Tag: Diodato

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Rapporto aMargine 2020 – L’ANALISONA. Superclassifica della musica in Italia

Primeggiano Marracash, Boomdabash. E pensare che invece nessuno si ricorda degli Ash.

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tormentonia 2020 – Tutto il letame che chiediamo

Tutto l’alcolismo, il telefonismo, il cretinismo di una nazione fiera della sua banalità.

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Rapporto aMargine, primo semestre 2020: l’ANALISINA

Eccoci qui, sembra ieri che ballavamo sulle note dell’ANALISONA di fine 2019, con Ultimo primo, grazie a Colpa delle favole album dell’anno, e alla canzone regina, Una volta ancora, la Temptation Island di Fred De Palma e Ana Mena, shippati da tutte le persone ammodo (…io no, spero sempre che alla fine del video lei gli rubi la moto e torni in Spagna). E invece è già il momento dei dati diffusi dalla FIMI sulla musica più ascoltata dagli ITALIANI nei primi sei mesi di questo 2020 tutto matto.
Ora: di norma l’Analisina di metà anno è più timida e meno pontificia dell’ANALISONA di fine anno, infatti la sua madrina, la cantante Annalisina, appare qui in una foto degli esordi. E se già normalmente i dati vanno presi con le pinze, quest’anno è tutto un pinzimonio: non dovrebbe essere necessario premettere che, a causa di questo virus escogitato da Bill Gates, Angela Merkel e Woody Allen, di cd se ne sono venduti meno del solito, e di album – ma pure di singoli – ne sono usciti MOLTI meno del solito.
Non dovrebbe essere necessario ma lo premetto lo stesso, perché capiamoci: non è che dopo 40 anni che gli altri vi sommergevano col mansplaining e l’arroganza dell’età matura, quando e dai e dai finalmente viene il MIO turno, non si può più fare, basta, abominio e scherno. Mettetevi lì buonini e fatevi sommergere di buonsenso ITALIANO. Al massimo fate smorfie, faccine e occhi al cielo – e ora cominciamo con
 
