Tag: Dear Jack

Moriremo Sanremesi

Moriremo Sanremesi

Una roba in cui i big sono Dear Jack (senza Alessio Bernabei), Alessio Bernabei (senza Dear Jack), Dolcenera, Annalisa, Irene Fornaciari, Zero Assoluto, Valerio Scanu.

SANREMO 2015: ben DUE BIG in gara

SANREMO 2015: ben DUE BIG in gara

Cos’è un BIG? Uno spazio bianco tra la parola SAN e la parola REMO. Di che sostanza sono fatti i BIG? Sono fatti di pura grandezza – e la grandezza, è nell’occhio di chi guarda. Non ci sono criteri oggettivi per stabilire la bighitudine di 

TheClassifica 50. Il forcone e il tormentone

TheClassifica 50. Il forcone e il tormentone

Anche quest’anno, i giornali presentano il loro pezzino sulla scomparsa del tormentone. Ah, che meraviglia. Lo fanno da una decina d’anni. Ormai si è capito, è un esercizio di stile – e chiama il like e il commento. Sono forse più furbo di così, io? No, mai stato. E infatti eccomi.

Il primo pezzo che ho visto era dell’ANSA: “Estate senza sole e senza tormentone”, datato 1 agosto (e io che sono cresciuto pensando che l’Ansa fosse l’Accademia della Crusca delle notizie, quella che ci raccontava l’esangue realtà). Poi è apparso su Repubblica il contributo di Stefano Bartezzaghi, il quale ha sostenuto che il tormentone 1) lo decide il popolo e 2) non è necessariamente una canzone. A suo avviso il tormentone 2014 sarebbe la frase di Laura Pausini “Yo la tengo como todas”. Decreta viceversa nel suo pezzo su La Stampa Marinella Venegoni: “Il tormentone, dunque, non c’è. Ma si sente molto anche senza volerlo, in giro e sulle spiagge, A sky full of stars dei Coldplay con la marmitta modificata da Avicii. Dunque, abbiamo inaugurato la novità del tormentone nella stagione senza tormentone”.

…In questo momento, siete autorizzati a immaginarmi con l’espressione del Ragazzo morso da un ramarro, del Caravaggio.

Ancora più interessante Carmine Saviano (ancora su Repubblica) per il quale quella senza tormentone è “un’estate atipica” – salvo poi prodursi in un curioso elenco di tormentoni 2014 che sì, un po’ tormentano, ma gli manca sempre qualcosa: lui non dice cosa, ma io sospetto che sia quella che a Milano si chiama “la stupidera”, termine che peraltro ha un vago suono ispanico 

(…e qui vi guardo con un’occhiata significativa) (“Vamos a la playa” – “La tengo como todas”) (c’è una sillaba in più, ma ci starebbe il mash-up)

I tormentoni mancati di Saviano vanno da Summer di Calvin Harris, che da un bel po’ di settimane è n.1 in tutta Europa (ma gli manca il ritornellone) a Maracanà di Emis Killa (ma l’Italia non ha vinto i Mondiali, quindi forse non va bene), dal tastierone dei Coldplay della già citata A sky full of stars a Logico di Cesare Cremonini che tra airplay radiofonico e spot del Cornetto si è sentito veramente a ogni pié sospinto. E il ritornellone ce l’avrebbe pure! Ma forse Cremonini era tacciabile di tormentosità solo quando era giovane e sconosciuto, ai tempi della Vespa Special. Apparentemente il TORMENTONE è certificabile solo quando a interpretarlo è una METEORA. Questo, vi direi, se fossi un tormentologo.

Ma so di non esserlo: Silvia Danielli su Rolling Stone il 29 luglio ha specificato che il Tormentologo per eccellenza è al servizio del Corriere, e lo ha interpellato: “Negli anni dei mondiali è normale che arrivi a estate inoltrata. Accadrà così anche quest’anno. Anche se potrebbe esserci la possibilità che il tormentone non arrivi proprio”.

(“Così accadrà, oppure no”) (…roba fina, vero?) (oh, se uno sa il fatto suo, lo sa)

Googlando ho scoperto che già l’8 luglio il tormentologo precisava che nel 2014 “è mancato il classico tormentone: nessuna canzoncina che abbia fatto veramente presa da canticchiare in spiaggia. Ogni quattro anni, capita”.

Sarebbe interessante capire il legame coi Mondiali. Ma perché spiegarlo, è così più divertente fuffare in libertà. In ogni caso, si evince che l’8 luglio lui era già in spiaggia da un bel po’, e aveva già preso gravi decisioni sulla pelle del popolo italiano.

