tua bitch fa le unghie alla mia bitch” o “Farfalle sopra un campo minato, il tuo sguardo mi uccide, mi ricordi lo Stato” – a voi indovinare chi dei due ha scritto cosa.
Il rap game (in quanto giuoco, del resto) prevede continua competizione, adesione a regole (un po’ cangianti e non precisamente uguali per tutti. Come il calcio del resto), che vengono giudicate da arbiter non di rado provenienti dai giochi stessi: il fatto che le maggiori autorità nelle recensioni dei rapper siano dei videogamer non mi meraviglia per niente (tanto per cambiare) e non è un bellissimo segnale per noi fatui critici musicali, ma non lo è nemmeno per il genere. Anche se ovviamente è un bellissimo segnale per i videogamer. E vorrei pure vedere.
Nella Mia Umile Opinione, c’è qualcosa di affascinante nel modo in cui Marracash e Fedez lottano avvinti come il Mastino e la Montagna, come i Duellanti di Conrad (e Ridley Scott, via) – come se uno in fin dei conti definisse l’altro, suo opposto e consimile. E mi viene il dubbio che la lotta sia anche un po’ interiore. A Marra fa schifo Fedez, è come se volesse espellerlo da sé – forse il suo è un calcolo. Forse questo ha a che fare con il piccolo senso di spiazzamento generato da Noi, loro, gli altri di Marracash. Perché una volta riscontrato che è una spanna sopra il resto (75% merito suo, 25% colpa del Resto), credo di non essere l’unico a notare che rispetto a Persona, si rimane meno a bocca aperta. Qualcuno ha scritto “Eh ma sai, a quel livello devi sempre ricordarti di fare i grossi numeri, perché la Universal è la supermultinazionale del rap, quindi paga e pretende”. Non è realmente quello il problema, non ho perplessità di alcun tipo sui pezzi “commerciali”. Casomai ne ho su quelli che, dopo Persona, dovrebbero essere i brani che riflettono l’idea del titolo, lo slancio verso Noi, loro, gli altri. Lo spostamento di prospettiva da sé al resto del mondo, così difficile per un rapper e così vietato dal rap game, dove si approvano individualismo e capitalismo più che nell’America di Reagan. Vedo ovviamente dove ha tentato di farlo, ma ho la sensazione che all’ultimo i suoi demoni e spettri tendano a riportarlo nelle vicinanze della casella del VIA!, nel Vicolo Corto e nel Vicolo Stretto. Così, oggi che è nel mezzo del cammin di nostra vita, sa molte più cose – ma pur avendo fatto più volte il giro della plancia, in qualche modo il vicolo continua a farsi sentire, generando in lui una qualche forma di solitudine. Perciò, mentre MiticoVasco continua in modo buffo e commovente a cercare di parlare con tutti e per tutti, lui che a suo modo ne è non l’erede (per carità) ma il successore per carisma e comunicativa, ci prova. E guardacaso, dicono cose che si somigliano molto:
“Siamo qui, soli e delusi, a confondere quello che sei dentro quello che usi”
“Voglio coprirmi di cash, sarò felice. Lo sento ciò che dirà il vecchio me: confondi il fine col mezzo.
Soffocati gli idealismi, condannati a non capirci”.
Però alla fine, il suo duello con la Persona prende il sopravvento. “Sono il giocattolo rotto con cui gioca il mio doppio” oppure, altrove “Marracash ha a fianco un fratello più grande, uno che fruga nella realtà, la fuga da una realtà pesante, cercando di farci dei soldi durante”. Succede anche in altre rime, in altre tracce, e genera la sensazione che qualcuno dentro di lui freni il suo slancio nel parlare per noi, per loro, per gli altri. Temo che per il 75% dipenda da lui, ma per il 25% dipende da noi, da loro, dagli altri, che non siamo pronti a dargli ascolto.
A questo punto subentra l’elemento comico della situazione. Perché a cercare di parlare per il POPOLO, ci prova anche il suo arcinemico (in Cosplayer, “il biondo patriota”) (accludo spiegazione dal prezioso sito Genius).
Sarò onesto: io trovo Fedez interessante, oltre che particolarmente astuto. La sua manifestazione che preferisco è quella più MaurizioCostanzesca, quando fa l’animatore de Il Muschio Selvaggio, in cui oltre a usare in modo sagace i media moderni, fa quello che a sinistra definiscono intrattenimento intelligente – e non di rado abbastanza ghignoso. E quando prende posizione, nel suo modo smart smart smart, Fedez pone sempre il dilemma: se la posizione è giusta, devo preoccuparmi del fatto che lui è sbagliato? Il suo disco da questo punto di vista offre qualche esempio, ecco un passaggio da Stupido stupido:
“Non si dovrebbe, la droga nelle felpe – però nemmeno sberle ad uno che è già in manette, no
Non si dovrebbe, lasciarlo in un call center, in debito per sempre – non vedi che è solo un ventenne?”
L’intento è lodevole, il risultato è un po’ cringioso. Anche perché poi Fedez è uno al quale con le parole riescono cose che a molti rapper più fighi – mi spiace per loro – non riescono (“Non amo mai, e se amo è un odio amatoriale” è una delle frasi che preferisco). Il punto, tuttavia, è che quando Fedez fa rap, pur non avendone stretta necessità ormai, scivola anche lui sulla chiazza oleosa del rap game, e di botto gli esce la rima tatuata da manzo in vacanza. “Un pochino mi manca scoparti nei cessi / Mi ricordo la notte che hai detto: “Dolcetto o scherzetto?” / E io che pensavo soltanto a riempirti come un palazzetto”.
E davanti a “Ti ho cercata tutti i sabati / Come un figlio di puttana cerca un alibi” ho avuto quasi un’esperienza mesmerica: la verità è che Fedez è ormai un rapper part-time, gli serve per completare il prodotto. Ma quando fa il rapper cerca di imitare gli altri e forse cerca proprio, flebilmente, di imitare il duellante Marracash. Come se avesse preso residenza nel Viale dei Giardini, ma gli mancasse il Vicolo Corto. Ah, che gioco a inseguirsi. Forse Marra dovrebbe tendergli un candelotto d’ulivo, invitarlo a fare la grandiosa joint-venture perché i due poli opposti trovino un loro equatore: Fabio, Federico! Amici! Provate a incrociare i flussi, perché la scena del musicale s’è impoverita e all’incontrario va (cit.).
Va beh, qualcosa bisogna pur cercare nella vita.
Altri argomenti di conversazione. Se permettete, mi terrei il grosso degli altri argomenti di conversazione per la prossima puntata, visto che al n.1 sta arrivando Marco Mengoni, e sono sicuro che sarà un capolavoro, però non l’ho ancora ascoltato e già non so cosa dire. In compenso, c’è una cosa che vorrei aggiungere sul n.1 di Fedez, specie dopo aver guardato i numeri dello streaming: mi pare di poter dire che il suo n.1 è dovuto al fatto che cd e vinili hanno ancora un loro peso per la compilazione delle charts, ed è un peso del quale la FIMI nella sua infinita saggezza ha deciso di tenere conto. Perché tra i sedicenti singoli, MiticoMarra occupa metà top 10, con Love e CrazyLove al n.1 e al n.2, davanti all’unico singolo di Fedez al n.3 (Sapore, feat. Tedua) e ciononostante, King Marra ha dovuto cedere il trono.
Nella classifica dei presunti album, intanto, dietro ai due inseparabili nemiciamici c’è proprio MiticoVasco, tallonato da Adele (n.4), Blanco, Zucchero, Salmo, Ultimo, Ed Sheeran – e chi poteva chiudere la top ten se non i Pinguini Tattici Nucleari? Un giorno o l’altro bisognerà parlare di loro. Ma non oggi: tanto più che non salterò a piè pari anche tutti gli angolini consueti, dai lungodegenti alla cerimonia degli addii per chi esce di classifica, e persino quello con i Pinfloi.
Anche se poi, che ne so io, magari il disco di Mengoni è il capolavoro assoluto di questo secolo. Gli amanti del pop sono tutti esaltati e poppanti. Forse ne sarò folgorato anch’io.
Non me ne meraviglierei.
Per il momento, grazie per aver letto fin qui.
Vasco ai margini – TheClassifica 46/2021