IL PIATTO FORTE
Gli album. Prima dategli una bella occhiata. Cercate di memorizzare tutto, avete 30 secondi. Fatto? Ok. Potevate anche non farlo, non è che la tolgo. Subito dopo, andiamo per paragrafini.
Ecco i paragrafini.
Niente stranieri in top 20. Dov’è lo scandalo? Che gli ITALIANI non siano interessati agli stranieri, le classifiche ce lo dicono da anni. Certo l’anno scorso, a luglio c’erano se non altro 3 nomi stranieri in top 20 (Queen, Lady Gaga, Billie Eilish). Billie Eilish (con lo stesso disco) è scesa (non molto), tutti gli altri li abbiamo fatti sparire. C’entra il Covid? Mah, era così anche prima, dai: è ovvio che chi non sprizza sangue ITALIANO è il male assoluto – tranne i legittimi dittatori, naturalmente;
Solo una donna tra i primi 10, e non da sola, altrimenti sarebbe una poco di buono: si tratta di Sofì dei MeControTe, con l’album indie che ha sovvertito le mie superficiali previsioni su un podio rappuso (Marra ThaSupreme Ghali). Ci sono addirittura due donne tra il n.11 e il n.20: Elettraellèttraelllètttralamborghinnni ed Elodie. Quindi arriviamo a due e mezzo su 20, e quello che sentite sullo sfondo darsi il cinque da solo è Francesco Renga, forte della sua teoria sulla voce femminile, sicuramente sviluppata dopo anni ad ascoltare Ambra Angiolini;
– No, d’accordo. Non posso cavarmela così. E sia: è un Paese maschilista e xenofobo, okay? Ecco tutto. Cosa volete, togliergli ANCHE QUESTO?
– So che vi piacerebbe dire che questi sono i gusti dei boomer: col cavolo, questi sono i raga, zii. Ascoltare gli stranieri è troppo sbatti, si capisce bitch e fuck ma poi i nomi delle marche da comprare sono più complicati che nelle canzoni ITALIANE. Quanto alle donne, non è colpa di nessuno se le ragazze non hanno ancora capito che devono parlare di bro e di fra e di dro e di tro. Ma ci arriveremo, io ho fiducia;
Tra i primi venti, quattro superano (non di molto, in genere) i 40 anni: Marra, J-Ax, Brunori e TZN. Quasi tutti gli altri hanno meno di 30 anni. Interessante. Chissà che ne è della fascia tra i 28 e i 40. Forse è una generazione che vedendo quanto è difficile farcela con la musica, che bisogna andare ai talent e trovarsi davanti Morgan e Sabrina Ferilli, ha preferito fare il deputato, che lavori meno e ti droghi anche di più e conosci Cruciani;
Gli album usciti nel 2020 non mancano dalle posizioni più alte. Ma va detto che quelli che ci si trovano, come il Fantadisco, Ghali, J-Ax o Brunori, sono usciti prima del lockdown, e quindi hanno beneficiato delle vendite dei cd (che impattano più forte sulle graduatorie). Però hanno retto tutti quanti piuttosto bene anche nella versione spotifatta. Magari J-Ax e Brunori un po’ meno, anche per target;
– Qui arriva il confronto più ingeneroso, ma quest’anno l’alibi per vendere di meno c’è tutto. Mi limito perciò a registrare che l’anno scorso i primi sette album avevano – ehm – venduto almeno 50mila copie, ottenendo la certificazione platino. Quest’anno ci si ferma al n.5 dei Pinguini; da J-Ax in giù sono dischi d’oro e non di platino. Fino al n.18. Laddove nel 2019, anche il n.23 aveva superato le 25mila copie. Il numero decresce da anni anche in concomitanza con una crescita del venduto complessivo, dato che mi viene fornito dalla FIMI e che io riporto obbediente. Quindi l’unica tendenza che posso dedurre è che i dischi più ascoltati sono sempre meno ascoltati rispetto al passato, non raggiungono tanta gente come i Pinfloi . Ma per il dettaglio del 2020, mi sento di poter dire che i numeri non sono impietosi, tutto considerato;
Persona di Marracash, album più ascoltato nel primo semestre, è stato anche il quinto album più ascoltato di tutto il 2019, e ha ottenuto questo risultato in due mesi: novembre e dicembre;
Dal 2018, l’album al n.1 nel primo semestre finisce per portare a casa l’intera posta, ché tanto Natale non fa più la differenza e chi esce per primo, ovviamente inizia ad accumulare prima degli altri nello streaming. Ora: il campione del 2018 era stato Sfera, quello del 2019 Ultimo, ora sembra che a prenotare la volata finale, con un disco uscito nell’autunno dell’anno scorso, sia Marracash. Che immagino stia leggendo tutto questo con l’altra mano.
 
INTERMEZZO
 
Non li vedo bene. Tra i nomi importanti che a occhio e croce temo non rivedremo tra sei mesi nell’ANALISONA, metterei Piero Pelù, Coldplay e – nonostante siano stati al n.1 in primavera – Pearl Jam, Drefgold e Lady Gaga. Sarò lieto di essere smentito. Che è una frase che scrivo esclusivamente per non sentirmela menare dai fan: in realtà se Pearl Jam e Drefgold fossero tra i cento dischi più ascoltati dagli ITALIANI nel 2020 ne sarei angosciato e avvilito, e non riuscirete mai a consolarmi, nemmeno inviandomi per posta dei ghiaccioli all’anice.
 
Guerre tra bande. Universal ha la distribuzione di 47 dei 100 titoli in classifica: 29 sono su marchio Island e 11 su marchio Virgin. In pratica, Island da sola batte i titoli Sony (che sono 23). Cionondimeno, Sony in top 20 fa la voce grossa, pareggiando i conti con gli universali rivali: 7 titoli a testa, e l’egemonia sul rap italiano quasi strappata. Warner ne ha in tutto 17, e solo tre in top 20, ma due sono belli alti: il Fantadisco al n.3 e Ghali al n.4. Insomma, come dopo le elezioni, ognuno può dire di aver riportato importanti e confortanti conferme: hanno la fiducia degli ITALIANI e presto daranno loro quella musica che ci riporterà tra le nazioni rispettate. Migliori risultati tra le indie, Honiro grazie a Ultimo, e Carosello che piazza (non tra i primi, a ‘sto giro) Diodato, Coez, Emis Killa e Thegiornalisti.
 