(“Trattieniti. Ci avete gli amici in comune, e una volta eri suo amico pure tu”) (“Mi trattengo, prometto”) (“Seh, come no. sembrate Grattachecca e Fichetto”) (“Io però sono Grattachecca”) (“Ma è quello che finisce male”) (“Ma muore col nomignolo migliore”) 

No, non finisce qui. Spietato come Ebola, tre-quattro giorni fa sul Corriere è comparso UN ALTRO suo pezzo, che titolava: “Niente sole né tormentoni. E ritroviamo noi stessi”.

(…”Trattienimi”) (“Ma come, scusa – prima hai detto trattieniTI”) (“Lo so. Ora trattieni me”)

All’interno, spiega che la canzone dell’estate è Logico: “Se non l’avete sentita, avete la sintonia bloccata su Radio Maria o Radio Radicale, e “stesso discorso per A sky full of stars”.

Ah. E vedi che allora, forse.

E invece no! Perché “Nessuno dei due pezzi, però, è un vero tormentone. Non sentiremo la mancanza di quel brano che ci insegue ovunque, da balletti dei miniclub dei villaggi vacanze agli chalet di Cortina”.
AH NO??? NON NE SENTIREMO LA MANCANZA, DISSE IL TORMENTOLOGO CHE NE SCRIVE OGNI DUE PER TRE?
Gesù cavallerizzo, ditemi voi quanto posso essere scemo io, a infoiarmi. Perché ci sta anche, eh, che io dopo anni di giullarità io sia diventato quello pesante e fieloso cui manca la leggerezza per per apprezzare questo balletto di puttanate in salsa corriera, questo delizioso giornalismo dei telefoni bianchi. Sicché, uno cosa fa? Esce dalle pagine musicali mainstream e cerca una boccata d’aria fresca nel cuore pulsante dell’opinionismo indie, giusto? Giusto. Veniamo a Pitchfork.

Io vorrei stampare la mia faccia su uno zerbino e spedirla a quelli di Pitchfork a mo’ di complimento per la zampata del leone che hanno piazzato qualche settimana fa. Ovvero: il listone dei migliori dischi del decennio.
Ma come? Questo decennio? Sì. QUESTO. Ma non è nemmeno finita la prima metà, direte voi, gente piccina. Ovviamente non è questo il punto. Il punto è il bagno di sangue, è imporre la propria regale arroganza come dei Lannister del web: cosa credevate, cosa credevamo, noi velleitari che cerchiamo una credibilità nei Sette Regni: quella di Pitchfork è una tirannia sontuosa, esercitata su sudditi che sono troppo oltre, per immaginarsi tali. E invece nel momento più inaspettato il Forcone piomba su tutti noi, a imporre il confronto con la sua ennesima lista. Anzi due: ci sono anche le 200 migliori canzoni (38milacinquecento condivisioni) (non like: condivisioni) (Repubblica.it ucciderebbe la Boschi, per cifre simili).

Intermezzo. Rai4, Premiazione degli Emmy Awards. Gene Gnocchi, arruolato come commentatore: “Io volevo dire che anche in Italia verrà lanciato un nuovo reality, si chiamerà Il Nanetto, riguarda un signore piccolino che viene messo un po’ da parte e deve cercare di infilarsi dove può. Ed è Magalli”.

Quando il 19 maggio è uscito Ghost Stories dei Coldplay, il 20 maggio Pitchfork lo ha demolito (4,4) (voto massimo, 10) (…spiace che la Snai non quoti le stroncature di Re Forcone, ci piglierei più che col calcio). Ghost Stories, con buona pace di Pitchfork e del fatto che il suo singolo estivo NON è un tormentone, è al n.1 questa settimana. Inutile ribadire che tutti i numeri uno d’agosto, come il numerouno di Giorgia l’altra settimana, vanno presi un po’ così. E tuttavia, io non vi nascondo che secondo me è stata una buona estate per il pop. Sarò l’unico scemo, ma ci sono un bel po’ di pezzi che secondo me hanno fatto il loro mestiere. E per fare un esempio, già la classifica dei singoli ne premia due: n.1, Prayer in C, di Lilly Wood e tutta quella gente; n.2, Hideaway di Kiesza. E alla fine, mi ricorderò anche del singolo estivo dei Dear Jack: mica posso negarlo, Iddio mi perdoni. La pioggia è uno stato d’animo ha uno dei testi più deficienti di questo decennio (…ma come, se il decennio è a malapena a metà, etc.), ma sulla musica e il ritmo non ho niente da dire, fossi un discografico andrei da quelli che fanno i singoli per i vincitori di The Voice e X Factor e gli direi “Voglio questa roba qui – più, due mestolate di simbolismo meteorologico”. I Dear Jack sono al n.2 degli album, seguiti da Biagiantonacci, Giorgia, e Francesco Renga – che come Giorgia, non è esploso nell’immediato, ma tiene sul lungo periodo. Chiudiamo la top ten con Sandrina Amoroso, Emma, Caparezza, il già citato Cremonini – ma occhio: con la raccolta, non il nuovo album: rimbalzo dal n.29! Decimo, Stromae. Unico altro straniero. Escono dalla top 10 MiticoLiga (n.11) e Max Pezzali (n.20).