Vasco ai margini – TheClassifica 46/2021

Siamo qui. Okay. Ma DOVE, Vasco?

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

Ci credevamo così furbi, e Rocco Hunt era n.1 – TheClassifica 45/2021

E i Maneskin e HarryStyles e gli ABBA e Blanco e i Pinfloi e la tipa dei Brass Against. E bisognerà parlare dei Pinguini Tattici.

TheClassifica 44/2021. Ed Sheeran, l’arte di essere sempre, e sempre, e sempre =

TheClassifica 44/2021. Ed Sheeran, l’arte di essere sempre, e sempre, e sempre =

So che non c’entra niente. Ma viviamo in un’epoca in cui i critici musicali hanno il nome d’arte.
Ogni tanto, al pensiero, mi viene voglia di aggredirmi da solo in un vicolo buio, menarmi, derubarmi e allontanarmi lasciandomi lì esanime.
Perché ho sempre più paura che sia tardi per mollare tutto questo. Sì, lo so che poi per metà di loro non è solo un nome d’arte, è anche per non farsi beccare dal capoufficio o dai fornitori. Ma ce l’ho con voi in ogni caso. Sì, con voi. Perché non mi avete avvertito, quando ho iniziato? “Fermati! Trova un mestiere dignitoso! Non farti fregare da The Fat Of The Land e da Mezzanine! Tra meno di 25 anni tutto quello che sarà rimasto della tua generazione sarà un furioso dibattito sui Maneskin e su quelli a cui non piacciono i Maneskin e sui VERI motivi per cui non gli piacciono i Maneskin. Se proprio vuoi continuare in questo trastullo imbarazzante, fallo con uno pseudonimo buffo e picaresco intanto che nel mondo reale ti guadagni da vivere come una persona adulta – i più ragionevoli lo faranno”.
Beh, però, visto che sono qui. Ho una domanda. Vi piacciono i Maneskin? Vi piacciono più o meno di Ed Sheeran? Oppure: li schifate più o meno di Ed Sheeran?
Non rispondete, non è importante. La VERA domanda è: avete sentito parlare del nuovo album di Ed Sheeran?
Non molto, vero? Ok, so che ho fatto quasi la stessa domanda nell’ultimo episodio, a proposito di Ultimo. Però qui stiamo parlando di una megastar globale, una delle quattro-cinque che fanno i numeri veramente, veramente grossi. La settimana scorsa il suo segnetto ÷ ha raggiunto 244 settimane di permanenza continuata nella classifica ITALIANA dei presunti album: in pratica, è lì da quando è uscito, il 3 marzo 2017. Il Primo Ministro era Gentiloni. I Soul System avevano appena vinto X Factor. Al cinema, il film più visto della settimana fu Kong: Skull Island. Accidenti, che giorni ricolmi di Storia, vero? Non riesco a concepire momento migliore per l’era del Segnetto ÷, che gli affezionati chiamano Divide. La settimana scorsa Ed Sheeran ha pubblicato un nuovo segnetto: si chiama =, non è il diretto successore di ÷ perché tra loro si è frapposto un album di megaduetti che non è andato bene quanto sarebbe stato lecito aspettarsi. Il segnetto = appena uscito ha scalzato Ultimo dal n.1 dopo una settimana di regno, ed è subito diventato
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Il numero uno. Ma di nuovo: avete sentito parlare del suo album? Siccome non mi state dando risposte convincenti, mi sbilancio io: sapete che è uscito. Niente di più. Non sapete cosa c’è dentro, cosa dice, que pasa. Magari avete sentito qualcosa per radio oppure l’Algoritmo vi ha infilato un suo pezzo nella playlist perché secondo l’Algoritmo potrebbe piacervi. O al limite, non infastidirvi. Insomma, che fastidio può darvi un pezzo di Ed Sheeran? Dai, guardatelo in faccia, quella sua facciotta facciosa.
(“…Ecco, ora viene la parte in cui pontifica”)
Facciamo un discorso di grana un po’ grossa. I fenomeni musicali globali fino ad oggi hanno anche avuto un qualche rilievo culturale e sociale, no? Elvis, i Beatles, Michael Jackson, Madonna, Spice Girls, Eminem. Per loro il mondo diceva “Un momento – avete sentito (o visto) cosa stanno facendo?”. Non voglio fare stupide liste, immagino che abbiate qualche nome da aggiungere (o togliere), e che si potrebbe discutere su quanto sia stato importante Bob Dylan (o un altro nome a vostra scelta) pur non essendo mai stato n.1 in Giappone.
Però, prendete Drake: è mai stato realmente un fenomeno commerciale in Europa? Eppure le statistiche degli anni Dieci lo danno come dominatore del mercato per almeno due anni (e mezzo). Ma è come quando a fine partita scopriamo che la squadra che diligentemente ha fatto venti tiri in porta in 90 minuti, ha poi pareggiato (o addirittura perso) contro quella che ne ha fatti due. Siamo in un’epoca di estasi numerica, e Quelli Del Marketing (così chiamati in ogni società che si rispetti) sono in orgasmo continuato come Woody Allen nel Dormiglione. Malauguratamente, da quando i numeri stabiliscono tutto quello che ci piace, ecco che – LOL – nulla piace più come prima. Persino quelli che vendono più dischi secondo i criteri delle case discografiche riunite (l’IFPI) non riescono a rappresentare qualcosa: dopo Drake, è toccato per