TORNIAMO ALLE CARTINE
 
Vinili. The dark side of the moon batte in volata Brunori, al quale suggerisco di giocarsi questa battuta quando apparirà in pubblico, in modo da dare il cambio alla sottile ironia sull’essere bellissimo, che è un po’ provata dopo dieci anni di sfruttamento intensivo. Tutto molto vintage tranne Ernia, che peraltro è uscito a giugno – e quindi, o ne ha venduti un bel po’, oppure gli altri ne hanno venduti pochissimi. Forse la risposta sta a metà. O forse no. Non lo sapremo MAI. D’altra parte, non è il tipo di interrogativo che ci assillerà a intervalli regolari, no? Detto questo, in mezzo alle prevedibili leggende del rock, tre ITALIANI (nuovi o quasi) tra i primi cinque. C’est très bizarre.
 
ALTRO INTERMEZZO
 
Sanremo. It’s Pinguini Tattici a go-go, con un n.5 tra gli album e n.9 tra i singoli per Ringo Starr. Bene la vincitrice Fai rumore di Diodato tra i singoli (n.6), un po’ meno l’album (n.22), ma nonostante tutta la straordinaria forza di persuasione dei giornalisti (il 98% dei quali lo hanno votato senza tornaconti personali) non si poteva avere un altro Mahmood. Sempre tra i singoli, n.13 Gabbani, n.16 Fasma & GG, n.17 Ellettraellllètttraetc, n.19 Achille Lauro e n.30, per il rotto della cuffia, Elodie. Al di sotto, poco o nulla.
 
XFactor e Amicidimaria. Il singolo dei Sierra è al n.81. L’album di Gaia è al n.37. Per il resto, non le definirei due edizioni da sogno.
 
E ANDIAMO COL GRAN FINALE
 
Singoli. Guardate pure. Vedete anche voi quello che vedo io?
– Tutte le hit straniere e qualcuna di quelle italiane (Blun7 a Swishland) vengono dal passato, sono state pubblicate nel 2019, da prima del pipistrello e del pangolino;
– Tra i primi dieci, tre sono stranieri, due e mezza sono donne – una delle quali è italiana, la 16enne Anna Pepe con Bando, la hit VIRALE (…se non ora, quando?). Allargando alla top 30, la percentuale degli stranieri scende – perché sono otto – quindi sarei cauto prima di parlare di maggiore flavor internazionale. Però in generale la classifica dei singoli sembra più sensata, per composizione, rispetto a quella degli album, e che Zeus mi mandi i tafani se qualche anno fa mi sarei mai sognato di dire una cosa del genere: credo che rappresenti un po’ meglio ciò che effettivamente si sente in giro: al netto dell’importanza della coazione a ripetere dei fan del rap. O forse sono semplicemente le playlist dei Poteri Forti che fanno il loro mestiere, che volete che ne sappia io, sono solo una piadina in un gioco più grande;
Ghali è presente con due pezzi, uno dei quali completamente solo. La novità clamorosa è che ci sono solo sei joint-venture tra i primi venti brani: un po’ è stato meno semplice fare i featuring durante la quarantena, un po’ potrebbero avere annoiato come la morte, ‘sti featuring. Tendo a privilegiare l’opzione meno ottimista, quindi aderisco alla prima delle due;
– Mi pare di poter dire che con la sola eccezione di Fiori di Chernobyl di Mr.Rain che ha avuto una sorta di precognizione (o ha portato sfiga), non solo i brani ispirati dalla pandemia sono stati pochi, e quei pochi non li ha voluti nessuno. Se vogliamo, una specie di tentativo di rimozione su vasta scala, ma anche la dimostrazione che questi devono fare le canzoncine piacione, mica dare voce ai nostri penosi sentimenti. Sentite gente, se volete l’arte andate nei musei, qui non abbiamo tempo per baloccarci.
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Detto questo. Grazie per essere arrivati fin qui. Se avete domande, io posso provare a rispondere. Posso provare anche a leggervi la mano. Mettetela contro lo schermo. Mmh, vedo un viaggio, e dei cambiamenti in arrivo, e delle persone che pensano a voi – e sono tutte ITALIANE. Arrivederci a gennaio per l’ANALISONA.
Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Ballate per piccoli Weeknd – TheClassifica 13/2020

Forse una piaga equivalente alle fake news è quella del clickbait. Ma nessuno ne parla, come vedrete in questo articolo.