A questo punto, pensavo di darvi il mio parere sulle secchiate.

Scherzavo.

Pinfloi. The Wall sale al n.25 e sono contento per lui, ci teneva e ha creduto in questo risultato, impegnandosi seriamente, superando The dark side of the moon (n.30), che invece ha manifestato l’autocondiscendenza tipica della sua generazione, adagiandosi sugli allori. Sale al n.40 anche Wish you were here, e sono contento per il giovane che abita sopra di me, che me la suona dalle 4 alle 10 ogni singolo giorno dal 2002
(non sto scherzando) (se volete potete venire a casa mia a controllare) (è la mia nemesi, una vita plagiata dal rock) (il suo sogno è campare di musica, e temo ci stia riuscendo, sento dire che dà lezioni di chitarra) (nel resto della giornata ripete assoli da rock discount, col feeling di un Dodi Battaglia)
Però al n.39 tra gli album più venduti in Italia c’è A foot in the door. Al n.78 Pulse, al n.80 The Division Bell. Ora, Pulse è uno dei live più farlocchi di sempre. Ogni tanto, davvero bisogna prendergli le pulsazioni per scoprire se è (dal) vivo, con le sue versioni fiocchettose di tutto Dark Side (tutto!), e Shine on, e QUEI tre pezzi da The Wall, i brani da Division Bell e insomma i pezzi più ovvi (tranne Astronomy Domine, unico momento inconsulto dei Pink Floyd sballoni). In classifica non entrano mai, lo ripeto stolidamente da anni, Meddle o Atom Heart Mother, The Piper o Animals.
Ah, sapete il voto di Pitchfork ad Animals? 10.
LOL, ma forteforteforte.

Born tu dài. Tra i dischi di Lana Del Rey, controsorpasso del nuovo Ultraviolence, che va al n.32 mentre il suo predecessore Born to Die è al n.34. Ma è ben vero che è entrato in classifica 125 settimane prima. In totale, 133 settimane di permanenza. Penso che possa puntare al record assoluto per l’Italia. Mi chiedo se sia il ricco padre di Lana Del Rey che ogni settimana ne ordina quaranta copie da Amazon.it pur di leggere, un giorno, “Lana Del Rey supera il primato di Adele” (o era di Tiziano Ferro?) (non ricordo)

Miglior vita. Jacko guida il gruppo, ma Faber incalza al n.28. In tutto undici album di artisti o gruppi guidati da artisti che hanno lasciato questa valle di risate. Era un po’ che i morti non alzavano la testa.

LedZep. III al n.65, I al n.91, II al n.99.

Infine. Volevo dirvi la mia su Robin Williams.
Mmh, magari un’altra volta. Bene, ho finito. Dite, avete ritrovato voi stessi?

TheClassifica 48: ipotesi sulla scomodità di Antonacci

TheClassifica 48: ipotesi sulla scomodità di Antonacci

Biagio Antonacci. Non è colpa mia. E’ lui che è al numero uno.

TheClassifica 47. Dear Jack. Dear Pink. Dear Fred

TheClassifica 47. Dear Jack. Dear Pink. Dear Fred

Dear Jack, numero 1. Ancora. Brutta storia. E d’altra parte, la radio che li impone con brutale ferocia, quella delle very normal people, è al numero uno delle radio. Quindi è l’estate dei Dear Jack. E dei Pink Floyd. Se io fossi in lei – 

TheClassifica 46 – 5 Seconds of Pink

TheClassifica 46 – 5 Seconds of Pink

Wallace Hartley, si dice, si era formato suonando musica sacra, poi aveva sviluppato un interesse tecnico per il jazz. Però fondamentalmente suonava musica da ballo. Aveva 33 anni e aveva suonato un po’ in tutto il mondo quando la sua agenzia gli trovò un nuovo lavoro. Prese il violino, salutò la fidanzata. Si imbarcò sul Titanic. Lui era il bandleader, nonché più anziano dei musicisti. Nonostante l’impressione che può dare la foto, erano una giovane band. Il francese Roger Bricoux aveva 21 anni, lo scozzese John Hume 22 – sua figlia nacque pochi mesi dopo la sua morte.