la seconda volta a Taylor Swift. Insomma, voi passereste una mezz’ora a parlare di Taylor Swift? Che c’è da dire, realmente, di Taylor Swift? Da anni ormai non c’è fenomeno musicale per cui il mondo, o anche mezzo mondo, o anche un decimo di mondo, o anche solo semplicemente il mondo della musica si fermi realmente (tutti speravano in Billie Eilish. Ma ora come ora tutto sembra essersi fermato allo sguardo ittico e ai capelli che comunicano disagio giovane. Intendiamoci, Instagram chiede proprio questo, mica si formalizza sulla musica, su cosa contiene l’album – ma quasi sempre neppure il singolo. L’anno scorso i re certificati del mercato mondiale sono stati i BTS, che personalmente trovo molto interessanti e ascoltabili. Sono stati al n.1 in USA e addirittura al n.3 nel nostro Paese permeato di nobile razzismo con l’album più venduto/ascoltato dell’anno in tutto il pianeta, Map Of The Soul: 7. E tuttavia, con la migliore buona volontà, prima di chiamarli fenomeno globale mi tocca andare a cavillare su una cosa. Il disco-fenomeno ha venduto in tutto il mondo 4,8 milioni di presunte copie. Delle quali, 3,7 in Corea del Sud. E sapete alla fine dell’anno in quanti Paesi del mondo Map Of The Soul, uscito in febbraio, era risultato il disco più venduto/ascoltato di tutto il 2020? Due. Corea del Sud e Portogallo (…non chiedete). Negli Stati Uniti, è entrato tra i venti dischi più venduti aggrappandosi al ventesimo vagone. In Italia, è stato il 68mo disco più ascoltato.
Qui è dove vi guardo in silenzio con aria significativa e le braccia allargate e con un gesto teatrale col quale cerco di comunicare la possanza del mio argomentare.
=
Qui è dove riprendo. Da anni ormai non c’è fenomeno musicale per cui il mondo, o anche mezzo mondo, o anche un decimo di mondo, si fermi realmente. Credo che tutto questo, a Ed Sheeran vada benissimo. In un settore come la musica, che ora come ora sta andando in una sola direzione che potremmo chiamare “Suoni che piacciono ai vostri telefoni”, una mediocrità generalizzata e coltivata finisce per incoronare chi di quella mediocrità fa un’arte. Nella Mia Umile Opinione, Ed Sheeran non ha nemmeno degli haters: chi perderebbe tempo a odiarlo? Del resto, molti elementi lo fanno sembrare simpatico, anche se magari sono calcolati: apparire nel film Yesterday (più che in Game Of Thrones), avere la battuta migliore in un fulmineo dissing con Noel Gallagher, essere amico di Elton John (tutti gli amici di Elton John sono simpatici. Oh beh, anche i nemici: Keith Richards, David Bowie, Madonna, Lily Allen). Poi, non neghiamolo: è inglese, e questo è vissuto come un marchio di qualità: in pratica, è un’eccellenza del territorio. Grazie ai Beatles e a quelli che li hanno seguiti prontamente nel secolo scorso, Sheeran gode di una rendita di posizione che non avrebbe mai avuto se fosse nato altrove (che so, a Milwaukee o Parigi o Genova o Melbourne, è uguale) e avesse fatto lo stesso identico pop globalone, e della spinta di un’industria discografica mondiale nella quale Londra è da decenni in posizione di forza assoluta. Eppure, VOI avete sentito (parlare di) Segnetto =, il nuovo album di Ed Sheeran?
Io no. E non è mica un disco per ragazzini, “Se non vi piace siete vekki” eccetera. Io e voi siamo il target. Tutti sono il target. Non ne ho sentito parlare in nessuna bolla. Che c’è da dire? Niente. Però l’ho ascoltato. Cosa posso dire? Niente. Il nuovo segnetto è perfettamente insignificante. Non che sia sgradevole – a meno che non vi aspettiate qualcosa. Può essere irritante se avete delle pretese, ma se non vi fate stupide menate per la musica, o se siete in pizzeria o dal dentista, ci sta benissimo. Questa settimana Ed Sheeran è al n.1 tra gli album con un brano in top ten (come Ultimo) che è Bad Habits; uno al n.12 che è Shivers, e poi un altro giù al n.66. Con queste premesse normalmente il Segnetto = non potrà durare molto al n.1 ma una buona strategia con le playlist può tenerlo in classifica due anni, infliggendolo alla gente di riffa o di raffa, perché tanto quando ti capita un suo pezzo è come un chicco d’uva, non ti porta in Paradiso ma non è che lo sputi. Anzi, un sacco di gente ne prende altri 30 di quei chicchi, perché la massa alla fine dà qualche sensazione (al netto ovviamente dei semini). Però Segnetto = tende all’insapore eccetto quella nota lieve di malinconia zuccherina; le sue canzoni somigliano a miliardi di canzoni già sentite. Nella ritmica, nella costruzione, nei testi, nel melodismo pop ostentatamente britannico, nell’attitudine di ennesimo nerd che ottiene la sua rivincita, lo Sheeran della porta accanto non ha veramente nulla di originale ed è la sua forza strapotente, la chiave che gli apre tante porte di casa. Credete che sia facile essere così insapori eppure dare l’illusione che ci sia un sapore gradevole? Forse pensate anche che sia facile essere un opinionista televisivo. Oh, affatto. Bisogna lavorarci, al nulla: rispettarlo, dargli uno spin. C’è un famoso video in cui Sheeran spiega come ha composto Shape of you (3 miliardi di ascolti su Spotify) (TRE MILIARDI) e con orgoglio espone la fine arte di mescolare l’ovvio, il ritrito, il prevedibile e l’insulso, ottenendo l’Inutile – ma quell’Inutile di cui vi potete fidare perché insomma, tutto il resto è impegnativo ma l’Inutile non vi tradirà mai, non verrà mai meno alla sua missione.