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

Spazzatura e apocalisse – TheClassifica 11/2020

“And all the fat, skinny people / and all the tall, short people / and all the nobody people / and all the somebody people / …I never thought I’d need so many people”

TheClassifica 9/2020 – Ghali e il Sanremo fantasma

TheClassifica 9/2020 – Ghali e il Sanremo fantasma

Un mese fa. Questo Paese era tutto kermesse, kermesse, kermesse. Un mese fa ognuno proclamava il suo Vero Vincitore, e ognuno di noi 750.000 ispirati critici si produceva in delicati, innamoratissimi articoli di impietosa pesantezza sulla straordinarietà assoluta ed epocale del suo bambolino preferito. E non sarò io a negare la bellezza inaudita delle canzoncine della kermesse, forgiate in vampe di magnificenza. Bravo Diodato, bravo Achille Lauro, bravo TZN, brava Elettraelettraelettra Lamborghini, bravo Bugo, brava Levante e brava Elodie e brava Tosca (le metto assieme perché secondo me sono piaciute alle stesse persone) bravi i Ricchi & Poveri, bravo Morganetto, bravi tutti. E un mese fa, il sole splendeva sui cantantei della kermesse che andavano tutti bravamente, ognuno a modo suo: chi vendendo i dischi, chi allietando dalle radio (ho sentito passare per ben due volte Rita Pavone), chi impazzando nei meme, chi volando nello streaming, chi caragnando nelle peggiori trasmissioni tv del pianeta… Quand’ecco.

Quand’ecco. In questo momento il tempo della musica si è come fermato, aggrappato a quella kermesse come l’Overlook Hotel di The Shining è rimasto aggrappato a una vecchia festa. Non sta quasi uscendo niente, i tour sono rimandati, i firmacopie pure, l’unica possibilità è andare in televisione, i più big da MariaDeFilippi, i più nicchiosi dalla Bignardi, i più disperati da Chiambretti. La cosa migliore sarebbe trovare modo di apparire in Montalbano (anche solo come vittime di un’ammazzatina). Spero ovviamente – giacché faccio pur parte di quelli che vivono delle briciole dell’indotto – che il comparto delle canzoncine si riesca a riprendere da questa voragine che si va aprendo e che, non c’è bisogno che ve lo dica, tirerà dentro un po’ tutti. Eccetto i servizi fondamentali: Netflix, Amazon e i Nutella Biscuits.

Se non che. Io posso anche sperare all’impazzata, ma il comparto delle canzoncine è un po’ particolare. Pochi hanno diritto a una finestra lunga. Quando il treno passa, lo devi prendere, perché quello dopo, vattelapesca quando passa, e in un attimo non si è più i preferitissimi dei media versipelle e del pubblico banderuolo, che si annoiano e hanno bisogno di nuovi stimoli. Pensate per esempio alla sfiga dei Pinguini Tattici Nucleari. Un percorso praticamente perfetto, forse avrebbero persino potuto vincere la kermesse se la venerabile SalaStampa non avesse dovuto compattarsi su Diodato per impedire che il POPOLO si facesse male eleggendo Gabbani. Bòn, sarà per un’altra volta, si sono presi le loro soddisfazioni. Tutto bene salvo il piccolo errore tattico (nucleare) di pubblicare l’album lo stesso giorno della compilation ufficiale, che grazie alle nuove regole di quest’anno che hanno unificato le due diverse charts, soffia il n.1 ai Pinguini; è solo un titolino, però era una cosa da raccontare ai nipoti. Bòn, sarà per un’altra volta. In fondo, c’è un tour nei palasport: Unipol Arena, Pala AlpiTour, Mandela Forum, Palazzetto a Roma, due date al Forum di Assago, una delle quali già sold out. Ma di nuovo: bòn, sarà per un’altro bòn, e buon bòn, siate bòn, speriamo in bòn.  