Cabina di seconda classe. Nessuna assicurazione. Nessuno di loro fu registrato come membro dell’equipaggio. E non è chiaro chi suggerì di fare musica per tenere calmi i viaggiatori che si accalcavano attorno alle scialuppe, in quella metafora, cara ai metaforisti, dell’orchestrina che suona mentre la nave affonda. Se non fu una decisione spontanea, certamente non fu – tecnicamente – un ordine. Come passeggeri, avrebbero potuto accalcarsi anche loro. Quindi, non so decidere se si siano fatti prendere così tanto dalla musica da mettere tutto il resto in secondo piano (tipo: “Sì, adesso, un attimo, giusto il tempo di finire questa – poi solo un’altra ancora”, un po’ come dei 17enni che stanno facendo un videogioco). O se siano rimasti ammaliati, avvinti dal loro stesso canto delle sirene. O se, semplicemente, non riuscirono a fare a meno di accompagnare la tragedia suonando. Dopo tutto, quale location, quale contesto più incredibile? Pink Floyd, provate a fare QUESTO.

Affondarono tutti con la nave, nel Salone; secondo un sopravvissuto, Hartley, dopo aver riposto il violino nella custodia e averlo assicurato a sé, un attimo prima di essere sepolto dall’acqua gridò: “Gentlemen, I bid you farewell!” Il suo corpo fu recuperato due settimane dopo. Il suo violino fu inviato alla fidanzata. C’era su il suo nome, era stata lei a regalarglielo.

Li vorremmo tutti così, i musicisti, no? Ah! Invece ci sono solo cinque album di artisti passati a miglior vita, nella classifica di questa settimana. Whoah! Così pochi? E perché poi mi gioco questo dato, che di solito tengo come dessert, così all’inizio? Per introdurne un altro: in top ten c’è solo un anziano, ed è il 50enne Biagiantonacci. Okay, in effetti c’è anche un defunto, ed è l’altrettanto 50enne Michael Jackson (n.10). Però è successo, abbiamo svecchiato la classifica, non era questo che volevamo? Al n.1 i 5 Seconds of Summer, australiani, supporter dei fatidici One Direction. Io direi che sono un gruppo rock. Lo dice anche Kerrang! (rivista di rock fracassone, come potreste dedurre dal nome). Un gruppo teen-rock, forse, ma sempre un gruppo rock. Ci si sentono dentro i Green Day o i Blink-182. Ma non solo! Al n.2, e numero uno in Usa, c’è Ed Sheeran. Inglese, di buona famiglia, cattolico, cantautore, prodotto da Rick Rubin (e, dannazione, anche da Pharrell Williams. Sì, lo so: pure qui). Un teen-cantautore, forse, ma sempre un cantautore.

Mentre i 5SoS possono passare per infatuazione “carina”, Sheeran – beh, ecco, io l’ho incontrato. E credetemi: è tutt’altro che figo. Quello che sto cercando di dire è che forse le ragazzine stanno tirando giù a spallate quello che crediamo di sapere su di loro. Gli stessi One Direction (n.19) non sono musicalmente riconducibili ai Tokyo Hotel o ai Blue (o ai Take That, se proprio vogliamo essere didascalici). Se gli isterismi delle fan vi danno per qualche motivo fastidio, questo non significa che siano una band inascoltabile.

(una band inascoltabile sono i defilippiani Dear Jack, n.4, ex numeri uno. O i Modà, n. 23. Un cantautore inascoltabile è Biagiantonacci, n.9) (l’Italia sembra voler rafforzare questa leadership nel pop inascoltabile) (stiamo cercando di affermare la nostra leadership nel settore) (le nostre eccellenze)

Ma sempre premettendo che le cifre dei dischi in top ten sono quasi sicuramente inferiori ai biglietti venduti dai Rolling Stones a Roma, qualcosa forse si sta muovendo. Detto dell’abbassamento anagrafico degli artisti in top ten, gente che vende dischi a una generazione nata quando già noi iniziavamo a baloccarci con “la morte del cd”, forse (e sottolineo: forse) si muove qualcosa anche tra i venti-trentenni, quelli che il cd in teoria l’hanno ucciso. I Coldplay (n.3) sono roba loro, ma anche Lana Del Rey (n.6) e Linkin Park (n.8). Ai quali si potrebbero aggiungere i nomi di Stromae, la sorpresa di quest’anno, e il buon risultato di Paolo Nutini, n.26 con un album uscito da tre mesi.