= =
Però Ed Sheeran ha una cosa da dire. Un solo proclama, implicito: la sentenza feroce sul pop come materia in continua evoluzione. Sarebbe potuto uscire identico nel 2011, e sarebbe stato uguale (=). Sarebbe potuto uscire identico anche nel 2001 – e in quel caso sarebbe stato un disco blandamente interessante, anche se sospetto che sarebbe commercialmente naufragato non appena comparato ai rampanti Coldplay, che rispetto a lui sembrano i Doors. Ma il punto non è il passato, bensì il futuro: potenzialmente il Segnetto = potrebbe essere in classifica anche nel 2031, dimostrando che Ed Sheeran potrebbe essere stato il primo a capire quello che l’Algoritmo già sa: non si sta muovendo più nulla. L’unica opzione è che appaia qualche innovazione tecnologica tale da dare uno spintone in avanti a questa che un dì ritenemmo arte popolare: uno strumento musicale che imiti alla perfezione il canto di Dio, oppure qualche strumento di fruizione che la tolga dai telefonini e ce la porti nell’aria o nel cibo, oppure direttamente all’interno del corpo. Ma più probabilmente tra una decina di anni il pubblicone si sarà stancato non tanto della musica di Sheeran, quanto della sua facciotta facciosa. E al suo posto ci sarà la facciotta facciosa di qualcun altro che Quelli del Marketing avranno sottoposto all’Algoritmo, da James Arhtur a Lewis Capaldi a Tom Walker, altri adorabili cuccioloni arruffati un po’ uncool da far entrare con fiducia in salotto, di sicuro non sporcano.
Il resto della top 10. Solo di Ultimo abbandona subito la prima posizione e si accomoda al n.2, e rimane sul podio anche Blanco al n.3 – il che significa che a scenderne è Sandrina Amoroso (n.6). Dietro a Salmo, stabile al n.4, entra al n.5 Nayt con Doom. Chiudono la top ten i beni immobili di quest’anno: Rkomi, Madama, Sferoso Famoso e di nuovo, i Pinguini Tattici Nucleari. Uno di questi giorni bisognerà parlare di loro, vero? Non oggi.
= = =
Altri argomenti di conversazione. Tra le nuove entrate, da segnalare al n.17 X Factor Mixtape Vol. 2 (wow, che viralità anche questa edizione), e al n.18 Alma di Gaia (ora voi fate finta di non conoscerla ma arrivò al n.3 l’anno scorso, quando aveva degli Amici). Escono subito dalla top ten Mecna & Coco (attualmente n.16), Duran Duran (n.50) e Dream Theater (n.66), mentre escono dopo due settimane dalla top 100 l’album dei Purple Disco Machine e Let It Be dei Beatles; abbandona dopo due mesi invece l’album degli Iron Maiden, che fu n.1.
Lungodegenti. Tra gli album, recap veloce e stavolta senza titoli dei dischi che sono da più di due anni in classifica: Ed Sheeran (già detto), Ultimo, Capo Plaza, Salmo, Gazzelle, Lazza, ancora Ultimo, Pinguini Tattici Nucleari (uno di questi giorni bisognerà…) (…ma NON ORA), Geolier, ThaSupreme.
Sedicenti singoli. Sembra quasi una bocciatura quella per M%N di ThaSupreme, che dal n.2 scende subito al 13; Kumite di Salmo resta in vetta, e risalgono Mi fai impazzire (n.2), lo storico duetto tra Blanco e SferosoFamoso, e Tu mi hai capito (n.3), lo storico duetto tra Madama e SferosoFamoso. Gli ITALIANI, giustamente ostili alle novità, mandano in top 30 un solo singolo tra le NuoveUscite, ed è Wallah di Ghali, che irrompe di prepotenza al n.27. Sei canzoni di Ultimo escono dalla classifica. Noto eziandio che a differenza di quanto succede tra i presunti album, solo un sedicente singolo è in classifica da più di un anno, ed è Scrivile scemo, uscito 80 settimane fa, dei Pinguini Tattici Nucleari. Uno di questi giorni – sì, uno di questi giorni: One of these days. Come minacciavano del resto i
Pinfloi. Viviamo in un mondo in cui The dark side of the moon ha dato uno dei suoi colpi di reni ed è risalito dal n.97 al 77. Però è anche un mondo in cui The wall non rientra più in classifica, mentre A momentary lapse of reason in una nuova versione con la batteria ri-registrata più di trent’anni dopo, come se questo potesse cambiare qualcosa, entra al n.13. È un mondo che non può avere il rispetto di Roger Waters – ed essendomi dato come obiettivo quello di essere musone e paranoico quanto lui, nemmeno il mio.
Però grazie di aver letto fin qui. A presto.
Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Ultimo che sogna e vola e grida e sta un po’ sulle palle a tutti – TheClassifica 43/2021