Il numero uno. In tutto questo, Ghali che entra sia al n.1 dei presunti album che dei sedicenti singoli finisce pure lui per ricordare la kermesse, e un’entrata in scena tra le migliori della storia del Festival. Peccato sia andata praticamente persa per l’orario – saranno state le 7 del mattino – e per la difficoltà di emergere in quel caleidoscopio di furibonda meraviglia che sono state le canzoni in gara in questa edizione. Ma tra i milioni di artisti che hanno partecipato a Sanremo2020, il Ghalifo è stato Nella Mia Umile Opinione quello più mainstream di tutti. E col coraggio di esserlo: con lo schioccante “Bell’atmosfera” di Good times, con lo studiatissimo gancio (“Ma non è cool”) di Boogieman, e naturalmente con la carezzina al POPOLO di Cara Italia. Per forza di cose, l’album DNA è un’altra faccenda: è molto pop, ma con una certa prudenza. Anzi, forse Ghali visto che la sua street cred era andata in ghalando perché il mondo adulto lo stava accettando volentieri, ha cercato di contenere questa sua propensione. D’altronde il flop del paciugoso singolo Turbococco è stato uno dei più istruttivi della storia del rap italiano: i 13enni vanno trattati come se avessero 4 anni di più, non 4 anni di meno. DNA è un buon album pop, e Ghali è una popstar perfettamente credibile e pronta per la mengonizzazione – ovvero, qui per giocare con noi per sempre, per sempre, per sempre. Ma se devo dirvi la verità

(devo?)

personalmente trovo che almeno metà dei quindici pezzi di DNA siano bellocci come Ghali – ma senza anima. Per fare un esempio: Fallito, il pezzo conclusivo, è un buon pezzo. Sì. Ma non posso fare a meno di notare che avrebbe potuto scriverlo qualunque rapper. Prendete il testo e mettetelo in bocca a qualcun altro, scegliete chi volete: gli starà addosso, né largo né stretto né corto. Anzi, è già successo: negli ultimi cinque anni qualunque rapper della penisola ha scritto il suo Fallito, il suo pezzo su come la fama e la celebrità sì, okay, figata raga – però alla fine, meh. Fallito potrebbe averla scritta, con le proprie personali varianti, Gué o Gemitaiz o Rkomi o Fibra (…dieci anni fa) o altri cento colleghi. L’unica invenzione che poteva essere interessante era quella del mostro che sta sotto il suo letto. Il problema è che non riesco a credere che Ghali abbia paura di qualcosa che non sia la rovinosa caduta dalle scale del successo.

Oh, ma del resto anche gli altri, no? Bòn.

Resto della top ten. Il Fantadisco dei MeControTe lascia il n.1 a Ghali ma non se ne va lontano, e regge all’impatto di una grande sensazione mondiale come i sudcoreani BTS, al loro miglior risultato nel nostro Paese appassionatamente razzista e bargiggione. Strappa un n.4 Piero Pelù – quindi mi sa tanto che i Litfiba torneranno insieme. Al n.5 Ecceteraeccetera Lamborghini precede Ozzy Osbourne, il cui Ordinary man è al primo posto nella classifica dei vinili. Dal n.7 al 9 eccolo ancora qui, il podio di Sanremo, in ordine inverso: i Pinguini, Gabbani, Diodato. Al n.10, Marracash, che insieme ai MeControTe è l’unico residente nelle zone alte a non essere andato a quel Festival dell’Overlook Hotel. E me lo immagino, Marrajack, mentre si aggira, si guarda intorno sospettoso, poi siede al bar e inizia a discutere con Lloyd, che sembra l’unica Persona con cui avere una conversazione sensata. E il fatto che non esista, in fin dei conti, è accettabile.

Sedicenti singoli. Ghali al n.1 con Good times, inseguito da Ghali al n.2 con Boogieman (feat. Salmo) e da Diodato al n.3. Nella top ten ci sono solo due nomi che non sono apparsi al POPOLO nella kermesse, e sono il n.8 Mahmood (…lo dite voi o lo dico io?) (ditelo voi) e il n.10 The Weeknd, unico STRANIERO. L’altro featuring placcato in oro di Ghali, ovvero quello con ThaSupreme, è al n.6. Altri filamenti di DNA non sono entrati in top ten. E ora, so che di fronte a un.1 e un n.2 sembrerò veramente deficiente a dire che i pezzi di Ghali non stanno andando benone, però qualcuno deve pur annotare che un vero big del rap italiano (vedi Salmo, Marra, ThaSupreme, Sfera), si prende tutta la top ten – altrimenti non è un vero big del rap italiano. È un big di qualcos’altro. Ma questi sono