Voi capite che se va così, mi tocca cambiare tutti i leit-motiv sardonici di questa rubrica, smettere di ironizzare sulla vecchiardìa del gusto musicale italiano, e via saputoneggiando.

Anzi, mi chiedo se il tonfo di Michele Bravi (n.30), vincitore di X Factor, non sia dovuto al fatto di aver fatto firmare pezzi a Giorgia, Tiziano Ferro, Luca Carboni, Federico Zampaglione. A chi ti rivolgi, con queste firme, al mercato under 20? O davvero pensavi di arrivare agli adulti? Con quel ciuffone? Poi è ovvio che il suo disco ha qualche momento decente, cosa che non posso dire di quello di Deborah Iurato, Amica di Maria (n.5); ma quest’ultimo se non altro ha una sua coerenza, va verso il suo pubblico, come è quasi sempre stato per le patatosità Defilippiane, da Emma a Sandrina. Quando uno di loro (Moreno, n.34) prova a uscire dal labirinto, in un attimo dopo lo ritroviamo seduto col sorriso brinoso di Jack Nicholson in Shining.

A proposito di rappusi: escono dalla top ten Emis Killa (PAPPAPPARA) e Gemitaiz & Madman, questi ultimi di colpo al n.29 – sarà finito il tour nei negozi; viceversa con sarda testardaggine Salmo rimane aggrappato al n.7. Al numero 27 c’è Led Zeppelin II, nella nuova versione ri-cosata. Come estimatore di Led Zeppelin III (n.40), mi sento sottilmente compiaciuto: fuori dal gregge, seeeh!

Poi però arriva il bollettino Pinfloi, e non riesco ad applicare lo stesso principio. Per la prima volta la carovanina è guidata da The Division Bell, disco scemo e ovvio, pieno delle canzoni lunghe e mediocri e grasse di Gilmour e privo delle alienatissime paranoie di Roger Waters, n.78. Ma questo inaccettabile scossone alla gerarchia interna è imputabile all’ennesimo stupido anniversario-reissue; quello che è fastidioso è che The Wall sia al n.84, Wish You Were Here al n. 89, e The Dark Side of the Moon al n.97. Preceduto addirittura da The Truth About Love di Pink (senza Floyd). In un mondo decente, Wish You Were Here, disco che contiene due idee (Shine on you, WYWH) e mezza (Welcome to the machine) non dovrebbe MAI precedere The Dark Side of the Moon – ma nemmeno Meddle e Atom Heart Mother e The Piper at the Gates of Dawn. Venghino pure i Floydiani a contestarmi, non li temo: dov’erano loro quando i Pink Floyd suonarono a Brescia, il 19 giugno 1971? Erano lì in platea, forse?

…Io? No che non c’ero – ma state scherzando, nel 1971, quanto mi fate vecchio?

In realtà me li sono persi pure nel 1989 a Venezia.

Lunedì prossimo però vado a vedere Nick Mason che ciondola a Palazzo Marino per presentare la lucrosissima mostra dei Pink Floyd in arrivo a settembre, preparata come un tour, probabilmente farà incassi da megashow. Vado, per veder affondare almeno Nick Mason nel salone di qualcosa. 

Ovviamente sono un po’ atterrito all’idea delle domande dei Giornalisti di Maria sull’Evento Sensazionale Che Cambierà La Storia e Regalerà (…Sì, Proprio in REGALO) Emozioni A Malapena Sostenibili: l’ipotesi che i Pinfloi pubblichino gli scarti di un disco marginale! Uuuh, il sogno Pinfloi, la magia magica, il senso di infinito di The Endless River, cucinato con la roba rimasta fuori dallo scemo e ovvio The Division Bell. Davvero mi viene da dire: meglio i 5 Seconds Vattelapesca. Meglio che AhhlamagiadeiPinfloi, #cifosseroancoraiPinfloi. Meglio di #cifossestatoBerlinguer, di #cifossestatoPasolini, #cifossestatoRinoGaetano, #cifossestatoNedved. Con che coraggio irridiamo le 16enni che ascoltano gruppi nuovi e i 16enni che ascoltano i rappusi fumettosi, se poi continuiamo a infoiarci per Rolling Stones e Pink Floyd?