Forse lui non parla di nessuno. Ma di certo, nessuno parla di lui.

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Sui giovani di oggi, ci prendiamo i like – Theclassifica, episodio 20/2021

Pre-mura. Tutti i cantanti famosi sono straordinari. Anche quelli non famosi. Chiunque incida un pezzo. Chiunque non lo incida. Sono tutti artisti favolosi che meritano successo e soldi e immortalità – e anche invidia da parte degli invidiosi, via. …Bene. Ora che l’ho detto, mi 

Caparezza e la Sinistra – TheClassifica, episodio 19/2021

Caparezza e la Sinistra – TheClassifica, episodio 19/2021

Prima delle sabbie. Ho tre aneddoti personali su Franco Battiato. Personali non nel senso di me e altri ragazzini che declamiamo con grande serietà faccende su gesuiti euclidei senza aver la più vaga idea di cosa stiamo dicendo ma sentendoci stranamente intelligenti nel dirlo. No, personali nel senso di quando per una serie di mosse imperscrutabili inizio a ritrovarmi a tu per tu con gli artisti (e anche qualche presentatore tv e attrice). Però sono dilaniato dal dilemma di cosa fare Quando Muore Uno Famoso (cit. Zerocalcare) e i suoi ricordi dilagano ovunque. Che fare? Esibire i propri pensierini in mezzo agli altri, tra quelli che hanno scritto fesserie da bar (ti ho visto, A., su Facebook) e quelli che ne hanno scritto magnificamente (ti ho visto, Simone Lenzi sul Post); tra tutti quelli che hanno legittimamente usato i social per esprimere spontaneamente i loro sentimenti e i segretari del partito chiamato Lega che lo hanno fatto per il solito pugno di like? Un giorno voglio riunire tutti i miei spin doctors e margin managers e chieder loro cosa fare in ogni occasione, e soprattutto capire se farlo è sintomo di vero amore o narcisismo (che magari è vero amore pure quello, anche se un po’ tristo). A ‘sto giro, siccome nessuno per fortuna mi ha chiesto di scrivere per lavoro della morte di CapireBattiato, la mia scelta è che quegli aneddoti non me li spenderò subito: per un anno, fino al primo anniversario e secondo momento di raccoglimento collettivo me li guarderò da solo come si faceva con le lettere d’amore. Cioè, in realtà visto che in fondo si tratta di momenti un po’ sciocchini, e visto che alla fine sono uno che lo ha incontrato quattro volte in vent’anni, non dovrei parlare di lettere d’amore ma di DM o sms che contengono un sorriso, qualcosa che ti fa vagheggiare di essere un essere speciale. Perché alla fine è semplicemente un sorriso ma per te è tanto. In compenso, qui posso fornire un
Aneddoto theclassificante. Tutti stanno giustamente scrivendo che La voce del padrone uscì alla fine dell’estate del 1981 – a settembre. Eppure fece realmente il botto MOLTO tempo dopo, nell’estate 1982, quella dei Mondiali di Pertini eccetera. Andò clamorosamente al n.1 il 9 maggio 1982, cedette il primo posto solo l’8 agosto (a Bella ‘mbriana di Pino Daniele), poi tornò al n.1 il 19 settembre e lasciò la prima posizione il 24 ottobre. In tutto fanno 18 settimane degli anni 80 (gli anni 80, gli anni 80) in cui la gente entrava nei negozi di dischi o negli autogrill, e quasi sempre usciva con un disco in cui il cantante ripeteva “Minima immoralia, minima immoralia”. Chissà cos’era successo in quei nove mesi tra l’uscita e l’ascesa. Se qualcuno sa, parli! Nel frattempo, segnatevi quelle 18 settimane. Perché ora passiamo all’attuale…
Numero uno. Nel maggio 2021, trentanove anni dopo il dominio di quell’album di quarant’anni fa, la classifica FIMI dei presunti album propone il suo diciassettesimo leader diverso in 17 settimane. La classifica dei presunti album è sempre più uguale alla Sinistra. E chi può guidarla, perlomeno per sette giorni, meglio di Caparezza, rapper per adulti al ritorno dopo 4 anni con Exuvia. Che però ci riporta al 2017, al precedente Prisoner 709: ne è sostanzialmente il seguito. Anche questo è un concept album, e a quanto spiega il Salvemini medesimo “L’Exuvia è ciò che rimane del corpo di alcuni insetti dopo aver sviluppato un cambiamento formale: un calco perfetto, talmente preciso nei dettagli da sembrare una scultura, una specie di custodia trasparente che un tempo ospitava la vita e che ora se ne sta lì, immobile, simulacro di una fase ormai superata (…) La mia Exuvia è dunque un personale rito di passaggio in 14 brani, il percorso di un fuggiasco che evade dalla prigionia dei tempi andati per lasciarsi inghiottire da una selva in cui far perdere le proprie tracce. Ho speso davvero tutte le mie energie per poter uscire dalla mia Exuvia, ma di questo parlerò a tempo debito”.
Il disco non è solo un concept album, è quasi la colonna sonora di un musical pieno di incubi e depressione, e molto personale ed egoriferito. Che non sarebbe un problema, è la cifra espressiva più diffusa specialmente nel rap, anche se ovviamente le nuove generazioni faticano a riconoscere Caparezza come rapper. Ma nel SUO caso mi sembra quasi simbolico vedere questa trasformazione (ops) del rapper che per lunghi tratti era stato un eroe del popolo per i suoi testi vividamente “sociali”. E vedere che dal 2017 al 2021 la sua storia personale continua ad essere la sua ragione artistica principale. Tanto da insistere col raccontarci di quel brevissimo periodo, cent’anni fa, in cui era Mikimix e nessuno si era realmente accorto di lui. A me personalmente Exuvia dà proprio poco, ma è anche vero che io 1) sono un arido e 2) non conto un lupino. Però non posso fare a meno di chiedermi cosa pensino quelli che lo vivevano come una sorta di commentatore politico. Sono andato a rileggermi quanto avevo scritto quattro anni fa, e posso ribadirne una parte (anche per pigrizia, mica sono così vulcanico come voglio far credere). Citommi:
«…Prisoner 709 lascia per strada quasi tutto il rap Troppo politico sul quale ironizzava. È molto personale, ma soprattutto è labirintico – tra l’altro, il labirinto rientra anche dal punto di vista acustico, visto che uno dei fantasmi che si aggira tra i 16 brani è l’acufene che lo tormenta. È pieno di idee, di citazioni, giochi verbali, esplosioni di senso, associazioni oggettivamente geniali. È quasi impossibile coglierle tutte, anche i tanti devoti chiosatori che ci hanno provato, per esempio su Genius, si perdono un po’ di cose, ne azzardano altre piuttosto ardite». E prima di concludere con «Gli riconosco di aver fatto un album magistrale. Ma faccio fatica ad ascoltarlo per un’ora, è più forte di me» mi soffermavo sul fatto che, fatta eccezione per il singolo Ti fa stare bene, aveva sacrificato la musica al ciclone verbale. Che l’album era «notevole, spesso sbalorditivo», ma si passava troppo tempo a districare i giochi di prestigio lessicali. Ebbene, devo dire che Exuvia mi sembra un po’ meno sbalorditivo, che la cupezza con cui è impastato a volte mi annichilisce (ok, ci vuol poco). Ma gli riconosco stavolta una ricerca di musicalità ammirevole, c’è una evidente voglia di cimentarsi con vari stili e strumenti – cosa che manca a tantissimi rapper del Dopo Caparezza; c’è anche molta voglia di variare i flow, come per dimostrare ai giovani colleghi che non ne esiste uno solo. Ma forse in questo caso il problema non è cosa vogliono fare, ma cosa sono capaci di fare. E ora…
Resto della top 10. Scende dal n.1 ma senza allontanarsi troppo Taxi driver di Rkomi, che precede sul podio la seconda più alta new entry, Paesaggio dopo la battaglia di Vasco Brondi, che debutta al terzo posto. Slittano al n.4 e 5 Gué Pequeno e Madame, e dietro di loro si insedia Djungle del PRODUCER indipendente TY1, il cui album pieno di ospiti di lusso (Marracash, Rkomi, Massimo Pericolo, Noyz Narcos, Ernia, Gué Pequeno, e tanti altri) è la terza nuova entrata di una top ten di nuovo tutta ITALIANA, visto che il vecchio live dei Pinfloi in sette giorni è sceso dal n.4 al 95: apparentemente il suo supporto fisico è stato comprato di corsa dai fan, ma da nessun altro. Dal n.7 al n.10 procedo quindi a segnalarvi Maneskin, Tedua, Mace e Capo Plaza. In sostanza, Caparezza è il più anziano, ma i più giovani, i Maneskin, sono insieme a Brondi gli unici che non fanno rap o, se preferite, urban sound. Non so cosa possa significare.
Credo niente.
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Sedicenti singoli. Tra le prime dieci nessuna nuova entrata: come vi dico a intervalli regolari, con ossessiva insistenza, tra i singoli c’è pochissima voglia di canzoni nuove mentre tra i presunti album è tutto un’usa e getta. Qui Rkomi mantiene la vetta con Nuovo range, un pezzo brutto ma – gli va riconosciuto – anche parecchio insulso, nel quale è affiancato da Junior K e da Sferoso Famoso. La Musicaleggerissima scende al n.3 scambiandosi di posto sul podio con l’esasperante Lady di Sangiovanni, scarso ma amico di Maria e quindi di tutti gli ITALIANI; il rapper Mediaset già che c’è piazza anche un altro brano al n.9, e quindi si propone come rivelazione di questa annata che ci sta rivelando soprattutto che i giovani ITALIANI apprezzano moltissimo l’invenzione nuovissima e supercool chiamata televisione – ahaha, e voi boomer che perdete tempo con le nuove tecnologie e app. Bene: passiamo a…
Altri argomenti di conversazione. Esce dalla top ten Achille Lauro, ci è rimasto tre settimane e devo dire che mi ha stupito, pensavo molto meno. Dalla classifica grande invece escono e dopo una sola settimana Royal Blood, Gojira e Rachele Bastreghi. Fuori dalla top 100 dopo 8 settimane Fulminacci e dopo 17 settimane Ava Max. Intanto Motta sale dal n.26 del debutto al n.13 grazie all’uscita del vinile (n.4). Non capisco bene la strategia di far uscire il vinile una settimana dopo il presunto album. Comunque continua a non vedere la top ten malgrado l’inspiegabile successo presso le femmine adulte. Aggiungo che Gionnyscandal debutta al n.26 e Van Morrison al n.43, e poi vi precedo nel reparto…
Lungodegenti. Potete saltare questa sezione, è per pignoli e la includo solo per allentare la tensione prima del finale. Ci sono undici album che sono in classifica da più di due anni perché non ci stancano mai, nove di loro sono ITALIANI. In ordine di posizione in classifica, Pinguini Tattici Nucleari, Fuori dall’hype (n.24, 110 settimane), Ultimo, Colpa delle favole (n.31, 110 settimane); Salmo, Playlist live (n.42, 131 settimane), Lazza, Re Mida (n.45, 115 settimane); Billie Eilish, When we all blablabla (n.47, 111 settimane), Ultimo, Peter Pan (n.49, 170 settimane), Gazzelle, Post punk (n.62, 128 settimane); Capo Plaza, 20 (n.68, 160 settimane); Ultimo, Pianeti (n.73, 167 settimane); Elisa, Diari aperti segreti svelati (n.80, 133 settimane).
Avete prestato attenzione? Non ho citato Ed Sheeran. L’ho fatto per illudervi. Purtroppo c’è, col suo penultimo album Segnetto, che è al n.50, sempre lì, lì nel mezzo, e la prossima settimana potrebbe eguagliare il record di 220 settimane consecutive di permanenza appartenente ai
Pinfloi. Il detentore The dark side of the moon continua a latitare, mentre The wall è al n.78 e compie un anno di permanenza in questa sua nuova striscia. Di Live at Knebworth 1990 e della sua fulminea esperienza in top ten vi ho già parlato, quindi concludo con il consueto dualismo da apericena tra The dark side of the moon e The wall: il primo è come i Non Fungible Tokens il secondo è come i Bitcoin. Caspita, quanta strada ha fatto questa contrapposizione scema dai tempi di “pandoro o panettone” e “boxer o slip”, sembra ieri che ho cominciato. Grazie a tutti per aver letto fin qui, a presto.
Cioè, ve la ricordate la trap? – TheClassifica: episodio 18/2021

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Addio a un genere che era in decomposizione anche da vivo. Ma quanto lo amavano i media.