Altri argomenti di conversazione. Albano & Romina entrano al n.80 (…eh). Il ritorno di Pat Metheny si guadagna un n.14. Escono dalla top ten Justin Bieber che ha fatto appena in tempo a entrarci, J-Ax che c’è stato per cinque settimane e ThaSupreme che ci è stato quindici settimane (gosh). Sapete che l’album di Mina e Fossati, uscito quattordici settimane fa, è ancora in classifica? È al n.61. Non vi fa strano che qualcuno lo stia comprando ora? Non vorreste che un giornalista d’inchiesta andasse a intervistare quelli che ADESSO stanno comprando il disco di Mina e Fossati? Io me li figuro ascoltatori di RadioRai. Perlomeno finché non cominciano i programmi musicali (…quelli no) (non appena la voce di John Vignola azzarda un saluto, gli girano subito l’interruttore in faccia) (LOL, devo ricordarmi la prossima volta che lo vedo di farlo anch’io) (scusate, divagavo. Vi ho già detto che c’è un solo defunto in top 100? È il cantante dei Queen – avete presente, Mamaaaaa etc.) (è al n.98 con la Platinum Collection) (ok, ora ve l’ho detto) (quindi passiamo dai morti ai)

Lungodegenti. Compie due anni di permanenza Pianeti di Ultimo, che con Peter Pan fa ancora meglio: 107 settimane consecutive nella classifica dei presunti album. Sopra le cento settimane anche Rockstar di Sfera Ebbasta (110) e il disco col segnetto di Ed Sheeran (÷) che invece è apparso per la prima volta in classifica (e in questa rubrica) TRE anni fa. Eppure, anche questa settimana, l’album da più tempo in top 100 è dei

Pinfloi. Ed è The dark side of the moon, qui da 173 settimane, per di più in salita (dal n.70 al 66). A differenza di The wall che ha uno scivolone preoccupante, va giù al n.96 – perché del resto chi ha voglia di sentirsi promettere riduzione dei contatti umani e distanza dai propri simili quando questo sogno si sta inaspettatamente avverando?

TheClassifica ep.8/2020 – Bambini perduti

TheClassifica ep.8/2020 – Bambini perduti

“L’ignoto fa paura ma dentro al buio non c’è niente di nascosto: noi salveremo i nostri amici ad ogni costo! Yeee Signor S tu non vincerai mai! Yeee Signor S presto lo capirai”

TheClassifica, ep. 7/2020. Il trionfo della morte.

TheClassifica, ep. 7/2020. Il trionfo della morte.

“Solitudine e malinconia: i soprammobili di casa mia”