(“Sì, bravo, adesso dì che i 5 Seconds Of Summer sono meglio dei Pink Floyd, l’ennesima infantile provocazione per farti notare”) (“Non sto dicendo questo”) (“Sì”) (“Okay, in un certo senso sì. Sai, meglio un asino vivo che un dottore morto”) (“Ma il dottore morto è un diamante pazzo che continua a risplendere”) (“Oh, per piacere”) (“Ehi, a proposito. Il disco vecchio di Lana Del Rey?”) (“126ma settimana in classifica, n.50”) (“Oh, per piacere”)

TheClassifica 45. Il popolo rock e il popolo Amico

TheClassifica 45. Il popolo rock e il popolo Amico

Mi spiace essere io a dirvelo, ma l’Italia è un Paese diviso. Ah, lo sapevate già. Mmm beh, dai, fatemi andare avanti lo stesso, ormai sono qui. Stasera su RaiUno, Massimo Giletti presenta l’eccellente show Una voce per Padre Pio (…non c’è niente da fare: 

TheClassifica 43. Ricordati di odiare i Coldplay

TheClassifica 43. Ricordati di odiare i Coldplay

Se doveste chiedermi (spontaneamente, sia chiaro) chi c’è al centro della musica di quest’epoca, chi tra 20 e 30 e 60 anni dovremmo ricordare per aver colto lo spirito di questi tempi, io non avrei dubbi. E darei questa risposta anche dopo essermi quasi sganasciato 

TheClassifica 42 – And after all, we’re only ordinary bands

TheClassifica 42 – And after all, we’re only ordinary bands

Io tendenzialmente disapprovo i critici, invariabilmente più giovani di me (ogni giorno ne nasce uno) che esprimono in modo aggressivo e comicamente brutale il loro fastidio. Capisco che l’aria che tira è quella lì, c’è questa sensazione di imminente dies irae, un anelito di Grande Vendetta nell’aria, a liberare le frustrazioni personali di natura politica e, soprattutto, musicale.
Oh, non intendo negare di aver scritto anch’io più di una recensione intingendo la clava nell’inchiostro. Tra me e me, provo a giustificarmi dicendomi che erano altri tempi. Che era un rischio che ci prendevamo in pochi. Che comunque, io il rischio del querelone lo conoscevo, eppure, baldo – e anche un po’ bracco – lo fronteggiavo lo stesso, firmandomi col mio peculiare cognome e non con uno pseudonimo.
(sto forse elemosinando rispetto?) (beh, sì) (ma è abbastanza incidentale) (ora vedrete cosa intendo dire veramente con questo assolo di trombone)
Disapprovo il disprezzo critico per vari motivi. Perché è un modo di rivelare la propria infinita impotenza. Perché è la confessione che di quell’impotenza non ci si è ancora fatti una ragione. Perché quel che ottieni è raccattare l’entusiasmo cruento degli hater – senza avergli detto nulla di nuovo. Perché parli da omone – ma prova a dirglielo in faccia, a Coso, che il suo disco è così brutto che meriterebbe che tu lo colpissi con un armadillo. Okay. Forza, fatti invitare a una conferenza stampa, o vai alla Feltrinelli dove sta firmando i cd, e colpiscilo. Con un armadillo.

Ma poi. Ma a parte questo. Ma soprattutto. Ma il punto, mi dico con l’occhio socchiuso dell’uomo caduto in una tinozza di saggezza, il punto è che non dovremmo disapprovare niente. Nemmeno Federico Zampaglione o Biagio Antonacci. Anzi, nello scrivere di dischi dovremmo essere glaciali, diventare laconici, serafici, botanici; chiederci il perché di Zampaglione e il perché di Antonacci, e dare qualche risposta. A scrivere “fa schifo” a mo’ di sfogo son buoni tutti.
Ed ecco – ora arriviamo ai Dear Jack, attuali n.1 in classifica (dopo l’ingresso al n.2 in TheClassifica 41), avendo spodestato Cesare Cremonini (…spodestato da un tot di gente, visto che si ritrova al n.4). Non hanno un sito internet, non c’è su di loro una pagina di Wikipedia, e al momento le informazioni “istituzionali” su di loro sono prezioso tesoro del sito Mariadefilippi.Mediaset.it.
Che già a vederlo scritto così, mi sento a disagio come se avessi scritto Azatoth.Ctulhu.org.
E il profilo della band, esplicitamente indicata come scrigno per il gioiello Alessio Bernabei, 20enne di Tarquinia, informa che Alessio

Ha lavorato come barista, parrucchiere e idraulico.
Non piace alle persone invidiose e sofisticate.
Coglie l’attimo. È distratto con la testa tra le nuvole, ma è determinato sincero e romantico. Una cosa che lo fa piangere è proprio l’amore.