Il pop italiano è una Fiat 126 – TheClassifica episodio 17/2021

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La rivincita orgogliosa della più schifosa musica leggera italiana, con la benedizione di una generazione di critici che si droga assai male.

La fine penosa di quello che alcuni chiamano musica – TheClassifica, episodio 16/2021

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Vi parlerò di questa nostra epoca. Oh, sì. Ascoltatemi! In questo periodo dell’anno, soprattutto quest’anno, per andare al n.1 della classifica dei presunti album bastano tremila copie tra cd e vinili, forse anche meno. Con ciò non voglio dire che se l’è comprate tutte la maison Gucci perché i giornali, al modico prezzo di 45mila euro, scrivessero che finalmente, e dai e dai, dopo otto album il suo testimonial presso la vibrante gioventù ITALIANA è


Il Numero Uno. Lauro De Marinis in arte Achille Lauro ci permette di salutare il 14mo cambio di governo in 14 settimane. Non era mai successo; nessuno ha riconquistato il primato dopo averlo perso quest’anno, e anche questo ci dice quanto funzioni bene il meccanismo di entente cordiale con cui le tre multinazionali gestiscono le uscite in modo da non pestarsi i piedini. Ogni Nuova Uscita blandamente sostenuta da una major va puntualmente in vetta alla classifica dei presunti album. Però il pezzo di Lauro piazzatosi meglio nella classifica dei singoli è Marilù, con un trionfale n.83. E questo, sarete d’accordo, certifica che il primato tra gli album è conferito soprattutto da dischi di plastica col buco, sui quali le classifiche FIMI sono sbilanciate – e forse giustamente, perché da lì provengono ancora un po’ di proventi. Però prima di denunciare che una esigua minoranza di Lauriani ha preso il potere grazie ai vecchi supporti, chiariamo che anche nel mondo palpitante e contemporaneo dello streaming non è un periodo di maggioranze passionali. Guardando gli ascolti su Spotify, il player principale nell’ambito digitale, un calo di ascolti nella top 50 è evidente. Non so se sottintenda un calo negli ascolti in generale, forse no (inutile chiedere: tanto, ci raccontano quello che vogliono). Sarebbe comunque a sua volta giustificato dalle poche, prudentissime uscite degli artisti che in Italia come all’estero non vogliono rischiare le docce scozzesi che stanno capitando a parecchi colleghi famosi. Questa situazione è oggettivamente anomala, ma non saprei dire se davvero all’arrivo del #liberitutti tanto agognato, tutto tornerà come prima. Perché nel frattempo, qualcosa sarà cambiato, e l’astronomia della musica avrà cambiato fisionomia. Io non sono del tutto convinto che i big di prima torneranno facilmente a riscuotere il loro dazio in termini di copie e biglietti venduti. Poi, non so nemmeno se riusciranno a riscuotere qualcosa quelli che di colpo si stanno godendo i mille red carpet stesi dai mille media tappetari. Penso che per farsi un’idea di chi ci piacerà in futuro sarà bene tener d’occhio, oltre a Spotify e Sanremo e Maria, anche Amazon e Netflix, cioè le voci del POPOLO. D’altronde se sono in grado di far passare Pintus per comico, sapranno anche far decollare Myss Keta e Anastasio.
E questo è tutto quello che ho da dire su Achille Lauro.
(a voi sembrerà che non ne abbia realmente parlato) (invece sì)
(che poi, sinceramente, qualcuna delle canzoncine che Lauro latra non mi spiace nemmeno) (però è così evidente e penosa, la burattinata messa in piedi per darla a bere a noi e alla critica tranciosa, per di più azzardando paragoni leggendari con personaggi davanti ai quali il lungo Lauro ha la stessa statura artistica di uno scarafone) (comunque, è facile per me fare il sentenzioso: mica rischio di perdere tutti i soldi delle inserzioni di Gucci) (perciò lasciamo perdere e veniamo invece a)

Il Numero Uno Della Settimana Scorsa. Cosimo Fini in arte Gué Pequeno era andato al n.1 per l’ennesima volta con Fastlife 4, condiviso con DJ Harsh. Ora come ora è al n.2, e nella seconda settimana dall’uscita non ha nemmeno un singolo in top ten, anche se i suoi featuring si chiamano Marracash, Salmo, Lazza, Luché, Gemitaiz, Noyz Narcos. Non c’è dubbio che Fastlife 4 sia indirizzato ai fan del rap anni ’10 (un po’ mi emoziona usare l’espressione “anni 10”, è la prima volta. Come vi suona?), e soprattutto a quei suoi fan che erano rimasti disorientati dalle parti più intime e sofferte del recente Mr. Fini. Eppure, qualcosa nel meccanismo sta sfuggendo persino a Gué, se non riesce a scalfire l’egemonia televisiva espressa dalla top ten dei