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

TheClassifica, episodio 6 – Il Festival, J-Ax e (il Paese) ReAle

Cosa? Sanremo? Davvero? Cosa posso dirvi che già non sapete? È stato straordinario, ricolmo di canzoni magnifiche e progressive (con l’accento sulla i) e almeno una quarantina di vincitori morali, almeno secondo i settantamila principali opinionisti italiani. Non li ho letti tutti per pigrizia (e snobismo, ovvio) ma tirando le somme mi pare di capire che ha vinto Amadeus che ha fatto gli ascolti, ha vinto Fiorello che si è vestito da prete e da Maria De Filippi, ah che ridere, ha vinto Rula Jebreal ma anche l’albanese Alketa Vejsiu, ha vinto Diodato e la sua canzone tutta piena di delizie, ha vinto Gabbani perché ha perso (ma con stile), hanno vinto i Pinguini Tattici Nucleari perché hanno portato tanta vitalità, e Piero Pelù perché ha portato tanta energia, ed Elettra Lamborghini perché ha portato tanta fiesta che c’è sempre bisogno, e Raphael Gualazzi perché ha portato tanto pappappero, e Achille Lauro perché ha portato i vestiti, e Rancore perché ha portato la strada, e Fasma perché bella raga ha spaccato, e gli Eugenio in Via Di Gioia perché non sono stati capiti, e Ghali perché ha fatto lo show, e Levante perché ha fatto la storia (perlomeno quella con Diodato), e Myss Keta perché piace ai mediapeople, e Peppe Vessicchio perché è tornato, e Bugo perché se n’è andato, e Dua Lipa perché è scappata via subito ed Elodie perché uuhchefiga (nel senso della coolness, evidentemente. Ok, forse non solo). E ha vinto Irene Grandi perché la grinta, e Tosca perché il pathos, e Benigni perché la poesia, e i Ricchi e Poveri perché il trashone buffo, e Simona Molinari perché la classe, e Ornella Vanoni perché se la tira come se fosse Dardust (ok, un po’ meno), e Tiziano Ferro perché era ha cantato novanta canzoni ma tutte vibrannntiiii, e Sabrina Salerno perché anche il silicone era meglio una volta, e Mara Venier perché carucciona la ziona eccetera, e Morgan perché gli arriveranno dei soldi dei quali farà buon uso, e ha vinto la modernità pop che ci farà fare bella figura all’Eurovision Festival, quella trasmissione importante quanto il SuperBowl – no, quanto SEI SuperBowl, e ha vinto la Sala Stampa perché ancora una volta si è opposta al televoto, bravi raga, tutti e quarantamila, ci avete salvati da noi stessi – se solo riusciste a farlo anche nella realtà. Tanti vincitori, tutti felici, me per primo. Ma soprattutto ha vinto Sanremo, ha vinto veramente. Perché come il diavolo, ha convinto la gente di esistere. E ora, se permettete,

Il numero uno. Dubito che la Storia si ricorderà chi era in testa alla classifica degli album nella settimana di quel Festival di Sanremo fantastico. Beh, in testa alla classifica dei presunti album c’era J-Ax, la storia del rap italiano. E in testa alla classifica dei sedicenti singoli c’era Shiva, che del rap italiano è il presente (facciamo il presentino).

Anche l’album ReAle di J-Ax è una specie di festival. Ci sono Luca Di Stefano, Annalisa, Boomdabash, Chadia Rodriguez, Max Pezzali, Paola Turci, Sergio Sylvestre, Il Cile, Takagi & Ketra, Enrico Ruggeri, Jake La Furia, Il Pagante. Come nel festival ci sono le gag, tipo i racconti “da zio” sulla scuola o sullo spritz, e come nel festival, ci sono i #temiimportanti. Ci sono il femminicidio, la legittima difesa, la canzone sul figlio tanto sospirato, le riflessioni sui meccanismi del successo e del rap. E non sono trattati in modo banale, J-Ax non è una persona banale.

La musica di ReAle però lo è. Tanto.

E personalmente trovo che appesantisca tantissimo l’ascolto – sicché mi ritrovo con dei testi che evidentemente valgono più di quelli di Sfera Ebbasta, ma soffro tantissimo nell’ascoltarli. Però ho anche un sospetto. La musica senza nerbo non è solo una scelta per ammiccare a orecchie boomer, come pure dimostrerebbe buona parte degli ospiti, e qualche pezzo #ironico tipo Per sempre nell’83, ricalcata grassamente (nel testo e nello spirito) da 1985 dei Bowling For Soup. No, è un altro tipo di dubbio che mi viene fin dal primo brano, Mainstream (la scala sociale del rap). Il testo è brillante, la musica pensata con Takagi & Ketra non lo è affatto, ma se ascoltate, è cadenzata in modo grottesco, come se il ritmo volesse evocare l’atto di salire una scala. Questo lo sto scrivendo il 13 febbraio, il video di questo pezzo non è ancora uscito, ma chissà se non sarà proprio questo il canovaccio. Perché J-Ax è talmente un boss di YouTube (Ostia Lido, prodotto estivo banalone, ha ottenuto più di 60 milioni di visualizzazioni) che compone già pensando in quei termini, così come una volta si diceva che un pezzo era composto “per le radio”. Alla fine sarebbe semplicemente una dimostrazione del fatto che J-Ax è uno che sa esattamente dove tira il vento, tant’è che a Comunisti col Rolex, definizione prontamente adottata nella dialettica di certe correnti politiche, non ha fatto seguito, che so, Fascisti col Vangelo. E non è affatto un caso. Il Paese ReAle, lui lo conosce bene.