…Uh? Avete letto anche voi quello che ho letto io? Permettetemi di pigiare il replay.

Non piace alle persone invidiose e sofisticate.

Bene. Mi chiedo se questo cambi le carte in tavola, ora. 
Tutti i miei buoni propositi, ed eccomi a tu per tu con uno che vuol essere SICURO di irritarmi. Prima con le sue canzonette, ovviamente spacciate da Rtl 102,5 (la radio per very normal people – non per noi pretenziosi “sofisticati”) (…sofisticato A ME, che possiedo un 45 giri dei Fat Boys pagato coi miei soldi prima che Alessio nascesse in Tarquinia). Poi sentenziando un apartheid tra chi lo ama e chi lo invidia. La mia prima reazione è stata scomposta. Sull’onda del porcodìghel ho colto l’attimo e mi sono prodotto in una tirata di gelido fiele travagliesco completo di insulti creativi – e non solo ad Alessio e Maria, ma anche al produttore dei Jack, Kekko dei Modà, il Re Letame del pop italiano.

(…vedete il livello travaglioso cui ero arrivato) (sapete, quei fastidiosi nomignoli che lui snocciola tutto compiaciuto)

Poi però ho cancellato tutto. Perché il gioco ormai è smaccato, e non bisogna cascarci. Sì, è questo il giochino: Us and Them.
(The Dark Side of the Moon è al n.72) (The Wall, rientra al n.97)

Parlando di radio, qualche giorno fa ho sentito Nicola Savino che imitava Renato Zero. E faceva notare che da sempre durante i concerti Renatone si infervora in geremiadi contro “Loro”. Tipo: “Perché noi ciabbiamo le emozziòni, ciabbiamo le speranze, mentre LORO”. Al che la spalla (Linus): “Loro chi?” “LORO”.

Ma torniamo ai Dear Jack. E di loro diciamo che sono in gara ad Amici, e se tutto va come deve andare, vinceranno – altrimenti vorrà dire che la giuria è invidiosa e sofisticata (…e non lo è di certo). Quello che si è insediato al primo posto è il loro primo minialbum, Domani è un altro film. Otto brani di rock melodico perfettamente sovrapponibili ai Modà, con testi in cui abbondano gli immancabili riferimenti negramarini ai grandi temi che da sempre turbano l’umanità:
IL SOLE
“Il tuo sorriso luminoso come il sole” (Anima gemella)
“Il sole muore all’orizzonte e buca il mare” (Irresistibile)
LA PIOGGIA
“La pioggia è uno stato d’animo che mi prende quando non sei qui vicino a me” (La pioggia è uno stato d’animo)
“Fuori ancora piove la mia mente adesso naviga verso nuove realtà” (Anima gemella)
IL VENTO
“Il vento bacia già i tuoi occhi e ti accarezza corpo e anima, corpo e anima, anima” (La pioggia è uno stato d’animo)
“Le parole cambiano è l’immagine di questo vento gelido” (Una lacrima)
“Il presente è come un vento è la vita sfugge via fra le dita” (Irresistibile)
“Non posso più buttare il tempo in questa stanza senza vento” (Domani è un altro film)
Quanto all’amore, mi preme informarvi che “L’amore è come un fiore nel cemento” (Esisti solo tu)
Bene, io ve li ho presentati come sono, i Dear Jack: senza scriverne con spocchiosa sofisticheria, ma con la speranza che questi squarci di poesia tratti dai loro testi vi abbiano colpiti – da qualche parte. En passant, sapete perché si chiamano Dear Jack? Per “la passione comune per” (…no, non Jack Daniels) (né Bauer) (né Nicholson) (né the Ripper) “…per Jack Skeleton, protagonista di Nightmare before Christmas di Tim Burton”.
Sapete chi dava la voce a Jack Skeleton, vero? Renato Zero.

(dai, fatemi l’applauso, qui, uno di quelli da pubblico beneducato di Che tempo che fa) 

Comunque, un’ultima considerazione. Esiste, Nella Mia Umile Opinione, un filone malato e svenevole che collega tra loro parecchi gruppi degli ultimi 15 anni e fa sì che i complessini, le band, chiamateli come volete, che non sono MAI stati il pane di questo Belpaese, si affermino finalmente e riempiano le arene con un genere che deve tantissimo alla Canzonissima degli anni 70, melodismi e vibratoni tra Massimo Ranieri e Mino Reitano. E Nella Mia Umile Opinione i primi a recuperare con profitto questi manierismi inamidati sono stati Le Vibrazioni, seguiti da Negramaro, Modà e ora Dear Jack. E dico questo per far notare che vi lamentavate quando la band n.1 erano i Litfiba.
Beh, continuate pure a lamentarvi, kidz. Siete così indie, quando vi lamentate 🙂