Sedicenti singoli. A più di due mesi dalla sua conclusione, Sanremo, la divinità mostruosa e immortale, continua a occupare i sogni carezzevoli di questa nazione di stupratori. Il regno sanguinario dell’edizione 2021, forte di 2022 concorrenti, è perpetuato da ben cinque tra le dieci canzoni più ascoltate ancor oggi dai succubi dell’alleanza tra la kermesse e Spotify. Bisogna tornare agli anni 50 per rivedere un simile, furioso e LUNGO predominio sanremese: al n.1 c’è ancora il manifesto della Musicaleggerissima di Nécarne & Népesce, al n.2 la Voce di Madama, al n.5 La genesi del tuo colore di Irama, al n.7 Fedez e Michielin, al n.8 i vincitori Maneskin. E anche altri sanremisti sono in top 20 (Annalisa, Coma_Cose, Fasma & GG) – e tuttavia, guarda un po’, la compilation Sanremo 2021 scende dal n.47 al 52. Capite che allora c’è una strana logica dietro le classifiche attuali e il loro modo di dipingerci il mercato. Oh, non dico che una logica non ci sia. So che c’è, la vedo. Ma in questo momento contingente ha l’aria confusa e barcolla come quei fuorisede costretti a disintossicarsi per il rientro forzato nella casa dei genitori (più che altro per non creare troppe tentazioni a questi ultimi tenendo roba in casa).
In compenso, a Sanremo si oppone Mediaset, coi rapper amici di Maria: Sangiovanni con l’irritante Lady è al n.3, Aka 7even con la fastidiosa Mi manchi è al n.4.
Ma in generale, la classifica dei singoli (incredibilmente) è irrigidita tanto quanto quella degli album (incredibilmente) è fluida e mercuriale: la più alta nuova entrata è al n.27 (un qualche pezzo di Rkomi con Tommaso Paradiso dei Thegiornalisti). Il pezzo più recente in top 10 è anche l’unico non ITALIANO, ed è Montero di Lil Nas X, uscito più di un mese fa (n.10).
Anche in questo caso, sta succedendo qualcosa di mai visto prima. Come se alla fine chi ascolta musica fosse in una fase di rigetto per la manfrina delle Nuove Uscite, delle canzoni-meme, degli artisti da posizionare secondo le tendenze del marketing, della gara dell’hype con i propri conoscenti saccenti, delle canzoni composte pensando agli hashtag e ai brand da ingraziarsi, e con le basine brutte e insulse escogitate coi telefonetti dai PRODUCERS ReMida che col loro sapiente tocco trasformano il letame in guano. Poi, l’effetto solo apparentemente paradossale (ma che a ben guardare accade anche in altri ambiti, magari anche il vostro) è che quelli a cui piace la musica, un po’ come quelli che un tempo speravano davvero nella politica, se ne vanno, lasciando il campo a quelli che la musica la schifano ma idolatrano le frasette, le mossette, i personaggetti – nella speranza, un giorno, di eleggerli.
Forse è solo momentaneo, certo. Ma forse no. Io rimango qui a vedere, come disse Plinio il Vecchio davanti al Vesuvio. Torniamo agli album e al

Resto della top ten. Dei primi due vi ho già detto, al n.3 ci sono i Maneskin (Sanremo!) al n.4 Madame (Sanremo!), al n.5 entrano i Coma_Cose (Sanremo!) con il loro album lungo 20 minuti, si vede che non avevano molto altro da dire oltre al titolo Nostralgia (…lo vivo come un omaggio a Malinconoia di Marco Masini). Debutto al n.6 per Greta Van Fleet, ho sentito dire che è insospettabilmente buono, però sapete com’è: mi freghi una volta, vergogna per te; mi freghi due volte, vergogna per me. La quota rap è tenuta su da altri tre precedenti numeri uno: Capo Plaza (uscito tre mesi fa, n.7, è il disco da più tempo in top ten), Mace (n.8) e Massimo Pericolo (n.10). In mezzo a loro, Emanuele Aloia con Sindrome di Stendhal. L’album contiene L’Urlo di Munch e Notte stellata e Il bacio di Klimt e La Monna Lisa e Girasoli. Però ci ha messo anche Schopenhauer e Romeo & Giulietta, si vede che porta Filosofia e Letteratura Straniera come complementari. Buon per lui. Per altri


Non benissimo. Come tanti altri artisti che si erano fatti valere prima del crollo delle ideologie musicali e delle loro generose utopie, anche Max Gazzé dopo aver debuttato al n.4 (grazie ai suoi abbonati, che hanno comprato il cd la prima settimana), tracolla fuori dalla top 50 – appena fuori, al n.53. Esce di classifica dopo due settimane Neffa, e dopo 6 settimane si arrende anche la nuova versione dell’album featuroso di Francesca Michielin: il cambiamento delle modalità di ascolto sta castigando con ferocia darwiniana molti artisti di peso con dischi in qualche caso anche molto curati (Malika Ayane, o Ghemon, o Noemi che pure aveva dalla sua Dardust, il più grande PRODUCER mondiale) – ma non se la passa meglio l’ex n.1 Ermal Meta andato sotto il n.100 nel giro di un mese. E dei dischi di Max Pezzali e Negramaro e Claudio Baglioni non avete più sentito parlare, vero? Mi sbilancio: è un’epoca che se ne va, e non basterà RadioItalia a tenerla viva. Per fortuna, qualcosa ci unisce tutti, ed è il disprezzo per quegli stranieri che si ostinano a non essere ITALIANI: bisogna meritarselo. State acquistando esclusivamente detersivi e schiume da barba con una bandierina tricolore? State mangiando eccellenze del territorio? Bene. Grazie a voi, Taylor Swift n.1 in USA, non riesce a fare breccia con la sua arroganza di bovara, e scende dal n.12 all’81, mentre esce di classifica, dopo due settimane, Demi Lovato. Che voi direte: avessi detto, e io vi dirò che dite bene, ma dicendovi anche n.2 in USA e n.2 in Brexit. Detto questo eccoci nel reparto


Lungodegenti. Sono in classifica da più di due anni Fuori dall’hype dei Pinguini Tattici Nucleari, (107 settimane), l’unico album di Billie Eilish (108), Re Mida di Lazza (112), Post Punk di Gazzelle (125), Playlist live di Salmo (128), Diari aperti segreti svelati di Elisa (130), 20 di Capo Plaza (157), tutta la discografia di Ultimo, da Colpa delle favole (107) a Peter Pan (167) passando per Pianeti (164); meglio di lui solo l’aberrante Segnetto ÷ di Ed Sheeran, uscito 216 settimane fa e quindi a poche settimane dallo strappare con un atto di cruenta portata simbolica quel fatidico record di permanenza consecutiva ai


Pinfloi. The dark side of the moon, probabilmente in crisi di mezza età, dopo esser stato tanto affidabile con più di quattro anni di permanenza, di colpo si è messo a entrare e uscire di classifica senza dare spiegazioni; stavolta rientra, al n.85. Ora è The Wall che porta a casa la michetta, e si fa trovare stazionario al n.59. Ora dovrei salutarvi con il momento dei paragoni categorici ma non mi ricordo se ho già usato gli allenatori di calcio e ho già detto che The Dark Side Of The Moon è Massimiliano Allegri e The Wall è Andoniogonde. Perciò nel dubbio aggiungo che The Wall è Massimo Galli, The Dark Side Of The Moon è Matteo Bassetti.
Ovviamente Wish You Were Here è Roberto Burioni.
Grazie per aver letto fin qui. A presto.