Resto della top 10. J-Ax è stato al n.1 per due settimane, e nella seconda ha retto all’impatto di Shiva, ovvero Andrea Arrigoni (Legnano, 1999), il cui EP Routine è pubblicato da Sony proprio come ReAle e proprio come il n.3, ovvero 23 6451 di ThaSupreme. Abbiamo quindi un podio con tre modalità di rappismo, nonché un podio tutto Sony, dove non erano così felici da quando hanno buttato fuori Rudy Zerbi. Al n.4, si cambia: c’è Marracash. Altra modalità di rappismo, ma perlomeno è della Universal, come tutti gli altri dischi in top 10 – eccezion fatta per Ultimo, l’unico indie (n.8). Altra cosa che vi posso dire sulla prima diecina è che c’è uno straniero (orrore!) ed è Eminem (però d’accordo, è un rapper), e c’è una donna (orrore!) ed è Elodie (però d’accordo, nel suo album ci sono Gué Pequeno, Lazza, Low Kidd, Marracash, Fabri Fibra, Gemitaiz, Ernia) (e tutto questo vorrà dire qualcosa). In ogni caso, non c’è solo rap nelle parti alte della classifica. Ci sono anche Brunori Sas al n.5, e Tiziano Ferro al n.10. Cioè gli unici album che ho oggettivamente stroncato negli ultimi tre mesi. E anche tutto questo vorrà dire qualcosa.

Sedicenti singoli. Shiva feat. Capo Plaza (con Chance) supera Shiva feat. ThaSupreme (con Calmo), e ThaSupreme feat. ThaSupreme, con Blun7 a Swishland. Shiva – il 21enne di Legnano, ricordate? – piazza 4 singoli tra i primi dieci. Peraltro anche qui il podio è tutto Sony! E dire che il pezzo più ascoltato in USA, The box di Roddy Ricch, sarebbe della Warner, ma qui è solo n.40. Tra i sanremesi Me ne frego di Achille Lauro entra al n.11, ma è lecito presumere che non gli importi. Poi c’è Andromeda di Elodie al n.36, Fai rumore di Diodato n.41 e Anastasio n.65, ma teniamo conto del fatto che sono stati ascoltabili solo da martedì¸ e che nessuno tra i concorrenti di mercoledì sera (o giovedì notte) è entrato in classifica. Quindi, non traete conclusioni tranne una: Sanremo è la nostra memoria condivisa – eccetera.

Altri argomenti di conversazione: Louis Tomlinson, ex OneDirection, entra al n.12. Altre nuove entrate, sostanzialmente, non ci sono. Posso invece aggiornarvi sui dischi inamovibili: Peter Pan di Ultimo (n.18 in classifica) compie due anni esatti di fila in classifica, mentre Pianeti di Ultimo (n.26 in classifica) li compirà la settimana prossima; Rockstar di Sfera Ebbasta vanta 107 settimane in top 100, laddove Ed Sheeran, con ÷ è in classifica da 153 settimane. In ogni caso l’album da più tempo in classifica (tre anni e tre mesi) è un disco di quasi cinquant’anni fa, ma non voglio spoilerare, e poi in fondo voi siete giovani e la vita è lunga e oggi c’è del tempo da ammazzare. A proposito:

Miglior Vita. Solo quattro album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno abbandonato questa valle di rigori per la Juve. Pochi, e metà sono dei Queen. Momentaneamente Nevermind ci ha lasciati, ma noi sappiamo che risorgerà, anche se gli manca la costanza dei

Pinfloi. The dark side of the moon, in classifica da 170 settimane consecutive, si riprende dopo un mese la consueta leadership su The wall: si porta infatti al n.53, scavalcando il fratello minore al n.54. Perché? Beh, ho letto un articolo interessante, sapete quegli articoli che spiegano in sole seimila righe tutti i motivi per cui il giornalista è in fissa con un cantante e quindi dovreste esserlo anche voi – beh, diceva che questo sorpasso è dovuto al fatto che al Trial di un ex ministro gradasso l’opinione pubblica preferirà sempre un Great Gig in the Sky, anche con cantanti mediocri, ci pensiamo noi a illuderci che siano celestiali, diceva l’articolo.

Che poi, in effetti, era questo articolo – che finisce qui. Grazie a chi è giunto quivi, a presto.