E ora passiamo al n.2, che è più morto che vivo: Michael Jackson. Il postumo Xscape, io lo trovo allarmante. Non perché non si fanno dischi postumi, eccetera – no, è che a me il disco di Pharrell è piaciuto, e Bruno Mars lo trovo sottovalutato, ho un piccolo debole per i piacioni che salgono sul palco e fanno semplice intrattenimento vecchio stile senza avvolgermi nelle spire del loro ego (sì, Kanye West, certo che sto parlando con te – come del resto il tuo ego ti ha immediatamente suggerito mentre mi leggevi). Ma che gli scarti di Jacko di trent’anni fa possano giocarsela con quello che Pharrell e Bruno Mars e tre quarti delle star della black music fanno oggi, questo non è per niente confortante, no?

Al n.3, forte del suo passaggio nella succitata Che tempo che fa, c’è Al monte di Mannarino, mesto punto di incontro tra Vinicio Capossela e la Bandabardò. Visto che ho espunto i testi dei Dear Jack, mi pare giusto farlo brevemente anche per Mannarone. Dal singolo Gli animali
“Nonno, posso farti una domanda sulla nostra vita di pesci del mare? Perché ogni tanto qualche nostro compagno scompare?” “Perché è stato preso dalla rete del pescatore” Ma ci sarà un modo per non farsi acchiappare” “Bisogna saper distinguere… la luce delle stelle… da quella delle lampare” (pausa) “Oooh-ooh-OOH!” (tatapum, tatapum, strombazzìn, strombazzòn). Gesu calante, me le tirate proprio fuori. All’interno dello stesso brano vale la pena segnalare la strofa “Cambiano i governi, ma non cambiano gli schiavi”. Mmh, forse parla di noi. Ma schiavi di chi? LORO!

Dopo Cremonini, al n.5, c’è Deborah Iurato, che come Dear Jack concorre ad Amici e come Dear Jack ha una canzone scritta da Bungaro e Chiodo – ma anche dalla sempre più giovanilista Fiorellona Mannoia. Al n.6 c’è il nuovo album dei Black Keys. A me non dispiace. Quello che penso è che
(dov’è la botte? Uh, eccola. Fatemela colpire un momento) 
Turn blue sia, evidentemente, un disco meno adesivo del precedente…
(e ora, fatemi prendere la mira, ché il cerchio si sa che è più complicato da colpire)
…però è un disco che potrebbe venir fuori nel medio termine.
Al n.7, Caparezza; n.8 Biagiantonacci; n.9 Anastacia, n.10 MiticoLiga. Lasciano la top ten Francesco Renga, Paolo Nutini, Giorgia, Ben Harper. Entra in classifica con un sorprendente n.22 Tori Amos, il che mi fa pensare che i dischi venduti in settimana siano complessivamente duecento, o duecentodue. Tanto che ci sono alcuni di quei rimbalzoni che mi piacciono tanto, tipo En?gma che sale dal n.98 al 43, la raccolta dei Guns’n’Roses dal 92 al 53, Sal Da Vinci che rientra dal nulla al n.60, Back in black dal 77 al 49. Però anche Lily Allen che tonfa dal 32 al 92. Che risultatino, alla seconda settimana.

Dead Poets’ Society: forse la miglior performance di quest’anno, con il 13% della classifica appannaggio di cantanti che non sono più tra noi – o gruppi il cui componente più in vista ha lasciato questa valle di risate. E badate, non ci sono dischi dei Nirvana in top 100. È un risultato portato a casa dai soli Michael Jackson, Johnny Cash (amatissimo in questo periodo) Janis Joplin, Elvis, Doors, Queen, Fabrizio De André, Miles Davis, Bob Marley.
Dei Pinfloi vi ho già detto. Quindi possiamo passare all’augurarci cordialmente un buon fine settimana. Chi pensate di votare, domenica? Oh, non importa. Tanto quello che a tutti noi preme è che non vincano loro.
Loro chi? LORO!

TheClassifica 41. Moroder by numbers

TheClassifica 41. Moroder by numbers

La donna barbuta. La suora ballerina. Gli uomini col casco. Gli Amici di Maria. I fratellini dei Modà. Manca solo The Elephant Man. Che mondo di Freaks. Tod Browning, avevi ragione tu. Domani sera a Milano c’è Giorgio Moroder, e c’è una fibrillazione che attorno